Gli Accordi Internazionali

 

 

 

Statuto Albertino, 4/3/1848

 

Carlo Alberto

Per grazia di Dio re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme, Duca di Savoia e di Genova, ecc., ecc., principe di Piemonte, ecc., ecc., ecc.

 

Con lealtà di Re e con affetto di padre Noi veniamo oggi a compiere quanto avevamo annunziato ai nostri amatissimi Sudditi, col Nostro proclama dell’8 dell’ultimo scorso febbraio, con cui abbiamo voluto dimostrare, in mezzo agli eventi straordinari che circondavano il paese, come la nostra confidenza in loro crescesse colla gravità delle circostanze, e come prendendo unicamente consiglio dagli impulsi del Nostro cuore fosse ferma Nostra intenzione di conformare le loro sorti alla ragione dei tempi, agli interessi e alla dignità della Nazione.

 

Considerando Noi le larghe e forti istituzioni rappresentative contenute nel presente Statuto fondamentale come un mezzo il più sicuro di raddoppiare quei vincoli d’indissolubile affetto che stringono all’Itala Nostra Corona un popolo, che tante prove Ci ha dato di fede, di obbedienza, e d’amore, abbiamo determinato di sancirlo e promulgarlo, nella fiducia che Iddio benedirà le pure Nostre intenzioni, e che la Nazione libera, forte, e felice si mostrerà sempre più degna dell’antica fama, e saprà meritarsi un glorioso avvenire.

 

Perciò di Nostra certa scienza, Regia Autorità, avuto il parere del Nostro Consiglio, abbiamo ordinato e ordiniamo in forza di Statuto e Legge fondamentale perpetua e irrevocabile della Monarchia, quanto segue:

 

1. La Religione Cattolica, Apostolica e Romana è la sola Religione dello Stato. Gli altri Culti ora esistenti sono tollerati conformemente alle Leggi.

2. Lo Stato è retto da un Governo Monarchico e Rappresentativo. Il Trono è ereditario secondo la Legge Salica.

 

3. Il potere legislativo sarà collettivamente esercitato dal Re, e da due Camere: il Senato, e quella dei Deputati.

 

4. La persona del Re è Sacra e inviolabile. Al Re solo appartiene il potere esecutivo. Egli è il Capo Supremo dello Stato; Comanda tutte le forze di terra e di mare; Dichiara la guerra; Fa i trattati di pace, d’alleanza, di commercio e altri, dandone notizia alle Camere tosto che l’interesse e la sicurezza dello Stato li permettano, e unendovi le comunicazioni opportune. I trattati che importassero un onere alle Finanze, o variazione di territorio dello Stato, non avranno effetto se non dopo ottenuto l’assenso delle Camere.

 

6. Il Re nomina a tutte le cariche dello Stato: e fa i decreti e i regolamenti necessari per l’esecuzione delle Leggi senza sospenderne l’osservanza o dispensarne.

 

7. Il Re solo sanziona le leggi, e le promulga.

 

8. Il Re può far grazia, e commutare le pene.

 

9. Il Re convoca in ogni anno le due Camere: può prorogarne le sessioni, e disciogliere quella dei Deputati; ma in quest’ultimo caso ne convoca un’altra nel termine di quattro mesi.

 

10. La proposizione delle Leggi apparterrà al Re e a ciascuna delle due Camere. Però ogni legge d’imposizione di tributi, o di approvazione dei bilanci e dei conti dello Stato, sarà presentata

prima alla Camera dei Deputati.

 

11. Il Re è maggiore all’età di diciotto anni compiuti.

 

12.Durante la minorità del Re il Principe suo più prossimo parente nell’ordine della successione al Trono sarà Reggente del Regno, se ha compiuto gli anni ventuno.

 

13. Se per la minorità del Principe chiamato alla Reggenza, questa è devoluta a un parente più lontano, il Reggente che sarà entrato in esercizio conserverà la Reggenza fino alla maggiorità del Re.

 

14. In mancanza di parenti maschili la Reggenza apparterrà alla Regina Madre.

 

15. Se manca anche la Madre, le Camere, convocate fra dieci giorni dai Ministri, nomineranno il Reggente.

 

16. Le disposizioni precedenti relative alla Reggenza sono applicabili al caso in cui il Re maggiore si trovi nella fisica impossibilità di regnare. Però se l’erede presuntivo del Trono ha compiuto diciott’anni, egli sarà in tal caso di pieno diritto il Reggente.

 

17. La Regina Madre è tutrice del Re finché egli abbia compiuto l’età di sette anni: da questo punto la tutela passa al Reggente.

 

18. I diritti spettanti alla podestà civile in materia beneficiaria o concernenti all’esecuzione delle provvisioni di ogni natura provenienti dall’estero, saranno esercitati dal Re.

 

19. La dotazione della Corona è conservata durante il Regno attuale quale risulterà dalla media degli ultimi dieci anni. Il Re continuerà ad avere l’uso dei Reali Palazzi, Ville e Giardini e dipendenze, non che di tutti indistintamente i beni mobili spettanti alla Corona, di cui sarà fatto inventario a diligenza di un ministro responsabile. Per l’avvenire la dotazione predetta verrà stabilita per la durata di ogni Regno dalla prima Legislatura, dopo l’avvenimento del Re al Trono.

 

20. Oltre i beni che il Re attualmente possiede in proprio formeranno il privato suo patrimonio ancora quelli che potesse in seguito acquistare, a titolo oneroso o gratuito, durante il Suo Regno. Il Re può disporre del suo patrimonio privato sia per atti fra vivi, sia per testamento, senza essere tenuto alle regole delle leggi civili che limitano la quantità disponibile. Nel rimanente il patrimonio del Re è soggetto alle leggi che reggono le altre proprietà.

 

21. Sarà provveduto per legge a un assegnamento annuo pel Principe Ereditario giunto alla maggiorità o anche prima in occasione di matrimonio; all’appannaggio dei principi della famiglia e del Sangue Reale nelle condizioni predette; alle doti delle Principesse; e al dovario delle Regine.

 

22. Il Re salendo al Trono, presta in presenza delle Camere riunite il giuramento di osservare lealmente il presente Statuto.

23. Il Reggente, prima di entrare in funzioni, presta il giuramento di essere fedele al Re e di osservare

lealmente lo Statuto e le Leggi dello Stato.

 

 

Dei diritti e dei doveri dei cittadini

 

24. Tutti i regnicoli, qualunque sia il loro titolo o grado, sono eguali dinanzi alla legge. Tutti godono egualmente i diritti civili e politici, e sono ammissibili alle cariche civili e militari, salve le eccezioni determinate dalle leggi.

 

25. Essi contribuiscono indistintamente, nella proporzione dei loro averi, ai carichi dello Stato.

 

26. La libertà individuale è guarantita. Niuno può essere arrestato o tradotto in giudizio, se non nei casi previsti dalla legge, e nelle forme ch’essa prescrive.

 

27. Il domicilio è inviolabile. Niuna visita domiciliare può aver luogo se non in forza di una Legge, e nelle forme che essa prescrive.

 

28. La Stampa sarà libera, ma una legge ne reprime gli abusi. Tuttavia le Bibbie, i Catechismi, i libri liturgici e di preghiere non potranno essere stampati senza il preventivo permesso del Vescovo.

 

29. Tutte le proprietà, senza alcuna eccezione, sono inviolabili. Tuttavia quando l’interesse pubblico legalmente accertato lo esiga, si può essere tenuti a cederle in tutto o in parte mediante una giusta indennità conformemente alle leggi.

 

30. Nessun tributo può essere imposto o riscosso se non è stato consentito dalle Camere e sanzionato dal Re.

 

31. Il debito pubblico è garantito. Ogni impegno dello Stato verso i Suoi Creditori è inviolabile.

 

32. È riconosciuto il diritto di adunarsi pacificamente e senz’armi, uniformandosi alle leggi che possono regolarne l’esercizio nell’interesse della cosa pubblica. Questa disposizione non è applicabile alle adunanze in luoghi pubblici o aperti al pubblico, i quali rimangono interamente soggetti alle leggi di polizia.

Del Senato

 

33. Il Senato è composto di Membri nominati a vita dal Re, in numero non limitato, aventi l’età di quarant’anni compiuti, e scelti nelle categorie seguenti:

 

1) Gli Arcivescovi e Vescovi dello Stato;

2) Il Presidente della Camera dei Deputati;

3) I Deputati dopo tre Legislature, o sei anni di esercizio;

4) I Ministri di Stato;

5) I Ministri Segretari di Stato;

6) Gli Ambasciatori;

7) Gli Inviati Straordinari dopo tre anni di tali funzioni;

8) I Primi Presidenti, e Presidenti del Magistrato di Cassazione, e della Camera dei Conti;

9) I Primi Presidenti dei Magistrati di Appello;

10)L’Avvocato Generale presso il Magistrato di Cassazione, e il Procuratore Generale, dopo cinque anni di funzioni;

11) I Presidenti di classe dei Magistrati d’Appello dopo tre anni di funzioni;

12) I Consiglieri del Magistrato di Cassazione e della Camera dei Conti dopo cinque anni di funzioni;

13) Gli Avvocati Generali, o Fiscali Generali presso i Magistrati d’Appello, dopo cinque anni di funzioni;

14) Gli Ufficiali Generali di terra, e di mare. Tuttavia i Maggiori Generali e i Contrammiragli dovranno avere da cinque anni quel grado in attività;

15) I Consiglieri di Stato dopo cinque anni di funzioni;

16) I Membri dei Consigli di Divisione dopo tre elezioni alla loro presidenza;

17) Gli Intendenti Generali dopo sette anni di esercizio;

18) I membri della Regia Accademia delle Scienze dopo sette anni di nomina;

19) I Membri Ordinari del Consiglio Superiore d’Istruzione pubblica dopo sette anni di esercizio;

20) Coloro che con servizi o meriti eminenti avranno illustrato la patria;

21) Le persone che da tre anni pagano tremila lire d’imposizione diretta in ragione dei loro beni, o della loro industria.

 

34. I Principi della Famiglia Reale fanno di pieno diritto parte del Senato. Essi seggono immediatamente dopo il Presidente. Entrano in Senato a ventuno anni, ed hanno voto a venticinque.

 

35. Il Presidente e i Vice-Presidenti del Senato sono nominati dal Re. Il Senato nomina nel proprio seno i suoi Segretari.

 

36. Il Senato è costituito in Alta Corte di Giustizia con decreto del Re per giudicare dei crimini di alto tradimento, e di attentato alla sicurezza dello Stato, e per giudicare i Ministri accusati dalla Camera dei Deputati. In questi casi il Senato non è corpo politico. Esso non può occuparsi se non degli affari giudiziari per cui fu convocato, sotto pena di nullità.

 

37. Fuori del caso di flagrante delitto, niun Senatore può essere arrestato se non in forza di un ordine del Senato. Esso è solo competente per giudicare dei reati imputati ai suoi membri.

 

38. Gli atti coi quali si accertano legalmente le nascite, i matrimoni e le morti dei Membri della Famiglia Reale sono presentati al Senato, che ne ordina il deposito nei suoi Archivi.

 

 

Della Camera dei Deputati

 

39. La Camera Elettiva è composta di Deputati scelti dai Collegi Elettorali conformemente alla Legge.

 

40. Nessun Deputato può essere ammesso alla Camera se non è suddito del Re, non ha compiuto l’età di trent’anni, non gode i diritti civili e politici, e non riunisce in sé gli altri requisiti voluti dalla legge.

 

41. I Deputati rappresentano la Nazione in generale, e non le sole Province in cui furono eletti. Nessun mandato imperativo può loro darsi dagli Elettori.

 

42. I Deputati sono eletti per cinque anni: il loro mandato cessa di pieno diritto alla spirazione di questo termine.

 

43. Il Presidente, i Vice-Presidenti e i Segretari della Camera dei Deputati sono da essa stessa nominati nel proprio seno al principio d’ogni sessione per tutta la sua durata.

 

44. Se un Deputato cessa per qualunque motivo dalle sue funzioni, il Collegio che l’aveva eletto sarà tosto convocato per fare una nuova elezione.

 

45. Nessun Deputato può essere arrestato, fuori del caso di flagrante delitto, nel tempo della Sessione, né tradotto in giudizio in materia criminale senza il previo consenso della Camera.

 

46. Non può eseguirsi alcun mandato di cattura per debiti contro di un deputato durante la sessione della Camera, come neppure nelle tre settimane precedenti, e susseguenti alla medesima.

 

47. La Camera dei Deputati ha il diritto di accusare i Ministri del Re, e di tradurli dinanzi all’Alta Corte di Giustizia.

 

 

Disposizioni comuni alle due camere

 

48. Le sessioni del Senato e della Camera dei Deputati cominciano e finiscono nello stesso tempo. Ogni riunione di una Camera fuori del tempo della sessione dell’altra è illegale, e gli atti ne sono interamente nulli.

 

49. I Senatori e i Deputati prima di essere ammessi all’esercizio delle loro funzioni prestano il giuramento di essere fedeli al Re, di osservare lealmente lo Statuto e le leggi dello Stato, e di esercitare le loro funzioni col solo scopo del bene inseparabile del Re e della Patria.

 

50. Le funzioni di Senatore e di Deputato non danno luogo ad alcuna retribuzione o indennità.

 

51. I Senatori e i Deputati non sono sindacabili per ragione delle opinioni da loro emesse e dei voti dati nelle Camere.

 

52.Le sedute delle Camere sono pubbliche. Ma quando dieci Membri ne facciano per iscritto la domanda esse possono deliberare in segreto.

 

53. Le sedute e le deliberazioni delle Camere non sono legali né valide se la maggiorità assoluta dei loro Membri non è presente.

 

54. Le deliberazioni non possono essere prese se non alla maggiorità dei voti.

 

55. Ogni proposta di legge debb’essere dapprima esaminata dalle Giunte che saranno da ciascuna Camera nominate per i lavori preparatorii. Discussa e approvata da una Camera, la proposta sarà trasmessa all’altra per la discussione e approvazione; e poi presentata alla sanzione del Re. Le discussioni si faranno articolo per articolo.

 

56. Se un progetto di legge è stato rigettato da uno dei tre poteri legislativi, non potrà essere più riprodotto nella stessa sessione.

 

57. Ognuno che sia maggiore d’età ha il diritto di mandare petizioni alle Camere, le quali debbono farle esaminare da una giunta, e dopo la relazione della medesima, deliberare se debbano essere prese in considerazione, e in caso affermativo mandarsi al Ministro competente, o depositarsi negli uffici per gli opportuni riguardi.

 

58. Nessuna petizione può essere presentata personalmente alle Camere. Le Autorità costituite hanno solo il diritto di indirizzare petizioni in nome collettivo.

 

59. Le Camere non possono ricevere alcuna deputazione, né sentire altri fuori dei propri Membri, dei Ministri e dei Commissari del Governo.

 

60. Ognuna delle Camere è sola competente per giudicare della validità dei titoli di ammissione dei propri Membri.

 

61. Così il Senato come la Camera dei Deputati determina per mezzo d’un suo regolamento interno il modo secondo il quale abbia da esercitare le proprie attribuzioni.

 

62. La lingua Italiana è la lingua officiale delle Camere. È però facoltativo di servirsi della Francese ai membri che appartengono ai paesi in cui questa è in uso, o in risposta ai medesimi.

 

63. Le votazioni si fanno per alzata e seduta, per divisione, e per scrutinio segreto. Quest’ultimo mezzo sarà sempre impiegato per la votazione del complesso di una legge, e per ciò che concerne al personale.

 

64. Nessuno può essere a un tempo Senatore e Deputato

 

 

Dei ministri

 

65. Il Re nomina e revoca i suoi Ministri.

 

66. I Ministri non hanno voto deliberativo nell’una o nell’altra Camera se non quando ne sono Membri.

Essi vi hanno sempre l’ingresso, e debbono essere sentiti sempreché lo richiedano.

 

67. I Ministri sono responsabili. Le leggi e gli atti del Governo non hanno vigore se non sono muniti d’una firma di un Ministro.

Dell’Ordine Giudiziario.

 

68. La Giustizia emana dal Re, ed è amministrata in Suo Nome dai Giudici che Egli istituisce.

 

69. I Giudici nominati dal Re, ad eccezione di quelli di Mandamento, sono inamovibili dopo tre anni di esercizio.

 

70. I Magistrati, Tribunali, e Giudici attualmente esistenti sono conservati. Non si potrà derogare all’organizzazione giudiziaria se non in forza di una legge.

 

71. Niuno può essere distolto dai suoi Giudici naturali. Non potranno perciò essere creati Tribunali o Commissioni straordinarie.

 

72. Le Udienze dei Tribunali in materia civile, e i dibattimenti in materia criminale saranno pubblici conformemente alle leggi.

 

73. L’interpretazione delle leggi in modo per tutti obbligatorio spetta esclusivamente al potere legislativo.

 

74.Le istituzioni Comunali e Provinciali, e la circoscrizione dei Comuni e delle Province sono regolate dalla legge.

 

 

Disposizioni generali

 

75. La leva è regolata dalla legge.

 

76. È istituita una Milizia Comunale sovra basi fissate dalla legge.

 

77. Lo Stato conserva la sua bandiera; la coccarda azzurra è la sola nazionale.

 

78. Gli Ordini Cavallereschi ora esistenti sono mantenuti con le loro dotazioni. Queste non possono essere impiegate in altro uso fuorché in quello prefisso dalla propria istituzione. Il Re può creare altri Ordini, e prescriverne gli Statuti.

 

79. I titoli di Nobiltà sono mantenuti a coloro che vi hanno diritto. Il Re può conferirne dei nuovi.

 

80. Niuno può ricevere decorazioni, titoli o pensioni da una potenza estera senza l’autorizzazione del Re.

 

81. Ogni legge contraria al presente Statuto è abrogata.

 

 

Disposizioni transitorie

 

82. Il presente Statuto avrà il pieno suo effetto dal giorno della prima riunione delle due Camere, la quale avrà luogo appena compiute le elezioni; fino a quel punto sarà provveduto al pubblico servizio d’urgenza con Sovrane Disposizioni, secondo i modi e le forme sin qui seguite, omesse tuttavia le interinazioni e registrazioni dei Magistrati che sono fin d’ora abolite.

 

83. Per l’esecuzione del presente Statuto il Re si riserva di fare le leggi sulla stampa, sulle elezioni, sulla Milizia Comunale e sul riordinamento del Consiglio di Stato. Sino alla pubblicazione della legge sulla stampa rimarranno in vigore gli ordini vigenti a quella relativi.

 

84. I Ministri sono incaricati e responsabili della esecuzione e della piena osservanza delle presenti disposizioni transitorie.

 

 

Dato in Torino addì quattro del mese di marzo l’anno del Signore mille ottocento quarantotto, e del Regno Nostro il decimo ottavo.

 

Carlo Alberto

Il Ministro e Primo Segretario di Stato per gli affari dell’Interno,

Borelli

 

Il primo Segretario di Stato per gli affari Ecclesiastici, di Grazia e di Giustizia, Dirigente la Grande Cancelleria, Avet

 

Il Primo Segretario di Stato per gli affari di Finanze, Di Revel

 

 

Il Primo Segretario di Stato dei Lavori pubblici, dell’Agricoltura, e del Commercio, Des Ambrois

 

Il Primo Segretario di Stato per gli Affari Esteri, E. di San Marzano

 

Il Primo Segretario di Stato per gli affari di Guerra e Marina, Broglia

 

Il Primo Segretario di Stato per la pubblica Istruzione, C. Alfieri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

14 Punti di Wilson 8/1/1917

 

 

L'8 gennaio il presidente Wilson enumerò i quattordici punti ai quali si sarebbe ispirata la sua azione nella futura conferenza per la pace.

 

1 Pubblici trattati di pace, stabiliti pubblicamente e dopo i quali non vi siano più intese internazionali particolari di alcun genere, ma solo una democrazia che proceda sempre francamente e in piena pubblicità.

 

2 Assoluta libertà di navigazione per mare, fuori delle acque territoriali, così in pace come in guerra, eccetto i casi nei quali i mari saranno chiusi in tutto o in parte da un’azione internazionale, diretta a imporre il rispetto delle convenzioni internazionali.

 

3 Soppressione, per quanto è possibile, di tutte le barriere economiche ed eguaglianza di trattamento in materia commerciale per tutte le nazioni che consentano alla pace, e si associno per mantenerla.

 

4 Scambio di efficaci garanzie che gli armamenti dei singoli stati saranno ridotti al minimo compatibile con la sicurezza interna.

 

5 Regolamento liberamente dibattuto con spirito largo e assolutamente imparziale di tutte le rivendicazioni coloniali, fondato sulla stretta osservanza del principio che nel risolvere il problema della sovranità gli interessi delle popolazioni in causa abbiano lo stesso peso delle ragionevoli richieste dei governi, i cui titoli debbono essere stabiliti.

 

6 Evacuazione di tutti i territori russi e regolamento di tutte le questioni che riguardano la Russia... Il trattamento accordato alla Russia dalle nazioni sorelle nel corso dei prossimi mesi sarà

anche la pietra di paragone della buona volontà, della comprensione dei bisogni della Russia, astrazion fatta dai propri interessi, la prova della loro simpatia intelligente e generosa.

 

7 Il Belgio – e tutto il mondo sarà di una sola opinione su questo punto – dovrà essere evacuato e restaurato, senza alcun tentativo per limitarne l’indipendenza di cui gode al pari delle altre nazioni libere.

8 Il territorio della Francia dovrà essere completamente liberato e le parti invase restaurate. Il torto fatto alla Francia dalla Prussia nel 1871, a proposito dell’Alsazia–Lorena, torto che ha compromesso la pace del mondo per quasi 50 anni, deve essere riparato affinché la pace possa essere assicurata di nuovo nell’interesse di tutti.

 

9 Una rettifica delle frontiere italiane dovrà essere fatta secondo le linee di demarcazione chiaramente riconoscibili tra le due nazionalità.

 

10 Ai popoli dell’Austria–Ungheria, alla quale noi desideriamo di assicurare un posto tra le nazioni, deve essere accordata la più ampia possibilità per il loro sviluppo autonomo.

 

11 La Romania, la Serbia e il Montenegro dovranno essere evacuati, i territori occupati dovranno essere restaurati; alla Serbia sarà accordato un libero e sicuro accesso al mare, e le relazioni specifiche di alcuni stati Balcani dovranno essere stabilite da un amichevole scambio di vedute, tenendo conto delle somiglianze e delle differenze di nazionalità che la storia ha creato, e dovranno essere fissate garanzie internazionali dell’indipendenza politica ed economica e dell’integrità territoriale di alcuni stati balcanici.

 

12 Alle regioni turche dell’attuale impero ottomano dovrà essere assicurata una sovranità non contestata, ma alle altre nazionalità, che ora sono sotto il giogo turco, si dovranno garantire un’assoluta sicurezza d’esistenza e la piena possibilità di uno sviluppo autonomo e senza ostacoli. I Dardanelli dovranno rimanere aperti al libero passaggio delle navi mercantili di tutte le nazioni sotto la protezione di garanzie internazionali.

 

13 Dovrà essere creato uno stato indipendente polacco, che si estenderà sui territori abitati da popolazioni indiscutibilmente polacche; gli dovrà essere assicurato un libero e indipendente accesso al mare, e la sua indipendenza politica ed economica, la sua integrità dovranno essere garantite da convenzioni internazionali.

 

14

Dovrà essere creata un’associazione delle nazioni, in virtù di convenzioni formali, allo scopo di promuovere a tutti gli stati, grandi e piccoli indistintamente, mutue garanzie

 

 

Armistizio di Villa Giusti, 4/11/1918, tra Italia e Austria-Ungheria

 

 

Protocollo delle condizioni d’armistizio tra le Potenze alleate e associate e l'Austria - Ungheria

 

 

I. clausole militari

 

1. - Cessazione immediata delle ostilità per terra, per mare e nel cielo.

 

2. - Smobilitazione totale dell’esercito austro - ungarico e ritiro immediato di tutte le unità che operano sulla fronte dal Mare del Nord alla Svizzera. Non sarà mantenuto sul territorio austro-ungarico, nei limiti più sotto indicati al § 3, come forze militari austro-ungariche, che un massimo di 20 divisioni ridotte all’effettivo di pace avanti guerra. La metà del materiale totale dell’artiglieria divisionale, dell’artiglieria di corpo di armata, nonché il corrispondente equipaggiamento, a cominciare da tutto ciò che si trova sui territori da evacuare dall’esercito austro - ungarico. dovrà essere riunito in località da fissarsi dagli Alleati e dagli Stati Uniti, per essere loro consegnato.

 

3. - Sgombro di tutto il territorio invaso dall’Austria - Ungheria dall’inizio della guerra e ritiro delle forze austro-ungariche, in un periodo di tempo da stabilirsi dai Comandanti supremi delle forze alleate sulle varie fronti, al di là d’una linea così fissata: Dal Pizzo Umbrail sino a nord dello Stelvio, essa seguirà la cresta delle Alpi Retiche fino alle sorgenti dell’Adige e dell’Isarco passando per Reschen, il Brennero e i massicci dell’Oetz e dello Ziller; quindi volgerà verso sud attraverso i monti di Toblach e raggiungerà l’attuale frontiera delle Alpi Carniche seguendola fino ai monti di Tarvis. Correrà poscia sullo spartiacque delle Alpi Giulie per il Predil, il Mangart, il Tricorno, i passi di Podberdo, di Podlaniscan e di Idria; a partire da questo punto, la linea seguirà la direzione di sud-est verso il Monte Nevoso (Schneeberg), lasciando fuori il bacino della Sava e dei suoi tributari; dallo Schneeberg scenderà al mare includendo Castua, Mattuglie e Volosca. Analogamente tale linea seguirà i limiti amministrativi attuali della provincia di Dalmazia, includendo a nord Lisarica e Tribanj e a sud tutti i territori fino a una linea partente dal mare vicino a Punta Planka e seguente verso est le alture formanti lo spartiacque, in modo da comprendere nei territori evacuati tutte le valli e i corsi d’acqua che discendono verso Sebenico, come il Cikola, il Kerka, il Butisnica e i loro affluenti. Essa includerà anche tutte le isole situate a nord e a ovest della Dalmazia: Premuda, Selve, Uibo, Skerda, Maon, Pago e Puntadura a nord, fino a Meleda a sud, comprendendovi Sant’Andrea, Busi, Lissa, Lesina, Tercola, Curzola, Cazza e Lagosta, oltre gli scogli e gli isolotti circostanti, e Pelagosa, ad eccezione solamente delle isole Grande e Piccola Zirona, Bua, Solta e Brazza. Tutti i territori così evacuati saranno occupati dalle truppe degli Alleati e degli Stati Uniti d’America. Tutto il materiale militare e ferroviario nemico che si trova nei territori da evacuare sarà lasciato sul posto. Consegna agli Alleati e agli Stati Uniti di tutto questo materiale (approvvigionamenti di carbone e altri compresi), secondo le istruzioni particolari date dai Comandanti supremi sulle varie fronti delle forze delle Potenze associate. Nessuna nuova distruzione, né saccheggio, né requisizione delle truppe nemiche nei territori da evacuare dall’avversario e da occupare dalle forze delle Potenze associate.

 

4. - Possibilità per le Armate delle Potenze associate di spostarsi liberamente su tutte le rotabili, strade ferrate e vie fluviali dei territori austro - ungarici, che saranno necessarie. Occupazione, in qualunque momento, da parte delle Armate delle Potenze associate, di tutti i punti strategici in Austria -Ungheria ritenuti necessari per rendere possibili le operazioni militari o per mantenere l’ordine. Diritto di requisizione contro pagamento da parte delle Armate delle Potenze associate in tutti i territori dove esse si trovino.

 

5. - Sgombero completo, nello spazio di 15 giorni, di tutte le truppe germaniche, non solamente dalle fronti d’Italia e dei Balcani, ma da tutti i territori austro - ungarici. Internamento di tutte le truppe germaniche che non avranno lasciato il territorio austro-ungarico prima di questo termine.

 

6. I territori austro-ungarici sgombrati saranno provvisoriamente amministrati dalle autorità locali sotto il controllo delle truppe alleate e associate di occupazione.

 

7. - Rimpatrio immediato, senza reciprocità, di tutti i prigionieri di guerra, sudditi alleati internati e popolazione civile fatta sgombrare, secondo le condizioni che fisseranno i Comandanti supremi delle Armate delle Potenze alleate sulle varie fronti.

 

8. - I malati e i feriti non trasportabili saranno curati per cura del personale austro - ungarico che sarà lasciato sul posto con il materiale necessario.

 

 

II. clausole navali

 

I. - Cessazione immediata di ogni ostilità sul mare e indicazioni precise del posto e dei movimenti di tutte le navi austro-ungariche. Sarà dato avviso ai neutri della libertà concessa alla navigazione delle marine da guerra e mercantili delle Potenze alleate e associate in tutte le acque territoriali, senza sollevare questioni di neutralità.

 

II. - Consegna agli Alleati e agli Stati Uniti di 15 sottomarini austro - ungarici costruiti dal 1910 al 1918 e di tutti i sottomarini germanici che si trovano, o che possono venirsi a trovare, nelle acque territoriali austro-ungariche. Disarmo completo e smobilitazione di tutti gli altri sottomarini austro-ungarici, che dovranno restare sotto la sorveglianza degli Alleati e degli Stati Uniti.

 

III. - Consegna agli Alleati e agli Stati Uniti d’America, con il loro armamento ed equipaggiamento completo, di 3 corazzate, 3 incrociatori leggeri, 9 caccia torpediniere, 12 torpediniere, 1 nave posamine, 6 monitori del Danubio, che verranno designati dagli Alleati e dagli Stati Uniti d’America. Tutte le altre navi da guerra di superficie (comprese quelle fluviali) dovranno essere concentrate nelle basi navali austro-ungariche che saranno determinate dagli Alleati e dagli Stati Uniti, e dovranno essere smobilitate e disarmate completamente e poste sotto la sorveglianza degli Alleati e degli Stati Uniti.

 

IV. - Libertà di navigazione di tutte le navi delle marine da guerra e mercantili delle Potenze alleate e associate nell’Adriatico, comprese le acque territoriali, sul Danubio e suoi affluenti in territorio austro - ungarico. Gli Alleati e le Potenze associate avranno il diritto di dragare tutti i campi di mine e distruggere le ostruzioni, il cui posto dovrà essere loro indicato. Per assicurare la libertà di navigazione sul Danubio, gli Alleati e gli Stati Uniti potranno occupare o smantellare tutte le opere fortificate o di difesa.

V. - Continuazione del blocco delle Potenze alleate e associate nelle condizioni attuali: le navi austro-ungariche trovate in mare restano soggette a cattura, salvo le eccezioni che saranno concesse da una Commissione che sarà designata dagli Alleati e dagli Stati Uniti.

 

VI. - Raggruppamento e immobilizzazione, nelle basi austro - ungariche determinate dagli Alleati e dagli Stati Uniti, di tutte le forze aeree navali.

 

VII. - Sgombero di tutta la costa italiana e di tutti i porti occupati dall’Austria - Ungheria fuori del suo territorio nazionale e abbandono di tutto il materiale della flotta, materiale navale, equipaggiamento e materiale per via navigabile di qualsiasi specie.

 

VIII. - Occupazione per parte degli Alleati e degli Stati Uniti delle fortificazioni di terra e di mare e delle isole costituenti la difesa di Pola, nonché dei cantieri e dell’arsenale.

 

IX. - Restituzione di tutte le navi mercantili delle Potenze alleate e associate trattenute dall’Austria - Ungheria.

 

X. - Divieto di ogni distruzione di navi e di materiali prima dello sgombero, della consegna o restituzione.

 

XI. - Restituzione, senza reciprocità, di tutti i prigionieri di guerra delle marine da guerra e mercantili delle Potenza alleate e associate in potere dell’Austria - Ungheria. I plenipotenziari sottoscritti, regolarmente autorizzati, dichiarano d’approvare le condizioni sopra indicate.

 

3 Novembre 1918

 

 

 

Protocollo annesso

 

contenente i particolari e le clausole d’esecuzione di alcuni punti dell’armistizio tra le Potenze alleate e associate e l’Austria - Ungheria

 

I. clausole militari

 

1. - Le ostilità per terra, per mare e nell’aria cessano su tutte le fronti dell’Austria - Ungheria 24 ore dopo la firma dell’armistizio, e cioè alle 15 del 4 novembre (ora dell’Europa Centrale). Da tale momento le truppe italiane e associate si arresteranno dall’avanzare oltre la linea a tale ora raggiunta. Le truppe austro - ungariche e le truppe dei Paesi alleati dell’Austria - Ungheria, dovranno ritirarsi, a una distanza di almeno 3 km in linea d’aria dalla linea raggiunta dalle truppe italiane o dalle truppe delle Potenze alleate e associate. Gli abitanti della zona di 3 km compresa tra le due linee suddette potranno rivolgersi, per ottenere i necessari rifornimenti, alla propria armata nazionale o alle armate delle Potenze associate. Tutte le truppe austro - ungariche che, all’ora della cessazione delle ostilità, si troveranno dietro la linea di combattimento raggiunta dalle truppe italiane, saranno prigioniere di guerra.

 

2. - Per quanto concerne le clausole degli articoli 2 e 3 circa le artiglierie con relativi equipaggiamenti e il materiale bellico che deve essere riunito in luoghi stabiliti o lasciato sul posto nei territori che saranno evacuati, i plenipotenziari italiani, in qualità di rappresentanti di tutte le Potenze alleate e associate, dichiarano di dare alle dette clausole la seguente interpretazione, che avrà carattere esecutivo:

 

a) ogni materiale di cui si possa far uso per la guerra o le cui parti possano in questo uso essere impiegate, dovrà essere ceduto alle Potenze alleate e associate. L’esercito austro - ungarico e le truppe tedesche sono autorizzati a trasportare seco solo ciò, che fa parte dell’equipaggiamento e dell’armamento personale dei militari che debbono sgombrare dai territori indicati all’articolo 3, come pure i cavalli degli ufficiali, i carri e i quadrupedi organicamente assegnati a ogni unità per il trasporto dei viveri, delle cucine, del bagaglio ufficiale e del materiale sanitario. Questa clausola va applicata a tutte le varie armi e servizi dell’esercito.

 

b) per ciò che concerne particolarmente le artiglierie, resta stabilito che l’esercito austro - ungarico e le truppe germaniche lasceranno nel territorio che deve essere evacuato, tutto il materiale d’artiglieria e relativo equipaggiamento. Il calcolo necessario per stabilire in modo esatto e completo il numero totale delle artiglierie di divisione e di corpo d’armata di cui dispone l’Austria - Ungheria al momento della cessazione delle ostilità, la cui metà dovrà essere ceduta alle Potenze associate, sarà fatto più tardi, in modo da stabilire - se sarà necessario - la cessione di altro materiale d’artiglieria da parte dell’esercito austro - ungarico e, eventualmente, la restituzione del materiale a detto esercito per parte delle armate alleate e associate. Tutte le artiglierie che non fanno organicamente parte delle artiglierie divisionali e di corpo d’armata, dovranno essere cedute senza alcuna eccezione; non sarà pertanto necessario calcolarne il numero.

 

c) La cessione di tutte le artiglierie divisionali e di corpo d’armata dovrà effettuarsi per la fronte italiana nelle località seguenti: Trento, Bolzano, Pieve di Cadore, Stazione per la Carnia, Tolmino, Gorizia e Trieste.

 

3. - I comandanti supremi delle armate alleate e associate su le varie fronti d’Austria-Ungheria nomineranno commissioni speciali che dovranno immediatamente portarsi, accompagnate dalle scorte necessarie, nei luoghi che giudicheranno più indicati per controllare l’esecuzione di ciò che è più sopra stabilito.

 

4. - Resta inteso che le denominazioni Monte Toblach e Monte Tarvis vogliono indicare i gruppi di monti che dominano la sella di Toblach e quella di Tarvis, come risulta dallo schizzo al 500.000 annesso a titolo di chiarimento.

 

5. - L’evacuazione delle truppe austro-ungariche e di quelle loro alleate al di là della linea indicata al n. 3 del protocollo delle condizioni d’armistizio, dovrà effettuarsi, sulla fronte italiana, nel periodo di 15 giorni, a partire dal giorno in cui cesseranno le ostilità. Al 5° giorno le truppe austro - ungariche e alleate dell’Austria - Ungheria dovranno, per ciò che riguarda fa fronte italiana, trovarsi al di là della linea: Tonale - Noce - Lavis - Avisio - Pordoi - Lavinallongo - Falzarego - Pieve di Cadore - Colle Mauria - alto Tagliamento - Fella - Raccolana - Sella di Nevea - Isonzo; esse dovranno inoltre aver effettuato la loro ritirata fuori del territorio della Dalmazia fissato nel numero più sopra indicato. Le truppe austro - ungariche di terra e di mare o le truppe loro alleate, che non avranno effettuato la loro ritirata fuori del territorio nel periodo di 15 giorni, dovranno essere considerate come prigioniere di guerra.

 

6. - Il pagamento delle requisizioni che le armate delle Potenze alleate e associate potranno eseguire nel territorio austro - ungarico, dovrà compiersi secondo le norme contenute nel primo paragrafo della pagina 22 del “Servizio in Guerra – Parte II - edizione 1915 “ attualmente in vigore presso l’Esercito italiano.

 

7. - Per quanto concerne le strade ferrate e l’esercizio del diritto riconosciuto alle Potenze associate dall’articolo 4 del protocollo d’armistizio tra le Potenze Alleate e l’Austria - Ungheria, resta stabilito che il trasporto delle truppe, del materiale di guerra e dei rifornimenti delle Potenze alleate e associate su la rete ferroviaria austro-ungarica fuori del territorio sgombrato secondo le clausole dell’armistizio, come pure la direzione e l’esercizio delle linee, saranno affidati alle autorità ferroviarie austro - ungariche sotto il controllo, però, di commissioni speciali nominate dalle Potenze alleate e dei comandi militari di stazione che sarà giudicato necessario stabilire. Le autorità austro-ungariche dovranno effettuare detti trasporti con precedenza su tutti gli altri e garantirne la sicurezza.

 

8. -  All’atto della cessazione delle ostilità, nel territorio da sgombrarsi dovranno essere scaricate e rese completamente inoffensive tutte le mine stradali, ferroviarie, i campi di mine e tutte quelle predisposizioni del genere intese a interrompere comunque le comunicazioni stradali e ferroviarie.

 

9. - Entro 8 giorni dalla cessazione delle ostilità, i prigionieri e gli internati civili in Austria - Ungheria, delle Potenze associate, dovranno cessare da qualsiasi lavoro che non sia agricolo, sempre quando a tale lavoro fossero già addetti prima del giorno della firma dell’armistizio. In ogni caso, essi dovranno esser tenuti pronti a partire immediatamente dal momento della richiesta che sarà fatta dal Comandante supremo dell’esercito italiano.

 

10. -  L’ Austria - Ungheria dovrà provvedere alla protezione, alla sicurezza e al vettovagliamento, verso rimborso, delle varie commissioni dei Governi alleati incaricate del ricevimento del materiale da guerra e dei controlli di qualsiasi specie, sia che le dette commissioni si trovino nei territori da sgombrare, sia che si trovino in qualunque altra parte del territorio austro-ungarico.

 

 

II. Clausole navali

 

I. - L’ora della cessazione delle ostilità sul mare è identica a quella per la cessazione delle ostilità per terra e nell’aria. Alla stessa ora il Governo austro - ungarico dovrà comunicare al Governo italiano e a quelli associati per mezzo della stazione R. T. di Pola, che le trasmetterà a Venezia, le indicazioni necessarie per far conoscere il luogo dove si trovano tutti i bastimenti austro - ungarici nonché i loro movimenti.

 

II. - Tutte le unità indicate nei numeri II e III che devono essere cedute alle Potenze associate dovranno affluire a Venezia entro le ore 8 del 6 novembre; a 14 miglia dalla costa imbarcheranno il pilota. Si fa eccezione per i monitori del Danubio, i quali dovranno presentarsi nel porto che verrà indicato dal Comandante supremo delle forze associate sulla fronte balcanica con le modalità che egli riterrà più conveniente stabilire.

 

III. - Le navi che dovranno affluire e Venezia sono le seguenti: Tegethoff, Saida, Prinz Eugen, Novara, Ferdinand Max, Helgoland, nove cacciatorpediniere del Tipo “ Tatra “ (da 800 tonn. al minimo) di costruzione più recente; dodici torpediniere del tipo di 200 tonn, nave posa-mine Camaleon; quindici sommergibili costruiti dal 1910 al 1918, e tutti i sommergibili tedeschi che si trovano, o che possono trovarsi, nelle acque territoriali austro - ungariche. Qualunque danneggiamento o distruzione che venga effettuata o predisposta su le navi da cedere, sarà dai Governi associati ritenuta come gravissima infrazione al presente armistizio. La flottiglia del Lago di Garda sarà consegnata nel porto di Riva alle Potenze associate. Tutte le navi che non devono essere cedute alle Potenze associate, dovranno essere concentrate nel termine di 48 ore dalla cessazione delle ostilità nei porti di Buccari e Spalato.

 

IV. - Per il diritto al dragaggio di tutti i campi di mine e per La distruzione delle ostruzioni, il Governo austro-ungarico si impegna sul suo onore di consegnare entro le 48 ore dallo spirare delle ostilità al Comando della Piazza di Venezia e al Comando dell’armata navale a Brindisi, i piani dei campi minati e delle ostruzioni dei porti di Pola, Cattaro e Fiume, ed entro 96 ore quelli del Mediterraneo, delle vie fluviali e lacuali della fronte italiana, comprendendovi anche i campi e le ostruzioni posate per ordine del Governo germanico che sono a sua conoscenza. Nel tempo di 96 ore analoga comunicazione dev’essere trasmessa al Comandante delle forze associate alla fronte balcanica per tutto quanto riguarda il Danubio e il Marzo Nero.

 

V. - La restituzione delle navi mercantili appartenenti alle Potenze associate dovrà effettuarsi entro 96 ore dalla cessazione delle ostilità, secondo le modalità che ciascuna Potenza associata sceglierà e che comunicherà al Governo austro - ungarico. Per la commissione prevista dal numero V le Potenze associate si riservano di stabilire e comunicare al Governo austro - ungarico le modalità per il funzionamento di essa e la località dove risiederà.

VI. - La base indicata al numero VI è quella di Spalato.

 

VII. - Per l’evacuazione di cui al numero VII valgono i limiti di tempo stabiliti per lo sgombro dell’esercito oltre la linea d’armistizio. Nessun danno dovrà essere arrecato al materiale fisso, mobile e galleggiante esistente nei porti. L’evacuazione potrà essere effettuata utilizzando i canali della laguna e adoperando imbarcazioni austro-ungariche fatte affluire dal di fuori.

 

VIII. – L’occupazione di cui al n. VIII sarà fatta entro 48 ore cessate le ostilità. Dev’essere garantito dalle autorità austro-ungariche l’incolumità del naviglio destinato al trasporto del personale per la presa di possesso di Pola e delle sue isole e delle altre località previste nelle condizioni di armistizio per l’Esercito. Il Governo austro - ungarico disporrà perché all’arrivo a Pola di navi appartenenti alle Potenze associate, a 14 miglia dalla piazza si trovi il pilota per indicare le rotte più sicure da seguire.

 

IX. - Qualunque danno che venisse arrecato alle persone e ai materiali delle Potenze associate sarà considerato come gravissima infrazione al presente armistizio.

 

I plenipotenziari sottoscritti, regolarmente autorizzati, dichiarano d’approvare le condizioni sopra indicate.

 

3 Novembre 1918

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Bollettino della Vittoria dell’Italia, 4/11/1918

 

 

Comando Supremo, 4 Novembre 1918, ore 12

 

La guerra contro l'Austria-Ungheria che, sotto l'alta guida di S.M. il Re, duce supremo, l'Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 Maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta e asprissima per 41 mesi è vinta.

 

La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 dello scorso Ottobre e alla quale prendevano parte cinquantun divisioni italiane, tre britanniche, due francesi, una cecoslovacca e un reggimento americano, contro settantatré divisioni austroungariche, è finita.

 

La fulminea e arditissima avanzata del XXIX corpo d'armata su Trento, sbarrando le vie della ritirata alle armate nemiche del Trentino, travolte a occidente dalle truppe della VII armata e a oriente da quelle della I, VI e IV, ha determinato ieri lo sfacelo totale della fronte avversaria. Dal Brenta al Torre l'irresistibile slancio della XII, dell'VIII, della X armata e delle divisioni di cavalleria, ricaccia sempre più indietro il nemico fuggente.

 

Nella pianura, S.A.R. il Duca d'Aosta avanza rapidamente alla testa della sua invitta III armata, anelante di ritornare sulle posizioni da essa già vittoriosamente conquistate, che mai aveva perdute.

 

L'Esercito Austro-Ungarico è annientato: esso ha subito perdite gravissime nell'accanita resistenza dei primi giorni e nell'inseguimento ha perdute quantità ingentissime di materiale di ogni sorta e pressoché per intero i suoi magazzini e i depositi. Ha lasciato finora nelle nostre mani circa trecento mila prigionieri con interi stati maggiori e non meno di cinque mila cannoni.

 

I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli, che avevano disceso con orgogliosa sicurezza.

 

Armando Diaz

 

 

Trattato di Versailles, 28 giugno 1919, articoli dal 1° al 26 Patto della Società delle Nazioni, dal 227 al 230 riguardanti le sanzioni e dal 231 al 247 riparazioni di guerra dovute dalla Germania ai vincitori.

 

Le Alte Potenze Contraenti considerato che per dare sviluppo al sistema cooperativo  delle Nazioni e per garantire la pace e la sicurezza occorre: accettare certi obblighi di non far ricorso alle guerre; mantenere alla luce del sole relazioni internazionali fondate sulla giustizia e sull’onore; osservare rigorosamente le sanzioni del diritto internazionale ormai riconosciute siccome regole di condotta effettive dei governi; far che regni la giustizia e scrupolosamente si rispettino tutti gli obblighi dei trattati, nei mutui rapporti dei popoli organizzati; adottano il seguente patto istitutivo della Società delle Nazioni.

 

Art.1. 1. Sono membri originari della Società delle Nazioni quelli tra i firmatari i cui nomi figurano nell’Annesso al presente Patto, nonché gli Stati, ugualmente nominati nell’Annesso, che avranno acceduto al presente Patto senza alcuna riserva mediante una dichiarazione depositata al Segretariato nei due mesi dall’entrata in vigore del Patto e di cui sarà data notificazione agli altri Membri della Società.

 

2. Ogni Stato, Dominion o colonia che si governa liberamente e che non è designato nell’Annesso, può diventare Membro della Società se la sua ammissione è dichiarata dai due terzi dell’Assemblea, purché dia garanzie effettive della sua intenzione sincera di osservare i suoi impegni internazionali e accetti il regolamento stabilito dalla Società per quanto concerne le sue forze e i suoi armamenti militari, navali e aerei.

 

3. Ogni membro della Società può, dopo un preavviso di due anni, ritirarsi dalla Società, a condizione di aver adempiuto a quel momento a tutti gli obblighi internazionali, compresi quelli del presente Patto.

 

Art. 2. L’azione della Società, qual è definita nel presente Patto, si esercita mediante un’Assemblea e un Consiglio assistiti da un Segretariato permanente.

 

Art. 3. 1. L’Assemblea si compone dei Rappresentanti dei Membri della Società.

 

2. Essa si riunisce a epoche fisse e in ogni altro momento se le circostanze lo richiedono, alla sede della Società o in altro luogo che potrà esser designato.

3. L’Assemblea conosce tutte le questioni che rientrano nella sfera di attività della Società o che concernono la pace del mondo.

 

4. Ogni Membro della Società non può contare più di tre rappresentanti nell’Assemblea e non dispone che di un voto.

 

Art. 4. l. Il Consiglio si compone di Rappresentanti delle principali Potenze alleate e associate e dei Rappresentanti di quattro altri Membri della Società. Questi quattro Membri della Società sono designati liberamente dall’Assemblea alle epoche che le piace di scegliere.

 

2. Coll’approvazione della maggioranza dell’Assemblea il Consiglio potrà designare altri membri della Società che avranno una rappresentanza permanente nel Consiglio; con la stessa approvazione potrà aumentare il numero dei membri della Società che dovranno essere designati dall’Assemblea per la rappresentanza nel Consiglio.

 

3. Il Consiglio si riunisce quando le circostanze lo richiedono, e almeno una volta all’anno, alla sede della Società o in altro luogo che potrà esser designato.

 

4. Il Consiglio conosce ogni questione che rientri nella sfera dell’attività della Società o concerna la pace del mondo

 

5. Ogni Membro della Società che non è rappresentato al Consiglio è invitato a inviarvi un Rappresentante quando una questione che l’interessi particolarmente è portata dinanzi al Consiglio.

 

6. Ogni Membro della Società rappresentato al Consiglio non dispone che di un voto e non ha che un Rappresentante.

 

Art. 5. Salvo espresse disposizioni in contrario del presente Patto o delle clausole del presente Trattato, le decisioni della Assemblea o del Consiglio sono prese all’unanimità dei Membri della Società rappresentati alla riunione.

 

Art. 6. l. Il Segretariato permanente è stabilito alla sede della Società. Comprende un Segretario generale, i segretari e il personale necessari.

 

2. Il primo segretario generale sarà la persona designata nell’allegato; in seguito, il segretario generale sarà nominato dal Consiglio con l’approvazione della maggioranza dell’Assemblea.

 

3. I segretari e gli impiegati del segretariato saranno nominati dal segretario generale con l’approvazione del Consiglio.

 

4. Il segretario generale interviene in tale qualità a tutte le adunanze dell’Assemblea del Consiglio.

 

5.Le spese del Segretariato sono a carico dei membri della Società, secondo il riparto delle spese per l’Ufficio internazionale dell’Unione postale universale.

 

Art. 7. 1. La sede della Società è stabilita a Ginevra.

 

2. Il Consiglio potrà in qualunque tempo deliberare che sia stabilita altrove.

 

3. All’esercizio di tutte le funzioni dipendenti dalla Società, o a essa attinenti, compreso il Segretariato, sono ammessi ugualmente uomini e donne.

