Nel corso del 1600 nella fascia atlantica estesa dai grandi laghi alla Florida si erano formate dodici colonie inglesi che nel 1732. Con l’unione della Georgia, salirono a tredici. Queste però non rappresentavano un meccanismo unitario erano sorte in tempi e in modi molto diversi ed erano sempre pronte alla lite o alla zuffa armata. Da sempre avevano nemici esterni i Francesi ed i Pellirosse, ed erano convinte che, senza il legame con l’Inghilterra, sarebbero state travolte. A differenza delle colonie spagnole dell’America meridionale e di quelle francesi del Canada, le colonie inglesi ebbero una rapida crescita della popolazione per l’afflusso continuo d’immigrati dalle isole britanniche. Le maggiori città erano Filadelfia (24000 abitanti) New York (fondata dagli Olandesi nel 1632 con il nome di Nuova Amsterdam) e Boston. L’organizzazione politica era in mano ad un governatore il cui potere era controbilanciato dalle Assemblee rappresentative, elette dai coloni. Le diverse origini, convinzioni religiose e attività economiche creavano attriti e fratture tra le colonie che si possono dividere in tre gruppi:
Quattro
colonie del nord (Massachussets, Connecticut, New Hampshire,
Rhode Island) che formavano il New England, a causa della
maggioranza di colazione inglese; qui era forte la tradizione
puritana (molti coloni erano arrivati nel 1600, durante la
persecuzione da parte della dinastia cattolica degli Stewart).
Prevalevano piccole fattorie famigliari, condotte con tecniche
simili a quelle delle campagne europee; ma gli abitanti di
queste regioni, coperte in gran parte da foreste, si dedicavano
anche alla produzione di legname, resina, canapa e quindi alla
costruzione delle navi, che erano utilizzate per la pesca, che
era un’altra importante voce nel campo economico di queste
colonie. I quattro stati del nord occupavano un territorio che
non permetteva un grande sviluppo agricolo, ma che era
favorevole alle attività manifatturiere e commerciali. I fiumi
davano una forza motrice per mulini e segherie, le coste
offrivano insenature per i porti, le foreste fornivano
abbondante materiale per la costruzione di navi.
L’eguaglianza era il bene più ambito dagli abitanti delle colonie, tanto da essere superiore alla libertà. Infatti, nel 1700 legato a quest’amore per l’uguaglianza è lo spirito di tolleranza, cosicché le sette più disparate si abituarono a vivere armonicamente insieme. Se la storia anteriore ci mostra il popolo del Massachussets che caccia gli eretici quando non li uccide, se la legislatura più antica esclude rigorosamente dal diritto di voto chi non appartiene alla fede religiosa dominante in ogni singola colonia, ora invece il popolo è tutto per un uguale ed universale tolleranza. Ciò dipendeva anche dal fatto che fede robusta e fanatica della prima ora si era notevolmente temperata e che la lotta quotidiana per domare il nuovo continente e per raggiungere una condizione di vita accettabile legava fortemente gli uomini agli interessi materiali, suscitando quella tenace ricerca del benessere, che resterà come un’altra caratteristica silente del popolo americano. Tutto ciò non si accordava con le esaltazioni religiose che ancora negli ultimi decenni del 1600 faceva considerare a Congregazionisti del Massachussets “una distrazione seria, ma veramente piacevole” il mettere un po’ d’ordine tra i feretri deposti nelle cantine a Natale. Tuttavia lo spirito religioso non si spense.Quindi le colonie erano nate in modi assai diversi o per l’iniziativa di singoli individui per lo più ricchi borghesi e di società commerciali ai quali il sovrano aveva concesso, con un’apposita Carta, il diritto di proprietà e ampi poteri sui territori occupati: erano le colonie di proprietà. La maggioranza delle colonie erano sorte per l’emigrazione di comuni cittadini che avevano abbandonato la patria per semplice spirito d’avventura o perché perseguitati per motivi religiosi e politici: Inglesi, Scozzesi, Irlandesi e più tardi Olandesi e tedeschi avevano ricercato nel nuovo continente quella libertà che l’Europa non garantiva loro. Erano queste le colonie della corona, poiché era più diretta l’autorità del sovrano. Ogni colonia aveva con la madrepatria un rapporto duale.di svantaggio e di svantaggio. Per quanto riguarda i vantaggi, gli Americani non avevano un esercito ben organizzato né una flotta da guerra, erano protetti dall’armata inglese, nel caso di un attacco massiccio da parte dell’esercito francese o di un assalto marinaro delle flotte francesi od olandesi ai convogli diretti in Inghilterra. Per il resto ogni contadino difendeva i suoi campi dai pellirosse e dai bisonti, a colpi di fucile e ogni porto aveva la sua flottiglia da pesca. Inoltre, in quest’epoca, un inglese pagava mediamente 26 scellini d’imposte dirette, cioè di tasse direttamente versate allo stato, mentre i coloni americani versavano solo uno scellino e non era denunciato il contrabbando con le Antille. Di contro, anche le colonie americane, come tutte le colonie dell’Impero commerciale inglese dovevano contribuire alla ricchezza e allo sviluppo dell’Inghilterra, quindi dovevano produrre per la madrepatria: vino (che altrimenti bisognava importare dalla Francia) legname (importato dalla Svezia) spezie (Portogallo) e inoltre di tabacco, rum, cotone, canapa, catrame, pellicce e d’olio di balena. Le spedizioni dovevano avvenire solo con navi inglesi, i cui proprietari fissavano i prezzi più convenienti per loro e non si preoccupavano dello sviluppo colonico. Questo era un freno per lo sviluppo commerciale ed industriale perché le colonie potavano commerciale solo con la madrepatria e importare da questa tutti i prodotti necessari come manufatti e macchinari e nelle colonie non potevano essere organizzate quelle attività manifatturiere già presenti in Inghilterra, come la costruzione d’imbarcazioni o la produzione di tessuti di lana e cotone: le colonie dovevano quindi limitarsi a tagliare legname nelle foreste, estrarre minerali da qualche miniera, coltivare tabacco. Tutti questi obblighi tendevano a salvaguardare gli interessi dell’Inghilterra e limitavano fortemente la libera iniziativa economica dei coloni, i quali contrabbandavano le merci con le Antille, con il Canada e con gli spagnoli del Messico, oltre che con mercanti olandesi. Dopo la vittoria nella guerra dei sette anni contro la Francia (1756-1763) che Inglesi e coloni avevano combattuto a fianco a fianco, le attese delle due parti erano diverse, infatti, i coloni, che erano quasi due milioni, aspettavano da Londra il permesso di occupare i territori indiani dell’interno, essendo i francesi sconfitti ritornati in patria dopo il trattato di Parigi (1763) che li assegnava all’Inghilterra, come compenso del loro aiuto, mentre gli Inglesi ritenevano doveroso che i coloni pagassero le spese occorse per difenderli, come affermavano i parlamentari inglesi, spalleggiati dal re Giorgio III (1760-1820). Infatti, in una guerra che si era estesa dall’America all’India, aveva prosciugato le casse inglesi, nonostante l’Inghilterra ne fosse uscita vittoriosa. Pertanto nel 1764 il Parlamento impedì ai coloni di stabilirsi nei nuovi territori, per favorire gli interessi della società commerciale di Londra, che intendevano appropriarsene. Inoltre fu approvata una legge che modificava i dazi d’alcuni prodotti importati nelle colonie: caffè, zucchero, vino, melassa (importata dalle Antille) che serviva a produrre il rum, seta divennero più cari per i mercanti americani. Nel 1765 la legge del bollo (Stamp Act) impose una tassa su tutti gli articoli di carta: libri, giornali, almanacchi e soprattutto documenti legali, tra cui quelli necessari alla compravendita. Gli Americani non accettarono queste decisioni, che avvantaggiavano esclusivamente l’Inghilterra e si richiamarono ad un principio riconosciuto dalla Costituzione inglese: solo i rappresentanti dei cittadini potevano imporre tasse. I coloni riconoscevano questo compito alle Assemblee locali da loro elette, non al Parlamento inglese, nel quale non avevano nessun rappresentante. Anche la maggior parte degli Inglesi non prendeva parte alle elezioni dei membri della Camera dei Comuni, accettandone tuttavia le decisioni: gli Americani però oltre ad aver maturato una diversa idea di rappresentanza, avevano una gran paura, se avessero riconosciuto al Parlamento il diritto di tassarli, in futuro non avrebbero potuto mai limitare l’entità delle tasse. L’Inghilterra avrebbe potuto poi sfruttare le colonie a suo esclusivo vantaggio: ogni centesimo d’imposta pagato in più dalle colonie sarebbe stato un centesimo pagato in meno dai cittadini britannici. I coloni avrebbero lavorato e prodotto solo a vantaggio della madrepatria “contro la chiara ed evidente regola per cui l’uomo laborioso ha diritto alla proprietà dei frutti del suo lavoro” come disse Samuel Adams uomo politico di Boston. Iniziò così la protesta sulla base del principio “No taxation without rapresentation”, nelle città americane furono organizzate diverse manifestazioni di piazza (mass meeting) guidate da associazioni spontanee chiamate “Liberty