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Il Periodo Vittoriano 


 

Il regno della regina Vittoria è stato il più lungo dell’intera storia inglese ed ha permesso al regno britannico di essere la nazione più potente del mondo. Potenza e ricchezza dovute soprattutto al fatto di aver saputo precedere ogni altro paese europeo sulla via del progresso industriale. La maggior parte delle invenzioni che favorirono lo sviluppo del XIX secolo e che portarono ad una vera rivoluzione nel campo economico e sociale, infatti, sono state compiute in territorio anglosassone. La più importante di esse, l’invenzione della macchina a vapore, cominciò ad essere sfruttata su scala economica ed industriale alla fine del XVIII secolo per opera di un ingegnere scozzese, James Watt, e da allora l’Inghilterra si pose a guida del mondo europeo sulla via delle applicazioni della potenza-vapore prima nelle fabbriche e poi nelle ferrovie. Sicché quando nel 1837 la diciottenne Vittoria salì al trono il paese aveva un numero di fabbriche azionate dall’energia del vapore e un numero di ferrovie superiore a quello di tutto il resto del mondo. Tale supremazia fu mantenuta fino agli ultimi anni della regina, da ciò si deduce che il suo regno ha costituito, almeno per i primi due terzi, la grand’età della superiorità politica e industriale inglese. Ma anche in Inghilterra e nelle isole britanniche nel 1837 la maggior parte delle fabbriche era ben lontana dallo sfruttare l’energia del vapore e le prime ferrovie erano state costruite da non più di dieci anni. In quel primo terzo di secolo l’Inghilterra non era stata governata da re di gran polso: Giorgio III (1760-1820) aveva manifestato fin dal 1810 segni di pazzia; il figlio Giorgio IV era stato più amante dei piaceri che della vita politica e l’immediato predecessore di Vittoria, lo zio Guglielmo IV non aveva dimostrato di aver molto buon senso. Questo però non mancò n’a Vittoria n’al giovane principe Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha il quale sposato nel 1840 seppe esercitare una così vasta influenza sul governo e sulla politica inglese per tutto il tempo in cui visse (morì a 42 anni nel 1861) da meritarsi davvero il titolo di re, pur non avendo altro riconoscimento ufficiale che quello di principe consorte. Prima del matrimonio Vittoria aveva subito l’influsso del primo ministro Lord Melbourne ed egli, benché fosse più uomo di mondo che statista, aveva saputo assumere con tanta serietà il compito di educare politicamente la giovane regina che quando uscì di scena nel 1841, la regina poteva dire di conoscere il suo mestiere non meno del marito. In effetti, i due per i venti anni successivi seppero esercitare un ruolo assai importante nella vita del paese e diedero alla nazione quella caratteristica impronta per metà d’origine tedesca e per metà evangelica che era loro propria e che contraddistinse gli aspetti migliori del cosiddetto periodo vittoriano. Non ugual fortuna ebbe Vittoria col successore di Melbourne, Robert Peel che era un uomo timido e riservato. La Regina era incline a ritenerlo “sciocco” a confronto del beneamato Melbourne, ma non ci tuttavia alcun grave disaccordo tra i due. Anzi il ministro Peel (1841-1846) si rese benemerito di riforme assai importanti nel mondo del lavoro e del commercio. Il rapido sviluppo del sistema industriale in Inghilterra provocava già gravi abusi: gli operai erano sovraccarichi di lavoro, sfruttati, e cosa ancor più grave era diffuso l’utilizzo di manodopera infantile. Nei casi peggiori erano costretti a lavorare bambini di cinque e sei anni e anche meno per più di 18 ore al giorno e li si puniva con severità se commettevano qualche mancanza. Si doveva correre al riparo e due leggi del Parlamento, durante il governo Peel, cercarono di rispondere al bisogno: con la prima fu proibito di far lavorare donne e fanciulli sottoterra nelle miniere di carbone e con la seconda si limitò in molte industrie la giornata lavorativa dei bambini a sei ore e mezza e a dodici quella delle donne (diminuita a dieci tre anni dopo). Un altro importante passo avanti, compiutosi sotto il ministro Peel, concerne la così detta legge del “libero commercio” con la quale si abolì ogni dazio sulle merci importate. Il precoce sviluppo industriale inglese aveva permesso alla nazione di produrre manufatti a prezzo assai inferiore a quello degli altri paesi europei e di trovare ampi sbocchi commerciali sui mercati stranieri. Ma nessuno stato estero poteva pagare le merci inglesi senza esportare le proprie in Inghilterra e questo era impedito dagli alti diritti doganali che la stessa Inghilterra, non diversamente dal resto del continente, manteneva su tutte le merci d’importazione, La follia di un simile sistema era stata proclamata fin dal 1776 da un professore scozzese Adam Smith. Nel suo “Wealth of nations” (ricerca sulla natura e cause della ricchezza delle nazioni) egli sosteneva che tutti i paesi avrebbero tratti grandi benefici se si fosse permesso al commercio di trovare libero sfogo grazie all’abolizione di tutti i diritti e dazi doganali che ostacolavano le importazioni. Ma pochi paesi potevano permettersi una cosa simile. Anzi la sola Inghilterra era in grado di mettere in pratica le idee di Smith dato il grande incremento industriale che le era proprio e qui, infatti, fin dal 1820 erano pressoché aboliti tutti i dazi d’importazione per ogni genere di merci, salvo per il grano. Al riguardo sarebbe stato pericoloso per un'isola come quella britannica mettersi in condizione di dipendere quasi esclusivamente dall’estero per i propri approvvigionamenti alimentari col rischio dimorare di fame in caso di guerra. Ciò nonostante gli industriali inglesi spinti dal desiderio di ottenere sempre più vasti profitti insistevano, governo dopo governo, perché si corresse questo rischio e nel 1846 ottennero il loro scopo. Peel cedette e da allora si può affermare che tutte le merci straniere abbiano potuto essere liberamente importate in Inghilterra senza l’oppressione d’imposte doganali. Si era giunti al sistema del “libero commercio” ed esso durò ininterrottamente per un centinaio d’anni fino a che le guerre del XX secolo non ne incrinarono le basi e non ne resero impossibile la continuazione.