 

4. I rappresentanti dei membri della Società e i funzionari di essa godranno i privilegi e le immunità diplomatiche nell’esercizio del loro ufficio.

 

5. Gli edifici e le altre proprietà occupate dalla Società dai suoi funzionari o dai rappresentanti che intervengono alle sue adunanze sono inviolabili.

 

Art. 8. 1. I Membri della Società riconoscono che il mantenimento della pace esige la riduzione degli armamenti nazionali al minimo compatibile con la sicurezza nazionale e con l’esecuzione degli obblighi internazionali imposti da un’azione comune.

 

2. Il Consiglio, tenendo conto della posizione geografica e delle circostanze di ogni membro della Società, redigerà i programmi di questa riduzione, affinché i vari Governi li esaminino e provvedano.

 

3. Tali programmi dovranno essere sottoposti a riesame e revisione, almeno ogni dieci anni.

 

4. Una volta adottati dai vari Governi, i limiti degli armamenti così stabiliti non potranno essere superati senza il consenso del Consiglio.

 

5. I membri della Società convengono che la fabbricazione di munizioni e strumenti di guerra da parte di privati si presta a gravi obiezioni. Il Consiglio avviserà ai modi di prevenire gli effetti perniciosi di questa fabbricazione, col debito riguardo alle necessità di quei membri della Società che non sono in grado di fabbricare le munizioni e gli strumenti da guerra necessari alla propria salvaguardia.

 

6. I membri della Società si impegnano a effettuare, nei reciproci rapporti, un completo e leale scambio di informazioni circa la proporzione dei loro armamenti, i loro programmi militari, navali e aeronautici, e le condizioni delle loro industrie in quanto possano adattarsi a fini di guerra.

 

Art. 9. Sarà istituita una Commissione permanente per dar parere al Consiglio circa l’attuazione dei provvedimenti di cui agli articoli 1 e 8, e in generale circa le questioni di carattere militare, navale o aeronautico.

 

Art. 10. I membri della Società si impegnano a rispettare e a mantenere contro ogni aggressione esterna l’integrità territoriale e l’indipendenza politica presente di tutti i Membri della Società. In caso di aggressione, o di minaccia o di pericolo di aggressione, il Consiglio avvisa ai mezzi per assicurare 1’esecuzione di questo obbligo.

 

Art. 11. 1. È espressamente dichiarato che ogni guerra o minaccia di guerra, che tocchi o meno l’uno dei Membri della Società, interessa la Società intera e che questa deve prendere le misure atte a salvaguardare efficacemente la pace delle Nazioni. In tal caso il Segretario convoca immediatamente il Consiglio, su domanda di qualsiasi Membro della Società.

 

2. Si dichiara del pari che ciascuno dei membri della Società potrà in via amichevole chiamare l’attenzione dell’Assemblea o del Consiglio su qualsiasi circostanza concernente le relazioni internazionali, che minacci di turbare la pace o la buona armonia fra le nazioni, dalla quale la pace dipende.

 

Art. 12. 1. Tutti i Membri della Società convengono che, se sorge tra di essi una controversia suscettibile di provocare una rottura, la sottoporranno, sia alla procedura di arbitrato o a un regolamento giudiziario, sia all’esame del Consiglio. Essi convengono ancora che in nessun caso debbono ricorrere alla guerra prima di un termine di tre mesi dopo la decisione arbitrale o giudiziaria, o il rapporto del Consiglio.

 

2. Nei casi contemplati in questo articolo gli arbitri dovranno pronunciare il proprio lodo entro un termine conveniente, e il Consiglio dovrà fare la sua relazione entro sei mesi dal giorno in cui la vertenza gli sarà stata sottoposta.

 

Art. 13. 1. I membri della Società convengono che ogniqualvolta sorga tra loro una controversia che riconoscano suscettibile di soluzione arbitrale e che non sia possibile comporre in modo soddisfacente nelle vie diplomatiche, sottoporranno tutta la vertenza all’arbitrato.

 

2. Le controversie relative all’interpretazione di un trattato, o a una questione di diritto internazionale o alla sussistenza di un fatto che, se provato, costituirebbe violazione di un obbligo internazionale, o circa la misura e il carattere della riparazione da esigere per tale violazione, si dichiarano comprese tra quelle generalmente suscettibili di soluzione arbitrale.

 

3. Per l’esame di tali controversie, la Corte arbitrale a cui la questione sarà deferita sarà quella concordata fra le Parti o contemplata da una disposizione vigente tra di esse.

 

4. I membri della Società convengono di eseguire in piena buona fede il lodo che sarà pronunciato e di non muovere in guerra contro un membro della Società che si conformi a esso. In caso di mancata esecuzione del lodo, il Consiglio proporrà i provvedimenti da prendere per darvi effetto.

 

Art. 14. Il Consiglio formulerà e sottoporrà ai membri della Società un progetto per l’istituzione di una Corte permanente di giustizia internazionale. La Corte sarà competente per conoscere e decidere ogni vertenza di carattere internazionale che le Parti le sottopongano. La Corte potrà anche esprimere un parere su qualunque controversia o questione deferitale dal Consiglio o dall’Assemblea.

 

Art. 15. l. Se tra i membri della Società sorgesse una controversia tale da condurre a una rottura, che non sia sottoposta ad arbitrato nei modi predetti, i membri della Società convengono di deferirla al Consiglio. Ognuna delle parti in causa potrà, a questo fine, notificare l’esistenza della controversia al segretario generale che prenderà tutti i provvedimenti necessari per le indagini relative e per il completo esame di essa.

 

2. Le Parti comunicheranno, a tal uopo, al segretario generale, nel modo più sollecito possibile, l’esposizione del proprio caso con l’indicazione dei fatti e con tutti i documenti giustificativi; il Consiglio potrà disporne subito la pubblicazione.

 

3. Il Consiglio tenterà di giungere a un componimento della vertenza, e quando i suoi tentativi riescano, pubblicherà una dichiarazione contenente l’indicazione dei fatti, le spiegazioni relative, e i termini del componimento, secondo che esso giudicherà opportuno.

 

4. Se la vertenza non è in tal modo composta, il Consiglio o con voto unanime o a maggioranza approverà e pubblicherà una relazione contenente l’esposizione dei fatti e le proposte che esso stimerà più giuste e convenienti al riguardo.

 

5. Qualunque dei membri della Società rappresentati al Consiglio potrà pubblicare un’esposizione dei fatti della vertenza e delle proprie conclusioni rispetto a essa.

 

6. Se la relazione del Consiglio è approvata all’unanimità dei suoi membri diversi dai rappresentanti delle Parti contendenti, i membri della Società si riservano il diritto di prendere quei provvedimenti che stimeranno necessari per la tutela del diritto e della giustizia.

 

7. Se una delle Parti sostiene, e il Consiglio riconosce, che la vertenza concerne un argomento che secondo il diritto internazionale rileva esclusivamente dalla giurisdizione interna della detta Parte, il Consiglio riferirà in questo senso, e si asterrà dal formulare qualsiasi proposta circa il componimento della vertenza.

 

8. Il Consiglio potrà, in ogni caso contemplato dal presente articolo, deferire la vertenza all’Assemblea; dovrà farlo a richiesta dell’una o dell’altra Parte, presentata entro quattordici giorni da quello in cui la vertenza sarà stata sottoposta al Consiglio.

 

9. In ogni caso deferito all’Assemblea, tutte le disposizioni di questo articolo e dell’art. 12, relative all’azione e alle facoltà del Consiglio, si applicheranno all’azione e alle facoltà dell’Assemblea; una relazione deliberata dall’Assemblea con l’approvazione dei rappresentanti dei membri della Società rappresentati nel Consiglio e della maggioranza degli altri membri della Società, esclusi in ogni caso i rappresentanti delle Parti contendenti, avrà lo stesso valore di una relazione del Consiglio approvata da tutti i membri di esso, eccetto i rappresentanti delle Parti contendenti.

 

Art. 16.1

Se un Membro della Società ricorre alla guerra contrariamente agli impegni presi cogli articoli 12, 13 o 15, è ipso facto considerato come avente commesso un atto di guerra contro tutti gli altri Membri della Società. Questi si impegnano a rompere immediatamente tutte le relazioni commerciali o finanziarie, a proibire ogni rapporto fra i loro nazionali e quelli dello Stato in rottura di patto e a far cessare ogni comunicazione finanziaria, commerciale o personale fra i nazionali di questo Stato e quelli di ogni altro Stato, Membro o non della Società.

 

2. Sarà in tal caso dovere del Consiglio di raccomandare ai vari Governi interessati quali forze militari, navali o aeree dovranno essere fornite da ciascuno dei membri della Società, come contributo alle Forze Armate destinate a proteggere i patti sociali.

 

3. I membri della Società convengono inoltre di prestarsi mutua assistenza nei provvedimenti finanziari ed economici presi a norma del presente articolo, per attenuare le perdite e gli inconvenienti che ne risultassero, di prestarsi del pari mutua assistenza per resistere contro i provvedimenti speciali diretti contro uno di essi dallo Stato contravventore e di prendere i necessari provvedimenti per facilitare il transito attraverso il proprio territorio alle forze di qualunque dei membri della Società cooperanti alla protezione dei patti sociali.

 

4. Ogni membro della Società che abbia violato i patti sociali potrà esserne escluso per voto del Consiglio, al quale partecipino tutti gli altri membri della Società in esso rappresentati.

 

Art. 17. 1. In caso di controversia fra un membro della Società e uno Stato che non sia tale, o fra Stati che non appartengano alla Società, lo Stato o gli Stati estranei alla medesima saranno invitati ad assumere, agli effetti della vertenza, gli obblighi spettanti ai membri della Società alle condizioni che il Consiglio stimerà opportune; in seguito all’accettazione di tale invito, le disposizioni degli articoli da 12 a 16 inclusi saranno applicabili, con le modificazioni che il Consiglio potrà stimare necessarie.

 

2. Fatto tale invito il Consiglio aprirà immediatamente un’inchiesta sulle circostanze e sul merito della controversia e raccomanderà quegli atti che stimerà più opportuni ed efficaci.

 

3. Qualora uno Stato invitato rifiuti di accettare, ai fini della vertenza, gli obblighi spettanti ai membri della Società, il Consiglio potrà prendere quei provvedimenti e fare quelle proposte che meglio servano a prevenire le ostilità e a raggiungere il componimento della vertenza.

 

Art. 18. Ogni trattato o impegno internazionale concluso in avvenire da un Membro della Società dovrà essere immediatamente registrato dal Segretariato e pubblicato al più presto possibile. Nessuno di questi trattati o impegni internazionali sarà obbligatorio prima di esser registrato.

 

Art. 20. 1. I Membri della Società riconoscono, ciascuno per quanto lo concerne, che il presente Patto abroga tutti gli obblighi o intese inter se incompatibili coi suoi termini e si impegnano solennemente a non contrarne in avvenire di simili.

 

2. Nel caso che alcuno dei membri della Società, prima di entrare a farne parte, abbia assunto obbligazioni incompatibili con le disposizioni del presente Patto, avrà il dovere di fare subito i passi occorrenti per liberarsene.

 

Art. 21. Gli impegni internazionali, quali i trattati di arbitrato, e le intese regionali, come la dottrina di Monroe, che assicurano il mantenimento della pace, non saranno considerati come incompatibili con alcuna delle disposizioni del presente Patto.

 

Art. 22. 1. I principi seguenti si applicano alle colonie e territori che, in seguito alla guerra, hanno cessato di essere sotto la sovranità degli Stati che li governavano precedentemente e che sono abitati da popoli non ancora capaci di reggersi da sé nelle condizioni particolarmente difficili del mondo moderno. Il benessere e lo sviluppo di questi popoli formano una missione sacra di civiltà, e conviene incorporare nel presente Patto delle garanzie per il compimento di tale missione.

 

2. Il miglior metodo per realizzare praticamente questo principio è di affidare la tutela di questi popoli alle nazioni progredite che, in ragione delle loro risorse, della loro esperienza o della loro posizione geografica, sono meglio in grado di assumere questa responsabilità e che consentono di accettarla: esse eserciterebbero questa tutela in qualità di Mandatarie e in nome della Società.

 

3. Il carattere del mandato deve differire secondo il grado di sviluppo, la situazione geografica del territorio, le sue condizioni economiche e tutte le altre circostanze analoghe.

 

4. Certe comunità, già appartenenti all’Impero ottomano, hanno raggiunto un grado di sviluppo tale che la loro esistenza come nazioni indipendenti può essere riconosciuta provvisoriamente, a condizione che i consigli e l’aiuto di un Mandatario guidino la loro amministrazione fino al momento in cui saranno capaci di reggersi da soli. I voti di queste comunità devono esser presi innanzitutto in considerazione per la scelta del Mandatario.

 

5. Il grado di sviluppo in cui si trovano altri popoli, specialmente quelli dell’Africa Centrale, esige che il Mandatario vi assuma l’amministrazione del territorio a tali condizioni che, con la proibizione di abusi quali la tratta degli schiavi, il traffico delle armi e quello dell’alcole, garantiranno la libertà di coscienza e di religione, senza altre limitazioni all’infuori di quelle che può imporre il mantenimento dell’ordine pubblico e dei buoni costumi, e la proibizione di stabilire fortificazioni o basi militari o navali e di dare agli indigeni una istruzione militare, se non per la polizia o la difesa del territorio, e che assicureranno parimenti agli altri Membri della Società condizioni di uguaglianza per gli scambi e il commercio.

 

6. Vi sono infine territori, quali il Sud-Ovest africano e certe isole del Pacifico australe, che, a causa della debole densità della loro popolazione, della loro esigua superficie, della loro lontananza dai centri di civiltà, della loro contiguità geografica al territorio del Mandatario, o di altre circostanze, non potrebbero esser meglio amministrate che sotto le leggi del Mandatario, come parte integrante del suo territorio, con la riserva delle garanzie previste più sopra nell’interesse della popolazione indigena.

 

7. In ogni caso, il Mandatario deve inviare al Consiglio un rapporto annuale, concernente i territori che gli sono affidati.

 

8. Il grado di autorità, di ingerenza e di amministrazione che dovrà essere esercitata dal mandatario sarà in ciascun caso esplicitamente determinato dal Consiglio, quando non sia stato preventivamente convenuto dai membri della Società.

 

9. Una commissione permanente sarà costituita per ricevere ed esaminare le relazioni annuali dei mandatari e dar parere al Consiglio in ogni materia relativa all’adempimento dei mandati.

 

Art. 23. In conformità e nei limiti delle convenzioni internazionali vigenti o che saranno conchiuse in seguito, i membri della Società:

 

a) Procureranno di stabilire e di mantenere umane ed eque condizioni di lavoro per gli uomini, le donne e i fanciulli,

sia nel proprio paese, sia in tutti i paesi cui si estendono le loro relazioni di commercio e industria; e a questo fine istituiranno e manterranno le organizzazioni internazionali occorrenti;

 

b) Si impegnano ad assicurare un equo trattamento agli indigeni dei territori posti sotto il loro governo;

 

c) Deferiranno alla Società l’alta sorveglianza sull’esecuzione degli accordi relativi alla tratta delle donne e dei fanciulli, al traffico dell’oppio e di altre sostanze nocive;

 

 

d) Affideranno alla Società l’alta sorveglianza sul traffico delle armi e munizioni con i paesi nei quali tale sorveglianza è necessaria nel comune interesse;

 

e) Prenderanno provvedimenti per assicurare e mantenere la libertà di comunicazione e di transito, e un equo trattamento al commercio di tutti i membri della Società; saranno tenute presenti, a questo riguardo, le speciali necessità delle regioni devastate dalla guerra del 1914-1918;

 

f) Procureranno di prendere provvedimenti di carattere internazionale per la prevenzione e la repressione delle malattie.

 

Art. 24. 1. Tutti gli uffici internazionali già istituiti per mezzo di trattati generali saranno sottoposti alla direzione della Società, se le Parti contraenti vi consentono. Tutti gli uffici internazionali della stessa specie e tutte le commissioni internazionali che

saranno istituite in seguito per il regolamento di materie di interesse internazionale, saranno posti sotto la direzione della Società. 2. In ogni materia di interesse internazionale regolata da convenzioni generali che non sia però stata posta sotto la direzione di uffici o commissioni internazionali, il Segretariato della Società provvederà, con l’autorizzazione del Consiglio e conformemente al desiderio delle Parti, a raccogliere e distribuire ogni elemento utile di informazione, e presterà ogni altra assistenza necessaria o desiderabile.

 

3. Il Consiglio potrà inscrivere tra le spese del Segretariato quelle relative a qualunque ufficio o commissione posti sotto la direzione della Società.

 

Art. 26. 1. Gli emendamenti al presente Patto avranno effetto quando siano ratificati dai membri della Società i cui rappresentanti compongono il Consiglio della maggioranza di quella, i cui rappresentanti compongono l’Assemblea.

 

2. Nessun emendamento vincolerà un membro della Società che dichiari di non accettarlo; ma in tal caso esso cesserà di far parte della Società.

 

Allegato

 

Membri fondatori della Società delle Nazioni

 

Stati Uniti d’America, Belgio, Bolivia, Brasile, Impero Britannico, Canada, Australia, Africa del Sud, Nuova Zelanda, India, Cina, Cuba, Ecuador, Francia, Grecia, Guatemala, Haiti, Hedjaz, Honduras, Italia, Giappone, Liberia, Nicaragua, Panama, Perù, Portogallo, Romania, Stato Serbo-Croato-Sloveno, Siam, Cecoslovacchia, Uruguay.

 

Stati invitati ad aderire al Patto

 

 

Argentina, Cile, Colombia, Danimarca, Spagna, Norvegia, Paraguay, Paesi Bassi, Persia, Salvador, Svezia, Svizzera, Venezuela.

 

 

Primo segretario generale della Società delle Nazioni

 

L’onorevole Sir James Eric Drummond, K.C., M.G., C.B.

Partie VIII - Réparations (231 à 247)

 

Partie VIII

Réparations

 

Section I

Dispositions générales

 

Article 231.

Les Gouvernements alliés et associés déclarent et l'Allemagne reconnaît que l'Allemagne et ses alliés sont responsables, pour les avoir causés, de toutes les pertes et de tous les dommages subis par les Gouvernements alliés et associés et leurs nationaux en conséquence de la guerre, qui leur a été imposée par l'agression de l'Allemagne et de ses alliés.

 

Article 232.

Les Gouvernements alliés et associés reconnaissent que les ressources de l'Allemagne ne sont pas suffisantes en tenant compte de la diminution permanente de ces ressources qui résulte des autres dispositions du présent traité, pour assurer complète réparation de toutes ces pertes et de tous ces dommages.

Les Gouvernements alliés et associés exigent toutefois, et l'Allemagne en prend l'engagement, que soient réparés tous les dommages causés à la population civile de chacune des puissances alliées et associées et à ses biens pendant la période où cette puissance a été en état de belligérance avec l'Allemagne, par ladite agression par terre, par mer et par les airs, et, d'une façon générale, tous les dommages tels qu'ils sont définis à l'annexe I ci-jointe.

En exécution des engagements pris antérieurement par l'Allemagne relativement aux restaurations et restitutions intégrales dues à la Belgique, l'Allemagne s'oblige, en sus des compensations de dommages prévues d'autre part à la présente partie, et en conséquence de la violation du traité de 1839, a effectuer le remboursement de toutes les sommes que la Belgique a empruntées aux Gouvernements alliés et associés jusqu'au 11 novembre 1918, y compris l'intérêt à 5 % (cinq pour cent) par an desdites sommes. Le montant de ces sommes sera déterminé par la commission des réparations, et le Gouvernement allemand s'engage à faire immédiatement une émission correspondante de bons spéciaux au porteur payables en marks or le 1er mai 1926, ou au choix du Gouvernement allemand, le 1er mai de toute année antérieure à 1926. Sous réserve des dispositions ci-dessus, la forme de ces bons sera déterminée par la commission des réparations. Lesdits bons seront remis à la commission des réparations, qui aura pouvoir de les recevoir et d'en accuser réception au nom de la Belgique.

 

Article 233.

Le montant desdits dommages, pour lesquels répara- tion est due par l'Allemagne, sera fixé par une commission interalliée qui prendra le titre de commission des réparations et sera constituée dans la forme et avec les pouvoirs indiqués ci-après et aux annexes Il à VII ci-jointes.

Cette commission étudiera les réclamations et donnera au Gouvernement allemand l'équitable faculté de se faire entendre.

Les conclusions de cette commission, en ce qui concerne le montant des dommages déterminés ci-dessus, seront rédigées et notifiées au Gouvernement allemand le 1er mai 1921 au plus tard, comme représentant le total de ses obligations.

La commission établira concurremment un état de payements en prévoyant les époques et les modalités de l'acquittement par l'Allemagne de l'intégralité de sa dette dans une période de trente ans, à dater du 1er mai 1921. Au cas cependant où, au cours de ladite période, l'Allemagne manquerait à l'acquittement de sa dette, le règlement de tout solde restant impayé pourra être reporté aux années suivantes, à la volonté de la commission, ou pourra faire l'objet d'un traitement différent, dans telles conditions que détermineront les Gouvernements alliés et associés, agissant suivant la procédure prévue à la présente partie du présent traité.

 

Article 234.

La commission des réparations devra, après le 1er mai 1921, étudier, de temps à autre, les ressources et les capacités de l'Allemagne, et, après avoir donné aux représentants de ce pays l'équitable faculté de se faire entendre, elle aura tous pouvoirs pour étendre la période et modifier les modalités des payements à prévoir en conformité de l'article 233 ; mais elle ne pourra faire remise d'aucune somme sans l'autorisation spéciale des divers Gouvernements représentés à la commission.

 

Article 235.

Afin de permettre aux puissances alliées et associées d'entreprendre dès maintenant la restauration de leur vie industrielle et économique, en attendant la fixation définitive du montant de leurs réclamations, l'Allemagne payera, pendant les années 1919 et 1920 et les quatre premiers mois de 1921, en autant de versements et suivant telles modalités (en or, en marchandises, en navires, en valeurs ou autrement} que la commission des réparations pourra fixer, l'équivalent de 20.000.000.000 (vingt milliards) marks or à valoir sur les créances ci-dessus ; sur cette somme les frais de l'armée d'occupation après l'armistice du 11 novembre 1918 seront d'abord payés, et telles quantités de produits alimentaire et de matières premières, qui pourront être jugées, par les Gouvernements des principales puissances alliées et associées, nécessaires pour permettre à l'Allemagne de faire face à son obligation de réparer, pourront aussi, avec l'approbation desdits Gouvernements, être payées par imputation sur ladite somme. Le solde viendra en déduction des sommes dues par l'Allemagne à titre de réparations. L'Allemagne remettra en outre les bons prescrits au paragraphe 12 (c) de l'annexe II ci-jointe.

 

Article 236.

L'Allemagne accepte, en outre, que ses ressources économiques soient directement affectées aux réparations, comme il est spécifié aux annexes III, IV, V et VI, relatives respectivement à la marine marchande, aux restaurations matérielles, au charbon et à ses dérivés, aux matières colorantes et autres produits chimiques étant toujours entendu que la valeur des biens transférés et de l'utilisation qui en sera faite conformément auxdites annexes sera, après avoir été fixée de la manière qui y est prescrite, portée au crédit de l'Allemagne et viendra eu déduction des obligations prévues aux articles ci-dessus.

 

Article 237.

Les versements successifs, y compris ceux visés aux articles précédents, effectués par l'Allemagne pour satisfaire aux réclamations ci-dessus, seront répartis par les Gouvernements alliés et associés suivant les proportions déterminées par eux à l'avance et fondées sur l'équité et les droits de chacun.

En vue de cette répartition, la valeur des biens transférés et des services rendus conformément à l'article 243 et aux annexes III, IV, V, VI et VII sera calculée de la même façon que les payements effectués la même année.

 

Article 238.

En sus des payements ci-dessus prévus, l'Allemagne effectuera, en se conformant à la procédure établie par la Commission des réparations, la restitution en espèces des espèces enlevées, saisies ou séquestrées ainsi que la restitution des animaux, des objets de toute sorte et des valeurs enlevés, saisis ou séquestrés, dans les cas où il sera possible de les identifier sur le territoire de l'Allemagne ou sur celui de ses alliés.

Jusqu'à l'établissement de cette procédure, les restitutions devront continuer conformément aux stipulations de l'armistice du 11 novembre 1918, de ses renouvellements et des protocoles intervenus.

 

Article 239.

Le Gouvernement allemand s'engage à opérer immédiatement les restitutions prévues par l'article 238 ci-dessus et à effectuer les payements et les livraisons prévus par les articles 233, 234, 235 et 236.

 

Article 240.

Le Gouvernement allemand reconnaît la commission prévue par l'article 233, telle qu'elle pourra être constituée par les gouvernements alliés et associés conformément à l'annexe II ; il lui reconnaît irrévocablement la possession et l'exercice des droits et pouvoirs que lui confère le présent traité. Le Gouvernement allemand fournira à la commission tous les renseignements dont elle pourra avoir besoin sur la situation et les opérations financières et sur les biens, la capacité de production, les approvisionnements et la production courante des matières premières et objets manufacturés de l'Allemagne et de ses ressortissants ; il donnera également toutes informations relatives aux opérations militaires, dont la connaissance serait jugée nécessaire par la commission, pour fixer les obligations de l'Allemagne telles qu'elles sont définies à l'annexe I. Le Gouvernement allemand accordera aux membres de la commission et à ses agents autorisés tous les droits et immunités dont jouissent en Allemagne les agents diplomatiques dûment accrédités des puissances amies. L'Allemagne accepte, en outre, de supporter les émoluments et les frais de la commission et de tel personnel qu'elle pourra employer.

 

 

 

 

Article 241.

L'Allemagne s'engage à faire promulguer, à maintenir en vigueur et à publier toute législation, tous règlements et décrets qui pourraient être nécessaires pour assurer la complète exécution des présentes stipulations.

 

Article 242.

Les dispositions de la présente partie du présent traité ne s'appliquent pas aux propriétés, droits et intérêts visés aux sections III et IV de la partie X (Clauses économiques) du présent traité, non plus qu'au produit de leur liquidation, sauf en ce qui con cerne le solde définitif en faveur de l'Allemagne, mentionné à l'article 243 a).

 

Article 243.

Seront portés au crédit de l'Allemagne, au titre de ses obligations de réparer, les éléments suivants :

a) Tout solde définitif en faveur de l'Allemagne, visé à la section V (Alsace-Lorraine) de la partie III (Clauses politiques européennes) et aux sections III et IV de la partie X (Clauses économiques) du présent traité ;

 

b) Toutes sommes dues à l'Allemagne, du chef des cessions visées à la section IV (Bassin de la Sarre) de la partie III (Clauses politiques européennes), à la partie IX (Clauses financières) et à la partie XII (Ports, Voies d'eau et Voies ferrées) ;

c) Toutes sommes que la commission jugerait devoir être portées au crédit de l'Allemagne à valoir sur tous autres transferts de propriétés, droits, concessions ou autres intérêts prévus par le présent traité.

En aucun cas, toutefois, les restitutions effectuées en vertu de l'article 238 de la présente partie ne pourront être portées au crédit de l'Allemagne.

 

Article 244.

La cession des câbles sous-marins allemands, qui ne sont pas l'objet d'une disposition particulière du présent traité, est réglée par l'annexe VII ci~jointe.

Annexe I

Compensation peut être réclamée de l'Allemagne, conformément à l'article 232 ci-dessus, pour la totalité des dommages rentrant dans les catégories ci-après :

1° Dommages causés aux civils atteints dans leur personne ou dans leur vie et aux survivants qui étaient à la charge de ces civils par tous actes de guerre, y compris les bombardements ou autres attaques par terre, par mer ou par la voie des airs, et toutes leurs conséquences directes ou de toutes opérations de guerre des deux groupes de belligérants, en quelque endroit que ce soit.

2° Dommages causés par l'Allemagne ou ses alliés aux civils victimes d'actes de cruauté, de violence ou de mauvais traitements (y compris les atteintes à la vie ou à la santé par suite d'emprisonnement, de déportation, d'internement ou d'évacuation, d'abandon en mer ou de travail forcé), en quelque endroit que ce soit, et aux survivants qui étaient à la charge de ces victimes.

3° Dommages causés par l'Allemagne ou ses alliés, sur leur territoire ou en territoire occupé ou envahi, aux civils victimes de tous actes ayant porté atteinte à la santé, à la capacité de travail ou à l'honneur, et aux survivants qui étaient à la charge de ces victimes.

4° Dommages causés par toute espèce de mauvais traitements aux prisonniers de guerre.

5° En tant que dommage causé aux peuples des puissances alliées et associées, toutes pensions ou compensations de même nature aux victimes militaires de la guerre (armées de terre, de mer ou forces aériennes), mutilés, blessés, malades ou invalides, et aux personnes dont ces victimes étaient le soutien ; le montant des sommes dues aux Gouvernements alliés et associés sera calculé, pour chacun desdits Gouvernements, à la valeur capitalisée, à la date de la mise en vigueur du présent traité, desdites pensions ou compensations, sur la base des tarifs en vigueur en France, à la date ci-dessus.

6° Frais de l'assistance fournie par les Gouvernements des puissances alliées et associées aux prisonniers de guerre, à leurs familles ou aux personnes dont ils étaient le soutien.

7° Allocations données par les Gouvernements des puissances alliées et associées aux familles et aux autres personnes à la charge des mobilisés ou de tous ceux qui ont servi dans l'armée ; le montant des sommes qui leur sont dues pour chacune des années au cours desquelles des hostilités se sont produites sera calculé, pour chacun desdits Gouvernements, sur la base du tarif moyen appliqué en France, pendant ladite année, aux payements de cette nature.

8° Dommages causés à des civils par suite de l'obligation qui leur a été imposée par l'Allemagne ou ses alliés de travailler sans une juste rémunération.

9° Dommages relatifs à toutes propriétés, en quelque lieu qu'elles soient situées, appartenant à l'une des puissances alliées et associées ou à leurs ressortissants (exception faite des ouvrages et du matériel militaires ou navals) qui ont été enlevées, saisies, endommagées ou détruites par les actes de l'Allemagne et de ses alliés sur terre, sur mer ou dans les airs, ou dommages causés en conséquence directe des hostilités ou de toutes opérations de guerre.

10° Dommages causes sous forme de prélèvements, amendes ou exactions  similaires de l'Allemagne ou de ses alliés au détriment des populations civiles.

 

Annexe II

 

§ 1. La Commission prévue par l'article 233 prendra le titre de “ commission des réparations “ ; elle sera désignée dans les articles ci-après par les mots “ la commission “.

§ 2. Des délégués à la commission seront nommés par les États-Unis d'Amérique, la Grande-Bretagne, la France, l'Italie, le Japon, la Belgique et l'État serbe-croate-slovène. Chacune de ces puissances nommera un délégué, elle nommera également un délégué adjoint qui le remplacera en cas de maladie ou d'absence forcée, mais qui, en toute autre circonstance, aura seulement le droit d'assister aux débats sans y prendre aucune part.

 

En aucun cas, les délégués de plus de cinq des puissances ci-dessus n'auront le droit de prendre part aux débats de la Commission et d'émettre des votes. Les délègues des Etats-Unis, de la Grande-Bretagne, de la France et de l'Italie auront toujours ce droit. Le délégué de la Belgique aura ce droit dans tous les cas autres que ceux visés ci-après. Le délégué du Japon aura ce droit dans les cas où seront examinées des questions relatives aux dommages sur mer, ainsi que des questions prévues par l'article 260 de la partie IX (Clauses financières) dans lesquelles les intérêts du Japon sont en jeu. Le délégué de l'État serbe-croate-slovène aura ce droit lorsque des questions relatives à l'Autriche, à la Hongrie ou à la Bulgarie seront examinées.

 

Chacun des Gouvernements représentés à la Commission aura le droit de s'en retirer après un préavis de douze mois notifié à la Commission et confirmé au cours du sixième mois après la date de la notification primitive.

 

§ 3. Telle d'entre les autres puissances alliées et associées, qui pourra être intéressée, aura le droit de nommer un délégué qui ne sera présent et n'agira, en qualité d'assesseur, que lorsque les créances et intérêts de ladite puissance seront examinés ou discutés ; ce délégué n'aura pas le droit de vote.

 

§ 4. En cas de mort, démission ou rappel de tout délégué, délégué adjoint ou assesseur, un successeur devra lui être désigné aussitôt que possible.

 

§ 5. La commission aura son principal bureau permanent à Paris et y tiendra sa première réunion dans le plus bref délai possible après la mise en vigueur du présent traité ; elle se réunira ensuite en tels lieux et à telles époques qu'elle estimera convenables et qui pourront être nécessaires en vue de l'accomplissement le plus rapide de ses obligations.

 

§ 6. Dès sa première réunion, la commission élira, parmi lesdits délégués visés ci-dessus, un président et un vice-président, qui resteront en fonctions pendant une année et seront rééligibles ; si le poste de président ou de vice-président devient vacant au cours d'une période annuelle, la commission procédera Immédiatement à une nouvelle élection pour le reste de ladite période.

 

§ 7. La commission est autorisée à nommer tous fonctionnaires, agents et employés, qui peuvent être nécessaires pour l'exécution de ses fonctions, et à fixer leur rémunération, à constituer des comités, dont les membres ne seront pas nécessairement ceux de la commission, et à prendre toutes mesures d'exécution nécessaires pour l'accomplissement de sa tâche, à déléguer autorité et pleins pouvoirs à ses fonctionnaires, agents et comités.

 

§ 8. Toutes les délibérations de la commission seront secrètes, à moins que, pour des raisons spéciales, la commission, dans des cas particuliers, n'en décide autrement.

 

§ 9. La commission devra, dans les délais qu'elle fixera de temps à autre, et si le Gouvernement allemand en fait la demande, entendre tous arguments et témoignages présentés par l'Allemagne sur toutes questions se rattachant à sa capacité de payement.

 

§ 10. La commission étudiera les réclamations et donnera au Gouvernement allemand l'équitable faculté de se faire entendre, sans qu'il puisse prendre aucune part, quelle qu'elle soit, aux décisions de la commission. La commission donnera la même faculté aux alliés de l'Allemagne lorsqu'elle jugera que leurs intérêts sont en jeu.

 

§ 11. La commission ne sera liée par aucune législation ni par aucun code particuliers, ni par aucune règle spéciale concernant l'instruction ou la procédure ; elle sera guidée par la justice, l'équité et la bonne foi. Ses décisions devront se conformer à des principes et à des règles uniformes dans tous les cas où ces principes et ces règles seront applicables. Elle fixera les règles relatives aux modes de preuve des réclamations. Elle pourra employer toute méthode légitime de calcul.

 

§ 12. La commission aura tous les pouvoirs et exercera toutes les attributions à elle conférés par le présent traité.

 

La commission aura, d'une façon générale, les pouvoirs de contrôle et d'exécution les plus étendus en ce qui concerne le problème des réparations tel qu'il est traité dans la présente partie du présent traité et aura pouvoir d'en interpréter les dispositions. Sous réserve des dispositions du présent traité, la commission est constituée par l'ensemble des Gouvernements alliés et associés visés aux paragraphes 2 et 3 comme leur représentant exclusif, pour leur part respective, en vue de recevoir, vendre, conserver et répartir le payement des réparations à effectuer par l'Allemagne aux termes de la présente partie du présent traité. Elle devra se conformer aux conditions et dispositions suivantes :

a) Toute fraction du montant total des créances vérifiées qui ne sera pas payée en or, ou en navires, valeurs et marchandises ou de toute autre façon, devra être couverte par l'Allemagne dans des conditions que la commission déterminera par la remise, à titre de garantie, d'un montant équivalent de bons, de titres d'obligations ou autres, en vue de constituer une reconnaissance de la fraction de dette dont il s'agit.

 

b) En estimant périodiquement la capacité de payement de l'Allemagne, la commission examinera le système fiscal allemand : 1° afin que tous les revenus de l'Allemagne, y compris les revenus destinés au service ou à l'acquittement de tout emprunt intérieur, soient affectés par privilège au payement des sommes dues par elle à titre de réparations, et 2° de façon à acquérir la certitude qu'en général le système fiscal allemand est tout à fait aussi lourd, proportionnellement, que celui d'une quelconque des puissances représentées à la commission.

 

c) Afin de faciliter et de poursuivre la restauration immédiate de la vie économique des pays alliés et associés, la commission, ainsi qu'il est prévu à l'article 235, recevra de l'Allemagne, comme garantie et reconnaissance de sa dette, un premier versement de bons au porteur en or, libres de taxe ou impôts de toute nature, établis ou susceptibles de l'être par les Gouvernements de l'Empire ou des États allemands ou par toute autorité en dépendant ; ces bons seront remis en acompte et en trois fractions, comme il est dit ci-après (le mark or étant payable conformément à l'article 262 de la partie IX (Clauses financières) du présent traité.

 

1° Pour être émis immédiatement, 20 milliards (vingt milliards) de marks or en bons au porteur, payables jusqu'au 1er mai 1921 au plus tard, sans intérêts ; on appliquera notamment à l'amortissement de ces bons les versements que l'Allemagne s'est engagée à effectuer conformément à l'article 235, déduction faite des sommes affectées au remboursement des dépenses d'entretien des troupes d'occupation et au payement des dépenses du ravitaillement en vivres et matières premières ; ceux de ces bons qui n'auraient pas été amortis à la date du 1er mai 1921 seront alors échangés contre de nouveaux bons du même type que ceux prévus ci-après (12, c, 2°).

 

2° Pour être émis immédiatement, 40 milliards (quarante milliards) de marks or en bons au porteur, portant intérêts à 2 1/2 % (deux et demi pour cent) entre 1921 et 1926 et ensuite à 5 % (cinq pour cent) avec 1 % (un pour cent) en supplément pour l'amortissement, à partir de 1926 sur le montant total de l'émission.

 

3” Pour être délivré immédiatement, en couverture, un engagement écrit d'émettre à titre de nouveau versement, et seulement lorsque la commission sera convaincue que l'Allemagne peut assurer le service des intérêts et du fonds d'amortissement desdits bons, 40 milliards (quarante milliards) de marks or en bons au porteur, portant intérêts à 5 % (cinq pour cent), les époques et le mode de payement du principal et des intérêts devant être déterminés par la commission.

 

Les dates auxquelles les intérêts sont dus, le mode d'emploi du fonds d'amortissement et toutes questions analogues relatives à l'émission, à la gestion et à la réglementation de l'émission des bons seront déterminés de temps à autre par la commission.

 

De nouvelles émissions, à titre de reconnaissance et de garantie, peuvent être exigées dans les conditions que la commission déterminera ultérieurement, de temps à autre.

 

d) Au cas où des bons, obligations ou autres reconnaissances de dettes émis par l'Allemagne, comme garantie ou reconnaissance de sa dette de réparation, seraient attribués, à titre définitif et non à titre de garantie, à des personnes autres que les divers gouvernements au profit desquels a été fixé à l'origine le montant de la dette de réparation de l'Allemagne, ladite dette sera, à l'égard de ces derniers, considérés comme éteinte, pour un montant correspondant à la valeur nominale des bons qui ont été ainsi attribués définitivement et l'obligation de l'Allemagne afférente auxdits bons sera limitée à l'obligation qui y est exprimée.

 

e) Les frais nécessités par les réparations et reconstructions des propriétés situées dans les régions envahies et dévastées, y compris la réinstallation des mobiliers, des machines et de tout matériel, seront évalués au coût de réparation et de reconstruction à l'époque où les travaux seront exécutés.

 

f) Les décisions de la commission relatives à une remise totale ou partielle, en capital ou en intérêts, de toute dette vérifiée de l'Allemagne devront être motivées.

 

§ 13. En ce qui concerne les votes, la commission se conformera aux règles suivantes :

 

Quand la commission prend une décision, les votes de tous les délégués ayant le droit de voter ou, en l'absence de certains d'entre eux, de leurs délégués adjoints, seront enregistrés. L'abstention est consIdérée comme un vote émis contre la proposition en discussion. Les assesseurs n'ont pas le droit de vote.

 

Sur les questions suivantes, l'unanimité est nécessaire:

 

a) Questions intéressant la souveraineté des puissances alliées et associées ou concernant la remise de tout ou partie de la dette ou des obligations de l'Allemagne;

b) Questions relatives au montant et aux conditions des bons et autres titres d'obligations à remettre par le Gouvernement allemand et à la fixation de l'époque et du mode de leur vente, négociation ou répartition ;

c) Tout report total ou partiel, au delà de 1930, des payements venant à échéance entre le 1er mai 1921 et la fin de 1926 incluse;

d) Tout report total ou partiel, pour une durée supérieure à trois années, des payements venant à échéance après 1926;

e) Questions relatives à l'application, dans un cas particulier, d'une méthode d'évaluation des dommages différente de celle qui a été précédemment adoptée dans un cas semblable;

f) Questions d'interprétation des dispositions de la présente partie du présent traité.

Toutes autres questions seront résolues par un vote la majorité. Au cas où surgirait entre les délégués un conflit d'opinion sur la question de savoir si une espèce déterminée est une de celles dont la décision exige ou non un vote unanime et au cas où ce conflit ne pourrait être résolu par un appel à leurs Gouvernements, les Gouvernements alliés et associés s'engagent à déférer immédiatement ce conflit à l'arbitrage d'une personne impartiale sur la désignation de laquelle ils se mettront d'accord et dont ils s'engagent à accepter la sentence.

 

§ 14. Les décisions prises par la commission en conformité des pouvoirs qui lui sont conférés seront aussitôt exécutoires et pourront recevoir application immédiate sans autre formalité.

 

§ 15. La commission remettra à chaque puissance intéressée, en telle forme qu'elle fixera :

1° Un certificat mentionnant qu'elle détient pour le compte de ladite puissance des bons des émissions susmentionnées, ledit certificat pouvant, sur la demande de la puissance dont il s'agit, être divisé en un nombre de coupures n'excédant pas cinq ;

2° De temps à autre, des certificats mentionnant qu'elle détient pour le compte de ladite puissance tous autres biens livres par l'Allemagne en acompte sur sa dette pour réparations.

Les certificats susvisés seront nominatifs et pourront, après notification de la commission, être transmis par voie d'endossement.

Lorsque des bons sont émis pour être vendus ou négociés et lorsque des biens sont livrés par la commission, un montant correspondant de certificats doit être retiré.

 

§ 16 Le Gouvernement allemand sera débité, à partir du 1er mai 1921, de l'intérêt sur sa dette telle qu'elle aura été fixée par la commission, déduction faite de tous versements effectués sous forme de payements en espèces ou leurs équivalents ou en bons émis au profit de la commission et de tous payements visés à l'article 243.

Le taux de cet intérêt sera fixé à 5 %, à moins que la commission n'estime, à quelque date ultérieure, que les circonstances justifient une modification de ce taux.

La commission, en fixant au 1er mai 1921 le montant global de la dette de l'Allemagne, pourra tenir compte des intérêts dus sur les sommes afférentes à la réparation des dommages matériels à partir du 11 novembre 1918 jusqu'au 1er mai 1921.

 

§ 17. En cas de manquement par l'Allemagne à l'exécution qui lui incombe de l'une quelconque des obligations visées à la présente partie du présent traité, la commission signalera immédiatement cette inexécution à chacune des puissances intéressées en y joignant toutes propositions qui lui paraîtront opportunes au sujet des mesures à prendre en raison de cette inexécution.

 

§ 18. Les mesures que les puissances alliées et associées auront le droit de prendre en cas de manquement volontaire par l'Allemagne, et que l'Allemagne s'engage à ne pas considérer comme des actes d'hostilité, peuvent comprendre des actes de prohibitions et de représailles économiques et financières et, en général, telles autres mesures que les Gouvernements respectifs pourront estimer nécessitées par les circonstances.

 

§ 19. Les payements, qui doivent être effectués en or ou ses équivalents en acompte sur les réclamations vérifiées des puissances alliées et associées peuvent à tout moment être acceptés par la commission sous forme de biens mobiliers et immobiliers, de marchandises, entreprises, droits et concessions en territoires allemands ou en dehors de ces territoires, de navires, obligations, actions ou valeurs de toute nature ou monnaies de l'Allemagne ou d'autres États ;  leur valeur de remplacement par rapport à l'or étant fixée à un taux juste et loyal par la commission elle-même.

 

§ 20. La commission en fixant ou en acceptant les payements qui s'effectueront par remise de biens ou droits déterminés, tiendra compte de tous droits et intérêts légitimes des puissances alliées et associées ou neutres et de leurs ressortissants dans lesdits.

 

§ 21. Aucun membre de la commission ne sera responsable, si ce n'est vis-à-vis du gouvernement qui l'a désigné, de tout acte ou omission dérivant de ses fonctions. Aucun des Gouvernements alliés et associés n'assume de responsabilité pour le compte d'aucun autre gouvernement.

 

§ 22. Sous réserve des stipulations du présent traité, la présente annexe pourra être amendée par la décision unanime des Gouvernements représentés à la commission.

 

§ 23. Quand l'Allemagne et ses alliés se seront acquittés de toutes sommes dues par eux en exécution du présent traité ou des décisions de la commission et quand toutes les sommes reçues ou leurs équivalents auront été répartis entre les puissances intéressées, la commission sera dissoute.

 

Annexe III

 

§ 1. L'Allemagne reconnaît le droit des puissances alliées et associées au remplacement tonneau pour tonneau (jauge brute) et catégorie pour catégorie de tous les navires et bateaux de commerce et de pêche perdus ou endommagés par faits de guerre.

Toutefois, et bien que les navires et bateaux allemands existant à ce jour représentent un tonnage très inférieur à celui des pertes subies par les puissances alliées et associées, en conséquence de l'agression allemande, le droit reconnu ci-dessus sera exercé sur ces navires et bateaux allemands dans les conditions suivantes :

Le Gouvernement allemand, en son nom et de façon à lier tous autres intéressés, cède aux gouvernements alliés et associés la propriété de tous navires marchands de 1.600 tonnes brutes et au-dessus appartenant à ses ressortissants, ainsi que la moitié en tonnage des navires dont le tonnage brut est compris entre 1.000 et 1.600 tonnes et le quart en tonnage des chalutiers à vapeur, ainsi que le quart en tonnage des autres bateaux de pêche.

 

§ 2. Le Gouvernement allemand, dans un délai de deux mois après la mise en vigueur du présent traité, remettra à la commission des réparations tous les navires et bateaux visés par le paragraphe premier.

 

§ 3. Les navires et bateaux visés par le paragraphe premier comprennent tous les navires et bateaux :

a) battant ou ayant le droit de battre le pavillon marchand allemand ; ou

b) appartenant à un ressortissant allemand, à une société ou une compagnie allemande, ou à une société ou compagnie d'un pays autre que les pays alliés ou associés et sous le contrôle ou la direction de ressortissants allemands ; ou

c) actuellement en construction : 1° en Allemagne ; 2° dans des pays autres que les pays alliés ou associés pour le compte d'un ressortissant allemand, d'une société ou d'une compagnie allemande.

 

§ 4. Afin de fournir des titres de propriété pour chacun des navires remis comme ci-dessus, le Gouvernement allemand :

a) Remettra pour chaque navire à la commission des réparations, suivant sa demande, un acte de vente ou tout autre titre de propriété établissant le transfert à ladite commission de la pleine propriété du navire libre de tous privilèges, hypothèques et charges quelconques ;

b) Prendra toutes mesures qui pourront être indiquées par la commission des réparations pour assurer la mise de ces navires à la disposition de ladite commission.

 

§ 5. Comme mode supplémentaire de réparation partielle, l'Allemagne s'engage à faire construire des navires de commerce, sur les chantiers allemands, pour le compte des Gouvernements alliés et associés, de la façon suivante :

a) Dans un délai de trois mois à dater de la mise en vigueur du présent traité, la commission des réparations notifiera au Gouvernement allemand le montant du tonnage à mettre en chantier dans chacune des deux années qui suivront les trois mois ci-dessus mentionnés.

b) Dans le délai de deux ans à dater de la mise en vigueur du présent traité, la commission des réparations notifiera au Gouvernement allemand le montant du tonnage à mettre en chantier dans chacune des trois années qui suivront les deux années ci-dessus mentionnées.

c) Le montant du tonnage à mettre en chantier pour chaque année ne dépassera pas 200.000 tonneaux de jauge brute.

d) Les spécifications des navires à construire, les conditions dans lesquelles ils devront être construits ou livrés, le prix par tonneau pour lequel ils devront être portés en compte par la commission des réparations, et toutes autres questions relatives à la commande, à la construction et à la livraison des navires ainsi qu'à leur entrée en compte, seront déterminés par ladite commission.

§ 6. L'Allemagne s'engage à restituer en nature et en état normal d'entretien aux puissances alliées et associées, dans un délai de deux mois à dater de la mise en vigueur du présent traité, conformément à une procédure qui sera établie par la commission des réparations, tous les bateaux et autres engins mobiles de navigation fluviale qui, depuis le 1er août 1914, ont passé, à un titre quelconque, en sa possession ou en possession de l'un de ses ressortissants, et qui pourront être identifiés.

En vue de compenser les pertes du tonnage fluvial, dues à n'importe quelle cause, subies pendant la guerre par les puissances alliées et associées et qui ne pourront pas être réparées par les restitutions prescrites ci-dessus, l'Allemagne s'engage à céder à la commission des réparations une partie de sa batellerie fluviale jusqu'à concurrence du montant de ces pertes, ladite cession ne pouvant dépasser 20 % du total de cette batellerie telle qu'elle existait à la date du 11 novembre 1918.

Les modalités de cette cession seront réglées par les arbitres prévus à l'article 339 de la partie XII (Ports, Voies d'eau et Voies ferrées) du présent traité, qui sont chargés de résoudre les difficultés relatives à la répartition du tonnage fluvial et résultant du nouveau régime international de certains réseaux fluviaux ou des modifications territoriales affectant ces réseaux.

 

§ 7. L'Allemagne s'engage à prendre toutes les mesures que la commission des réparations peut lui indiquer en vue d'obtenir le plein droit de propriété sur tous les navires qui peuvent avoir été transférés pendant la guerre ou être en voie de transfert sous pavillons neutres, sans le consentement des Gouvernements alliés et associés.