Sohns” e capeggiati da leader appartenenti alla classe media, come Sam Adams, Richard Lee, Thomas Jefferson, Thomas Paine. Le nuove idee di rivolta si diffusero facilmente nelle diverse colonie anche per mezzo dei comitati di corrispondenza che tenevano informati i cittadini con lettere, volantini e opuscoli. I giornalisti assunsero il ruolo di guida della protesta e fecero della stampa un potente veicolo di propaganda contro le pretese del Parlamento di Londra. Quello fu l’avvio di un prolungato braccio di ferro, costellato da episodi violenti da entrambi le parti. Gli Americani sostenevano che, se pagavano le tasse, volevano almeno mandare in Parlamento dei propri deputati e votare leggi commerciali favorevoli alle colonie. Gli Inglesi non ascoltarono i consigli moderati di due illustri politici del tempo: William Pitt il vecchio e Burke e nel 1766 dopo aver abrogato lo Stamp Act poiché troppo impopolare (infatti, in America i commercianti inglesi erano messi nel catrame e cosparsi di piume, pena riservata ai ladri e facevano ingoiare loro del tè) ma in compenso introducevano i townshend sul tè (molto importato) e altri prodotti di prima necessità. Le colonie reagirono ai dazi ed alle tasse impedendo alle navi inglesi di scaricare le loro merci sul suolo americano e ottennero dal Parlamento la revoca dei provvedimenti tranne quello della tassa sul tè. Il successo ottenuto con quest’azione comune creò tra le colonie profondi legami “Le colonie erano state sempre in conflitto e follemente gelose le une delle altre ma ora… sono unite… e non dimenticheranno facilmente la forza che deriva da questa stretta unione d’intenti” scrisse Joseph Warren del Massachussets. Uno scontro riguardo i dazi imposti dall’Inghilterra e facente parte della lotta anti tasse, tra dimostranti americani e truppe britanniche sfociò nell’uccisione di cinque civili (Boston 1770) che i giornali ingigantirono con titoli a piena pagina riguardo quello che fu definito il massacro di Boston. Nel 1773 il Parlamento inglese affidò in esclusiva il commercio del tè alla Compagnia delle Indie Orientali che riversò tonnellate di tè sottocosto sui mercati americani per battere la concorrenza del contrabbando delle colonie, infatti, fino a quel momento il tè consumato dai coloni americani era stato oggetto di contrabbando tra Americani ed Olandesi, in violazione delle leggi britanniche ed aveva un costo elevato.Allora i contrabbandieri di Boston, travestiti da pellirosse, assalirono re navi cariche di tè ancorate nel porto e rovesciarono tutto il loro carico in mare, poi presero di mira i magazzini portuali, distribuendo una parte del bottino ai Bostoniani che applaudirono l’azione e gettando tutto il rimanente in mare. Quest’episodio è noto come Tea Party of Boston. Di fronte a questo ed ad altri Tea Parties Giorgio III decise di intervenire con durezza per dare un esempio a tutte le colonie e ricordare loro che dipendevano dalla corona inglese: tramite il Parlamento fece emanare i “Coercive Acts” con i quali s’imponeva la chiusura del porto di Boston, fintanto che il tè non fosse stato risarcito e rafforzò l’autorità del Governatore, cui inviò nuove truppe. Per il Massachussets questi provvedimenti significavano la perdita d’ogni autonomia, il blocco delle principali attività economiche e la povertà “[gli inglesi] ci profilano un quadro di miseria, ma…la virtù dei nostri avi è la nostra guida: essi si contentavano di lumache e di molluschi” scrisse Samuel Adams. Le altre colonie corsero in aiuto della città, furono inviati soccorsi d’ogni genere e nel settembre del 1774 fu convocato a Filadelfia il primo congresso continentale dei rappresentanti al quale partecipavano tutti i delegati delle tredici colonie per decidere quale azione comune intraprendere. Questi decisero di interrompere tutti gli scambi commerciali con l’Inghilterra e di “incoraggiare la frugalità, l’economia, la laboriosità, promuovere l’agricoltura, le arti e l’industria, soprattutto quelle della lana" nell’attesa del ripristino delle condizioni vigenti prima del 1763. Ma le richieste del Congresso di considerare le colonie autonome, pur restando nell’ambito dell’Impero Britannico e la decisione di sospendere per protesta i commerci con l’Inghilterra, furono considerati dalla Corona un atto di ribellione che doveva essere soffocato con la forza e re Giorgio inviò nuove truppe per reprimere la rivolta. Gli Americani, però, ben lungi dal lasciarsi nuovamente imprigionare, e questa volta sarebbe stata molto più terribile delle precedenti, dalle tasse e dai dazi inglesi, speravano che almeno Benjamin Franklin, da molti anni impegnato al Parlamento inglese riuscisse a convincere questi di un allentamento da parte britannica, delle catene che tenevano legate le colonie d’oltreoceano, facendo presente che quest’atteggiamento alla lunga sarebbe diventato controproducente, perché un individuo, continuamente sottoposto a vessazioni, avrebbe finito per ribellarsi, e così stavano facendo le colonie americane, stufe di esser maltrattate dal regime tirannico inglese. I discorsi di Franklin, però, non ebbero pesa sul Parlamento ed egli allora, prevedendo ormai un’imminente guerra tra le colonie americane e la madrepatria inglese, si adoperò per perorare la causa separatista e rivoluzionaria, presso le principali potenze europee del tempo nemiche dell’Inghilterra, perché questa, dopo la vittoria nella guerra dei sette anni contro la Francia, aveva la completa supremazia sui mari, ostacolando i commerci degli Spagnoli, dei Portoghesi, degli sconfitti Francesi e degli Olandesi. Quindi gli Americani, vista l’impossibilità di trattative con l’Inghilterra, nel 1775 cominciarono ad arruolare nelle 13 colonie dei volontari per la formazione di un esercito di liberazione in caso di un attacco da parte inglese.
Testimonianze del monopolio inglese
La produzione e il commercio delle colonie inglesi d’America erano rigidamente subordinati agli interessi di Londra. In proposito a ciò i seguenti passi tratti dalle leggi inglesi del Sei-Settecento stabiliscono nel primo l’obbligo per i coloni di servirsi unicamente di navi inglesi. Il secondo proibisce ai coloni di impiantare manifatture di cappelli che devono restare prodotto esclusivo dell’Inghilterra, il terzo fissa un’identica proibizione per i laminati di ferro e le fonderie: i contravventori erano puniti con pesanti multe, il quarto è tratto da un seduta della Camera dei Comuni durante un intervento di Benjamin Franklin, mentre il quinto riguardo i problemi dei coloni prima della rivoluzione ed è tratto da un’arringa di Thomas Jefferson rivolta al Primo Congresso Continentale
E’ obbligatorio servirsi di navi inglesi
"Si decreta che, dal 25 marzo 1698, non si potranno più importare od esportare beni e mercanzie da alcuna colonia, se non imbarcate su navi costruite in Inghilterra o in Irlanda e di proprietà di persone inglesi od irlandesi, e governate da equipaggi, i cui tre quarti e il comandante siano dei sopradetti paesi…pena la perdita delle navi e delle merci."
E’ vietato fabbricare ed esportare cappelli
"Poiché l’arte ed il segreto di fabbricare cappelli ha raggiunto in Inghilterra un alta perfezione e considerevoli quantità di cappelli fabbricati in questo regno sono stati esportati e si esportano nelle colonie… si stabilisce che a partire dal 19 settembre 1732 non si potranno più ne caricare ne spedire dalle colonie cappelli o feltri finiti e non con lo scopo di esportarli. Si stabilisce inoltre che nessuna persona residente nelle colonie potrà fabbricare o far fabbricare feltri o cappelli di lana o d’altro materiale a meno che non sia stato prima a servizio come apprendista del mestiere per almeno sette anni."
E’ proibita la lavorazione del ferro.
"Affinché il ferro in verghe e la ghisa grezza prodotti nelle colonie d’America possano essere ulteriormente lavorati in Inghilterra si decreta che a partire dal 24 giugno 1750 non potrà essere impiantata o una volta impiantata continuare a funzionare nessuna fabbrica od altra attrezzatura per il taglio o la laminatura del ferro o fonderia funzionante con magli meccanici o acciaieria.. pena una multa di 200 sterline."
Nel 1766 dopo lo Stamp Act, i coloni inviarono a Londra vari delegati tra i quali Benjamin Franklin e il dialogo successivo si svolse durante una seduta della Camera dei Comuni.
CC: Qual è il vostro nome e il luogo della vostra residenza?
BF: Franklin di Filadelfia
CC: Gli Americani pagano tasse?
BF: Sì, molte e molto pesanti
CC: A quale scopo sono imposte queste tasse?
BF: Per provvedere alle spese militari e civili e per pagare i pesanti debiti contratti dopo l’ultima guerra
CC: Il popolo è in grado di pagare queste tasse?
BF: No, le regioni di frontiera lungo il continente sono state frequentemente saccheggiate dal nemico, sono molto impoverite e non possono pagare che poche tasse.
CC: Qual era l’orgoglio degli Americani?
BF: Di seguire la moda dell’Inghilterra.
CC: Qual è ora?
BF: Di portare i vecchi abiti usati fino a che non potranno fabbricarsene essi stessi dei nuovi.
In seguito alle trattative il bollo sarà abolito.