 

 

Il neoindustrialismo, le trade unions e i nuovi partiti

 

Due anni prima che Peel abolisse i dazi sul grano, il commercio interno inglese si era visto costretto a fronteggiare le prime manifestazioni di un movimento che avrebbe acquistato in breve tempo enorme importanza. Nel 1844 nella città cotoniera di Rochdale, vicino Manchester, diciotto operai avevano sottoscritto una sterlina a testa ed aperto un piccolo negozio per la vendita d’articoli di drogheria.Non era un negozio come gli altri. Alla fine dell’anno i profitti furono spartiti tra i clienti, proporzionalmente alla somme che ognuno aveva speso per gli acquisti. Era nata, insomma, la prima cooperativa e l’iniziativa ebbe un rapido successo, soprattutto nel nord dell’Inghilterra. Nel sud il suo sviluppo fu più lento. Ma resta che nel breve volgere di venti anni in Inghilterra sorse un numero di cooperative sufficiente per rendere improrogabile la fondazione di un organismo superiore di controllo quale la Cooperative Wholesale Society (Società di vendita per le cooperative). Nel frattempo si dovettero affrontare i vari problemi connessi con la rapida affermazione dell’industrialismo, i quali si risolvevano in una crescente e preoccupante disoccupazione. Perfino uomini esperti e capaci che avevano conosciuto il benessere si trovavano improvvisamente ridotti assieme alle famiglie in estrema miseria, né agli operai era permesso di associarsi per difendere i propri interessi o migliorare le proprie condizioni, perché erano ancora in vigore le leggi approvate durante la rivoluzione francese, le quali proibivano ogni sorta d’organizzazione tra lavoratori. Bisogna giungere al 1820 per vedere abolite tali leggi. Cominciarono allora le prime intese e associazioni tra operai a difesa contro il mondo padronale, le quali dovevano, sotto il regno di Vittoria, sfociare nella costituzione e nell’affermazione delle “Trade Unions”. Queste furono limitate, dapprima, alle singole fabbriche ma dovevano presto svilupparsi fino a diventare dei veri e propri sindacati, capaci di curare gli interessi di tutti gli addetti ad ogni ramo dell’industria. Il modello a tutte le organizzazioni di questo tipo fu dato dall’Unione Nazionale dei Ferrovieri la prima che si costituì. Le leggi sulle industrie, le Trade Unions, le società cooperative ed altri provvedimenti del genere avevano portato qualche miglioramento nelle condizioni in cui versava il mondo del lavoro, agli inizi dell’età vittoriana. Ma si trattava miglioramenti di dettagli, urgevano ben altre idee e riforme per affrontare sul piano pratico tutta una serie di problemi nuovi e pressoché sconosciuti fino allora.

 

L’industrializzazione del paese era andata sviluppandosi indiscriminatamente ed in realtà c’era un uomo solo in quel primo periodo vittoriano che si rendesse conto delle necessità contingenti: Disraeli. Nei suoi discorsi ma soprattutto nei suoi scritti egli dimostrava di avere una gran chiarezza d’idee in proposito, nei suoi romanzi poi e principalmente” Coningsby” e in “Sybill” egli dipingeva una società nella quale i capitalisti moderni avrebbero dovuto prendereil posto dell’antica nobiltà e preoccuparsi del benessere dei propri dipendenti così come gli antichi nobili si erano preoccupati dell’esistenza di tutte le genti che vivevano sulle loro terre. Si doveva giungere cioè ad una nuova aristocrazia industriale cosciente dei suoi compiti e delle sue responsabilità verso tutti coloro che erano impiegati nelle singole imprese. A capo di tale società ci sarebbe stato un monarca, una specie di “despota benevolo” col compito di agire per il bene dei propri operai. “Coningsby” fu pubblicato nel 1844, ”Sybill” nel 1845, ma passò più di un quarto di secolo prima che Disraeli, divenuto primo ministro, avesse la possibilità di metterne in pratica almeno alcune delle proprie idee. E quel quarto di secolo fu un periodo di gran confusione nella politica inglese. I vecchi partiti politici del XVIII secolo, Whigs e Tories, non erano più aderenti ai tempi, ma nessuno poteva dire se e quando ce ne sarebbero stati dei nuovi e soprattutto quali. Lo stesso Disraeli entrò in politica come radicale, cioè quasi come un rivoluzionario.Ma prima di divenire membro del Parlamento era stato un fervido seguace del conservatore Peel dal quale si era distaccato solo all’epoca delle discussioni sulla legge del libero commercio. Da allora in poi non aveva avuto altro scopo che diventare capo del proprio partito e di ottenere la carica di primo ministro.Anche il rivale Gladstone aveva lo stesso obiettivo, ed egli pure aveva iniziato la carriera politica come conservatore, mutando in seguito opinione per divenire capo del Partito Liberale. I due sembravano l’uno l’opposto dell’altro: Gladstone non aveva le qualità effervescenti di Disraeli ma era piuttosto un uomo d’ordine e di mente solida come si conveniva ad un esperto di problemi finanziari. Aveva cominciato a segnalarsi nel 1853 come Cancelliere dello Scacchiere (Ministro del tesoro). Ma né lui né Disraeli raggiunsero un vero potere politico prima del 1860. Prima di allora l’Inghilterra aveva continuato ad essere governata da uomini di vecchio stampo come Palmerston che tenne le sorti del paese tra il 1855 e il 1865.Palmerston divenuto primo ministro nel 1855 quando aveva settanta anni, ma era stato per cinquanta anni membro del Parlamento e ministro sotto vari governi. Era considerato una delle personalità inglesi più esperte in materia d’affari esteri e tenne questo ministero dal 1830 al 1841. faceva parte dell’eletta schiera di statisti europei quando fu data l’indipendenza al Belgio nel 1831 e si pose sul trono Leopoldo I che era zio dell’allora principessa Vittoria. Fu un colpo fortunato questo poiché quando vittoria divenne regina seppe valersi molto bene sia dei consigli dello zio, sia dell’esperienza del barone Stockman che di Leopoldo era amico intimo. N’è da trascurare che le relazioni tra Belgio e Inghilterra siano state da allora le più strette. Ma ben altri problemi dovette affrontare Palmerston come primo ministro il più grave dei quali fu la guerra di Crimea. In essa Inghilterra e Francia combatterono a fianco della Turchia per impedire alla Russia di conquistare le province turche dei Balcani. Ma da parte inglese le operazioni non furono condotte con eccessiva risolutezza se è vero che l’unico risultato della campagna fu di incrinare per circa 50 anni le relazioni con la Russia e di portare i due paesi più volte sull’orlo del conflitto. Si può notare però il primo servizio sanitario al seguito delle truppe combattenti organizzato per gli Inglesi da Florence Nightingale e per i Russi da Olga Sebastopolskaya. E tutto ciò doveva condurre entro dieci anni alla fondazione della Croce Rossa a Ginevra.  Tra Palmerston e la regina Vittoria non ci fu mai buon accordo poiché si trovavano su posizioni contrastanti non solo per la questione d’Oriente ma anche verso Italia e Germania. Palmerston desiderava appoggiare il movimento per l’unità italiana ma la Regina era di tutt’altro avviso: sia lei che il marito erano d’origine tedesca e manifestavano spiccate simpatie per l’Austria. La conseguenza fu che si permise alla Francia di offrire il proprio aiuto all’Austria. Non passarono quattro anni che Austria e Prussica si trovarono in guerra con la Danimarca per il possesso del ducato di Schleswig-Holstein. Una volta ancora Palmerstone voleva che l’Inghilterra aiutasse i danesi contro i tedeschi ed invece fu Bismark ad averla vinta. La stella del cancelliere di ferro cominciava a risplendere mentre quella di Palmerston era la tramonto e la sua influenza in Europa andava lentamente respingendo fino alla morte dello statista nel 1865. Con la sua morte si chiudeva un’era, cadevano tutti i principi che avevano retto la politica britannica nel corso del XVIII secolo, terminava il potere delle grandi famiglie nobili che quella politica avevano rappresentato fino ad allora. Il campo era libero per l’avvento di nuovi uomini e di nuove idee. Era finita l’epoca di Palmerston iniziava quella di Disraeli e Gladstone.