 

§ 8. L'Allemagne renonce à toute revendication de quelque nature que ce soit contre les Gouvernements alliés ou associés et leurs ressortissants, en ce qui concerne la détention ou l'utilisation de tous navires ou bateaux allemands et toute perte ou dommage subis par lesdits navires ou bateaux, exception faite des payements dus par suite de l'emploi de ces bateaux en conformité du protocole d'armistice du 13 janvier 1919 et des protocoles subséquents.

La livraison de la flotte commerciale allemande devra continuer à être effectuée sans interruption, conformément auxdits protocoles.

 

§ 9. L'Allemagne renonce à toutes revendications sur des navires ou cargaisons coulés du fait ou par la suite d'une action navale ennemie et sauvés ensuite, et dans lesquels un des Gouvernements alliés ou associés ou leurs ressortissants ont des intérêts, comme propriétaires, affréteurs, assureurs ou à tout autre titre, nonobstant tout jugement de condamnation qui peut avoir été prononcé par un tribunal des prises de l'Allemagne ou de ses alliés.

 

Annexe IV

 

§ 1. Les puissances alliées et associées exigent, et l'Allemagne accepte que l'Allemagne, en satisfaction partielle de ses obligations définies par la présente partie, et suivant les modalités ci-après définies, applique ses ressources économiques directement à la restauration matérielle des régions envahies des puissances alliées et associées, dans la mesure où ces puissances le détermineront.

 

§ 2. Les Gouvernements des puissances alliées et associées saisiront la commission des réparations de listes donnant :

a) Les animaux, machines, équipements, tours, et tous articles similaires d'un caractère commercial qui ont été saisis, usés ou détruits par l'Allemagne, ou détruits en conséquence directe des opérations militaires, et que ces Gouvernements désirent, pour la satisfaction de besoins immédiats et urgents, voir être remplacés par des animaux ou articles de même nature, existant sur le territoire allemand à la date de la mise en vigueur du présent traité.

b) Les matériaux de reconstruction (pierre, briques, briques réfractaires, tuiles, bois de charpente, verres à vitre, acier, chaux, ciment, etc.), machines, appareils de chauffage, meubles et tous articles d'un caractère commercial que lesdits Gouvernements désirent voir être produits et fabriqués en Allemagne et livrés à eux pour la restauration des régions envahies.

 

§ 3. Les listes relatives aux articles mentionnés dans le paragraphe 2 a) ci-dessus, seront fournies dans les soixante jours qui suivront la mise en vigueur du présent traité.

Les listes relatives aux articles mentionnés dans le paragraphe 2 b) ci-dessus seront fournies le 31 décembre 1919, dernier délai.

Les listes contiendront tous les détails d'usage dans les contrats commerciaux relatifs aux articles visés, y compris spécification, délai de livraison (ce délai ne devant pas dépasser quatre ans) et lieu de livraison ; mais elles ne contiendront ni prix, ni estimation, ces prix ou estimation devant être fixés par la commission, comme il est dit ci-après.

§ 4. Dès réception des listes, la commission examinera dans quelle mesure les matériaux et animaux mentionnés dans ces listes peuvent être exigés de l'Allemagne.

Pour fixer sa décision, la commission tiendra compte des nécessités intérieures de l'Allemagne autant que cela sera nécessaire au maintien de sa vie sociale et économique ; elle fera état également des prix et des dates auxquels les articles semblables peuvent être obtenus dans les pays alliés et associés et les comparera à ceux applicables aux articles allemands ; elle fera état, enfin, de l'intérêt général qu'ont les Gouvernements alliés et associés à ce que la vie industrielle de l'Allemagne ne soit pas désorganisée au point de compromettre sa capacité d'accomplir les autres actes de réparation exigés d'elle.

Toutefois, il ne sera demandé à l'Allemagne des machines, des équipements, des tours et tous articles similaires d'un caractère commercial actuellement en service dans l'industrie, que si aucun stock de ces articles n'est disponible et à vendre ; d'autre part, les demandes de cette nature n'excéderont pas 30 % des quantités de chaque article en service dans un établissement allemand ou une entreprise allemande quelconque.

La commission donnera aux représentants du Gouvernement allemand la faculté de se faire entendre, dans un délai déterminé, sur sa capacité de fournir lesdits matériaux, animaux et objets.

La décision de la commission sera ensuite, et le plus rapidement possible, notifiée au Gouvernement allemand et aux différents Gouvernements alliés et associés Intéressés.

Le Gouvernement allemand s'engage à livrer les matériaux, objets et animaux, précisés dans cette notification, et les Gouvernements alliés et associés intéressés s'engagent, chacun pour ce qui le concerne, à accepter ces mêmes fournitures, sous réserve qu'elles seront conformes aux spécifications données ou ne seront pas, de l'avis de la commission, impropres à l'emploi requis pour le travail de réparation.

 

§ 5. La Commission déterminera la valeur à attribuer aux matériaux, objets et animaux, livrés comme il est dit ci-dessus, et les Gouvernements alliés et associés qui recevront ces fournitures acceptent d'être débités de leur valeur et reconnaissent que la somme correspondante devra être traitée comme un payement fait par l'Allemagne, à répartir conformément à l'article 237 de la présent partie du présent traité.

Dans le cas ou le droit de requérir la restauration matérielle aux conditions ci-dessus définies sera exercé, la commission s'assurera que la somme portée au crédit de l'Allemagne représente la valeur normale du travail fait ou des matériaux fournis par elle et que le montant de la réclamation faite par la puissance intéressée pour le dommage ainsi partiellement réparé est diminué dans la proportion de la contribution à la réparation ainsi fournie.

 

§ 6. A titre d'avance immédiate, en acompte sur les animaux visés au paragraphe 2 a) ci-dessus, l'Allemagne s'engage à livrer dans les trois mois qui suivront la mise en vigueur du présent traité, à raison d'un tiers par mois et par espèce, les quantités ci-dessous de bétail vivant :

1° Au Gouvernement français :

    500 étalons de 3 à 7 ans ;

    30.000 pouliches et juments de 18 mois à 7 ans, des races ardennaise, boulonnaise ou belge ;

    2.000 taureaux de 18 mois à 3 ans ;

    90.000 vaches laitières de 2 à 6 ans ;

    1.000 béliers ;

    100.000 brebis ;

    10.000 chèvres.

2° Au Gouvernement belge :

    200 étalons de 3 à 7 ans, de la race de gros trait belge ;

    5000 juments de 3 à 7 ans, de la race de gros trait belge ;

    5000 pouliches de 18 mois à 3 ans, de la race de gros trait belge ;

    2,000 taureaux de 18 mois à 3 ans ;

    50.000 vaches laitières de 2 à 6 ans ;

    40.000 génisses ;

    200 béliers ;

    20.000 brebis ;

    15.000 truies.

Les animaux livrés seront de santé et de condition normale.

Si les animaux ainsi livrés ne peuvent pas être identifiés comme ayant été enlevés ou saisis, leur valeur sera portée au crédit des obligations de réparations de l'Allemagne, conformément aux stipulations du paragraphe 5 de la présente annexe.

 

§ 7. Sans attendre que les décisions de la commission prévues au paragraphe 4 de la présente annexe puissent être prises, l'Allemagne devra continuer à effectuer à la France les livraisons de matériel agricole, prévues à l'article III du renouvellement d'armistice en date du 16 janvier 1919.

 

Annexe V

§ 1. L'Allemagne s'engage à livrer, sur leur demande respective, aux puissances signataires du présent traité ci-dessous mentionnées, les quantités de charbons et de dérivés du charbon ci-après définies.

 

§ 2. L'Allemagne livrera à la France sept millions de tonnes de charbon par an, pendant dix ans. En outre, l'Allemagne livrera chaque année à la France une quantité de charbon égale à la différence entre la production annuelle, avant la guerre, des mines du Nord et du Pas-de-Calais détruites du fait de la guerre et la production du bassin couvert par ces mines pendant l'année envisagée. Cette dernière fourniture sera effectuée pendant dix ans et ne dépassera pas vingt millions de tonnes par an pendant les cinq premières années et huit millions de tonnes, par an pendant les cinq années suivantes. Il est entendu que toute diligence sera faite pour la remise en état des mines du Nord et du Pas-de-Calais.

 

§ 3. L'Allemagne livrera à la Belgique huit millions de tonnes de charbon par an pendant dix ans.

 

§ 4. L'Allemagne livrera à l'Italie les quantités maxima de charbon ci-après :

    Juillet 1919 à juin 1920  : 4.500.000 tonnes,

    Juillet 1920 à juin 1921  : 6.000.000 tonnes,

    Juillet 1921 à juin 1922  : 7.500.000 tonnes,

    Juillet 1922 à juin 1923  : 8.000.000 tonnes,

    Juillet 1923 à juin 1924  : 8.500.000 tonnes,

et, pendant chacune des cinq années suivantes 8.500.000 tonnes.

Les deux tiers au moins des livraisons seront faites par voie de terre.

 

§ 5. L'Allemagne livrera au Luxembourg, si elle en est requise par la commission des réparations, une quantité annuelle de charbon égale à la quantité annuelle de charbon allemand consommée par le Luxembourg avant la guerre.

 

§ 6. Les prix payer pour les livraisons de charbon effectuées en vertu desdites options seront les suivants :

a) Fourniture par voie de fer ou par eau. - Le prix sera le prix allemand sur carreau de la mine payé par les ressortissants allemands, plus le fret jusqu'aux frontières française, belge, italienne ou luxembourgeoise, étant entendu que le prix sur le carreau de la mine n'excédera pas le prix, sur le carreau de la mine, du charbon anglais pour l'exportation. Dans le cas du charbon de soute belge, le prix ne dépassera pas celui du charbon de soute hollandais.

Les tarifs de transport par voie de fer ou par eau ne dépasseront pas les tarifs les plus bas appliqués aux transports de même nature en Allemagne.

b) Fourniture par voie de mer. - Le prix sera soit le prix d'exportation allemand f.o.b. dans les ports allemands, soit le prix d'exportation anglais f. o. b. dans les ports anglais et dans tous les cas le plus bas des deux.

 

§ 7. Les Gouvernements alliés et associés intéressés pourront demander la livraison de coke métallurgique en remplacement de charbon, à raison de 3 tonnes de coke par 4 tonnes de charbon.

 

§ 8. L'Allemagne s'engage à fournir à la France, et à transporter à la frontière française, par voie de fer ou par eau, les produits suivants, pendant chacune des trois années qui suivront la mise en vigueur du présent traité :

    Benzol : 35.OOO tonnes.

    Goudron de houille :  50.000 tonnes.

    Sulfate d'ammoniaque : 30.000 tonnes.

Tout ou partie du goudron de houille pourra être remplacé, au choix du Gouvernement français, par des quantités équivalentes des produits de distillation, tels que huiles légères, huiles lourdes, anthracène, naphtaline ou brai.

 

§ 9. Le prix payé pour le coke et les autres produits visés au paragraphe 8 sera le prix payé par les ressortissants, toutes conditions d'emballage et de port jusqu'à la frontière française ou jusqu'aux ports allemands étant les plus avantageuses consenties pour les mêmes produits aux ressortissants allemands.

 

10. Les options de la présente annexe seront exercées par l'intermédiaire de la commission des réparations.

CeIIe-ci aura pouvoir, pour l'exécution des dispositions ci-dessus, de statuer sur toutes questions relatives à la procédure, aux qualités et quantités des fournitures, à la quantité de coke à fournir en remplacement de charbon, aux délais et modes de livraison et de payement. Les demandes accompagnées des spécifications utiles devront être notifiées à l'Allemagne cent vingt jours avant la date fixée pour le commencement de l'exécution, en ce qui concerne les livraisons à faire à partir du 1er janvier 1920, et trente jours avant cette date pour les livraisons à faire entre la date de mise en vigueur du présent traité et le 1er janvier 1920. En attendant que l'Allemagne ait reçu les demandes prévues au présent paragraphe, les stipulations du protocole du 25 décembre 1918 (Exécution de l'article IV de l'Armistice du 11 novembre 1918) restent en vigueur. Les demandes relatives aux substitutions prévues par les paragraphes 7 et 8 seront notifiées au Gouvernement allemand avec un délai préalable jugé suffisant par la commission. Si la commission juge que la satisfaction complète des demandes est de nature à peser d'une façon excessive sur les besoins industriels allemands, elle pourra les différer ou les annuler, et ainsi fixer tous ordres de priorité ; mais le charbon à fournir en remplacement du charbon des mines détruites sera fourni par priorité sur toutes livraisons.

Annexe VI

 

§ 1. L'Allemagne donne à la commission des réparations une option de livraison, à titre de réparation partielle, des quantités et des espèces de matières colorantes et produits chimiques pharmaceutiques qui seront désignés par elle, à concurrence de 50 % du stock total de chaque espèce de matières colorantes et produits chimiques pharmaceutiques existant en Allemagne ou se trouvant sous le contrôle allemand à la date de la mise en vigueur du présent traité.

Cette option sera exercée dans les soixante jours de la réception, par la commission, de l'état détaillé des stocks, fourni dans la forme demandée par elle.

 

§ 2. L'Allemagne donne en outre à la commission des réparations une option pour la livraison, pendant la période qui s'écoulera entre la mise en vigueur du présent traité et le 1er juin 1920, puis, pendant chaque période ultérieure de six mois, jusqu'au 1er janvier 1925, de toutes matières colorantes et tous produits chimiques pharmaceutiques, à concurrence de 25 % de la production allemande pendant la période des six mois précédents, ou, si la production, pendant cette période de six mois, était, de l'avis de la commission, inférieure à la production normale, à concurrence de 25 % de cette production normale.

Cette option sera exercée dans les quatre semaines qui suivront la réception des états de production pendant la période de six mois précédente ; ces états seront produits par le Gouvernement allemand à l'expiration de chaque période de six mois et dans la forme jugée nécessaire par la commission.

§ 3. Pour les matières colorantes et produits chimiques pharmaceutiques fournis en exécution du paragraphe 1, le prix sera fixé par la commission en fonction du prix net d'exportation d'avant-guerre et des variations du prix de revient survenues.

Pour les matières colorantes et produits chimiques pharmaceutiques livrés en exécution du paragraphe 2, le prix sera fixé par la commission en fonction du prix net d'exportation d'avant-guerre et des variations du prix de revient survenues, ou en fonction du prix de vente le plus bas des mêmes matières à un autre acheteur quelconque.

 

§ 4. Tous les détails, en particulier touchant le mode et les délais d'exercice de l'option et de la livraison, ainsi que toutes les questions soulevées pour l'exécution des prescriptions ci-dessus, seront réglés par la commission des réparations à qui le Gouvernement allemand fournira toutes les informations nécessaires et toutes autres facilités qui seront requises par elle.

 

§ 5. Les matières colorantes et produits chimiques pharmaceutiques visés à la présente annexe comprennent toutes les matières colorantes et tous les produits chimiques pharmaceutiques synthétiques, ainsi que tous les produits intermédiaires et autres employés dans les industries correspondantes et fabriqués pour la vente. Les dispositions qui précèdent s'appliquent également à l'écorce de quinquina et aux sels de quinine.

 

Annexe VII

 

L'Allemagne renonce en son nom et au nom de ses nationaux, en faveur des principales puissances alliées et associées, à tous droits, titres ou privilèges de tonte nature qu'elle possède sur les câbles ou portions de câbles, énumérés ci-après :

    Emden-Vigo : du pas de Calais au large de Vigo ;

    Emden-Brest : du large de Cherbourg à Brest ;

    Emden-Ténérife : du large de Dunkerque au large de Ténérife ;

    Emden-Açores (1) : du pas de Calais à Fayal ;

    Emden-Açores (2) : du pas de Calais à Fayal;

    Açores-New-York (1) : de Fayal à New-York;

    Açores-New-York (2) : de Fayal à la longitude d'Halifax;

    Ténérife-Monrovia : du large de Ténérife au large de Monrovia;

    Monrovia-Lomé:

du point défini par lat. : 2° 30' N.; long. : 7° 40' O. de Greenwich;

du point défini par lat. : 2° 20' N.; long. : 5° 30' O. de Greewich;

et du point défini par lat. : 3° 48' N. ; long. : 0° 00' jusqu'à Lomé;

    Lomé-Duala : de Lomé à Duala;

    Monrovia-Pernambouc : du large de Monrovia au large de Pernambouc;

    Constantinople-Constantza : de Constantinople à Constantza;

    Yap-Shanghaï, Yap-Guam et Yap-Menado (îles Célèbes) : de l'île Yap à Shanghaï, de l'île Yap à l'île Guam et de l'île Yap à Menado.

La valeur des câbles ou des portions de câbles ci-dessus mentionnés, en tant que ceux-ci constituent des propriétés privées, ladite valeur calculée sur la base du prix d'établissement et diminuée d'un pourcentage convenable pour dépréciation, sera portée au crédit de l'Allemagne au chapitre des réparations,

 

Section II

 

Dispositions particulières

 

Article 245.

Dans les six mois qui suivront la mise en vigueur du présent traité, le Gouvernement allemand devra restituer au Gouvernement français les trophées, archives, souvenirs historiques ou oeuvres d'art enlevés de France par les autorités allemandes au cours de la guerre de 1870-1871 et de la dernière guerre, suivant la liste qui lui en sera adressée par le Gouvernement français, et notamment les drapeaux français pris au cours de la guerre de 1870-1871, ainsi que l'ensemble des papiers politiques pris par les autorités allemandes le 10 octobre 1870 au château de Cerçay, près Brunoy (Seine-et-Oise) appartenant alors à M. Rouher, ancien ministre d'État.

 

Article 246.

Dans les six mois qui suivront la mise en vigueur du présent traité, l'Allemagne devra restituer à Sa Majesté le roi du Hedjaz, le Koran original ayant appartenu au Calife Osman et enlevé de Médine par les autorités turques pour être offert à l'ex-empereur Guillaume II.

Le crâne du sultan Makaoua ayant été enlevé du protectorat allemand de l'Afrique orientale et transporté en Allemagne sera, dans le même délai, remis par l'Allemagne au Gouvernement de Sa Majesté brItannique.

La remise de ces objets sera effectuée dans tels lieu et conditions que fixeront les Gouvernements, auxquels ils doivent être restitués.

 

Article 247.

L'Allemagne s'engage à fournir à l'université de Louvain dans les trois mois qui suivront la demande qui lui en sera faite par l'intermédiaire de la commission des réparations, les manuscrits, incunables, livres imprimés, cartes et objets de collection correspondant en nombre et en valeur aux objets semblables détruits dans l'incendie mis par l'Allemagne à la bibliothèque de Louvain. Tous les détails concernant ce remplacement seront déterminés par la commission des réparations.

L'Allemagne s'engage à remettre à la Belgique, par l'intermédiaire de la commission des réparations, dans les six mois qui suivront la mise en vigueur du présent traité, et afin de lui permettre de reconstituer deux grandes oeuvres d'art :

 

1° Les volets du triptyque de l'Agneau mystique peint par les frères Van Eyck, autrefois dans l'église de Saint-Bavon à Gand et actuellement au Musée de Berlin ;

2° Les volets du triptyque de la Cène, peint par Dierik Bouts, autrefois dans l'église de Saint-Pierre à Louvain, et dont deux sont maintenant au Musée de Berlin et deux à l'ancienne Pinacothèque de Munich.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Costituzione di Weimar, 11/8/1919

 

Il popolo tedesco, unito nelle sue stirpi, e animato dalla volontà di rinnovare e rafforzare, in libertà e giustizia, il suo Reich, di servire la causa della pace interna e internazionale e di promuovere il progresso sociale, si è data questa costituzione.

 

Parte Prima

 

Struttura e funzioni del reich

 

Capo I

 

Reich e Länder

 

Art. 1 – Il Reich tedesco è una repubblica. Il potere statale emana dal popolo.

 

Art. 2 – Il territorio del Reich si compone dei territori dei Länder tedeschi. Altri territori potranno essere riuniti al Reich, con legge di questo, se la loro popolazione ne esprima il desiderio, in virtù del diritto di autodecisione.

 

Art. 3 – La bandiera del Reich è nero-rosso-oro. La bandiera mercantile è nero-bianco-rosso, con i colori del Reich nell’angolo superiore interno.

 

Art. 4 – I principi fondamentali riconosciuti dal diritto delle genti hanno valore di parti integranti del diritto tedesco.

 

Art. 5 – Il potere statale nelle materie di competenza del Reich viene esercitato dagli organi di questo in base alla sua costituzione; nelle altre materie dagli organi dei Länder, in conformità alle loro leggi costituzionali.

 

Art. 6 – Il Reich ha competenza legislativa esclusiva:

1) per i rapporti con l’estero;

2) per la materia coloniale;

3) per la cittadinanza, la libertà di locomozione, di immigrazione, di emigrazione e di estradizione;

4) per la costituzione della difesa armata;

5) per il sistema monetario;

6) per il regime doganale, nonché per l’unità del territorio nei rapporti doganali e commerciali, e per la libertà di scambio delle merci;

7) per il regime delle poste, telegrafi e telefoni.

 

Art. 7 – Il Reich esercita il potere legislativo nelle seguenti materie:

1) il diritto civile;

2) il diritto penale;

3) il procedimento giudiziario, compresa l’esecuzione penale e l’assistenza reciproca fra autorità;

4) i passaporti e la polizia per gli stranieri;

5) la cura dei poveri e dei senzatetto;

6) la stampa, le associazioni e riunioni;

7) la politica della popolazione, l’assistenza per la maternità, i lattanti, i fanciulli e la gioventù;

8) il regime sanitario, quello veterinario e la protezione delle piante contro le malattie e i danneggiamenti;

9) il diritto del lavoro, l’assicurazione e la protezione degli operai e impiegati, nonché il collocamento dei lavoratori;

10) la rappresentanza professionale per il territorio del Reich;

11) l’assistenza agli antichi combattenti e alle loro famiglie;

12) il diritto di espropriazione;

13) la socializzazione delle ricchezze naturali e delle imprese economiche, così come la produzione, la reintegrazione, la ripartizione e la determinazione dei prezzi dei beni economici utili alla collettività;

14) il commercio, il regime dei pesi e misure, l’emissione di carta moneta, il regime delle banche e delle borse;

15) lo scambio dei prodotti alimentari e di consumo, nonché degli oggetti di uso quotidiano;

16) l’industria e le miniere;

17) il regime delle assicurazioni;

18) la navigazione marittima, la pesca di alto mare e del mare costiero;

19) le ferrovie, la navigazione interna, la circolazione a trazione meccanica sulla terra, l’acqua e nell’aria, così come la costruzione di strade, in quanto interessino il traffico generale e la difesa nazionale;

20) il regime dei teatri e dei cinematografi.

 

Art. 8 – Il Reich ha inoltre competenza legislativa sulle imposte e le altre entrate, in quanto esse possano in tutto o in parte attenere ai propri scopi. Se il Reich si appropria di entrate che prima spettavano ai Länder deve provvedere a procurare a questi i mezzi di vita di cui abbisognano.

 

Art. 9 – Ove si manifesti il bisogno di una regolamentazione uniforme il Reich ha potere legislativo:

1) nella cura del benessere pubblico;

2) nella protezione dell’ordine e della sicurezza pubblica.

 

Art. 10 – Il Reich può stabilire con legge i principi generali in materia di:

1) diritti e doveri delle associazioni religiose;

2) ordinamento scolastico, compreso l’insegnamento superiore e le biblioteche scientifiche;

3) diritto di impiego per tutti gli enti pubblici;

4) diritto fondiario, ripartizione della terra, regime di colonizzazione interna e del patrimonio familiare, vincoli della proprietà fondiaria, regime delle abitazioni e distribuzione della popolazione;

5) regime delle inumazioni.

 

Art. 11 – Il Reich può stabilire con legge principi intorno alla creazione e al modo di riscossione delle imposte nei Länder, in quanto ciò si palesi necessario per impedire:

1) danni alle entrate o ai rapporti commerciali del Reich;

2) doppie imposizioni;

3) pesi eccessivi o tali da ostacolare l’utilizzazione dei mezzi di comunicazione, o relativi a istituzioni che obblighino a contributi;

4) misure fiscali tendenti a ostacolare l’importazione di merci a vantaggio della produzione interna, nei rapporti fra i vari Länder o parti di Land;

5) premi all’esportazione;

oppure per salvaguardare importanti interessi sociali.

 

Art. 12 – Ove il Reich non faccia uso del suo potere legislativo i Länder conservano l’esercizio di quello loro spettante, a meno non si tratti di materia esclusiva del primo. Contro le leggi dei Länder, nelle materie relative agli oggetti di cui all’art. 7 n. 13 spetta al governo del Reich un diritto di veto quando esse possano compromettere il benessere della generalità dello Stato.

 

Art. 13 – Il diritto del Reich prevale su quello dei Länder.

Ove sorgano dubbi o contestazioni sulla conciliabilità delle disposizioni di un Land con il diritto del Reich le autorità competenti dell’uno o dell’altro possono provocare, nelle forme stabilite da una legge del Reich, la decisione di un supremo tribunale del Reich.

 

Art. 14 – Le leggi del Reich, ove queste non dispongano altrimenti, sono portate a esecuzione dalle autorità dei Länder.

 

Art. 15 – Il governo del Reich esercita il controllo sugli affari rispetto ai quali compete a esso la potestà legislativa. Esso potrà emanare disposizioni generali per disciplinare l’esecuzione da parte dei Länder delle leggi del Reich. Inoltre esso ha facoltà, allo scopo di sorvegliare la detta esecuzione, di inviare propri incaricati presso le autorità centrali dei Länder, e altresì, con il consenso di queste, presso gli uffici dipendenti. I governi dei Länder sono obbligati a eliminare, su richiesta del governo del Reich, le deficienze che fossero accertate nell’esecuzione delle leggi del Reich. In caso di divergenza di opinioni ciascuno dei due governi può provocare la decisione del tribunale costituzionale, salvo il caso in cui la legge del Reich preveda la competenza di un’altra giurisdizione.

 

Art. 16 – I funzionari incaricati dell’immediata amministrazione del Reich nei Länder devono di regola appartenere per la loro origine a questi. Gli impiegati, agenti e operai dell’amministrazione del Reich devono, se lo richiedano, venire utilizzati nel territorio di cui sono originari, in quanto ciò si renda possibile e non appaia in contrasto con la loro preparazione o con esigenze di servizio.

 

Art. 17 – Ogni Land deve avere una costituzione di Stato libero. Gli organi rappresentativi devono essere formati mediante voto generale, uguale, immediato e segreto, reso da tutti i cittadini di ambo i sessi, secondo i principi fondamentali della rappresentanza proporzionale. Il governo del Land deve godere della fiducia della rappresentanza popolare. Le norme fondamentali, vigenti per la rappresentanza politica sono applicabili anche per le elezioni comunali. Tuttavia con legge dei Länder si può subordinare l’esercizio della capacità elettorale al fatto della residenza nel comune per almeno un anno.

 

Art. 18 – La divisione del Reich in Länder deve, tenendosi presente per quanto è possibile la volontà delle popolazioni interessate, favorire al massimo l’elevamento economico e culturale del popolo. I mutamenti di territorio dei Länder e la formazione di nuovi Länder nell’ambito del Reich sono disposti con legge costituzionale del Reich.

Se però i Länder immediatamente interessati vi consentano è sufficiente una legge ordinaria. È altresì sufficiente una legge ordinaria del Reich, anche se uno dei Länder interessati non consenta, quando il mutamento territoriale o la nuova formazione proposte corrispondano alla volontà della popolazione e il Reich annetta a esse un interesse preminente. La volontà della popolazione deve essere accertata con plebiscito. Il governo del Reich promuove il plebiscito quando un terzo dei cittadini abitanti nel territorio da separare, che siano elettori politici, lo richieda. Per potere operare un mutamento territoriale, o una nuova formazione è necessario che si raggiungano tre quinti di voti favorevoli, e che al voto partecipi la maggioranza degli elettori iscritti. Anche quando si tratti solo della separazione di una parte di una provincia (Regierungsbezirk) prussiana, di un circondario bavarese (Kreis) o di una porzione corrispondente di distretto amministrativo di altri Länder, dev’essere accertata la volontà della popolazione di tutta la circoscrizione interessata. Se non vi sia contiguità territoriale della porzione da separare rispetto alla restante circoscrizione si potrà, con apposita legge del Reich, dichiarare sufficiente la volontà della popolazione del territorio da separare. Dopo che sia accertato il risultato della votazione popolare il governo del Reich deve presentare all’approvazione del Reichstag una legge corrispondente. Se in occasione della riunione o della separazione sorga contrasto sul regolamento dei rapporti patrimoniali, esso sarà risolto, su istanza di una parte, dal tribunale costituzionale del Reich.

 

Art. 19 – Il tribunale costituzionale del Reich, in quanto non vi sia la competenza di un altro organo giudiziario del Reich, decide, su richiesta di una delle parti contendenti, le controversie costituzionali che sorgano nell’interno di un Land, per la cui soluzione non esista alcun tribunale, e altresì quelle di natura non privata fra diversi Länder, o fra il Reich e un Land. Il presidente del Reich esegue le decisioni del tribunale costituzionale.

 

CAPO II

 

IL REICHSTAG

 

Art. 20 – Il Reichstag è formato dai deputati del popolo tedesco.

 

Art. 21 – I deputati rappresentano tutto il popolo.

Essi non dipendono che dalla loro coscienza e non sono vincolati da alcun mandato.

Art. 22 – I deputati sono eletti con elezione generale, uguale, immediata e segreta da uomini e donne che abbiano raggiunto il 20° anno di età, secondo i principi generali della rappresentanza proporzionale. Le elezioni dovranno aver luogo di domenica, o in altro giorno festivo. Le disposizioni più particolari sono contenute nella legge elettorale del Reich.

 

Art. 23 – Il Reichstag è eletto per 4 anni. Le nuove elezioni devono aver luogo non oltre il 60° giorno dopo la scadenza di tale termine. La prima riunione del Reichstag deve avvenire non oltre il 30° giorno dopo le elezioni.

 

Art. 24 – Il Reichstag si convoca ogni anno nel primo venerdì di novembre nella città sede del governo del Reich. Il presidente del Reichstag può convocarlo prima di detta epoca, se ciò sia richiesto dal presidente del Reich, o per lo meno da un terzo dei membri del Reichstag. Il Reichstag decide la chiusura della sessione e stabilisce altresì il giorno della riconvocazione.

 

Art. 25 – Il presidente del Reich può procedere allo scioglimento del Reichstag, ma solo una volta per lo stesso motivo. La nuova elezione deve aver luogo non oltre il 60° giorno dopo lo scioglimento.

 

Art. 26 – Il Reichstag elegge il proprio presidente, i suoi vice presidenti e i segretari. Esso si dà il suo regolamento interno.

 

Art. 27 – Nell’intervallo fra due sessioni o legislature il presidente e i vice presidenti in carica dell’ultima sessione rimangono in funzione.

 

Art. 28 – Il presidente esercita il diritto di casa e dispone del potere di polizia nell’edifizio del Reichstag. Esso presiede all’amministrazione, dispone delle entrate e delle uscite, secondo gli stanziamenti di bilancio, e rappresenta il Reichstag in tutti i rapporti e controversie della sua amministrazione.

 

Art. 29 – Il Reichstag esplica la sua attività pubblicamente. Può deliberare in segreto quando vi sia la richiesta di almeno cinquanta deputati, approvata con la maggioranza di due terzi.

 

Art. 30 – I verbali delle discussioni che hanno luogo nelle sedute pubbliche del Reichstag, o del parlamento di un Land, o delle loro commissioni, non possono mai dar luogo a responsabilità.

 

Art. 31 – In seno al Reichstag è costituito un tribunale elettorale. Esso giudica anche della questione se un deputato abbia perduto il mandato. Il tribunale elettorale è composto da membri del Reichstag eletti da questo per tutta la legislatura, e da membri del tribunale amministrativo del Reich, che il presidente del Reich nomina, su designazione della presidenza del medesimo. Il tribunale decide, sulla base di una pubblica trattazione orale, con tre membri provenienti dal Reichstag e due dal tribunale amministrativo. All’infuori della trattazione davanti al tribunale, l’istruttoria viene compiuta da un incaricato del Reich nominato dal presidente di questo. Pel rimanente la procedura viene regolata dal tribunale elettorale.

 

Art. 32 – Le decisioni del Reichstag sono prese a maggioranza semplice, in quanto la costituzione non esiga un diverso rapporto di voti. Per le elezioni che hanno luogo nel Reichstag il regolamento interno può consentire eccezioni. Il numero legale viene determinato dal regolamento interno.

 

Art. 33 – Il Reichstag e le sue commissioni possono richiedere la presenza del cancelliere e dei ministri. Il cancelliere, i ministri e i loro incaricati sono ammessi alle sedute del Reichstag e delle commissioni. I Länder sono autorizzati a inviare alle sedute loro incaricati per rappresentare il punto di vista del loro governo relativamente agli oggetti in trattazione. Su loro richiesta i rappresentanti dei governi devono essere intesi durante la discussione; i rappresentanti del governo del Reich anche fuori dell’ordine del giorno. Essi sono sottoposti al potere disciplinare del presidente.

 

Art. 34 – Il Reich ha il diritto, e su richiesta di un quinto dei suoi membri deve, costituire commissioni di inchiesta. Queste commissioni raccolgono con procedimento pubblico le prove, che

esse o i promotori dell’inchiesta ritengono necessarie. La pubblicità può essere esclusa con la maggioranza di due terzi. Il regolamento interno disciplina la procedura delle commissioni e determina il numero dei loro membri. I giudici e i funzionari amministrativi sono obbligati a prestare assistenza per la raccolta delle prove richieste da queste commissioni e di sottoporre a esse gli atti di ufficio in loro possesso. Per le attività delle commissioni e delle autorità dalle medesime richieste trovano impiego, in via analogica, le norme della procedura penale, senza che tuttavia venga meno il segreto epistolare e delle comunicazioni telegrafiche e telefoniche.

 

Art. 35 – Il Reichstag costituisce una commissione permanente per gli affari esteri, che rimane in funzione, indipendentemente dalla convocazione dell’assemblea, anche dopo la fine della legislatura e lo scioglimento del Reichstag, fino alla convocazione del nuovo parlamento. Le sue sedute non sono pubbliche, ma la pubblicità può venire disposta con la maggioranza di due terzi. Inoltre il Reichstag costituisce, a garanzia del diritto della rappresentanza popolare di fronte al governo, pel periodo intermedio fra le sessioni e dopo la dissoluzione dell’assemblea, per fine della legislatura o scioglimento, fino alla convocazione del nuovo Reichstag, una commissione permanente. Queste commissioni hanno i diritti propri delle commissioni di inchiesta.

 

Art. 36 – Nessun membro del parlamento del Reich o di un Land può in qualsiasi tempo essere perseguito giudizialmente o disciplinarmente in conseguenza dei suoi voti o delle manifestazioni compiute nell’esercizio del suo mandato, o comunque dichiarato responsabile fuori che dall’assemblea.

 

Art. 37 – Nessun membro del Reich o di un Land può, senza autorizzazione della camera cui appartiene, durante la sessione, essere sottoposto a procedimento penale o arrestato, a meno che l’arresto non avvenga in flagrante, o al più tardi nel corso del giorno seguente al delitto. Uguale autorizzazione è necessaria per qualsiasi altra restrizione della libertà personale che incida sull’esercizio dell’attività parlamentare. Ogni procedimento penale contro un membro del parlamento, arresto o altra limitazione della libertà personale, deve essere sospeso per il periodo della sessione, o su richiesta della camera cui il deputato appartiene.

 

Art. 38 – I membri del Reichstag o di un Landtag sono autorizzati a rifiutare la testimonianza sulle persone che hanno loro confidato dei fatti nella loro qualità di deputati, o a cui essi nella qualità stessa li hanno confidati, e altresì sui fatti stessi. Essi sono assimilati alle persone che sono per legge sciolti dal dovere di testimonianza, anche per quanto riguarda la consegna di documenti. Solo con il consenso dei presidenti possono essere eseguite perquisizioni o sequestri nei locali del Reichstag o di un Landtag.

 

Art. 39 – Gli impiegati o gli appartenenti alle forze armate non hanno bisogno di congedo per l’esercizio delle loro funzioni di membri del Reichstag o di un Landtag. Ove essi siano candidati a un seggio nelle dette assemblee deve esser loro concesso il permesso necessario per la preparazione dell’elezione.

 

Art. 40 – I membri del Reichstag godono del diritto di libera circolazione su tutte le ferrovie tedesche, nonché a un’indennità, da fissare mediante una legge del Reich.

 

Art. 40a – Le prescrizioni degli artt. 36, 37, 38 comma I, e 39 comma I valgono pel presidente e i vice presidenti del Reichstag, per i membri permanenti e primi supplenti delle commissioni indicate nell’articolo 35, anche pei periodi intermedi fra le sessioni o le legislature del Reichstag. Ugualmente avviene per tutti i membri dei corrispondenti organi di un Landtag, se essi, a norma delle loro costituzioni, debbano rimanere in funzione fuori del periodo della sessione o legislatura. Per l’applicazione dell’art. 37 ai membri di cui al precedente comma le competenze attribuite al Reichstag e al Landtag sono esercitate dalle corrispondenti commissioni. Le persone indicate nel primo comma godono, nel periodo fra due legislature, degli stessi diritti indicati nell’articolo 40.

 

Capo III

 

Il Presidente e il Governo del Reich

 

Art. 41 – Il presidente del Reich viene eletto da tutto il popolo tedesco. Eleggibile è ogni tedesco che abbia compiuto il trentacinquesimo anno. Le norme più particolari sono stabilite da apposita legge.

 

Art. 42 – Il presidente presta davanti al Reichstag, all’atto dell’assunzione delle sue funzioni, il seguente giuramento: “Io giuro che dedicherò le mie forze al bene del popolo tedesco onde accrescere la sua prosperità e preservarlo da danni, che osserverò la costituzione e le leggi del Reich, e che adempirò il mio dovere con coscienza e giustizia verso ciascuno”. È consentita l’aggiunta di una formula di impegno di carattere religioso.

 

Art. 43 – L’ufficio del presidente del Reich dura sette anni. È possibile la rielezione. Su iniziativa del Reichstag e mediante votazione popolare il presidente può essere deposto dalla carica prima del decorso del suo termine. La deliberazione del Reichstag deve essere presa con la maggioranza di due terzi. In seguito ad essa il presidente è sospeso dall’esercizio del suo ufficio. Il rigetto della proposta di deposizione del Reichstag vale come rielezione del presidente in carica, e ha per conseguenza lo scioglimento del Reichstag. Il presidente del Reich non può essere perseguito penalmente senza il consenso del Reichstag.

 

Art. 44 – Il presidente non può essere contemporaneamente membro del Reichstag.

 

Art. 45 – Il presidente rappresenta il Reich nei rapporti internazionali. Egli conclude in nome del Reich alleanze e altri trattati con potenze estere. Egli invia e accredita gli ambasciatori. Dichiarazione di guerra o conclusione di pace devono avvenire per legge. Alleanze e trattati con altri Stati, in quanto tocchino materia legislativa, hanno bisogno del consenso

del Reichstag.

 

Art. 46 – Il presidente nomina e licenzia gli impiegati e gli ufficiali, ove la legge non disponga altrimenti. Egli può delegare tali poteri ad autorità a lui sottoposte.

 

Art. 47 – Il presidente ha il comando supremo di tutte le forze armate del Reich.

 

Art. 48 – Se un Land non adempie gli obblighi impostigli dalla costituzione o da una legge del Reich, il presidente può costringervelo con l’aiuto della forza armata. Il presidente può prendere le misure necessarie al ristabilimento dell’ordine e della sicurezza pubblica, quando essi siano turbati o minacciati in modo rilevante, e, se necessario, intervenire con la forza armata. A tale scopo può sospendere in tutto o in parte l’efficacia dei diritti fondamentali stabiliti dagli articoli 114, 115, 117, 118, 123, 124 e 153. Di tutte le misure prese ai sensi dei precedenti commi il presidente deve senza indugio dare notizia al Reichstag. Le misure stesse devono essere revocate se il Reichstag lo richieda. Nel caso di urgente necessità, il governo di un Land può adottare pel proprio territorio le misure provvisorie indicate nel secondo comma. Esse vanno revocate se lo richiedono il presidente del Reich o il Reichstag. Norme più particolari saranno date con legge del Reich.

 

Art. 49 – Il presidente esercita il diritto di grazia per tutto il Reich. L’amnistia che debba valere per tutto il Reich può concedersi solo con legge di questo.

 

Art. 50 – Tutte le ordinanze e provvedimenti del presidente, anche se riferentesi alle forze armate, non sono validi senza la controfirma del cancelliere o del ministro competente, che ne assumono così la responsabilità.

 

Art. 51 – Il presidente, in caso di impedimento, viene supplito dal cancelliere. Se l’impedimento debba presumibilmente durare per lungo tempo, la supplenza sarà regolata per legge. Tali norme valgono anche nel caso di una prematura cessazione del presidente, fino allo svolgimento della nuova elezione.

Art. 52 – Il governo del Reich si compone del cancelliere e dei ministri.

 

Art. 53 – Il cancelliere e, su proposta di questi, i ministri vengono nominati e licenziati dal presidente.

 

Art. 54 – Il cancelliere e i ministri per rimanere in carica hanno bisogno della fiducia del Reichstag. Ognuno di essi deve dimettersi se il Reichstag, con espressa deliberazione, gli ritiri la sua fiducia.

 

Art. 55 – Il cancelliere ha la presidenza del governo e ne dirige l’attività secondo un regolamento che viene predisposto dal governo e approvato dal presidente del Reich.

 

Art. 56 – Il cancelliere determina le direttive politiche, e ne assume la responsabilità innanzi al Reichstag. Nell’ambito di queste direttive ogni ministro dirige in modo autonomo il ramo d’affari a lui affidato, assumendone la responsabilità di fronte al Reichstag.

 

Art. 57 – I ministri devono sottoporre all’esame e alla decisione del consiglio dei ministri tutti i progetti di legge, o altri provvedimenti per cui ciò sia richiesto dalla costituzione o dalle leggi, come pure conflitti su questioni che toccano la competenza di più ministeri.

 

Art. 58 – Il consiglio dei ministri prende le sue decisioni a maggioranza. In caso di parità decide il voto del presidente.

 

Art. 59 – Il Reichstag può accusare innanzi al tribunale costituzionale il presidente del Reich, il cancelliere e i ministri, quando essi abbiano violato colpevolmente la costituzione o le leggi. La proposta di elevamento dell’accusa deve essere firmata da almeno cento membri del Reichstag ed esige per l’approvazione la maggioranza richiesta per i mutamenti costituzionali. Le altre norme sono contenute nella legge sul tribunale costituzionale.

 

Capo IV

 

Il Reichsrat

 

Art. 60 – Per la rappresentanza dei Länder tedeschi nella legislazione e amministrazione del Reich viene costituito un Reichsrat.

 

Art. 61 – Nel Reichsrat ogni Land ha almeno un voto. Nei Länder più grandi è attribuito un voto per ogni settecentomila abitanti, o per frazioni superiori a trecentocinquantamila abitanti. Nessun Land può essere rappresentato da più di due quinti di tutti i voti.

L’Austria tedesca, dopo la sua unione al Reich, avrà diritto di partecipare al Reichsrat con il numero di voti corrispondenti alla sua popolazione. Fino allora i suoi rappresentanti hanno voto solo consultivo. Il numero dei voti viene determinato di nuovo dal Reichsrat dopo ogni censimento generale.

 

Art. 62 – Nelle commissioni formate dal Reichsrat nel suo seno nessun Land ha più di un voto.

 

Art. 63 – I Länder vengono rappresentati nel Reichsrat dai membri dei loro governi. Tuttavia la metà dei rappresentanti della Prussia è designata, con le modalità stabilite da una legge del Land, dalle amministrazioni provinciali prussiane. I Länder sono autorizzati a inviare al Reichsrat tanti rappresentanti quanti sono i seggi a essi spettanti.

 

Art. 64 – Il governo deve convocare il Reichsrat quando un terzo dei suoi membri ne faccia richiesta.

 

Art. 65 – La presidenza del Reichsrat e delle sue commissioni è tenuta da un membro del governo del Reich. I membri del governo del Reich hanno il diritto, e su richiesta del Reichsrat il dovere di prendere parte alle sedute di questo e delle sue commissioni. Essi devono su loro richiesta essere sempre ascoltati durante le deliberazioni.

 

Art. 66 – Il governo del Reich e ogni membro del Reichsrat sono autorizzati di presentare proposte al Reichsrat. Il Reichsrat regola il suo procedimento con apposito regolamento. Le sedute del Reichsrat sono pubbliche. In conformità alle norme del regolamento può essere esclusa la pubblicità per singole trattazioni. Le votazioni avvengono a maggioranza semplice.

 

Art. 67 – I ministri del Reich devono tenere al corrente il Reichsrat della condotta degli affari dello Stato. Per deliberare sugli affari più importanti devono essere consultate dai ministri del Reich le commissioni competenti del Reichsrat.

 

Capo V

 

Il Potere Legislativo

 

Art. 68 – Il diritto di iniziativa appartiene al governo e al Reichstag. Le leggi vengono deliberate dal Reichstag.

 

Art. 69 – La presentazione di proposte di legge da parte del governo deve essere preceduta dal consenso del Reichsrat. Se non si raggiunga un accordo fra il governo e il Reichsrat, il governo può dar corso alla sua proposta, ma deve far presente l’opinione contraria del Reichsrat. Se il Reichsrat propone un progetto di legge, che non sia approvato dal governo, questo deve presentarlo al Reichstag, indicando il proprio punto di vista.

 

Art. 70 – Il presidente del Reich deve promulgare la legge approvata secondo il procedimento prescritto e pubblicarla nel giornale ufficiale del Reich nel termine di un mese.

 

Art. 71 – Le leggi entrano in vigore, se non sia prescritto diversamente, nel quattordicesimo giorno successivo a quello in cui ha avuto luogo la loro pubblicazione nel giornale ufficiale del Reich, nella capitale del Reich stesso.

 

Art. 72 – La pubblicazione di una legge può essere sospesa per due mesi se ciò sia richiesto da un terzo dei membri del Reichstag. Però le leggi che siano dichiarate urgenti dal Reichstag e dal Reichsrat devono essere pubblicate dal presidente senza tener conto della detta richiesta.

 

Art. 73 – Una legge votata dal Reichstag deve essere, prima della sua pubblicazione, sottoposta alla votazione popolare, se entro un mese dalla approvazione il presidente del Reich lo stabilisca. Una legge la cui pubblicazione sia stata, su richiesta di almeno un terzo del Reichstag, sospesa, deve essere sottoposta a votazione popolare se ciò sia richiesto da un ventesimo degli elettori. Infine deve procedersi a una votazione popolare se un decimo degli elettori richieda, sulla base di un concreto progetto di legge, che essa abbia luogo. Il progetto sottoposto alla consultazione popolare deve essere dettagliato. Esso deve essere sottoposto dal governo al Reichstag con l’indicazione del proprio parere in merito. La votazione non ha luogo se il progetto sia accettato dal Reichstag senza mutamento. Solo il presidente può provocare una decisione popolare sulla legge di bilancio, su leggi di imposte, o relative a stipendi. Una legge regolerà il procedimento del referendum e dell’iniziativa popolare.

 

Art. 74 – Il Reichsrat può sollevare opposizione contro le leggi approvate dal Reichstag. L’opposizione deve essere recata dal governo a conoscenza del Reichstag entro due settimane dalla sua formulazione e non più tardi di altre due settimane deve essere integrata con i motivi. In caso di opposizione, la legge viene sottoposta al Reichstag per un’ulteriore deliberazione. Se non si raggiunga un accordo fra Reichstag e Reichsrat il presidente del Reich può, entro tre mesi, promuovere una decisione popolare sull’oggetto del conflitto. Ove il presidente non faccia uso di questo diritto la legge si considera come non esistente. Se il Reichstag, con una maggioranza di due terzi, si sia dichiarato contrario alla opposizione del Reichsrat, il presidente deve, entro tre mesi, o pubblicare la legge nella formulazione data dal Reichstag, oppure provocare una votazione popolare.

 

Art. 75 – La votazione popolare può rendere inefficace una decisione del Reichstag se a essa partecipi la maggioranza degli elettori.

 

Art. 76 – La costituzione può essere mutata in via legislativa. Tuttavia le modificazioni sono possibili solo se siano presenti i due terzi dei membri assegnati per legge al Reichstag, e vi consentano due terzi dei presenti. Anche le decisioni del Reichsrat dirette al mutamento della costituzione richiedono la maggioranza dei due terzi dei voti. Se per iniziativa popolare un mutamento costituzionale deve aver luogo con referendum è necessario che si raggiunga il consenso della maggioranza degli elettori. Se il Reichstag abbia approvato una legge modificativa della costituzione contro l’opposizione del Reichsrat il presidente non potrà procedere alla sua pubblicazione se il Reichsrat entro due settimane richieda la decisione popolare su di essa.

 

Art. 77 – I regolamenti per l’esecuzione delle leggi sono di competenza del governo se non sia altrimenti disposto dalla legge. Per essi è richiesto il consenso del Reichsrat se l’esecuzione delle leggi competa alle autorità dei Länder.

 

Capo VI

 

Il Potere Esecutivo

 

Art. 78 – La materia dei rapporti internazionali è riservata esclusivamente al Reich. I Länder possono stipulare trattati con altri Stati per le materie la cui regolamentazione competa a essi, ma tali trattati hanno bisogno dell’approvazione del Reich. Accordi con altri Stati relativi a mutamento delle frontiere del Reich vengono conclusi da questo, con il consenso dei Länder interessati. Mutamenti di confine possono avvenire solo sulla base di una legge del Reich, a meno non si tratti di una pura rettifica di confini di parti del territorio non abitate. Per assicurare la tutela degli interessi che sorgono per i singoli Stati dalle loro relazioni economiche o dalla loro contiguità con altri Stati, il Reich, d’accordo con i Länder interessati, prende le necessarie disposizioni e misure.

 

Art. 79 – La difesa dello Stato è riservata al Reich. L’ordinamento delle forze armate del popolo tedesco è regolato in modo unitario da una legge del Reich, avendo riguardo alle particolarità regionali.

