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xLe Grandi Battaglie
Dieppe 19/8/1942
Dunkerque 5/1940
El Alamein 23/10/1942 - 4/11/1942 operazione Lightfoot Finlandia 30 Novembre 1939 - 15/3/1940
Francia - Belgio - Lussemburgo e Paesi Bassi 10/5/1940
Grecia 28/10/1940
Guadalcanal 7/8/1942
Guerra aerea in Europa 1939/1945
Inghilterra "Adlertag - Giorno ell' Aquila" 10/7/1940
Jutland 1916
Midway 4/6/1942
Norvegia 9/4/1940
Pearl Harbour 7/12/1941
Operazione Barbarossa - Russia 22/6/1941
Operazione Crusader - Libia 18/11/1941 - 7/12/1941
Operazione Torch - Africa Settentrionale 8/11/1942 Polonia 1/9/1939
Salerno 8/9/1943
Somme 1/7/1916 - 19/11/1916
Stalingrado 1942- 1943
Yugoslavia e Grecia - Operazione Marita 6/4/1941
Filmati (http://digilander.libero.it/historia_militaria
-Anzio! Nettuno!
dal flm "La vita ricomincia" del 1946 di Mario Mattioli
-Disastro sul Rapido della 36ª Divisione "Texas" sul "Bloody River"
-Il bombardamento dell'Abbazia di Montecassino del 15 febbraio 1944
-Il bombardamento di Cassino
-Intervista a Karl Newedel ex Paracadutista della 1ª Divisione tedesca
-L'attacco a Masseria Albaneta il 19 marzo del 1944
-Paracadutisti tedeschi a Cassino / Fallschirmjäger in Cassino gennaio al maggio del 1944.
Anzio - Operazione Shingle 22/1/1944
Ardenne 16/12/1944 - Operazione Herbstnebel
Armata Italiana in Russia (ARMIR) 10/12/1942- 1/1943
Arnhem 17/9/1944 - Operazione Market-Garden
Berlino 16/4/1945 2/5/1945
Cassino 15/2/1944
Corea 1950/1953
Corpo di Spedizione Italiano in Russia (CSIR) 10/7/1941
Falklands 2/4/1982 - 14/6/1982
Israele ~ Paesi Arabi 14/5/1948-2006
Kursk - Operazione Citadelle 5/7/1943 - 13/7/1943
Normandia 1944 6/6/1944 - Operazione Overlord
Prima Battaglia del Golfo 17/1/1991- 27/2/1991
Seconda Battaglia del Golfo 19/3/2003 - 1/5/2003
Sicilia - Operazione Husky 10/7/1943 - 17/8/1943
Vietnam 8/2/1962 - 30/5/1975
Yugoslavia - Guerra Civile 1992 - 2001
up
Stalingrado 19/11/1942 - 2/2/1943
Von Manstein
Il maresciallo Voronov

Il generale Rokossowski
Asse
1011000 uomini
10290 cannoni
675 tanks
1216 aerei
Germania
1 armata di fanteria (6)
1 armata corazzata (4)
22 divisioni
350.000 uomini
283 carri armati
10300 cannoni
600 aerei
Romania
2 armate (3 e 4) con 15 divisioni
Ungheria
1 armata (2)
Italia
1 armata (8)
2 corpi d'armata (2° : divisioni Cosseria e Ravenna;
35°: Pasubio, Torino, Sforzesca, Celere
Russia Georgij Zukov
3 gruppi (Fronti) di armate ( Vatutin, Rokossovski, Eremenko)
1.000.000 di uomini
9 armate
60 divisioni
13500 cannoni
894 carri armati
1115 aerei
Perdite:
2.500.000 militari e civili morti
Asse 93.000 prigionieri, 6000 cannoni, 60.000 camion,
20 divisioni annientate più 2 rumene
Germania 200000 morti e feriti
Nell'estate del 1942 l'Heeresgruppe, gruppo di armate
Centro (Bock), dell'esercito tedesco si spinse nel Caucaso
con l'obiettivo di occupare i pozzi petroliferi e la città
di Astrachan.
Mentre il gruppo d’armate Sud (Rundstedt) aveva
il compito di coprire il fianco sinistro dell'Heeresgruppe,
la 6° armata del generale von Paulus e la 4° Panzerarmee
mossero verso Stalingrado, l'area era difesa dalla
62° armata sovietica.
Il 23 agosto i tedeschi iniziarono la fase finale
dell'offensiva contro Stalingrado, con un attacco a
tenaglia: la 6° armata attaccò da nord-ovest,
la 4° Panzerarmee da sud-ovest.
Lo stesso giorno 600 aeroplani della Luftwaffe
bombardano Stalingrado distruggendo la periferia.
Il 12 settembre i russi si erano ritirati dentro la città
(vedi cartina), il comando della 62° armata
venne affidato al generale Chujkov. Questi organizzò
in reparti di combattimento, la popolazione della
città per sfruttare la teoria della Landwhere di
von Clausewitz, con l’impegno di piccoli reparti
d’assalto, insieme ai rinforzi che attraversavano
il fiume Volga di notte (65000 uomini, 24000 tonnellate
di munizioni) gli permisero di tenere due teste di ponte
al di là del fiume sino all'inverno.
La situazione dei tedeschi all'inizio di novembre
era piuttosto precaria: avendo subito perdite
ingenti nell'assedio di Stalingrado erano stati costretti
a guarnire il fianco sinistro e destro della 6° armata
con due armate rumene di dubbia affidabilità a causa
delle armi inefficaci di cui erano dotate, nonché della
porzione di fronte troppo lunga (65 Km. per ogni divisione).
L'unico ostacolo geografico che potevano sfruttare era
il fiume Don che d'inverno però ghiacciava!
I generali Zhukov e Vasilevskij progettarono un'offensiva
per salvare la 62° armata e sfruttare la locale
debolezza delle forze dell'Asse: ormai i russi avevano
imparato, a loro spese, a usare la Blitzkrieg (guerra lampo).
Il piano prevedeva lo spostamento di una parte della
riserva centrale (un milione di uomini) nel settore
meridionale da ripartirsi in tre Fronti (equivalenti
a piccoli gruppi di armate), i quali avrebbero dovuto
lanciare un attacco a doppia tenaglia con l'intento
di accerchiare la 6° armata, rendere precaria la
posizione del gruppo di armate Sud.
Il 19 novembre scattò l'offensiva con l'attacco del
fronte sud-occidentale del generale Vatutin (1° armata,
21° armata, 5° armata carri) che iniziò una marcia verso
Kalach sul fiume Don; e del fronte del Don del generale
Rokossovskij (65° armata, 66° armata, 24° armata) che
uscendo dalla testa di ponte di Kleckaja puntò
anch'esso su Kalach.
Salvo che nella zona di Kleckaja i rumeni
tengono abbastanza bene, nonostante la potentissima
preparazione di artiglieria e Katiusce.
Il giorno dopo, il 20 partì all'attacco anche il fronte
di Stalingrado, del generale Emerenko (51° armata,
57° armata, 64° armata), queste tre armate si
trovano sul fianco destro dei tedeschi che sono
quindi minacciati di aggiramento, la 51° armata
punta anch'essa su Kalach per chiudere i tedeschi.
Il 22 novembre le due branche della manovra a
tenaglia si incontrano a Kalach, la 6° armata di
Paulus e contingenti della 4° Panzerarmee sono
virtualmente accerchiati nelle rovine di Stalingrado:
Hitler e parte del suo Stato Maggiore non si
rendono conto della gravità della situazione,
gli ordini per Paulus sono di conseguenza di non
provare a ritirarsi ma di resistere a oltranza.
Mentre viene allestita la "fortezza" Stalingrado”,
il generale von Mainstein porta la sua 11°
armata dalla regione di Leningrado a
quella meridionale, unendo questa armata
ad altri reparti costituisce un'improvvisata
unità che chiama “Heeresgruppe Don” con
cui spera di contrattaccare i russi e aprire
una via di fuga per la 6° armata.
A questo punto Stavka, comando supremo
dell'armata rossa, si trova di fronte a due possibilità:
1) Ammassare forze per distruggere la 6° armata,
2) Limitarsi a bloccare la 6° armata, obbiettivo
che richiede un numero minore di reparti per
lasciare gli altri liberi di appoggiare l'avanzata
verso Rostov na Donau.
Credendo che a Stalingrado siano rimasti
accerchiati solo pochi reparti, Stavka opta
per la prima soluzione, compiendo un gravo
errore strategico:anche se a stento, il gruppo
di armate A dal generale von Kleist, riuscirà a
ritirarsi dal Caucaso attraverso Rostov, quando
l'Armata Rossa disterà dalla città solo 8 km.
La 6° armata, accerchiata, viene rifornita
per via aerea dagli Ju 52 della Luftwaffe,
ma il ponte aereo dura per poco: l'Armata
Rossa, avanzando alla volta di Rostov, occupa
gli aeroporti e distrugge attrezzature essenziali
come i pre-riscaldatori per i motori.
Il gruppo di armate Don contrattacca i sovietici
per liberare la 6° armata, ma la resistenza
dell'armata rossa gli impedirà di avvicinarsi
a più di 50km da Stalingrado, e la 6° armata
non può venirgli incontro perché è priva di
carburante. Gli sforzi del gruppo di armate
Don sono stati inutili.
Il 10 gennaio sette armate comandate dal
generale Rokossovskij, con l'appoggio
di 7000 pezzi d'artiglieria danno l'assalto a
Stalingrado che capitola il 31 di gennaio.
Dei 290.000 tedeschi che erano rimasti nella
sacca, 160.000 hanno perso la vita, 34.000
sono stati evacuati dalla Luftwaffe,
90.000 sono stati fatti prigionieri fra cui 24
generali e Paulus (promosso Feldmaresciallo
il giorno prima!), la Luftwaffe nel tentativo
di rifornire Stalingrado ha perso 500 aerei.
La catastrofe avrebbe potuto facilmente
essere evitata, a patto che la 6° armata
fosse stata velocemente ritirata da Stalingrado
poiché difficilmente i russi sarebbero stati capaci
di inseguire le retro-guardie tedesche.
L'Armata Rossa nell'inverno del 1942 non
era ancora molto veloce e la meccanizzazione
era ancora parziale, i russi non sarebbero
riusciti a rimontare all'attacco per inseguire
l'esercito tedesco, anche perché la catena di
comando sovietica era ancora lenta, per quanto
fosse stata sveltita da vari accorgimenti.