Colonie e domini britannici

 

Negli stessi anni in cui Palmerston era primo ministro l’Inghilterra aveva dovuto affrontare non poche difficoltà anche nei confronti del suo crescente impero coloniale.Ma Palmerston non ne aveva colpe. L’Inghilterra è un‘isola e come tale dato il maggior sviluppo concesso all’industria rispetto all’agricoltura finiva col diventare sempre più tributaria dall’estero per i propri rifornimenti alimentari.Si era cercato di ovviare al fatto con la legge del “libero commercio” ma si guardava soprattutto alle colonie come alla fonte principale per gli approvvigionamenti per la madrepatria. E di tali colonie si erano perse le principali sul finire del 1700 poiché i domini americani si erano ribellati per costituire gli Stati Uniti. Contemporaneamente però il capitano James Cook esplorava l’Australia e ne prendeva possesso in nome dello stato inglese. In seguito era stato tolto il Canada alla Francia e nel 1815 si era acquistato dall’Olanda il Capo di Buona Speranza. Sicché nel corso del XIX secolo le tre colonie formavano nel loro complesso la parte principale dell’Impero Britannico e rifornivano l’Inghilterra di un gran numero di prodotti agricoli che essa non coltivava o non poteva coltivare. Ma tali colonie erano anche fonte di problemi. Non tanto l’Australia dove gli indigeni erano quasi trascurabili, ma in Canada la maggior parte della popolazione era di cultura francese e non sapeva assuefarsi alle leggi ed al costume inglesi. Più cresceva l’immigrazione inglese nel paese e più i contrasti erano frequenti ed aspri. Prima il Canada era governato da un governo unico ma presto si ricorse a due amministrazioni con leggi e disposizioni proprie: per i Francesi con sede a Quebec e per gli Inglesi ad Ontario. Tuttavia non era stato facile convincere i Francesi di essere trattati con equità e giustizia finché nel 1867 non si giunse alla proclamazione del Canada, Dominion, quindi si controllava da solo, svincolato da Londra: Quebec, Ontario e le altre province create man mano che procedeva la penetrazione verso le zone occidentali del paese ebbero propri governi locali ed al di sopra di essi un governo generale del Dominion con sede ad Ottawa. Nel Sudafrica invece fu più difficile: gli Olandesi del Capo, o Boeri, come furono chiamati, trovavano il governo inglese contrario alle proprie abitudini di vita ed alla propria mentalità. Nel volgere di 30 anni avevano cercato di sottrarvisi, iniziando e portando a termine un movimento di penetrazione verso le terre a nord del Capo, dove avevano fondato due repubbliche proprie: il Transvaal e il Libero Stato d’Orange. Erano però venuti a contatto con i Bantu, una colazione altamente civilizzata dell’Africa che si spingeva a Sud. Il governo inglese reclamava la propria sovranità sulle repubbliche boere ritenendo i Boeri stessi cittadini britannici. E questi volevano una completa indipendenza ma si trovavano a disagio a tenere a bada i Bantu senza l’aiuto degli Inglesi. Il duplice problema “bianco” e “nero” provocò parecchi torbidi e contrasti, sfociati sul finire del regno di Vittoria in due guerre locali. Ma già prima della morte di Palmerston l’Inghilterra aveva dovuto sostenere altre lotte e gravi difficoltà nel suo più popoloso dominio: l’India. Qui durante la seconda metà del XVIII secolo, un numero sempre più grande di province erano passate sotto il governo inglese, non direttamente ma sotto l’amministrazione della Compagnia delle Indie. Il modo di reggere il paese non era inefficiente o scorretto, particolarmente sotto la giuda d’uomini quali Clive, Warren Hastings, Bentinck e Dalhasie che si dimostrarono perfetti amministratori. Ma il governo di tipo inglese non incontrava l’approvazione degli abitanti del luogo ed inoltre molti dipendenti della Compagnia si valevano della loro posizione per conquistarsi una fortuna personale. Nel 1853 si dovette abrogare alla Compagnia la concessione di svolgere ogni attività commerciale e limitare le attribuzioni al governo delle province. Esse mantennero un proprio esercito composto da truppe indiane e da reggimenti inglesi. I primi erano buoni combattenti, disciplinati e rispettosi dei comandanti bianchi; fra questi ultimi più d’uno cercò di comprenderla mentalità degli indiani, pochi però vi riuscivano, sicché le lamentele erano molte e davano luogo ad atti d’atrocità da ambedue le parti. Nel 1857 scoppiò una vera rivolta fra le fila di parecchi reggimenti indiani, accompagnata e seguita da manifestazioni di grande inciviltà su entrambi i fronti. La Compagnia delle Indie fu abolita e si ebbe il diretto intervento del Parlamento di Londra nel governo di quelle province britanniche.  Per novant’anni l’India fu governata da ufficiali del Servizio Civile Indiano e alcuni di essi si sono resi benemeriti per il progresso del popolo indigeno. Rimanevano ancora molti problemi da risolvere, tra i quali carestia e fame, ma nel complesso la popolazione stava meglio di prima e non si ebbero più torbidi fino ai moti insurrezionali del XX secolo.

 

 

Disraeli e Gladstone

 