 

Art. 80 – La materia coloniale rientra nella competenza esclusiva del Reich.

 

Art. 81 – Tutto il naviglio mercantile tedesco forma un’unica flotta.

 

Art. 82 – La Germania forma un territorio doganale e commerciale racchiuso in un unico confine doganale. Il confine doganale coincide con quello politico. Dalla parte del mare esso è formato dalla spiaggia della terraferma e delle isole appartenenti al territorio del Reich. Possono essere determinate delle deviazioni relativamente al corso del confine doganale verso il mare e altre acque. Territorio o parti di territorio straniero possono essere inclusi nel territorio doganale con trattati internazionali o altri accordi. Speciali esigenze possono determinare l’esclusione di singole zone dal territorio doganale. Per i porti franchi tali esclusioni possono avere luogo solo con legge costituzionale.

Tali zone potranno essere unite a territori doganali stranieri solo con trattati o accordi internazionali. Tutti i prodotti della natura, così come dell’industria e dell’arte, che sono nel libero commercio del Reich possono essere liberamente importati, esportati o trasportati attraverso i confini dei Länder e dei Comuni. Eccezioni sono possibili solo per mezzo di una legge del Reich.

 

Art. 83 – Le dogane e le imposte di consumo sono amministrate dalle autorità del Reich. Nell’amministrazione delle imposte del Reich da parte delle autorità di questo devono essere predisposte delle disposizioni, le quali garantiscano ai Länder la salvaguardia dei loro interessi particolari in materia di agricoltura, di commercio e di industria.

 

Art. 84 – Il Reich regola con legge tutto ciò che riguarda:

1) l’ordinamento dell’amministrazione delle entrate dei Länder, in quanto ciò sia richiesto dall’esigenza di applicazione uguale e unitaria delle leggi fiscali del Reich;

2) il modo di formazione e la competenza delle autorità cui è affidata la sorveglianza sull’esecuzione delle leggi fiscali del Reich;

3) i regolamenti dei conti con i Länder;

4) i rimborsi delle spese di amministrazione occasionate dall’esecuzione delle leggi fiscali del Reich.

 

Art. 85 – Tutte le entrate e le spese del Reich devono essere valutate per ogni anno finanziario e incluse nel bilancio. Il bilancio deve essere approvato al principio dell’anno finanziario con legge. Le spese sono di regola autorizzate per un solo anno. Esse possono essere autorizzate anche per un periodo più lungo, in casi particolari. Non sono ammissibili nella legge di bilancio prescrizioni che estendano la loro efficacia al di là dell’anno finanziario; o che non attengano alle entrate o spese del Reich, o all’amministrazione delle medesime. Il Reichstag non può, senza il consenso del Reichsrat, aumentare le spese previste nel progetto di bilancio o introdurne di nuove. Il consenso del Reichsrat può essere sostituito nella forma di cui all’art. 74.

 

Art. 86 – Dell’impiego di tutte le entrate del Reich il ministro delle finanze, a discarico del governo, rende conto nel successivo anno finanziario al Reichsrat e al Reichstag. L’esame del rendiconto è regolato da apposita legge.

 

Art. 87 – L’acquisto di mezzi finanziari con prestiti è consentito solo per far fronte a esigenze straordinarie e di regola solo per spese relative a scopi produttivi. Provvedimenti del genere, come

pure l'assunzione di garanzie a carico del Reich possono avere luogo solo con autorizzazione di una legge del Reich.

 

Art. 88 – La materia delle comunicazioni postali, telegrafiche, telefoniche è affidata in modo esclusivo al Reich. I valori postali sono regolati in modo unitario per tutto il Reich. Il governo del Reich emana, con il consenso del Reichsrat, le ordinanze relative al modo di utilizzazione dei mezzi di comunicazione e ai diritti che ne conseguono. Esso può, con il consenso del Reichsrat, delegare questa facoltà al ministro delle poste del Reich. Il governo del Reich, con il consenso del Reichsrat, istituisce un consiglio consultivo, per attuare la collaborazione nella materia delle comunicazioni postali, telegrafiche e telefoniche e delle relative tariffe. Solo il Reich è competente a procedere alle convenzioni con paesi stranieri relativamente a tali comunicazioni.

 

Art. 89 – Il Reich deve assumere la proprietà delle ferrovie che servono alle comunicazioni di interesse generale e amministrarle con una gestione unitaria. I diritti dei Länder all’esercizio di linee ferroviarie private devono, se il Reich lo richieda, essere trasferiti a esso.

 

Art. 90 – Il Reich con il passaggio delle linee ferroviarie acquista il diritto di espropriazione e gli altri poteri pubblici che si riferiscono alle medesime. Sull’estensione di tali poteri decide, in caso di contestazioni, il Tribunale costituzionale.

 

Art. 91 – Il governo del Reich emana, con il consenso del Reichsrat, i regolamenti disciplinanti la costruzione, l’esercizio e il traffico delle ferrovie. Esso può, con il consenso del Reichsrat,

delegarli al ministro del Reich competente.

 

Art. 92 – Le linee ferroviarie del Reich, tenuta ferma l’inclusione del loro bilancio preventivo e del loro rendiconto nel bilancio e nel rendiconto generale dello Stato, devono essere amministrate sotto forma di azienda autonoma, che deve far fronte da sé alle proprie spese, comprese quelle relative al pagamento degli interessi e all’ammortamento del debito delle ferrovie, nonché alla costituzione di un fondo di riserva. L’ammontare delle quote di ammortamento e di riserva come pure l’impiego di queste ultime saranno regolate con legge speciale.

Art. 93 – Il governo del Reich, con il consenso del Reichsrat, istituisce dei consigli consultivi, nella materia dei trasporti e delle tariffe, relativamente alle ferrovie del Reich.

 

Art. 94 – Ove il Reich abbia assunto nella propria amministrazione delle linee ferroviarie di una determinata regione, di interesse generale, non possono nella stessa regione costituirsi nuove linee, anche esse di interesse generale, se non dal Reich stesso o con la sua autorizzazione. Se la costruzione di nuove linee o la variazione di quelle esistenti riguardano la sfera di competenza dell’autorità di polizia dei Länder l’amministrazione delle ferrovie del Reich deve, prima di procedervi, sentire tali autorità. Quando il Reich non abbia assunto ancora nella propria amministrazione le ferrovie, può costruire per proprio conto quelle a esso considerate necessarie per le comunicazioni di interesse generale o per la difesa del territorio, anche contro l’opposizione dei Länder, il territorio dei quali viene dalle medesime attraversato, tuttavia senza pregiudizio della loro sovranità. Il Reich può anche in detti casi trasferire ad altri il compito della costruzione, concedendo loro, quando occorra, il diritto di espropriazione. Ogni amministrazione ferroviaria è obbligata a consentire il raccordo con altre linee a spese di queste ultime.

 

Art. 95 – Le ferrovie di interesse generale che non sono amministrate dal Reich sono soggette alla vigilanza da parte di questo. Esse devono essere stabilite ed esercitate secondo norme unitarie emananti dal Reich, e sono da mantenere in condizioni atte a garantire la sicurezza dell’esercizio e da costruire in modo adeguato alle esigenze del traffico. I trasporti di persone e di cose devono essere esercitati in modo da corrispondere al bisogno di chi le richiede. Il controllo delle tariffe deve tendere a eguagliarle e ad abbassarle.

 

Art. 96 – Tutte le ferrovie, anche se non siano di interesse  generale, possono essere requisite dal Reich allo scopo della difesa del territorio.

 

Art. 97 – Spetta al Reich acquistare la proprietà e assumere l’amministrazione delle vie navigabili di interesse generale. Dopo che sia avvenuto tale passaggio non può essere costruita, né messa in opera altra via navigabile di interesse generale se non dal Reich o con il suo consenso. Nell’amministrazione, nel completamento o nella nuova costruzione delle vie navigabili devono essere, d’accordo con i Länder, tutelati e promossi gli interessi legati al regime delle acque. L’amministrazione delle vie navigabili deve consentire i raccordi con altre vie d’acqua interne a spese di chi li intraprende. Il medesimo obbligo sussiste nel caso che si operi un collegamento fra una via navigabile interna e una linea ferroviaria. Nell’assumere le vie navigabili il Reich acquista la facoltà di espropriazione, il potere di stabilire le tariffe, nonché la polizia sui corsi d’acqua e sulle navi. Il Reich deve assumere a proprio carico le obbligazioni delle società costituite per la costruzione dei corsi d’acqua naturali nei bacini del Reno, del Weser e dell’Elba.

 

Art. 98 – Per attuare la collaborazione nella materia delle vie navigabili saranno costituiti, presso l’amministrazione di Stato di tali vie, con il consenso del Reichsrat, e secondo particolari disposizioni del governo, dei consigli.

 

Art. 99 – Non possono essere percepite tasse per l’uso dei corsi d’acqua naturali se non per opere, costruzioni o installazioni aventi lo scopo di facilitare il traffico. Tali tasse per le installazioni dovute allo Stato o ai comuni non possono nel complesso superare il costo delle spese di impianto e di manutenzione. Per le installazioni non destinate esclusivamente a facilitare il traffico ma altresì ad altri fini le spese di impianto e di manutenzione non possono essere coperte dalle tasse se non per la parte che attiene alla prima di dette destinazioni. Fra le spese di impianto si devono comprendere il servizio degli interessi e le quote di ammortamento. Le disposizioni del comma precedente trovano applicazione anche per le tasse percepite per i corsi d’acqua navigabili artificiali e altresì per le installazioni fatte su tali corsi e nei porti. Il calcolo delle tasse in materia di navigazione interna può prendere a base il complesso delle spese

sostenute per una via navigabile, un bacino fluviale o una rete di corsi navigabili. Le presenti disposizioni valgono anche per la fluitazione sui corsi di acqua navigabili. Solo il Reich ha diritto di imporre su navi straniere e sui loro carichi delle tasse diverse o più elevate di quelle percepite sulle navi tedesche. Il Reich, allo scopo di procurare i mezzi necessari per la manutenzione e l’ampliamento della rete fluviale navigabile può imporre con legge alle persone interessate alla navigazione contributi diversi

da quelli precedentemente previsti.

 

Art. 100 – Il Reich può altresì, con legge, e allo scopo di coprire le spese di costruzione e manutenzione delle vie di navigazione interna, obbligare a contribuire chiunque profitti, in modo diverso dalla navigazione, dei lavori di sbarramento di una valle, tanto nel caso che esso solo ne sopporti il costo, quanto in quello del concorso di più Länder.

 

Art. 101 – Il Reich deve acquistare la proprietà e assumere l’amministrazione di tutti i mezzi di segnalazione marittima, e in particolar modo dei fari, vascelli-fanali, boe e galleggianti. Dopo che sia avvenuto tale acquisto nessun mezzo di segnalazione potrà essere posto o mantenuto se non dal Reich o con il suo consenso.

 

Capo VII

 

Il Potere Giurisdizionale

 

Art. 102 – I giudici sono indipendenti e soggetti solo alla legge.

 

Art. 103 – La giurisdizione ordinaria viene esercitata per mezzo dei tribunali del Reich e di quelli dei Länder.

 

Art. 104 – I giudici della giurisdizione ordinaria vengono nominati a vita. Essi non possono, senza la loro volontà, essere rimossi, né sospesi dal loro ufficio o trasferiti ad altro ufficio, o collocati a riposo se non in virtù di una decisione giudiziaria e solo per motivi e con le forme stabilite dalla legge. La legge può stabilire limiti di età, al cui raggiungimento i giudici debbono essere collocati a riposo. La precedente disposizione non riguarda la temporanea sospensione dall’ufficio stabilita in forza di legge. In caso di modifica nell’organizzazione dei tribunali o delle loro circoscrizioni l’amministrazione della giustizia dei Länder può disporre trasferimenti non arbitrari ad altri tribunali o sospensioni dall’ufficio, tuttavia a condizione della conservazione dell’intero stipendio. Le precedenti disposizioni non trovano applicazione per i giudici commerciali, scabini e giurati.

 

Art. 105 – Non sono consentiti tribunali eccezionali. Nessuno può essere sottratto al suo giudice naturale. Questa norma non riguarda le disposizioni legislative relative ai tribunali di guerra e alle corti marziali. I giurì d’onore militari sono soppressi.

 

Art. 106 – La giurisdizione militare è soppressa, tranne che per il tempo di guerra e a bordo delle navi da guerra. Disposizioni più particolari sono date con legge del Reich.

 

Art. 107 – Nel Reich e nei Länder saranno costituiti con legge tribunali amministrativi per la protezione dei singoli contro ordinanze e provvedimenti delle autorità amministrative.

 

Art. 108 – Con apposita legge del Reich sarà istituito un tribunale costituzionale per il Reich.

 

Parte Seconda

 

I Diritti e i Doveri fondamentali dei tedeschi

 

Capo I

 

Le Persone singole

 

Art. 109 – Tutti i tedeschi sono uguali innanzi alla legge. Uomini e donne hanno di regola gli stessi diritti e doveri civici. Sono aboliti i privilegi o le incapacità di diritto pubblico, collegati con la nascita o l’appartenenza a ceti. I titoli nobiliari sono utilizzabili solo come parte del nome e non possono essere ulteriormente concessi. I titoli che possono venire conferiti sono solo quelli che contrassegnano un ufficio o una professione. Questa disposizione non riguarda i gradi accademici. Ordini cavallereschi e distinzioni onorifiche non possono essere concessi dallo Stato. Nessun tedesco può accettare titoli o decorazioni da un governo straniero.

 

Art. 110 – L’acquisto o la perdita della cittadinanza nel Reich o nei Länder non possono avvenire altrimenti che in virtù delle disposizioni di una legge del Reich. Ogni cittadino di un Land è contemporaneamente cittadino del Reich. Ogni tedesco ha in ciascun Land del Reich gli stessi diritti e doveri di un cittadino di questo.

 

Art. 111 – Tutti i tedeschi godono di libertà di circolazione in tutto il Reich. Ognuno ha il diritto di fermarsi nella contrada del Reich da lui preferita, o di allontanarsene, di acquistarvi immobili ed esercitarvi ogni attività professionale. Nessuna limitazione può essere imposta altrimenti che con legge.

 

Art. 112 – Ogni tedesco è autorizzato a trasferirsi all’estero, salvo le limitazioni poste con legge. Tutti i cittadini, risiedano dentro o fuori del territorio del Reich, hanno diritto alla protezione del Reich di fronte all’estero. Nessun tedesco può essere consegnato a un governo straniero per essere perseguito o punito.

Art. 113 – La parte di popolazione del Reich alloglotta non può, sia in via legislativa che amministrativa, essere ostacolata nel suo libero svolgimento nazionale, specialmente per quanto riguarda l’uso della lingua materna nell’istruzione, nell’amministrazione interna e nella giurisdizione.

 

Art. 114 – La libertà della persona è inviolabile. Una diminuzione o soppressione della libertà individuale da parte dell’autorità pubblica è possibile solo in virtù di legge. Chi sia arrestato deve essere informato, al più tardi nel giorno successivo all’arresto, del motivo per cui ciò sia avvenuto e del giudice che l’ha disposto. Gli deve essere data immediatamente la possibilità di proporre azione contro tale arresto.

 

Art. 115 – L’abitazione di ogni tedesco è per lui un luogo di asilo ed è inviolabile. Eccezioni sono ammissibili solo in virtù di legge.

 

Art. 116 – Un’azione può essere sanzionata con pene solo nel caso che ciò sia stabilito con legge, emanata prima che l’azione stessa sia stata compiuta.

 

Art. 117 – Il segreto epistolare e quello telegrafico e telefonico è inviolabile, salvo le limitazioni da stabilire con legge del Reich.

 

Art. 118 – Ogni tedesco ha il diritto di esprimere liberamente, nei limiti stabiliti dalle disposizioni generali di legge, le sue opinioni mediante la parola, lo scritto, la stampa, le immagini o in analoghe guise. Nessun rapporto di lavoro o di impiego può recare impedimento a questo diritto, e nessuno può recare danno per il fatto che si usi del medesimo. Non è ammessa alcuna censura. Possono tuttavia stabilirsi, con legge, deroghe per gli spettacoli cinematografici. Sono altresì ammissibili misure legislative per la repressione della letteratura immorale e pornografica e per la protezione della gioventù nei riguardi degli spettacoli e rappresentazioni pubbliche.

 

Capo II

 

La vita collettiva

 

Art. 119 – Il matrimonio, quale fondamento della vita della famiglia, e del mantenimento e potenziamento della nazione, è posto sotto la speciale protezione della costituzione. Esso è fondato sull’uguaglianza dei due sessi.

L’elevamento spirituale, la salute e lo sviluppo sociale della famiglia è compito dello Stato e dei Comuni. Le famiglie numerose hanno diritto a un’adeguata assistenza. La maternità ha diritto alla protezione e all’assistenza dello Stato.

 

Art. 120 – L’educazione del fanciullo, per il suo sviluppo corporale, spirituale e sociale, è supremo dovere e diritto naturale dei genitori, al cui adempimento veglia lo Stato.

 

Art. 121 – Ai figli illegittimi sono dalla legge garantite le stesse condizioni dei legittimi, onde assicurare il loro sviluppo corporale, spirituale e sociale.

 

Art. 122 – La gioventù deve essere tutelata dallo sfruttamento e dall’abbandono morale, spirituale e corporeo. Lo Stato e i Comuni devono creare le istituzioni a ciò necessarie. Norme assistenziali che implichino coazione possono essere disposte solo in via legislativa.

 

Art. 123 – Tutti i tedeschi hanno il diritto di riunirsi pacificamente e senza armi, all’infuori di ogni preavviso, o speciale permesso. La legge può subordinare le riunioni all’aperto all’obbligo del preannunzio e disporre la loro proibizione quando da esse derivi un immediato pericolo per la sicurezza pubblica.

 

Art. 124 – Tutti i tedeschi hanno il diritto di formare unioni o associazioni per il raggiungimento di scopi che non siano in contrasto con la legge penale. Tale diritto non può venire limitato con misure preventive. Il medesimo principio vale per le unioni o associazioni religiose. Ogni unione può liberamente acquistare la capacità giuridica, in conformità alle norme del diritto civile, senza che ciò possa essere rifiutato in considerazione dello scopo politico, sociale o religioso perseguito.

 

Art. 125 – La libertà e la segretezza del voto sono garantite. I particolari sono stabiliti dalla legge elettorale.

 

Art. 126 – Ogni tedesco ha il diritto di indirizzare petizioni o reclami scritti alle autorità competenti, o ai rappresentanti popolari. Tale diritto può essere esercitato sia singolarmente che collettivamente.

 

Art. 127 – I Comuni e i consorzi di Comuni hanno il diritto all’autoamministrazione nei limiti della legge.

 

Art. 128 – Tutti i cittadini senza distinzione hanno diritto di essere ammessi agli uffici pubblici in conformità alle disposizioni di legge e secondo le loro attitudini e capacità. Sono abolite tutte le norme di eccezione nei confronti delle donne impiegate. Le norme fondamentali del diritto di impiego sono da stabilire con legge del Reich.

 

Art. 129 – La nomina a pubblici impieghi avviene a vita, a meno che la legge non disponga altrimenti. Le pensioni dirette e quelle di riversibilità sono regolate legislativamente. I diritti acquisiti dagli impiegati sono intangibili. Per la tutela delle pretese patrimoniali degli impiegati sono assicurate le vie giudiziarie. Solo con l’osservanza delle condizioni e delle forme determinate con legge gli impiegati possono essere privati del loro ufficio temporaneamente, oppure collocati in riposo temporaneo o definitivo, o trasferiti ad altro ufficio provvisto di stipendio minore. Ogni impiegato deve avere la possibilità di impugnare le decisioni disciplinari emesse nei suoi confronti, nonché di invocare una loro revisione. Nel suo fascicolo personale sono da registrare elementi a lui sfavorevoli solo quando sia a lui data la possibilità di esprimersi sui medesimi. L’impiegato ha il diritto di prendere conoscenza del suo fascicolo personale. L’intangibilità dei diritti quesiti e le garanzie giurisdizionali per le pretese patrimoniali sono in particolare garantiti anche ai militari di carriera. Per il resto la loro posizione giuridica viene disciplinata con legge del Reich.

 

Art. 130 – Gli impiegati sono al servizio della collettività, non di un partito. A loro sono assicurati la libertà del pensiero politico e quella di riunione. Altre leggi del Reich garantiranno agli impiegati speciali rappresentanze professionali.

 

Art. 131 – Se un impiegato nell’esercizio di un potere pubblico a lui affidato viola di fronte a terzi il suo dovere di ufficio, la responsabilità che ne consegue è assunta dallo Stato, o dall’ente al cui servizio sta l’impiegato stesso, salvo il regresso contro questi. Non può essere esclusa l’azione innanzi all’autorità giudiziaria ordinaria. Le disposizioni più particolari sono emesse dalla legislazione competente.

 

Art. 132 – Ogni tedesco ha il dovere di assumere gli uffici onorari a lui conferiti, in conformità alla legge.

 

Art. 133 – Tutti i cittadini sono obbligati ad adempiere alle prestazioni personali a favore dello Stato e dei Comuni, loro imposte dalla legge. Il dovere militare si adempie secondo le disposizioni della legge del Reich sull’esercito. Questa determina anche le limitazioni ad alcuni diritti fondamentali, che nei riguardi dei militari, siano rese necessarie dall’adempimento dei compiti loro imposti e dal mantenimento della disciplina.

 

Art. 134 – Tutti i cittadini, senza distinzione, contribuiscono, in proporzione ai loro mezzi, a tutte le spese pubbliche, in conformità alla legge.

 

Capo III

 

Religione e Associazioni religiose

 

Art. 135 – Tutti i residenti nel Reich godono di piena libertà di opinione e di coscienza. Il libero esercizio del culto è garantito dalla costituzione ed è posto sotto la protezione dello Stato, senza che perciò siano derogate le leggi generali dello Stato.

 

Art. 136 – I diritti e i doveri civili e pubblici non sono limitati dall’esercizio della libertà religiosa, né a esso sono condizionati.

Il godimento dei detti diritti e l’ammissione agli uffici pubblici sono indipendenti dalla confessione religiosa. Nessuno può essere obbligato a rendere manifeste le sue convinzioni religiose. Le autorità possono procedere a interpellazioni circa l’appartenenza a un’associazione religiosa solo quando a essa siano collegati diritti o doveri, o quando ciò sia richiesto dalle esigenze di rilevazioni statistiche disposte con legge. Nessuno può essere costretto ad atti o a cerimonie di culto, o alla partecipazione a esercizi religiosi, o alla prestazione di formule religiose di giuramento.

 

Art. 137 – Non vi è una religione di Stato. La libertà di associazione religiosa è garantita. L’unione delle associazioni religiose entro il territorio del Reich non è soggetta ad alcuna limitazione. Ogni associazione religiosa ordina e gestisce in modo autonomo i propri interessi, nei limiti delle leggi generali, e conferisce le cariche senza intervento dello Stato o delle autorità locali. La capacità giuridica delle associazioni religiose viene acquistata secondo le disposizioni generali del diritto civile. Le associazioni religiose le quali per il diritto anteriore erano considerate di diritto pubblico rimangono tali. Il medesimo carattere potrà essere riconosciuto, su loro richiesta, ad altre associazioni religiose se esse, in relazione al loro ordinamento e al numero dei propri membri, offrano garanzia di durata. Le unioni di associazioni religiose di diritto pubblico assumono anch’esse natura pubblica. Le associazioni religiose che possiedono personalità di diritto pubblico sono autorizzate a prelevare imposte sulla base di ruoli, conformemente alle leggi dei Länder. Il trattamento fatto alle associazioni religiose viene esteso a quelle associazioni le quali assumono quale proprio fine il perseguimento in comune di un ideale generale della vita (Weltanschaung). Le disposizioni necessarie per l’esecuzione delle precedenti norme saranno emesse con leggi dei Länder.

 

Art. 138 – I contributi statali alle associazioni religiose derivanti dalla legge, dal contratto o da altri titoli giuridici speciali sono affrancati mediante leggi dei Länder, con l’osservanza dei principi

generali posti dal Reich. Sono garantiti la proprietà e gli altri diritti delle associazioni e unioni religiose sui propri istituti, fondazioni e altri complessi di beni destinati a scopo di culto, istruzione o beneficenza.

 

Art. 139 – La legge garantisce la destinazione della domenica e degli altri giorni festivi riconosciuti dallo Stato al riposo e all’elevamento spirituale.

 

Art. 140 – Agli appartenenti alle forze armate deve essere assicurata la libertà dal servizio necessaria per l’adempimento dei loro doveri religiosi.

 

Art. 141 – Le associazioni religiose sono autorizzate alle prestazioni religiose che si rendano necessarie per il servizio divino e la cura delle anime presso l’esercito, negli ospedali, nelle case di pena e in altri pubblici istituti, a condizione che vi procedano con esclusione di ogni forma di costrizione.

 

Capo IV

 

Educazione e Istruzione

 

Art. 142 – L’arte, la scienza e i loro rispettivi insegnamenti sono liberi. Lo Stato ne protegge la libera esplicazione e contribuisce al loro sviluppo.

 

Art. 143 – All’educazione dei giovani deve provvedersi per mezzo di istituti pubblici formati con il contributo del Reich, dei Länder e dei Comuni. La formazione degli insegnanti deve essere regolata in modo uniforme dal Reich in base a principi sull’istruzione superiore, da valere in via generale. I diritti e i doveri dei pubblici impiegati valgono anche per gli insegnanti delle scuole pubbliche.

 

Art. 144 – Tutta l’organizzazione scolastica è sottoposta alla vigilanza dello Stato, il quale può associare a sé i Comuni. Tale vigilanza viene esercitata per mezzo di impiegati tecnicamente specializzati (sachmannisch vorgebilde) e addetti ad apposito ufficio (hauptamtlich tätige).

 

Art. 145 – Vi è un obbligo generale d’istruzione. Esso si adempie, di norma, con la frequenza della scuola popolare, della durata di almeno otto anni scolastici, e delle scuole complementari annesse, fino al compimento del diciottesimo anno. L’istruzione e i mezzi di apprendimento nelle scuole popolari e complementari sono gratuiti.

 

Art. 146 – L’insegnamento pubblico dev’essere ordinato organicamente. La scuola media e quella superiore si basano su una inferiore comune a tutte e devono essere costituite in modo da soddisfare alla molteplicità delle vocazioni. Per l’ammissione di un giovane in una determinata scuola sono da prendere in considerazione le sue attitudini e inclinazioni, non già la posizione economica e sociale, o la confessione religiosa dei suoi genitori. Nell’ambito dei Comuni, su richiesta di coloro che hanno la cura dell’educazione, sono da costituire scuole popolari della confessione o concezione filosofica dei predetti, in quanto ciò non rechi pregiudizio all’organizzazione scolastica, anche nel senso del primo comma. La volontà di chi ha la cura dell’adempimento dell’obbligo scolastico deve essere tenuta nel massimo conto. Le disposizioni particolari saranno dettate con leggi dei Länder, in conformità ai principi stabiliti dal Reich. Allo scopo di consentire l’accesso alle scuole medie e superiori dei giovani sforniti di mezzi economici il Reich, i Länder, i Comuni devono predisporre dei fondi, specie per corrispondere sussidi, fino all’esaurimento del corso di studi, ai genitori dei giovani predetti, quando questi siano ritenuti idonei a percorrere gli studi delle scuole stesse.

 

Art. 147 – Le scuole private non possono funzionare in sostituzione delle pubbliche se non con l’autorizzazione del Reich e in quanto si sottopongano alle leggi dei Länder. Per ottenere l’autorizzazione è necessario che esse non siano in condizione di inferiorità rispetto alle scuole pubbliche per quanto riguarda i programmi, l’organizzazione, la formazione scientifica degli insegnanti, e non facciano valere fra gli allievi distinzioni fondate sullo stato di fortuna dei genitori. L’autorizzazione deve essere rifiutata se non siano fornite sufficienti garanzie relativamente al trattamento economico e giuridico del personale insegnante. Scuole popolari private sono consentite solo nel caso che non esista nel Comune una scuola popolare pubblica che corrisponda alla confessione religiosa, o alla concezione filosofica della minoranza delle persone obbligate ad avere cura dell’educazione, alla cui volontà deve aversi riguardo, ai sensi del secondo comma dell’art. 146, oppure quando l’amministrazione della pubblica istruzione attribuisca alle medesime uno speciale interesse pedagogico. Le scuole preparatorie private devono essere soppresse. Le scuole private che non sostituiscono le pubbliche rimangono sottoposte al diritto attualmente vigente.

 

Art. 148 – In tutte le scuole si deve tendere a sviluppare la formazione morale, il sentimento civico, la virtù privata e il valore professionale, nello spirito del germanesimo e con lo scopo della riconciliazione fra i popoli. Nelle scuole pubbliche l’insegnamento deve essere impartito in modo da non ledere il sentimento di coloro che dissentono dalle opinioni della maggioranza. L’insegnamento civico e quello del lavoro manuale devono essere impartiti nelle scuole. Ogni scolaro, all’atto del compimento dell’obbligo scolastico, riceve una copia della costituzione. L’insegnamento popolare, compreso quello delle università popolari, deve essere favorito dal Reich, dai Länder e dai Comuni.

 

Art. 149 – L’istruzione religiosa è materia ordinaria di insegnamento nelle scuole, ad eccezione che in quelle le quali non riconoscono alcuna confessione (laiche). Essa viene impartita secondo i principi fondamentali della legislazione scolastica e in armonia con le concezioni della comunità religiosa interessata, salvo il diritto di sorveglianza da parte dello Stato. Il modo di impartire l’istruzione religiosa e l’iniziativa delle funzioni ecclesiastiche rimangono affidate alle disposizioni dell’insegnante. La partecipazione a tale istruzione, agli atti di culto e alle cerimonie religiose ha luogo su consenso di coloro cui spetta regolare l’educazione religiosa dei fanciulli. Sono mantenute le facoltà teologiche nelle Università.

 

Art. 150 – I monumenti storici, le opere d’arte, le bellezze della natura, e il paesaggio sono protetti e curati dal Reich. Rientra nella competenza del Reich evitare l’esportazione all’estero del patrimonio artistico.

 

Capo V

La Vita Economica

 

Art. 151 – L’ordinamento della vita economica deve corrispondere alle norme fondamentali della giustizia e tendere a garantire a tutti un’esistenza degna dell’uomo. In questi limiti è da tutelare la

libertà economica dei singoli. La costrizione legale è da ammettere solo per la reintegrazione del diritto violato, o per soddisfare esigenze preminenti di pubblico interesse. La libertà di commercio e di industria è garantita, nei limiti disposti con leggi del Reich.

 

Art. 152 – I rapporti economici sono regolati dal principio della libertà contrattuale in conformità alle disposizioni della legge.

L’usura è proibita. Gli atti giuridici immorali sono nulli.

 

Art. 153 – La proprietà è garantita dalla costituzione. Il suo contenuto e i suoi limiti sono fissati dalla legge. L’espropriazione può avvenire solo se consentita dalla legge e nell’interesse collettivo. Salvo che la legge del Reich non disponga altrimenti, deve essere corrisposto all’espropriato un congruo indennizzo. Le controversie sorte circa l’ammontare del medesimo devono essere sottoposte al giudice ordinario, a meno che la legge del Reich non disponga altrimenti. Le espropriazioni da parte del Reich di beni dei Länder, dei Comuni e delle associazioni di pubblica utilità sono possibili solo dietro indennità. La proprietà obbliga. Il suo uso, oltre che al privato, deve essere rivolto al bene comune.

 

Art. 154 – Il diritto di successione viene garantito in conformità alle norme del diritto civile. La partecipazione dello Stato ai beni ereditari è regolata dalla legge.

 

Art. 155 – La ripartizione e utilizzazione delle terre sono controllate con lo scopo di impedire gli abusi e di assicurare a ogni tedesco un’abitazione sana, e a tutte le famiglie tedesche, specie a quelle numerose, una casa e un patrimonio familiare corrispondenti ai loro bisogni. La legislazione sui beni di famiglia dovrà avere particolare considerazione per gli antichi combattenti. Le proprietà fondiarie possono essere espropriate quando ciò sia reso necessario per soddisfare il bisogno di abitazione, o per promuovere la colonizzazione interna, il dissodamento delle terre incolte, o lo sviluppo dell’agricoltura. I fedecommessi sono soppressi.

La coltivazione e utilizzazione della terra è un dovere che i proprietari assumono di fronte alla collettività. L’aumento di valore dei terreni, che non derivi da un impiego di lavoro o di capitali sulla terra, deve essere rivolto a vantaggio della collettività. Tutte le ricchezze del suolo e le forze della natura economicamente utilizzabili sono da porre sotto la sorveglianza dello Stato, secondo le disposizioni della legge.

 

Art. 156 – Il Reich può, con riserva di indennizzo e per via legislativa, trasferire in proprietà collettiva, con applicazione analogica delle norme vigenti per l’espropriazione, le imprese economiche private suscettibili di socializzazione. Il Reich, i Länder e i Comuni possono partecipare all’amministrazione di imprese e associazioni economiche, o assicurarsi una influenza efficace sulle loro amministrazioni. Inoltre il Reich può disporre con legge, nel caso di urgente necessità, e per il vantaggio della pubblica economia, la riunione e gestione autonoma di imprese e associazioni economiche con lo scopo di assicurare la collaborazione dei fattori della produzione, nonché la compartecipazione all’amministrazione dei datori e prestatori di lavoro, e di disciplinare secondo i principi di un’economia specializzata 1a produzione, la fabbricazione, la distribuzione, l’utilizzazione, l’ammontare dei prezzi, e altresì l’importazione ed esportazione dei beni economici. Le cooperative di produzione e di commercio e le loro unioni, su loro richiesta e con riguardo alla

loro costituzione e natura, possono essere comprese nella gestione collettivizzata.

 

Art. 157 – Il lavoro è posto sotto la speciale protezione del Reich. Il Reich provvede a rendere unitario il diritto del lavoro.

 

Art. 158 – Il lavoro intellettuale, il diritto degli autori, inventori e artisti è posto sotto la protezione e la cura del Reich. Le creazioni della scienza, dell’arte e della tecnica tedesche devono essere valorizzate e protette anche all’estero per mezzo di accordi internazionali.

 

Art. 159 – La libertà di coalizione per la conservazione e lo sviluppo delle condizioni di lavoro ed economiche è garantita a ognuno, qualunque sia l’attività esercitata. Sono contrari alla legge tutti gli accordi e le misure che mirano a limitare o impedire questa libertà.

 

Art. 160 – Chi si trova in rapporto di servizio o di lavoro come impiegato o operaio ha il diritto di disporre del tempo necessario per l’esercizio dei diritti civici, e inoltre, in quanto ciò non rechi grave danno all’azienda, degli uffici pubblici a lui affidati. La legge determina quale diritto allo stipendio possa spettare in questi casi.

 

Art. 161 – Il Reich organizza con la congrua partecipazione degli assicurati, un unitario sistema assicurativo allo scopo di tutelare la salute e la capacità di lavoro, di proteggere la maternità e di prevenire le conseguenze economiche della vecchiaia, delle malattie e degli incidenti della vita.

 

Art. 162 – Il Reich sosterrà una regolamentazione internazionale dei rapporti di lavoro, che tenda ad assicurare all’intera classe dei lavoratori un minimo di diritti sociali comuni a tutti.

 

Art. 163 – Ogni tedesco, pur conservando la sua libertà personale, ha il dovere morale di impiegare le sue energie spirituali e corporee in modo da riuscire utile alla collettività. A ogni tedesco deve essere data la possibilità di potere provvedere al proprio sostentamento, con il suo lavoro produttivo. Ove non gli si possa procurare un’occupazione adatta, deve essere provveduto a quanto è necessario al suo sostentamento. Le norme più particolari saranno disposte con legge del Reich.

 

Art. 164 – Lo Stato deve promuovere con la sua attività legislativa e amministrativa lo sviluppo della classe media indipendente e proteggerla dall’eccessivo carico tributario e dall’assorbimento in altre classi.

 

Art. 165 – Gli operai e impiegati debbono collaborare con gli imprenditori per la determinazione delle condizioni di impiego e di lavoro e per lo sviluppo economico complessivo delle energie produttive. Le organizzazioni delle due categorie e i contratti da esse stipulati sono giuridicamente riconosciuti. Gli operai e impiegati, per la tutela dei loro interessi sociali ed economici, dispongono di una rappresentanza legale nei consigli operai di azienda e nei consigli operai di distretto, formati secondo la ripartizione delle regioni economiche, nonché nel consiglio operaio del Reich. I consigli operai di distretto e quello del Reich per l’adempimento dei generali compiti economici e la collaborazione all’attuazione delle leggi di socializzazione, formano, insieme ai rappresentanti degli imprenditori e con gli altri ceti interessati, dei consigli economici di distretto, e un consiglio economico del Reich. Questi consigli devono essere organizzati in modo che vi siano rappresentati i gruppi di mestiere importanti e in misura proporzionale al loro rilievo economico e sociale. I progetti di legge in materia sociale ed economica di più rilevante importanza devono essere, prima della loro presentazione, a cura del governo del Reich, sottoposti al parere del consiglio economico del Reich. Il consiglio economico ha il diritto di formulare proposte di legge nella materia stessa, e il governo del Reich è obbligato a presentarle al Reichstag, anche se non consenta a esse. Il consiglio economico può incaricare uno dei suoi membri di sostenere innanzi al Reichstag il progetto da esso proposto. I poteri di controllo e di amministrazione possono essere trasferiti ai consigli dei lavoratori e a quelli economici nell’ambito territoriale loro spettante. Appartiene alla competenza esclusiva del Reich di regolare l’organizzazione e le attribuzioni dei consigli operai ed economici e i loro rapporti con altri enti sociali autonomi.

 

 

Disposizioni transitorie e finali

 

Art. 166 – Fino alla costituzione del tribunale amministrativo del Reich interverrà in sua vece per la formazione del tribunale elettorale il tribunale del Reich (Reichsgericht).

 

Art. 167 – Le disposizioni dell’art. 18, commi da 3 a 6, entrano in vigore per la prima volta due anni dopo la pubblicazione della costituzione. Nella provincia prussiana dell’Alta Slesia sarà indetta, entro due mesi dopo che le autorità tedesche avranno riassunto l’amministrazione del territorio, temporaneamente occupato, un referendum, ai sensi dell’art. 18 comma 4 n. 1 e comma 5, sul punto se l’Alta Slesia debba formare un Land. Se la risposta sarà affermativa allora il Land sarà costituito senza che occorra una legge del Reich.

Su questo punto valgono le seguenti disposizioni:

1) deve essere eletta un’assemblea del Land la quale, entro tre mesi dalla proclamazione ufficiale del risultato delle elezioni, deve procedere alla riorganizzazione del governo del Land e alla deliberazione della costituzione. Il presidente del Reich emana l’ordinanza elettorale, in conformità ai principi fondamentali della legge elettorale del Reich e fissa il giorno delle elezioni.

2) Il presidente del Reich, d’accordo con l’assemblea del Land dell’Alta Slesia, determina in che momento il Land deve ritenersi costituito.

3) Acquistano la cittadinanza dell’Alta Slesia: a) i cittadini del Reich maggiorenni, i quali nel giorno della formazione del Land hanno il domicilio o la stabile residenza nel suo territorio da questo giorno;

b) gli altri cittadini prussiani maggiorenni, che sono nati nel territorio della provincia dell’Alta Slesia, ed entro un anno dalla costituzione del Land dichiarano al governo di questo di volere acquistare la cittadinanza dell’Alta Slesia, dal giorno del ricevimento di questa dichiarazione;

c) tutti i cittadini del Reich che per nascita, legittimazione o matrimonio seguono la cittadinanza

delle persone indicate sub a) e b).

 

Art. 168 – Fino all’emanazione delle leggi dei Länder, previste dall’art. 63, ma non oltre il 1° luglio 1921, tutti i voti prussiani nel Reichsrat possono essere dati dai membri del governo.

 

Art. 169 – La data di entrata in vigore delle disposizioni previste dall’art. 83, comma 1, viene stabilita dal governo del Reich. Per un congruo periodo transitorio può lasciarsi ai Länder, dietro loro richiesta, la riscossione e amministrazione dei dazi doganali e delle imposte di consumo.

 

Art. 170 – L’amministrazione delle poste e telegrafi della Baviera e del Württemberg passeranno al Reich non oltre il 1° aprile 1921. Se fino al 1° ottobre 1920 non si raggiungerà l’accordo sulle condizioni del passaggio, la controversia sarà deferita al tribunale costituzionale. Fino al passaggio rimangono in vigore i preesistenti diritti e doveri della Baviera e del Württemberg. Tuttavia le comunicazioni postali e telegrafiche con gli altri Stati vengono regolate esclusivamente dal Reich.

 

Art. 171 – Le ferrovie, le vie d’acqua e i segnali marittimi passeranno al Reich non oltre il 1° aprile 1921. Se fino al 1° ottobre 1920 non sia raggiunta una intesa sulle modalità del passaggio deciderà il tribunale costituzionale.

 

Art. 172 – Fino all’entrata in vigore della legge del Reich intorno al tribunale costituzionale, esercita le sue funzioni un senato di sette membri, di cui quattro sono eletti dal Reichstag e tre dal Reichsgericht, traendoli dai propri componenti. Esso regolerà il proprio procedimento.

 

Art. 173 – Fino all’emanazione di una legge del Reich, in conformità dell’art. 138, saranno dovute le prestazioni statali a favore di associazioni religiose, disposte con leggi, contratti o titoli giuridici speciali.

 

Art. 174 – Fino all’emanazione della legge del Reich prevista dall’art. 146 comma 2, rimane in piedi l’attuale situazione giuridica. La legge deve essere soprattutto riguardo ai territori del Reich, nei quali non esiste legalmente una scuola separata in considerazione della confessione.

 

Art. 175 – La disposizione dell’art. 109 non si applica agli ordini e titoli onorifici, conferiti per benemerenze di servizio nella guerra 1914-19.

 

Art. 176 – Tutti i pubblici impiegati e gli appartenenti alle forze armate devono giurare fedeltà alla presente costituzione. Le norme speciali saranno emanate con ordinanza del presidente del Reich.

 

Art. 177 – Se le leggi in vigore prevedono per la prestazione di giuramento una formula religiosa, il giuramento potrà seguire efficacemente anche quando chi lo presta si limiti a dire: “io giuro”, tralasciando la formula religiosa. Per il rimanente il contenuto del giuramento previsto dalla legge non subisce varianti.

 

Art. 178 – La costituzione del Reich del 16 aprile 1871 e la legge sul governo provvisorio del 10 febbraio 19l9 sono abrogate. Le altre leggi e i regolamenti del Reich rimangono in vigore, in quanto non contrastino con la presente costituzione. Le disposizioni del trattato di pace stipulato a Versailles non sono toccate dalla presente costituzione. Con riguardo alle trattative per l’acquisto dell’isola di Helgoland può essere emanata per la sua popolazione una norma derogativa dell’articolo 17 comma 2.

Le decisioni prese validamente dall’autorità sulla base delle leggi preesistenti conservano la loro validità fino alla loro abrogazione per opera di leggi o ordinanze contrarie.

 

Art. 179 – Quando nelle leggi o ordinanze è fatto riferimento a prescrizioni o disposizioni abrogate o soppresse dalla presente costituzione occorre sostituirle con le prescrizioni e istituzioni corrispondenti di questa. In particolare, in luogo di assemblea nazionale, bisognerà leggere Reichstag, in luogo di comitato degli Stati Reichsrat, in luogo del presidente del Reich eletto sulla base della legge sul governo provvisorio il presidente del Reich eletto sulla base di questa costituzione. I poteri conferiti in virtù delle leggi finora in vigore alla Commissione degli Stati per l’emanazione di ordinanze sono devolute al governo del Reich, che a questo effetto, deve ottenere l’assenso del Reichsrat, secondo le norme della presente costituzione.

 

Art. 180 – Fino alla convocazione del primo Reichstag l’assemblea nazionale funziona come Reichstag. Il Presidente del Reich eletto dall’assemblea nazionale rimane nel suo ufficio fino al 30 giugno 1925.

 

Art. 181 – Il popolo tedesco, per mezzo della sua assemblea nazionale, ha deliberato e sanzionato questa costituzione.

 

Essa entra in vigore nel giorno della sua pubblicazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carta del Lavoro italiana,  del 21/4/1927

 

 

I. La Nazione italiana è un organismo avente fini, vita, mezzi di azione superiori per potenza e durata a quelli degli individui divisi o raggruppati che la compongono. È una unità morale, politica ed economica, che si realizza integralmente nello Stato fascista.

 

II. Il lavoro, sotto tutte le sue forme organizzative ed esecutive, intellettuali, tecniche, manuali è un dovere sociale. A questo titolo, e solo a questo titolo, è tutelato dallo Stato. Il complesso della produzione è unitario dal punto di vista nazionale; i suoi obiettivi sono unitari e si riassumono nel benessere dei singoli e nello sviluppo della potenza nazionale.

 

III. L’organizzazione sindacale o professionale è libera. Ma solo il sindacato, legalmente riconosciuto e sottoposto al controllo dello Stato, ha il diritto di rappresentare legalmente tutta la categoria di datori di lavoro o di lavoratori, per cui è costituito; di tutelarne, di fronte alle Stato e alle altre associazioni professionali, gli interessi; di stipulare contratti collettivi di lavoro obbligatori per tutti gli appartenenti alla categoria, di imporre loro contributo e di esercitare, rispetto a essi, funzioni delegate di interesse pubblico.

 

IV. Nel contratto collettivo di lavoro trova la sua espressione concreta la solidarietà tra i vari fattori della produzione, mediante la conciliazione degli opposti interessi dei datori di lavoro e dei lavoratori, e la loro subordinazione agli interessi superiori della produzione.

 

V. La magistratura del lavoro è l’organo con cui lo Stato interviene a regolare le controversie del lavoro, sia che vertano sull’osservanza dei patti e delle altre norme esistenti, sia che vertano sulla determinazione di nuove condizioni del lavoro.

 

VI. Le associazioni professionali legalmente riconosciute assicurano l’uguaglianza giuridica tra i datori di lavoro e i lavoratori, mantengono la disciplina della produzione e del lavoro e ne promuovono il perfezionamento. Le Corporazioni costituiscono l’organizzazione unitaria delle forze della produzione e ne rappresentano integralmente gli interessi. In virtù di questa integrale rappresentanza, essendo gli interessi della produzione interessi nazionali, le Corporazioni sono dalla legge riconosciute come organi di Stato. Quali rappresentanti degli interessi unitari della produzione, le Corporazioni possono dettar norme obbligatorie sulla disciplina dei rapporti di lavoro e anche sul coordinamento della produzione tutte le volte che ne abbiano avuto i necessari poteri dalle associazioni collegate.

 

VII. Lo Stato corporativo considera l’iniziativa nel campo della produzione come lo strumento più efficace e più utile nell’interesse della Nazione. L’organizzazione privata della produzione essendo una funzione di interesse nazionale, l’organizzatore dell’impresa è responsabile dell’indirizzo della produzione di fronte allo Stato. Dalla collaborazione delle forze produttive deriva fra esse reciprocità di diritti e di doveri. Il prestatore d’opera, tecnico, impiegato o operaio, è un collaboratore attivo dell’impresa economica, la direzione della quale spetta al datore di lavoro che ne ha la responsabilità.

 

VIII. Le associazioni di datori di lavoro hanno l’obbligo di promuovere in tutti i modi l’aumento, il perfezionamento della produzione e la riduzione dei costi. Le rappresentanze di coloro che esercitano una libera professione o un’arte e le associazioni di pubblici dipendenti concorrono alla tutela degli interessi dell’arte, della scienza e delle lettere, al perfezionamento della produzione e al conseguimento dei fini morali dell’ordinamento corporativo.

 

IX. L’intervento dello Stato nella produzione economica ha luogo soltanto quando manchi o sia insufficiente l’iniziativa privata o quando siano in giuoco interessi politici dello Stato. Tale intervento può assumere la forma del controllo, dell’incoraggiamento e della gestione diretta.

 

X. Nelle controversie collettive del lavoro l’azione giudiziaria non può essere intentata se l’organo corporativo non ha prima esperito il tentativo di conciliazione. Nelle controversie individuali concernenti l’interpretazione e l’applicazione dei contratti collettivi di lavoro, le associazioni professionali hanno facoltà di interporre i loro uffici per la conciliazione. La competenza per tali controversie è devoluta alla magistratura ordinaria, con l’aggiunta di assessori designati dalle associazioni professionali interessate.

 

XI. Le associazioni hanno l’obbligo di regolare, mediante contratti collettivi, i rapporti di lavoro per le categorie di datori di lavoro e di lavoratori, che rappresentano. Il contratto collettivo di lavoro si stipula fra associazioni di primo grado, sotto la guida e il controllo delle organizzazioni centrali, salva la facoltà di sostituzione da parte dell’associazione di grado superiore, nei casi previsti dalla legge o dagli statuti. Ogni contratto collettivo di lavoro, sotto pena di multa, deve contenere norme precise sui rapporti disciplinari, sul periodo di prova, sulla misura e sul pagamento della retribuzione, sull’orario di lavoro.

 

XII. L’azione del sindacato, l’opera conciliativa degli organi corporativi e la sentenza della magistratura del lavoro garantiscono la corrispondenza del salario alle esigenze normali di vita, alle possibilità della produzione e al rendimento del lavoro. La determinazione del salario è sottratta a qualsiasi norma generale e affidata all’accordo delle parti nei contratti collettivi.

 

XIII. Le conseguenze delle crisi di produzione e dei fenomeni monetari devono equamente ripartirsi fra tutti i fattori della produzione. I dati rilevati dalle pubbliche amministrazioni, dall’istituto centrale di statistica e dalle associazioni professionali legalmente riconosciute, circa le condizioni della produzione e del lavoro e la situazione del mercato monetario, e le variazioni del tenore di vita dei prestatori d’opera, coordinati ed elaborati dal Ministero delle Corporazioni, daranno il criterio per contemperare gli interessi delle varie categorie e delle classi fra di loro e di queste coll’interesse superiore della produzione.