L'operazione "Uranus" (la controffensiva sovietica)
può comunque essere considerata un successo,
dovuto soprattutto all'ottima pianificazione e
azione di comando del generale Zhukov,
che coordinò bene l'attacco dei tre fronti
del settore meridionale; il colpo, militare
ma soprattutto psicologico, fu molto duro,
il morale della Germania fu molto scosso da
una catastrofe umana di quelle dimensioni.
UK:
3 corazzate
1 monitore
6 portaerei
8 incrociatori
43 cacciatorpediniere
13 corvette
USA:
3 corazzate
5 portaerei
7 incrociatori
38 cacciatorpediniere
Sbarco in Marocco :Generale George Patton
1,66 divisioni di fanteria USA (3,parte della 9)
1 divisione corazzata USA (2)
34305 uomini (USA)
252 carri armati (USA)
Sbarco in Algeria: 72000 uomini
2,33 divisioni di fanteria USA (1, parte della 9,34)
1 divisione corazzata USA(1)
1 divisione di fanteria UK (78)
Francia di Vichy:
perdite: 700 morti, 1400 feriti, 400 dispersi
El Alamein 23/10/1942 - 4/11/1942
Operazione Lightfoot
U.K.:
196.000 uomini
1 Armata (8) Generale Bernard Law Montgomery
10 divisioni (9 australiana, 44, 50 ,51 inglesi,
2 neozelandese, 1,7 e 10 corazzate,1 sudafricana,
4 indiana,
939 cannoni
1506 pezzi anticarro
811 pezzi contraerei
1348 carri armati cui 500 sherman e grant 75
500 autoblindo
973 aerei cui 500 cacciabombardieri e bombardieri
30 corpo d'armata: divisioni 9, 51, 2,1,4,1 cor. ,10 cor.
13 corpo d'armata: divisioni 50,7,44; brigata
francesi liberi; brigata guardie
perdite:
4610 morti o dispersi, 500 carri armati
Germania: generale Stumme
1 divisone di fanteria (164)
1 divisione meccanizzata (90)
2 divisioni corazzate (15,21)
1 divisione contraerea
1 brigata paracadutisti "Ramcke"
200 cannoni
372 pezzi anticarro
600 pezzi antiaerei
238 carri armati
47 autoblindo
Italia:
1 divisione paracadustisti (Folgore)
5 divisioni corazzate (Ariete, Littorio)
2 divisioni motorizzate (Trieste)
1 divisione fanteria (Bologna,Pavia, Brescia)
371 cannoni
150 pezzi anticarro
750 pezzi antiaereo
259 carri armati
72 autoblindo
230 aerei
perdite: 5000 morti, 20.000 prigionieri
Panzerarmee Afrika: 108.000 uomini
21 corpo d'armata: divisioni Trento, 164, 15, Littorio,
Bologna
10 corpo d'armata: divisioni Brescia, 21, Folgore,
Pavia, Ariete
riserva: Trieste
777 aerei
perdite: 25.000 morti e feriti, 30.000 prigionieri
(10724 tedeschi)
1000 cannoni, 320 carri armati distrutti o catturati
Gaudalcanal 7/8/1942 - 9/12/1942
USA:
3 portaerei
8 incrociatori
17 nav da trasporto
6 cargos
1 divisione marines (1)
perdite: 2 portaerei, 6 incrociatori pesanti,
2 incrociatori leggeri, 14 cacciatorpediniere
Giappone
1 armata (17)
perdite: 2 corazzate, 1 portaerei, 3 incrociatori
pesanti, 1 incrociatore leggero, 11 cacciatorpediniere, 6 sottomarini
Midway 4/6/1942
Giappone
11 corazzate
8 portaerei
22 incrociatori
65 cacciatorpediniere
21 sottomarini
410 aerei
perdite: 3500 morti, 332 aerei
USA
3 portaerei
9 incrociatori pesanti
4 incrociatori leggeri
27 cacciatorpediniere
25 sottomarini
233 aerei
perdite: 307 morti, 147 aerei
Quella delle Midway fu una delle battaglie decisive della seconda guerra mondiale, eppure al momento non sembrò che una battuta d'arresto temporanea delle vittorie nipponiche. La disparità tra i due contendenti sembrava talmente forte che il successo dei Giapponesi veniva dato per scontato; la loro sconfitta, quindi, risollevò il morale degli Americani, che ridimensionarono la potenza degli avversari. L’atollo delle Midway, costituito da 2 isole principali che racchiudono una laguna e da alcuni isolotti più piccoli, si trova a metà strada circa fra Pearl Harbor e il Giappone; costituiva, quindi, una base strategica per le forze americane che tentavano di arrestare l'avanzata giapponese attraverso il Pacifico centrale ed era considerato dal comandante in capo della flotta giapponese come un luogo ideale in cui impegnare in battaglia le portaerei delle Marina statunitense scampate al disastro di Pearl Harbor. L’ammiraglio Isoruku Yamamoto era, inoltre, convinto che il perimetro difensivo costituito dalle basi insulari conquistate dopo l'attacco a Pearl Harbor avesse bisogno dell'aggiunta delle Midway per meglio consolidarsi e che, una volta conquistato, l'atollo sarebbe servito come ottimo trampolino di lancio per gli attacchi a Pearl Harbor, base principale della flotta statunitense.
La Sorpresa era Fondamentale
La sorpresa costituiva la base del successo del piano di Yamamoto ed egli ordinò un'incursione diversiva contro le Isole Aleutine, il 3 giugno 1942, per attirare la flotta americana del Pacifico verso nord, lasciando campo libero ai Giapponesi per la conquista delle Midway. Non appena i velivoli nipponici fossero stati in grado di decollare dalle piste dell'atollo, sarebbe stato possibile lanciare pesanti attacchi aerei contro le navi americane, mentre le unità di superficie e i sommergibili avrebbero completato l'opera.
Per realizzare il piano, la flotta giapponese venne divisa in un certo numero di reparti d'impiego: una forza di attacco alle Aleutine, composta da 2 portaerei leggere, che avrebbe coperto una forza da sbarco destinata a occupare le isole Adak, Attu e Kiska; 2 nuclei principali, uno formato da 4 grandi portaerei, 2 navi da battaglia e unità di scorta, al comando del viceammiraglio Nagumo, l'altro da 7 navi da battaglia e 1 portaerei leggera comandato da Yamamoto in persona, come sostegno arretrato a 260 miglia; una forza per l'occupazione delle Midway, composta da 2 navi da battaglia, 1 portaerei, 6 incrociatori pesanti e un contingente da sbarco di 5000 uomini, agli ordini dell'ammiraglio Kondo; un gruppo di dragamine. Era previsto, inoltre, uno schieramento avanzato di sommergibili che avrebbero intercettato i rinforzi americani diretti alle Midway e provenienti dalle Aleutine o dalle Hawaii. Gli equipaggi e i loro comandanti avevano il morale alle stelle: avevano inflitto una tremenda sconfitta alla flotta americana a Pearl Harbor, il 7 dicembre 1941, avevano poi affondato la nave da battaglia "Prince of Wales" e l'incrociatore da battaglia "Repulse", entrambi britannici, nel golfo del Siam e scacciato sia gli Inglesi sia gli Olandesi dalle Indie Orientali. Inoltre, la flotta giapponese era superiore nelle prestazioni dei velivoli imbarcati e disponeva di alcune fra le più potenti navi da guerra del mondo.
Contro questa armata di 162 unità - che comprendeva 8 portaerei, 11 navi da battaglia, 22 incrociatori, 65 cacciatorpediniere e 21 sommergibili - la Marina statunitense poteva schierare soltanto 3 porterei, 8 incrociatori e 15 cacciatorpediniere. Le portaerei erano le unità fondamentali, con i loro gruppi di volo comprendenti i bombardieri in picchiata "SBD-3 Dauntless", gli aerosiluranti "TBD-1 Devastator" e i caccia "F4F-4 Wildcat"; ma soltanto la "Enterprise" e la "Hornet" erano in piena efficienza; la "Yorktown", infatti, gravemente danneggiata l'8 maggio nella battaglia del Mar dei Coralli, era stata riparata a Pearl Harbor in 3 giorni. Neppure le Midway si presentavano ben difese, disponendo solo di 54 aerei del Corpo dei Marines (la metà dei quali antiquati), 38 della Marina (32 idroricognitori "Catalina" e 6 aerosiluranti "Avenger") e 23 dell'Aviazione (fra cui 17 bombardieri "B-17"). L'atollo era dotato anche di 2 radar di avvistamento che avrebbero avuto un ruolo assai importante nella scoperta tempestiva degli attacchi aerei giapponesi. Gli Statunitensi potevano, però, avvalersi di un servizio informazioni efficientissimo: già dal 10 maggio i crittografi avevano allertato il comandante in capo della flotta, ammiraglio Chester Nimitz, in merito al probabile obiettivo dell'attacco di Yamamoto e il 30 maggio l'ultima delle 3 portaerei aveva lasciato Pearl Harbor per il Pacifico centrale, senza essere avvistata dalla linea di sorveglianza dei sommergibili giapponesi.
Alle 3.00 del 3 giugno la forza del Viceammiraglio Hosogaya sferrò l'attacco sulle Aleutine, ma l’Ammiraglio Frank Fletcher, comandante delle portaerei americane, non si lasciò distogliere dal suo compito principale di proteggere le Midway, neanche quando alle 8:43, un Catalina segnalò di avere avvistato un gruppo di 11 navi nemiche. Al tramonto le 3 portaerei statunitensi si portarono a circa 170 miglia a nord delle Midway. Alle 5.34 del mattino successivo uno dei Catalina di base alle Midway fece il primo avvistamento delle portaerei giapponesi e Fletcher ordinò all'ammiraglio Spruance di fare rotta a sud con Enterprise e Hornet e di attaccare le navi nemiche; la Yorktown, per il momento sarebbe rimasta in posizione di attesa per recuperare i suoi velivoli da ricognizione e per raccogliere altre informazioni sul dispositivo avversario. Nel frattempo, il primo attacco di Nagumo aveva provocato danni alle difese delle Midway, ma circa un terzo dei suoi 108 aerei era stato abbattuto. Egli aveva dato disposizioni di preparare 93 aerei armati di siluri da utilizzare nel caso di un attacco alle navi di superficie, ma resosi conto che le difese dell’atollo erano ancora attive, ordinò un nuovo attacco terrestre per eliminare la tenace resistenza. Ciò significava riportare gli aerei negli hangar per armarli con bombe al posto dei siluri e, al tempo stesso liberare i ponti per il ritorno della prima ondata; la complicata procedura avrebbe richiesto circa un'ora, ma dopo soltanto 15 minuti, alle 7.28, Nagumo ricevette l'inquietante notizia che un gruppo di 10 navi era stato avvistato a nord-est. Gli aerei da ricognizione avevano scoperto in precedenza questa forza nemica e Nagumo, sconcertato dal fatto di trovarsi la flotta nemica alle spalle, ordinò al ricognitore di fornire informazioni più specifiche; dispose, altresì, che gli aerei pronti per l'attacco fossero riarmati con i siluri. Il ricognitore, alle 8.09, precisò che si trattava di 5 incrociatori e di 5 cacciatorpediniere, ma mancò di notare il preoccupante particolare che le navi scortavano una portaerei: lo fece soltanto 20 minuti dopo.