Da parte della popolazione inglese vi era grande indifferenza per questi fatti e si riteneva che un simile impero non potesse durare. Si era certi che Dominion e colonie si sarebbero volatilizzati in breve tempo. Al contrario l’attenzione e l’interesse maggiori della generazione vivente duranti gli anni centrali del periodo vittoriano erano rivolti con viva partecipazione alle questioni interne ed alle lotte parlamentari. Fu quella la grande età del Parlamento inglese esserne membri era considerato uno dei maggiori onori cui un Inglese potesse aspirare e il Parlamento stesso come istituzione non solo era rispettato ma addirittura venerato. Ne è prova il fatto che gli si diede come sede uno dei palazzi più vasti e splendidi del mondo portato a termine nella costruzione nel 1868, anno in cui assunsero la carica di primo ministro i due più famosi ed accaniti parlamentari d’Inghilterra: Disraeli in febbraio e Gladstone in dicembre. I due uomini completamente diversi fra loro sia per principi che per carattere. Disraeli aveva cominciato a farsi conoscere come romanziere alla moda e soprattutto i suoi primi romanzi manifestavano chiaramente lo scopo di elettrizzare l’animo dei lettori. Gli ultimi sono più sobri e denotano una maggiore sensibilità. Ma egli era all’avanguardia perfino nel modo di vestire e di comportarsi né pur essendo un ebreo battezzato e fattosi cristiano dimostrava d’essere molto religioso. Gladstone invece era un membro praticante e perfino esageratamente devoto alla Chiesa Anglicana un uomo le cui maniere e il cui modo di vestire denotavano la più grande coerenza ed il più stretto ossequio alle convenzioni. Egli pure era scrittore, non di romanzi ma d’opere dotte sull’antica letteratura greca. Ed i suoi scritti e i suoi discorsi erano complessi e difficili a seguirsi, il che è tipico di una persona che si vantava di essere stato uno dei pi brillanti studenti dell’Università d’Oxford. Invece gli scritti ed i discorsi di Disraeli parevano fatti per richiamare la attenzione della maggior parte della gente e per essere intesi e capiti soprattutto dagli uomini di media cultura e normale intelligenza. I due dominavano la vita politica inglese dalla morte di Palmerston nel 1865 fino alla morte di Disraeli nel 1881. fu quest’ultimo a spingere la vita politica inglese sulla via di una piena democrazie nel 1867. fino a tutto il secolo XVIII, IL Parlamento era stato controllato dalla nobiltà, nel 1832 si era arrivati ad una riforma che concedeva il voto anche alle classi medie, ma la potenza dei nobili era ancora tele che queste non erano in grado di contrastare la loro supremazia. Nel 1867 Disraeli promosse una legge per l’estensione del diritto di voto a quasi tutti gli abitanti delle città, nel 1884 Gladstone concesse lo stesso diritto a quasi tutti gli abitanti dei distretti di campagna e da allora l’elezione dei rappresentanti del Parlamento rispose agli effettivi desideri del corpo elettorale e delle classi lavoratrici soprattutto da quando Gladstone nel 1872 introdusse il principio del voto segreto. La democrazie inglese era totale fatta eccezione per il voto alle donne che doveva attendere il 1918, dopo la prima guerra mondiale per essere concesso. Disraeli fu il leader dei Conservatori, come avevano cominciato ad essere chiamati i Tories dopo i provvedimenti di Peel nel 1840, Gladstone divenne primo ministro appoggiandosi ad una coalizione di tutti i partiti della sinistra, radicali, seguaci di Peel, Whigs che formavano il partito Liberale. Conservatori e Liberali rimasero i due soli partiti politici inglesi fino al 1900 quando fu fondato il partito Laburista. Quest’ultimo doveva far mutare completamente rotta alla politica britannica ma ormai il regno di vittoria stava per finire. Forse la questione maggiore cui si trovò di fronte, durante il suo regno, fu la questione irlandese che si trascinava da secoli, da quando un gran numero d’Inglesi aveva cominciato a trasferirsi in Irlanda ed aveva deciso di costituire un Parlamento modellato su quello inglese, eleggendo un governatore che agisse come rappresentante del re d’Inghilterra sull’isola. Tuttavia le leggi e i costumi irlandesi erano diversi da quelli inglesi e l’autorità del parlamento e del governatore non si estese mai fuori Dublino. Nel 1800 il Parlamento era stato addirittura abolito e si erano eletti 100 rappresentanti irlandesi quali membri dell’unico Parlamento londinese. Non fu però un successo.quel centinaio d’irlandesi non cessò mai d reclamare un governo particolare per l’Irlanda (The Home Rule si diceva) indipendente all’Inghilterra ed un assemblea parlamentare che regolasse gli affari dell’isola secondo le usanze irlandesi e non inglesi. Nel 1848 vi fu una grande sollevazione in Irlanda, ma non ottenne altro scopo che veder ridotta nel corso dei venti anni successivi la popolazione residente di tutte quelle migliaia d’emigranti che presero la via dell’’America. Chi rimase in patria continuò a sentirsi oppresso da una ingiusta tirannia inglese. Gladstone provò a risolvere la questione: ”La mia missione è pacificare l’Irlanda” diceva ed, in effetti, fece parecchi passi in tale direzione. Nel 1870 e nel 1881 ci cercò con due leggi successive di mettere ordine nel sistema di proprietà terriere facenti concessioni alle usanze locali. Nel 1869 gli irlandesi, cattolici, erano stati sollevati dall’obbligo di pagare particolari tributi a favore della chiesa protestante. Nel 1879 (sotto il governo Disraeli) era stata concessa all’Irlanda la fondazione di un’Università” dove l’insegnamento impartito non doveva essere né cattolico né protestante ma al di sopra d’ogni confessione. Nessuna di queste cose bastava tuttavia agli Irlandesi che volevano una completa indipendenza, un governo proprio e di ciò era convinto anche Gladstone, nei suoi ultimi anni, ma non riuscì a persuadere il partito liberale né il popolo inglese della necessità dei provvedimenti da prendere tanto che il problema si trascinò per anni. Lo stesso Gladstone ebbe più successo con altre riforme. La prima nel 1870 fu la “ legge sull’educazione” che permise (opportunamente integrata da successive disposizioni nel corso dei trent’anni successivi a tutti i bambini inglesi fino ai 14 anni di frequentare le scuole elementari. La seconda del 1871 diede il pieno riconoscimento legale alle Trade Unions vale a dire a quelle società sindacali che avevano conosciuto un sempre più ampio sviluppo durante il precedente mezzo secolo. Tale riconoscimento eliminava una grave ingiustizia, ma rendeva più facili gli scioperi e avrebbe avuto un peso non indifferente nelle crisi industriali del XX secolo. Quanto a Disraeli divenuto nuovamente primo ministro nel 1874 poté finalmente applicare talune delle idee sostenute nei romanzi di successo della sua giovinezza, concedendo anche maggiori privilegi alle Trade Unions, rendendo illegale la costruzione di nuove casa non rispondenti ai principi dell’igiene e condannando quelle che non rispondessero a tali requisiti. Nel 1879 con una legge sulla salute pubblica, imponeva alle città di prendere tutti i provvedimenti necessari per combattere la miseria e il disagio in cui versavano gran parte dei cittadini. Queste leggi però non costituivano che alcune delle molte riforme rese necessarie dall’incontrollato sviluppo delle grandi città manifatturiere. Erano innumerevoli i problemi che tale sviluppo portava con se ed il modo di risolverli quasi sconosciuto. Il superaffollamento provocava malanni d’ogni genere, erano frequenti le epidemie di colera, di vaiolo e d’altra malattie prima sconosciute in Inghilterra. Altri problemi erano costituiti dallo sgombero dell’immondizia, dai rifornimenti d’acqua e della luce, dalla mancanza d’aria e di spazi aperti cui non era facile ovviare con i regolamenti locali vigenti e vecchi di secoli, senza contare la necessità di provvedere ai trasporti urbani per il lavoro, alle scuole per i bambini, alle chiese per gli adulti, ai luoghi di ricreazione e di divertimento, alle gallerie d’arte e di cultura ed in genere a tutto ciò che rende sopportabile e piacevole la vita. Era necessario rinnovare completamente la fisionomia degli enti locali, e vi si provvide con due legge: la riforma municipale del 1835 e quella sui Consigli di Contea del 1888.