Discorso di Jefferson
Oltre ai dazi che stabiliscono sui nostri articoli d’esportazione ed importazione le leggi del Parlamento inglese ci vietano l’accesso a tutti i mercati a nord del capo Finisterrae, nel regno di Spagna, per la vendita di prodotti che l’Inghilterra non ci compra e per l’acquisto di altri di cui non può rifornirci. Queste leggi ci fanno divieto di esportare alla ricerca d’altri compratori, l’eccedenza di nostro tabacco residua, dopo che è stato soddisfatto il consumo dell’Inghilterra, di modo che noi siamo costretti a cederla al mercante britannico al prezzo che più gli piace offrirci per vederla rispedita da quest’ultimo sui mercati stranieri dove egli raccoglierà il frutto di una vendita del prodotto al suo prezzo effettivo. Chiediamo licenza di rammentare a Sua Maestà alcune leggi del Parlamento inglese, le quali ci vorrebbero proibire di fabbricare per nostro uso quegli articoli le cui materie prime produciamo nelle nostre stesse terre con il nostro lavoro. In virtù di una loro legge è fatto divieto ad un suddito americano di farsi un copricapo con la pelliccia che lui ha cacciato, magari nella sua stessa proprietà, esempio di dispotismo di cui non si può trovare parallelo neppure nei periodi di peggiori abusi della storia inglesi. In virtù di un’altra legge non c’è consentito di lavorare il ferro che noi estraiamo e malgrado il peso di questa merce e la sua essenziale importanza in ogni ramo dell’agricoltura, noi siamo cotteti a pagare il suo trasporto in Inghilterra e poi di nuovo in America oltre alla commissione e all’assicurazione al fine di mantenere non uomini ma macchine nell’isola d’Inghilterra. Noi però non denunciamo a Sua Maestà l’ingiustizia di queste leggi nell’intento di fondare su tale principio la causa della loro nullità. Il vero fondamento sul quale dichiariamo queste leggi nulle è che il Parlamento inglese non ha alcun diritto di esercitare la sua autorità sopra di noi. Esiste forse ragione alcuna perché centosessantamila elettori nell’isola d’Inghilterra debbano dettare legge a quattro milioni d’individuo negli Stati d’America ognuno dei quali è uguale a ciascuno di quelli per virtù, intelletto e forza fisica? Se si dovesse ammettere ciò anziché essere un popolo libero come abbiano supposto fino ad ora e come intendiamo continuare ad essere ci troveremmo d’improvviso ad essere schiavi non di uno ma di centosessantamila tiranni. L’abolizione della schiavitù domestica è il gran desiderio di quelle colonie nelle quali è stata sventuratamente introdotta nell’epoca della loro infanzia. Ma prima di procedere all’affrancamento degli schiavi che possediamo è necessario impedire ogni ulteriore importazione dall’Africa. Ciò malgrado i nostri ripetuti tentativi di conseguire tale scopo mediante l’imposizione di dazi corrispondenti ad un divieto espresso, si sono finora infranti contro il veto di Sua Maestà la quale ha così anteposto il vantaggio immediato di pochi corsari inglesi agli interessi permanenti degli stati americani ed ai diritti della natura umana, gravemente oltraggiata da questa pratica infame.
(tratto dall’opera di Thomas Jefferson “Esposizione Sommaria dei diritti dell’America Britannica” nel 1774 quando ormai alla vigilia della guerra d’indipendenza infuriava la polemica con la madrepatria.
Nel 1776 i
delegati del secondo Congresso di Filadelfia avevano approvato, insieme
alla Dichiarazione d’Indipendenza anche un preambolo politico,
preparato da Thomas Jefferson, nel quale erano enunciati alcuni principi
fondamentali che dovevano essere alla base di nuovi stati indipendenti :
i diritti naturali degli uomini (“alla vita, alla libertà, alla
ricerca della felicità”) la sovranità popolare ed il diritto dei
sudditi di destituire i governanti che non rispettassero la libertà del
popolo. Alla fine della guerra tutte le tredici colonie diventate stati
indipendenti si diedero una nuova Costituzione in alcune di queste era
inserita una Dichiarazione dei Diritti che ricalcava il preambolo del
1776, inoltre le Costituzioni introdussero il principio,di derivazione
illuministica della separazione dei tre poteri e della elettività di
tutte le cariche pubbliche. Il discorso preliminare che apre la
Dichiarazione d’Indipendenza è commosso e solenne. La decisione dei
coloni di separarsi dalla madrepatria è sofferta,meditata,discussa e si
vuole portare fino in fondo “Quando nel corso degli umani eventi si
rende necessario ad un popolo sciogliere i legami politici che lo
avevano unito ad un altro e assumere tra le potenze della terra quel
posto separato ed uguale al quale gli danno diritto le leggi della
natura e di dio, un giusto rispetto per le opinioni dell’umanità esige
che esso renda note le cause che lo costringono alla separazione”.
Il 4 luglio 1776 il Congresso di Filadelfia approvò la Dichiarazione
d’Indipendenza che proclamava:”Noi riteniamo che tutti gli uomini
sono creati uguali;che essi sono dal Creatore dotati di certi
inviolabili diritti:che fra questi diritti sono la vita,la libertà e la
ricerca della felicità”. Essa affermava inoltre il diritto dei
popoli alla rivoluzione quando il sovrano calpestava questi diritti:”Ogni
qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il
popolo ha diritto di mutarla o abolirla ed istituire un nuovo governo
fondato su tale principi”. Dal diritto alla libertà rimasero
esclusi gli schiavi e all’ultimo fu cancellato dalla Dichiarazione il
divieto alla tratta dei negri. In nome dei principi sopra enunciati “…queste
colonie sono e per diritto devono essere stati liberi e indipendenti,
sciolti da ogni fedeltà alla Corona Britannica…” e come tali “…hanno
pieno potere di muovere guerra,concludere pace, stringere alleanze,
stabilire rapporti commerciali e compiere tutti gli atti e le cose che
gli stati indipendenti possono fare di diritto…”. Pur con i suoi
limiti, la Dichiarazione ebbe un’importanza ed un eco enorme :per la
prima volta dopo secoli d’assolutismo nasceva uno stato fondato sul
rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo e della sovranità popolare.
Anche se inizialmente in America il diritto al voto e soprattutto il
diritto di essere eletti fu riservato ai cittadini più abbienti, la
Dichiarazione ispirò tutti i movimenti e le rivoluzioni democratiche dei
decenni successivi.
All’inizio della guerra la situazione militare si presentava nettamente favorevole all’Inghilterra che aveva inviato in America un esercito poderoso, ben armato e disciplinato e che controllava con la sua flotta atlantica l’afflusso d’armi e rifornimenti all’esercito impegnato nelle colonie.invece gli americani erano privi di una flotta da guerra e per i rifornimenti dovevano affidarsi ai contrabbandieri olandesi e il loro esercito era formato da poche migliaia di volontari, male armati, poco addestrati e non abituati alla disciplina nei confronti degli ufficiali. Ma a loro favore erano elementi che si sarebbero rivelati decisivi: i soldati americani erano volontari che combattevano con entusiasmo per la loro terra e per le loro idee di libertà, mentre una buona parte dell’esercito inglese era formato da mercenari per lo più tedeschi. Gli Americani erano comandati da un generale che pur non essendo uno stratega dimostrò notevoli capacità militari: George Washington. Il Continental Army si scontra per la prima volta con l’esercito inglese a Lexington (North Carolina) nell’aprile 1775. numerosi reparti inglesi sono inviati da Boston a Lexington per sedare una rivolta dei minutemen (soldati pronti a marciare a qualunque appello, costituitisi dopo il grido pronunciato per primo da Patrick Henry “datemi la libertà o la morte” contro i soprusi inglesi), tentando di coglierli di sorpresa, Ma un infiltrato del servizio segreto di George Washington ha sentore del fatto e si accorda con i ribelli, se avesse fatto due segnali con la lanterna, gli Inglesi stavano arrivando dal mare, uno soltanto da terra. Dopo aver visto il segnale, un patriota Paul Revere, con un’epica cavalcata notturna informa i coloni dell’imminente attacco inglese e fa in modo che questi possano difendersi senza essere colti di sorpresa riuscendo a respingere gli Inglesi (18 aprile) che allora tentano di assalire più a sud gli americani, ma sono respinti a Concord (North Carolina) sempre nell’aprile del 1775, l’esercito inglese, allora, forte dei rinforzi appena giunti, attaccano nuovamente Concord conquistandola (19 aprile 1775) ripiegando quindi su Lexington, su Charleston su Boston. Quindi essendo la città sotto il dominio dei ribelli si scontrano con le forze americane a Bunker's Hill (presso Boston) dove un esiguo numero di combattenti americani respinge per ben due volte tremila soldati prima di arrendersi (giugno 1775). l’esercito inglese si muove verso Charleston assediandola (1776) senza riuscire ad espugnarla ed il generale Lord Cornwallis, comandante in capo dell’esercito di sua Maestà Giorgio III, decide di attendere gli sviluppi della situazione sperando che i Ribelli, dopo questo inizio di guerra a loro sfavorevole, decidano di arrendersi. Invece il 4 luglio 1776 si riunisce a Filadelfia il Secondo Congresso delle Colonie, dove George Washington, Thomas Jefferson, Benjamin Franklin, James Madison, John Adams leggono e sottoscrivono la Dichiarazione d’indipendenza e la guerra contro la madre patria Inghilterra. Iniziano così ad accorrere da tutte le parti i coloni che sono inquadrati nei ranghi del Continental Army composto da gente non abituata all’arte militare. Il 26 dicembre 1776 il generale Washington, appostatasi nei pressi del fiume Delaware, decise di attraversarlo e con un’azione di sorpresa giunge a Trenton (New Jersey) dove sbaraglia l’esercito inglese agli ordini del colonnello Rall (1777) e si dirige alla volta di Princeton, dove è accampato un grosso contingente militare inglese. Benché inferiori di numero, i Ribelli riescono a tenere impegnato l’intero corpo d’armata britannico tutto il giorno (2 gennaio 1777) e durante la notte tra il due e il tre Washington, con un abile mossa strategica, aggira il fianco sinistro del reparto nemico sorprendendolo il giorno successivo e riportando una completa vittoria. Intanto Lord Cornwallis riesce a prendere la città di Filadelfia dopo un lungo assedio mentre il generale Buorgain con le sue truppe prende la cittadina d’Albany e si apposta a Saratoga, presso il campo degli uomini del generale Gates. Il 19 settembre 1777 i due eserciti si scontrano ed il