Gli attacchi aerei dalle Midway contro le navi giapponesi, condotti senza la protezione dei caccia, erano comunque stati respinti con facilità e quasi la metà dei velivoli era andata distrutta; Nagumo riteneva, quindi, di poter effettuare una seconda ondata di bombardamenti per demolire le piste di atterraggio e di decollo delle isole e di dedicarsi successivamente a neutralizzare la portaerei appena avvistata.
Spruance, dal canto suo, aveva deciso invece di far decollare immediatamente i velivoli dalle unità statunitensi, sperando di colpire i Giapponesi mentre facevano rientrare la loro prima ondata.
Il primo attacco americano si risolse in un disastro: i 45 bombardieri e caccia della Hornet non colpirono il bersaglio e tutti i 15 aerosiluranti vennero abbattuti; i velivoli della Enterprise subirono forti perdite (soltanto 4 dei 14 aerosiluranti fecero ritorno) e ugual sorte toccò a quelli decollati dalla Yorktown (10 aerei perduti), mentre le portaerei giapponesi erano ancora indenni. Ma poco dopo, alle 10.20 circa. i 37 bombardieri in picchiata lanciati dalla Enterprise riuscirono a colpire le portaerei Akagi e Kaga, che presero fuoco e, a sera, dovettero essere abbandonate. Poi fu la volta della Soryu, che venne centrata da 3 bombe da 500 kg, sganciate dai bombardieri in picchiata della Yorktown, e bruciò per quasi 2 ore prima che il sommergibile Nautilus l'affondasse con 3 siluri. La Hiryu, invece, aveva ancora la linea di volo intatta e con essa Nagumo decise di affrontare le portaerei americane, a corto di velivoli; avuta conferma dai ricognitori della posizione della Yorktown, fece decollare 40 aerei dalla Hiryu in 2 ondate successive, una alle 11.00 e l'altra alle 13.31, per attaccarla. Alle 12.00 circa il radar della portaerei americana scoprì la prima alla distanza di sole 40 miglia e, malgrado il contrasto accanito dei caccia intercettori, 3 bombe colpirono la nave: una danneggiò le caldaie, la seconda innescò un incendio (domato con l'allagamento) e la terza esplose sul ponte di volo. L’unità era gravemente danneggiata, ma le squadre di soccorso estinsero gli incendi e riportarono la velocità a 18 nodi. Arrivò, però, la seconda ondata che mise a segno 2 siluri; la Yorktown rimase a galla, ma tutti i velivoli in grado di decollare furono trasferiti sulla Enterprise. Il 6 giugno, dopo una lotta sovrumana condotta dalle squadre di soccorso del cacciatorpediniere Hammann, la Yorktown fu avvistata dal sommergibile nemico l’I-168. Un siluro affondò l'Hammann, che era accostato alla portaerei, e altri 2 squarciarono la fiancata della Yorktown, che affondò alle 5.00 del mattino seguente, mentre l'l-168 riuscì a sfuggire alle bombe di profondità lanciate dai cacciatorpediniere americani di scorta.
La buona sorte stava, però, abbandonando la Hiryu. Prima dell'attacco della Yorktown, infatti, l'ammiraglio Fletcher aveva dato disposizioni per la sua ricerca e uno dei veivoli riuscì a trovare e a segnalare la posizione dell'ultima portaerei giapponese superstite. Alle 15.30 fu lanciata un'ondata di 24 bombardieri in picchiata che, dopo un'ora e mezza, la colpirono, mettendo a segno 4 bombe che, data la scarsa protezione della nave, provocarono esplosioni di carburante e di bombe a bordo. Alle 2.30 del mattino successivo la Hiryu venne abbandonata e alle 9.00 affondò. Yamamoto ricevette con calma le tremende notizie, anche se tolse a Nagumo il comando per aver mosso obiezioni a un piano disperato di unirsi alla forza per l'occupazione Midway e a quella della zona nord. Pareri più equilibrati prevalsero quando fu chiaro che vi erano ancora in azione 2 portaerei americane e che le 12 portaerei leggere di Hosogaya si trovavano troppo lontane influenzare l'esito finale. Dal canto suo, Spruance aveva valutato l'ipotesi di un combattimento notturno, ma poiché le forze giapponesi avrebbero avuto un vantaggio in quanto meglio addestrate e armate, ordinò alle portaerei di allontanarsi rapidamente dalla zona della battaglia. La Marina imperiale giapponese perse 4 portaerei, un incrociatore pesante, 258 velivoli e 2500 uomini alle Midway, a fronte di una sola portaerei, 1 cacciatorpediniere, e 147 velivoli e 307 uomini da parte della Marina statunitense. Nel 1943 i Giapponesi riuscirono a sostituire le portaerei perdute e anche gli equipaggi di volo, molto addestrati, ma dopo la sconfitta alle Midway non presero più l'iniziativa strategica: il colpo inferto alla loro fiducia in se stessi è dimostrato dal fatto che la notizia del disastro fu censurata in Giappone fino al 1945. Sul piano tattico la battaglia delle Midway segnò il passaggio dalla guerra condotta con forze miste (portaerei e altre unità di superficie) a quella basata soltanto sulle portaerei, nella quale i velivoli imbarcati diventarono le armi principali della flotta; ma lo scontro rappresentò, anche, la vittoria del sevizio informazioni. Altri comandanti avevano ricevuto notizie riservate prima della battaglia, senza essere capaci di sfruttare tale vantaggio; Nimitz, invece, fece uso delle intercettazioni in modo brillante per impiegare le sue deboli forze con la massima efficacia.
Dieppe 19/8/1942
Canada:
1 divisione (2) generale Roberts
6000 uomini (5000 canadese e 1000 inglesi)
250 imbarcazioni da trasporto
perdite: 900 canadesi morti e 1900 prigionieri
Germania:
perdite: 600 morti
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Guerra Aerea in Europa 1939/1945
600.000 civili tedeschi morti
60.000 civili inglesi morti
1996000 t. di bombe sganciate
4.000.000 di case distrutte
22.000 aerei inglesi abbattuti
18.500 aerei americani abbattuti
94.500 aerei tedeschi abbattuti (38.900 caccia,
9.800 caccia notturni, 21.800 bombardieri)
138.596 piloti tedeschi morti
156.132 piloti tedeschi dispersi
1/8/1944 Ploiesti (Romania)
178 B24 (53 abbattuti) della 9a air force
4/4/1944 Pozzi petroliferi romeni
230 quadrimotori della 15a air force
12/5/1944 stabilimenti di carburanti artificiali
di Leuna, Bohler, Zeitz, Lutzkendorf, Brux
935 quadrimotori della 8a air force
29/5/1944 stabilimenti di carburanti artificiali
di Leuna, Bohler, Zeitz, Lutzkendorf, Brux
1576 quadrimotori della 8a air force
11/1/1944 Halberstadt, Braunschweig,
Magdeburgo e Oschersleben
720 quadrimotori della 8a Air Force (59 abbattuti)
40 aerei tedeschi abbattuti
dal 20 al 26/2/1944
3800 missioni della 8a e 15a Air Force contro
l' industria aeronautica
perdite USA: 244 bombardieri e 33 caccia
perdite UK: 157 quadrimotori
Lubecca 28 e 29/3/1942
144 t. di bombe incendiarie e 160 t. di bombe
ad alto potenziale
Rostock 24 e 27/4/1942
468 aerei inglesi
442 t. di bombe ad alto potenziale, 305 t.
bombe incendiari
Colonia 30 e 31/5/1942
1.047 aerei della RAF e 1.455 t. di bombe
450 morti e 45000 senzatetto
39 aerei abbattuti
Wuppertal 29 e 30/5/1943
700 quadrimotori
2500 morti
Amburgo dal 24 al 28/7/1943
740 bombardieri il 24-25/7/1943
700 bombardieri il 26-27/7/1943
700 bombardieri il 27-28/7/1943
700 bombardieri il 2-3/8/1943
9000 t. di bombe
57 bombardieri abbattuti
50000 morti
Berlino
21 e 26/2/1945
6,13,18,20 e 24/3/1945
25000 morti
Dresda 13-14/2/1945
1 ondata: 250 bombardieri Lancaster
2 ondata: 529 Lancaster
3 ondata 14/2/1945 300 B17
4 ondata 15/2/1945
135000 morti![]()
Pearl Harbour 7/12/1941
Giappone
6 portaerei (Zuikaku, Shokaku, Kaga, Akagi,
Hiryu, Soryu)
2 incrociatori da battaglia (Hiei e Kirishima)
2 incrociatori pesanti
1 incrociatore leggero
9 cacciatorpediniere
3 sottomarini
8 petroliere
perdite:
29 aerei e 55 aviatori
(9 A6M2, 15 D3A1, 5 B5N2 + 1 sommergibile (I-70) e 5 Sommergibili tascabili)
USA
Navi: 94 Navi da Guerra erano all'ancora a Pearl Harbor quando ebbe inizio l'attacco giapponese.18 Distrutte o gravemente danneggiate.
Distrutte: 2 Corazzate (Oklahoma, Arizona), 1 Nave Bersaglio (Utah), 2 Cacciatorpediniere (Cassin, Downess)
Danneggiate: 6 Corazzate (Pennsylvania, Nevada, Tennessee, Maryland, California, West Virginia), 3 Incrociatori leggeri (St Louis, Helena,Raleigh), 1 Cacciatorpediniere (Shaw), 4 unità ausiliarie (Vestal, Oglala, Detroit)
Aerei: C'erano 394 Aerei USA al momento dell'attacco giapponese: 188 distrutti e 159 danneggiati.7 corazzate
2403 morti
1178 feriti
L'attacco giapponese alla base navale USA di Pearl Harbor è passato alla storia come una delle incursioni di sorpresa meglio riuscite di tutti i tempi ma, nonostante sia stato per gli americani un colpo terribile, esso fallì il suo obbiettivo perché le portaerei statunitensi della Flotta del Pacifico non si trovavano in porto in quel momento.