 

 

Il mediterraneo

 

Nell’ultimo quarto del XIX secolo tutte le grandi potenze mondiali (compresi gli Stati Uniti ed il Giappone in via di rapido sviluppo) hanno condotto una politica coloniale alla ricerca di nuovi mercati per le loro esportazioni e fonti per le importazioni. Gli stati europei posero gli occhi sull’Africa, l’ultimo grande continente dove fosse relativamente facile impadronirsi di nuove terre. Per l’Inghilterra in particolare, il continente nero rivestiva un enorme valore, poiché era posto sulla via delle Indie. Già il capo di Buona Speranza era stato la base principale per i rifornimenti di carbone di tutte le navi che facevano rotta per l’Asia fino al 1869. ma dopo l’apertura del canale di Suez si apriva una nuova via al commercio inglese con l’India e l’Australia. Esso diveniva il punto cruciale del sistema difensivo dell’impero. Così Disraeli chiese l’intervento dell’amico Rothschild quando seppe che il sultano d’Egitto si trovava in difficoltà finanziare nel 1875 ed era costretto a vendere le azioni del canale che si trovavano nelle sue mani. Gliele comperò a nome dell’Inghilterra ed ottenne la maggioranza nella società. Solo l’anno successivo sorsero gravi controversie nel sud-est europeo dove Russia e Turchia sembravano minacciare la sicurezza dell’Impero poiché lo stato turco era in uno stato avanzato di disgregazione e la nazione russa desiderava ardentemente impadronirsi di Costantinopoli, procurandole il dominio sul Mediterraneo ed il controllo del canale di Suez. Per tutto il corso del XIX secolo, la Russia aveva spinto verso l’India le proprie frontiere, nel 1800 era distante mille miglia circa ma adesso le due zone di confine quasi erano a contatto. Disraeli comprese che si rendeva necessario un intervento che impedisse alla Russia di acquistare il pieno controllo dell’Asia. Perciò, quando dopo una breve campagna militare la Russia sconfisse completamente la Turchia (1877) e poté a norma col trattato di Santo Stefano avere la Bulgaria come satellite, alla porte quasi di Costantinopoli, l’Inghilterra si allarmò. Bismark e Disraeli fecero azione comune per obbligare la Russia ad accettare il trattato di Berlino (1878) che ridava alla Turchia molte delle terre perdute in Europa e riuscivano a ridimensionare il potere dello Zar. Nel frattempo, durante gli stessi negoziati di Berlino, Disraeli aveva stretto accordi segreti con la Turchia perché fosse ceduta all’Inghilterra l’isola di Cipro, base di grande valore per controllare il Mediterraneo orientale. Ma nel volgere di tre anni la nuova bancarotta del sultano d’Egitto mutò la situazione. Francia ed Inghilterra avevano investito così vasto capitali nel paese che non potevano esimersi dal chiedere di esercitare un effettivo controllo sulle finanze del regno. Contemporaneamente scoppiò in Egitto una rivolta nazionale contro gli Europei (1881) e domarla fu così difficile che la Francia vi rinunciò presto, lasciandone il compito alla sola Inghilterra e questa raccolse il controllo di una delle parti più ricche dell’Africa, vicino al canale di Suez.la via per l’India e l’Australia era ora più che mai sicura.

 

 

Il Sudafrica

 

Il Sudafrica si presentava come una zona calda dell'impero inglese sul finire del XIX secolo, infatti dopo aver affrontato nel 1879 una campagna contro gli Zulù, la Corona inglese dovette affrontare i Boeri. Le due repubbliche boere del Sudafrica si dimostravano insofferenti del dominio inglese, specie per l’atteggiamento tenuto verso gli uomini di colore. In più nel territorio boero erano stati recentemente scoperti ingenti giacimenti d’oro e diamanti. Nel 1881 i boeri erano riusciti nel corso di una breve campagna militare durata poche settimane ad ottenere una vittoria contro le scarse truppe inglesi, ma sapevano che una controffensiva britannica non si sarebbe fatta attendere. Questo era il periodo in cui Cecil Rhodes manifestava grandi propositi sul futuro dell’impero inglese. Era un uomo che aveva saputo conquistarsi già due fortune in Africa, una con l’oro e i diamanti ed un'altra con le speculazioni finanziarie. D’ideali nobili, seppur non molto vasti, egli utilizzava i suoi capitali per promuoverne la realizzazione. Credeva nella fratellanza umana, ma credeva pure nella superiorità dell’uomo bianco sull’uomo di colore e tra i bianchi i popoli migliori erano quelli teutonici, primi fra tutti gli Inglesi poi gli Americani e i Tedeschi. Aveva fondato la Compagnia del Sudafrica per favorire il commercio e la penetrazione britannica in quei territori che dovevano poi chiamarsi Rhodesia (l’odierno Zimbabwe). Divenuto primo ministro della colonia dal Capo propugnava la fondazione di un vasto impero britannico dell’Africa Orientale che andasse, come diceva, ”dal Capo al Cairo” e dove gli uomini bianchi governassero sopra gli Africani dovunque con saggezza. In tali disegni Rhodes aveva l’appoggio ed il sostegno di Joseph Chamberlain, che fu ministro colonie dal 1895 al 1903. questi fu un uomo assai notevole non solo per aver dato all’Inghilterra due figli che si sarebbero segnalati nel XX secolo, ma per le proprie capacità. Anche egli come l’amico Rhodes aveva fatto la propria fortuna con gli affari; ed a 38 anni era così ricco da pensare di ritirarsi dalla vita attiva per dedicarsi alla politica, prima nelle amministrazioni locali e poi nel Parlamento. Era stato sindaco di Birmingham e come tale era riuscito a costruire una città fra le più grandi e meglio amministrate della nazione, aveva fondato una specie di partito che si chiamava dei “caucus” ed esercitava una tale influenza da calamitare tutti i seggi parlamentari della città.Si dimostrava un buon patriota oltre che un eccellente uomo d’affari che era portato a coordinare i progetti per un vasto impero. Divenuto miniatro delle colonie aveva posto il Sudan sotto la diretta amministrazione del governo inglese d’Egitto nel 1898. nel 1899 vide scoppiare la guerra con i Boeri che avevano come alleata la Germania. All’inizio l’esercito britannico fu colto di sorpresa e subì tutta una serie di disastri inaspettati e sconfortanti, ma nel volgere di un anno la situazione migliorò e i Boeri furono sconfitti. Ottennero condizioni di pace favorevoli finché nel 1910 le due repubbliche boere furono unite alla colonia del Capo ed al Natal per formare l’Unione Sudafricana, che fece parte per più di 50 anni del Commonwealth britannico all’interno del quale le più grandi colonie diventavano stati completamente indipendenti, salvo a mantenere un’alleanza permanente con l’Inghilterra. I singoli stati sono chiamati Dominion. Il Canada aveva raggiunto tale condizione nel 1867, l’Australia nel 1901, la Nuova Zelanda nel 1907 ed appunto il Sudafrica nel 1910.

