La Guerra Zulu del 1879
Lo Zululand (paese degli Zulù) è una
regione dell’odierna Repubblica Sudafricana, limitata dal Mozambico e
dallo Swaziland a nord, dai Monti Draghi ad ovest, dall’oceano Indiano
ad est e dai fiumi Buffalo e Thukela a Sud. L’insediamento nel
territorio risale ai secoli XVII e XVIII quando gruppi bantu dei Ngonis,
Mbo e Lala scesero dagli altipiani dell’Africa equatoriale orientale e
si fusero assumendo il nome di Zulù, portato dalla tribù in cui nacque
nel 1786 Ciaka detto “il gran leone” che fu il fondatore dell’impero
zulù: una società divisa in numerose tribù, ognuna delle quali aveva un
proprio capo.Tutte le tribù riconoscevano l’autorità superiore di un re
che risiedeva nella capitale del regno: Ullundi. La struttura della
società era organizzata in base alla tradizione guerriera della nazione
zulù, in caso di guerra il re nominava i suoi capi tribù, più valenti ed
esperti, generali delle truppe ed erano questi a condurre in battaglia
l’esercito. La tradizione militare zulù prevedeva che i giovani di 19
anni si riunissero in un ibutho (reggimento) e vi prestassero
servizio fino al matrimonio quando passavano alla riserva, pertanto in
periodo di necessità i re impedivano il matrimonio prima dei 40 anni,
dopo di che il passaggio di condizione sociale era indicato dal dono
dell’isicoco, un anello di gomma lucida portato intrecciato ai
capelli. Durante il combattimento, il guerriero zulù indossava solo un
perizoma e degli ornamenti per le braccia e le gambe. Le armi erano la
tradizionale zagaglia a lama larga ed una lancia più leggera da getto.
Gli scudi erano ovali, di pelle bovina, e di proprietà del re ed erano
affidati ai guerrieri solo durante la guerra. Agli inizi del XIX sotto
il re Shaka kaSenzangakhona si ha una riorganizzazione del regno,
precedentemente pervaso da attriti interni dovuti alle lotte di potere
tra i più potenti capi tribù, ed inizia un periodo prospero ed è proprio
in tale congiuntura che arrivano i primi coloni. L’insediamento europeo
nel Sudafrica è databile agli inizi del XVII secolo quando gli olandesi
posero alcune basi portuali nella zona del Capo con il compito di
rifornire le navi che si dirigevano alla volta dell’India.
Successivamente, benché la zona sudafricana non sia appetibile dagli
europei per insediare delle colonie, si formano dei nuclei d’emigranti
olandesi che si trasferiscono definitivamente nel territorio del capo,
ben presto si trasformano in una popolazione rude dedita all’agricoltura
ed all’allevamento. Le scarse risorse del territorio sudafricano li
costringono però ad un itinerante ricerca di luoghi migliori e
soprattutto di buoni pascoli che scarseggiano nella zona costiera.
Intanto comincia a fiorire in Sudafrica anche la colonizzazione
britannica (1806) che si stabilisce nella zona del Natal e del Capo a
sud dei fiumi Thukela e Mzinyathi e nel 1825 è concessa dal re zulù la
possibilità di commerciare ad un gruppo d’Inglesi che risiedono a Port
Natal (la futura Durban), ma per via dell’eccessiva dispendiosità della
regione non vi è ancora da parte di Londra alcun’intenzione alla
colonizzazione del luogo. È questo un periodo in cui l’impero zulù è
squassato nuovamente da violente lotte intestine alle quali il re deve
far fronte senza però perdere di vista anche il problema della continua
penetrazione bianca nel territorio, soprattutto in seguito all’avanzata
inglese che respinge i boeri (così si chiamavano ormai gli olandesi
trasferiti in Sudafrica) sempre più nord, essendo questi insofferenti
verso il regime inglese (1838) e dando luogo a numerosi scontri di
confine tra boeri e zulù. Nel 1870 la regione si presenta divisa con a
sud il Natal, colonia inglese, ad ovest i Boeri che fondano lo Stato
Libero d’Orange e il Transvaal, e lo stato degli zulù chiuso tra questi
due. Nel 1873 il nuovo re degli zulù è Cetshwayo kaMpande che avvia una
serie di riforme nel suo impero che risollevano le sorti dell’economia e
fa dello stato zulù una fiorente nazione. Nello stesso periodo prevale
in Inghilterra l’intenzione di formare una confederazione sudafricana
che renda possibile la convivenza tra le diverse etnie presenti nel
territorio (1870), secondo l’idea dell’Alto Commissario per il Sudafrica
sir Henry Bartle-Free. Ma con la scoperta di una ricca miniera di
diamanti a Kimberley (1875) si risveglia l’interesse inglese per il
Sudafrica, e l’idea della confederazione è messa da parte e si rivolge
lo sguardo al territorio degli Zulù, essendo ormai inglobato nella
colonia inglese il territorio boero (1877). Nel 1877 l’Alto Commissario
Bartle-Free sente la presenza della nazione guerriera Zulù come un
pericolo per gli stessi interessi inglesi nella zona e descrive il re
Cetshwayo come “despota irresponsabile, sanguinario e traditore”.