Le motivazioni del blitz di Pearl Harbor sono da ricercarsi nelle mire espansionistiche del Giappone sull'intero Estremo Oriente. Sin dal 1937 esso si trovava in guerra con la Cina, ove il suo esercito aveva occupato diversi territori. Tuttavia, all'egemonia del Giappone in Asia orientale si opponevano non soltanto l'Olanda e la Gran Bretagna, ovvero le potenze europee i cui domini si estendevano in quella regione, ma anche gli Stati Uniti. Il punto particolarmente debole del Giappone era costituito dalla scarsità di materie prime, e ad aggravare la situazione, dall'estate del 1941 si aggiunse l'embargo sulle sue importazioni di petrolio. Poiché questo embargo avrebbe effettivamente messo in ginocchio la macchina bellica entro un anno, l'Alto Comando, considerando la guerra ormai inevitabile, decise di organizzare un attacco preventivo.
Era ovvio che i Giapponesi avrebbero tentato di impadronirsi dei possedimenti britannici e olandesi nell'Asia sudorientale, in quanto ricchi di materie prime e scarsamente difesi, e l'alto Comando statunitense prevedeva un attacco nipponico in quei territori. Tuttavia, benché il loro obiettivo strategico fosse il possesso del Sud-Est asiatico, i Giapponesi si resero conto che, per assicurarsi una qualsiasi conquista, avrebbero dovuto innanzi tutto distruggere quello che sarebbe potuto diventare il loro principale avversario e cioè la flotta statunitense del Pacifico, dislocata nel suo più importante ancoraggio dell'isola di Oahu, nelle Hawaii. A seguito di un attacco diretto, gli Americani sarebbero entrati sicuramente in guerra, mentre esisteva la possibilità che essi rimanessero neutrali se il Giappone avesse colpito i Britannici o gli Olandesi. Il comandante in capo delle forze navali giapponesi, Isoruku Yamamoto, era fermamente convinto che sarebbe stato un suicidio provocare gli Stati Uniti, ma, quando gli fu ordinato di predisporre un piano di attacco, lo fece con la perizia di un grande stratega. Egli così espresse la propria opinione, in una lettera inviata a un amico quando la sua flotta si mosse per attaccare Pearl Harbor: "In che strana situazione mi vengo trovare ora, dovendo prendere una decisione diametralmente opposta al mio personale convincimento e non a nessun'altra alternativa se non quella di mettere il massimo impegno nel tenergli fede". Yamamoto si avvalse della sua padronanza dei dettagli attinenti alla guerra navale per studiare il modo di attaccare di sorpresa una forza nemica superiore alla propria. Egli era, inoltre del parere che le portaerei non dovevano essere considerate semplicemente come unità di scorta per le navi da guerra, ma che potevano costituire il nerbo della flotta e Pearl Harbor dimostrò in che modo queste navi potevano essere utilizzate dalla Marina come valida forza d'urto strategica.
La Marina giapponese aveva manifestato molto interesse per le portaerei sin dal 1922, quando i trattati navali di Washington avevano limitato il numero di navi da guerra che il Giappone avrebbe potuto costruire, e infatti la prima portaerei, la Hosho, venne completata nel 1922. Inizialmente i Giapponesi presero a modello le costruzioni britanniche ma, alla fine degli anni Trenta, elaborarono essi stessi validi progetti e, benché le portaerei nipponiche fossero generalmente più piccole delle statunitensi Lexington, Saratoga ed Enterprise, esse erano considerevolmente superiori per altri due aspetti. Possedevano, infatti, il migliore aereo da combattimento impiegabile sulle portaerei, l'A6M2 Zero, e gli equipaggi della loro aviazione avevano avuto un'eccellente opportunità di addestramento durante la guerra in Cina.
La pianificazione per l'attacco di Pearl Harbor fu meticolosa. Vennero costruiti plastici in scala della base in cui risultavano evidenti la linea d'ormeggio delle corazzate e tutti i punti strategici e furono eseguite prove di addestramento sulle tecniche d'impiego delle anni, dalle corse dei siluri al lancio di bombe in picchiata, avendo particolare riguardo ai problemi specifici inerenti all'attacco all'interno di un porto, dove la profondità dell'acqua è molto scarsa. Le armi furono adattate alla bisogna, in modo particolare le bombe e i siluri. Al siluro standard tipo 91 fu applicata una coda aerea in maniera che, dopo l'impatto sull'acqua, si "insaccasse" poco per non infilarsi nella melma del fondo inoltre il suo congegno d'armamento a elica fu regolato per una e breve del normale. Poiché era previsto che non tutti gli aerosiluranti venissero impiegati nel loro compito specifico alcuni furono dotati di bombe da sganciare in picchiata, adattando granate da 355 mm a cui applicate pinne stabilizzatrici.
La flotta destinata ad attaccare Pearl Harbor fu radunata in tutta segretezza: le unità prescelte uscirono furtivamente e separatamente dalle loro basi nelle acque interne del Giappone e si riunirono nella baia di Tankan nelle isole Curili. La forza, nota come la Prima Flotta Aerea, era comandata dall'ammiraglio Chuichi Nagumo, che disponeva di 6 portaerei assegnate organicamente a 3 divisioni: la prima (Akagi e Kaga), la seconda (Hiryu e Soryu) e la quinta (Zuikaku e Shokaku).
Il 26 novembre 1941 queste unità, insieme alle loro scorte, lasciarono la baia di Tankan e seguirono una lunga rotta elusiva attraverso il Pacifico settentrionale, era poco probabile l'incontro con naviglio mercantile. La sera del 6 dicembre la Prima Flotta Aerea era in posizione a circa 450 miglia a nord di Pearl Harbor. Nagumo radunò in coperta tutto l'equipaggio della sua nave, la portaerei Akagi, e con una solenne cerimonia issò sul pennone la famosa lettera "Z", la bandiera che Togo aveva inalberato nella battaglia di Tsushima del 1905.
Nove Corazzate all’Ancora
Dopo questa cerimonia, le navi di Nagumo si affrettarono a fare rotta sud per un punto a 220 miglia dall’obbiettivo. Gli equipaggi degli aerei si prepararono per la missione: a tutti era stata consegnata una planimetria del porto, aggiornata in base ai più recenti rapporti dei servizi informazioni circa la posizione delle navi da guerra americane. Un agente segreto aveva riferito che a Oahu erano presenti 9 corazzate e altre 30 navi all'ancora, ma che le portaerei non si trovavano nella base.
Alle 6.00 del 7 dicembre, le portaerei di Nagumo misero la prua al vento per far decollare i primi 183 aerei, al comando del capitano di fregata Mitsuo Fuchida che volava su un aerosilurante B5N2 Kate. Questo primo gruppo era composto da 89 Kate (49 dei quali armati con bombe in grado di perforare le corazzature), 51 aerei da bombardamento in picchiata D3A1 e 43 A6M2 Zero. Non appena fu dato il via alla prima ondata, i marinai cominciarono a preparare la seconda, composta da 54 Kate, 78 Val e 35 Zero, che decollò appena un'ora dopo al comando del capitano di corvetta Shigekazu Shimazaki. Mentre il secondo stormo si stava preparando, il primo puntava di Oahu, usando le stazioni radar commerciali come punti di riferimento per controllare l'esattezza della rotta. Gli Americani non nutrivano, ancora alcun sospetto; una delle stazioni radar militari localizzò l'enorme formazione aerea giapponese, ma pensò che si trattasse di una squadriglia di Fortezze Volanti B-17 di cui era previsto l'arrivo direttamente dalla madrepatria.
Dall'aereo di testa della formazione giapponese, Fuchida sparò un unico razzo illuminante alle ore 7.40, per segnalare che gli Americani non prevedevano l’attacco e che questo, quindi, doveva essere effettuato in due riprese; non avendo ottenuto alcuna risposta al segnale fu indotto a credere che i piloti non lo avessero visto e, così ne sparò un altro. Due razzi illuminanti erano il segnale per un attacco simultaneo da concentrare sulla difesa aerea e questo fu ciò che in realtà avvenne. I Val attaccarono i campi di aviazione a Ford Island, Hickam Field e Wheeler Field, mentre i Kate si concentrarono sulle navi da guerra e gli 'Zero mitragliarono, a bassa quota obiettivi militari all’interno. Fuchida lanciò, via radio, il famoso messaggio "Tora! Tora! Tora!" a Nagumo per annunciare che l'effetto sorpresa era stato raggiunto e che l’attacco stava proseguendo. A causa di particolari condizioni atmosferiche, il messaggio venne intercettato anche dalla nave ammiraglia di Yamamoto, che si trovava al largo delle coste del Giappone.
I Kate trovarono 7 corazzate ormeggiate di fianco a Ford Island, nella "battleship row", la fila d'ormeggio delle navi da battaglia, e una in bacino (la nona unità di cui l'agente segreto aveva dato notizia era la vecchia corazzata Utah, ora nave bersaglio. Due corazzate sfuggirono ai siluri (perché ormeggiate tra la terra e altre navi), ma furono colpite da bombe anche se non maniera non irreparabile; le altre 5 furono raggiunte da numerosi siluri e bombe; la Nevada riuscì a muovere, ma si arenò nel canale d'entrata. Anche la nave in bacino, la Pennsylvania, fu gravemente danneggiata da bombe.
Aerei Distrutti
I Giapponesi provocarono distruzioni altrettanto gravi sui campi di aviazione americani, sui quali gli aerei erano allineati, ala contro ala, quasi a toccarsi. Per esempio, dei 29 idrovolanti che si trovavano a Ford Island, dopo il primo minuto di attacco, ne rimase pressoché indenne soltanto uno, mentre tutti gli altri furono messi fuori uso. Dei 394 aerei dislocati a Oahu, 188 vennero distrutti e 159 danneggiati. Sette caccia americani si levarono in volo e un Curtiss P-40 abbatté un Val, ma si trattò di uno sporadico atto di reazione.