 

XIV. La retribuzione deve essere corrisposta nella forma più consentanea alle esigenze del lavoro e dell’impresa. Quando la retribuzione sia stabilita a cottimo, e la liquidazione dei cottimi sia fatta a periodi superiori alla quindicina, sono dovuti adeguati acconti quindicinali o settimanali. Il lavoro notturno, non compreso in regolari turni periodici, viene retribuito con una percentuale in più, rispetto al lavoro diurno. Quando il lavoro sia retribuito a cottimo, le tariffe di cottimo debbono essere determinate in modo che all’operaio laborioso, di normale capacità lavorativa, sia consentito di conseguire un guadagno minimo oltre la paga base.

 

XV. Il prestatore di lavoro ha diritto al riposo settimanale in coincidenza con le domeniche. I contratti collettivi applicheranno il principio tenendo conto delle norme esistenti, delle esigenze tecniche delle imprese, e nei limiti di tali esigenze procureranno altresì che siano rispettate le festività civili e religiose secondo le tradizioni locali. L’orario di lavoro dovrà essere scrupolosamente e intensamente osservato dal prestatore d’opera.

 

XVI. Dopo un anno di ininterrotto servizio il prestatore d’opera, nelle imprese a lavoro continuo, ha diritto a un periodo annuo di riposo feriale retribuito.

 

XVII. Nelle imprese a lavoro continuo il lavoratore ha diritto, in caso di cessazione dei rapporti di lavoro per licenziamento senza sua colpa, a una indennità proporzionata agli anni di servizio. Tale indennità è dovuta anche in caso di morte del lavoratore.

 

XVIII. Nelle imprese a lavoro continuo, il trapasso dell’azienda non risolve il contratto di lavoro, e il personale a essa addetto conserva i suoi diritti nei confronti del nuovo titolare. Egualmente la malattia del lavoratore, che non ecceda una determinata durata, non risolve il contratto di lavoro. Il richiamo alle armi o in servizio della MVSN non è causa di licenziamento.

 

XIX. Le infrazioni alla disciplina e gli atti che perturbino il normale andamento dell’azienda, commessi dai prenditori di lavoro, sono puniti, secondo la gravità della mancanza, con la multa, con la sospensione dal lavoro e, per i casi più gravi, col licenziamento immediato senza indennità. Saranno specificati i casi in cui l’imprenditore può infliggere: la multa o la sospensione o il licenziamento immediato senza indennità.

 

XX. Il prestatore di opera di nuova assunzione è soggetto a un periodo di prova, durante il quale è reciproco il diritto alla risoluzione del contratto, col solo pagamento della retribuzione per il tempo in cui il lavoro è stato effettivamente prestato.

 

XXI. Il contratto collettivo di lavoro estende i suoi benefici e la sua disciplina anche ai lavoratori a domicilio. Speciali norme saranno dettate dallo Stato per assicurare la polizia e l’igiene del lavoro a domicilio.

 

XXII. Lo Stato accerta e controlla il fenomeno della occupazione e della disoccupazione dei lavoratori, indice complessivo delle condizioni della produzione e del lavoro.

 

XXIII. Gli uffici di collocamento sono costituiti a base paritetica sotto il controllo degli organi corporativi dello Stato. I datori di lavoro hanno l’obbligo di assumere i prestatori d’opera pel tramite di detti uffici. A essi è data facoltà di scelta nell’ambito degli iscritti negli elenchi con preferenza a coloro che appartengono al Partito e ai Sindacati fascisti, secondo l’anzianità di iscrizione.

 

XXIV. Le associazioni professionali di lavoratori hanno l’obbligo di esercitare un’azione selettiva fra i lavoratori, diretta a elevarne sempre di più la capacità tecnica e il valore morale.

 

XXV. Gli organi corporativi sorvegliano perché siano osservate le leggi sulla prevenzione degli infortuni e sulla polizia del lavoro da parte dei singoli soggetti alle associazioni collegate.

 

XXVI. La previdenza è un’alta manifestazione del principio di collaborazione. Il datore di lavoro e il prestatore d’opera devono concorrere proporzionalmente agli oneri di essa. Lo Stato, mediante gli organi corporativi e le associazioni professionali, procurerà di coordinare e di unificare, quanto più è possibile, il sistema e gli istituti della previdenza.

 

XXVII. Lo Stato fascista si propone:

1) il perfezionamento dell’assicurazione infortuni;

2) il miglioramento e l’estensione dell’assicurazione maternità;

3) l’assicurazione delle malattie professionali e della tubercolosi come avviamento all’assicurazione generale contro tutte le malattie;

4) il perfezionamento dell’assicurazione contro la disoccupazione involontaria;

5) l’adozione di forme speciali assicurative dotalizie pei giovani lavoratori.

 

XXXVIII. È compito delle associazioni di lavoratori la tutela dei loro rappresentanti nelle pratiche amministrative e giudiziarie, relative all’assicurazione infortuni e alle assicurazioni sociali. Nei contratti collettivi di lavoro sarà stabilita, quando sia tecnicamente possibile, la costituzione di casse mutue per malattia col contributo dei datori di lavoro e dei prestatori di opera, da amministrarsi da rappresentanti degli uni e degli altri, sotto la vigilanza degli organi corporativi.

 

XXIX. L’assistenza ai propri rappresentanti, soci e non soci, è un diritto e un dovere delle associazioni professionali. Queste debbono esercitare direttamente le loro funzioni di assistenza, né possono delegarle ad altri enti o istituti, se non per obiettivi d’indole generale, eccedenti gli interessi delle singole categorie.

 

XXX. L’educazione e l’istruzione, specie l’istruzione professionale, dei loro rappresentanti, soci e non soci, è uno dei principali doveri delle associazioni professionali. Esse devono affiancare l’azione delle Opere nazionali relative al Dopolavoro e alle altre iniziative di educazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Trattato del Laterano, 11/2/1929 tra la Santa Sede e l'Italia entrato in vigore il 7/6/1929

 

 

Art. 1

Piena e intera esecuzione è data al Trattato, ai quattro allegati annessi, e al Concordato, sottoscritti in Roma, fra la Santa Sede e l'Italia, l'11 febbraio 1929.

 

Art. 2

Le opere e le espropriazioni da compiersi in esecuzione del Trattato e del Concordato sono dichiarate di pubblica utilità. Per le espropriazioni da compiersi entro i limiti del piano regolatore di Roma sono applicabili le norme vigenti per le espropriazioni dipendenti dall'esecuzione del piano stesso. L’indennità dovuta agli espropriandi sarà determinata in base a stima redatta dai competenti uffici dell'Amministrazione dei lavori pubblici e approvata dal Ministro. In caso di mancata accettazione della stima da parte dei proprietari, l’indennità sarà fissata inappellabilmente da un collegio di tre membri, dei quali uno sarà nominato dal Ministro per i lavori pubblici, uno dall'interessato e il terzo dal primo presidente della Corte di appello di Roma. Qualora l'interessato, dopo aver negata l'accettazione dell’indennità, ometta di designare il suo rappresentante entro un mese dall'avvenuta opposizione alla stima, questa s'intenderà definitivamente accettata.

 

Art. 3

Con regio decreto su proposta del Ministro per le finanze, saranno adottati i provvedimenti finanziari occorrenti per l'esecuzione del Trattato e del Concordato, e saranno introdotte in bilancio le necessarie variazioni. Art. 4 La presente legge entrerà in vigore con lo scambio delle ratifiche del Trattato e del Concordato.

 

 

Trattato tra la Santa Sede e l’Italia

 

In nome della Santissima Trinità

 

Premesso:

- Che la Santa Sede e l'Italia hanno riconosciuto la convenienza di eliminare ogni ragione di dissidio fra loro esistente con l'addivenire a una sistemazione definitiva dei reciproci rapporti, che sia conforme a giustizia e alla dignità delle due Alte Parti e che, assicurando alla Santa Sede in modo stabile una condizione di fatto e di diritto la quale Le garantisca l'assoluta indipendenza per l'adempimento della Sua alta missione nel mondo, consenta alla Santa Sede stessa di riconoscere composta in modo definitivo e irrevocabile la “questione romana “, sorta nel 1870 con l'annessione di Roma al Regno d'Italia sotto la dinastia di Casa Savoia;

Che dovendosi, per assicurare alla Santa Sede l'assoluta e visibile indipendenza, garantirLe una sovranità indiscutibile pur nel campo internazionale, si è ravvisata la necessità di costituire, con particolari modalità, la Città del Vaticano, riconoscendo sulla medesima alla Santa Sede la piena proprietà e l'esclusiva e assoluta potestà e giurisdizione sovrana;

Sua Santità il Sommo Pontefice Pio XI e Sua Maestà Vittorio Emanuele III, Re d'Italia,

hanno risoluto di stipulare un Trattato, nominando a tale effetto due Plenipotenziari, cioè, per parte di Sua Santità, Sua Eminenza Reverendissima il signor Cardinale Pietro Gasparri, Suo Segretario di Stato, e, per parte di Sua Maestà, Sua Eccellenza il signor Cavaliere Benito Mussolini, Primo Ministro e Capo del Governo; i quali, scambiati i loro rispettivi pieni poteri e trovatili in buona e dovuta forma,

 

hanno convenuto negli articoli seguenti:

 

Art. 1.

L'Italia riconosce e riafferma il principio consacrato nell'art. 1 dello Statuto del Regno 4 marzo 1848, pel quale la religione cattolica, apostolica e romana è la sola religione dello Stato.

 

Art. 2.

L'Italia riconosce la sovranità della Santa Sede nel campo internazionale come attributo inerente alla sua natura, in conformità alla sua tradizione e alle esigenze della sua missione nel mondo.

 

Art. 3. L'Italia riconosce alla Santa Sede la piena proprietà e l’esclusiva e assoluta potestà e giurisdizione sovrana sul Vaticano, com'è attualmente costituito, con tutte le sue pertinenze e dotazioni, creandosi per tal modo la Città del Vaticano per gli speciali fini e con le modalità di cui al presente Trattato. I confini di detta Città sono indicati nella pianta che costituisce l'allegato 1 del presente Trattato, del quale forma parte integrante. Resta peraltro inteso che la Piazza di San Pietro, pur facendo parte della Città del Vaticano, continuerà a essere normalmente aperta al pubblico e soggetta ai poteri di polizia delle autorità italiane; le quali si arresteranno ai piedi della scalinata della Basilica, sebbene questa continui a essere destinata al culto pubblico, e si asterranno perciò dal montare e accedere alla detta Basilica, salvo che siano invitate a intervenire dall'autorità competente. Quando la Santa Sede, in vista di particolari funzioni, credesse di sottrarre temporaneamente la piazza di San Pietro al libero transito del pubblico, le autorità italiane, a meno che non fossero invitate dall'autorità competente a rimanere, si ritireranno al di là delle linee esterne del colonnato berniniano e del loro prolungamento.

 

Art. 4.

La sovranità e la giurisdizione esclusiva, che l'Italia riconosce alla Santa Sede sulla Città del Vaticano, importa che nella medesima non possa esplicarsi alcuna ingerenza da parte del Governo italiano e che non vi sia altra autorità che quella della Santa Sede.

 

Art. 5.

Per l'esecuzione di quanto è stabilito nell'articolo precedente, prima dell'entrata in vigore del presente Trattato, il territorio costituente la Città del Vaticano dovrà essere, a cura del Governo italiano, reso libero da ogni vincolo e da eventuali occupatori. La Santa Sede provvederà a chiuderne gli accessi, recingendo le parti aperte, tranne la piazza di San Pietro. Resta per altro convenuto che, per quanto riflette gli immobili ivi esistenti, appartenenti a istituti o enti religiosi, provvederà direttamente la Santa Sede a regolare i suoi rapporti con questi, disinteressandosene lo Stato italiano.

 

Art. 6.

L'Italia provvederà, a mezzo degli accordi occorrenti con gli enti interessati, che alla Città del Vaticano sia assicurata un'adeguata dotazione di acque in proprietà. Provvederà, inoltre, alla comunicazione con le ferrovie dello Stato mediante la costruzione di una stazione ferroviaria nella Città del Vaticano, nella località indicata nell'allegata pianta (allegato 1) e mediante la circolazione di veicoli propri del Vaticano sulle ferrovie italiane. Provvederà altresì al collegamento, direttamente anche cogli altri Stati, dei servizi telegrafici, telefonici, radiotelegrafici, radiotelefonici e postali nella Città del Vaticano. Provvederà infine anche al coordinamento degli altri servizi pubblici. A tutto quanto sopra si provvederà a spese dello Stato italiano e nel termine di un anno dall'entrata in vigore del presente Trattato. La Santa Sede provvederà, a sue spese, alla sistemazione degli accessi del Vaticano già esistenti e degli altri che in seguito credesse di aprire. Saranno presi accordi tra la Santa Sede e lo Stato italiano per la circolazione nel territorio di quest'ultimo dei veicoli terrestri e degli aeromobili della Città del Vaticano.

 

Art. 7.

Nel territorio italiano intorno alla Città del Vaticano il Governo si impegna a non permettere nuove costruzioni, che costituiscano introspetto, e a provvedere, per lo stesso fine, alla parziale demolizione di quelle già esistenti da Porta Cavalleggeri e lungo la via Aurelia e il viale Vaticano. In conformità alle norme del diritto internazionale, è vietato agli aeromobili di qualsiasi specie di trasvolare sul territorio del Vaticano. Nella piazza Rusticucci e nelle zone adiacenti al colonnato, ove non si estende la extraterritorialità di cui all'art. 15, qualsiasi mutamento edilizio o stradale, che possa interessare la Città del Vaticano, si farà di comune accordo.

 

Art. 8.

L'Italia, considerando sacra e inviolabile la persona del Sommo Pontefice, dichiara punibile l'attentato contro di Essa e la provocazione a commetterlo con le stesse pene stabilite per l'attentato e la provocazione a commetterlo contro la persona del Re d’Italia. Le offese e le ingiurie pubbliche commesse nel territorio Italiano contro la persona del Sommo Pontefice con discorsi, con fatti e con scritti, sono punite come le offese e le ingiurie alla persona del re d’Italia.

 

Art. 9.

In conformità alle norme del diritto internazionale sono soggette alla sovranità della Santa Sede tutte le persone aventi stabile residenza nella Città del Vaticano. Tale residenza non si perde per il semplice fatto di una temporanea dimora altrove, non accompagnata dalla perdita dell'abitazione nella Città stessa o da altre circostanze comprovanti l'abbandono di detta residenza. Cessando di essere soggette alla sovranità della Santa Sede, le persone menzionate nel comma precedente, ove a termini della legge italiana, indipendentemente dalle circostanze di fatto sopra previste, non siano da ritenere munite di altra cittadinanza, saranno in Italia considerate senz'altro cittadini italiani. Alle persone stesse, mentre sono soggette alla sovranità della Santa Sede, saranno applicabili nel territorio del Regno d’Italia, anche nelle materie in cui deve essere osservata la legge personale (quando non siano regolate da norme emanate dalla Santa Sede), quelle della legislazione italiana, e, ove si tratti di persona che sia da ritenere munita di altra cittadinanza, quelle dello Stato cui essa appartiene.

 

Art. 10.

I dignitari della Chiesa e le persone appartenenti alla Corte Pontificia, che verranno indicati in un elenco da concordarsi fra le Alte Parti contraenti, anche quando non fossero cittadini del Vaticano, saranno sempre e in ogni caso rispetto all'Italia esenti dal servizio militare, dalla giuria e da ogni prestazione di carattere personale. Questa disposizione si applica pure ai funzionari di ruolo dichiarati dalla Santa Sede indispensabili, addetti in modo stabile e con stipendio fisso agli uffici della Santa Sede, nonché ai dicasteri e agli uffici indicati appresso negli artt. 13, 14, 15 e 16, esistenti fuori della Città del Vaticano. Tali funzionari saranno indicati in altro elenco, da concordarsi come sopra è detto e che annualmente sarà aggiornato dalla Santa Sede. Gli ecclesiastici che, per ragione di ufficio, partecipano fuori della Città del Vaticano all'emanazione degli atti della Santa Sede, non sono soggetti per cagione di essi a nessun impedimento, investigazione o molestia da parte delle autorità italiane. Ogni persona straniera investita di ufficio ecclesiastico in Roma gode delle garanzie personali competenti ai cittadini italiani in virtù delle leggi del Regno.

 

Art. 11.

Gli enti centrali della Chiesa Cattolica sono esenti da ogni ingerenza da parte dello Stato italiano (salvo le disposizioni delle leggi italiane concernenti gli acquisti dei corpi morali), nonché dalla conversione nei riguardi dei beni immobili.

 

Art. 12.

L'Italia riconosce alla Santa Sede il diritto di legazione attivo e passivo secondo le regole generali del diritto internazionale. Gli inviati dei Governi esteri presso la Santa Sede continuano a godere nel Regno di tutte le prerogative e immunità, che spettano agli agenti diplomatici secondo il diritto internazionale, e le loro sedi potranno continuare a rimanere nel territorio italiano godendo delle immunità loro dovute a norma del diritto internazionale, anche se i loro Stati non abbiano rapporti diplomatici con l'Italia. Resta inteso che l'Italia si impegna a lasciare sempre e in ogni caso libera la corrispondenza da tutti gli Stati, compresi i belligeranti, alla Santa Sede e viceversa, nonché il libero accesso dei Vescovi di tutto il mondo alla Sede Apostolica. Le Alte Parti contraenti si impegnano a stabilire fra loro normali rapporti diplomatici, mediante accreditamento di un Ambasciatore italiano presso la Santa Sede e di un Nunzio pontificio presso l'Italia, il quale sarà il decano del Corpo diplomatico, a termini del diritto consuetudinario riconosciuto dal Congresso di Vienna con atto del 9 giugno 1815. Per effetto della riconosciuta sovranità e senza pregiudizio di quanto è disposto nel successivo art. 19, i diplomatici della Santa Sede e i corrieri spediti in nome del Sommo Pontefice godono nel territorio italiano, anche in tempo di guerra, dello stesso trattamento dovuto ai diplomatici e ai corrieri di gabinetto degli altri Governi esteri, secondo le norme del diritto internazionale.

 

Art. 13.

L'Italia riconosce alla Santa Sede la piena proprietà delle Basiliche patriarcali di San Giovanni in Laterano, di Santa Maria Maggiore e di San Paolo, cogli edifici annessi (allegato II, 1, 2 e 3). Lo Stato trasferisce alla Santa Sede la libera gestione e amministrazione della detta Basilica di San Paolo e dell'annesso Monastero, versando altresì alla Santa Sede i capitali corrispondenti alle somme stanziate annualmente nel bilancio del Ministero della pubblica istruzione perla detta Basilica. Resta del pari inteso che la Santa Sede è libera proprietaria del dipendente edificio di San Callisto presso Santa Maria in Trastevere (allegato 11, 9).

 

Art. 14.

L'Italia riconosce alla Santa Sede la piena proprietà del palazzo pontificio di Castel Gandolfo con tutte le dotazioni, attinenze e dipendenze (allegato 11, 4), quali ora si trovano già in possesso della Santa Sede medesima, nonché si obbliga a cederLe, parimenti in piena proprietà, effettuandone la consegna entro sei mesi dall'entrata in vigore del presente Trattato, la Villa Barberini in Castel Gandolfo con tutte le dotazioni attinenze e dipendenze (II, 5) . Per integrare la proprietà degli immobili siti nel lato nord del Colle Gianicolense appartenenti Ala Sacra Congregazione di Propaganda Fide e ad altri Istituti ecclesiastici e prospicienti verso i palazzi vaticani, lo Stato si impegna a trasferire alla Santa Sede o agli enti che saranno da Essa indicati gli immobili di proprietà dello Stato o di terzi esistenti in detta zona. Gli immobili appartenenti alla detta Congregazione e ad altri Istituti e quelli da trasferire sono indicati nell'allegata pianta (allegato II, 12). L'Italia, infine, trasferisce alla Santa Sede in piena e libera proprietà gli edifici ex-conventuali in Roma annessi alla Basilica dei Santi XII Apostoli e alle chiese di Sant'Andrea della Valle e di San Carlo ai Catinari, con tutti gli annessi e dipendenze (allegato III, 3, 4 e 5), e da consegnarsi liberi da occupatori entro un anno dall'entrata in vigore del presente Trattato.

 

Art. 15.

Gli immobili indicati nell'art. 13 e negli alinea primo e secondo dell'art. 14, nonché i palazzi della Dataria, della Cancelleria, di Propaganda Fide in Piazza di Spagna, il palazzo del Sant'Offizio e adiacenze, quello dei Convertendi (ora Congregazione per la Chiesa Orientale) in piazza Scossacavalli, il palazzo del Vicariato (allegato II, 6, 7, 8, 10 e 11), e gli altri edifici nei quali la Santa Sede in avvenire crederà di sistemare altri suoi Dicasteri, benché facenti parte del territorio dello Stato italiano, godranno delle immunità riconosciute dal diritto internazionale alle sedi degli agenti diplomatici di Stati esteri. Le stesse immunità si applicano pure nei riguardi delle altre chiese, anche fuori di Roma, durante il tempo in cui vengano nelle medesime, senza essere aperte al pubblico, celebrate funzioni coll'intervento del Sommo Pontefice.

 

Art. 16.

Gli immobili indicati nei tre articoli precedenti, nonché quelli adibiti a sedi dei seguenti Istituti pontifici, Università Gregoriana, Istituto Biblico, Orientale, Archeologico, Seminario Russo, Collegio Lombardo, i due palazzi di Sant'Apollinare e la Casa degli esercizi per il Clero di San Giovanni e Paolo (allegato III, 1, 1-bis, 2, 6, 7, 8), non saranno mai assoggettati a vincoli o a espropriazioni per causa di pubblica utilità, se non previo accordo con la Santa Sede, e saranno esenti da tributi sia ordinari che straordinari tanto verso lo Stato quanto verso qualsiasi altro ente. E' in facoltà della Santa Sede di dare a tutti i suddetti immobili, indicati nel presente articolo e nei tre articoli precedenti, l'assetto che creda, senza bisogno di autorizzazioni o consensi da parte di autorità governative, provinciali e comunali Italiane, le quali possono all'uopo fare sicuro assegnamento sulle nobili tradizioni artistiche che vanta la Chiesa Cattolica.

Art. 17.

Le retribuzioni, di qualsiasi natura, dovute dalla Santa Sede, dagli altri enti centrali della Chiesa Cattolica e dagli enti gestiti direttamente dalla Santa Sede anche fuori di Roma, a dignità, impiegati e salariati, anche non stabili, saranno nel territorio italiano esenti, a decorrere dal l° gennaio 1929, da qualsiasi tributo tanto verso lo Stato quanto verso ogni altro ente.

 

Art. 18.

I tesori d'arte e di scienza esistenti nella Città del Vaticano e nel Palazzo Lateranense rimarranno visibili agli studiosi e ai visitatori, pur essendo riservata alla Santa Sede piena libertà di regolare l'accesso del pubblico.

 

Art. 19.

I diplomatici e gli inviati della Santa Sede, i diplomatici e gli inviati dei Governi esteri presso la Santa Sede e i dignitari della Chiesa provenienti dall'estero diretti alla Città del Vaticano e muniti di passaporti degli Stati di provenienza, vistati dai rappresentanti pontifici all'estero, potranno senz'altra formalità accedere alla medesima attraverso il territorio italiano. Altrettanto dicasi per le suddette persone, le quali munite di regolare passaporto pontificio si recheranno dalla Città del Vaticano all'estero.

 

Art. 20.

Le merci provenienti dall'estero e dirette alla Città del Vaticano, o, fuori della medesima, a istituzioni o uffici della Santa Sede, saranno sempre ammesse da qualunque punto del confine italiano e in qualunque porto del Regno al transito per il territorio italiano con piena esenzione dai diritti doganali e daziari.

 

Art. 21.

Tutti i Cardinali godono in Italia degli onori dovuti ai Principi del sangue: quelli residenti in Roma, anche fuori della Città del Vaticano, sono, a tutti gli effetti, cittadini della medesima. Durante la vacanza della Sede Pontificia, l'Italia provvede in modo speciale a che non sia ostacolato il libero transito e accesso dei Cardinali attraverso il territorio italiano al Vaticano, e che non si ponga impedimento o limitazione alla libertà personale dei medesimi. Cura, inoltre, l'Italia che nel suo territorio all'intorno della Città del Vaticano non vengano commessi atti, che comunque possano turbare le adunanze del Conclave. Le dette norme valgono anche Per i Conclavi che si tenessero fuori della Città del Vaticano, nonché per i Concili presieduti dal Sommo Pontefice o dai suoi Legati e nei riguardi dei Vescovi chiamati a parteciparvi.

 

Art. 22.

A richiesta della Santa Sede e per delegazione che potrà essere data dalla medesima o nei singoli casi o in modo permanente, l'Italia provvederà nel suo territorio alla punizione dei delitti che venissero commessi nella Città del Vaticano, salvo quando l'autore del delitto si sia rifugiato nel territorio italiano, nel qual caso si procederà senz'altro contro di lui a norma delle leggi italiane. La Santa Sede consegnerà allo Stato italiano le persone, che si fossero rifugiate nella Città del Vaticano, imputate di atti, commessi nel territorio italiano, che siano ritenuti delittuosi dalle leggi di ambedue gli Stati. Analogamente si provvederà per le persone imputate di delitti che si fossero rifugiate negli immobili dichiarati immuni nell'art. 15, a meno che i preposti ai detti immobili preferiscano invitare gli agenti italiani a entrarvi per arrestarle.

 

Art. 23.

Per l'esecuzione nel Regno delle sentenze emanate dai tribunali della Città del Vaticano si applicheranno le norme del diritto internazionale. Avranno invece senz'altro piena efficacia giuridica, anche a tutti gli effetti civili, in Italia le sentenze e i provvedimenti emanati da autorità ecclesiastiche e ufficialmente comunicati alle autorità civili, circa persone ecclesiastiche o religiose e concernenti materie spirituali o disciplinari.

 

Art. 24.

La Santa Sede, in relazione alla sovranità che Le compete anche nel campo internazionale, dichiara che Essa vuole rimanere e rimarrà estranea alle competizioni temporali fra gli altri Stati e ai Congressi internazionali indetti per tale oggetto, a meno che le parti contendenti facciano concorde appello alla sua missione di pace, riservandosi in ogni caso di far valere la sua potestà morale e spirituale. In conseguenza di ciò la Città del Vaticano sarà sempre e in ogni caso considerata territorio neutrale e inviolabile.

 

Art. 25.

Con speciale convenzione sottoscritta unitamente al presente Trattato, la quale costituisce l'Allegato IV al medesimo e ne forma parte integrante, si provvede alla liquidazione dei crediti della Santa Sede verso l'Italia.

 

Art. 26.

La Santa Sede ritiene che con gli accordi, i quali sono oggi sottoscritti, Le viene assicurato adeguatamente quanto Le occorre per provvedere con la dovuta libertà e indipendenza al governo pastorale della Diocesi di Roma e della Chiesa Cattolica in Italia e nel mondo; dichiara definitivamente e irrevocabilmente composta e quindi eliminata la “ questione romana “ e riconosce il Regno d'Italia sotto la dinastia di Casa Savoia con Roma capitale dello Stato italiano.

Alla sua volta l'Italia riconosce lo Stato della Città del Vaticano sotto la sovranità del Sommo Pontefice.

E' abrogata la legge 13 maggio 1871, n. 214, e qualunque altra disposizione contraria al presente Trattato. Art. 27. Il presente Trattato, non oltre quattro mesi dalla firma, sarà sottoposto alla ratifica del Sommo Pontefice e del Re d'Italia ed entrerà in vigore all'atto stesso dello scambio delle ratifiche.

 

Seguono:

Allegato I: Pianta del territorio dello Stato della Città del Vaticano.

Allegato II: Piante degli immobili . con privilegio di extraterritorialità e con esenzione da espropriazione e da tributi (Tavole XII).

Allegato III: Piante degli Immobili esenti da espropriazione e da tributi (Tavole VIII).

Allegato IV: Convenzione finanziaria. (Si omettono le piante allegate).

 

Allegato IV.

 

Convenzione finanziaria

 

In nome della Santissima Trinità

 

Si premette:

 

- Che la Santa Sede e l'Italia, a seguito della stipulazione del Trattato, col quale è stata definitivamente composta la “ questione romana “, hanno ritenuto necessario regolare con una convenzione distinta, ma formante parte integrante del medesimo, i loro rapporti finanziari;

 

- Che il Sommo Pontefice, considerando da un lato i danni ingenti subiti dalla Sede Apostolica per la perdita del patrimonio di San Pietro, costituito dagli antichi Stati Pontifici, e dei beni degli enti ecclesiastici, e dall'altro i bisogni sempre crescenti della Chiesa pur soltanto nella città di Roma, e tuttavia avendo anche presente la situazione finanziaria dello Stato e le condizioni economiche del popolo italiano specialmente dopo la guerra, ha ritenuto di limitare allo stretto necessario la richiesta di indennizzo, domandando una somma, parte in contanti e parte in consolidato, la quale è in valore di molto inferiore a quella che a tutt'oggi lo Stato avrebbe dovuto sborsare alla Santa Sede medesima anche solo in esecuzione dell'impegno assunto con la legge 13 maggio 1871;

 

- Che lo Stato italiano, apprezzando i paterni sentimenti del Sommo Pontefice, ha creduto doveroso aderire alla richiesta del pagamento di detta somma;

 

Le due Alte Parti, rappresentate dai medesimi Plenipotenziari,

 

hanno convenuto:

 

1. L'Italia si obbliga a versare, allo scambio delle ratifiche del Trattato, alla Santa Sede la somma di lire 750.000.000 (settecento cinquanta milioni) e a consegnare contemporaneamente alla medesima tanto consolidato italiano 5 per cento al portatore (col cupone scadente al 30 giugno p.v.) del valore nominale di lire italiane 1.000.000.000 (un miliardo).

 

2. La Santa Sede dichiara di accettare quanto sopra a definitiva sistemazione dei suoi rapporti finanziari con l'Italia in dipendenza degli avvenimenti del 1870.

 

3. Tutti gli atti da compiere per l'esecuzione del Trattato, della presente Convenzione e del Concordato, saranno esenti da ogni tributo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Accordo tra la Germania e la Polonia, 26/1/1934

 

Il Governo Tedesco e il Governo Polacco considerano giunto il momento di iniziare una nuova fase nell’ambito delle relazioni politiche tra la Germania e la Polonia, al fine di raggiungere un’intesa comune.

Hanno pertanto stabilito di illustrare in questa dichiarazione, i principi ai quali si ispirerà in futuro tale intesa.

I due Governi basano questo accordo sulla reciproca convinzione che l’amicizia duratura tra i due Paesi possa rappresentare la condizione essenziale per garantire e mantenere la pace in Europa e hanno conseguentemente deciso di fondare i loro rapporti sui principi contenuti nel Patto di Parigi del 17 Agosto 1928, definendone dettagliatamente la relativa applicazione.

I due Governi si impegnano reciprocamente affinché gli obblighi internazionali assunti da ciascuno di essi nei confronti di un Paese terzo, non ostacolino lo sviluppo pacifico delle loro relazioni, siano compatibili con la presente dichiarazione e non siano influenzati da quanto in essa stabilito.

Concordano inoltre che questa dichiarazione non verrà estesa alle situazioni che secondo le leggi internazionale, riguardano esclusivamente questioni interne ai due Stati.

Entrambi i Governi dichiarano la loro intenzione di dirimere direttamente ogni controversia che potrà sorgere tra loro in futuro.

Qualora eventuali divergenze tra i due Paesi non dovessero ricomporsi attraverso negoziati diretti, essi tenteranno caso per caso e sulla base di un mutuo accordo, di identificare soluzioni pacifiche alternative senza escludere la possibilità di applicare se necessario, metodi e procedure previsti da altri accordi sottoscritti tra le parti, le cui disposizioni risultino applicabili a tali casi.

In nessuna circostanza, i due Paesi ricorreranno alla forza come strumento per risolvere le proprie controversie.

La garanzia di pace creata da questi principi faciliterà ad entrambi i Governi il compito di identificare una soluzione ai problemi di natura politica, economica e sociale che potranno eventualmente sorgere, che sia basata sul rispetto degli interessi reciproci.

Entrambi i Governi sono convinti che in questo modo i loro futuri rapporti si svilupperanno fruttuosamente e che le relazioni di buon vicinato che si stabiliranno, contribuiranno al benessere non solo dei loro Paesi, ma anche a quello dell’Europa.

La presente dichiarazione sarà ratificata ufficialmente a Varsavia al più presto possibile e rimarrà in vigore per un periodo di 10 anni dalla data di ratifica.

Se la dichiarazione non sarà denunciata da uno dei due Governi firmatari sei mesi prima della sua scadenza, essa rimarrà in vigore, fatto salvo il diritto unilaterale di recedere successivamente, sempre con un preavviso di sei mesi.

 

Berlino, 26 Gennaio 1934 firmato da :

 

per il Governo Tedesco: Konstantin von Neurath,

 

per il Governo Polacco: Josef Lipski.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Protocollo Anticomintern, 6 Novembre 1937, firmato da Italia, Germania e Giappone

 

Il Governo Italiano, il Governo del Reich Tedesco e il Governo Imperiale del Giappone,

 

Considerando che il Comunismo Internazionale mette costantemente in pericolo la pace e l'ordine del mondo Occidentale e Orientale, Considerando che solo una stretta collaborazione che miri al mantenimento della pace e dell'ordine potrà rimuovere tale pericolo,

 

Considerando che l'Italia - la quale con l'avvento del Regime Fascista ha combattuto con inflessibile determinazione quel pericolo liberando il proprio territorio dal Comunismo Internazionale - ha deciso di allinearsi contro il comune nemico insieme alla Germania e al Giappone animate anch'esse dalla stessa determinazione nel difendersi dal Comunismo Internazionale,

 

In conformità a quanto disposto dall'Articolo 2 dell'Accordo contro il Comunismo Internazionale sottoscritto da Germania e Giappone il 25 Novembre 1936 a Berlino, concordano quanto segue:

 

Articolo I

L'Italia aderisce all'Accordo contro il Comunismo Internazionale e al relativo Protocollo Supplementare, entrambi sottoscritti dal Giappone e dalla Germania il 25 Novembre 1936 e il cui testo viene allegato al presente Protocollo.

 

Articolo II

Le tre Potenze firmatarie del presente Protocollo concordano sulla decisione di considerare l'Italia quale firmataria dell'Accordo e del relativo Protocollo Supplementare citati nel precedente Articolo I. La firma del presente Accordo ha valore equivalente a quella apposta al testo originale del suddetto Accordo e relativo Protocollo Supplementare.

 

Articolo III

Il presente Protocollo costituirà parte integrante del sopracitato Accordo e del relativo Protocollo Supplementare.

 

 

Articolo IV

Il presente Protocollo viene redatto in Italiano, Giapponese e Tedesco. Le tre versioni hanno eguale carattere di autenticità. Esso entrerà in vigore alla data in cui verrà sottoscritto da: Ciano, von Ribbentrop, Hotta.

 

- Protocollo supplementare all'accordo di difesa contro il comunismo internazionale

 

In occasione della firma dell'Accordo di difesa contro il Comunismo Internazionale, avvenuta in data odierna, i sottoscritti plenipotenziari hanno concordato quanto segue:

 

- A. Le competenti Autorità di entrambi gli Stati contraenti collaboreranno strettamente tra loro per controllare le attività del Comunismo Internazionale e per individuare i provvedimenti da adottare contro di esso.

 

- B. Le competenti Autorità di entrambi gli Stati contraenti, nel quadro delle leggi attualmente vigenti, adotteranno severe misure nei confronti di coloro che sia all'interno del proprio territorio che all'estero, operano direttamente o indirettamente al servizio del Comunismo Internazionale o fiancheggiano le sue disintegranti attività.

 

- C. Per facilitare la cooperazione tra le competenti Autorità dei due Stati contraenti, secondo quanto descritto al precedente punto A., verrà istituita una Commissione permanente che avrà il compito di definire le misure necessarie per fronteggiare il Comunismo Internazionale.

 

Firmato a Berlino il 25 Novembre 1936, corrispondente al 25° giorno dell'11° mese dell'11° anno della Showa da: Visconte Kintomo Mushakoji, Ambasciatore Imperiale Giapponese e Plenipotenziario - Joachim von Ribbentrop, Ambasciatore Straordinario Tedesco e Plenipotenziario.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Accordo di Monaco, 29 Settembre 1938,  concluso a Monaco tra Germania, Gran Bretagna, Francia e Italia.

 

La Germania, il Regno Unito di Gran Bretagna, la Francia e l'Italia, avendo già raggiunto un'intesa per la cessione alla Germania del territorio dei Sudeti, hanno concordato le seguenti clausole e condizioni per attuare tale cessione e si impegnano vicendevolmente a compiere i passi necessari per consentirne la realizzazione:

 

(1) L'evacuazione inizierà il 1 Ottobre.

 

(2) Il Regno Unito, la Francia e l'Italia concordano che l'evacuazione del territorio sarà completata entro il 10 Ottobre e che il Governo Cecoslovacco sarà ritenuto responsabile di portarla a termine senza arrecare danni ad alcuna installazione militare esistente in quell’area.

 

(3) I termini per eseguire l'evacuazione saranno stabiliti in dettaglio da una Commissione Internazionale composta da rappresentanti di Germania, Regno Unito, Francia, Italia e Cecoslovacchia.

 

(4) L'occupazione da parte delle truppe tedesche dei territori contrassegnati sulla mappa allegata, sarà graduale e inizierà il 1 Ottobre nel seguente ordine: a) Il territorio contrassegnato dal numero I, il 1° e il 2 Ottobre; b) Il territorio contrassegnato dal numero II, il 2 e 3 Ottobre; c) Il territorio contrassegnato dal numero III, il 3, 4 e 5 Ottobre d) Il territorio contrassegnato dal numero IV, il 6 e 7 Ottobre. e) Il restante territorio abitato da popolazioni di etnia prevalentemente tedesca, la cui estensione sarà accertata immediatamente dalla Commissione Internazionale suddetta, sarà occupato dalle truppe tedesche il 10 Ottobre.

 

(5) La commissione internazionale di cui al paragrafo (3), stabilirà in quali territori si dovrà svolgere il plebiscito. Questi territori saranno occupati da corpi militari internazionali fino a quando il plebiscito non sarà completato. La stessa commissione fisserà le modalità di svolgimento del plebiscito, considerando come riferimento quelle già adottate per la consultazione plebiscitaria svolta nella Saar. La commissione stabilirà anche la data, non più tardi della fine di Novembre, in cui il plebiscito si svolgerà.

(6) L'assetto definitivo delle frontiere sarà stabilito dalla Commissione Internazionale. In casi eccezionali e secondo rigorosi vincoli etnici, la Commissione potrà proporre alle quattro Potenze, Germania, Regno Unito, Francia e Italia, eventuali modifiche secondarie relativamente alle zone che dovranno essere cedute senza ricorrere al plebiscito.

 

(7) Sia all'interno che al di fuori dei territori ceduti alla Germania viene riconosciuto il diritto di scelta della cittadinanza a chi ne faccia esplicita richiesta. Tale diritto potrà essere esercitato entro sei mesi dalla data di questo Accordo. Una commissione Tedesco-Cecoslovacca stabilirà i dettagli che disciplineranno il ricorso a tale diritto e le condizioni necessarie per agevolare il trasferimento delle popolazioni coinvolte. La Commissione avrà inoltre l’autorità di dirimere le controversie che dovessero sorgere per questioni inerenti a detto trasferimento.

 

(8) Il Governo Cecoslovacco, entro un periodo di quattro settimane dalla data di questo Accordo, congederà dalle proprie forze armate e forze di polizia, ogni cittadino dei Sudeti di etnia tedesca che ne farà richiesta e libererà i prigionieri, sempre di etnia tedesca, attualmente detenuti per reati politici.

 

Monaco, 29 Settembre 1938.

Firmato da: Adolf Hitler, Neville Chamberlain, Edouard Daladier, Benito Mussolini

 

 

Allegato all'accordo

 

Il Governo del Regno Unito e quello francese hanno sottoscritto il sopraccitato accordo sulla base dell’impegno comune di rispettare quanto contenuto nel paragrafo 6 della proposta Anglo-Francese che prevede una garanzia internazionale a protezione dei nuovi confini dello Stato Cecoslovacco da ogni aggressione non provocata. Quando la questione relativa alle minoranze Ungheresi e Polacche sarà stata risolta, la Germania e l'Italia si assumeranno la responsabilità di garantire l'inviolabilità delle frontiere Cecoslovacche.

 

Monaco, 29 Settembre 1938.

 

Firmato da: Adolf Hitler, Neville Chamberlain, Edouard Daladier, Benito Mussolini

 

Dichiarazione

 

I Capi di Governo delle quattro Potenze dichiarano che qualora il problema relativo alle minoranze ungheresi e polacche in Cecoslovacchia, non sarà risolto entro tre mesi mediante accordo fra i rispettivi Governi, esso sarà oggetto di un successivo incontro tra gli stessi Capi di Governo qui presenti.

 

Monaco, 29 Settembre 1938

 

Firmato da: Adolf Hitler, Neville Chamberlain, Edouard Daladier, Benito Mussolini

 

 

Dichiarazione Supplementare

 

Tutte le questioni che potranno sorgere al di là della cessione del territorio, saranno di competenza della Commissione Internazionale.

 

Monaco, 29 Settembre 1938

Firmato da: Adolf Hitler, Neville Chamberlain, Edouard Daladier, Benito Mussolini

 

 

Composizione della Commissione Internazionale

 

I quattro Capi di Governo qui presenti concordano che la Commissione Internazionale prevista da questo Accordo oggi sottoscritto, sarà formata dal Segretario di Stato del Ministero degli Esteri Tedesco, dagli Ambasciatori di Gran Bretagna, Francia e Italia accreditati a Berlino e da un rappresentante nominato dal Governo Cecoslovacco.

 

Monaco 29 Settembre 1938

 

Firmato da: Adolf Hitler, Neville Chamberlain, Edouard Daladier, Benito Mussolini.

 

 

 

 

 

 

 

 

Legge istitutiva  della Camera dei Fasci  e delle Corporazioni italiana 19/1/1939

 

 

Art. 1.

La Camera dei deputati è soppressa con la fine della XXIX Legislatura. È istituita, in sua vece, la Camera dei Fasci e delle Corporazioni.

 

Art. 2.

Il Senato del Regno e la Camera dei Fasci e delle Corporazioni collaborano col Governo per la formazione delle leggi.

 

Art. 3.

La Camera dei Fasci e delle Corporazioni è formata dai componenti del Consiglio Nazionale del Partito Nazionale Fascista e dai componenti del Consiglio Nazionale delle Corporazioni, salve le incompatibilità di cui all'articolo 9.

Le modificazioni nella composizione del Consiglio Nazionale Fascista e del Consiglio Nazionale delle Corporazioni sono disposte con legge.

 

Art. 4.

Il Duce del Fascismo, Capo del Governo, fa parte, di diritto, della Camera dei Fasci e delle Corporazioni.

Ne fanno parte anche i componenti del Gran Consiglio del Fascismo, salve le incompatibilità di cui all'articolo 9.

 

Art. 5.

I Consiglieri Nazionali che fanno parte della Camera dei Fasci e delle Corporazioni debbono possedere i requisiti prescritti dall'articolo 40 dello Statuto del Regno, ma il limite minimo di età è stabilito in venticinque anni, compiuti entro il giorno del giuramento di cui all'articolo 6.

La qualità di Consigliere Nazionale è riconosciuta con decreto del Duce del Fascismo, Capo del Governo, da pubblicare nella "Gazzetta Ufficiale" del Regno.

 

Art. 6.

I Consiglieri Nazionali, prima di essere ammessi all'esercizio delle loro funzioni, prestano giuramento in Assemblea plenaria, secondo la formula dell'articolo 49 dello Statuto del Regno.

 

Art. 7.

I Consiglieri Nazionali godono delle prerogative già stabilite per i Deputati dallo Statuto del Regno.

Ai Consiglieri Nazionali spetta una indennità annua, determinata con legge.

 

Art. 8.

I Consiglieri Nazionali decadono dalla carica col decadere dalla funzione esercitata nei Consigli che concorrono a formare la Camera dei Fasci e delle Corporazioni.

 

Art. 9.

Nessuno può essere contemporaneamente Consigliere Nazionale e Senatore o Accademico d'Italia.

 

Art. 10.

I lavori del Senato del Regno e della Camera dei Fasci e delle Corporazioni sono divisi in Legislature.

La fine di ciascuna Legislatura è stabilita con decreto reale, su proposta del Duce del Fascismo, Capo del Governo. Il decreto fissa anche la data di convocazione delle due Assemblee legislative riunite per ascoltare il discorso della Corona, col quale si inizia la legislatura successiva.

Per l'esercizio della ordinaria funzione legislativa le due Assemblee sono periodicamente convocate dal Duce del Fascismo, Capo del Governo.

 

Art. 11.

Il Presidente della Camera dei Fasci e delle Corporazioni è nominato con decreto reale. Sono nominati ugualmente con decreto reale i Vice Presidenti.

Il Presidente della Camera dei Fasci e delle Corporazioni nomina le altre cariche stabilite nel Regolamento della Camera.

 

Art. 12.

La Camera dei Fasci e delle Corporazioni esercita le proprie funzioni per mezzo dell'Assemblea plenaria, della Commissione Generale del bilancio e delle Commissioni legislative. Per determinate materie possono essere costituite Commissioni speciali.

 

Art. 13.

Le Commissioni legislative sono formate dal Presidente della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, in relazione a determinate attività nazionali. Il Presidente può convocarle in ogni tempo.

Il Presidente forma e convoca anche le Commissioni previste dal secondo comma dell'articolo 12.

 

Art. 14.

Il Presidente e, per sua delegazione, i Vice Presidenti della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, possono partecipare ai lavori delle Commissioni, assumendone la presidenza.

I Ministri e, per loro delegazione, i Sottosegretari di Stato, possono intervenirvi.

Le disposizioni del presente articolo e quelle degli articoli 12 e 13 si applicano anche al Senato del Regno.

 

Art. 15.

I disegni di legge di carattere costituzionale, giusta l'articolo 12 della legge 9 dicembre 1928-VII, n. 2693; quelli indicati nell'ultimo comma dell'articolo 1 della legge 31gennaio 1926-IV, n. 100; le deleghe legislative di carattere generale; i progetti di bilancio e i rendiconti consuntivi dello Stato, delle Aziende autonome di Stato e degli Enti amministrativi di qualsiasi natura, di importanza nazionale, sovvenuti direttamente o indirettamente dal bilancio dello Stato, sono discussi e votati dalla Camera dei Fasci e delle Corporazioni e dal Senato del Regno nelle rispettive Assemblee plenarie, su relazione delle rispettive Commissioni competenti.

Sono anche discussi nella forma indicata nel precedente comma i disegni di legge per i quali il Governo chieda tale forma di discussione, ovvero essa sia proposta dalle rispettive Assemblee plenarie o dalle Commissioni e sia autorizzata dal Duce del Fascismo, Capo del Governo.

Le votazioni hanno luogo sempre in modo palese.

 

Art. 16.

I disegni di legge non considerati nel precedente articolo 15 sono deferiti all'esame esclusivo delle Commissioni legislative della Camera dei Fasci e delle Corporazioni e del Senato del Regno.

I disegni di legge approvati sono trasmessi dall'una all'altra Assemblea per il tramite delle rispettive Presidenze.

Entro un mese dalla presentazione di ciascun disegno di legge, termine prorogabile dal Duce del Fascismo, Capo del Governo, il testo discusso e approvato dalle Commissioni legislative della Camera dei Fasci e delle Corporazioni e del Senato è trasmesso al Duce del Fascismo, Capo del Governo, il quale dispone che esso sia sottoposto alla sanzione del Sovrano e promulgato nei modi ordinari stabiliti per le leggi.

Nelle premesse deve essere indicata l'avvenuta approvazione da parte delle Commissioni legislative della Camera e del Senato.

Le norme così emanate hanno forza di legge a tutti gli effetti.

 

Art. 17.

La forma di discussione e di approvazione stabilita nell'articolo 16 può essere seguita anche per i disegni di legge indicati nell'articolo 15, quando il Duce del Fascismo, Capo del Governo, lo stabilisca per ragioni di urgenza.

 

Art. 18.

Si provvede con decreto reale, senza osservare la procedura prevista dall'articolo 16, quando si versi in istato di necessità per causa di guerra o per urgenti misure di carattere finanziario o tributario.

La stessa procedura può essere seguita quando le Commissioni non abbiano adempiuto, nel termine prescritto, alla loro funzione.

In questi casi si applicano le disposizioni contenute nel secondo comma e seguenti dell'articolo 3 della legge 31 gennaio 1926-IV, n. 100.

 

Art. 19.

Le norme corporative elaborate dalle Corporazioni e gli accordi economici collettivi stipulati dalle Associazioni interessate, quando stabiliscano contribuzioni, sotto qualsiasi forma o denominazione, a carico degli appartenenti alle categorie cui le norme o gli accordi si riferiscono, possono essere presentate, a giudizio del Duce del Fascismo Capo del Governo, dopo l'esame del Comitato Corporativo Centrale, alla Camera dei Fasci e delle Corporazioni, perché siano sottoposte all'esame e all'approvazione della Commissione legislativa competente, o, se occorra, di più Commissioni riunite,

Nel caso in cui la Commissione o le Commissioni riunite propongano emendamenti al testo elaborato dalle Corporazioni, l'approvazione deve essere deferita all'Assemblea plenaria della Camera dei Fasci e delle Corporazioni.

Il testo definitivo è trasmesso dal Presidente della Camera dei Fasci e delle Corporazioni al Duce del fascismo, Capo del Governo, che lo promulga con proprio decreto da inserire nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno.

Art. 20.

Le norme giuridiche che sono di competenza del Governo a termini della legge 31 gennaio 1926-iv, n. 100, allorché riflettono materie di carattere tecnico o economico rientranti nell'attività specifica delle Corporazioni, devono essere precedute, salvo i casi di urgenza, dal parere della Corporazione competente o del Comitato consultivo istituito nel suo seno.