risultato della battaglia è incerto finche i Ribelli non respingono gli Inglesi. Il generale Buorgain ricostruisce le sue forze e il 7 ottobre attacca il contingente americano essendo respinto una seconda volta, ripiega su Saratoga e è sconfitto l’8 ottobre dal generale Gates e sì trova senza risorse in territorio ostile, quindi in seguito alla promessa di Gates della libertà in cambio della resa, 3000 militari inglesi consegnano le armi il 14 ottobre ed il Congresso ordina di prenderli tutti prigionieri, scavalcando le decisioni di Gates. I generali inglesi progettavano, secondo lo stile delle guerre europee, campagne tese, con grandi manovre avvolgenti, a conquistare e isolare intere regioni, senza tener conto degli enormi problemi logistici che le dimensioni continentali del conflitto creavano e senza capire che la conquista di territori scarsamente abitati non significava niente dal punto di vista tattico e strategico.Un altro importante vantaggio che giocò a favore dei Ribelli fu la loro perfetta conoscenza del territorio, spesso accidentato, coperto da paludi e foreste impenetrabili dove adottarono con successo una tecnica di guerriglia basati su piccoli gruppi d’uomini mobili, che facilmente riuscivano a colpire le Giubbe Rosse inglesi facili bersagli con le loro divise colorate. Meno fortuna ha la guerra per mare ,infatti l'ammiraglio Jones non è in grado di impedire il blocco navale inglese che blocca i rifornimenti in America.Ma i coloni si giovavano dell’esperienza di generali europei accamparsi in loro aiuto come il polacco Kosciusko e il francese LaFayette.Le sorti della guerra sono in questo momento a favore degli Insorti: il generale prussiano Von Stauben organizzatore delle truppe americana vince gli Inglesi a Monmouth e a Yorktown (1778) ma la notizia più importante per la guerra e per il morale degli insorti è l’entrata in guerra al loro fianco della Francia e della Spagna, finalmente convinte dalle perorazioni di Benjamin Franklin presso le corti, la partecipazione dei francesi alla guerra d’indipendenza americana ebbe un altro effetto del tutto inatteso, centinaia di volontari, tra i quali l’aristocratico d’idee illuministe LaFayette che divenne stretto collaboratore di Washington affluirono elle 13 colonie e vi scoprirono un mondo nuovo, pieno di gente colta ed entusiasta che conosceva a fondo Voltaire e Rousseau ma anche Newton e le macchine a vapore di Watt e che per la prima volta applicava l’Illuminismo alla azione politica e combatteva in nome dell’eguaglianza. In America 37 giornali vendevano una media di quattromila copie al giorno e discutevano sulle loro pagine d’indipendenza, di tasse, di scienza e di religione grazie alla più assoluta libertà di stampa e d’opinione. La flotta francese è sconfitta da quella inglese agli ordini dell’ammiraglio Howe mentre gli Spagnoli invece attaccano via terra muovendosi dalla Florida ma vengono anch’essi ricacciati, e gli stessi ribelli sono vinti dal generale Burgdyng a Ticonderoga (New York) e a Fort Edward. Intanto anche la Spagna passa all’attacco navale tentando inutilmente di espugnare Gibilterra difesa strenuamente ma riescono ad espugnare Minorca ed in America riescono a sfondare il fronte inglese appostato sul confine tra le ex colonie britanniche e quelle spagnole. Da parte inglese il generale Clinton, nuovo comandante delle truppe britanniche, delegato in luogo di Lord Cornwallis dopo la sconfitta di Saratoga, marcia sì Charleston, in mano ai Ribelli, invade la South Carolina, stringe d’assedio la città costiera e dopo una lunga resistenza oppostagli, aiutato dalla fame che aveva stretto nella sua morsa ala città, la espugna chiudendo la via degli approvvigionamento provenienti da Francia e Spagna. Vi è subito il tentativo da parte americana di riprendere Charleston (1780), nodo marittimo vitale per la sopravvivenza delle colonie, ma vanamente. Nel golfo del Messico l’ammiraglio Rodney conquista Martinica, Santa Lucia e Grenada e libera Capo Vincente dagli Spagnoli, issando il vessillo reale inglese. Contro la guerra corsare inglese, le nazioni di Spagna, Francia, Russia, Olanda, Svezia, Danimarca, Austria e Prussia, proclamano la neutralità armata sui mari (il principio “la bandiera neutrale protegge le merci nemiche all’infuori di quelle di contrabbando (belliche) ” è accolto anche dal moderno diritto marino). Guidate dall’ammiraglio Rochambeau, truppe francesi sbarcano a Rhode Island e cacciano i soldati inglesi. Nell’agosto del 1780 Lord Cornwallis, ex comandante in capo, conquista Charleston e Campden sconfiggendo Gates che è destituito dall’incarico. Nel 1781 le truppe inglesi più volte respinte dai soldati americani per terra riescono a stento a mantenere la supremazia marittima su Spagna e Francia. Il 16 maggio la flotta interviene in aiuto della città di Yorktown, ed incontra nella baia di Chesapeake la flotta del conte di Grasse, e dopo 4 giorni di combattimento deve battere in ritirata, e la sorte della città è segnata quando le truppe francesi tornate nel settembre cacciano gli Inglesi ma non riescono a sbarcare. Sulla terraferma Burgddyng taglia i rifornimenti e tiene in scacco Saratoga (17 settembre 1781) che è liberata dagli Insorti mentre l’esercito inglese si ritira e Cornwallis è bloccato a Yorktown da Washington che gli sbarra la strada e il 6 ottobre vi è la resa di 7500 soldati inglesi (tra cui Gneiseau). L’esercito inglese tenta un’ultima sortita prima della resa il 16 ottobre. Nel 1783 con la pace di Versailles, l’Inghilterra riconosce l’indipendenza delle excolonie americane, Tobago e il Senegambia passano alla Francia, Minorca alla Spagna. Tornando in Francia i volontari ritrovarono il mondo chiuso dei privilegi e dell’aristocrazia, un’agricoltura soffocata dai vincoli feudali, una polizia sempre all’erta pronta a chiudere un giornale troppo audace o ad arrestare un cittadino troppo critico verso il clero o la monarchia. Le idee che circolavano tra i ceti più colti cominciarono sempre più frequentemente a diventare azione concreta e la Guerra d’Indipendenza Americana cominciò a sembrare a molti la prova generale di un altro grande capovolgimento europeo che avrebbe trovato in Francia il terreno più fertile dal quale partire. In Europa la nascita dello stato americano non era passata inosservata: si erano stabiliti nuovi legami commerciali e per gli europei si era aperta la possibilità di emigrare oltre oceano, ma soprattutto gli avvenimenti nel nuovo mondo avevano fatto nascere ovunque la sensazione che si stesse aprendo un ‘era nuova per la storia mondiale. L’illuminismo aveva diffuso in molti l’idea de progresso ,la convinzione che con i mali dell’uomo dovuti all’ignoranza ed ai pregiudizi del passato,sarebbero stati superati grazie alla ragione :la rivoluzione americana appariva agli intellettuali come il primo passo concreto verso il rinnovamento. Soprattutto i francesi vedevano l’America come una terra non rovinata da un vecchio regime, in cui non esistevano classi privilegiate,cariche ereditarie per legge, corporazioni che ostacolavano la libera iniziativa economica: l’America era per l’Europa il simbolo degli anni futuri. In Europa divenne intensa la produzione letteraria ispirata alle esperienze americane: poesie,saggi e dissertazioni filosofiche presentavano,spiegavano,esaltavano la rivoluzione americana “
Di là dalle coste di Franklin erompe un caldo soffio di libertà…più vasto si aprì il cuore dell’uomo,il suo desiderio vide fiorire giorni di felicità…”scrisse il poeta tedesco Isaac Von Gerning. Ma soprattutto in Europa si parlava ,si discuteva del modello americano di stato considerato la realizzazione di quegli ideali di libertà e uguaglianza proposti dai filosofi illuministi. Gli Americani avevano indicato la via da seguire: un’Assemblea Costituente (la Convenzione) che agiva a nome del popolo affermando i diritti individuali (la Dichiarazione dei Diritti) e creando l'ordinamento dello Stato (la Costituzione). Furono soprattutto le costituzioni d’alcuni stati americani come la Virginia o il Massachussets a suscitare un dibattito politico in Europa:in special modo in Francia nei salotti,nei caffè e sulla stampa la discussione contribuì alla riflessione su importanti temi politici come l’origine della sovranità, la natura della rappresentanza politica (cioè il rapporto esistente tra coloro che sono stati eletti ad una carica pubblica) o la modo per redigere una Costituzione. Quindi la rivoluzione americana ebbe un ‘ampia risonanza in Europa dove fu salutata come segnale di prossime innovazioni civili, e un esempio da seguire come attestano alcune testimonianze dell’epoca: “Ci auguriamo che la rivoluzione americana sia per il mondo un segnale;che gli uomini insorgano e spezzino le catene in cui da se stessi si sono legati per ignoranza e superstizione; che essi finalmente conoscano la soddisfazione di scegliere la forma del proprio governo. Ormai gli occhi di tutti sono aperti sui diritti dell’uomo e i lui della scienza hanno tolto i veli a questa evidente verità, che gli uomini non sono nati con una sella sul dorso, pronta ad essere montata da qualche privilegiato… “ (tratto da un discorso di Thomas Jefferson esponente del partito repubblicano federalista), mentre Christoph Ebeling,uomo politico tedesco, scrisse “L’America deve servire da esempio al mondo”. Anche Heinrich Steffens, scrittore danese, ha lasciato il suo pensiero “E’ stato un bellissimo giorno quello in cui abbiamo celebrato la vittoria della libertà, conquistata dopo la lotta. Dopo aver riempito i bicchieri di punch, abbiamo brindato alla prosperità della nuova Repubblica. Certamente questa vittoria era annunciatrice di nuovi grandi avvenimenti. Nel porto tutte le navi hanno issato la bandiera per salutare con spari la nascita di questa nuova nazione”. Quindi la rivoluzione americana aveva avuto una risonanza in tutto il continente europeo e soprattutto in quegli stati come la Francia,dove erano maggiori le concentrazioni d’illuministi e d’assertori della libertà perché lo stato francese era governato da una monarchia assoluta verticistica e da una ristretta casta di nobili. Così un caldo vento di libertà spirò sull’avido terreno europeo, portando speranza a tutti gli oppressi in un mondo migliore come cittadini di uno stato democratico fondato sull’Eguaglianza, Fratellanza,Libertà e sulla tolleranza religiosa reciproca delle confessioni, a differenza dei secoli precedenti.