Mentre gli aerosiluranti e i bombardieri in picchiata della prima ondata facevano ritorno sulla loro portaerei, gli Zero continuavano a cercare bersagli, con passaggi e mitragliamenti a bassa quota. La seconda ondata arrivò sopra Oahu alle 8.50 circa, ma poiché i suoi piloti erano meno addestrati dei precedenti e i Val non portavano bombe perforanti, il danno che essa procurò alle navi statunitensi fu relativamente modesto. Tuttavia, con una serie di attacchi, costrinse la Nevada ad autoarenarsi; ma ormai i difensori si erano riavuti dallo shock iniziale e la difesa americana cominciava a funzionare meglio, tanto che alcuni aerei furono abbattuti.i ultimi aerei giapponesi, gli Zero, lasciarono Oahu alle ore 10.00. In poco più di 2 ore avevano praticamente annullato la capacità offensiva della Flotta del Pacifico, dando il via alla seconda guerra mondiale in quell'Oceano. Degli aerei di Nagumo, 29 non fecero rientro alla base, ma 2 corazzate americane erano state affondate così come la nave bersaglio Utah, altre 6, insieme a molte unità più piccole, seriamente danneggiate e oltre 180 aerei erano stati distrutti. Ma che cosa era avvenuto delle portaerei americane? I responsabili della componente aerea della flotta fecero pressione su Nagumo affinché ricercasse le 2 unità statunitensi, ma egli oppose un netto rifiuto, ritenendo che i risultati conseguiti fossero più che sufficienti; una decisione che per la Marina giapponese avrebbe comportato, in futuro, la sconfitta del Giappone alle Midway.
Operazione Barbarossa - Russia 22/6/1941
Germania feldmaresciallo Walther von Brauchitsch
148 divisioni
3.400.000 uomini
3.332 tanks cui 965 Pzkw III, 772 Skoda M38
600.000 automezzi
600.000 cavalli
7.481 pezzi di artiglieria
4 Luftflotte generale Lohr (Sud)
2 Luftflotte feldmaresciallo Kesserling (Centro)
1 Luftflotte generale Keller (Nord)
5 Luftflotte colonnello generale Stumpf (Norvegia)
1160 bombardieri e cacciabombardieri
720 caccia
120 ricognitori
Alleati:
14 divisioni romene (armate 2 e 3)
2 divisioni ungheresi
2 divisioni slovacche
3 divisioni italiane (dal 7/8/1941: Pasubio, Torino, Celere)
1 divisione di volontari spagnoli (Azul)
3 gruppi di armate:
Heeresgruppe Nord feldmaresciallo Ritter Von Leeb
Armata n. 16 colonnello generale Busch
Armata n. 8 colonnello generale Von Kuchler
Gruppo corazzato n. 4 colonnello generale Hoepner
Luftflotte n. 1 colonnello generale Keller
Heeresgruppe Centro feldmaresciallo Fedor von Bock
Armata n. 9 colonnelo generale Strauss
Armata n. 4 colonnello generale von Kluge
Gruppo corazzato n. 2 generale Guderian con 930 tanks
32 divisioni di fanteria
9 divisioni corazzate
6 divisioni motorizzate
1 divisione di cavalleria
Gruppo corazzato n. 3 colonnello generale Hoth con 840 carri armati
Lutflotte n. 2 feldmaresciallo Kesserling
Heeresgruppe Sud feldmaresciallo Gerd von Rundstedt
Armata n. 6 feldmaresciallo Von Reichenau
Armata n. 17 colonnello generale von Stulpnagel
Armata n. 11 colonnello generale von Schobert (in Romania)
Gruppo corazzato n. 1 generale von Kleist con 750 tanks
5 divisioni corazzate
3 divisioni motorizzate
21 divisioni di fanteria
3 divisioni corazzate
2 divisioni motorizzate
Luftflotte n. 4
Perdite al 31/12/1941:
830.903 uomini cui 173.722 morti e 35.875 dispersi
GRUPPO D’ARMATA
NORD (LEEB)
GRUPPO D’ARMATA
CENTRO (BOCK)
GRUPPO D’ARMATA
SUD (RUNDSTEDT)
29 DIVISIONI
3 DIVISIONI PANZER
2 DIVISIONI MOTORIZZATE
49 DIVISIONI
9 DIVISIONI PANZER
6 DIVISIONI MOTORIZZATE
42 DIVISIONI
5 DIVISIONI PANZER
3 DIVISIONI MOTORIZZATE
18° ARMATA " Kuchler "
16° ARMATA " Busch "
9° ARMATA " Staruss "
4° ARMATA " Kluge "
17° ARMATA " Stulpnagel "
11° ARMATA " Schobert "
6° ARMATA " Reichenau "
3° ARMATA Rumena
IV GRUPPO PANZER
" Hoeppner "
III GRUPPO PANZER
" Hoth "
II GRUPPO PANZER
" Guderian "
I GRUPPO PANZER" Kleist "
LUFTWAFFE
1° Luftflotte “Keller”
LUFTWAFFE
1° Luftflotte “Keller”
LUFTWAFFE
4° Luftflotte
URSS
2.500.000 uomini sui 4.700.000 mobilitati
158 divisioni di cui 118 di fanteria, 40 corazzate o motorizzate
439 Pzkw IV
867 T34
500 KV1
1350 bombardieri
2000 caccia
800 ricognitori
Fronte settentrionale del tenente generale
Popov con 3 armate (14,7,23)
Fronte nord occidentale del colonnello generale
Kuznecov con 2 armate (8,11) e 24 divisioni cui 4 corazzate
Fronte occidentale del tenente generale Pavlov
con 3 armate e 38 divisioni cui 8 corazzate
Fronte sud occidentale del colonnello generale
Kirponos con 4 armate (5,6,12,26) e 56 divisioni dui 16 corazzate
Fronte meridionale del maggiore generale
Tyulenev con 2 armate (18,9) e 16 divisioni cui 4 corazzate
perdite:
2.800.000 prigionieri
Operazione Crusader - Libia 18/11/1941 - 7/12/1941
Offensiva vittoriosa britannica in Libia per eliminare le forze dell'Asse
U.K.: sir Claude Auchinleck
Armata n. 8 con 2 corpi d'armata (18,30)
1 divisione di fanteria inglese (70)
1 divisione indiana (4)
1 divisione neozelandese (2)
1 divisione sudafrica (1)
1 divsione corazzata (7)
2 brigate corazzate (32,1)
1 brigata della guardia (22)
1 brigata polacca
924 carri armati (200 di riserva)
1000 aerei
Italia: generale Bastico
1 divisione corazzata (Ariete)
1 divisione motorizzata (Trieste)
5 divisioni di fanteria (Savona, Brescia,Trento, Bologna e Pavia)
189 carri armati
perdite: 8000 prigionieri
Germania:
2 divisioni corazzate (15,21)
1 divisione di fanteria (90)
249 carri armati cui 69 Pzkw II, 136 Pzkw III, 31 Pzkw IV
perdite italo tedesche: 382 carri armati, 32000 prigionieri (9000 tedeschi)
Yugoslavia e Grecia - Operazione Marita 6/4/1941
capitolazione jugoslava 17/4/1941
capitolazione greca 24/4/1941
Germania:
32 divisioni di cui 4 motorizzate e 10 corazzate
Armata n. 12 generale von List (dalla Bulgaria)
con cinque corpi di fanteria e uno corazzato
Armata n. 2 del generale von Weichs (dall' Ungheria e Austria)
Gruppo corazzato n. 1 generale von Kleist con tre divisioni corazzate
Luftflotte n. 8 maresciallo Von Richtofen
Luftflotte n. 4 del generale Loehr
perdite: 1684 morti, 3752 feriti
Italia:
settore giuliano:
Armata n. 2 generale Ambrosio:
8 divisioni di fanteria
2 divisioni motorizzate
1 divisione corazzata
3 divisioni di cavalleria
settore albanese:
4 divisioni di fanteria
perdite: 13.755 morti, 50.874 feriti, 25.067 dispersi
Ungheria:
6 brigate
Yugoslavia:
28 divisioni di cui 3 corazzate
600 aerei
perdite: 343.000 prigionieri
U.K:
57.577 uomini
100 carri armati della 1 brigata corazzata, della 6
divisione australiana, della 2 divisione neozelandese
perdite: 3.712 morti, feriti e dispersi; 9.000 prigionieri
Grecia:
perdite: 15.700 morti e dispersi, 218.000 prigionieri
Inghilterra - "Adlertag - Giorno ell' Aquila"
10/7/1940 31/10/1940
Germania
900 bombardieri
250 bombardieri in picchiata Junkers 87-b Stukas e 88-c
800 caccia monomotori specialmente Messerschmitt 109
200 caccia bimotori pesanti specialmente
Messerschmitt 110-C, Heinkel 111-k, Dornier 17-2
2 Luftflotte feldmaresciallo Albert Kesserling (Belgio)
3 Luftflotte feldmaresciallo Hugo von Speerle (Francia)
5 luftflotte generale Stumpff (Danimarca e Norvegia)
Gran Bretagna
900 aerei
52 gruppi di caccia Hurricane, Spitfire e Defiant (francesi)
Le perdite:
Germania 1.733 aerei abbattuti
Gran Bretagna 915 aerei abbattuti
dal 7/1940 al 13/5/1940 l' U.K. ebbe 43381 morti, 50856 feriti civili
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Grecia 28/10/1940
Italia:
2 armate (9 e11)
8 divisioni
70.000 uomini
Grecia:
15 divisioni
4 brigate di fanteria
30.000 uomini
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Italia In Guerra 10/6/1940
75 divisioni (45 di fanteria, 5 alpine, 2 motorizzate, 3 autotrasportabili, 3 corazzate, 3 celeri, 3 divisioni dicamicie nere, 2 libiche)
4 armate
Dunkerque 5/1940
Quando, settembre 1939, scoppiò la seconda guerra mondiale, né la Germania, né la Gran Bretagna e la Francia erano del tutto pronte per il conflitto. Dopo l'invasione tedesca della Polonia, nei primi 7 mesi non si verificarono eventi di rilievo (gli Inglesi chiamarono questo periodo la "finta guerra"), ma il 9 aprile 1940 Hitler invase Danimarca e Norvegia; il 10 maggio fu la volta di Olanda, Lussemburgo e Belgio e, pochi giorni dopo, della Francia. La Gran Bretagna aveva inviato più di 250000 uomini (la cosiddetta BEF, British Expeditionary Force) nel nord della Francia, ma le forze alleate rischiavano di essere intrappolate e annientate dalle divisioni corazzate tedesche in avanzata. Il 20 maggio venne, perciò, decisa l'operazione Dynamo, un piano di evacuazione il cui successo molti considerarono poi un vero e proprio miracolo, dal momento che la Royal Navy, coadiuvata dalla Marina Mercantile e da un gran numero di volontari e diportisti, riuscì a portare in salvo in Inghilterra il grosso del contingente britannico e oltre 100000 soldati francesi.