 

Art. 21.

Sono abrogate le norme contrarie a quelle contenute nella presente legge o con esse incompatibili.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Patto d'Acciaio tra Germania e Italia firmato il 22 maggio 1939

 

 

S. M. il Re d'Italia e di Albania, Imperatore d'Etiopia, e il Cancelliere del Reich tedesco, ritengono giunto il momento di confermare con un Patto solenne gli stretti legami di amicizia e di solidarietà che esistono fra l'Italia fascista e la Germania nazionalsocialista.

Considerato che, con le frontiere comuni, fissate per sempre, è stata creata tra l'Italia e la Germania la base sicura per un reciproco aiuto e appoggio, i due Governi riconfermano la politica, che è stata già da loro precedentemente concordata nelle sue fondamenta e nei suoi obbiettivi e che si è dimostrata altamente proficua tanto per lo sviluppo degli interessi dei due paesi quanto per la sicurezza della pace in Europa.

Il popolo italiano e il popolo tedesco, strettamente legati tra loro dalla profonda affinità delle loro concezioni di vita e dalla completa solidarietà dei loro interessi, sono decisi a procedere, anche in avvenire, l'uno a fianco dell'altro e con le forze unite per la sicurezza del loro spazio vitale e per il mantenimento della pace.

Su questa via indicata dalla storia, l'Italia e la Germania intendono, in mezzo ad un mondo inquieto e in dissoluzione, adempiere al loro compito di assicurare le basi della civiltà europea.

Allo scopo di fissare, a mezzo di un Patto, questi principi, hanno nominato loro plenipotenziari:

 

Sua Maestà il Re d'Italia e di Albania, Imperatore d'Etiopia:

Il Ministro degli Affari Esteri Conte Galeazzo Ciano di Cortellazzo (Italia),

 

Il Cancelliere del Reich Tedesco;

Joachim von Ribbentrop (Germania)

 

i quali, dopo essersi scambiati i loro Pieni Poteri, trovati in buona e debita forma, hanno convenuto i seguenti articoli:

 

Art. I. - Le Parti contraenti si manterranno permanentemente in contatto allo scopo di intendersi su tutte le questioni relative ai loro interessi comuni o alla situazione generale europea.

Art. 2. - Qualora gli interessi comuni delle Parti contraenti dovessero esser messi in pericolo da avvenimenti internazionali di qualsiasi natura, esse entreranno senza indugio in consultazione sulle misure da prendersi per la tutela di questi loro interessi. Qualora la sicurezza o altri interessi vitali di una delle Parti contraenti dovessero essere minacciati dall'esterno, l'altra Parte contraente darà alla Parte minacciata il suo pieno appoggio politico e diplomatico allo scopo di eliminare questa minaccia.

 

Art. 3. - Se, malgrado i desideri e le speranze delle Parti contraenti, dovesse accadere che una di esse venisse a essere impegnata in complicazioni belliche con un'altra o con altre Potenze, l'altra Parte contraente si porrà immediatamente come alleata al suo fianco e la sosterrà con tutte le sue forze militari, per terra, per mare e nell'aria.

 

Art. 4. - Allo scopo di assicurare per il caso previsto la rapida applicazione degli obblighi di alleanza assunti coll'articolo 3, i membri delle due Parti contraenti approfondiranno maggiormente la loro collaborazione nel campo militare e nel campo dell'economia di guerra. Analogamente i due Governi si terranno costantemente in contatto per l'adozione delle altre misure necessarie all'applicazione pratica delle disposizioni del presente Patto. I due Governi costituiranno, agli scopi indicati nei summenzionati paragrafi 1 e 2, Commissioni permanenti che saranno poste sotto la direzione dei due ministri degli Affari esteri.

 

Art. 5. - Le Parti contraenti si obbligano fin da ora, nel caso di una guerra condotta insieme, a non concludere armistizi e paci se non di pieno accordo fra loro.

 

Art. 6. - Le due Parti contraenti, consapevoli dell'importanza delle loro relazioni comuni colle Potenze loro amiche, sono decise a mantenere e a sviluppare di comune accordo anche in avvenire queste relazioni, in armonia cogli interessi concordati che le legano a queste Potenze.

 

Art. 7. - Questo Patto entra in vigore immediatamente al momento della firma. Le due parti contraenti sono d'accordo nello stabilire in dieci anni il primo periodo della sua validità. Esse prenderanno accordi in tempo opportuno, prima della scadenza di questo termine, circa il prolungamento della validità del Patto.

Berlino, lì 22 maggio 1939, Anno XVII dell'Era Fascista

 

- Protocollo segreto supplementare

 

Nel sottoscrivere il Patto di Amicizia e di Alleanza, entrambe le parti hanno raggiunto un accordo sui seguenti punti:

 

1. I rispettivi Ministri degli Esteri concorderanno quanto prima l'organizzazione, la sede e il metodo di lavoro della Commissione incaricata di affrontare le questioni militari e quelle legate all'economia di guerra, ai sensi di quanto stabilito dall'Articolo IV del Patto di Alleanza.

 

2. Per la realizzazione di quanto disposto dal secondo comma dell'Articolo IV, conformemente allo spirito e agli scopi del Patto, i due Ministri degli Esteri definiranno in tempi brevi e attraverso una costante cooperazione, i provvedimenti da adottare in materia di stampa, informazione e propaganda. In particolare, i due Ministri degli Esteri assegneranno presso la propria ambasciata nelle rispettive capitali, uno o più specialisti di provata capacità professionale che operino di concerto con i Ministeri degli Affari Esteri per studiare le strategie da perseguire in tema di stampa, informazione e propaganda, sia per promuovere la politica dell'Asse, sia per controbattere la politica che le Potenze nemiche adotteranno.

 

Berlino, 22 Maggio 1939 - XVII° anno dell'Era Fascista.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Patto di non aggressione russo-tedesco, 23 agosto 1939, firmato dai ministri degli esteri russo Molotov e tedesco Ribbentrop

 

 

Il governo del Reich tedesco e il governo dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche desiderosi di rafforzare la pace tra la Germania e l'URSS e di continuare dalle vigenti disposizioni di accordo di neutralità firmate nell'aprile del 1926 fra la Germania e l'URSS, hanno raggiunto il seguente accordo:

Articolo I. Entrambe le Alte Parti contraenti si obbligano a desistere da qualsiasi atto di violenza, qualsiasi azione aggressiva, e qualsiasi attacco tra loro, individualmente o congiuntamente con altre Potenze.

 

Articolo II. Qualora una delle Alte Parti contraenti dovesse diventare l'oggetto di un’azione bellica da parte una terza Potenza, l'altra Alta Parte contraente non darà in alcun modo il proprio sostegno a questa terza Potenza.

 

Articolo III. I governi dei due Alte Parti contraenti devono, in futuro, mantenere un continuo contatto gli uni con gli altri, ai fini di consultazione e per lo scambio di informazioni su problemi che riguardano i loro interessi comuni.

 

Articolo IV. In caso di dispute o conflitti che dovessero sorgere tra le Alte Parti Contraenti in nessuna modo le due nazioni parteciperà a qualsiasi raggruppamento di Potenze, che mira all’altro contraente.

 

Articolo V. In caso di dispute o conflitti che dovessero sorgere tra le Alte Parti contraenti su problemi di qualunque tipo, entrambe le parti dovranno risolvere tali controversie o conflitti esclusivamente attraverso amichevole scambio di opinioni, o, se necessario, attraverso l'istituzione di commissioni di arbitrato.

 

Articolo VI. Il presente trattato ha una durata di dieci anni, la validità del presente trattato verrà automaticamente prorogata per altri cinque anni, salvo che, una delle Alte Parti contraenti non si opponga entro un anno prima della scadenza del termine.

 

Articolo VII. Il presente trattato sarà ratificato nel più breve tempo possibile. Le ratifiche saranno scambiate a Berlino. L'accordo entra in vigore non appena viene firmato.

- Accordo segreto tedesco-sovietico

 

In occasione della firma del Patto di non aggressione tra il Reich Tedesco e l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, i rappresentanti dei due Governi nel corso di una conversazione assolutamente confidenziale, hanno discusso del problema della delimitazione delle rispettive aree d’influenza nell’Europa orientale.

 

1. In caso di mutamenti politico-territoriali nei territori appartenenti agli Stati del Baltico - Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania - la frontiera settentrionale della Lituania formerà la linea di demarcazione tra le aree d’interesse della Germania e le aree di interesse dell'URSS. Le due parti riconoscono i diritti della Lituania sul territorio di Vilna.

 

2. In caso di mutamenti politico-territoriali nei territori appartenenti allo Stato Polacco, le aree d’interesse della Germania e dell'URSS saranno divise approssimativamente dalla linea che segue i fiumi Narew, Vistola e San. La questione se sia auspicabile, nell’interesse delle due parti, mantenere uno Stato polacco indipendente e come dovranno essere disegnate le frontiere di questo Stato, sarà successivamente affrontata alla luce dei futuri sviluppi politici. In ogni caso, i due governi risolveranno questa questione attraverso un’amichevole intesa.

 

3. Per quanto riguarda l’Europa sud-orientale, l’Unione Sovietica sottolinea il proprio interesse per la Bessarabia. La Germania dichiara di non avere alcun interesse in tale regione.

 

4. Questo protocollo verrà considerato da entrambe le parti assolutamente segreto.

Per il governo del Reich tedesco v. Ribbentrop

 

Plenipotenziario del governo dell’Unione delle repubbliche Socialiste Sovietiche V. Molotov

 

 

 

 

 

Accordo di aiuto reciproco tra Regno Unito e Polonia, 25 Agosto 1939

 

Il Governo del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord e il Governo della Repubblica Polacca;

 

Desiderando instaurare una permanente collaborazione tra i loro rispettivi Paesi attraverso la promessa di aiuto reciproco con finalità esclusivamente difensive; hanno deciso di concludere un Accordo in questo senso ed hanno nominato quali loro Plenipotenziari:

 

Per il Governo del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord: Il Visconte Halifax, Primo Segretario di Stato agli Affari Esteri; per il Governo Polacco: il Conte Edward Raczynski, Ambasciatore Straordinario della Polonia a Londra; I quali, in virtù dei pieni poteri loro conferiti, hanno concordato e sottoscritto quanto segue:

 

Articolo I

Qualora uno dei Paesi Contraenti sia costretto a ricorrere alle armi per reagire a un atto di aggressione da parte di una Potenza Europea, l’altro Paese Contraente fornirà a quello aggredito tutto l’aiuto necessario, nei limiti delle proprie possibilità.

 

Articolo II

1. Quanto disposto dal precedente Articolo 1 troverà applicazione anche nel caso in cui gli atti compiuti da una Potenza Europea minaccino, direttamente o indirettamente, l’indipendenza di uno dei due Stati Contraenti, ovvero siano di tale natura da costringere la parte contraente in questione a ritenere vitale il ricorso alle armi.

2. Qualora uno degli Stati contraenti sia costretto a entrare in guerra contro una Potenza Europea in conseguenza di atti di ostilità da parte di quella Potenza nei confronti di un altro Stato Europeo minacciandone l’indipendenza o la neutralità e tali da costituire un serio pericolo per la sicurezza di quello Stato contraente, si applicherà quanto disposto dall’Articolo 1, senza ledere in alcun modo i diritti dello Stato Europeo minacciato.

 

 

 

Articolo III

Qualora una Potenza Europea tenti di minare l’indipendenza di uno degli Stati contraenti, attraverso metodi di penetrazione economica o con qualunque altro sistema destabilizzante, entrambi gli Stati Contraenti collaboreranno per respingere tali tentativi. Se questa Potenza Europea dovesse aprire le ostilità contro una delle Nazioni contraenti, si applicherà quanto disposto dall’Articolo 1.

 

Articolo IV

I dettagli operativi per ottemperare agli impegni previsti dal presente Accordo, verranno stabiliti congiuntamente dalle competenti autorità militari dei Paesi Contraenti.

 

Articolo V

Fatti salvi gli impegni assunti dalle Parti Contraenti per assicurare il reciproco aiuto e supporto, immediatamente dopo l’apertura delle ostilità esse si scambieranno complete e rapide informazioni su ogni situazione che possa minacciare la loro indipendenza e, in particolare, sui relativi sviluppi di tale situazione qualora questi richiedessero il pronto adempimento degli impegni assunti.

 

Articolo VI

1. Le Parti Contraenti si informeranno vicendevolmente sui termini previsti da eventuali altri accordi della stessa natura che hanno sottoscritto o che hanno intenzione di sottoscrivere in futuro con altri Stati.

2. Qualora una delle Parti Contraenti intendesse sottoscrivere altre intese dopo l’entrata in vigore del presente Accordo, l’altra Parte Contraente dovrà esserne immediatamente informata in modo da verificare la compatibilità tra tali altre intese e lo stesso presente Accordo.

3. Ogni nuovo Accordo che le Parti Contraenti potranno sottoscrivere in futuro con altri Stati non ridurrà i rispettivi obblighi derivanti dal presente Accordo né creerà indirettamente nuovi obblighi tra la Parte Contraente non partecipante al nuovo Accordo e lo Stato terzo in questione.

 

Articolo VII

Qualora le Parti Contraenti fossero coinvolte in un conflitto in conseguenza dell’applicazione del presente Accordo, potranno concludere armistizi o trattati di pace solo congiuntamente.

 

 

Articolo VIII

1. Il presente Accordo rimarrà in vigore per un periodo di cinque anni.

2. Qualora l’Accordo non venga denunciato sei mesi prima della sua naturale scadenza, esso resterà in vigore; ciascuna Parte Contraente avrà comunque il diritto di denunciarlo in ogni momento con un preavviso di sei mesi.

3. Il presente Accordo entrerà in vigore alla data in cui verrà sottoscritto.

 

 

Firmato da: Lord Edward F. Halifax, Conte Edward Raczwiski.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Armistizio di Compiegne firmato dalla Francia e la Germania il 22 giugno 1940

 

Fra il capo dell'Alto Comando delle Forze Armate, il Colonnello Generale [Wilhelm] Keitel, incaricato dal Fuhrer della Reich Tedesco e del comandante supremo in capo delle forze armate tedesche e i plenipotenziari pienamente autorizzati dal governo francese, [Charles C.C.] Generale Huntziger, presidente della delegazione; L'ambasciatore [Léon] Noel, il contrammiraglio [Maurice R.] LeLuc, il generale di corpo di armata [Georges] Parisot, il generale d'aeronautica [Jean-Marie Joseph] Bergeret, è stato concordato il seguente trattato di armistizio:

 

ARTICOLO I.

Il governo francese comanda la fine dei combattimenti contro il Reich tedesco in Francia così come nei possedimenti francesi, le colonie, i territori di protettorato, i mandati, così come sui mari.

[Il governo francese] comanderà immediatamente di deporre le armi alle unità francesi già circondate dalle truppe tedesche.

 

ARTICOLO II.

Per salvaguardare gli interessi della Reich Tedesco, i territori dello stato francese a Nord e a ovest della linea tracciata sulla mappa allegata saranno occupati da truppe tedesche.

Per quanto riguarda le parti ancora non sono sotto controllo delle truppe tedesche, questa occupazione sarà effettuata subito dopo della conclusione di questo trattato.

 

ARTICOLO III.

Nelle zone occupate della Francia il Reich Tedesco esercita tutti i diritti di una forza di occupazione, il governo francese si obbliga a sostenere con ogni mezzo le norme derivanti dall'esercizio di questi diritti e di effettuare le verifiche con l'aiuto della sua amministrazione.

Tutte le autorità e funzionari francesi del territorio occupato, quindi, devono essere subito informati dal governo francese di eseguire gli ordini dei comandanti militari tedeschi e cooperare con loro in modo corretto.

È intenzione del governo tedesco limitare nella misura strettamente necessaria l'occupazione della costa ovest dopo la cessazione delle ostilità con l'Inghilterra.

Al governo francese è consentito scegliere la sede del governo relativo al territorio libero, o, se desidera, muoversi verso Parigi. In questo caso, il governo tedesco garantisce al governo francese e le relative autorità centrali ogni aiuto necessario così che essi siano in grado di condurre l'amministrazione del territorio libero da Parigi.

 

ARTICOLO IV.

Le forze Armate francesi di terra, di mare e nell'aria devono essere smobilitate e disarmate entro un periodo che verrà stabilito. Sono escluse soltanto quelle unità che sono necessarie per il mantenimento dell'ordine pubblico. La Germania e l'Italia determineranno la loro consistenza. Le forze armate francesi presenti nel territorio che occuperà la Germania devono essere ritirate al più presto nei territori non occupati e smobilitate. Queste truppe, prima di iniziare a marciare, deporranno le loro armi e apparecchiature nei posti in cui sono all'entrata in vigore di questo trattato. Esse sono responsabili della consegna ordinata alle truppe tedesche.

 

ARTICOLO V.

A garanzia del rispetto dell'armistizio, le truppe arresisi, che non hanno subito danni, e si trovano in territorio che non sarà occupato da forze tedesche dovranno consegnare alle truppe tedesche che stavano combattendo le armi da fuoco, carri armati, armi contro carro, aerei da guerra, artiglieria contraerea, armi da fanteria, mezzi di trasporto e munizioni.

La commissione di armistizio tedesca deciderà l'estensione della consegna.

 

ARTICOLO VI.

Le armi, le munizioni e le apparecchiature di guerra di ogni genere che rimangono nella parte libera di Francia devono essere immagazzinate e/o tenute sotto controllo tedesco e/o italiano questo ad eccezione delle truppe autorizzate.

L'alto comando del tedesco riserva il diritto di seguire tutte quelle misure che sono necessarie per escludere l'uso non autorizzato di questo materiale. La costruzione di nuove apparecchiature da guerra nel territorio libero deve essere arrestata immediatamente.

 

ARTICOLO VII.

Nel territorio occupato, tutte fortificazioni di terra e litoranee, con le armi, le munizioni e gli apparati e le strutture di ogni genere devono essere cedute intatte. Le piantine di queste fortificazioni, come pure le piantine di quelle già conquistate dalle truppe tedesche, devono essere consegnate.

Le mappe per quanto riguarda trappole esplosive, mine terrestri, ostruzioni, bombe a tempo, barriere da combattimento, ecc., saranno date all'alto comando tedesco. Questi ostacoli devono essere rimossi dalle forze francesi su richiesta tedesca.

 

ARTICOLO VIII.

La flotta da guerra francese dovrà essere radunata nei porti che saranno indicati e sotto controllo tedesco e/o italiano sarà smobilitata e internata, con l'eccezione di quelle unità necessarie al governo francese per proteggere degli interessi francesi nel suo impero coloniale.

I centri comando relativi dovranno controllare la designazione dei porti dove le navi resteranno attraccate.

Il governo tedesco dichiara solennemente al governo francese che non intende usare la flotta da guerra francese che è all'ancora nei porti sotto controllo tedesco per scopi di guerra, con l'eccezione delle unità necessarie per il pattugliamento del litorale e per la rimozione di mine.

Inoltre solennemente dichiara che non intende portare alcuna richiesta alla flotta da guerra francese fino al raggiungimento della pace.

Tutte le navi da guerra fuori della Francia devono essere richiamate con l'eccezione di quella parte della flotta da guerra francese che sarà indicata per rappresentare gli interessi francesi nell'impero coloniale.

 

ARTICOLO IX.

L'alto comando francese deve comunicare all'alto comando tedesco la posizione esatta di tutte le mine che la Francia ha posato, così come comunicherà informazioni sugli altri porti e ostruzioni e fortificazione litoranee di difesa. Se verrà richiesto dall'alto comando tedesco, le forze francesi dovranno rimuovere gli ordigni.

 

ARTICOLO X.

Il governo francese è costretto a vietare ogni ostilità da parte delle residue forze armate contro la Germania in qualsiasi maniera.

Il governo francese inoltre impedirà ai membri delle relative forze armate di lasciare il paese e impedirà che siano presi dall'Inghilterra o altri gli armamenti di tutti tipi, comprese navi, aerei, ecc.

Il governo francese vieterà ai cittadini francesi di combattere contro la Germania con gli stati con i quali il Reich tedesco è ancora in guerra. I cittadini francesi che violano questa misura saranno trattati dalle truppe tedesche come rivoltosi.

 

ARTICOLO XI.

I bastimenti commerciali francesi di tutti i tipi, compreso le imbarcazioni da diporto e litoranee che sono ora in mano francesi, non possono lasciare i porti fino a nuovo avviso. La ripresa dei commerci richiederà l'approvazione dei governi tedeschi e italiani.

I bastimenti commerciali francesi saranno richiamati dal governo francese o, se il ritorno è impossibile, il governo francese darà loro istruzioni per approdare in porti neutrali.

Tutti i bastimenti commerciali tedeschi confiscati saranno, su richiesta, restituiti [in Germania] intatti.

 

ARTICOLO XII.

Il volo di qualsiasi aeroplano sopra il territorio francese sarà proibito. Ogni aereo che effettuerà un volo senza approvazione tedesca sarà considerato come un nemico dall'aeronautica tedesca e sarà trattato di conseguenza.

In territorio libero, gli aeroporti e le infrastrutture al suolo dell'aeronautica saranno sotto controllo tedesco e italiano.

Potrebbe essere fatta richiesta di rendere inutilizzabili tali aeroporti. Il governo francese è tenuto a prendersi in carico tutti gli aeroplani stranieri nel territorio libero per impedirne i voli. Devono essere dati alle forze armate tedesche.

 

ARTICOLO XIII.

Il governo francese si obbliga per fornire alle truppe tedesche nei territori occupati tutte le infrastrutture e proprietà delle forze armate francesi in condizioni intatte.

[Il governo francese] inoltre farà in modo che i porti, le strutture industriali e i bacini sono conservati nel loro stato attuale e non danneggiati in alcun modo.

Le stesse regole si applicano alle infrastrutture di trasporto, in particolare ferrovie, strade e canali e all'intera rete di comunicazioni, canali navigabili e servizi litoranei di trasporto.

Inoltre, il governo francese a richiesta dell'alto comando tedesco realizzerà tutti i lavori necessari di ripristino su queste infrastrutture.

Il governo francese farà in modo che nei territori occupati il personale tecnico e il materiale rotabile delle ferrovie e di altri mezzi da trasporto, come se fossimo in tempo di pace, sia mantenuto in servizio.

 

ARTICOLO XIV.

Sara immediatamente proibita, su territorio francese ogni comunicazione via radio. La ripresa dei collegamenti via radio nella parte libera della Francia richiederà un regolamento speciale.

 

ARTICOLO XV.

Il governo francese si obbliga a trasportare merci verso il Reich Tedesco e l'Italia, attraverso il territorio libero, nella misura richiesta dal governo tedesco.

 

ARTICOLO XVI.

Il governo francese, in accordo coi funzionari tedeschi responsabili, eseguirà il ritorno della popolazione nel territorio occupato.

 

ARTICOLO XVII.

Il governo francese si obbliga a impedire ogni trasferimento di valuta e di provvigioni economiche dal territorio che sarà occupato dalle truppe tedesche al territorio libero o all'estero.

Queste valute e provvigioni nel territorio occupato possono essere usate soltanto in accordo col governo tedesco. Per questo motivo, il governo tedesco considererà le necessità di vita della popolazione nel territorio libero.

 

ARTICOLO XVIII.

Il Governo Francese si accollerà i costi di mantenimento delle truppe di occupazione tedesche sul territorio francese.

 

ARTICOLO XIX.

Tutti i prigionieri di guerra e civili tedeschi che sono in custodia francese, compresi quelli in arresto e condannati e chi è stato fermato a causa di atti in favore per la Reich tedesco, saranno consegnati immediatamente alle truppe tedesche.

Il governo francese è obbligato a consegnare su richiesta tutti i tedeschi richiamati dal governo tedesco in Francia così come in tutti i possedimenti francesi, le colonie, i territori sotto protettorato e i mandati.

Il governo francese si obbliga a non trasferire i prigionieri tedeschi nei suoi possedimenti al di fuori del territorio metropolitano. Per quanto riguarda i prigionieri già fuori dalla Francia, come pure i prigionieri tedeschi ammalati e feriti che non possono essere trasportati, dovranno essere rilasciate le liste esatte con i luoghi di residenza. L'alto comando tedesco presuppone che venga effettuata la cura dei prigionieri tedeschi ammalati e feriti di guerra.

 

ARTICOLO XX.

Le truppe francesi nei campi di prigionia tedeschi rimarranno prigionieri di guerra fino alla conclusione di una pace.

 

ARTICOLO XXI.

Il governo francese si assume la responsabilità della sicurezza di tutti gli oggetti e preziosi la quale cessione e integrità deve essere preservata attesa di disposizioni previste in questo accordo o il trasporto al di fuori di questo paese è vietato. Il governo francese compenserà la distruzione, danneggiamento o rimozione che contraddicano l'accordo.

 

ARTICOLO XXII.

La Commissione di armistizio, agendo in conformità con la direzione dell'alto comando tedesco, regolerà e sorveglierà l'avanzamento dell'accordo di armistizio. È un obbiettivo della Commissione di armistizio assicurare la necessaria conformità di questo accordo con l'armistizio Italo-Francese.

Il governo francese trasmetterà una delegazione alla sede della Commissione tedesca di armistizio per rappresentare i desideri francesi e per ricevere le direttive dalla Commissione tedesca di armistizio per l'esecuzione [dell'accordo].

 

ARTICOLO XXIII.

Questo accordo di armistizio entrerà in vigore non appena il governo francese raggiungerà un accordo con il governo italiano per quanto riguarda cessazione delle ostilità.

Le ostilità saranno interrotte sei ore dopo che il governo italiano abbia notificato al governo tedesco della conclusione del relativo accordo. Di questo il governo tedesco notificherà il governo francese via radio.

 

ARTICOLO XXIV.

Questo accordo è valido fino alla conclusione di un Trattato di Pace. Il governo tedesco può ritenere concluso in qualunque momento questo accordo con effetto immediato nel caso in cui il governo francese non riesca a ottemperare agli obblighi che presuppone l'accordo.

Questo accordo di armistizio, è firmato nella foresta di Compiègne, giugno 22.1940, alle 6:50 P.m., ora legale tedesca.

 

 

Huntziger

Keitel

 

Appendice

 

La linea accennata nel II articolo dell'accordo d'armistizio inizia a est, sul confine Franco-Svizzero vicino Ginevra e corre da là fin quasi sopra i villaggi di Dôle, di Paray, di Le Monial e di Bourges a circa venti chilometri a est di Tours. Prosegue a una distanza di venti chilometri a est dalla linea ferroviaria Tours-Angouléme-Liborune e arriva a Mont de Marsan e Orthez fino al confine spagnolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Armistizio di Villa Incisa tra Francia e Italia firmato il 24 Giugno 1940

 

 

Art. I. La Francia cesserà le ostilità contro l'Italia nel territorio francese metropolitano, nell'Africa francese dei Nord, nelle colonie e territori protetti e sotto mandato. Cesserà egualmente le ostilità contro l'Italia per mare e per aria.

 

Art. II. Le truppe italiane si manterranno, all'entrata in vigore della presente convenzione di armistizio e per tutta la durata dello stesso, sulle loro linee avanzate in tutti i teatri di operazioni.

 

Art. III. Nel territorio francese metropolitano, la zona compresa fra le linee di cui all'art. Il e una linea corrente a cinquanta chilometri in linea d'aria da esse sarà, per la durata dell'armistizio, smilitarizzata.

In Tunisia sarà, per la durata dell'armistizio, smilitarizzata la zona compresa fra l'attuale confine libico-tunisino e la linea segnata sulla carta annessa.

In Algeria e nei territori dell'Africa francese a sud della stessa, confinanti con la Libia, per la durata dell'armistizio sarà smilitarizzata una zona compresa fra il confine libico e una linea parallela e distante da essa duecento chilometri. Finché dureranno le ostilità dell’Italia contro l'impero britannico e per la durata dell'armistizio, il territorio della colonia della Costa francese dei Somali sarà smilitarizzato per intero.

Per la durata dell'armistizio, l'Italia avrà pieno e costante diritto di usufruire dei porti e delle installazioni portuali di Gibuti e della ferrovia Gibuti-Addis Abeba, nel tratto francese, per trasporti di qualsiasi specie.

 

Art. IV. Le zone da smilitarizzare, di cui all'art.III, saranno entro dieci giorni dalla cessazione delle ostilità evacuate dalle truppe francesi, ad eccezione del personale strettamente necessario per la custodia e manutenzione delle opere di fortificazione, caserme, magazzini e edifici militari e delle truppe per il mantenimento dell'ordine interno che la Commissione italiana di armistizio, di cui in seguito, determinerà di volta in volta.

 

Art. V. Fermo il diritto di cui all'art.X seguente, tutte le armi mobili e relative munizioni esistenti nelle zone da smilitarizzare del territorio francese metropolitano e di quello adiacente alla Libia, in più di quelle in consegna alle truppe che sgomberano come è detto sopra, i territori di cui si tratta, debbono essere evacuate entro un termine di quindici giorni. Le armi fisse delle opere di fortificazione e relative munizioni devono essere messe, nello stesso periodo di tempo, in condizione di non essere usate.

Nel territorio della Costa francese dei Somali, tutte le armi mobili e relative munizioni, in più di quelle in consegna alle truppe che sgomberano il territorio, verranno depositate, entro il medesimo termine di quindici giorni, nelle località che saranno stabilite dalla Commissione italiana di armistizio di cui in seguito. Per le armi fisse e le munizioni delle opere di fortificazione esistenti in detto territorio vale quanto disposto per il territorio francese metropolitano e per quello adiacente alla Libia.

 

Art. VI. Finché dureranno le ostilità fra l'Italia e l'impero britannico, le piazzeforti militari marittime e le basi navali di Tolone, Biserta, Aiaccio e Orano (Mers-E1-Kebir) saranno smilitarizzate sino alla cessazione delle ostilità contro detto Impero. Tale smilitarizzazione dovrà essere attuata entro un termine di quindici giorni e dovrà essere tale da rendere dette piazzeforti e basi inutilizzabili agli effetti della loro capacità offensiva-difensiva. La loro capacità logistica sarà, sotto controllo della Commissione italiana di armistizio, limitata ai bisogni delle navi da guerra francesi che, a norma dell'art. II seguente, vi faranno base.

 

Art. VII. Nelle zone, piazzeforti militari marittime e basi navali da smilitarizzare, rimarranno naturalmente in funzione le autorità civili francesi e le forze di polizia necessarie al mantenimento dell'ordine pubblico; vi rimarranno pure le autorità territoriali militari e marittime che saranno determinate dalla Commissione italiana di armistizio.

 

Art. VIII. La Commissione italiana di armistizio, di cui in seguito, determinerà cartograficamente i limiti esatti delle zone, piazzeforti militari marittime e basi navali da smilitarizzare e i dettagli delle modalità esecutive di smilitarizzazione. La stessa Commissione avrà pieno e costante diritto di controllare l'esecuzione in dette zone, piazze e basi di quanto stabilito negli accordi precedenti, sia per mezzo di visite di controllo, sia per mezzo di sue Delegazioni permanenti sul posto.

 

Art. IX. Tutte le Forze Armate di terra, di mare e dell'aria della Francia metropolitana saranno smobilitate e disarmate entro un termine di tempo da fissare ulteriormente, ad eccezione delle formazioni necessarie al mantenimento dell'ordine interno. le forze e l'armamento delle suddette formazioni saranno determinati dall'Italia e dalla Germania.

Per quanto concerne i territori dell'Africa dei Nord francese, della Siria e della Costa francese dei Somali, la Commissione italiana di armistizio, nello stabilire le modalità di smobilitazione e di disarmo, terrà conto dell'importanza particolare dei mantenimenti dell'ordine in detti territori.

 

Art.X. L'Italia si riserva di esigere, come garanzia dell’esecuzione della convenzione di armistizio, la consegna, in tutto o in parte, delle armi collettive di fanteria e di artiglieria, autoblinde, carri armati, veicoli automobili e ippomobili e munizioni appartenenti alle unità che sono state comunque impegnate o schierate contro le Forze Armate italiane. Le armi e i materiali suddetti dovranno essere consegnati nello stato in cui si trovano al momento dell'armistizio.

 

Art.XI. Le armi, munizioni e materiale bellico di qualsiasi specie che rimangono nei territori francesi non occupati, ivi comprese le armi e munizioni evacuate dalle zone, piazzeforti militari marittime e basi navali da smilitarizzare, ed esclusa quella parte che venga lasciata in uso alle unità permesse, saranno riuniti e accantonati sotto controllo italiano o germanico. La costruzione di materiale bellico di qualsiasi specie nei territori non occupati deve cessare immediatamente.

 

Art. XII. Le unità della Marina da guerra francese saranno concentrate nei porti che verranno indicati e saranno smobilitate e disarmate sotto il controllo dell’Italia o della Germania.

Faranno eccezione quelle unità di cui i Governi italiano e tedesco concedessero l'uso per la salvaguardia dei territori coloniali francesi. Sarà elemento determinante per l'indicazione dei porti di cui sopra la dislocazione delle unità navali in tempo di pace.

Tutte le navi da guerra lontane dalla Francia metropolitana, che non siano eventualmente riconosciute necessarie alla salvaguardia degli interessi coloniali francesi, saranno fatte rientrare nei porti metropolitani.

Il Governo italiano dichiara che non ha l'intenzione di impiegare durante la presente guerra le unità della Marina da guerra francese poste sotto il suo controllo e che dei pari non ha l'intenzione di avanzare pretese, alla conclusione della pace, sulla flotta francese. Durante l'armistizio potrà però essere richiesto il naviglio francese necessario al dragaggio delle mine di cui all'articolo seguente.

 

Art.XIII Tutti gli sbarramenti di mine saranno notificati al Comando Supremo italiano.

Le autorità francesi provvederanno, entro il termine di dieci giorni, a fare scaricare col proprio personale tutte le interruzioni ferroviarie e stradali, campi minati e fornelli da mina in genere approntati nelle zone, piazzeforti militari marittime e basi navali da smilitarizzare.

 

Art. XIV. Il Governo francese, oltre ad obbligarsi a non intraprendere in qualsiasi luogo qualsiasi forma di ostilità contro l'Italia, si impegna a impedire agli appartenenti alle sue Forze Armate e ai cittadini francesi in genere di uscire dal territorio nazionale per partecipare, comunque, a ostilità contro l'Italia. le truppe italiane useranno contro i trasgressori alla suddetta norma e contro i cittadini francesi già all'estero che intraprendessero collettiva- mente o singolarmente atti di ostilità contro l'Italia, il trattamento riservato ai combattenti fuori legge.

 

Art. XV. Il Governo francese si impegna a impedire che navi da guerra, aeroplani, armi, materiali bellici e munizioni di qualsiasi specie di proprietà francese, o esistenti in territori francesi, o comunque controllati dalla Francia, vengano avviati in territori dell'impero britannico o in altri Stati esteri.

 

Art. XVI. Divieto di uscita per tutte le navi mercantili della Marina francese fino al momento in cui i Governi italiano e tedesco consentissero la ripresa parziale o totale del traffico commerciale francese. Le navi mercantili che non si trovassero al momento dell'armistizio in porti francesi, o comunque sotto il controllo della Francia, saranno o richiamate in essi o avviate a porti neutrali.

 

Art. XVII. Tutte le navi mercantili italiane catturate saranno immediatamente restituite con l'intero carico diretto in Italia che avevano al momento della cattura. Dovranno altresì essere restituite le merci non deperibili italiane, o dirette in Italia, catturate a bordo di navi non italiane.

 

Art. XVIII. Divieto immediato di decollo per tutti gli aerei trovantisi nel territorio francese, o nei territori comunque sotto il controllo francese. Tutti gli aeroporti e tutte le installazioni nei territori suddetti saranno sotto il controllo italiano o tedesco. Gli aerei stranieri che si trovino nei territori di cui sopra saranno consegnati alle autorità militari italiane o germaniche.

 

Art. XIX. Fino a quando i Governi italiano e tedesco non stabiliranno altrimenti, saranno vietate le trasmissioni radio in genere in tutti i territori della Francia metropolitana. Le condizioni nelle quali potranno effettuarsi le comunicazioni radio tra la Francia e l'Africa dei Nord francese, la Siria e la Costa francese dei Somali saranno determinate dalla Commissione italiana di armistizio.

 

Art. XX. Libertà di traffico delle merci in transito fra la Germania e l'Italia attraverso il territorio francese non occupato.

 

 

Art. XXI. Saranno immediatamente liberati e consegnati alle Autorità militari italiane tutti i prigionieri italiani di guerra, o i civili italiani comunque internati, arrestati, o condannati per ragioni politiche, o di guerra, o per atti comunque a favore dei Governo italiano.

 

Art.XXII. Il Governo francese si rende garante della buona conservazione di tutto quanto deve o può dover consegnare in virtù della presente convenzione.

 

Art. XXIII. Una Commissione italiana di armistizio, alla dipendenza dei Comando Supremo italiano, sarà incaricata di regolare e controllare, sia direttamente, sia a mezzo dei suoi organi, l'esecuzione della presente convenzione di armistizio. Essa sarà altresì incaricata di armonizzare la presente convenzione con quella già conclusa fra Germania e Francia.

 

Art. XXIV. Nella sede della Commissione di cui all'articolo precedente si insedierà una Delegazione francese incaricata di fare presenti i desiderata del proprio Governo relativi all'esecuzione della presente convenzione e di trasmettere alle autorità francesi competenti le disposizioni della Commissione italiana di armistizio.

 

Art. XXV. La presente convenzione di armistizio entrerà in vigore all'atto della sua firma. Le ostilità cesseranno in tutti i teatri di operazioni sei ore dopo il momento in cui il Governo italiano avrà comunicato al Governo tedesco l'avvenuta conclusione del presente accordo. Il Governo italiano notificherà detto momento al Governo francese per via radio.

 

Art. XXVI. La presente convenzione di armistizio rimarrà in vigore fino alla conclusione dei Trattato di pace. Potrà essere denunciata dall'Italia in qualsiasi momento con effetto immediato, ove il Governo francese non adempia agli obblighi assunti.

 

I sottoscritti plenipotenziari, debitamente autorizzati, dichiarano di approvare le condizioni sopra indicate. Roma, 24 giugno 1940-XVIII, ore 19.15.

 

Firmato: Il Maresciallo d'Italia Pietro Badoglio

Firmato: Le Générai d'Armée Huntziger

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Patto Tripartito, 27 settembre 1940, tra Italia, Germania e Giappone

 

I Governi dell'Italia, della Germania e del Giappone, considerando come condizione pregiudiziale per una pace duratura il fatto che tutte le nazioni del mondo debbano avere il posto che a ciascuna spetta, hanno deciso di sostenersi e di cooperare l'uno con l'altro nell'azione che rispettivamente svolgono nella più grande Asia orientale e nella regione d'Europa, ove è loro principale scopo quello di stabilire e di mantenere un nuovo ordine di cose inteso a promuovere la reciproca prosperità e il benessere dei popoli interessati. È inoltre desiderio dei tre Governi di estendere tale cooperazione a quelle nazioni, in altre sfere del mondo, che siano disposte ad adoperarsi, seguendo direttive simili alle loro, affinché possano cosi essere realizzate le aspirazioni fondamentali per una pace mondiale.

 

In conformità a ciò i Governi d'Italia, della Germania e del Giappone hanno concordato quanto segue:

 

Art. 1. Il Giappone riconosce e rispetta il compito direttivo dell'Italia e della Germania per lo stabilimento di un nuovo ordine in Europa.

 

Art. 2. L'Italia e la Germania riconoscono e rispettano il compito direttivo del Giappone nello stabilimento di un nuovo ordine nella più grande Asia orientale.

 

Art. 3. Germania, Italia e Giappone concordano di collaborare insieme e unire i loro sforzi secondo le linee suddette. Esse inoltre si impegnano ad aiutarsi vicendevolmente con tutti i mezzi politici, economici e militari di cui dispongono qualora una delle tre Nazioni firmatarie di questo accordo venisse attaccata da una potenza attualmente non coinvolta nella guerra in Europa o nel conflitto Cino-Giapponese.

 

Art. 4. Allo scopo di rendere operativo questo Patto, commissioni tecniche congiunte, i cui membri verranno nominati dai rispettivi Governi di Germania, Italia e Giappone, si riuniranno al più presto.

 

Art. 5. Germania, Italia e Giappone congiuntamente dichiarano che i termini del presente accordo non influenzeranno in alcun modo le relazioni politiche attualmente esistenti tra ciascuna delle tre potenze firmatarie e la Russia Sovietica.

 

Art. 6. Il presente Patto, dopo la sua firma, entrerà in vigore con effetto immediato e avrà la durata di 10 anni a partire dalla data in cui verrà sottoscritto. Prima della scadenza di tale termine, le parti contraenti si incontreranno per negoziarne il rinnovo.

 

In fede, i sottoscritti regolarmente autorizzati dai loro rispettivi governi, hanno firmato questo patto e hanno apposto qui le loro firme.

 

Fatto in triplice copia a Berlino, il 27° giorno di Settembre 1940, 19° anno dell'era fascista, corrispondente al 27° giorno del 9° mese del 15° anno dello Showa (il regno dell'Imperatore Hirohito).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Accordo di St. James, 12 Giugno 1941 tra gli stati alleati.

 

I Governi di Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Sud Africa, Belgio, il Governo Provvisorio della Cecoslovacchia, i Governi di Grecia, Lussemburgo, Olanda, Norvegia, Polonia, Jugoslavia e i Rappresentanti del Generale De Gaulle, leader degli uomini liberi di Francia.

 

Impegnati insieme nella lotta contro l’aggressione Tedesca, concordano quanto segue:

 

1. Essi continueranno a combattere contro l'oppressione tedesca e italiana fino alla vittoria e si aiuteranno reciprocamente al limite delle proprie possibilità;

 

2. Non ci potrà essere pace e prosperità finché i Popoli liberi saranno costretti con la violenza a sottomettersi alla dominazione della Germania e dei suoi alleati o a vivere sotto la minaccia di tale costrizione;

 

3. L'unico modo per ottenere una pace durevole è la cooperazione fra tutti i Popoli Liberi, in un mondo nel quale, debellata ogni minaccia di aggressione, si possa finalmente godere del benessere sociale ed economico con la ferma volontà di lavorare insieme, sia in guerra che in pace, per raggiungere tale obbiettivo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carta Atlantica, 14 Agosto 1941

 

Il Presidente degli Stati Uniti d'America e il Primo Ministro del Governo di Sua Maestà Britannica, Sig. Winston Churchill, in occasione del loro incontro, reputano opportuno far conoscere alcuni principi comuni, ispiratori della politica dei rispettivi paesi, sui quali essi fondano le speranze per un futuro migliore.

 

I loro Paesi non aspirano a espansioni territoriali o di altra natura. Essi non desiderano mutamenti territoriali che non siano conformi al desiderio liberamente espresso dai popoli. Essi rispettano il diritto di tutti i popoli di scegliere la forma di governo da cui intendono essere retti e desiderano inoltre vedere restituiti i diritti sovrani e l'autonomia a quei popoli che ne siano stati privati con la forza.

 

Essi, nel rispetto dei loro attuali impegni, cercheranno di assicurare a tutti gli Stati, grandi e piccoli, vincitori e vinti, in condizione di parità, la partecipazione ai commerci e l'accesso alle materie prime mondiali necessarie alla loro prosperità.

 

Essi desiderano promuovere la massima collaborazione fra tutte le nazioni in campo economico, al fine di assicurare a tutti migliori condizioni di lavoro, di sicurezza sociale e di sviluppo.

 

Dopo aver definitivamente abbattuto la tirannia nazista, essi sperano di veder instaurata una pace che consenta a tutte le nazioni di vivere sicure entro i propri confini e dia la certezza agli uomini di tutti i paesi, di poter vivere liberi dal timore e dal bisogno.

 

Questa pace dovrebbe consentire a tutta l'umanità di attraversare senza ostacoli i mari e gli oceani.

 

Essi ritengono che per ragioni sia materiali che morali, tutte le nazioni del mondo debbano rinunciare all’uso della forza. Poiché in avvenire non sarà possibile conservare la pace qualora armamenti terrestri, navali e aerei, continueranno a essere impiegati dalle Nazioni con l’intento di compiere aggressioni al di là delle proprie frontiere, in attesa della creazione di un più ampio e duraturo sistema di sicurezza generale, si ritiene che il disarmo di tali Nazioni sia indispensabile.

 

Essi inoltre incoraggeranno e appoggeranno i popoli amanti della pace affinché adottino provvedimenti che riducano lo schiacciante onere economico rappresentato dagli armamenti.

 

Firmata da: Franklin D. Roosevelt, Winston S. Churchill.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Patto dell’11/12/1941 tra Germania, Italia e Giappone a non trattare separatamente la pace con Londra e Washington

 

L'Italia, il Giappone e la Germania condurranno unite la guerra che è stata loro imposta dagli Stati Uniti d'America e dall'Inghilterra, con tutti i mezzi di cui dispongono e fino alla cessazione delle ostilità.

 

Articolo II

Con questo Patto l'Italia, la Germania e il Giappone si impegnano reciprocamente a non concludere alcun armistizio o trattato di pace sia con gli Stati Uniti che con la Gran Bretagna senza il preventivo e completo accordo dei firmatari del Patto stesso.

 

Articolo III

L'Italia, la Germania e il Giappone collaboreranno strettamente tra loro anche dopo la fine vittoriosa di questa guerra, secondo i principi che hanno ispirato il Patto Tripartito concluso il 27 Settembre 1940, al fine di istituire un nuovo ordine mondiale.

 

Articolo IV

Il presente Accordo entrerà in vigore immediatamente dopo la sua firma e lo rimarrà per l'intera durata del Patto Tripartito sottoscritto il 27 Settembre 1940. Le Parti Contraenti di questo Patto concorderanno le modalità necessarie per l'attuazione di quanto disposto dal precedente Articolo III.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dichiarazione delle Nazioni Unite, 1 Gennaio 1942

 

dichiarazione congiunta degli Stati Uniti d’America, del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, della Cina, dell’Australia, del Belgio, del Canada, di Costarica, di Cuba, della Cecoslovacchia, della Repubblica Dominicana, di San Salvador, della Grecia, del Guatemala, di Haiti, dell’Honduras, dell’India, del Lussemburgo, dei Paesi Bassi, della Nuova Zelanda, del Nicaragua, della Norvegia, di Panama, della Polonia, del Sudafrica e della Jugoslavia.

 

I sottoscritti Governi,

 

Avendo accettato un comune programma di propositi e principi contenuto nella Dichiarazione del Presidente degli Stati Uniti d’America e del Primo Ministro del Regno di Gran Bretagna e Irlanda del Nord in data 14 Agosto 1941, nota col nome di Carta Atlantica;

 

Convinti che sia indispensabile una vittoria completa sui loro nemici per conquistare la libertà e l’indipendenza e per difendere i diritti dell’uomo e la giustizia sia nel proprio territorio che altrove,

 

Consci di partecipare a una lotta comune contro forze selvagge e brutali che cercano di soggiogare il mondo,

 

Dichiarano:

 

1. Ciascun Governo s’impegna a usare tutte le proprie risorse, militari o economiche, contro i firmatari del Patto Tripartito e loro alleati, con i quali si trova in stato di Guerra.

 

2. Ciascun Governo s’impegna a cooperare con i Governi firmatari della presente dichiarazione e a non concludere separatamente alcun armistizio o trattato di pace con i nemici.

A questa dichiarazione possono aderire tutte le Nazioni che contribuiscono o contribuiranno materialmente alla lotta per il conseguimento della vittoria sul Nazismo.

 

- Paesi aderenti a questa Dichiarazione e rispettive date di adesione:

 

Messico 5 giugno 1942 - Filippine 10 giugno 1942 - Cile 12 febbraio 1945 - Etiopia 28 luglio 1942 - Paraguay 12 febbraio 1945 - Peru 11 febbraio 1945 - Iraq 16 gennaio 1943 - Venezuela 16 febbraio 1945 - Brasile 8 febbraio 1943 - Uruguay 23 febbraio 1945 - Bolivia 27 aprile 1943 - Turchia 24 febbraio 1945 - Iran 10 settembre 1943 - Egitto 27 febbraio 1945 - Colombia 22 dicembre 1943 - Arabia Saudita 1 marzo 1945 - Liberia 26 febbraio 1944 - Libano 1 marzo 1945 - Francia 26 dicembre 1944 - Siria 1 marzo 1945 - Ecuador 7 febbraio 1945.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Conferenza di Casablanca 14 - 24/1/1943

 

 

Dichiarazione Ufficiale Conclusiva

 

Prima della fine di quest’anno sarà reso noto al mondo, con i fatti piuttosto che con parole, che la Conferenza di Casablanca ha prodotto molte novità, le quali diverranno cattive notizie per Tedeschi, Italiani e Giapponesi.

Abbiamo recentemente concluso una lunga e difficile battaglia nel sud-ovest del Pacifico e abbiamo conseguito notevoli conquiste militari. Questa battaglia è iniziata nelle Salomone e nella Nuova Guinea l'estate scorsa. Essa ha dimostrato la superiorità dei nostri aerei e, soprattutto, nella maggior qualità dei nostri soldati e marinai.

Le forze armate americane nel sud-ovest del Pacifico stanno ricevendo un poderoso aiuto dall’Australia e dalla Nuova Zelanda e anche direttamente dagli Inglesi.

Non pensiamo di passare il tempo che ci vorrebbe per portare il Giappone alla sconfitta finale soltanto attaccando di isola in isola nell’immensità della distesa del Pacifico.

Grandi e decisive azioni contro i giapponesi saranno direttamente prese nel territorio cinese. Importanti azioni saranno intraprese nei cieli sopra la Cina e sul Giappone stesso.

Le discussioni a Casablanca, sono state proseguite nel Chungking con il Generalissimo Chang Kai Schek dal generale Arnold e hanno dato luogo a piani precisi per le operazioni offensive.

Ci sono molte strade che conducono a Tokyo. Non ne trascureremo nessuna.

Nel tentativo di scongiurare l’inevitabile catastrofe, la propaganda dei paesi dell’asse sta tentando con i suoi vecchi trucchi, di dividere le Nazioni Unite. Essi cercano d’insinuare l'idea che, se si vince questa guerra, Russia, Inghilterra, Cina, e gli Stati Uniti lotteranno come un cane con un gatto.