Dopo la
vittoria restava ancora da risolvere un problema fondamentale:la
mancanza di una costituzione federale e di un governo centrale che
unisse i tredici stati in un'unica Confederazione ; solo in questo modo
i tredici stati sarebbero potuti diventare una nazione forte
politicamente ed economicamente. Su questo problema si fronteggiavano
due posizioni contrapposte:quella degli antifederalisti o nazionalisti
che volevano un governo centrale abbastanza forte e la posizione dei
federalisti che volevano difendere i poteri dei singoli stati. Nel 1787
una Convenzione di delegati riunitasi a Filadelfia ,alla quale
partecipavano i maggiori esponenti della rivoluzione riuscì a
raggiungere un compromesso tra le due posizioni: fu così promulgata la
Costituzione degli Stati Uniti d’America che costituiva una
repubblica presidenziale e democratica . Al comando vi è un Presidente,
eletto a suffragio universale indiretto, che detiene il potere esecutivo
ed è eletto ogni 4 anni (dal 1951 con il 22 emendamento è permessa una
sola rielezione) che è a capo del governo e sceglie i segretari
(ministri). Al governo centrale (Autorità Federale) furono riconosciuti
poteri decisionali solo in politica estera, in tema di difesa e finanze
e nel camp delle principali questioni di comuni interesse,quali
l’esplorazione e colonizzazione di nuovi territori. Il potere
legislativo è affidato al Congresso, composto dalla Camera dei
Rappresentanti e dal Senato, la Camera è in carica per due anni ed è
formata da cittadini eletti in proporzione al numero d’abitanti dello
stato, il Senato, in carica per 6 anni con rotazione di un terzo di
senatori ogni due anni,è formato da 2 senatori per ogni stato. In questo
modo gli artefici della costituzione avevano raggiunto un compromesso
tra i rappresentanti degli stati più popolosi, che volevano un’elezione
in base alla proporzione con i loro abitanti e gli stati più piccoli che
proponevano lo stesso numero di rappresentanti per tutti gli stati. Il
potere giudiziario è affidato alla Corte Suprema (Supreme Court)
composta da nove membri nominati a vita dal Presidente. Essa è il
vertice delle corti federali di tutti gli stati, ha la facoltà di
annullare quelle decisioni che sono contrarie alla Costituzione e
l’incarico di appianare eventuali contrasti tra gli stati. Per garantire
un certo equilibrio tra i poteri costituzionali e per impedire che uno
prevalesse sull’altro la Costituzione prevede una serie di controlli
reciproci:il Presidente può porre il veto di sospensione sulle leggi del
Congresso e questo a sua volta esercita un controllo politico
sull’attività del Presidente. La costituzione è formata da un preambolo
e da sette articoli ai quali dal 1791 al 1951 sono stati aggiunti 22
emendamenti (articoli addizionali) i primi dieci si riferiscono alla
carta dei diritti che rispetta la libertà individuale (di
culto,parola,stampa,petizione,associazione,riunione) ,quello del 1863
abolisce la schiavitù, e il 22° preclude al Presidente la possibilità si
superare i due mandati presidenziali. Quindi si passò a decidere chi
avesse il diritto di voto :alcuni sostenevano il suffragio universale
basandosi sul principio dell’uguaglianza naturale di tutti gli uomini,
altri sostenevano il suffragio basato sul censo, cioè sulla ricchezza,
sostenendo che i poveri non sarebbero stati in grado di esprimersi su
problemi di cui non avevano competenza. Prevalse questa seconda linea:
gli elettori furono i maschi maggiorenni bianchi che avevano delle
proprietà o pagavano le tasse da un certo livello in su. I negri non
avevano diritto al voto, ma gli Stati del sud sfruttarono il fatto che
essi costituivano in ogni modo una colazione molto numerosa per aumentar
il numero dei loro rappresentanti al Congresso e fecero calcolare cinque
negri come tre cittadini liberi. Solo cento anni dopo nel 1870 ai neri
fu concesso il diritto di voto, ma molti stati emanarono leggi locali
che cercavano in ogni modo di impedire loro di votare (come il
superamento di un esame di lettura e scrittura). Nonostante l’accordo
rimasero le divergenze venutasi a manifestare già durante la guerra,
quando 11 delle 13 colonie si erano costituite come Stati indipendenti:
ciascuna aveva redatto una Dichiarazione dei Diritti, una carta in
cui,in base agli ideali illuministici di libertà ed uguaglianza erano
stati fissati i diritti dei singoli cittadini ed i principi secondo i
quali doveva essere organizzato lo stato, contenuti in Costituzioni,
documenti che stabilivano gli uffici,le funzioni pubbliche ed i loro
poteri. Durante il conflitto, il Congresso,composto dai rappresentanti
delle colonie, aveva coordinato tutte le azioni militari e diplomatiche
contro il comune nemico. Conclusa la pace sarebbe stato opportuno
conferire al Congresso maggiori poteri per difendere l’indipendenza
ottenuta e soprattutto rimuovere tutti quegli impedimenti come la
differenza delle monete e de dazi che ostacolavano le attività
commerciali fra gli Stati. Non tutti però erano del parere di limitare
la propria autonomia a favore di un governo centrale poiché diverse
erano le caratteristiche e le esigenze che li distinguevano. Si
formarono due correnti:quella dei federalisti (dal latino foedus
cioè patto) favorevoli ad un unione tra gli stati e quella dei
repubblicani sostenitori delle autonomie dei singoli stati. Per il
momento la Costituzione conservava alcuni limiti:il diritto di voto era
precluso agli schiavi che rappresentavano un sesto della popolazione ed
erano esclusi da qualsiasi esercizio politico ed ai pellirossa. Comunque
la Costituzione americana rivestiva un modello di riferimento per gli
stati europei che videro nell’America la libertà come scrisse il
marchese di LaFayette in una lettera alla moglie:”Difensore di quella
libertà che adoro,libero me stesso più che altri,venendo come amico ad
offrire i miei servizi a questa Repubblica così interessante, io non
porto che la mia franchezza e la mia buon volontà;nessuna
ambizione,nessun interesse particolare,lavorando per la mia gloria io
lavoro per la loro felicità…la felicità dell’america è intimamente
legata alla felicità di tutta l’umanità. Essa diventerà il rispettabile
e sicuro asilo della virtù, dell’onesta, della tolleranza,
dell’uguaglianza, e di una tranquilla libertà.”
LA COSTITUZIONE AMERICANA
1787
PREAMBOLO
Noi, popolo degli Stati Uniti,
allo scopo di perfezionare ulteriormente la nostra Unione, di garantire
la giustizia, di assicurare la tranquillità all'interno, di provvedere
alla comune difesa, di promuovere il benessere generale e di
salvaguardare per noi stessi e per i nostri posteri il dono della
libertà, decretiamo e stabiliamo questa Costituzione degli Stati Uniti
d'America.
ARTICOLO I
Sezione 1.
- Tutti i poteri legislativi
conferiti col presente atto sono delegati ad un Congresso degli Stati
Uniti, composto da un Senato e da una Camera dei Rappresentanti.
Sezione 2.
- La Camera dei Rappresentanti
sarà composta di membri eletti ogni due anni dal popolo dei vari Stati,
e gli elettori di ciascuno Stato dovranno avere i requisiti richiesti
per essere elettori della Camera più numerosa del Parlamento dello
Stato. Non può essere Rappresentante chi non abbia raggiunto l'età di 25
anni, non sia da sette anni cittadino degli Stati Uniti e non sia, nel
periodo delle elezioni, residente nello Stato in cui sarà eletto.
Rappresentanti e le imposte
dirette saranno ripartiti fra i diversi Stati che facciano parte della
Unione secondo il numero dei loro abitanti; numero che verrà determinato
aggiungendo al totale degli uomini liberi - compresi quelli sottoposti a
prestazioni di servizio per un periodo limitato ed esclusi gli indiani
non soggetti ad imposte - tre quinti del rimanente della popolazione.Il
censimento deve essere fatto entro tre anni dalla prima riunione del
Congresso degli Stati Uniti, e successivamente ogni dieci anni, secondo
le norme che verranno stabilite per legge.