Ma l’Inghilterra è tutt’altro che interessata ad intraprendere una nuova
guerra coloniale essendo impegnata nella crisi dei Balcani e in un
estenuante conflitto in Afghanistan e quindi Londra invita i
rappresentanti della Corona in Sudafrica a mostrare tolleranza verso la
nazione zulù. L’arrivo nel 1878 del nuovo comandante militare,
tenente-generale sir Frederik Thesiger (che diviene ad ottobre Lord
Chelmsford in seguito alla morte del padre) consegna all’Alto
Commissario un alleato nei suoi proposito di scatenare una guerra contro
la vicina nazione, ma è necessario trovare dei pretesti per scatenarla
poiché come visto il Parlamento inglese aveva raccomandato un
comportamento pacifico ed era quindi impossibile richiedere truppe a
Londra. Lord Chelmsford contava però sulla lentezza dei servizi
d’informazione per mettere di fronte al fatto compiuto il Parlamento. I
pretesti che furono addotti riguardavano degli incidenti di frontiera
tra cui l’attraversamento del fiume Mzinyathi con successivo
sconfinamento in Natal da parte di un gruppo di guerrieri di Shiayo
kaXongo e il trattenimento d’alcuni ufficiali inglesi sospettati di
spionaggio che avevano a loro volta sconfinato. L’11 dicembre 1878 il re
zulù è convocato a Lower Drift (l’unico guado importante sul fiume
Thukela) per l’esame dei referti dei Commissari di Frontiera riguardo
alle dispute tra Zulù e Boeri sul territorio lungo il fiume Ncome (Blood
River). Nonostante le speranze di Lord Chelmsford, la ragione è
assegnata a re Cetshwayo ma l’Alto Commissario detta al popolo zulù un
ultimatum di 30 giorni che sa che non può essere accettato prevedendo,
infatti, una multa per gli incidenti e l’abbandono del sistema militare
zulù, che era però il fondamento dello stesso stato africano.
Naturalmente l’ultimatum non è accettato e quindi il 11 gennaio 1879
l’esercito inglese si mette in marcia agli ordini di Lord Chelmsford
verso il guado di Rorke’s Drift che era l’unica via d’accesso allo
Zululand. Il nome del guado derivava dal cacciatore e commerciante
irlandese Jim Rorke che cacciava elefanti nella zona e proprio lungo il
fiume costruì la propria casa con annesso deposito, sul pendio delle
colline Shiyone, posto che era definito dagli Zulù, Kwajim, ossia il
posto di Jim. Alla sua morte la vedova mise in vendita la casa che fu
affidata dal governo ad un reverendo d’origine svedese Otto Witt che
ribattezzò il luogo Oaskarberg. Ed era proprio il reverendo il padrone
di casa quando si avvicinò l’esercito inglese: non è da stupirsi che un
membro della chiesa approvasse l’azione militare contro il popolo
africano, poiché questo si opponeva alla propria evangelizzazione.