Questo è il loro ultimo tentativo di mettere una nazione contro l’altra, nella vana speranza di poter far pace separata con una o due nazioni alla volta, ma nessuno di noi può essere così ingenuo e così dimentico da accettare “offerte” a scapito di altri alleati.

A questi tentativi, dettati dal panico, di sfuggire alle conseguenze dei loro crimini, noi, diciamo con tutte le Nazioni Unite, che l'unica premessa con la quale noi discuteremo con i governi dell’asse o di qualsiasi loro fazione sono i termini proclamati a Casablanca: “resa incondizionata”. La posizione intransigente che abbiamo assunto non riguarda i popoli delle nazioni dell'Asse a cui non faremo alcun male, ma soltanto i loro colpevoli e barbari capi.

Negli anni delle rivoluzioni Americana e Francese fu stabilito il principio guida fondamentale per le nostre democrazie. La pietra angolare di tutto il nostro edificio democratico è il principio che l’autorità di governo viene data dai cittadini e solo da essi.

Si tratta di uno dei nostri obiettivi di guerra, come espresso nella Carta atlantica, le popolazioni conquistate oggi saranno domani padrone del loro destino. Non vi deve essere alcun dubbio che lo scopo inalterabile delle Nazioni Unite è ridare ai popoli conquistati i loro sacri diritti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ordine del Giorno Grandi, 25 luglio 1943

 

 

Il Gran Consiglio del Fascismo

 

riunendosi in queste ore di supremo cimento, volge innanzi tutto il suo pensiero agli eroici combattenti di ogni arma che, fianco a fianco con la gente di Sicilia in cui più risplende l'univoca fede del popolo italiano, rinnovando le nobili tradizioni di strenuo valore e d'indomito spirito di sacrificio delle nostre gloriose Forze Armate, esaminata la situazione interna e internazionale e la condotta politica e militare della guerra proclama il dovere sacro per tutti gli italiani di difendere ad ogni costo l'unità, l'indipendenza, la libertà della Patria, i frutti dei sacrifici e degli sforzi di quattro generazioni dal Risorgimento a oggi, la vita e l'avvenire del popolo italiano;

 

afferma la necessità dell'unione morale e materiale di tutti gli italiani in questa ora grave e decisiva per i destini della Nazione;

 

dichiara che a tale scopo è necessario l'immediato ripristino di tutte le funzioni statali, attribuendo alla Corona, al Gran Consiglio, al Governo, al Parlamento, alle Corporazioni i compiti e le responsabilità stabilite dalle nostre leggi statutarie e costituzionali;

 

invita il Governo a pregare la Maestà del Re, verso il quale si rivolge fedele e fiducioso il cuore di tutta la Nazione, affinché Egli voglia per l'onore e la salvezza della Patria assumere con l'effettivo comando delle Forze Armate di terra, di mare, dell'aria, secondo l'articolo 5 dello Statuto del Regno, quella suprema iniziativa di decisione che le nostre istituzioni a Lui attribuiscono e che sono sempre state in tutta la nostra storia nazionale il retaggio glorioso della nostra Augusta Dinastia di Savoia.

 

Dino Grandi

 

 

 

 

 

 

 

Armistizio Breve, 3 settembre 1943

 

 

Lì 3 settembre 1943

 

Le seguenti condizioni di armistizio sono presentate dal generale Dwight D. Eisenhower, Generale Comandante delle Forze armate alleate, autorizzato dai Governi degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, e nell'interesse delle Nazioni Unite, e sono accettate dal Maresciallo Badoglio, Capo del Governo italiano.

 

1) Immediata cessazione di ogni attività ostile da parte delle Forze Armate Italiane.

 

2) L'Italia farà ogni sforzo per sottrarre ai tedeschi tutti i mezzi che potrebbero essere adoperati contro le Nazioni Unite.

 

3) Tutti i prigionieri e gli internati delle Nazioni Unite saranno rilasciati immediatamente nelle mani del Comandante in Capo alleato e nessuno di essi dovrà essere trasferito in territorio tedesco.

 

4) Trasferimento immediato in quelle località che saranno designate dal Comandante in Capo alleato, della Flotta e dell'Aviazione italiane con i dettagli del disarmo che saranno fissati da lui.

 

5) Il Comandante in Capo alleato potrà requisire la marina mercantile italiana e usarla per le necessità del suo programma militare navale.

 

6) Resa immediata agli Alleati della Corsica e di tutto il territorio italiano sia delle isole che del Continente per quell'uso come basi di operazioni e per altri scopi che gli Alleati riterranno necessari.

 

7) Immediata garanzia del libero uso di tutti i campi di aviazione e dei porti navali in territorio italiano senza tener conto del progresso dell'evacuazione delle forze tedesche dal territorio italiano. Questi porti navali e campi di aviazione dovranno essere protetti dalle forze armate italiane finché questa funzione non sarà assunta dagli Alleati.

 

8) Tutte le forze armate italiane saranno richiamate e ritirate su territorio italiano da ogni partecipazione alla guerra da qualsiasi zona in cui siano attualmente impegnate.

 

9) Garanzia da parte del Governo italiano che, se necessario, impiegherà le sue forze armate per assicurare con celerità e precisione l'adempimento di tutte le condizioni di questo armistizio.

 

10) Il Comandante in Capo delle forze alleate si riserva il diritto di prendere qualsiasi provvedimento che egli riterrà necessario per proteggere gli interessi delle forze alleate per il proseguimento della guerra; e il Governo italiano s'impegna a prendere quelle misure amministrative e di altro carattere che il Comandante in Capo richiederà, e in particolare il Comandante in Capo stabilirà un Governo militare alleato su quelle parti del territorio italiano che egli giudicherà necessario nell'interesse delle Nazioni alleate.

 

11) Il Comandante in Capo delle forze armate alleate avrà il pieno diritto d'imporre misure di disarmo, smobilitazione e demilitarizzazione.

 

12) Altre condizioni di carattere politico, economico e finanziario a cui l'Italia dovrà conformarsi saranno trasmesse più tardi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Armistizio Lungo, Malta 29/9/1943

 

 

Il 29 settembre 1943 nelle acque di Malta, sul quadrato della nave britannica “ Nelson “, si riunirono:

 

per gli “alleati”, il gen. Eisenhower, l'ammiraglio Cunningham, il gen. MacFarlane, il gen. Gorth, coi loro ufficiali;

per l'Italia; il Maresciallo Badoglio, il gen. Ambrosio, il gen. Roatta, il gen. Sandalli, l'ammiraglio De Courten, coi loro ufficiali.

 

Nella riunione fu discussa la dichiarazione di guerra del R. Governo italiano alla Germania, richiesta dagli anglo-americani attraverso il gen. Eisenhower. Il Capo del R. Governo italiano Badoglio concordò circa l'opportunità della dichiarazione di guerra al Reich, solo riservando al Sovrano la definitiva decisione.

 

In quella stessa riunione fu firmato l'atto definitivo dell'armistizio italiano. L'atto era intitolato “Condizioni aggiuntive di armistizio con l'Italia “, e integrava il primo schema di armistizio, o “ corto armistizio “, firmato il 3 settembre 1943.

Questo è il testo integrale del nuovo protocollo, noto col nome di “lungo armistizio”, o “resa incondizionata dell'Italia “.

 

“Poiché in seguito ad un armistizio in data 3 settembre 1943, fra i Governi degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, agenti nell'interesse di tutte le Nazioni Unite, da una parte, e il Governo italiano dall'altra, le ostilità sono state sospese fra l'Italia e le Nazioni Unite in base ad alcune condizioni di carattere militare; e poiché, oltre queste condizioni, era stabilito in detto armistizio che il Governo italiano si impegnava a eseguire altre condizioni di carattere politico, economico e finanziario da trasmettere in seguito; e poiché è opportuno che le condizioni di carattere militare e le suddette condizioni di carattere politico, economico e finanziario siano, senza menomare la validità delle condizioni del suddetto armistizio del 3 settembre 1943, comprese in un atto successivo; le seguenti, insieme con le condizioni dell'armistizio del 3 settembre 1943, sono le condizioni in base a cui i Governi degli Stati Uniti, della Gran Bretagna e dell'Unione Sovietica, agendo per conto delle Nazioni Unite, sono disposti a sospendere le ostilità contro L'Italia sempre che le loro operazioni militari contro la Germania e i suoi alleati non siano ostacolate e che l'Italia non aiuti queste Potenze in qualsiasi modo e non esaudisca le richieste di questi Governi.

 

Queste condizioni sono state presentate dal generale Dwight D. Eisenhower, Comandante Supremo delle Forze Alleate, debitamente autorizzato a tale effetto;

 

E sono state accettate senza condizioni dal Maresciallo Pietro Badoglio, Capo del Governo italiano, rappresentante il Comando Supremo delle Forze italiane di terra, mare e aria, e debitamente autorizzato a tale effetto dal Governo italiano.

 

1)

 

(A) Le Forze italiane di terra, mare, aria, ovunque si trovino, a questo scopo si arrendono.

 

(B) La partecipazione dell'Italia alla guerra in qualsiasi zona deve cessare immediatamente. Non vi sarà opposizione agli sbarchi, movimenti e altre operazioni delle Forze di terra, mare e aria delle Nazioni Unite. In conformità il Comando Supremo italiano ordinerà la cessazione immediata delle ostilità di qualunque genere contro le Forze delle Nazioni Unite e impartirà ordini alle autorità navali, militari e aeronautiche italiane in tutte le zone di guerra di emanare immediatamente le istruzioni opportune ai loro comandi subordinati.


(C) Inoltre il Comando Sapremo italiano impartirà alle Forze navali, militari e aeronautiche, nonché alle autorità e ai funzionari, ordini di desistere immediatamente dalla distruzione e dal danneggiamento di qualsiasi proprietà immobiliare o mobiliare, sia pubblica che privata.

 

2) Il Comando Supremo italiano fornirà tutte le informazioni relative alla dislocazione e alla situazione di tutte le Forze Armate italiane di terra, di mare e aria, ovunque si trovino, e di tutte le Forze degli alleati dell'Italia che si trovano in Italia o in territori occupati dall'Italia.

 

3) Il Comando Supremo italiano prenderà tutte le precauzioni necessarie per salvaguardare gli aerodromi, le installazioni portuali e qualsiasi altro impianto contro cattura o attacco da parte di qualsiasi alleato dell'Italia. Il Comando Supremo italiano prenderà tutte le disposizioni necessarie per salvaguardare l'ordine pubblico e per usare le Forze Armate disponibili per assicurare la pronta e precisa esecuzione del presente atto e di tutti i suoi provvedimenti. Fatta eccezione per quell'impiego di truppe italiane agli scopi suddetti che potrà essere sanzionato dal Comandante Supremo delle Forze Alleate, tutte le altre Forze italiane di terra, mare e aria rientreranno e rimarranno in caserma, negli accampamenti o sulle navi in attesa di istruzioni dalle Nazioni Unite per quanto riguarda il loro futuro stato e definitiva destinazione. In via eccezionale, il personale navale si trasferirà in quelle caserme navali che le Nazioni Unite indicheranno.

 

4) Le Forze italiane di terra mare e aria, entro il termine che verrà stabilito dalle Nazioni Unite, si ritireranno da tutti i territori fuori dell'Italia che saranno notificati al Governo italiano dalle Nazioni Unite e si trasferiranno in quelle zone che verranno indicate dalle Nazioni Unite. Questi movimenti delle Forze di terra, mare e aria verranno eseguiti secondo le istruzioni che verranno impartite dalle Nazioni Unite e in conformità degli ordini che verranno da esse emanati. Nello stesso modo, tutti i funzionari italiani lasceranno le zone notificate, eccetto coloro ai quali verrà dato il permesso di rimanere da parte delle Nazioni Unite. Coloro ai quali verrà concesso il permesso di rimanere si conformeranno alle istruzioni del Comandante Supremo delle Forze Alleate.

 

5) Nessuna requisizione, appropriazione, o altre misure coercitive potranno essere effettuate dalle Forze di terra, mare e aria e da funzionari italiani nei confronti di persone o proprietà nelle zone specificate nel capoverso n. 4.

 

6) La smobilitazione delle Forze italiane di terra, mare e aria in eccesso del numero che verrà notificato, dovrà seguire le norme stabilite dal Comandante Supremo delle Forze Alleate.

 

7) Le navi da guerra italiane di tutte le categorie, ausiliarie e da trasporto saranno riunite, secondo gli ordini, nei porti che verranno indicati dal Comandante Supremo delle Forze Alleate, e ogni decisione in merito a dette navi verrà presa dal Comandante Supremo delle Forze Alleate.

Annotazione:

 

Se alla data dell'armistizio, l'intera flotta da guerra italiana sarà stata riunita nei porti alleati, questo articolo avrà il seguente tenore:

“ le navi da guerra italiane di tutte le categorie, ausiliarie e da trasporto rimarranno fino a ulteriori ordini nei porti dove sono attualmente radunate e ogni decisione in merito ad esse verrà presa dal Comandante Supremo delle Forze Alleate “.


8) Gli aeroplani italiani di qualsiasi genere non decolleranno dalla terra dall'acqua o dalle navi senza previ ordini del Comandante Supremo delle Forze Alleate.

 

9) Senza pregiudizio a quanto disposto dagli articoli 14,15 e 28 (A) e (D) che seguono, a tutte le navi Mercantili, da pesca e altre navi battenti qualsiasi bandiera, a tutti gli aeroplani e ai mezzi di trasporto interno di qualunque nazionalità in territorio italiano o in territorio occupato dall'Italia o in acque italiane dovrà, in attesa di verifica della loro identità o posizione, essere impedito di partire.

 

10) Il Comando Supremo italiano fornirà tutte le informazioni relative ai mezzi navali, militari e aerei, a impianti e difese, ai trasporti e mezzi di comunicazione costruiti dall'Italia o dai suoi alleati nel territorio italiano o nelle vicinanze di esso, ai campi di mine o altre ostruzioni ai movimenti per via di terra, mare e aria, e qualsiasi altra informazione che le Nazioni Unite potranno richiedere in relazione all'uso delle basi italiane o alle operazioni, alla sicurezza o al benessere delle Forze di terra, mare e aria delle Nazioni Unite. Le Forze e il materiale italiano verranno messi a disposizione delle Nazioni Unite, quando richiesto, per togliere le summenzionate ostruzioni.

 

11) Il Governo italiano fornirà subito gli elenchi indicanti i quantitativi di tutto il materiale da guerra con l’indicazione della località ove esso si trova. A meno che il Comandante Superiore delle Forze Alleate non decida di farne uso, il materiale da guerra verrà posto in magazzino sotto il controllo che egli potrà stabilire. La destinazione definitiva del materiale da guerra verrà decisa dalle Nazioni Unite.

 

12) Non dovrà aver luogo alcuna distruzione né danneggiamento, né, fatta eccezione per quanto verrà autorizzato e disposto dalle Nazioni Unite, alcuno spostamento di materiale da guerra, radio, radio localizzazione, o stazione meteorologica, impianti ferroviari, stradali e portuali o altre installazioni, o in via generale di servizi pubblici e privati e di proprietà di qualsiasi sorta ovunque si trovino, e la manutenzione necessaria e le riparazioni saranno a carico delle autorità italiane (“will be the responsability of the italian authorities”).

 

13) La fabbricazione, produzione e costruzione del materiale da guerra, la sua importazione, esportazione e transito, è proibita, fatta eccezione a quanto verrà disposto dalle Nazioni Unite.

Il Governo italiano si conformerà a quelle istruzioni che verranno impartite dalle Nazioni Unite per la fabbricazione, produzione e costruzione, e l'importazione, esportazione e transito di materiale da guerra.

 

14) (A) Tutte le navi italiane mercantili, da pesca ed altre imbarcazioni, ovunque si trovino, nonché quelle costruite o completate durante il periodo di validità del presente atto, saranno dalle competenti autorità italiane messe a disposizione, in buono stato di riparazione e di navigazione, in quei luoghi e per quegli scopi e periodi di tempo che le Nazioni Unite potranno prescrivere. Il trasferimento alla bandiera nemica o neutrale è proibito. Gli equipaggi rimarranno a bordo in attesa di ulteriori istruzioni riguardo al loro ulteriore impiego o licenziamento. Qualunque opzione esistente per il riacquisto o la restituzione o la ripresa in possesso di navi italiane o precedentemente italiane, che erano state vendute o in altro modo trasferite o noleggiate durante la guerra, verrà immediatamente esercitata e le condizioni sopra indicate verranno applicate a tutte le suddette navi e ai loro equipaggi.


(B) Tutti i trasporti interni italiani e tutti gli impianti portuali saranno tenuti a disposizione delle Nazioni Unite per gli usi che esse stabiliranno.

 

15)Le navi mercantili, da pesca e altre imbarcazioni delle Nazioni Unite, ovunque esse si trovino, in mano degli italiani (incluse, a tale scopo, quelle di qualsiasi paese che abbia rotto relazioni diplomatiche con l'Italia) a prescindere dal fatto se il titolo di proprietà sia già stato trasferito o meno in seguito a procedura del Tribunale delle prede, verranno consegnate alle Nazioni Unite e verranno radunate nei porti che saranno indicati dalle Nazioni Unite le quali disporranno di esse come crederanno opportuno. Il Governo italiano prenderà le disposizioni necessarie per il trasferimento del titolo di proprietà. Tutte le navi mercantili, da pesca o altre imbarcazioni neutrali gestite o controllate dagli italiani saranno radunate in modo simile in attesa di accordi (arrangements) per la loro sorte definitiva. Qualunque necessaria riparazione alle sopraindicate navi se richiesta sarà eseguita dal Governo italiano a proprie spese. Il Governo italiano prenderà tutte le misure necessarie per assicurarsi che le navi e i loro carichi non saranno danneggiati.

 

16) Nessun impianto di radio o di comunicazione a lunga distanza o altri mezzi di intercomunicazione a terra o galleggianti, sotto controllo italiano, sia che appartenga all'Italia o altra Nazione non facente parte delle Nazioni Unite, potrà trasmettere finché disposizioni per il controllo di questi impianti non saranno state impartite dal Comandante Supremo delle Forze Alleate. Le autorità italiane si conformeranno alle disposizioni per il controllo e la censura della stampa e delle altre pubblicazioni, delle rappresentazioni teatrali e cinematografiche, della radiodiffusione e di qualsiasi altro mezzo di intercomunicazione che potrà prescrivere il Comandante Supremo delle Forze Alleate.

Il Comandante Supremo delle Forze Alleate potrà a sua discrezione rilevare stazioni radio, cavi o altri mezzi di comunicazione.

 

17) Le navi da guerra, ausiliarie, di trasporto e mercantili e altre navi e aeroplani al servizio delle Nazioni Unite avranno il diritto di usare liberamente le acque territoriali italiane e di sorvolare il territorio italiano.

 

18) Le Forze delle Nazioni Unite dovranno occupare certe zone del territorio italiano. I territori o le zone in questione verranno notificati di volta in volta dalle Nazioni Unite, e tutte le Forze italiane di terra, mare e aria, si ritireranno da questi territori o zone in conformità agli ordini emessi dal Comandante Supremo delle Forze Alleate. Le disposizioni di questo articolo non pregiudicano quelle dell'art. 4 sopraddetto. Il Comando Supremo italiano garantirà agli Alleati l'uso e l'accesso immediato agli aerodromi e ai porti navali in Italia sotto il suo controllo.

 

19) Nei territori o zone cui si riferisce l'art. 18, tutte le installazioni navali, militari e aeree, tutte le centrali elettriche, le raffinerie, i servizi pubblici, i porti, le installazioni per i trasporti e le comunicazioni, i mezzi e il materiale e quegli impianti e mezzi e altri depositi che potranno essere richiesti dalle Nazioni Unite saranno messi a disposizione in buone condizioni dalle competenti autorità italiane con il personale necessario per il loro funzionamento. Il Governo italiano metterà a disposizione quelle altre risorse o servizi locali che le Nazioni Unite riterranno richiedere.

 

20) Senza pregiudizio alle disposizioni del presente atto, le Nazioni Unite eserciteranno tutti i diritti di una Potenza occupante nei territori e nelle zone di cui all'art. 18, per la cui amministrazione verrà provveduto mediante la pubblicazione di proclami, ordini e regolamenti. Il personale dei servizi amministrativi, giudiziari e pubblici italiani eseguirà le proprie funzioni sotto il controllo del Comandante in capo alleato a meno che non venga stabilito altrimenti.

 

21) In aggiunta ai diritti relativi ai territori italiani occupati descritti negli articoli dal numero 18 al 20:


(A) i componenti delle Forze terrestri, navali e aeree ed i funzionari delle Nazioni Unite avranno il diritto di passaggio nel territorio italiano non occupato o al di sopra di esso e verrà loro fornita ogni facilitazione e assistenza necessaria per eseguire le loro funzioni.


(B) le autorità italiane metteranno a disposizione, nel territorio italiano non occupato, tutte le facilitazioni per i trasporti (transport facilities) richieste dalle Nazioni Unite compreso il libero transito per il loro materiale e i loro rifornimenti di guerra, ed eseguiranno le istruzioni emanate dal Comandante in capo alleato relative all'uso e al controllo degli aeroporti, porti, navigazione, sistemi e mezzi di trasporto terrestre, sistemi di comunicazione, centrali elettriche e servizi pubblici, raffinerie, materiali e altri rifornimenti di carburante e di elettricità e i mezzi per produrli, secondo quanto le Nazioni Unite potranno specificare, insieme alle relative facilitazioni per le riparazioni e costruzioni.

 

22) Il Governo e il popolo italiano si asterranno da ogni azione a danno degli interessi delle Nazioni Unite ed eseguiranno prontamente ed efficacemente tutti gli ordini delle Nazioni Unite.

 

23) Il Governo italiano metterà a disposizione la valuta italiana che le Nazioni Unite domanderanno.

Il Governo italiano ritirerà e riscatterà in valuta italiana entro i periodi di tempo e alle condizioni che le Nazioni Unite potranno indicare tutte le disponibilità in territorio italiano delle valute emesse dalle Nazioni Unite durante le operazioni militari o l'occupazione e consegnerà alle Nazioni Unite senza alcuna spesa la valuta ritirata. Il Governo italiano prenderà quelle misure che potranno essere richieste dalle Nazioni Unite per il controllo delle banche e degli affari in territorio italiano, per il controllo dei cambi con l'estero, delle relazioni commerciali e finanziarie con l'estero e per il regolamento del commercio e della produzione ed eseguirà qualsiasi istruzione emessa dalle Nazioni Unite relativa a dette o a simili materie.

 

24) Non vi dovranno essere relazioni finanziarie, commerciali e di altro carattere o trattative con o a favore di paesi in guerra con una delle Nazioni Unite o coi territori occupati da detti paesi o da qualsiasi altro paese straniero, salvo con autorizzazione del Comandante in capo alleato o di funzionari designati.

 

25) (A) Le relazioni con i paesi in guerra con una qualsiasi delle Nazioni Unite, o occupati da uno di detti paesi, saranno interrotte. I funzionari diplomatici, consolari e altri funzionari italiani e i componenti delle Forze terrestri, navali e aeree italiane accreditati in missione presso qualsiasi di detti paesi o in qualsiasi altro territorio specificato dalle Nazioni Unite saranno richiamati. I funzionari diplomatici, consolari di detti paesi saranno trattati secondo quanto potrà essere disposto dalle Nazioni Unite.


(B) Le Nazioni Unite si riservano il diritto di richiedere il ritiro dei funzionari diplomatici e consolari neutrali dal territorio italiano occupato e a prescrivere e a stabilire i regolamenti relativi alla procedura circa i metodi di comunicazione fra il Governo italiano e suoi rappresentanti nei paesi neutrali e riguardo alle comunicazioni inviate da o destinate ai rappresentanti dei paesi neutrali in territorio italiano.


26) In attesa di ulteriori ordini ai sudditi italiani sarà impedito di lasciare il territorio italiano eccetto con l'autorizzazione del Comandante Supremo delle Forze Alleate e in nessun caso essi presteranno servizio per conto di qualsiasi paese o in qualsiasi dei territori cui si riferisce l'art. 25 (A), né si recheranno in qualsiasi lungo con l'intenzione di intraprendere lavori per qualsiasi di tali paesi.

Coloro che attualmente servono o lavorano in tal modo saranno richiamati secondo le disposizioni del Comando Supremo delle Forze Alleate.

 

27) Il personale e il materiale delle Forze militari, navali e aeree e la marina mercantile, le navi da pesca e altre imbarcazioni, i velivoli, i veicoli, e altri mezzi di trasporto di qualsiasi paese contro il quale una delle Nazioni Unite conduca le ostilità oppure sia occupato da tale paese, saranno passibili di attacco o cattura dovunque essi si trovino entro o sopra il territorio o le acque italiane.

 

28) (A) Alle navi da guerra, ausiliarie e da trasporto di qualsiasi tale paese o territorio occupato cui si riferisce l'art. 27, che si trovino nei porti o nelle acque italiane o occupate dagli italiani, e ai velivoli, ai veicoli e ai mezzi di trasporto di tali paesi entro o sopra il territorio italiano o occupato dagli italiani sarà, nell'attesa di ulteriori istruzioni, impedito di partire.


(B) Al personale militare, navale e aeronautico e alla popolazione civile di qualsiasi di tali paesi o territorio occupato che si trovi in territorio italiano o occupato dagli italiani sarà impedito di partire, ed essi saranno internati in attesa di ulteriori istruzioni.


(C) Qualsiasi proprietà in territorio italiano appartenente a qualsiasi paese o territorio occupato o ai suoi nazionali, sarà sequestrata e tenuta in custodia in attesa di ulteriori istruzioni.


(D) Il Governo italiano si conformerà a qualsiasi istruzione data dal Comandante Supremo delle Forze Alleate concernente l'internamento, custodia o susseguente disposizione, utilizzazione o impiego di qualsiasi delle sopraddette persone, imbarcazioni, veicoli, materiale o proprietà.

 

29) Benito Mussolini, i suoi principali associati fascisti e tutte le persone sospette di aver commesso delitti di guerra o reati analoghi, i cui nomi si trovino sugli elenchi che verranno comunicati dalle Nazioni Unite e che ora o in avvenire si trovino in territorio controllato dal Comando militare alleato o dal Governo italiano, saranno immediatamente arrestati e consegnati alle Forze delle Nazioni Unite. Tutti gli ordini impartiti dalle Nazioni Unite a questo riguardo verranno osservati.

 

30) Tutte le organizzazioni fasciste, compresi tutti i rami della milizia fascista (MVSN), la polizia segreta (OVRA) e le organizzazioni della Gioventù Fascista saranno, se questo non sia già stato fatto, sciolte in conformità alle disposizioni del Comandante Supremo delle Forze Alleate. Il Governo italiano si conformerà a tutte le ulteriori direttive che le Nazioni Unite potranno dare per l'abolizione delle istituzioni fasciste, il licenziamento e internamento del personale fascista, il controllo dei fondi fascisti, la soppressione dell’ideologia e dell'insegnamento fascista.


31) Tutte le leggi italiane che implicano discriminazioni di razza, colore, fede o opinione politica saranno, se questo non sia già stato fatto, abrogate, e le persone detenute per tali ragioni saranno, secondo gli ordini delle Nazioni Unite, liberate e sciolte da qualsiasi impedimento legale a cui siano state sottomesse. Il Governo italiano adempirà a tutte le ulteriori direttive che il Comandante Supremo delle Forze Alleate potrà dare per l'abrogazione della legislazione fascista e l’eliminazione di qualsiasi impedimento o proibizione risultante da essa.

 

32) (A) I prigionieri di guerra appartenenti alle Forze delle Nazioni Unite, o designati da questi e qualsiasi suddito delle Nazioni unite, compresi i sudditi abissini, confinati, internati, o in qualsiasi altro modo detenuti in territorio italiano o occupato dagli italiani, non saranno trasferiti e saranno immediatamente consegnati ai rappresentanti delle Nazioni Unite o altrimenti trattati come sarà disposto dalle Nazioni Unite. Qualunque trasferimento durante il periodo tra la presentazione e la firma del presente atto sarà considerato come una violazione delle sue condizioni.


(B) Le persone di qualsiasi nazionalità che sono state poste sotto sorveglianza, detenute o condannate (incluse le condanne in contumacia) in conseguenza delle loro relazioni o simpatie colle Nazioni Unite, saranno rilasciate in conformità agli ordini delle Nazioni Unite e saranno sciolte da tutti gli impedimenti legali ai quali esse sono state sottomesse.


(C) Il Governo italiano prenderà le misure che potranno essere prescritte dalle Nazioni Unite per proteggere le persone e le proprietà dei cittadini stranieri e le proprietà degli Stati e dei cittadini stranieri.

 

33) (A) Il Governo italiano adempirà le istruzioni che le Nazioni Unite potranno impartire riguardo alla restituzione, consegna, servizi o pagamenti quale indennizzo (“payments by reparation of war “) e pagamento delle spese di occupazione.


(B) Il Governo italiano consegnerà al Comandante Supremo delle Forze Alleate qualsiasi informazione che possa essere prescritta riguardo alle attività (“assets”) sia in territorio italiano sia fuori di esso, appartenenti allo Stato italiano alla banca d'Italia a qualsiasi istituto statale o parastatale italiano od organizzazioni fasciste o persone domiciliate (“residents”) in territorio italiano e non disporrà né permetterà di disporre di qualsiasi tale attività fuori del territorio italiano salvo col permesso delle Nazioni Unite.

 

34) Il Governo italiano eseguirà durante il periodo (di validità) del presente atto quelle misure di disarmamento, smobilitazione e smilitarizzazione che potranno essere prescritte dal Comandante supremo delle Forze alleate.

 

35) Il Governo italiano fornirà tutte le informazioni e provvederà tutti i documenti occorrenti alle Nazioni Unite. Sarà proibito distruggere o nascondere archivi, verbali, progetti o qualsiasi altro documento o informazione.

 

36) Il Governo italiano prenderà e applicherà qualsiasi misura legislativa o di altro genere, che possa essere necessaria per l'esecuzione del presente atto. Le autorità militari e civili italiane si conformeranno a qualsiasi istruzione emanata dal comandante supremo delle forze alleate.

 

37) Verrà nominata una Commissione di controllo che rappresenterà le Nazioni Unite, incaricata di regolare ed eseguire il presente atto in base agli ordini e alle direttive generali del comandante supremo delle forze alleate.

 

38) (A) Il termine “Nazioni Unite nel presente atto comprende il comandante supremo delle forze alleate, la commissione di controllo, e qualsiasi altra autorità che le nazioni unite possano nominare.

 

(B) Il termine “Comandante Supremo” delle forze alleate nel presente atto comprende la commissione di controllo e quegli altri ufficiali e rappresentanti che il comandante supremo delle forze alleate potrà nominare.

 

39) Ogni riferimento alle Forze terrestri, navali e aeree italiane nel presente atto s'intende includere la Milizia fascista e qualsiasi unità militare o paramilitare, formazioni e corpi che potranno essere prescritti dal Comandante Supremo delle Forze Alleate.

 

40) Il termine “materiali di guerra” nel presente atto indica tutto il materiale specificato in quegli elenchi o definizioni che potranno di tanto in tanto essere pubblicati dalla Commissione di controllo.

 

41) Il termine “territorio italiano” comprende tutte le colonie e possedimenti italiani e ai fini del presente atto (ma senza pregiudizio alla questione della sovranità) sarà considerata inclusa l'Albania.

Resta tuttavia stabilito che, eccetto nei casi e nella misura prescritta dalle Nazioni Unite, i provvedimenti del presente atto non saranno applicabili né riguarderanno l'amministrazione di qualsiasi colonia o possedimento italiano già occupato dalle Nazioni Unite, o i diritti o poteri colà posseduti o esercitati da esse.

 

42) Il Governo italiano invierà una delegazione al Quartier Generale della Commissione di controllo per rappresentare gli interessi italiani e per trasmettere alle competenti autorità italiane gli ordini della commissione di controllo.

 

43) Il presente atto entrerà in vigore immediatamente. Rimarrà in forza fino a che sarà sostituito da qualsiasi altro accordo o fino a che non entrerà in vigore il trattato di pace con l'Italia.

 

44) Il presente atto può essere denunciato dalle Nazioni Unite, con effetto immediato, se gli obblighi italiani di cui al presente atto non saranno adempiuti o, altrimenti, le Nazioni Unite possono punire contravvenzioni dell'atto stesso con misure adatte alle circostanze, quali ad esempio l'estensione delle zone di occupazione militare, o azioni aeree, oppure altra azione punitiva.

Il presente atto è redatto in inglese e italiano, il testo inglese essendo quello autentico, e in caso di qualsiasi disputa riguardante la sua interpretazione, la decisione della Commissione di controllo prevarrà”.

 

Firmato a Malta il giorno 29 settembre 1943:

Maresciallo Pietro Badoglio, Capo del Governo italiano

Dwight D. Eisenhower, Generale dell'Esercito degli Stati Uniti, Comandante in capo alleato                            

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Conferenza di Teheran  28/11 - 1/12/1943

 

 

(A) Dichiarazione delle Tre Potenze, 1 Dicembre 1943

 

Noi, il Presidente degli Stati Uniti, il Primo Ministro della Gran Bretagna, e il Premier dell'Unione Sovietica, ci siamo incontrati nei quattro giorni passati, nella capitale del nostro alleato, l'Iran, e abbiamo concepito e concordato la nostra politica comune.

Esprimiamo la nostra determinazione a far sì che le nostre nazioni debbano collaborare in questa guerra e nella pace che seguirà. Quanto alla guerra, abbiamo definito i nostri piani per la distruzione delle forze tedesche assieme ai nostri stati maggiori. Abbiamo raggiunto un accordo completo per quanto riguarda i tempi e gli scopi delle azioni da intraprendere da est, ovest e sud.

E’ nostra convinzione che la vittoria sarà nostra.

Quanto alla pace, è comune convinzione che vinceremo e che i nostri accordi renderanno la pace duratura. Noi sentiamo la suprema responsabilità, condivisa con tutte le Nazioni Unite, per ristabilire la pace e risparmiare alle future generazioni il flagello della guerra e del terrore.

Con i nostri diplomatici abbiamo visto i problemi che ci presenterà il futuro. Cercheremo la collaborazione e la partecipazione attiva di tutte le nazioni, grandi e piccole, i cui popoli hanno nel cuore e nella mente, come le nostre genti, il desiderio per l'eliminazione della tirannia, della schiavitù, l'oppressione e l'intolleranza. Gli daremo il benvenuto, appena sceglieranno di venire nella grande famiglia delle Nazioni Democratiche.

Nessun potenza sulla terra può evitare la distruzione delle armate tedesche via terra, dei loro U-Boat via mare, e della loro industria di guerra dall’aria.

Il nostro attacco sarà inesorabile e in costante aumento.

Da questa Conferenza emerge la convinzione di poter vedere il giorno in cui tutti i popoli del mondo potranno vivere liberi dalla tirannia e vedere realizzate le loro aspirazioni e le loro speranze.

Siamo venuti qui con speranza e determinazione.

Andiamo via da amici, nei fatti, nello spirito e negli obbiettivi

 

Roosevelt, Churchill e Stalin

 

Firmato a Teheran, 1 Dicembre 1943

 

(B) Dichiarazione delle Tre Potenze a riguardo dell'Iran, il primo dicembre 1943

 

Il Presidente degli Stati Uniti, il Primo Ministro dell'URSS e il Primo Ministro del Regno Unito, dopo essersi consultati gli uni con gli altri e con il Primo Ministro di Iran, desiderano dichiarare il loro accordo per quanto riguarda le relazioni con il governo iraniano i governi degli Stati Uniti, dell'Unione Sovietica, del Regno Unito riconoscono il contributo che ha dato l'Iran nella prosecuzione della guerra contro il nemico comune, in particolare facilitando il trasporto di forniture provenienti dall’oltremare in Unione Sovietica.

 

I tre governi rendendosi conto che la guerra ha causato particolari difficoltà economiche per l'Iran, continueranno a mettere a disposizione del governo iraniano aiuti, come l'assistenza economica, per quanto sarà essere possibile, tenendo conto delle pesanti richieste avute in tutto il mondo per operazioni militari, e a livello mondiale la carenza di trasporti, di materie prime, e di forniture a uso civile. Per quanto riguarda il periodo post-bellico, i governi di Stati Uniti, URSS, e il Regno Unito garantiscono al governo iraniano che eventuali problemi economici che potrebbero sorgere alla fine delle ostilità ricovereranno tutta l'attenzione necessaria, insieme a quelli di altri membri delle Nazioni Unite, da agenzie internazionali create appositamente per affrontare le questioni economiche internazionali.

 

I governi di Stati Uniti, U.R.S.S. e Regno Unito condividono con il Governo dell’Iran il comune desiderio di mantenere l’indipendenza, la sovranità e l’integrità territoriale dello stesso Iran. Essi fanno pieno affidamento sulla partecipazione dell’Iran e delle altre Nazioni che amano la pace per stabilire, la pace, la sicurezza e prosperità dopo la guerra, in conformità con i principi della Carta Atlantica, che tutti e quattro i Governi hanno sottoscritto.

 

S. Winston Churchill

J. Stalin

Franklin D. Roosevelt

 

(C), Esercito, Conclusioni della Conferenza di Teheran

 

La Conferenza:

 

(1) Si è concordato che i Partigiani in Jugoslavia dovrebbero essere aiutati con forniture e attrezzature nella più ampia misura possibile, e anche da operazioni di commando.

(2) Si è concordato che, dal punto di vista militare, è sperabile che la Turchia entri in guerra al fianco degli Alleati, prima della fine dell'anno:

 

(3) E’ stato preso atto della dichiarazione del Maresciallo Stalin, che se la Turchia si dichiarasse guerra alla Germania, e, di conseguenza, la Bulgaria dichiarasse guerra alla Turchia o subisse un attaccato dalla suddetta, i sovietici immediatamente dichiarerebbero guerra alla Bulgaria. Si è stabilito inoltre che questa dichiarazione sarà comunicata nei prossimi negoziati per portare in guerra la Turchia:

 

(4) E’ stato stabilito che l'Operazione Overlord sarà lanciata nel mese di maggio 1944, in congiunzione con l'operazione contro il sud della Francia. Quest'ultima operazione avrà la forza consentita dalla disponibilità di mezzi da sbarco. Si è preso atto della dichiarazione del Maresciallo Stalin, che le parte delle forze sovietiche lanceranno un'offensiva nello stesso periodo con l'obiettivo di impedire il trasferimento di forze tedesche dal fronte orientale a quello occidentale:


(5) Si è concordato che il personale militare delle Tre Potenze dovrà tenersi in stretto contatto gli uni con gli altri per quanto riguarda le imminenti operazioni in Europa. In particolare si è deciso che gli Stati Maggiori concertino un piano per ingannare il nemico ed evitare che venga a conoscenza dei reali piani riguardanti le suddette operazioni militari.

 

Franklin D. Roosevelt

Joseph V. Stalin

S. Winston Churchill

 

Tehran, 1 December 1943

 

 

 

 

 

 

 

Costituzione della Repubblica Sociale Italiana 18/12/1943

 

 

capo I

la Nazione - lo Stato

 

1 - La Nazione Italiana è un organismo politico ed economico nel quale compiutamente si realizza la stirpe con i suoi caratteri civili, religiosi, linguistici, giuridici, etici e culturali. Ha vita, volontà, e fini superiori per potenza e durata a quelli degli individui, isolati o raggruppati, che in ogni momento ne fanno parte.

 

2 - Lo Stato italiano è una Repubblica sociale. Esso costituisce l’organizzazione giuridica integrale della Nazione.

 

3 - La Repubblica Sociale Italiana ha come scopi supremi: 1) la conquista e la conservazione della libertà dell’Italia nel mondo, perché questa possa esplicare e sviluppare tutte le sue energie e assolvere, nel consorzio internazionale fondato sulla giustizia, la missione civile affidatale da Dio, segnata dai ventisette secoli della sua storia, voluta dai suoi profeti, dai suoi martiri, dai suoi eroi, dai suoi geni [le parole "voluta dai suoi profeti, dai suoi martiri, dai suoi eroi, dai suoi geni" sono state cancellate da Mussolini e sostituite con la congiunzione "e"], vivente nella coscienza nazionale; 2) il benessere del popolo lavoratore, mediante la sua elevazione morale e intellettuale, l’incremento della ricchezza del paese e un’equa distribuzione di questa, in ragione del rendimento di ognuno nell’utilità [le parole "nell’utilità" sono state cancellate da Mussolini e sostituite con le parole "nella comunità"] nazionale.

 

4 - La capitale della Repubblica Sociale Italiana è Roma.

 

5 - La bandiera nazionale è quella tricolore: verde, bianca, rossa, col fascio repubblicano sulla punta dell’asta.

 

6 - La religione cattolica apostolica e romana è la sola religione della Repubblica Sociale Italiana.

 

7 - La Repubblica Sociale Italiana riconosce la sovranità della Santa Sede nel campo internazionale, come attributo inerente alla sua natura, in conformità alla sua tradizione e alle esigenze della sua missione nel mondo. La Repubblica Sociale Italiana riconosce alla Santa Sede la piena proprietà e la esclusività ed assoluta potestà e giurisdizione sovrana sulla Città del Vaticano.

 

8 - I rapporti tra la Santa Sede e la Repubblica Sociale Italiana si svolgono nel sistema concordatario, in conformità dei Trattati e del Concordato vigenti.

 

9 - Gli altri culti sono ammessi, purché non professino principi e non seguano riti contrari all’ordine pubblico e al buon costume. L’esercizio anche pubblico di tali culti è libero, con le sole limitazioni e responsabilità stabilite dalla legge.

 

 

CAPO II

STRUTTURA DELLO STATO

 

10 - La sovranità promana [da] tutta la Nazione.

 

11 - Sono organi supremi della Nazione: il Popolo e il Duce della Repubblica.

 

 

§ I

Il popolo - La rappresentanza

 

12 - Il popolo partecipa integralmente, in modo organico e permanente, alla vita dello Stato e concorre alla determinazione delle direttive, degli istituti e degli atti idonei al raggiungimento dei fini della Nazione, col suo lavoro, con la sua attività politica e sociale, mediante gli organismi che si formano nel suo seno per esprimere gli interessi morali, politici ed economici delle categorie di cui si compone, e attraverso l’Assemblea costituente e la Camera dei rappresentanti del lavoro.

 

13 - Nell’esplicazione delle sue funzioni sociali lo Stato, secondo i principi del decentramento, si avvale, oltre che dei propri organi diretti, di tutte le forze della Nazione, organizzandole giuridicamente in enti ausiliari territoriali e istituzionali, ai quali concede una sfera di autonomia ai fini dello svolgimento dei compiti loro assegnati nel modo più efficace e più utile per la Nazione.

 

 

SEZIONE I

L’ASSEMBLEA COSTITUENTE

 

14 - L’Assemblea Costituente è composta da un numero di membri pari a 1 ogni 50.000 cittadini. Deve essere l’espressione di tutte le forze vive della Nazione e pertanto debbono farne parte:

 

1) per ragione delle loro funzioni: coloro che, al momento della riunione della Costituente, fanno parte del Governo della Repubblica e ricoprono determinate cariche nell’amministrazione centrale e periferica dello Stato, nella magistratura, nell’ordine scolastico, in enti locali territoriali e istituzionali, in organismi politici e culturali ai quali lo Stato abbia riconosciuti o assegnati compiti di alto interesse nazionale.

La legge stabilisce le cariche che importano in chi le ricopre appartenenza alla Costituente.

I membri di diritto non possono superare un terzo dei componenti della Costituente;

 

2) per elezione popolare, coloro che siano designati a far parte della Costituente dagli appartenenti alle organizzazioni riconosciute dallo Stato quali rappresentanti:

- dei lavoratori (imprenditori, operai, impiegati, tecnici, dirigenti) dell’industria, dell’agricoltura, del commercio, del credito e dell’assicurazione, delle professioni e arti, dell’artigianato e della cooperazione;

- dei dipendenti dallo Stato e dagli enti pubblici;

- degli ex-combattenti per la causa nazionale, e, in particolare, dei decorati e dei volontari;

- delle famiglie dei caduti per la causa nazionale;

- delle famiglie numerose;

- degli italiani all’estero;

- delle altre categorie che in dati momenti della vita nazionale siano riconosciute, per legge, espressione di importanti interessi pubblici.

La legge stabilisce i requisiti e le forme per il riconoscimento di tali organizzazioni, nonché, per ciascuna di esse, il numero e i modi dell’elezione dei rappresentanti nella Costituente.

 

15 - La Costituente elegge il Duce della Repubblica Sociale Italiana.

 

Delibera:

 

1)       sulla riforma della Carta costituzionale o sulle deroghe eccezionali alle norme della stessa;

2)       

2) sugli argomenti di supremo interesse nazionale che il Duce intenda sottoporle, o sui quali la decisione della Costituente sia richiesta dalla Camera dei rappresentanti del lavoro, con una maggioranza di almeno due terzi dei suoi membri di [sic, al posto di "in"] carica.

 

16 - La Costituente è convocata dal Duce che ne fissa l’ordine del giorno.

Nel caso di richiesta della Camera dei rappresentanti del lavoro, ai sensi dell’articolo precedente, la convocazione deve aver luogo entro un mese dal voto e nell’ordine del giorno debbono essere inseriti gli argomenti indicati dalla Camera.

In caso di impedimento del Duce, la Costituente è convocata dal Capo del Governo.

 

In caso di morte del Duce la Costituente deve esser convocata per la nomina del successore, entro un mese dalla morte.

 

 

SEZIONE II

LA CAMERA DEI RAPPRESENTANTI DEL LAVORO

 

17 - La Camera dei rappresentanti del lavoro è composta di un numero di membri pari a 1 ogni 100.000 abitanti, eletti col sistema del suffragio universale diretto da tutti i cittadini lavoratori maggiori degli anni 18.

Di essa inoltre fanno parte di diritto il Capo del Governo, nonché i Ministri e Sottosegretari di Stato.

 

18 - Sono considerati lavoratori coloro che sono rappresentati da un’Associazione professionale riconosciuta e i dipendenti da enti eventualmente esenti dall’inquadramento.

Sono, agli effetti dell’elettorato attivo, equiparati ai lavoratori:

1) coloro che hanno cessato di lavorare per ragioni di invalidità o vecchiaia;

2) coloro che seguono regolarmente un corso di studi, in istituti scolastici statali o pareggiati;

3) coloro che siano disoccupati involontari, o svolgano attività, da determinarsi per legge, fuori del campo della disciplina professionale.

 

19 - Possono essere eletti rappresentanti del lavoro coloro che siano in possesso di tutti i seguenti requisiti:

1) Siano maggiori degli anni 25, oppure siano decorati al valor militare o civile, volontari di guerra, mutilati o feriti di guerra o comunque per la causa nazionale, maggiori degli anni 21;

2) siano elettori;

3) non abbiano subito condanne per delitti o atti incompatibili colla dignità e il prestigio di rappresentanti del lavoro. La legge determina tali delitti o atti, escludendo quelli compiuti per ragioni di convinzioni politiche.

 

20 - I membri della Camera rappresentano tutto il popolo lavoratore, e non gli appartenenti alle circoscrizioni territoriali o alle categorie professionali che li hanno eletti.

 

21 - I rappresentanti del lavoro non possono essere ammessi all’esercizio delle loro funzioni se non dopo aver prestato il giuramento dinanzi a Dio e ai Caduti della patria di servire con fedeltà la Repubblica Sociale Italiana, di osservare lealmente la Costituzione e le leggi, nel solo intento del bene della Nazione.

 

22 - I rappresentanti del lavoro hanno il dovere di esprimere le loro opinioni e di dare i loro voti secondo coscienza e per i fini della loro funzione.

Sono liberi e insindacabili nell’esercizio delle loro funzioni.

 

23 - I rappresentanti del lavoro non possono essere arrestati, salvo il caso di flagranza di delitto, né processati, senza l’autorizzazione preventiva della Camera.

 

24 - I rappresentanti del lavoro restano in carica per tutta la durata della legislatura (art. 25). E sono rieleggibili.

Decadono però dalla loro funzione:

1) se tradiscono il giuramento prestato;

2) se perdono alcuno dei requisiti per la loro eleggibilità;

3) se trascurano i doveri della funzione rimanendo assenti per dieci sedute consecutive della Camera, senza autorizzazione da accordarsi dal Presidente (art. 34); qualora concorrano giustificati motivi.

 

25 - I lavori della Camera sono divisi in legislature.

Ogni legislatura dura cinque anni, ma può essere sciolta anche prima, nel caso stabilito dal presente Statuto.

La fine di ciascuna legislatura è stabilita con decreto del Duce, su proposta del Capo del Governo (art. 50).

Il decreto fissa anche la data di convocazione dell’Assemblea per ascoltare il discorso del Duce, col quale si inizia la legislatura successiva.

 

26 - La Camera dei rappresentanti del lavoro collabora col Duce e col Governo per la formazione delle leggi.

Per l’esercizio dell’ordinaria funzione legislativa la Camera è periodicamente convocata dal Capo del Governo.

 

27 - Il potere di proposizione delle leggi spetta al Duce (art. 41) e ai rappresentanti del lavoro (art. 49).

 

28 - La Camera esercita le sue funzioni per mezzo dell’Assemblea plenaria, della Commissione generale del bilancio e delle Commissioni legislative.

 

29 - È di competenza esclusiva della Assemblea plenaria la discussione e l’approvazione:

1) dei disegni di legge concernenti: le attribuzioni e le prerogative del Capo del Governo; la facoltà del Governo di emanare norme giuridiche; l’ordinamento professionale; i rapporti fra lo Stato e la Santa Sede; i trattati internazionali che importino variazioni al territorio dello Stato e delle Colonie; l’ordinamento giudiziario, sia ordinario che amministrativo; le deleghe legislative di carattere generale;

2) dei progetti di bilancio e di rendiconto consuntivo dello Stato, delle aziende autonome statali e degli enti pubblici economici di importanza nazionale la cui gestione sia rilevante per il bilancio dello Stato;

3) dei disegni di legge per i quali tale forma di discussione sia richiesta dal Governo o dall’Assemblea, oppure proposta dalle Commissioni e autorizzata dal Capo del Governo;

4) delle proposte di sottoporre alla Costituente la decisione di argomenti di supremo interesse nazionale.