Il numero dei Rappresentanti
non supererà quello di uno per ogni trentamila abitanti, però ciascuno
Stato avrà almeno un Rappresentante; e fino a che quel computo non sarà
effettuato, lo Stato del New Hampshire avrà il diritto di eleggere tre
Rappresentanti, il Massachusetts otto, il Rhode Island e le Piantagioni
di Providence uno, il Connecticut cinque, lo Stato di New York sei,
quello del New Jersey quattro, la Pennsylvania otto, il Delaware uno, il
Maryland sei, la Virginia dieci, la Carolina del Sud cinque, la Georgia
tre.
Quando nella rappresentanza di
uno Stato rimarranno seggi vacanti, già organi del Potere esecutivo
indiranno le elezioni per ricoprire tali seggi.Camera dei Rappresentanti
eleggerà il suo Presidente e le altre cariche ed essa sola avrà il
potere di mettere in stato di accusa il Presidente o i membri del
Congresso.
Sezione 3.
- Il Senato
degli Stati Uniti sarà composto da due Senatori per ogni Stato, eletti
dalla Legislatura locale per un periodo di sei anni; ed ogni Senatore
disporrà di un voto.Immediatamente dopo la riunione successiva alla
prima elezione, i Senatori saranno divisi in tre classi, in numero
possibilmente eguale.
I seggi dei
Senatori della prima classe diverranno vacanti allo scadere del secondo
anno, quelli della seconda classe allo scadere del quarto anno, quelli
della terza allo scadere del sesto anno, in modo che ogni due anni venga
rieletto un terzo del Senato; e ove nell'intervallo tra le sessioni
della Legislatura di ciascuno Stato, in seguito a dimissioni o per altra
causa qualsiasi, alcuni seggi rimangano vacanti, l'Esecutivo potrà
procedere a nomine provvisorie fino alla successiva sessione della
Legislatura, che conferirà i seggi vacanti.
Non potrà essere Senatore chi non abbia compiuto l'età di 30 anni, non sia da nove anni cittadino degli Stati Uniti, e non sia, nel periodo della elezione, residente nello Stato in cui sarà eletto.Il Vicepresidente degli Stati Uniti sarà Presidente del Senato, ma non avrà voto, salvo nel caso di pareggio dei voti.Senato nominerà le altre sue cariche, come pure un Presidente protempore, il quale presiederà in assenza del Vicepresidente, o quando questi svolga le funzioni di Presidente degli Stati Uniti.Il Senato avrà il potere esclusivo di giudicare nei casi d'impeachment .
Ove si riunisca
per tale scopo, i suoi membri presteranno giuramento o impegneranno la
loro parola. Ove si debba giudicare il Presidente degli Stati Uniti,
presiederà il Presidente della Corte Suprema; nessun accusato potrà
essere dichiarato colpevole senza una maggioranza dei due terzi dei
membri presenti.
Le condanne pronunziate in
tali casi non avranno altro effetto se non di allontanare l'accusato
dalla carica che occupa e di interdirgli, negli Stati Uniti, l'accesso a
qualsiasi carica onorifica, di fiducia, o retribuita; ma il condannato
potrà, nondimeno, essere soggetto, e sottoposto, ad incriminazione,
processo, giudizio e punizione secondo le leggi ordinarie.
Sezione 4.
- La data, i
luoghi e le modalità delle elezioni dei Senatori e dei Rappresentanti
saranno fissati in ogni Stato dalle relative Legislature; ma il
Congresso federale potrà in qualsiasi momento emanare o modificare
queste norme, salvo per quanto riguarda i luoghi in cui i Senatori
debbono essere eletti.Il Congresso si riunirà almeno una volta all'anno
e tale riunione dovrà aver luogo nel primo lunedì di dicembre, a meno
che non venga fissato per legge un altro giorno.
Sezione 5.
- Ciascuna
delle due Camere sarà giudice delle elezioni, delle rielezioni e dei
requisiti dei propri membri. Il numero legale per ciascuna delle due
Camere sarà costituito dalla metà più uno; qualora non si raggiunga il
numero legale, ciascuna Camera potrà aggiornare la seduta di giorno in
giorno, ed essere autorizzata a costringere i membri assenti ad
intervenire, ricorrendo a quei mezzi e comminando quelle sanzioni cui
essa riterrà di ricorrere.
Ciascuna Camera elaborerà il
proprio regolamento, punirà i suoi membri per condotta scorretta, e
potrà, a maggioranza di due terzi, procedere ad espulsioni.Ciascuna
Camera redigerà un verbale delle proprie sedute e lo pubblicherà
periodicamente, ad eccezione di ciò che crederà debba rimanere segreto;
i voti favorevoli e contrari dei membri di ciascuna Camera, sopra una
qualsiasi questione, saranno, su domanda di un quinto dei membri
presenti, inseriti a verbale.
Nessuna delle due Camere,
durante la sessione del Congresso, potrà, senza il consenso dell'altra,
rinviare la seduta per più di tre giorni, né spostare in luogo diverso
da quello in cui seggono le due Camere.
Sezione 6.
- I Senatori e
i Rappresentanti riceveranno per le loro funzioni un'indennità, che
verrà determinata per legge e pagata dal Tesoro degli Stati Uniti. In
nessun caso, salvo che per tradimento, fellonia e turbamento della
quiete pubblica, essi potranno essere arrestati, sia durante la
sessione, sia nel recarsi a questa o nell'uscirne; né, per i discorsi
pronunziati o per le opinioni sostenute nelle rispettive Camere,
potranno essere sottoposti a interrogatori in alcun altro luogo.
Nessun Senatore e
Rappresentante, per tutto il periodo per cui è stato eletto, potrà
essere chiamato a coprire un qualsiasi ufficio civile alle dipendenze
degli Stati Uniti, che sia stato istituito, o la cui retribuzione ne sia
stata aumentata, durante detto periodo; e nessuno, che abbia un impiego
alle dipendenze degli Stati Uniti, potrà essere membro di una delle due
Camere anche conservi tale impiego.
Sezione 7.
- Tutti i
progetti di legge relativi all'imposizione di tributi debbono avere
origine nella Camera dei Rappresentanti; il Senato, però, può
concorrervi, come per gli altri progetti di legge, proponendo
emendamenti qualsiasi progetto di legge che abbia ottenuto
l'approvazione del Senato e della Camera dei Rappresentanti, deve essere
presentato, prima di divenire legge, al Presidente degli Stati Uniti.
Questi, qualora
lo approvi, vi apporrà la firma; in caso contrario, lo rinvierà con le
sue osservazioni alla Camera da cui è stato proposto, e questa inserirà
integralmente a verbale tali osservazioni e discuterà di nuovo il
progetto. Se dopo questa seconda discussione, due terzi dei membri della
Camera interessata si dichiareranno in favore del progetto, questo sarà
mandato, insieme con le osservazioni del Presidente, all'altra Camera,
da cui verrà discusso in maniera analoga; e se anche in questa sarà
approvato con una maggioranza di due terzi, acquisterà valore di
legge.In tali casi, però, i voti di entrambe le Camere debbono essere
espressi con appello nominale, e i nomi dei votanti pro e contro saranno
annotati nei verbali delle rispettive Camere.
Se entro dieci
giorni (escluse le domeniche) dal momento in cui gli sarà stato
presentato, il Presidente non restituirà un progetto di legge, questo
acquisterà forza di legge come se egli lo avesse firmato, a meno che il
Congresso, aggiornandosi, non renda impossibile che il progetto stesso
gli sia rinviato; nel qual caso il progetto non acquisterà forza di
legge.Tutte le decisioni, le deliberazioni o i voti, per i quali sia
necessario il concorso delle due Camere (salvo che si tratti di
aggiornamenti) debbono essere sottoposti al Presidente degli Stati
Uniti, e da lui approvati prima che entrino in vigore; oppure, se egli
li respinge, debbono nuovamente essere approvati dai due terzi delle due
Camere, conformemente a quanto prescritto per i progetti di legge.
Sezione
8.
- Il Congresso
avrà facoltà:
d'imporre e percepire tasse, diritti, imposte e dazi;
di pagare i
debiti pubblici e di provvedere alla difesa comune e al benessere
generale degli Stati Uniti I diritti, le imposte, le tasse e i dazi
dovranno, però, essere uniformi in tutti gli Stati Uniti;
di contrarre prestiti per
conto degli Stati Uniti;
di regolare il
commercio con le altre Nazioni, e fra i diversi Stati e con le tribù
indiane;di fissare le norme generali per la naturalizzazione, e le leggi
generali in materia di fallimento negli Stati Uniti;
di battere
moneta, di stabilire il valore della moneta stessa e di quelle
straniere, e di fissare i vari tipi di pesi e di misure;
di
provvedere a punire ogni contraffazione dei titoli e della moneta
corrente degli Stati Uniti;
di stabilire
uffici e servizi postali;
di promuovere il progresso
della scienza e delle arti utili, garantendo per periodi limitati agli
autori e agli inventori il diritto esclusivo sui loro scritti e sulle
loro scoperte;
di costituire tribunali di
grado inferiore alla Corte Suprema;
di definire e di punire gli
atti di pirateria e di fellonia compiuti in alto mare, nonché le offese
contro il diritto delle genti;
di dichiarare la guerra, di
concedere permessi di preda e rappresaglia e di stabilire norme relative
alle prede in terra e in mare;
di reclutare e mantenere
eserciti; nessuna somma, però, potrà essere stanziata a questo scopo per
più di due anni;
di creare e mantenere una
Marina militare;
di stabilire regole per
l'amministrazione e l'ordinamento delle forze di terra e di mare;
di provvedere a che la milizia
sia convocata per dare esecuzione alle leggi dell'Unione, per reprimere
le insurrezioni e per respingere le invasioni;
di provvedere a che la milizia
sia organizzata, armata e disciplinata e di disporre di quella parte di
essa che possa essere impiegata al servizio degli Stati Uniti, lasciando
ai rispettivi Stati la nomina degli ufficiali e la cura di addestrare i
reparti secondo le norme disciplinari prescritte dal Congresso;
di esercitare esclusivo
diritto di legiferare in qualsiasi caso in quel distretto (non eccedente
le dieci miglia quadrate) che per cessione di Stati particolari, e per
consenso del Congresso, divenga sede del governo degli Stati Uniti;
e di esercitare analoga
autorità su tutti i luoghi acquistati, con l'assenso della Legislatura
dello Stato in cui si trovano, per la costruzione di fortezze, di
depositi, di arsenali, di cantieri e di altri edifici di utilità
pubblica;
di fare tutte le leggi
necessarie ed adatte per l'esercizio dei poteri di cui sopra, e di tutti
gli altri poteri di cui la presente Costituzione investe il governo
degli Stati Uniti, o i suoi dicasteri ed uffici.