 

 

Fine di un’epoca

 

Il primo mese del nuovo secolo era giunto, il regno di vittoria aveva conosciuto parecchi turbamenti ed era passato attraverso molte difficoltà.Nei due giubilei celebrati dalla Regina nel 1887 e nel 1897 si era costatato come il popolo inglese fosse legato a lei da venerazione e come i sentimenti monarchici fossero radicati più che mai. Per tutto il regno di Vittoria, l’industria britannica era stata incoraggiata a spese dell’agricoltura al punto che si erano avute difficoltà enormi per garantire il nutrimento della colazione sempre crescente. Nel 1900 l’industria britannica perdeva la sua supremazia perché anche Germania, Stati Uniti, Francia ed Italia erano divenute potenze industriali. Lo stato più ricco del mondo era ormai gli Stati Uniti d’America, e la Germania stava diventando lo stato più ricco d’Europa mentre di là dall’Europa si delineava la potenza della Russia e del Giappone. Anzi uno dei segni più evidenti che l’Europa stessa aveva perduto nel mondo quella supremazia di cui fino allora aveva goduto è dato dal fato che il Giappone trovò nel 1902 l’alleanza militare di una potenza europea, l’Inghilterra. Era finita l’epoca dello splendido isolamento, l’età in cui non aveva avuto bisogno d’alleati. Nel 1904 stringeva un patto stavolta con la Francia: alleanza che non era tale per il solo fatto che si volle nasconderla sotto il termine d’Intesa.,che nel 1907 era allargata alla Russia. L’età vittoriana era finita: cominciava una nuova epoca in cui l’Inghilterra dopo cento anni d’isolamento sarebbe stata coinvolta in nuove guerre.

 

 

Fabbriche e case nell’età vittoriana

 

Ma cosa significa propriamente “età vittoriana”? Il termine è usato spesso dagli Inglesi: talvolta con un senso di disprezzo. La generazione successiva a quella che vide gli ultimi anni della Regina era più consapevole dei difetti che dello splendore di quell’età. Per i giovani il termine “vittoriano” significava un’eccessiva tendenza a far denaro a scapito di ciò che vi è di più bello ed attraente nella vita. Ed è vero che tale fame di denaro è stata uno degli aspetti più evidenti dell’Inghilterra vittoriana; la rivoluzione industriale aveva portato ad un incontrollato sviluppo delle città e queste erano cresciute così in fretta sotto l’impulso della brama di denaro ad ogni costo erano divenute sordide e malsane. Gli operai delle fabbriche vivevano in quartieri, dove né strade né case seguivano un percorso organico: gli “slums”. L’aria era piena di fumo e questo rendeva le case d’abitazione grigie e per nulla confortevoli. Ma era inevitabile: le fabbriche sfruttavano l’energia del vapore e dovevano essere costruite nelle vicinanze delle miniere di carbone quando gli operai dovevano vivere vicino alle fabbriche perché non potevano servirsi dei mezzi di trasporto a lunga distanza. Mentre però i dipendenti vivevano in così misere condizioni, i loro datori di datori abitavano in grandi case nei sobborghi che raggiungevano in carrozza. Tali case erano ricche e sontuose ma per mantenerle serviva una schiera di domestici (due, tre perfino quattro solo nelle case considerate d’abitazione civile) il cui salario era di cinque scellini a settimana, pari al prezzo di 25 panini, il loro cibo pane, burro e te. Ma queste stesse case pur fornite d’ogni lusso, mancavano di molte comodità. Anche nelle più fastose, spesso non c’era la stanza da bagno e per lavarsi si adoperava una tinozza posta accanto ad un fuoco di carbone. A quei tempi mancando il riscaldamento centrale tutto dipendeva dal carbone e i camini posti in ogni stanza dovevano essere puliti e riempiti ogni giorno da cameriere che non avevano carbone per conto proprio ma spesso neanche legna con cui scaldarsi. Di solito i domestici passavano le giornate in una cucina riscaldata nei sotterranei e la notte in minuscole stanze da letto nei sotto tetti di modo che il lavoro era reso anche più faticoso dalla necessità di salire e scendere una gran quantità di scale. Sopra la cucina la famiglia viveva circondata dal lusso di stanze riccamente arredate. Il pianoforte non mancava quasi mai: se era possibile anzi c’era un piano a coda che come il resto del mobilio era di finissima lavorazione. Anzi si può affermare che il piano fosse l’unico mezzo per fare musica, l’equivalente delle odierne radio o televisione. Tutte le fanciulle imparavano a suonarlo ed i giovani si riunivano intorno ad esso per cantare. Le musiche erano sentimentali e leggere, si suonavano anche Mendelsson e Chopin, ma la maggior parte delle canzoni in voga era d’autori il cui nome è stato dimenticato da tempo. La potenza finanziaria raggiunta dalla borghesia faceva di questa classe una società soddisfatta e poiché l’Inghilterra era la prima nazione industriale al mondo si riteneva che il popolo inglese fosse superiore agli altri, la sterlina era così solida che il suo valore subiva variazioni infinitesimali sul mercato internazionale.

 

 

Chiese e religione

 

Le ottime condizioni dell’alta borghesia del tempo si riflettono nell’alta considerazione in cui era tenuta la buona condotta morale dei singoli. Buona non per tutti perché spesso la moralità serviva da facciata per mascherare la magagne interne, ma in apparenza i borghesi dell’età vittoriana erano zelanti e religiosi. Erano state costruite in gran numero chiese, con la progressiva espansione delle città industriale ed erano frequentate dai credenti come non mai era avvenuto prima. Molte di esse erano conformiste cioè separate dalla Chiesa d’Inghilterra e per lo più metodiste, ma le vera novità morale e religiosa del secolo fu la fondazione dell’Esercito della Salvezza, voluto dal generale Booth nel 1878. altre importanti riforme erano avvenute in seno alla Chiesa Anglicana durante il secolo come il movimento evangelico che poneva l’accento sulla necessità d’essere buoni. Le debolezze umane non erano meno frequenti o diffuse che ai giorni nostri ma più che altrove erano tenute nascoste, anche da chi non era religioso che sentiva l’obbligo morale di frequentare la chiesa e di rispettare il precetto evangelico della chiesa che la domenica proibiva giochi, divertimenti ed ogni svago e non permetteva la lettura che non fosse quella dei libri sacri o d’argomento religioso. Era sorta allo scopo tutta una serie di trattati e di pubblicazioni morali per rispondere alle esigenze della comunità ed erano diffusi soprattutto quegli opuscoli d’indole religiosa e castigata che si potavano leggere in un giorno ed erano perciò stampati a migliaia. Non mancavano le opere serie e più profonde per l’ala dotta della Chiesa d’Inghilterra che aveva sempre sostenuto di non voler essere né cattolica né protestante ma specialmente nei primi anni del regno di Vittoria c’era stato un rifiorire del cattolicesimo tra gli anglicani. Il movimento fu guidato da Newman che insieme ad un buon numero d’amici e di colleghi dell’università d’Oxford aveva scritto più di un centinaio di saggi quale contributo morale per i nuovi tempi. Infatti, li aveva chiamati “Tracts for the times” e dovevano servire a convincere la Chiesa d’Inghilterra a ripristinare le cerimonie e le dottrine degli antichi giorni del suo cattolicesimo, prima delle riforme del XVI secolo. Era così sorto un forte partito cattolico nel seno della chiesa inglese e per quanto costituisse ancora una minoranza continuava a battersi per estendere la propria influenza nel paese.