Il piano originario dell'Operazione Dynamo si basava sul presupposto che sarebbero stati disponibili i 3 porti di Boulogne, Calais e Dunkerque, ma il 25 maggio le divisioni corazzate del gruppo di armate B di Von Rundstedt raggiunsero la costa francese ad Abbeville; Boulogne cadde e stessa sorte toccò il giorno successivo a Calals (dopo una difesa che Guderian definì "eroica"). Nel frattempo, le forze terrestri alleate, costituite in massima parte da Inglesi e Francesi ma anche da Belgi e Olandesi, avevano formato un perimetro difensivo attestato sui canali costieri che corrono da Gravelines (a metà strada fra Calais e Dunkerque) sino a Nieuwpoort (una ventina di chilometri a ovest di Ostenda), a cavallo del vecchio confine Belgio e Francia dove, durante la prima guerra mondiale, la generazione precedente aveva combattuto per oltre 4 anni. L’Operazione Dynamo ebbe inizio ufficialmente alle ore 18:57 del 26 maggio, ma i risultati del primo giorno furono molto deludenti: 7669 uomini furono recuperati da cacciatorpediniere (le navi da guerra più grandi che potessero rischiare di portarsi tanto vicino alla costa), traghetti adibiti al trasporto passeggeri nella Manica, barconi autopropulsi, e schuyts che nelle settimane precedenti erano riusciti a fuggire dall'Olanda. Al comando dell’operazione, era stato assegnato il viceammiraglio Ramsay, di 57 anni, già in pensione, ma richiamato in servizio all'inizio del conflitto in virtù della sua esperienza nella guerra anfibia; egli si rese conto che, date le scarse attrezzature portuali di Dunkerque al momento utilizzabili, l'evacuazione avrebbe dovuto re effettuata, in gran parte, dalle spiagge larghe, poco profonde e sabbiose che si estendono a est della città, ma, purtroppo, i mezzi in grado di avventurarsi su bassi fondali erano pochissimi.
Durante la notte del 27, fece dunque diramare l’ordine di chiamata a giovani ufficiali della Royal Navy e agli uomini della riserva navale volontaria (RNVR, Royal Naval Volunteer Reserve), che si trovarono di fronte la più eterogenea flotta che si possa immaginare: lance fluviali, barche di salvataggio a vela e anche a remi (comprese alcune appartenenti ai mercantili che si trovavano in porto a Londra, navi a vapore da diporto, lance a vela, mezzi dei pompieri, pescherecci. Insomma ogni tipo di natante che fosse in grado di attraversare il breve tratto di mare aperto che separa la Fiandra dal Kent era stato noleggiato o requisito. La maggior parte delle imbarcazioni raccolte per il primo viaggio era equipaggiata da uomini della Royal Navy o della RNVR ma, a mano a mano, che si diffondeva la notizia, aumentò sempre di più il numero di cittadini privati che si imbarcarono sui propri mezzi e si presentarono per portare il loro aiuto; complessivamente si offrirono di partecipare oltre 700 piccole imbarcazioni civili (ancora oggi, però, non se ne conosce il numero esatto).
Il 28 maggio furono recuperati 17804 uomini dalle spiagge di Dunkerque, dal porto e dal Molo di Levante, ormai dissestato e ridotto a un cumulo di macerie, ma il prezzo che dovette pagare il complesso dei mezzi navali fu pesante. Le condizioni meteorologiche erano buone e la Luftwaffe di Goering aveva avuto carta bianca per sterminare, dall'alto, i soldati alleati sfiniti e affamati (i mezzi corazzati tedeschi rimasero fermi a circa 10 km dalle spiagge, Senza avanzare; sembra, infatti, che Goering avesse arrogantemente insistito perché le proprie forze aeree svolgessero il loro compito senza l’aiuto dell'Esercito e che Hitler avesse acconsentito. In seguito egli doveva amaramente pentirsi di questo errore. Le navi e le imbarcazioni, nel frettoloso allontanarsi, sempre sovraccariche e continuamente sottoposte agli attacchi aerei, dovevano cercare un passaggio precario attraverso strettoie ostruite di relitti, di rottami galleggianti e di moltissimi cadaveri. Il 29 furono tratti in salvo 47310 uomini ma, avendo il vento spazzato via il fumo che ristagnava sulla scena, la Luftwaffe ebbe una visuale molto chiara degli obiettivi e, al largo del Molo, gli aerei tedeschi affondarono 3 cacciatorpediniere e altre 21 unità minori. Per fortuna, l’alba del giorno successivo si presentò con un cielo basso e coperto, poco vento e mare calmo. Fu allora che "le piccole navi di Dunkerque" (questo è il nome con il quale sono passate alla storia) cominciarono a giungere numerose dopo il viaggio che per molte fu il più pericoloso della loro esistenza, infilandosi tra i campi di mine disseminate lungo lo stretto di Calais, con a disposizione sono una bussola o poco più e spesso prive di qualsiasi mezzo di comunicazione. Il 30 maggio furono evacuati 53823 uomini e le operazioni di imbarco dei soldati dalle spiagge ai piccoli mezzi si svolsero in maniera più ordinata. Alcune barche traghettarono il loro carico sulle navi più grandi che attendevano al largo, mentre altre attraversarono la Manica come meglio poterono per arrivare in Gran Bretagna, dove sostarono il tempo strettamente necessario a rifornirsi di combustibile per poi tornare di nuovo sulla costa nemica. Alcune di queste imbarcazioni effettuarono 3 o 4 volte il viaggio di andata e ritorno, navigando piene zeppe di uomini esausti e affamati, che non sarebbero sopravvissuti se il mare non si fosse dimostrato clemente con loro. Una piccola unità, il prototipo delle motosiluranti Vosper, la MTB 102, effettuò ben 8 traversate, andata e ritorno, un fatto fuori dell'ordinario reso possibile dai 3 motori Isotta Fraschini ciascuno da 1150 hp, che le consentivano di raggiungere i 48 nodi. L'evacuazione continuò e il 31 furono traghettati 68014 soldati; la mattina del 1° giugno apparve, però, evidente che sarebbe stato impossibile dare corso alle operazioni diurne a causa degli attacchi aerei. Oltre alle azioni di bombardamento in picchiata contro le navi e le imbarcazioni al largo, la Luftwaffe stava effettuando passaggi di mitragliamento a bassa quota sopra le spiagge, dove i soldati, allo scoperto, non avevano alcuna protezione. In aggiunta a ciò, la Wehrmacht, che stava premendo sul perimetro difensivo alleato scarsamente presidiato, aveva intrapreso un furioso bombardamento con l'artiglieria. Tuttavia, gli uomini della Royal Navy e della marna mercantile, oltre agli innumerevoli volontari, persistettero nelle loro missioni e, prima dell'alba del 2 giugno, furono sbarcati sani e salvi in Gran Bretagna, altri 132000 uomini.
Soltanto 4000 soldati della BEF erano ancora a Dunkerque, ma nelle notti del 2 e del 3 giugno anch’essi vennero evacuati, insieme a 60000 dei 100000 Francesi che avevano tenuto le postazioni del perimetro difensivo. La mattina dei giorno 4 la città di Dunkerque cadde in mano al nemico e i restanti 40000 Francesi furono avviati alla prigionia, anche se per breve tempo perché la maggior parte di essi venne rilasciata dopo la capitolazione della Francia, il 22 giugno.
In termini numerici l'Operazione Dynamo ebbe un risultato quasi sbalorditivo. Ciò che era apparso, durante gli ultimi giorni di maggio, come un completo disastro, aveva perduto molto della sua drammaticità, al di là di ogni speranza, grazie al coraggio di circa 10000 marinai che riuscirono a salvare 338226 uomini (fra cui 139097 Francesi) da una quasi sicura prigionia o dalla morte. Tuttavia, il prezzo pagato fu notevole: 68111 soldati britannici furono uccisi, in parte durante la ritirata verso la testa di ponte e in parte sulle spiagge di Dunkerque; circa 2000 uomini andarono perduti in mare, tra i quali numerosi civili; inoltre vennero affondate 243 navi e imbarcazioni su un totale di 1432 unità impiegate e fra queste 6 preziosi cacciatorpediniere britannici. Anche la Royal Air Force subì considerevoli perdite (474 aerei) a opera dalla Luftwaffe nel corso delle operazioni di protezione delle navi. Si deve dire altresì che l’operazione servì a evacuare soltanto gli uomini radunati sulle spiagge di Dunkerque perché tutto il materiale dovette essere abbandonato: oltre 500000 t di rifornimenti e munizioni, 63879 veicoli, 20548 motocicli, 2472 cannoni pesanti e ben più di 100000 armi portatili. Ci volle del tempo prima che l'Esercito britannico potesse rimettersi in sesto ed essere di nuovo pronto a combattere ma, se Hitler non avesse commesso un grave errore di valutazione e avesse fatto avanzare subito le divisioni corazzate, la possibilità che le forze alleate potessero imbarcarsi e riattraversare la Manica sarebbe stata davvero scarsa. Il primo ministro Winston Churchill, dopo Dunkerque, tenne un discorso accalorato durante il quale dichiarò che la Gran Bretagna avrebbe continuato a difendersi a qualunque costo ma, pienamente consapevole di non dover dare a questo successo un valore smisurato, mise in guardia la propria nazione affinché stesse "attenta a non assegnare a quel salvataggio l'attributo di una vittoria. Le guerre non si vincono con le evacuazioni!". Tuttavia, gli avvenimenti sulle spiagge di Dunkerque avevano lasciato il segno nella coscienza nazionale e ancora oggi, nei momenti di crisi o di calamità, Inglesi invocano lo "spirito di Dunkerque".
Francia - Belgio - Lussemburgo e Paesi Bassi
"Fall Gelb ~ Caso Giallo" 10/5/1940
Germania:
7 armate (4,2,12,16,6,18,7)
1 gruppo corazzato (19 e ,41 corazzati e 14 motorizzato)
136 divisioni
1 Luftflotte
perdite: 27.074 morti, 111.034 feriti, 18.384 dispersi
Francia:
8 armate (7,1,9,2,3,4,5,8)
Perdite: 92.000 morti, 250.000 feriti, 1.450.000 prigionieri
U.K.:
British Expeditionary Force: 10 divisioni
perdite: 3.457 morti, 13.602 feriti
Paesi Bassi:
10 divisioni
perdite: 2.890 morti, 6.889 feriti
Belgio:
22 divisioni
perdite: 7.500 morti, 15.850 feriti
Norvegia 9/4/1940 - Operazione Weserubung
Germania:
2 corpi d'armata: 21 e 31
2 divisioni da montagna
7 divisioni di fanteria
10 corpo d'armata aereo con 290 bombardieri, 40 stukas, 100 caccia,
70 ricognitori, 500 junkers 52 da trasporto
200.000 tonnellate di naviglio: 1 corazzata (Lutzow),14 cacciatorpediniere,
6 incrociatori.