Sezione 9.
-
L'immigrazione o l'introduzione di quelle persone che gli Stati
attualmente esistenti possono ritenere conveniente di ammettere non
potrà essere vietata dal Congresso prima dell'anno 1808; ma può essere
imposta sopra tale introduzione una tassa o un diritto non superiore ai
dieci dollari per persona.Il privilegio dell'habeas corpus non sarà
sospeso se non quando, in caso di ribellione o d'invasione, lo esiga la
sicurezza pubblica.
Non potrà essere approvato
alcun decreto di limitazione dei diritti del cittadino, né alcuna legge
penale retroattiva.Non potrà essere imposto testatico, o altro tributo
diretto, se non in proporzione del censimento e della valutazione degli
averi di ciascuno, che dovranno essere effettuati come disposto più
sopra nella presente legge.Nessuna tassa e nessun diritto potrà essere
stabilito sopra merci esportate da uno qualunque degli Stati.
Nessuna preferenza dovrà
essere data dai regolamenti commerciali o fiscali ai porti di uno Stato
rispetto a quelli di un altro; e le navi dirette ad uno Stato o
provenienti dai suoi porti non potranno essere costrette ad entrare in
quelli di un altro Stato o di pagarvi alcun diritto.
Nessuna somma dovrà essere
prelevata dal Tesoro, se non in seguito a stanziamenti decretati per
legge; e dovrà essere pubblicato periodicamente un rendiconto regolare
delle entrate e delle spese pubbliche.Gli Stati Uniti non conferiranno
alcun titolo di nobiltà; nessuna persona che occupi un posto retribuito
o di fiducia, alle dipendenze degli Stati Uniti potrà, senza il consenso
del Congresso, accettare doni, emolumenti, incarichi o titoli da un
Sovrano, da un Principe o da uno Stato straniero.
Sezione 10.
- Nessuno Stato
potrà, concludere trattati, alleanze o patti confederali;
o accordare
permessi di preda o rappresaglia; o battere moneta;
o
emettere titoli di credito;
o consentire
che il pagamento dei debiti avvenga in altra forma che mediante monete
d'oro o d'argento;
o approvare
alcun decreto di limitazione dei diritti del cittadino, alcuna legge
penale retroattiva, ovvero leggi che portino deroga alle obbligazioni
derivanti da contratti;
o conferire
titoli di nobiltà.
Nessuno Stato potrà, senza il
consenso del Congresso, stabilire imposte o diritti di qualsiasi genere
sulle importazioni e sulle esportazioni, ad eccezione di quanto sia
assolutamente indispensabile per dare esecuzione alle proprie leggi di
ispezione;
e il gettito netto di tutti i
diritti e di tutte le contribuzioni imposte da qualsiasi Stato sulle
importazioni e sulle esportazioni sarà a disposizione della Tesoreria
degli Stati Uniti;
e tutte le leggi relative
saranno soggette a revisione e a controllo da parte del Congresso.
Nessuno Stato potrà, senza il
consenso del Congresso, imporre alcuna imposta sulle navi in base al
tonnellaggi, mantenere truppe o navi da guerra in tempo di pace,
concludere trattati o unioni con altri Stati o con Potenze straniere, o
impegnarsi in una guerra, salvo in caso di invasione o di pericolo così
imminente da non ammettere alcun indugio.
ARTICOLO II
Sezione 1.
- II Presidente
degli Stati Uniti d'America sarà investito del potere esecutivo.
Egli rimarrà in
carica per il periodo di quattro anni, e la sua elezione e quella del
Vicepresidente, eletto per lo stesso periodo, avranno luogo nel modo
seguente:Lo Stato nominerà, nel modo che verrà stabilito dai suoi organi
legislativi, un numero di elettori pari al numero complessivo dei
Senatori e dei Rappresentanti che lo Stato ha diritto di mandare al
Congresso; nessun Senatore e Rappresentante, però, né alcuna persona che
abbia un pubblico incarico o un impiego retribuito dagli Stati Uniti,
potrà essere nominato elettore.
Gli elettori si riuniranno nei
rispettivi Stati e voteranno a scrutinio segreto per due persone, delle
quali una almeno non dovrà appartenere allo stesso Stato degli elettori.
Essi compileranno una lista di tutti coloro che hanno ottenuto voti e
del numero dei voti raccolti da ciascuno; questa lista sarà da essi
firmata, autenticata e trasmessa, sotto sigillo, alla sede del governo
degli Stati Uniti, indirizzata al Presidente del Senato.Il Presidente
del Senato, in presenza del Senato e della Camera dei Rappresentanti,
aprirà le liste autenticate e quindi si procederà al computo dei voti.
La persona che avrà ottenuto il maggior numero di voti sarà Presidente, sempre che questo numero rappresenti la maggioranza del numero totale degli elettori prescelti: e se vi sarà più di uno che abbia ottenuto tale maggioranza, con un eguale numero di voti, allora la Camera dei Rappresentanti procederà immediatamente a scegliere uno di essi per Presidente, mediante scrutinio segreto; qualora invece nessuno raccogliesse la maggioranza, la Camera procederà in modo analogo a eleggere il Presidente tra i cinque che abbiano raccolto il maggior numero di voti.Nell'elezione del Presidente, tuttavia, i voti saranno dati per Stato e la rappresentanza di ciascuno Stato avrà un solo voto. Il numero legale sarà costituito a tale scopo dalla rappresentanza, composta di uno o più membri, dei due terzi degli Stati, ma per la validità dell'elezione saranno necessari i voti della meta più uno di tutti gli Stati.
In ogni caso,
dopo l'elezione del Presidente, la persona che abbia raccolto il maggior
numero di voti degli elettori sarà nominata Vicepresidente.Se due o più
candidati si trovassero con egual numero di voti, il Senato eleggerà fra
questi il Vicepresidente a scrutinio segreto. Il Congresso può
determinare l'epoca per la designazione degli elettori, e il giorno in
cui questi dovranno dare i loro voti; giorno che dovrà essere lo stesso
per tutti gli Stati Uniti. Nessuna persona, che non sia per nascita o,
comunque, cittadino degli Stati Uniti nel momento in cui questa
Costituzione sarà adottata, potrà essere eleggibile alla carica di
Presidente, né potrà essere eleggibile a tale carica chi non abbia
raggiunto l'età di 35 anni e non sia residente negli Stati Uniti da 14
anni.
In caso di rimozione del
Presidente dalla carica, o di morte, o di dimissioni, o di inabilità ad
adempiere le funzioni e i doveri inerenti alla sua carica, questa sarà
affidata al Vicepresidente, ed il Congresso potrà provvedere mediante
legge, in caso di rimozione, di morale, di dimissioni o di inabilità sia
del Presidente che del Vicepresidente, dichiarando quale pubblico
funzionario dovrà adempiere le funzioni di Presidente, e tale
funzionario le adempirà fino a quando la causa di inabilità cessi, o
venga eletto il nuovo Presidente.
Il Presidente riceverà per i
suoi servizi, a epoche stabilite, un'indennità, che non potrà essere
aumentata né diminuita durante il periodo per il quale egli e stato
eletto; ed egli non dovrà percepire durante tale periodo alcun altro
emolumento dagli Stati Uniti o da uno qualsiasi degli Stati.Prima di
entrare in carica, il Presidente dovrà fare la seguente dichiarazione,
con giuramento o impegnando la sua parola d'onore: "Giuro, (o affermo)
solennemente che adempirò con fedeltà all'ufficio di Presidente degli
Stati Uniti e che con tutte le mie forze preserverò, proteggerò e
difenderò la Costituzione degli Stati Uniti".
Sezione 2.
- Il Presidente sarà
Comandante in Capo dell'Esercito, della Marina degli Stati Uniti e della
Milizia dei diversi Stati, quando questa sia chiamata al servizio attivo
degli Stati Uniti; egli potrà richiedere il parere per iscritto del
principale funzionario di ciascuno dei dicasteri esecutivi su ogni
argomento relativo ai doveri dei loro rispettivi uffici, e avrà anche
l'autorità di concedere diminuzioni di pena e grazia per tutti i crimini
compiuti contro gli Stati Uniti, salvo nel caso dei procedimenti di
incriminazione da parte della Camera (impeachment).