 

 

La vita culturale

 

La battaglia per la morale e sul miglioramento dei rapporti umani le chiese trovavano un valido aiuto ed un fervido sostegno anche nel mondo della letteratura, in quegli scrittori e prosatori dell’epoca vittoriana, che costituiscono le glorie del regno vittoriano. Fin dal suo principio Thomas Carlyle (1795-1881) era divenuto famoso per aver condannato nei suoi scritti quel mondo soddisfatto e compiaciuto che sembrava concedere una spiccata preferenza al denaro ed alle comodità della vita più che alla bellezza ad alla verità, di quel mondo criticava anche il sentimento d’orgoglio con cui si parlava delle democrazia del paese. Ma Carlyle subiva l’influsso del pensiero tedesco e il suo libro “Eroi ed il culto degli Eroi” costituì un inno rivolto ai grandi dittatori della storia. Più tardi il ruolo di profeta e di predicatore del mondo vittoriano assunto da Matthew Arnold divenuto famoso come poeta lirico, ma anche come critico letterario: e come Carlyle propugnò in Inghilterra la conoscenza degli scritti di Goethe e di Heine così come denunciò la compiaciuta soddisfazione dei ceti borghesi e sostenne che il loro atteggiamento verso la vita sarebbe stato migliore se avessero seguito l’esempio da taluni paesi stranieri. La sua opera più nota è costituita dai “Saggi di critica”; la grande diffusione avuta da questi lavori e da altri del genere nel corso del secolo era dovuta al fatto di essere pubblicati sui maggiori periodici del tempo e soprattutto da due riviste “Edinbourgh Review” e “Quarterly Review” che ebbero un grande influsso sull’era vittoriana. Le due riviste erano state fondate nei primi anni del secolo, ma il periodico che raggiunse la maggior divulgazione ed ebbe la massima importanza nella vita inglese del XIX secolo fu il “Times”, con i suoi caratteri minuti, fitti e difficili a leggersi, questo giornale era comprato e studiato attentamente da tutte le persone di una certa levatura: dava notizia di tutti i dibattiti del Parlamento, discuteva di politica, di letteratura, di morale e rappresentò la vera espressione della opinione pubblica inglese, o almeno della parte intellettuale di esso per tutto il tempo in cui l’editore fu Delane dal 1841 al 1877.Solo sul finire del secolo l’influenza del “Times” decrebbe per far posto a giornali di carattere più popolare come il “Daily Mail” che uscì la prima volta nel 1896 ad opera dell’editore Northcliffe e si rivolgeva primo fra tutti i giornali quotidiani alle classi meno colte e presentava pagine più spaziate, titolo più vistosi, cartine ed illustrazioni. Con la diffusione della stampa si andò affermando nel XIX secolo anche il romanzo che attraversò in questo periodo la propria età dell’oro. Walter Scott con le sue opere d’intonazione storica e con i suoi romanzi d’avventura (“Wawerley” “Rob Roy” “Ivanhoe”  “L’abate” e numerosi altri) ne aveva reso popolare la forma fino a farne un espressione tipica della letteratura britannica. Non bisogna dimenticare quindi anche Charles Dickens (1812-1870) che descrisse la vita del tempo specialmente quelle degli umili, con una satira pungente ed allo stesso tempo una vis comica che fecero la sua fortuna e recarono un contributo non indifferente alle riforma con cui si cercò di mitigare le ingiustizie, che le sue opere condannavano: la povertà in “Oliver Twist”, la piaga dei delitti in “Grandi Speranze”, l’inadeguatezza della scuola in “Nicolas Nickleby”.suo contemporaneo e rivale fu Thackeray (1811-1863) che rivolse la propria attenzione alle classi alte, ed il suo capolavoro “Vanity fair” è una delle più grandi satire di ogni tempo.accanto a lui Anthony Trollompe (1815-1882), che era meno letto dei precedenti dai suoi contemporanei ma la sua opera è invece rimasta più a lungo. I protagonisti erano presi da tutti gli strati della società del tempo e le sue opere più famose (“La torre di Barchester” su tutte) trattavano la vita delle alte gerarchie della chiesa anglicana. Ma le più grandi conquiste della letteratura vittoriana si ebbero nel campo della poesia soprattutto per merito di William Wordsworth (1770-1850) che si può ritenere il Goethe d’Inghilterra e fu a capo del movimento romantico: il suo amore per la natura si riflette nella descrizione della bellezza dei monti, dei laghi e dei fiumi; il suo messaggio nella pace dell’animo che la natura con la sua schiettezza sa offrire agli uomini. Tutti i poeti contemporanei di Wordsworth sono suoi epigoni in tal senso, benché abbiano saputo comunque acquistare una loro propria fisionomia. Come Matthew Arnold che oltre a prosatore fu in gioventù poeta scrivendo prima dei “Saggi di critica” alcuni poemi in lode di Wordsworth e di Goethe raccomandandone l’insegnamento ai contemporanei. Browning cantò pure la Natura, ma in uno stile così alto ed involuto che gli stessi Inglesi stentano a capirlo. La poesia vittoriana fu però dominata soprattutto da Alfred Tennyson (1809-1892). Le sue prime liriche risalgono agli anni in cui la principessa Vittoria era poco più che bambina, le sue ultime quando lei era settantenne ed il poeta ormai ottuagenario. Come Wordswoth anche Tennyson insegnò l’amore per la Natura ma usò un linguaggio meno semplice e più dotto. Uno dei più famosi critici del tempo Bagehot distingueva la poesia di Wordsworth da quella di Tennyson e di Browning, chiamando la prima “pura” la seconda “ornata” e la terza “grottesca”. Ma tutti e tre i poeti fecero della loro conoscenza e del loro amore per la Natura, un punto fermo per approfondire i problemi fondamentali della vita e della morte. Wordsworth scrisse gli “Indizi dell’immoralità nella fanciullezza” mentre uno dei migliori poemi di Tennyson è “In Memoriam”, ispirato dalla morte di uno suoi amici più intimi, al quale il poeta lavorò diciotto anni, prima di terminarlo e nel quale l’autore volle dibattere i gravi tempi della vita e della morte, di dio e dell’immortalità, misteri che Wordsworth sentiva come fatti emotivi a differenza di Tennyson che li affrontò con rigore scientifico ed intellettuale. Come molti poeti romantici anche Tennyson aveva scritto molte opere di poesia sul Medio Evo (come gli “Idilli del re” dove il protagonista è Re Artù) ma essendo attento ai progressi scientifici del tempo si tenne al corrente del movimento di pensiero, che durante lo stesso periodo vittoriano dava al mondo alcune delle opere più significative in materia.