Benché il Natal fosse stato colpito per buona parte degli anni ’70 dalla
siccità il tempo era in seguito peggiorato ed adesso il fiume era
notevolmente in piena. A preoccupare Lord Chelmsford non erano solo le
difficoltà del guado in così precarie condizioni ma anche la paura che
dall’altra parte del fiume, nascosti nella foschia, si celasse un
impi (termine che in zulù significa reparto militare) pronto ad
attaccarlo. Lord Chelmsford era entrato nell’esercito nel 1844, aveva
servito in India nel periodo del Mutiny, ossia l’ammutinamento dei
Seypois (guide militari indigene), in Abissinia nel 1868 e nel 1879 era
succeduto a sir Arthur Cynynghane in Sudafrica ed aveva brillantemente
risolto il IX Cape Frontier War contro gli Xhosa. Erano questi una
popolazione indigena africana che basava la propria strategia su rapide
azioni di guerriglia ed invece si era più volte dimostrato come gli
Xhosa non reggessero il confronto in campo aperto, dileguandosi in una
rotta paurosa di fronte alle file disciplinate di fucilieri inglesi.
Aiutanti di Chelmsford erano il colonnello Durnford, una personalità che
aveva tentato di capire la gente del luogo e di stabbiare rapporti di
buon vicinato. Aveva comandato nel 1873 il reparto contro i
Langalibolele che scappavano verso i Monti del Drago ma al Bushman Pass
era stato ricacciato perdendo anche il braccio sinistro. Benché
l’episodio non sia stato da imputare ad errori del colonnello tuttavia
rivestì per l’alto ufficiale un fiasco che gli impedì di avanzare di
carriera. Il più esperto (e considerato tale anche dagli zulù) militare
inglese era il colonnello Henry Evelyn Wood, un ufficiale energico e
deciso e dotato di un fiuto particolare per le guerre coloniali. Quindi
le truppe inglesi, lasciato un presidio a Rorke’s Drift, attraversano
l’11 gennaio il fiume Mzinyathi, invadendo ufficialmente lo Zululand, e
si dirige verso i monti Isiphezi per sferrare l’attacco contro il capo
Shiayo, responsabile di uno dei tanti sconfinamenti, con la facile
conquista del villaggio. Infatti, il capo Shiayo come tutti gli altri
capi tribù era stato convocato con i propri guerrieri ad Ullundi da re
Cetshwayo che stava organizzando l’esercito zulù, affidandone il
comando, come consuetudine, al suo più valente generale Ntshingwayo
kaMahole Khoza e al suo rappresentante Mnyamana kaNgqengelele, esponente
del potente clan di Buthelezi, ed induna (primo ministro) del re.
L’esercito zulù è in fermento, i giovani soprattutto sono convinti di
intingere presto le loro lance nel sangue degli abeLungu (Uomini
Bianchi), mentre re Cetshwayo impartiva direttive solo per un guerra
difensiva senza sconfinamenti nel Natal, pensando che in tal modo
avrebbe mostrato il carattere puramente difensivo della guerra e ne
avrebbe tratto giovamento in sede di trattative. Intanto l’esercito
inglese prosegue verso la piana d’Isandlwana dove è stabilito il campo.
Sono scavate fortificazioni e trincee nella pianura (21 gennaio). Lord
Chelmsford che aveva precedentemente combattuto e sconfitto gli Xhosa è
convinto che anche gli zulù si ritrarranno di fronte al fuoco nemico ed
è timoroso più di un attacco zulù dal fatto che gli zulù non volessero
dare battaglia. In seguito all’avvistamento di un contingente zulù,
scambiato erroneamente per la colonna principale, Chelmsford, lasciati
1700 uomini al campo d’Isandlwana, insegue quello che ritiene l’esercito
ed invece si tratta solamente di gruppi di sbandati. Ma la sua
valutazione sugli Zulù è sbagliata, infatti, la tattica degli Zulù è
diversa da quella degli Xhosa, non una guerriglia ma un potente esercito
in grado di sostenere una battaglia campale. Il 22 gennaio, intanto, un
gruppo d’esploratori scopre il vero esercito zulù accampato dietro
alcune colline in vicinanza d’Isandlwana e benché non fosse stato
previsto un attacco, i primi guerrieri si lanciano dietro gli
esploratori trascinandosi dietro tutto l’esercito e giungono al campo.