Egli avrà il potere, su parere
e con il consenso del Senato, di concludere trattati, purché vi sia
l'approvazione di due terzi dei Senatori presenti; designerà e, su
parere e con il consenso dei Senato, nominerà gli ambasciatori, gli
altri diplomatici e i consoli, i giudici della Corte Suprema e tutti gli
altri pubblici funzionari degli Stati Uniti la cui nomina non sia
altrimenti disposta con la presente Costituzione, e che debba essere
stabilita con apposita legge; ma il Congresso può, mediante legge,
devolvere quelle nomine di funzionari di grado inferiore che riterrà
opportuno al solo Presidente, alle Corti giudiziarie, ovvero ai capi dei
singoli dicasteri.
Il Presidente avrà il potere di assegnare le cariche che si rendessero vacanti nell'intervallo tra una sessione e l'altra del Senato, mediante nomine provvisorie, le quali avranno validità fino alla fine della sessione successiva.
Sezione 3.
- Il Presidente
informerà di tanto in tanto il Congresso sulle condizioni dell'Unione e
raccomanderà all'esame del Congresso quei provvedimenti che riterrà
necessari e convenienti; potrà, in contingenze straordinarie, convocare
entrambe le Camere, oppure una di esse, e, in caso di dissenso tra le
Camere circa la durata dell'aggiornamento, potrà fissare quella che gli
parrà conveniente; riceverà gli ambasciatori e gli altri diplomatici;
avrà cura della piena osservanza delle leggi e sanzionerà la nomina di
tutti i funzionari degli Stati Uniti.
Sezione
4.
- Il
Presidente, il Vicepresidente e ogni altro funzionario civile degli
Stati Uniti saranno rimossi dall'ufficio ove. in seguito ad accusa mossa
dalla Camera, risultino colpevoli di tradimento. di concussione o di
altri gravi reati.
ARTICOLO III
Sezione 1.
- II potere
giudiziario degli Stati Uniti sarà affidato ad una Corte Suprema e a
quelle Corti di grado inferiore che il Congresso potrà di volta in volta
creare e costituire. I giudici della Corte Suprema e quelli delle Corti
di grado inferiore conserveranno il loro ufficio finché non se ne
renderanno indegni con la loro condotta (during good behavior), e ad
epoche fisse riceveranno per i loro servizi un'indennità che non potrà
essere diminuita finche essi rimarranno in carica.
Sezione 2.
- Il potere giudiziario si
estenderà a tutti i casi, di diritto e di equità, che si presenteranno
nell'ambito della presente Costituzione, delle leggi degli Stati Uniti e
dei trattati stipulati o da stipulare, sotto la loro autorità;
a tutti i casi concernenti gli ambasciatori, gli altri rappresentanti diplomatici ed i consoli; a tutti i casi che riguardino l'ammiragliato e la giurisdizione marittima;
alle
controversie tra due a più Stati, tra uno Stato e i cittadini di un
altro Stato, tra cittadini di Stati diversi, tra cittadini di uno stesso
Stato che reclamino terre in base a concessioni di altri Stati, e tra
uno Stato o i suoi cittadini e Stati, cittadini o sudditi stranieri.
In tutti i casi che riguardino
ambasciatori, altri rappresentanti diplomatici, o consoli e in quelli in
cui uno Stato sia parte in causa, la Corte Suprema avrà giurisdizione
esclusiva. In tutti gli altri casi sopra menzionati la Corte Suprema
avrà giurisdizione d'appello, sia in diritto che in fatto, con le
eccezioni e norme che verranno fissate dal Congresso.Il giudizio per
tutti i crimini, salvo nei casi di accusa mossa dalla Camera dei
Rappresentanti, dovrà avvenire mediante giuria; e tale giudizio sarà
tenuto nello Stato dove detti crimini siano stati commessi; quando il
crimine non sia stato commesso in alcuno degli Stati, il giudizio si
terra nel luogo o nei luoghi che saranno stati designati per legge dal
Congresso.
Sezione 3.
- Sarà
considerato tradimento contro gli Stati Uniti soltanto l'aver impugnato
le armi contro di essi, o l'aver fatto causa comune con nemici degli
Stati Uniti, fornendo loro aiuto e soccorsi. Nessuno sarà dichiarato
colpevole di alto tradimento, se non su testimonianza di due persone che
siano state presenti a uno stesso atto flagrante, ovvero quando egli
confessi la sua colpa in pubblico processo. II potere di emettere una
condanna per alto tradimento spetta al Congresso; ma nessuna sentenza di
tradimento potrà comportare perdita di diritti per i discendenti, o
confisca di beni se non durante la vita del colpevole.
ARTICOLO IV
Sezione 1.
- In ogni Stato saranno
attribuiti piena fiducia e pieno credito agli atti, ai documenti
pubblici e ai procedimenti giudiziari degli altri Stati; e il Congresso
potrà, mediante leggi generali, prescrivere il modo in cui la validità
di tali atti, documenti e procedimenti debba essere determinata, nonché
gli effetti della validità stessa
Sezione 2.
- I cittadini di ogni Stato
hanno diritto, in ogni altro Stato, a tutti i privilegi e a tutte le
immunità inerenti alla condizione di cittadini. Qualsiasi persona
accusata in uno Stato di alto tradimento, di fellonia o di altro crimine
e che si sia sottratta alla giustizia e sia trovata in un altro Stato,
sarà - su richiesta degli organi esecutivi dello Stato da cui è fuggita
- consegnata e condotta allo Stato che abbia giurisdizione per il reato
ad essa imputato.
Nessuna persona sottoposta a
prestazioni di servizio o di lavoro in uno degli Stati, secondo le leggi
ivi vigenti, e che si sia rifugiata in un altro Stato potrà, in virtù di
qualsiasi legge o regolamento quivi in vigore, essere esentata da tali
prestazioni di servizio o di lavoro; ma, su richiesta dell'interessato,
verrà riconsegnata alla parte cui tali prestazioni sono dovute.
Sezione 3.
- Nuovi Stati potranno essere
ammessi nell'Unione per decisione del Congresso; ma nessuno Stato nuovo
potrà essere costituito entro la giurisdizione di qualsiasi Stato già
esistente; e nessuno Stato potrà essere formato dalla riunione di due o
più Stati già esistenti, o di parte di essi, senza il consenso delle
Legislature degli Stati interessati, oltre che del Congresso.
Il Congresso avrà l'autorità
di disporre del territorio e delle altre proprietà appartenenti agli
Stati Uniti e di stabilire tutte le norme e le misure che in detto
territorio si ritenessero necessarie. Nessuna disposizione della
presente Costituzione potrà essere interpretata in modo pregiudizievole
a qualsiasi diritto che possa essere accampato dagli Stati Uniti o da
uno dei singoli Stati.
Sezione 4.
- Gli Stati
Uniti garantiranno ad ogni Stato dell'Unione la forma di governo
repubblicana, e proteggeranno ogni Stato contro qualsiasi invasione e -
su richiesta degli organi legislativi o del Potere esecutivo (quando il
Legislativo non possa essere convocato) - contro violenze interne.
ARTICOLO V
Il Congresso, ogniqualvolta i
due terzi delle Camere lo riterranno necessario, proporrà emendamenti
alla presente Costituzione, oppure, su richiesta dei due terzi delle
Legislature dei vari Stati, convocherà una Convenzione per proporre gli
emendamenti.
In entrambi i casi, gli
emendamenti saranno validi a ogni effetto, come parte di questa
Costituzione, allorché saranno stati ratificati dalle Legislature di tre
quarti degli Stati, o dai tre quarti delle Convenzioni riunite a tale
scopo in ciascuno degli Stati, a seconda che l'uno o l'altro modo di
ratifica sia stato prescritto dal Congresso; tuttavia resta stabilito
che nessun emendamento, prima dell'anno 1808, potrà modificare in alcun
modo i capoversi primo e quarto della Sezione 9 dell'Articolo I, e che
nessuno Stato, senza il suo proprio consenso, potrà essere privato della
parità di rappresentanza nel Senato.
ARTICOLO VI
Tutti i debiti contratti e le
obbligazioni assunte prima della presente Costituzione saranno validi
per gli Stati Uniti sotto la presente Costituzione, come lo erano sotto
la Confederazione.La presente Costituzione e le leggi degli Stati Uniti
che verranno fatte in conseguenza di essa, e tutti i trattati conclusi,
o che si concluderanno, sotto l'autorità degli Stati Uniti,
costituiranno la legge suprema del Paese (the supreme Law of the Land);
e i giudici di ogni Stato saranno tenuti a conformarsi ad essi, quali
che possano essere le disposizioni in contrario nella Costituzione o
nella legislazione di qualsiasi singolo Stato.
I Senatori e i Rappresentanti
sopra menzionati, i membri delle Legislature dei singoli Stati e tutti i
rappresentanti del Potere esecutivo e di quello giudiziario, sia degli
Stati Uniti, che di ogni singolo Stato, saranno tenuti, con giuramento e
con dichiarazione sul loro onore, a difendere la presente Costituzione;
ma nessuna professione di fede religiosa sarà mai imposta come
necessaria per coprire un ufficio od una carica pubblica degli Stati
Uniti.
ARTICOLO VII
La ratifica da parte delle Assemblee di nove Stati sarà sufficiente a far entrare in vigore la presente Costituzione negli Stati che l'abbiano in tal modo ratificata. Redatto in Assemblea per unanime consenso degli Stati presenti, il giorno diciassettesimo del settembre dell'anno del Signore 1787, e dodicesimo dell'indipendenza degli Stati Uniti d'America.
In fede di che abbiamo qui sotto apposto le nostre firme.
E
R
G
P