Norvegia:
6 divisioni di fanteria
123 aerei di cui 8 caccia
Finlandia 30 Novembre 1939 - 15/3/1940
la Russia invade la Finlandia
URSS
28 divisioni
300.000 uomini
1500 tanks
1 brigata corazzata
800 aerei
Settima armata con 13 divisioni di fanteria e un corpo corazzato
Ottava armata con 7 divisioni e una brigata corazzata
Nona armata con 5 divisioni di fanteria
Quattordicesima armata con 3 divisioni di fanteria
48.745 morti
158.863 feriti
1600 carri armati
872 aerei
FINLANDIA
9 divisioni
8 brigate autonome
150.000 uomini
150 aerei
una decina di unità navali
24934 morti
43557 feriti
Polonia
1/9/1939 la Germania invade la Polonia
17/9/1939 l'Unione Sovietica invade la Polonia
GERMANIA
6 comandi d'armata
18 corpi d'armata
46 divisioni di fanteria
3 divisioni da montagna
4 divisioni leggere motorizzate
6 divisioni corazzate
4 divisioni meccanizzate
1.200.000 uomini
POLONIA
30 divisioni di fanteria
2 divisioni da montagna
1 divisione di cavalleria
12 brigate di cavalleria
42 reggimenti di carri armati e autoblinde
URSS
35 divisioni
9 brigate di carri armati
4.800 aerei
Ordine di Battaglia:
• Wehrmacht :
• Heeres Gruppe Nord, General Oberst Fedor Von Bock :
• 4.Armee, General der Artillerie Günther Von Kluge
• XIX. Armee Korps (Motorisiert), General der Panzer Truppen Heinz Guderian :
- 3. Panzer Division, General Leutnant Leo Freiherr Geyr Von Schweppenburg.
- 2. Infanterie Division (Motorisiert), General Leutnant Paul Bader.
- 20. Infanterie Division (Motorisiert),
General Leutnant Mauritz Von Wiktorin Zu Hainburg.
- Panzer-Lehr Abteilung.
• II. Armee Korps, General der Infanterie Adolf Strauss :
- 3. Infanterie Division, General Major Walter Lichel.
- 32. Infanterie Division, General Leutnant Franz Böhme.
• III. Armee Korps, General der Artillerie Kurt Haase :
- 50. Infanterie Division, General Leutnant Konrad Sorsche.
- Brigade "Netze", General Major Eccard Freiherr Von Gablenz.
• Réserves/unités sous commandement direct de la 4. Armee :
• GrenzSchutz Abschnitt Kommando 1, General der Flieger Leonhard Kaupisch.
• Grenzschutz Abschnitt Kommando 2, General Leutnant Fritz Büchs.
• Grenzschutz Abschnitt Kommando 12, General Leutnant Hermann Metz.
- 23. Infanterie Division, General Major Walter Graf Von Brockdorff-Ahlefeldt.
- 207. Infanterie Division, General Major Karl Von Tiedemann.
- 218. Infanterie Division, General Leutnant Woldemar Freiherr Von Grote.
- Panzer Jäger Abteilung 560.
• 3. Armee, General der Artillerie Georg Von Küchler :
• Korps "Wodrig", General Leutnant Albert Wodrig :
- 1. Infanterie Division, General Leutnant Joachim Von Kortzfleisch.
- 12. Infanterie Division, General Leutnant Ludwig Von Der Leyen.
- Grenzschutz Abschnitt Kommando 31, ???.
• I. Armee Korps, General der Artillerie Walter Petzel :
- Panzer Division "Kempf", General Major Werner Kempf.
- I./Panzer Regiment 10.
- 11. Infanterie Division, General Leutnant Herbert Von Böckmann.
- 61. Infanterie Division, General Leutnant Siegfried Haenicke.
- Grenzschutz Abschnitt Kommando 15, General Major Werner Schede.
• XXI. Armee Korps, General Leutnant Alexander Von Jastrzembski gennant
Von Falkenhorst :
- 21. Infanterie Division, General Leutnant Hans-Kuno Von Both.
- 228. Infanterie Division, General Major Hans Stuttner.
- Grenzschutz Abschnitt Kommando 11, ???.
• Gruppe Brandt, General Major Georg Brandt :
- Brigade "Goldap".
- Brigade "Lötzen".
- Grenzschutz Abschnitt Kommando 41, ???.
- Grenzschutz Abschnitt Kommando 61, ???.
• Réserve/unités sous commandement direct de la 3. Armee :
- 1. Kavallerie Brigade, Oberst Kurt Feldt.
- 217. Infanterie Division, General Leutnant Richard Baltzer.
- Panzer Jäger Abteilung 511.
- Panzer Jäger Abteilung 521.
- MG Bataillon (Motorisiert) 9.
• Réserves/unités sous commandement direct du Heeres Gruppe Nord :
- 10. Panzer Division, General Major Ferdinand Schaal
(sous commandement direct de l'Ober Kommando des Heeres, secteur
de la 4. Armee).
- 73. Infanterie Division, General Major Bruno Bieler (secteur de la 4. Armee).
- 206. Infanterie Division, General Leutnant Hugo Höfl (secteur de la 3. Armee).
- 208. Infanterie Division, General Leutnant Moritz Andreas (secteur de la 4. Armee).
• Heeres Gruppe Süd, General Oberst Gerd Von Rundstedt :
• 8. Armee, General der Infanterie Johannes Blaskowitz :
• X. Armee Korps, General der Artillerie Wilhelm Ulex :
- 24. Infanterie Division, General Leutnant Friedrich Olbricht.
• XIII. Armee Korps, General der Kavallerie Maximilian ReichsFreiherr
Von Weichs Zu Glon :
- Leibstandarte SS "Adolf Hitler" (Motorisiert), SS-Obergruppenführer Josef Dietrich.
- 10. Infanterie Division, General Leutnant Conrad Von Cochenhausen.
- 17. Infanterie Division, General Major Herbert Loch.
• Réserves/unités sous commandement direct de la 8. Armee :
- Grenzschutz Abschnitt Kommando 13, General Leutnant Max Von Scheckendorff.
- Grenzschutz Abschnitt Kommando 14, General der Kavallerie Carl-Ludwig Freiherr Von Gienanth.
- 30. Infanterie Division, General Leutnant Kurt Von Briesen (subordonnée au X. Armee Korps).
- Panzer Jäger Abteilung 561.
• 10. Armee, General der Artillerie Walter Von Reichenau :
• XIV. Armee Korps (Motorisiert), General der Infanterie Gustav Von Wieterscheim :
- 13. Infanterie Division (Motorisiert), General Leutnant Paul Otto.
- 29. Infanterie Division (Motorisiert), General Leutnant Joachim Lemelsen.
• XV. Armee Korps (Motorisiert), General der Infanterie Hermann Hoth :
- 2. Leichte Division, General Leutnant Georg Stumme.
- 3. Leichte Division, General Major Adolf Kuntzen.
• XVI. Armee Korps (Motorisiert), General der Kavallerie Erich Hoepner :
- 1. Panzer Division, General Leutnant Rudolf Schmidt.
- 4. Panzer Division, General Leutnant Georg-Hans Reinhardt.
- 14. Infanterie Division, General Leutnant Weyer.
- 31. Infanterie Division, General Leutnant Rudolf Kämpfe.
• IV. Armee Korps, General der Infanterie Viktor Von Schwelder :
- 4. Infanterie Division, General Major Erich Hansen.
- 46. Infanterie Division, General Major Paul Von Hase.
• XI. Armee Korps, General der Artillerie Emil Leeb :
- 18. Infanterie Division, General Major Friedrich-Karl Cranz.
- 19. Infanterie Division, General Leutnant Günther Schwantes.
• Réserves/unités sous commandement direct de la 10. Armee :
- 1. Leichte Division, General Major Friedrich-Wilhelm Von Loeper.
- Panzer Regiment 11 (attaché à la 1. Leichte Division).
- Panzer Regiment 25 (attaché à la 2. Leichte Division).
- Panzer Jäger Abteilung 563.
- MG Bataillon 7.
• 14. Armee, General der Infanterie Wilhelm List :
• VIII. Armee Korps, General der Infanterie Ernst Busch :
- 5. Panzer Division, General Leutnant Heinrich Von Vietinghoff Gennant Scheel.
- 8. Infanterie Division, General Leutnant Rudolf Koch-Erpach.
- 28. Infanterie Division, General Leutnant Hans Von Obstfelder.
- SS-Regiment "Germania".
- Grenzschutz Abschnitt Kommando 3, General Leutnant Georg Brandt.
• XVII. Armee Korps, General der Infanterie Walter Kienitz :
- 7. Infanterie Division, General Leutnant Eugen Ott.
- 44. Infanterie Division, General Leutnant Friedrich Siebert.
- 45. Infanterie Division, General Leutnant Friedrich Materna.
• XVIII. Armee Korps, General der Infanterie Eugen Beyer :
- 2. Panzer Division, General Leutnant Rudolf Veiel.
- 4. Leichte Division, General Major Doktor Alfred Ritter Von Hubicki.
- 3. Gebirgs Division, General Leutnant Eduard Dietl.
• Réserves/unités sous commandement direct de la 14. Armee :
- 239. Infanterie Division, General Leutnant Ferdinand Neuling (secteur du VIII. Armee Korps).
- Panzer Jäger abteilung 521.
• Réserves/unités sous commandement direct du Heeres Gruppe Süd :
- 1. Gebirgs Division, General Major Ludwig Kübler (sous commandement direct de l'Ober Kommando des Heeres, secteur de la 14. Armee).
- 2. Gebirgs Division, General Leutnant Valentin Feuerstein (sous commandement direct de l'Ober Kommando des Heeres, secteur de la 14. Armee).
- 56. Infanterie Division, General Major Karl Kriebel (sous commandement direct de l'Ober Kommando des Heeres).
- 57. Infanterie Division, General Major Oskar Blümm (sous commandement direct de l'Ober Kommando des Heeres).
- 62. Infanterie Division, General Major Walter Keinert (secteur de la 10. Armee).
- 213. Infanterie Division, General Leutnant René De L'Homme De Courbières (secteur de la 8. Armee).
- 221. Infanterie Division, General Leutnant Johann Pfugbeil.
- 252. Infanterie Division, General Leutnant Diether Von Böhm-Bezing.
- 257. Infanterie Division, General Leutnant Max Viebhan.
- 258. Infanterie Division, General Leutnant Walter Wollmann.
- Panzer Jäger Abteilung 545.