Gli ufficiali inglesi rimasti, convinti di affrontare una forza locale,
si trovano di fronte al grosso dell’esercito composto di 20000 uomini.
La disposizione dell’esercito zulù per il combattimento è definita
impondo zankomo (le corna della bestia) ed è composto di guerrieri
veterani al centro (petto) con due ali di guerrieri giovani (corno
destro e sinistro). Mentre il petto sostiene l’attacco dell’esercito
nemico le corna tentano di aggirarlo per chiuderlo in una morsa fatale.
Ed è proprio questo che accade ad Isadlwana dove l’esercito inglese è
soprafatto dagli zulù maggiori di numero e non riesce a coprire la linea
ed è accerchiato. I superstiti tentano la ritirata verso Rorke’s Drift
ma sono attaccati dal corno destro che li aveva aggirati e si dirigono
verso Sothondose’s Drift dove però la piena è tale da rendere
impossibile il guado e coloro che tentano sono spazzati dalla corrente.
Ma il fiume rappresenta un valido ostacolo anche per gli Zulù, e benché
nel consiglio d’Ullundi re Cetshwayo avesse proibito di attaccare il
Natal, tuttavia il principe Dabulamanzi kaMpande desideroso di far
“lavare le lance ai suoi guerrieri nel sangue inglese” (come ammise in
seguito alla guerra) ordinò l’attacco alla postazione di Rorke’s Drift.
Gli ufficiali inglesi consultatisi avevano infine deciso che la
guarnigione avrebbe resistito e si diedero da fare per organizzare la
fortificazioni tra l’ospedale (casa di Witt) e il magazzino (la chiesa
di Witt) per respingere l’attacco zulù. Infatti, benché gli zulù fossero
valorosi guerrieri erano in pratica un corpo di fanteria leggera che
dava il meglio di se nella lotta corpo a corpo e senza artiglieria non
potevano sfondare le barricate britanniche. Verso le 16.00 si ebbe il
primo attacco zulù: i guerrieri erano incuranti delle pallottole (che
secondo i loro riti preparatori magici non avrebbero potuto arrecare
alcun danno) ma, come notarono subito gli ufficiali inglesi, si
ritraevano di fronte alla baionetta. La battaglia infuriava intorno al
magazzino e all’ospedale ma i colpi dei Martin-Henry in dotazione ai
coloniali facevano strage dei guerrieri: di certo l’episodio più famoso
della battaglia fu la difesa dell’ospedale dove gli zulù erano riusciti
a penetrare, praticato una breccia col piccone in un parete si riuscì ad
evacuare i feriti e respingere i guerrieri zulù. Anche attorno al
magazzino al situazione era critica con i guerrieri che tentavano si
scavalcare la barricate ma erano respinti. La battaglia infuriò anche
calato il sole, contro il tradizionale metodo di combattimento degli
zulù che si arrestava al tramonto e continuò fino alla 22 quando
l’esercito zulù cominciò a ritirarsi. Subito la notizia della disfatta
d’Isandlwana diffuse in tutto il Natal dove la popolazione impaurita si
ritirò a Durban e a Pietermaritzsburg, mentre giunse a Londra l’11
febbraio lasciando sgomenti opinione pubblica, governo e vertici
militari. L’Inghilterra si trova trascinata in una guerra che non voleva
ma ormai non può rinunciare ed invia gli aiuti a Chelmsford. La notizia
della disfatta percorse come un brivido gelido tutto l’impero facendo
temere il peggio, era inaudito che un gruppo di guerrieri potesse
sconfiggere il potente esercito inglese. In questo quadro di timore
trovò uno spazio importante la resistenza al Rorke’s Drift che fu
celebrata oltre il reale valore strategico (infatti, l’assalto era stato
solamente per la brama di combattimento degli zulù più che un piano di
invasione del Natal) e assunse un grande rilievo per la fiducia nella
“sottile linea rossa”, cioè la capacità della fanteria inglese di