 

 

La scienza

 

Due anni dopo la pubblicazione degli “Idilli del re (1859) era apparsa una delle opere di carattere scientifico più rivoluzionaria tra quante pubblicate dall’inizio del secolo: l’”Origine delle Specie” di Charles Darwin nella quale l’autore, come dodici anni dopo nell’”Origine dell’Uomo”, trattava il problema dell’evoluzione. Già il nonno di Darwin aveva pubblicato un libro sull’argomento nel corso del secolo precedente e d’altronde l’idea non era nuova, infatti, anche gli antichi Greci dell’età classica avevano affrontato tale tematica. Ma Darwin era il primo a spiegare con rigore scientifico ed in base ai dati dell’esperienza come fosse avvenuta l’evoluzione dell’uomo e delle altre specie. I suoi scritti erano stati seguiti dall’“Antichità dell’Uomo” di Lyall e dalla “Comparsa dell’Uomo” di Huxley, tutti libri che portavano un soffio rivoluzionario nelle idee che il mondo europeo aveva auto fino ad allora sul passato antico dell’uomo e che obbligava tutte le chiese a rivedere il problema della creazione e del creatore. Tra gli altri aspetti scientifici è da annotare nel 1851 la prima grande Fiera Campionaria organizzata dallo stesso principe consorte tenutasi a Londra in un vasto “Palazzo di Cristallo” in Hyde Park e che fu una gran rassegna dei rapidi progressi compiuti dall’Inghilterra nel campo dell’industria e delle arti applicate. Nessuna nazione può reclamare il vanto di aver avuto il monopolio o la funzione guida nei progressi scientifici compiuti dalla scienza moderna mentre l’Inghilterra svolse un ruolo fondamentale nel campo dello sviluppo scientifico internazionale in tutto il secolo XIX. Bisogna ricordare Stephenson uno dei pionieri nel campo delle ferrovie, Humprey Davy e Clark Maxwell od Oliver Lodge negli studi della teoria e delle onde radio, Lister i cui lavori sulla sepsi medica permisero gli odierni trionfi della medicina e chirurgia. Prima della fine del secolo Rutheford faceva i primi esperimenti sull’atomo e nel campo delle applicazioni pratiche immediate nel 1888 Dunlop inventò i pneumatici. nel 1890 fu costruita la prima ferrovia sotterranea londinese e nel 1894 del canale navigabile di Manchester che diede forte incremento al commercio ed alla ricchezza dell’Inghilterra del nord. Si hanno infine gli studi sulla radiotelegrafia un campo nel quale Guglielmo Marconi condusse importanti esperimenti sul suolo inglese.

 

 

Le arti e la scuola

 

Tali progressi hanno avuto luogo mentre in Inghilterra l’istruzione pubblica si trovava inferiore a quella d’altri paesi. Infatti, nel 1839 il governo aveva creato un apposito ministero per sovrintendere l’istruzione e solo nel 1870 furono fondate le prime scuole elementari. Dopo i progressi si sono fatti più rapidi e alla fine del secolo l’educazione elementare resa obbligatoria e gratuita per tutti i bambini, mentre simili progressi nell’istruzione secondaria tardarono fino al 1901 e tali scuole furono comunque rese obbligatorie più tardi. Fino ad allora tela tipo d’istruzione era garantito dalle vecchie istituzioni delle scuole di grammatica e dalle cosiddette “pubblic schools”.le seconde davano lezioni quotidiane in cambio di modiche rette che solo le classi medie potevano permettersi, mentre le prime non erano scuole pubbliche ma private e solo le classi ricche potevano permettersi il lusso di frequentarle. Anche nel campo universitario l’Inghilterra era alla retroguardia: al momento dell’incoronazione della regina Vittoria, era l’ultimo paese in Europa in fatto d’università, solo nel 1835 fu fondata l’università di Londra e si promosse l’istituzione d’analoghi istituti sul resto del territorio. Nel 1820 l’Inghilterra aveva due università e la sola Scozia quattro, un secolo dopo avrebbe potuto contare su undici istituti d’istruzione superiore nel territorio inglese più uno in Galles, tre in Irlanda, e quattro in Scozia. Fin dall’inizio tutte le università erano aperte ai giovani di entrambi i sessi a parte Oxford e Cambridge che aprirono i loro corsi alle donne nel 1870. Nel campo musicale l’Inghilterra non ebbe compositori di grido, a parte Edward Elgar e Vaughan Williams (attivi nel XX secolo). Nessuna vera opera o dramma è stato tramandato dall’età vittoriana solo operette soprattutto di Gilbert e Sullivan il cui successo fu enorme a partire dal 1875 e che seguendo le orme d’Offenbach diedero un contributo notevole all’affermazione del genere, vivo tuttora in gran Bretagna, forse perché i personaggi rappresentavano alcuni difetti apparenti del popolo inglese. Nel campo della pittura i grandi pittori del XVIII secolo, come Reynolds e Gainsborough, furono seguiti da altri grandi artisti come Constable, un vero romantico nei suoi quadri di paesaggio, come Turner che fu uno dei primi impressionisti europei, ma dopo la sua morte (1851) anche la pittura inglese declinò. Il più noto dei movimenti artistici dell’età propriamente vittoriana s’ispira come in architettura ed in letteratura al tardo Medio Evo: è il movimento “pre-raffaellita” ed imita la pittura ad olio del rinascimento non solo nella tecnica ma anche nell’amore dei dettagli e nella minuzia dei particolari. Gli alfieri del movimento furono il poeta Dante Gabriele Rossetti e il suo amico Burne Jones che hanno la loro attivo quadri famosi ma non ebbero grande influenza sull’arte inglese posteriore. Nell’ultimo periodo la pittura non ebbe nessun vigore e cadde nel sentimentalismo.

 

 

Sport

 

Lo sport assunse una grande importanza sia come fatto atletico che educativo, non solo per il vecchio adagio latino “mens sana in corpore sano” ma perché si scoprì che i principali sports britannici, cricket e football, esaltavano lo spirito di squadra ed erano adatti a plasmare lo spirito nazionale che avrebbe dato prova di sé in ben altri campi. Fino alla metà del secolo entrambi i giochi erano praticati senza regole fisse e su campi di grandezza variabile e non delimitati con precisione. Ma col miglioramento delle comunicazioni ferroviarie si pensò di cominciare ad organizzare incontri fuori sede e ciò rese necessaria l’unificazione delle regole. Dopo si fondarono leghe che raggruppavano squadre e praticanti dei due sports, giungendo in breve al professionismo. La prima associazione nazionale di football fu istituita nel 1873 ed il professionismo riconosciuto legalmente nel 1885 e tre anni dopo fu istituita l’attuale lega. L’organizzazione del cricket fu affidata al M.C.C. (marilebone cricket club) fondato nel 1781. incontri tra circoli diversi si erano cominciati ad avere nel 1850 e nel 1880 si ebbe il primo incontro tra Inghilterra ed Australia. Si aveva la sensazione che gli incontri di Cricket tra le colonie inglesi avessero la funzione di cementare le basi del Commonwealth. Quanto agli incontri di football servivano come diversivo per dare sfogo alla carica emotiva popolare che in altri temi e paesi si manifestava in rivolte e torbidi politici.

 


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