• VII. Armee Korps, General der Infanterie Eugen Ritter Von Schobert (secteur de la 10. Armee) :
- 27. Infanterie Division, General Leutnant Friedrich Bergmann.
- 68. Infanterie Division, General Major Georg Braum.
• Heeres Gruppe C, General Oberst Wilhelm Ritter Von Leeb :
• 1. Armee, General der Infanterie Erwin Von Witzleben :
• IX. Armee Korps, General der Infanterie Hermann Geyer :
- 25. Infanterie Division, General Leutnant Christian Hansen.
- 33. Infanterie Division, General Leutnant Hermann Ritter Von Speck.
- 71. Infanterie Division, General Major Wolfgang Ziegler.
• XII. Armee Korps, General der Infanterie Walter Schroth :
- 15. Infanterie Division, General Major Walter Behschnitt.
- 34. Infanterie Division, General Major Hans Behlendorff.
- 52. Infanterie Division, General Major Karl-Adolf Hollidt.
- 79. Infanterie Division, General Major Karl Strecker.
• Generalkommando der Grenztruppen Saarpfalz, General der Pioniere Walter Kuntze :
- 6. Infanterie Division, General Leutnant Arnold Freiherr Von Biegeleben.
- 9. Infanterie Division, General Leutnant Georg Von Apell.
- 36. Infanterie Division, General Leutnant Georg Lindemann.
- Grenz-Infanterie Regiment 125.
- Grenz-Infanterie Regiment 127.
- Grenz-Infanterie Regiment 129.
- Grenz-Infanterie Regiment 132.
- Grenz-Infanterie Regiment 142.
- Grenz-Infanterie Regiment 152.
- MG Bataillon 10.
- MG Bataillon 13.
- MG Bataillon 14.
• Réserves/unités sous commandement direct de la 1. Armee :
- 75. Infanterie Division, General Major Diplom Ingenieur Ernst Hammer.
- 209. Infanterie Division, General Major Hans Stengel.
- 214. Infanterie Division, General Major Theodor Groppe.
- 223. Infanterie Division, General Major Paul-Willi Körner.
- 231. Infanterie Division, General Major Hans Schönhärl.
- 246. Infanterie Division, General Major Erich Denecke.
- Panzer Jäger Abteilung 525.
• 5. Armee, General der Infanterie Curt Liebmann :
• V. Armee Korps, General der Infanterie Richard Ruoff :
- 22. Infanterie Division, General Leutnant Hans Graf Von Sponeck.
- 225. Infanterie Division, General Leutnant Ernst Schaumburg.
• VI. Armee Korps, General der Pioniere Otto-Wilhelm Förster :
- Grenz-Infanterie Regiment 16.
• XXVII. Armee Korps, General der Infanterie Karl Ritter Von Prager :
- 16. Infanterie Division, General Leutnant Gotthard Heinrici.
- 69. Infanterie Division, General Leutnant Hermann Tittel.
- 211. Infanterie Division, General Leutnant Kurt Renner.
- 216. Infanterie Division, General Leutnant Hermann Boettcher.
• XXX. Armee Korps, General der Artillerie Otto Hartmann :
- Grenzschutz Abschnitt Kommando 9, ???.
• Generalkommando der Grenztruppen Eifel, General der Infanterie Eric Raschick :
- 26. Infanterie Division, General Leutnant Sigismund Von Förster.
- 86. Infanterie Division, General Leutnant Joachim Witthöft.
- 227. Infanterie Division, General Major Friedrich Zickwolff.
- Grenz-Kommandantur "Aachen", General Major Karl Spang ???.
- Grenz-Kommandantur "Trier", General Major Franz Mattenklott.
- Panzer Jäger Abteilung 643.
• Réserves/unités sous commandement direct de la 5. Armee :
- 58. Infanterie Division, General Major Iwan Heunert.
- 87. Infanterie Division, General Leutnant Bogislav Von Studnitz.
- Panzer Jäger Abteilung 543.
• 7. Armee, General der Artillerie Friedrich Dollmann :
• Generalkommando der Grenztruppen Oberrhein, General der Infanterie Alfred Wäger ??? :
- 5. Infanterie Division, General Leutnant Wilhelm Fahrmbacher.
- 35. Infanterie Division, General Leutnant Hans-Wolfgang Reinhard.
- 14. Landwehr Division, General Major Erwin Richter.
- SS-Regiment "Der Führer".
- MG Bataillon 4.
- MG Bataillon 5.
- MG Bataillon 11.
• Réserves/unités sous commandement direct de la 7. Armee :
- 78. Infanterie Division, General Leutnant Fritz Brand.
- 212. Infanterie Division, General Major Walter Friedrichs.
- 215. Infanterie Division, General Major Baptist Kniess.
- Panzer Jäger Abteilung 559.
• Réserves/unités sous commandement direct du Heeres Gruppe C :
- 76. Infanterie Division, General Major Maximilian De Angelis.
- 251. Infanterie Division, General Leutnant Hans Kratzert.
- 253. Infanterie Division, General Leutnant Fritz Kühne.
- 254. Infanterie Division, General Leutnant Fritz Koch.
- 255. Infanterie Division, General ??? Wilhelm Wetzel.
- 256. Infanterie Division, General Major Josef Folttmann.
- 260. Infanterie Division, General Major Hans Schmidt.
- 262. Infanterie Division, General Major Edgar Theissen.
- 263. Infanterie Division, General Major Franz Karl.
- Panzer Jäger Abteilung 652.
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Somme 1/7/1916 - 19/11/1916
morti tedeschi 419.989
morti inglesi 419.654
morti francesi 204.253
Jutland 1916
Germania
37000 uomini
2545 morti
507 feriti
perdite di navi: 11 pari a 62200 tonnellate
Prima Squadra dell' ammiraglio Von Hipper
5 incrociatori da battaglia (Lutzow,DEERFLINGER,SEYDLITZ,MOLTKE,VON DER TANN)
10 incrociatori leggeri
30 cacciatorpediniere
Terza Squadra di Linea dei contrammiragli Behncke e Nordmann
7 corazzate (KOENIG,GROSSER KURFURST,KRONPRINZ,MARKGRAFT,KAISER,KAISERIN,PRINZ-REGENT LUTPOLD)
Prima Squadra di Linea dei vice ammiragli Schmidt e Engelhardt
9 corazzate (FRIEDRICH DER GROSSE,OSTFRIESLAND, THURINGEN, HELGOLAND, OLDENBURG, POSEN, RHEINLAND, NASSAU, WESTPHALEN)
Seconda Squadra di Linea
6 corazzate (DEUTSCHLAND, HESSEN, POMMERN, HANNOVER, SCHLESIEN, SCHLESWIG-HOLSTEIN)
1 incrociatore leggero
32 cacciatorpediniere
U.K.
62.000 uomini
6094 morti
674 feriti
177 prigionieri
perdite di navi: 14 pari a 112.000 tonellate
Quinta Squadra del vice ammiraglio David Beatty:
5 incrociatori da battaglia (LION, PRINCESS ROYAL, QUEEN MARY, TIGER, NEW ZEALAND)
4 corazzate pesanti (MALAYA, VALIANT, BARHAM, WARSPITE)
13 incrociatori leggeri
29 cacciatorpediniere
1 nave da trasporto idrovolanti
Terza Squadra del vice ammiraglio Horatio Hood
3 incrociatori da battaglia (INVICIBLE, INFLEXIBLE, INDOMITABLE)
Prima Squadra del viceammiraglio Burney
4 corazzate (Marlborough, Revenge, Hercules, Agingurt, Colossus, Collingwood, Neptune, St. Vincent)
Quarta Squadra dei vice ammiragli Duff e Sturdee
7 corazzate (IRON DUKE, BENBOW, BELLEROPHON, TEMERAIRE, VANGUARD, ROYAL OAK, SUPERB, CANADA)
Seconda Squadra del vice ammiraglio Jerrram
8 corazzate (KING GEORGE V, AJAX, CENTURION, ERIN, ORION, MONARCH, CONQUEROR, THUNDERER)
8 incrociatori pesanti (DEFENCE, WARRIOR, BLACK PRINCE, DUKE OF EDINBURG, HAMPSHIRE, MINOTAUR, COCHRANE, SHANNON)
10 incrociatori leggeri
51 cacciatorpediniere
***=navi affondate
Salerno 8/9/1943 - Operazione Avalanche
Maiori - Paestum
Alleati
Armata USA n. 5 gen. Clark
6° corpo d' armata USA gen. Ernest W. Dawson
divisione di fanteria n. 5
divisione di fanteria n. 36
divisione di fanteria n. 45
10° corpo d' armata UK Gen. Richard L MacCreery)
divisione di fanteria n. 56
divisione paracaditisti n.82 (dal 14/9)
7 portaerei
Perdite alleate:
756 morti
2150 dispersi
Germania:
10 armata tedesca gen. Von Vietinghoff
16 divisione corazzata ( Salerno) gen. Sieckenius
Alleati
5 Armata USA

del Gen. Mark Wayne Clark
6° Corpo d'Armata USA

del Gen. Ernest J. Dawley
10° Corpo d'Armata Britannico
del Gen. Richard McCreery
82^ Div. Aerotrasportata USA
del Gen. Matthew B. Ridgway
56^ Div. Fanteria Britannica
del Gen. George W.E.J. Erskine
3 Div.Fanteria USA
del Gen. Lucien K. Tuscott
Rangers USA
del Ten. Col. William O. Darby
36 Div. Fanteria USA
del Gen. Fred L. Walker
23^ Brigata Corazzata Britannica
del Gen. di Brigata Harry Arkwright
45^ Div. Fanteria USA
del Gen. Troy H. Middleton
Commandos Britannici
del Gen. di Brigata Robert Laycock
34^ Div.Fanteria USA
del Gen. Charles W. Ryder
56^ Div. Fanteria Britannica
del Gen. A.H. Graham
46^ Div. Fanteria Britannica
del Gen. John L.I. Hawkesworth
Germania
XIV° Corpo d'Armata Panzer del Gen. Hermann Balck
con la 16^ Divisione Panzer

del Gen. Rudolf Sieckenius
e successivamente allo sbarco alleato
divisione Panzer Hermann Goering
15^ Divisione Granatieri Panzer
3^ Divisione Granatieri Panzer
26^ Divisione Granatieri Panzer

15^ Divisione Panzer Grenadier
del Gen. Eberhard Rodt
Divisione Hermann Goering

del Gen. Paul Conrath

26^ Divisione Panzer

del Gen. Smilo Von Luttwitz