respingere soverchianti forze nemiche. Ben 11 Victoria Cross (la massima
onorificenza militare inglese) furono concesse agli eroi di Rorke’s
Drift, mentre d’altra parte i guerrieri zulù reduci furono derisi dal
popolo africano come “donnicciole”. Intanto in Sudafrica la notizia
della rotta d’Isandlwana raggiunge anche Pearson di stanza ad Eshowe che
subito organizza la difesa della città che è presto presa d’assedio
dagli Zulù. Lord Chelmsford organizza quindi la spedizione in
aiuto di Pearson ed invia Wood a Hlobane un altopiano irregolare dove si
trovano le tribù abaQulusi e Mbilini ma quando la vittoria sembra
arridere alle truppe britanniche la vista del grande esercito zulù che
marcia verso il grosso del nemico infonde nuovo coraggio agli africani
che ricacciano Wood da Hlobane e lo costringono ad accamparsi a
Khambula. Il gran consiglio di guerra zulù non considera Lord Chelmsford
un avversario valente mentre al contrario teme moltissimo Wood e
convince quindi re Cetshwayo a dirigere le proprie truppe verso Khambula
per eliminare Wood e le sue truppe coloniali. I soldati zulù sono
esaltati per la vittoria d’Isandlwana e ormai ritengono di essere
addirittura invulnerabili ai colpi inglesi. Il 29 marzo Wood avvista
l’esercito zulù che si avvicina, l’ordine che però re Cetshawayo ha dato
è di non attaccare le barricate inglesi (memore della battaglia di
Rorke’s Drift) ma trascinarli fuori delle difese per poi sopraffarli,
sconfinando anche verso le province indifese del Natal se necessario per
stanare l’esercito britannico. Mentre l’esercito zulù aspetta fuori di
Khambula è il colonnello Buller ad uscire con i suoi uomini. La sua
intenzione è provocare battaglia con il corno destro dello schieramento
zulù: giunto in vicinanza del quale i guerrieri zulù assetati di
vittoria al grido d’Usuthu si lanciano all’attacco ma quando
sembra che stiano per raggiungere Buller ed i suoi questi risalgono a
cavallo ed indietreggiano salvo poi scendere nuovamente e ricoprire di
piombo i guerrieri zulù. Arriva il corno sinistro per difendere il
destro ma dopo aver attraversato un collina che li riparava dal fuoco
inglese sul pendio opposto ti trovano di fronte alla fucileria inglese
che li falcia senza pietà. Il petto rimane l’unica unità dell’esercito
zulù ancora organizzata ma non per molto, infatti, di fronti alle
continue sortite inglesi e senza l’ausilio dei corni destro e sinistro è
sopraffatto e si da alla fuga inseguiti dai cavalieri inglesi che li
sterminano, memori dell’ecatombe perpetrata dagli zulù ad Isandlwana
dove nessun prigioniero fu preso vivo. Il 2 aprile Lord Chelmsford
giunge ad Eshowe e libera Pearson; ormai i rinforzi inglesi arrivano
sempre più numerosi e Chelmsford organizza la spedizione verso Ullundi
rapidamente perché da Londra sta arrivando il suo sostituto sir Gernet
Wolseley. In giugno penetra profondamente nel territorio Zulù e il 4
luglio mette sotto assedio Ullundi dove re Cetshwayo e 20000 guerrieri
non riescono ad opporsi alle forze inglesi determinando la fine di una
nazione guerriera. Lord Chelmsford torna in patria come un eroe e gli
sono tributati onori ma mai più gli sarà affidato un comando. Lo
Zululand è diviso in 13 province, affidate a capi tribù che promettono
fedeltà a Londra, mentre re Cetshwayo è incarcerato al Capo. Ben presto
si scatenano guerre tra le tribù zulù e il re è mandato a capo di una e
muore nel 1884. Tre anni dopo il governo di Londra scioglie le province
ed annette direttamente alla Corona tutto il territorio.
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