 

30 - Le sedute dell’Assemblea plenaria sono pubbliche.

Però la riunione può esser tenuta in segreto, quando lo richiedano il Capo del Governo o almeno venti [cancellato da Mussolini e corretto con "cinquanta"] dei rappresentanti del lavoro.

Le votazioni hanno sempre luogo in modo palese.

 

31 - Le commissioni legislative sono costituite, in relazione a determinate attività nazionali, dal Presidente della Camera.

Esse eleggono nel proprio seno il Presidente; a questo spetta convocarle.

 

32 - Sono [sic, al posto di "È"] di competenza delle Commissioni l’emanazione delle norme giuridiche, aventi oggetto diverso da quello indicato nell’art. 28 e che importano creazione, modifica o perdita dei diritti soggettivi dei cittadini, salvo che la legge ne attribuisca la competenza anche ad altri enti e organi.

La legge determina i modi, le forme e i termini per la discussione e l’approvazione dei disegni di legge sottoposti alle Commissioni legislative.

 

33 - Le deliberazioni dell’Assemblea plenaria e delle Commissioni sono prese a maggioranza assoluta, salvo il caso dell’art. 15.

Nessuna deliberazione è valida se non [è] presa con la presenza di almeno due terzi e col voto di almeno la metà dei rappresentanti del lavoro in carica.

 

34 - La Camera:

- provvede alla approvazione e modifica del suo regolamento;

- elegge, al principio di ogni legislatura, il proprio Presidente e i Vice-Presidenti.

Il Presidente nomina alle altre cariche stabilite dal regolamento della Camera.

 

 

§ II

Il Duce della Repubblica Sociale Italiana

 

35 - Il Duce della Repubblica Sociale Italiana è il Capo dello Stato.

Quale supremo interprete della volontà nazionale, che è la volontà dello Stato, realizza in sé l’unità dello Stato.

 

36 - È eletto dall’Assemblea Costituente. Dura in carica cinque [cancellato da Mussolini e corretto con "sette"] anni. È rieleggibile [Mussolini ha aggiunto le parole "una volta sola"].

 

37 - All’atto dell’assunzione delle sue funzioni, deve prestare giuramento dinanzi a Dio e ai Caduti per la Patria, di servire la Repubblica Sociale Italiana con tutte le sue forze e di ispirarsi in ogni atto del suo ufficio all’interesse supremo della Nazione e alla giustizia sociale.

 

38 - Il Duce non è responsabile verso alcun altro organo dello Stato per gli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni.

 

39 - Il Duce comanda tutte le forze armate, in tempo di pace a mezzo del Ministro per la Difesa Nazionale, in tempo di guerra a mezzo del Capo di Stato Maggiore Generale; dichiara la guerra; fa i trattati internazionali, dandone comunicazione alla Costituente o alla Camera dei rappresentanti del lavoro appena che ritenga ciò consentito dai supremi interessi dello Stato.

I trattati che importino variazioni nel territorio dello Stato, limitazioni o accrescimenti della sua sovranità o oneri per le finanze, non diventano esecutivi se non dopo avere ottenuto l’approvazione della Costituente o della Camera dei rappresentanti del lavoro, ai sensi di questa Costituzione.

 

40 - Il Duce esercita il potere legislativo in collaborazione con il Governo e con la Camera dei rappresentanti del lavoro.

 

41 - Il Duce convoca ogni anno la Camera. Può prorogarne le sessioni.

 

42 - Qualora ravvisi il dissenso politico tra il popolo dei lavoratori e la Camera, il Duce può scioglierla, convocandone un’altra nel termine di tre mesi.

 

43 - Il Duce presenta alla Camera i disegni di legge per mezzo del Governo.

 

44 - Il Duce sanziona le leggi.

 

45 - Al Duce appartiene il potere esecutivo. Esso lo esercita direttamente e a mezzo del Governo.

Il Duce promulga le leggi.

Il Duce nomina a tutte le cariche dello Stato.

Con decreto del Duce, sentito il Consiglio dei Ministri, sono emanate le norme giuridiche per disciplinare:

1) l’esecuzione delle leggi;

2) l’uso delle facoltà spettanti al potere esecutivo;

3) l’organizzazione e il funzionamento delle amministrazioni dello Stato, e di altri enti pubblici indicati dalla legge.

Con decreto del Duce, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, possono emanarsi norme aventi forza di legge:

1) quando il Governo sia a ciò delegato da una legge;

2) nei casi di urgente e assoluta necessità sulla materia di competenza dell’Assemblea generale e delle Commissioni legislative della Camera, nonché per la messa in vigore dei disegni di legge su cui le Commissioni legislative non abbiano deliberato nei termini fissati dalla legge. In questi casi il Decreto del Duce deve essere a pena di decadenza presentato alla Camera, per la conversione in legge, entro sei mesi dalla sua pubblicazione. Se la Camera non l’approvi e decorrano due anni dalla pubblicazione, senza che sia intervenuta la conversione, il decreto cessa di aver vigore.

 

46 - Il Duce ha il diritto di amnistia, di grazia e di indulto.

 

47 - Al Duce spetta di istituire ordini cavallereschi e stabilirne gli statuti.

 

48 - I titoli di nobiltà sono mantenuti a coloro che vi hanno diritto. Al Duce spetta di conferirne di nuovi.

 

 

§ III

Il Governo

 

49 - Il Governo della Repubblica è costituito dal Capo del Governo e dai Ministri.

 

50 - Il Capo del Governo è nominato e revocato dal Duce.

È responsabile verso il Duce dell’indirizzo generale politico del Governo.

 

51 - Il capo del Governo dirige e coordina l’opera dei Ministri, convoca il consiglio dei Ministri, ne fissa l’ordine del giorno e lo presiede.

 

52 - Nessuno oggetto può esser posto all’ordine del giorno della Camera, senza il previo assenso del Capo del Governo.

 

53 - L’assenso del Capo del Governo è necessario per presentazione alla Camera delle proposte di legge di iniziativa dei rappresentanti del lavoro.

 

54 - I Ministri sono nominati e revocati dal Duce su proposta del Capo del Governo.

Sono responsabili verso il Duce e verso il Capo del Governo di tutti gli atti e provvedimenti dei loro Ministeri.

 

55 - I sottosegretari di Stato sono nominati e revocati dal Duce, su proposta del Capo del Governo, sentito il Ministro competente.

 

56 - A giudicare dei reati commessi da un Ministro con abuso delle sue funzioni, è competente la Camera costituita in Corte giurisdizionale. L’azione è esercita da Commissari nominati all’inizio di ogni legislatura e sostituiti in caso di vacanza, dal Presidente della Camera.

Contro le sentenze pronunziate dalla Camera come Corte giurisdizionale non è dato alcun ricorso.

 

 

§ IV

Le forze armate

 

57 - Le forze armate hanno lo scopo di combattere per la difesa dell’onore, della libertà e del benessere della Nazione.

Esse comprendono l’Esercito, la Marina da guerra, l’Aeronautica.

 

58 - La bandiera di combattimento per le forze armate è il tricolore, con fregio e una frangia marginale di alloro, e ai quattro lati il fascio repubblicano, una granata, un’àncora e un’aquila.

 

59 - La coscrizione militare è un servizio d’onore per il popolo italiano, ed un privilegio per la parte più eletta di esso.

Tutti i cittadini hanno il diritto e il dovere di servire in armi la Nazione, quando ne abbiano la idoneità fisica e non si trovino nelle condizioni di indegnità morale, stabilite dalla legge.

 

60 - Al Duce soltanto spettano nei riguardi delle forze armate i poteri di coordinamento; di nomina e di promozione, di ispezione, di dislocazione delle truppe, di mobilitazione.

 

 

§ V

La giurisdizione

 

61 - La giurisdizione garantisce l’attuazione del diritto positivo nello svolgimento dei fatti e dei rapporti giuridici.

 

62 - Le sentenze sono emanate nel nome della Legge, della quale esse realizzano la volontà.

63 - La funzione giurisdizionale è esercitata dai giudici, collegiali o unici, nominati dal Duce.

La loro organizzazione, la loro competenza per materia e per territorio, la procedura che debbono seguire nello svolgimento delle loro funzioni, sono regolate dalla legge.

 

64 - Una sola Suprema Corte di cassazione è costituita per tutta la Repubblica. Essa ha sede in Roma.

Ad essa spetta di assicurare un’uniforme interpretazione e applicazione del diritto da parte dei giudici di merito, e di risolvere i conflitti di attribuzione tra l’autorità giudiziaria e quella amministrativa.

 

65 - Nell’esercizio delle sue funzioni è garantita piena indipendenza alla magistratura: questa è vincolata dalla legge e soltanto dalla legge.

 

66 - Nessuno può esser punito per un fatto che non sia espressamente preveduto dalla legge, né con pene che non siano da essa stabilite, né senza un giudizio svolto con le regole da essa fissate.

 

67 - Nei casi che debbono essere determinati con legge approvata dall’Assemblea della Camera, possono essere istituiti tribunali straordinari per un tempo limitato, e per determinati delitti.

La giurisdizione dei tribunali militari non può essere estesa a cittadini non in servizio militare se non in tempo di guerra e per i reati espressamente preveduti dalla legge.

 

68 - Quando lo Stato e gli altri enti pubblici agiscono nel campo del diritto privato sono pienamente soggetti al codice civile e alle altre leggi.

 

69 - Gli organi amministrativi dello Stato e degli altri enti pubblici debbono ispirarsi nell’esercizio delle loro funzioni alla realizzazione del principio della giustizia nell’amministrazione.

 

70 - Colui che sia stato leso da un atto amministrativo in suo interesse legittimo, dopo l’esperimento dei ricorsi gerarchici, in quanto ammessi, può proporre contro l’atto stesso ricorso per violazione di legge, eccesso di potere e incompetenza dinanzi agli organi della giustizia amministrativa. Questi, oltre alla generale competenza di legittimità, hanno competenza di merito nei casi stabiliti dalla legge.

§ VI

La difesa della stirpe

 

71 - La Repubblica considera l’incremento demografico come condizione per l’ascesa della Nazione e per lo sviluppo della sua potenza militare, economica, civile.

 

72 - La politica demografica della Repubblica si svolge con tre finalità essenziali: numero, sanità morale e fisica, purità della stirpe.

 

73 - Presupposto della politica demografica è la difesa della famiglia, nucleo essenziale della struttura sociale dello Stato.

La Repubblica la attua proteggendo e consolidando tutti i valori religiosi e morali che cementano la famiglia, e in particolare:

- col favore accordato al matrimonio, considerato anche quale dovere nazionale e fonte di diritti, perché esso possa raggiungere tutte le sue alte finalità, prima: la procreazione di prole sana e numerosa;

- col riconoscimento degli effetti civili al sacramento del matrimonio, disciplinato nel diritto canonico;

- col divieto di matrimonio di cittadini italiani con sudditi di razza ebraica, e con la speciale disciplina del matrimonio di cittadini italiani con sudditi di altre razze o con stranieri;

- con la tutela della maternità;

- con la prestazione di aiuti e assistenza per il sostenimento degli oneri familiari. Speciali agevolazioni spettano alle famiglie numerose.

 

74 - La protezione dell’infanzia e della giovinezza è un’elevata funzione pubblica, che la Repubblica svolge, anche a mezzo appositi istituti, con l’ingerenza nell’attività educativa familiare (art. 76), con la protezione della filiazione illegittima e con l’assistenza tutelare dei minori abbandonati.

 

 

§ VII

 

L’educazione e l‘istruzione del popolo

 

SEZIONE I

 

Dell’Educazione

 

75 - La Repubblica pone tra i suoi principali compiti istituzionali l’educazione morale, sociale e politica del popolo.

 

76 - L’educazione dei figli, conforme ai principi della morale e del sentimento nazionale, è il supremo obbligo dei genitori.

Lo Stato, col rispetto dei diritti e dei doveri della patria potestà, invigila perché l’educazione familiare raggiunga i suoi fini di formare l’onesto cittadino, lavoratore e soldato, e si avvale degli ordinamenti scolastici per integrare e indirizzare l’opera della famiglia. Ove quest’opera manchi, provvede a sostituirla, affidandone lo svolgimento a istituti di pubblica assistenza o a privati.

 

77 - Organo fondamentale dell’educazione politica del popolo è il Partito fascista repubblicano.

Esso è riconosciuto come organo ausiliario dello Stato, e ha quali compiti essenziali:

- difendere e potenziare la rivoluzione, secondo i principi della dottrina di cui esso è assertore e depositario;

- suscitare e rafforzare nel popolo la coscienza, la passione, la [corretto da Mussolini in "la passione della"] solidarietà nazionale, e il dovere di subordinare tutti gli interessi individuali e collettivi, all’interesse supremo della libertà della Nazione nel mondo;

- diffondere nel popolo la conoscenza dei problemi internazionali e interni che interessano l’Italia.

 

78 - L’iscrizione al P.F.R. non importa alcun privilegio o speciale diritto. Essa importa il dovere di votarsi fino al limite estremo delle proprie forze, con assoluto disinteresse e purità d’intenti, alla causa nazionale.

Fuor del campo delle attività aventi carattere preminentemente politico, l’iscrizione al P.F.R. non è condizione né costituisce titolo di preferenza per l’assunzione o la conservazione di impieghi e cariche né per il trattamento morale ed economico dei lavoratori.

 

 

SEZIONE II

 

Dell’Istruzione

 

79 - La scuola si propone la formazione di una cultura del popolo, inspirata agli eterni valori della razza italiana e della sua civiltà.

80 - I programmi scolastici sono fissati in vista della funzione della scuola per l’educazione delle nuove generazioni.

 

81 - L’accesso agli studi e la loro prosecuzione sono regolati esclusivamente col criterio delle capacità e delle attitudini dimostrate. Collegi di Stato garantiscono la continuazione degli studi ai giovani capaci non abbienti.

 

82 - L’istruzione elementare, da impartirsi in scuole chiare e salubri, è obbligatoria e gratuita per tutti i cittadini della Repubblica.

 

83 - La Repubblica Sociale Italiana considera fondamento e coronamento dell’istruzione pubblica l’insegnamento della Dottrina cristiana secondo la forma ricevuta dalla tradizione cattolica: perciò l’insegnamento religioso è obbligatorio nelle scuole pubbliche elementari e medie. La legge può stabilire particolari casi di esenzione.

 

84 - La fondazione e l’esercizio di istituti privati di istruzione sono ammessi soltanto previa autorizzazione dello Stato e sotto controllo di questo sull’organizzazione, i programmi e la capacità morale e formazione scientifica degli insegnanti.

 

 

§ VIII

L’amministrazione locale

 

85 - I Comuni e le Provincie sono enti ausiliari dello Stato.

La loro istituzione e le loro circoscrizioni sono regolate dalla legge.

 

86 - I Comuni e le Provincie hanno come fine esclusivo la tutela degli interessi amministrativi dei cittadini che loro appartengono.

A tal fine sono muniti dallo Stato di poteri, che debbono esercitare coordinandoli e subordinandoli agli interessi superiori della Nazione.

Nello svolgimento delle loro funzioni i Comuni e le Province agiscono in modo autonomo, secondo i principi del decentramento amministrativo, ma sono sottoposti al controllo di legittimità e, nei casi stabiliti dalla legge, al controllo di merito degli organi diretti dallo Stato.

 

87 - Gli organi dell’amministrazione autonoma locale sono stabiliti dalla legge.

I Consigli comunali e provinciali sono eletti col sistema del suffragio universale diretto dai cittadini lavoratori residenti domiciliati nel territorio del Comune o della Provincia.

 

88 - I Consigli eleggono nel loro seno il Podestà del Comune e il Preside della Provincia.

La legge stabilisce le cause di incapacità, ineleggibilità, incompatibilità per le nomine a Podestà o a Preside.

Tali nomine sono soggette all’approvazione dello Stato, da darsi con decreto del Duce.

 

 

CAPO III

 

DIRITTI E DOVERI DEL CITTADINO

 

89 - La cittadinanza italiana si acquista e si perde alle condizioni e nei modi stabiliti dalla legge, sulla base del principio che essa è titolo d’onore da riconoscersi e concedersi soltanto agli appartenenti alla stirpe ariana italiana.

In particolare la cittadinanza non può essere acquistata da appartenenti alla razza ebraica e a razze di colore.

 

90 - I sudditi di razza non italiana non godono del diritto di servire l’Italia in armi, né, in genere, dei diritti politici: godono dei diritti civili entro i limiti segnati dalla legge, secondo il criterio della loro esclusione da ogni attività, culturale ed economica, che presenti un interesse pubblico, anche se svolgentesi nel campo del diritto privato.

In quanto non particolarmente disposto vale per essi, in quanto applicabile, il trattamento riservato agli stranieri.

 

91 - Fondamentale dovere del cittadino è quello di collaborare con tutte le sue forze, e in ogni campo della sua attività, al raggiungimento dei fini supremi della Repubblica Sociale Italiana, accettando volenterosamente e disciplinatamente, gli oneri, le restrizioni ed i sacrifici che rispondono alle esigenze nazionali, per il principio che non può essere veramente libero se non il cittadino della Nazione libera.

 

92 - Tutti i cittadini sono uguali dinanzi alla legge.

 

93 - I diritti civili e politici sono attribuiti a tutti i cittadini.

Ogni diritto soggettivo, pubblico e privato, importa il dovere dell’esercizio in conformità del fine nazionale per cui è concesso.

A questo titolo lo Stato ne garantisce e tutela l’esercizio.

 

94 - La libertà personale è garantita.

Nessuno può essere arrestato se non nei casi previsti e nelle forme prescritte dalla legge.

Nessun cittadino, arrestato in flagrante o fermato per misure preventive, può esser trattenuto oltre tre giorni senza un ordine dell’autorità giudiziaria nei casi previsti e nelle forme prescritte dalla legge.

 

95 - Il domicilio è inviolabile.

Tranne i casi di flagranza, nessuna visita o perquisizione domiciliare è consentita senza ordine dell’autorità giudiziaria nei casi previsti e nelle forme prescritte dalla legge.

 

96 - A ogni cittadino deve esser assicurata la facoltà di controllo, diretto o a traverso i suoi rappresentanti, e di responsabile critica sugli atti politici e su quelli della pubblica amministrazione, nonché sulle persone che li compiono o vi sono preposte.

 

97 - La libertà di parola, di stampa, d’associazione, di culto è riconosciuta dalla Repubblica come attributo essenziale della personalità umana e come strumento utile per gli interessi e per lo sviluppo della Nazione.

Deve esser garantita fino al limite in cui è compatibile con le preminenti esigenze dello Stato e con la libertà degli altri individui.

 

98 - L’organizzazione politica è libera.

I partiti possono esplicare la loro attività di propaganda delle loro idee e dei loro programmi, purché non in contrasto con i fini supremi della Repubblica.

 

99 - L’organizzazione professionale è libera. Ma soltanto la Confederazione unitaria del lavoro della tecnica e delle arti, o le associazioni ad essa aderenti e riconosciute dallo Stato, rappresentano legalmente gli interessi di tutte le categorie produttive e sono munite di pubblici poteri per lo svolgimento delle loro funzioni.

 

100 - È vietata, salva la preventiva autorizzazione dello Stato nel territorio della Repubblica la costituzione di associazioni aderenti a organizzazioni sindacali o politiche straniere o internazionali, o che ne costituiscano sezioni o comunque conservino con esse collegamenti.

 

101 - È vietata nel territorio della Repubblica la costituzione di società segrete.

 

 

CAPO IV

STRUTTURA DELL’ECONOMIA NAZIONALE

 

§ I

La produzione e il lavoro

 

 

SEZIONE I

 

La Produzione

 

102 - Il complesso della produzione è unitario dal punto di vista nazionale. Suoi obiettivi sono il benessere dei singoli e lo sviluppo della potenza della Nazione.

 

103 - Nel campo della produzione la Repubblica si propone di conseguire l’indipendenza economica della Nazione, condizione e garanzia della sua libertà politica nel mondo.

A tale scopo la Repubblica, oltre a promuovere in tutti i modi l’aumento, il perfezionamento della produzione e la riduzione dei costi, fissa, a mezzo dei suoi organi e degli enti idonei, le direttive e i piani generali della produzione nazionale o di settori di questa.

All’osservanza di tali direttive e al successo di tali piani sono impegnati tutti i lavoratori, sia nella determinazione degli indirizzi, che nello svolgimento dell’attività produttiva.

 

104 - Nei rapporti tra le categorie dei vari rami della produzione nazionale, come nel seno di ogni singola impresa, si attua la collaborazione dei diversi fattori della produzione tra loro, il contemperamento dei loro interessi, la loro subordinazione agli interessi superiori della Nazione.

 

105 - La Repubblica considera la proprietà privata frutto del lavoro e del risparmio individuale, come completamento e mezzo di esplicazione della personalità umana, e ne riconosce la funzione sociale e nazionale, quale un mezzo efficace per sviluppare e moltiplicare la ricchezza e per porla a servizio della Nazione.

A questi titoli la Repubblica rispetta e tutela il diritto di proprietà privata e ne garantisce l’esercizio e i trasferimenti sia per atto fra i vivi che per successione legittima o testamentaria, secondo le regole stabilite dal codice civile e dalle altre leggi.

 

106 - La Repubblica protegge con particolare cura la proprietà rurale, di interesse vitale per l’economia nazionale e per la sanità morale e fisica della stirpe. Perciò favorisce con ogni mezzo il ritorno ai campi, con la costruzione di case coloniche, con le agevolazioni all’acquisto della piccola proprietà rurale da parte del più gran numero di lavoratori, coltivatori diretti.

Nei trasferimenti di terreni coltivabili o coltivati non può farsi luogo a frazionamenti che non rispettino l’unità colturale necessaria e sufficiente per il lavoro di una famiglia agricola o per una conveniente coltivazione.

 

107 - Si può procedere all’espropriazione della proprietà privata per pubblico interesse, nei casi legalmente accertati di pubblica utilità e quando il proprietario abbandoni o trascuri l’esercizio del diritto in modo dannoso per l’economia nazionale.

Si può altresì disporre il trasferimento coattivo della proprietà, quando sia di pubblico interesse assegnarne l’esercizio a persone o enti più adatti, ma solo nelle ipotesi espressamente stabilite dalla legge.

Sia in caso di espropriazione che di trasferimenti coattivi nel pubblico interesse è dovuta al proprietario una congrua indennità conformemente alle leggi.

 

108 - La Repubblica considera l’iniziativa privata nel campo della produzione come lo strumento più utile nell’interesse della Nazione, e pertanto la favorisce e la controlla.

 

109 - L’organizzazione privata della produzione essendo una funzione di interesse nazionale, l’organizzatore dell’impresa è responsabile dell’indirizzo della produzione di fronte alla Repubblica.

 

110 - L’intervento dello Stato nella gestione di imprese economiche ha luogo nei casi in cui siano in giuoco interessi politici dello Stato, nonché per controllare l’iniziativa privata e per incoraggiarla, integrarla e, quando sia necessario, sostituirla se essa si dimostri insufficiente o manchi.

 

111 - La Repubblica assume direttamente la gestione delle imprese che controllino settori essenziali per la indipendenza economica e politica del Paese, nonché di imprese fornitrici di prodotti e servizi indispensabili a regolare lo svolgimento della vita economica del Paese. La determinazione delle imprese che si trovino in tale situazione è fatta per legge.

 

112 - In caso di assunzione della gestione di imprese private, per insufficienza della loro iniziativa, lo Stato la affida ad altro gestore privato, oppure, ma soltanto per il periodo in cui ciò non sia possibile o conveniente, a speciali enti pubblici.

 

 

SEZIONE II

 

Il Lavoro

 

113 - I1 lavoro è il soggetto e il fondamento dell’economia produttiva.

 

114 - Il lavoro, sotto tutte le sue forme organizzative ed esecutive, intellettuali, tecniche e manuali è un dovere nazionale.

Soltanto il cittadino che adempie il dovere del lavoro ha la pienezza della capacità giuridica, politica e civile.

 

115 - Come l’adempimento del dovere di svolgere l’attività lavorativa secondo le capacità e attitudini di ognuno è pari titolo di onore e di dignità, così la Repubblica assicura la piena uguaglianza giuridica di tutti i lavoratori.

 

116 - La Repubblica garantisce a ogni cittadino il diritto al lavoro, mediante l’organizzazione e l’incremento della produzione e mediante il controllo e la disciplina della domanda e dell’offerta di lavoro.

Il collocamento dei lavoratori è funzione pubblica, svolta gratuitamente da idonei uffici dall’organizzazione professionale riconosciuta.

 

117 - Poiché la attuazione, rigorosa e inderogabile, delle condizioni fondamentali costituenti garanzia del lavoro è di preminente interesse pubblico, la disciplina del rapporto di lavoro è affidata alla legge o alle norme da emanarsi dall’organizzazione professionale riconosciuta.

Tali norme si inseriscono automaticamente nei contratti individuali, i quali possono contenere norme diverse ma soltanto più favorevoli al lavoratore.

 

118 - La retribuzione del prestatore di lavoro deve corrispondere alle esigenze normali di vita, alle possibilità della produzione e al rendimento del lavoro.

Oltre alla retribuzione normale saranno corrisposti al lavoratore anche nello spirito di solidarietà tra i vari elementi della produzione, assegni in relazione agli oneri familiari.

 

119 - L’orario ordinario di lavoro non può superare le 44 ore settimanali e le 8 ore giornaliere, salvo esigenze di ordine pubblico per periodi determinati e per settori produttivi da stabilirsi per legge.

La legge o le norme emanate dalle associazioni professionali riconosciute stabiliscono i casi e i limiti di ammissibilità del lavoro straordinario e notturno e la misura della maggiorazione di retribuzione rispetto a quella dovuta per il lavoro ordinario.

 

120 - Il lavoratore ha diritto a un giorno di riposo ogni settimana, di regola in coincidenza con la domenica e a un periodo annuale di ferie retribuito.

 

121 - Ogni lavoratore ha diritto a sciogliere il rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

Se il licenziamento avviene senza sua colpa, il lavoratore ha diritto, oltre a un congruo preavviso, a un’indennità proporzionata agli anni di servizio.

 

122 - In caso di morte del lavoratore, quanto a questo spetterebbe se fosse licenziato senza sua colpa, spetta ai figli, al coniuge, ai parenti conviventi a carico o agli eredi, nei modi stabiliti dalla legge.

 

123 - La previdenza è un’alta manifestazione del principio di collaborazione tra tutti gli elementi della produzione, che debbono concorrere agli oneri di essa.

La Repubblica coordina e integra tale azione di previdenza, a mezzo dell’organizzazione professionale, e con la costituzione di speciali Istituti per l’incremento e la maggiore estensione delle assicurazioni sociali.

L’opera convergente dello Stato e delle categorie interessate deve garantire a tutti i lavoratori piena assistenza per la vecchiaia, l’invalidità, gli infortuni sul lavoro, le malattie, la gravidanza e puerperio, la disoccupazione involontaria, il richiamo alle armi.

 

124 - Allo scopo di dare e accrescere la capacità tecnica e produttiva e il valore morale dei lavoratori e di agevolare l’azione selettiva tra questi, la Repubblica anche a mezzo dell’associazione professionale riconosciuta, promuove e sviluppa l’istruzione professionale.

 

 

§ II

La gestione socializzata dell’impresa

 

125 - La gestione dell’impresa, sia essa pubblica che privata, è socializzata.

Ad essa prendono parte diretta coloro che nell’impresa svolgono, in qualunque forma, una effettiva attività produttiva.

 

126 - Ogni impresa ha un capo, responsabile di fronte allo Stato, politicamente e giuridicamente, dell’andamento della produzione e della disciplina del lavoro nell’impresa.

 

127 - Il capo dell’impresa pubblica è nominato dal Governo.

 

128 - Il capo dell’impresa privata è l’imprenditore.

Imprenditore è colui che ha organizzato l’impresa, determinandone l’oggetto e lo scopo economico, o colui che ne ha preso posto.

Nelle imprese individuali o ad amministratore unico, il capo dell’impresa è il titolare o l’amministratore unico.

Nelle imprese con organo amministrativo collegiale il capo dell’impresa è stabilito, dallo statuto o dall’atto costitutivo, nella persona del Presidente del Consiglio di amministrazione o dell’Amministratore delegato o di un tecnico, che può essere estraneo al Consiglio, e a cui si conferiscono le funzioni di Direttore generale.

 

129 - Le aziende pubbliche sono amministrate da un Consiglio di gestione eletto dai lavoratori dell’impresa, operai, impiegati tecnici.

Il Consiglio di gestione decide su tutte le questioni inerenti all’indirizzo e allo svolgimento della produzione dell’impresa nel quadro del piano unitario nazionale determinato dalla Repubblica a mezzo dei suoi competenti organi; forma il bilancio dell’impresa e delibera la ripartizione degli utili determinando la parte spettante ai lavoratori; decide sulle questioni inerenti alla disciplina e alla tutela del lavoro.

 

130 - Nelle imprese private, degli organi collegiali di amministrazione, formati secondo la legge, gli atti costitutivi e gli statuti fanno parte i rappresentanti degli operai, impiegati e tecnici dell’impresa in numero non inferiore a quello dei rappresentati eletti dall’assemblea dei portatori del capitale sociale, e uno o più rappresentanti dello Stato qualora esso partecipi alla formazione del capitale.

 

131 - Nelle imprese individuali e in quelle per le quali l’atto costitutivo e gli statuti prevedano un amministratore unico, qualora esse impieghino complessivamente almeno cinquanta lavoratori, verrà costituito un consiglio di operai, impiegati e tecnici dell’impresa di almeno tre membri.

Il Consiglio collabora col titolare dell’impresa e con l’amministratore unico alla gestione dell’impresa. Deve esser sentito per la formazione del bilancio e per le decisioni che importino trasformazione della struttura, della forma giuridica e dell’oggetto dell’impresa.

 

132 - In ogni impresa, che occupi più di dieci lavoratori, si costituisce il consiglio di fabbrica, eletto da tutti gli operai, impiegati e tecnici, il quale partecipa alla formazione dei regolamenti interni e alla risoluzione delle questioni che possano sorgere nella loro applicazione.

Nelle imprese in cui non vi sia un organo collegiale, di amministrazione né il consiglio dei lavoratori, il capo dell’impresa deve sentire il parere del consiglio di fabbrica nelle questioni riguardanti la disciplina del lavoro, e può sentirlo nelle altre questioni che egli intenda di sottoporgli.

 

133 - La legge, in relazione alla situazione economica, stabilisce i limiti massimi e i modi con cui può esser determinato il compenso al capitale impiegato nell’impresa, in generale o per i vari tipi di esse.

Entro questi limiti e nei modi consentiti la determinazione del compenso è stabilita convenzionalmente.

 

134 - Gli utili dell’impresa, dopo la deduzione del compenso dovuto al capitale, sono distribuiti tra il capo, gli amministratori e gli operai, impiegati e tecnici dell’impresa, nelle proporzioni fissate per legge, per norma collettiva o, in mancanza degli atti costitutivi, dagli statuti e dalle deliberazioni degli organi di gestione.

La parte degli utili non distribuita, è assegnata alla riserva nei limiti minimi e massimi stabiliti dalla legge, e se vi sia ancora un’eccedenza, questa è devoluta allo Stato che l’amministra o la impiega per scopi di carattere sociale.

 

 

§ III

L’organizzazione professionale

 

135 - Tutte le categorie di prestatori d’opera e di lavoratori, operai, impiegati, dirigenti, di artigiani, di imprenditori, di professionisti e gli artisti sono organizzati in un’organizzazione professionale nazionale.

Nel seno dell’organizzazione unica possono formarsi sezioni per le varie branche della produzione e per le varie categorie professionali.

 

136 - L’associazione professionale unica si ispira ai principi della Repubblica Sociale Italiana e ne cura l’attuazione nel campo dell’economia nazionale: essa costituisce l’organizzazione giuridica a traverso la quale si opera la trasformazione di tutte le forze della produzione in forze nazionali, e si realizza la loro partecipazione stabile alla costituzione e alla vita dello Stato.

 

137 - L’organizzazione professionale unica ha l’esclusiva integrale rappresentanza degli interessi delle categorie in essa organizzate. In virtù di questa integrale rappresentanza, essendo gli interessi delle categorie produttive, considerate nella loro funzione nazionale, di supremo interesse statale, essa è giuridicamente riconosciuta come ente ausiliario dello Stato.

 

138 - L’associazione professionale unica ha come precipui compiti istituzionali, che essa può assolvere anche a traverso le associazioni che si formino nel suo seno: tutelare gli interessi delle categorie rappresentate, contemperandoli tra loro e subordinandoli ai fini superiori della Nazione; promuovere in tutti i modi l’incremento qualitativo e quantitativo della produzione, e la riduzione dei costi e dei prezzi di beni e servizi, nell’interesse dei produttori e dei consumatori; curare che gli appartenenti alle categorie produttive si uniformino, nell’esercizio della loro attività, ai principi dell’ordinamento sociale nazionale e agli obblighi che vi derivano; assicurare l’uguaglianza giuridica tra i vari elementi della produzione, suscitarne e rafforzarne la solidarietà tra loro e verso la Nazione; promuovere ed attuare provvedimenti e istituti di previdenza sociale fra i produttori; coltivare l’istruzione, specialmente professionale, e l’educazione morale, politica e religiosa degli appartenenti alle categorie; prestare assistenza ai produttori rappresentati; in genere svolgere tutte le altre funzioni utili al mantenimento della disciplina della produzione e del lavoro.

 

139 - All’associazione professionale unica, per l’assolvimento dei suoi compiti lo Stato affida l’esercizio di poteri:

 

a) normativo, per cui, nelle forme e nei modi stabiliti dalla legge, essa detta norme giuridiche obbligatorie per la disciplina dei rapporti collettivi di lavoro e può dettare, ove se ne verifichi la necessità, norme giuridiche obbligatorie per la disciplina dei rapporti collettivi economici ai fini del coordinamento della produzione;

b) fiscale, per cui, onde sostenere le spese obbligatorie facoltative connesse alle sue funzioni, può imporre contributi a tutti i lavoratori rappresentati nella misura massima stabilita dalla legge procedendo all’esazione colle procedure e i privilegi per la riscossione delle imposte;

c) conciliativo, per cui deve esperire il tentativo di conciliazione nelle controversie individuali e collettive relative ai rapporti di lavoro e all’applicazione delle norme collettive economiche da esso emanate: tale tentativo di conciliazione costituisce un presupposto necessario per la proposizione delle relative controversie giudiziarie;

d) disciplinare, per cui può infliggere ai rappresentati sanzioni disciplinari determinate nello Statuto dell’associazione, per inosservanza ai doveri nascenti dall’ordinamento sociale nazionale; al fine di accertare tali eventuali inosservanze essa può disporre gli opportuni controlli, a mezzo di propri organi e dei fiduciari di fabbrica, ove siano istituiti;

e) consultivo, per cui il suo parere deve esser sentito dalle amministrazioni dello Stato, nelle materie interessanti la disciplina della produzione e del lavoro.

 

140 - Nello svolgimento delle sue funzioni la Confederazione unica gode di piena autonomia.

I suoi atti sono solamente sottoposti al controllo di legittimità, e le persone al controllo politico dello Stato, a mezzo degli organi designati dalla legge.

 

141 - Per la risoluzione delle controversie collettive relative alla formazione, alla revisione o alla interpretazione delle norme collettive di lavoro o alla interpretazione delle norme collettive economiche, emanate dall’organizzazione professionale riconosciuta è istituita la Magistratura del Lavoro, organo della Magistratura ordinaria.

La Magistratura del Lavoro è costituita da tre giudici dell’ordine giudiziario e da due giudici esperti, da scegliere in appositi albi da tenersi nei modi stabiliti dalla legge.

Alla proposizione delle azioni per la risoluzione delle controversie collettive è legittimata soltanto l’Associazione professionale riconosciuta o, previa autorizzazione, le associazioni ad essa aderenti. In mancanza, l’azione può essere proposta dal Pubblico Ministero, il cui ricorso deve esser notificato alla Associazione professionale riconosciuta, che può intervenire nel giudizio.

Nelle controversie collettive promosse dalla Associazione professionale, l’intervento del Pubblico Ministero è obbligatorio a pena di nullità.

Le decisioni della Magistratura del Lavoro in sede di controversie collettive hanno la stessa efficacia delle norme collettive emanate dalla organizzazione professionale riconosciuta.

Tali decisioni non possono essere impugnate se non per errori di procedura dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione.

 

142 - Poiché l’ordinamento giuridico della Repubblica fornisce tutti i mezzi per la composizione equa e pacifica di ogni controversia collettiva nel campo del lavoro e della produzione, lo sciopero, la serrata, l’inosservanza delle norme collettive ed economiche e delle sentenze della Magistratura del Lavoro, e in genere tutti gli altri atti di lotta sociale, sono puniti quali delitti contro l’economia nazionale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Decreto Legislativo sulla Socializzazione delle imprese, 12/2/1944

 

 

Il Duce della Repubblica Sociale Italiana  

 

-  vista la Carta del Lavoro;

 

-  vista la premessa alla nuova struttura economico-sociale approvata dal Consiglio dei ministri il 13 gennaio 1944;

 

-  su proposta del ministro per l’Economia Corporativa, di concerto con il ministro per le Finanze e col ministro per la Giustizia;

 

 

Decreta:

 

(Titolo I)

 

Art. 1 - Gestione dell’impresa.

La gestione dell’impresa, sia questa di proprietà dello Stato, sia di proprietà privata, è socializzata. Ad essa prende parte diretta il lavoro. L’ordinamento delle imprese socializzate è disciplinato dal presente decreto, dallo statuto o regolamento di ciascuna impresa, dalle norme del Codice Civile e dalle leggi speciali, in quanto non contrastino col presente provvedimento.

 

Art. 2 - Organi di gestione dell’impresa.

Gli organi di gestione dell’impresa sono: a) per le imprese private che abbiano forma di società per azione o di società a responsabilità limitata con almeno un milione di capitale: il capo dell’impresa, l’assemblea, il consiglio di amministrazione (di gestione) e il collegio sindacale; b) per le imprese private che abbiano altra forma di società: il capo dell’impresa e il consiglio di amministrazione; c) per le imprese private individuali: il capo dell’impresa e il consiglio di gestione; d) per le imprese di proprietà dello Stato: il capo dell’impresa, il consiglio di amministrazione e il collegio sindacale.

 

(Titolo II) Amministrazione delle imprese a capitale sociale.

 

Art. 3 - Organi delle società per azioni e delle società a responsabilità limitata.

Nelle società per azioni e in quelle a responsabilità limitata con almeno un milione di capitale, fanno parte degli organi collegiali di amministrazione rappresentanti eletti dai lavoratori dell’impresa: operai, impiegati amministrativi, impiegati tecnici e dirigenti.

 

Art. 4 - Assemblea, consiglio di gestione, collegio sindacale.

All’assemblea, ferme restando le disposizioni degli artt.2368 e seguenti del Codice Civile sulla sua regolare costituzione, nonché quelle relative ai suoi poteri, partecipano i rappresentanti dei lavoratori con un numero di voti pari a quelli del capitale intervenuto. L’assemblea nomina un consiglio di amministrazione, formato per metà dai rappresentanti dei soci e per metà dai rappresentanti dei lavoratori. L’assemblea nomina altresì un collegio sindacale che deve avere tra i suoi componenti almeno un sindaco effettivo e un supplente, proposti dai rappresentanti dei lavoratori, ferme restando le disposizioni del Codice Civile per i collegi sindacali.

 

Art. 5 - Votazioni.

Nelle votazioni tanto dell’assemblea quanto del consiglio di amministrazione, prevale, in caso di parità di voti, il voto del capo dell’impresa che di diritto presiede i predetti organi sociali.

 

Art. 6 - Consiglio di gestione delle società che non sono per azioni o a responsabilità limitata.

Nelle società non contemplate nel precedente art.3 e che abbiano almeno un milione di capitale o impieghino almeno cento lavoratori, il consiglio di amministrazione è formato dai soci e da un egual numero di rappresentanti, eletti dai lavoratori dell’impresa.

 

Art. 7 - Poteri del consiglio di gestione.

Il consiglio di amministrazione delle imprese private a capitale sociale, sulla base di un periodico e sistematico esame degli elementi tecnici, economici e finanziari della gestione: a) delibera su tutte le questioni relative alla vita dell’impresa, all’indirizzo e allo svolgimento della produzione nel quadro del piano nazionale determinato dai competenti organi dello Stato; b) esprime il proprio parere sulla stipulazione dei contratti di lavoro aziendali con le associazioni sindacali facenti capo alla Confederazione Unica del Lavoro, della Tecnica e delle Arti e su ogni altra questione inerente alla disciplina e alla tutela del lavoro e della impresa; c) esercita in genere nell’impresa tutti i poteri attribuitigli dallo statuto e quelli previsti dalle leggi vigenti per gli amministratori, ove non siano in contrasto con le disposizioni del presente provvedimento; d) redige il bilancio dell’impresa e propone la ripartizione degli utili ai sensi delle disposizioni del presente provvedimento e del Codice Civile.

 

Art. 8 - Cauzione dei membri del consiglio di gestione.

I membri del consiglio di amministrazione eletti dai lavoratori sono dispensati dall’obbligo di prestare cauzione.

 

Art. 9 - Capo dell’impresa.

Nelle società per azioni e in quelle a responsabilità limitata che abbiano almeno un milione di capitale, il capo dell’impresa è nominato dall’assemblea. Nelle altre imprese a capitale sociale il capo dell’impresa è nominato tra i soci con le modalità previste dagli atti costitutivi, statuto e regolamento delle società stesse.

 

Art. 10 - Poteri del capo dell’impresa.

Il capo dell’impresa convoca l’assemblea, nelle imprese in cui esiste, e la presiede; presiede altresì il consiglio di amministrazione; rappresenta l’impresa nei rapporti con i terzi. Egli ha le responsabilità e i doveri di cui agli artt.21 e seguenti e tutti i poteri riconosciutigli dallo statuto, nonché quelli previsti dalle leggi vigenti ove non contrastino con le disposizioni del presente provvedimento.

 

 

(Titolo III) Amministrazione delle imprese a capitale individuale.

 

Art. 11 - Consiglio di gestione.

Nelle imprese individuali, purché il capitale in esse investito sia di almeno un milione o il numero dei lavoratori in esse impiegati sia di almeno cento, viene costituito un consiglio di gestione, composto di almeno tre membri eletti, secondo il regolamento dell’impresa, da ognuna delle categorie di lavoratori: operai, impiegati amministrativi, impiegati tecnici e dirigenti.

 

Art. 12 - Capo dell’impresa, poteri del consiglio di gestione.

Nelle imprese individuali l’imprenditore, il quale assume la figura giuridica di capo dell’impresa con le responsabilità e i doveri di cui ai successivi artt.21 e seguenti, è coadiuvato nella gestione dell’impresa stessa dal consiglio di gestione che dovrà uniformare la sua attività agli indirizzi della politica sociale dello Stato. L’imprenditore capo dell’impresa deve riunire periodicamente, almeno una volta al mese, il consiglio per sottoporgli le questioni relative alla vita produttiva dell’impresa ed ogni anno, alla chiusura della gestione, per l’approvazione del bilancio ed il riparto degli utili.

 

 

(Titolo IV) Amministrazione delle imprese di proprietà dello Stato.

 

Art. 13 - Capo dell’impresa statale.

Il capo dell’impresa di proprietà dello Stato è nominato con decreto del Ministero per l’Economia Corporativa di concreto con il Ministero per le Finanze, su designazione dell’Istituto di Gestione e Finanziamento, tra i membri del consiglio di amministrazione dell’impresa e fra gli altri elementi dell’impresa stessa o di imprese del medesimo settore produttivo che diano speciali garanzie di comprovata capacità tecnica o amministrativa. Il capo dell’impresa ha la responsabilità e i doveri di cui agli artt.21, e seguenti, e i poteri saranno determinati dallo Statuto di ogni impresa.

 

Art. 14 - Consiglio di gestione.

Il consiglio di amministrazione è presieduto dal capo dell’impresa ed è composto di rappresentanti eletti dalle varie categorie dei lavoratori dell’impresa: operai, impiegati tecnici, impiegati amministrativi, dirigenti, nonché di almeno un rappresentante, proposto dall’Istituto di Gestione e Finanziamento e nominato dal Ministero per l’Economia Corporativa, di concreto con il Ministero per le Finanze. Le modalità di elezione e il numero dei membri del consiglio saranno determinati dallo statuto dell’impresa. Nessuno speciale compenso, salvo il rimborso delle spese, è dovuto ai membri del consiglio di amministrazione per tale loro attività.

 

Art. 15 - Poteri del consiglio di gestione.

Per i poteri dei consigli di amministrazione delle imprese di proprietà dello Stato valgono le norme contenute nel precedente art.7.

 

Art. 16 - Collegio sindacale.

Il collegio sindacale delle imprese di proprietà dello Stato è costituito con decreto del Ministero per l’Economia Corporativa di concreto con il Ministero per le Finanze, su proposta dell’Istituto di Gestione e Finanziamento. Il compenso dei sindaci è determinato dall’Istituto di Gestione e Finanziamento.

 

Art. 17 - Approvazione del bilancio e riparto degli utili - Deliberazioni eccedenti l’ordinaria amministrazione.

Il bilancio delle imprese di proprietà dello Stato e il progetto di riparto degli utili, gli aumenti e la riduzione di capitali, nonché le fusioni, le concentrazioni, lo scioglimento e la liquidazione di imprese di proprietà dello Stato, sono proposti dall’Istituto di Gestione e Finanziamento, sentito il consiglio di amministrazione delle imprese interessate, e approvati dal Ministero per l’Economia Corporativa, di concerto col Ministero per le Finanze e con gli altri Ministeri interessati.

 

(Titolo V) Disposizioni comuni ai titoli precedenti.

 

Art. 18 - Atti costitutivi e statutari delle imprese di proprietà dello Stato.

Gli atti costitutivi e gli statuti delle imprese di proprietà dello Stato, come pure ogni loro modificazione sono approvati con decreto del Ministero per l’Economia Corporativa, di concreto con il Ministero per le Finanze.

 

Art. 19 - Statuti e regolamenti delle imprese di proprietà privata.

Entro il 30 giugno 1944 tutte le imprese a capitale privato dovranno provvedere ad adeguare gli statuti alle norme contenute nel presente decreto. Le imprese individuali non regolate da statuto dovranno redigere il regolamento entro il termine suddetto. Statuti e regolamenti saranno sottoposti nel termine di 30 giorni all’omologazione del Tribunale competente per territorio che, riscontratane la regolarità e la rispondenza al presente decreto e alle altre leggi vigenti in materia, ne ordinerà la trascrizione nel registro delle imprese.

 

Art. 20 - Modalità di elezione dei rappresentanti dei lavoratori.

I rappresentanti dei lavoratori chiamati a far parte degli organi delle imprese socializzate, siano esse di proprietà dello Stato o do proprietà privata, sono eletti con votazione segreta da tutti i lavoratori dell’impresa: operai, impiegati tecnici, impiegati amministrativi, e dirigenti, su una lista formata dai sindacati comunali delle singole categorie. La lista comprenderà un numero di lavoratori multiplo di quello dei rappresentanti da eleggere e proporzionalmente alle singole categorie dei lavoratori dell’impresa.

(Titolo VI) Il capo dell’impresa e gli amministratori.

 

Art. 21 - Responsabilità del capo dell’impresa. Il capo dell’impresa, sia essa di proprietà privata, sia dello Stato, è personalmente responsabile di fronte allo Stato dell’andamento della produzione dell’impresa e può essere rimosso o sostituito a norma delle disposizioni di cui agli articoli seguenti oltre che nei casi previsti dalle vigenti leggi, quando la sua attività non risponda alle esigenze dei piani generali di produzione e alle direttive della politica sociale dello Stato.

 

Art. 22 - Sostituzione del capo dell’impresa di proprietà dello Stato.

Nell’impresa di proprietà dello Stato, la sostituzione del capo dell’impresa è disposta dal Ministero per l’Economia Corporativa, di concerto con il Ministero per le Finanze, d’ufficio o su proposta dello Istituto Gestione e Finanziamento o del consiglio di amministrazione o dei sindaci, premessi gli opportuni accertamenti.

 

Art. 23 - Sostituzione del capo dell’impresa privata a capitale sociale.

Nelle società per azioni, la sostituzione del capo dell’impresa è deliberata dall’assemblea. Nelle altre imprese a capitale sociale la sostituzione del capo dell’impresa è regolata dagli atti costitutivi, statuti e regolamenti, oppure può essere promossa dal consiglio di amministrazione, con la stessa procedura prevista dagli artt.24 e seguenti per le imprese private a capitale individuale. E’ in facoltà del Ministero per l’Economia corporativa di provvedere alla sostituzione d’ufficio del capo dell’impresa quando egli dimostri di non possedere senso di responsabilità e manchi ai doveri indicati dall’art.21.

 

Art. 24 - Sostituzione del capo dell’impresa a capitale individuale.

Nelle imprese private a capitale individuale l’imprenditore, capo dell’impresa, può essere sostituito solo in seguito a sentenza della Magistratura del lavoro che ne dichiari la responsabilità. L’azione per la dichiarazione di responsabilità può essere provocata dal consiglio di gestione dell’impresa, dall’Istituto di Gestione e di Finanziamento, qualora interessato nell’impresa, o dal Ministero per l’Economia Corporativa, mediante istanza al Procuratore di Stato presso la Corte di Appello competente per territorio.

 

Art. 25 - Procedura davanti alla Magistratura del lavoro.

La Magistratura del lavoro, sentito l’imprenditore, il Pubblico Ministero, il consiglio di gestione dell’impresa, o dell’Istituto di Gestione e Finanziamento, se interessato, premessi gli opportuni accertamenti, dichiara con sentenza la responsabilità dell’imprenditore. Contro la sentenza è ammesso ricorso per Cassazione a norma dell’art. 426 del Cod. Pr. Civ.

 

Art. 26 - Sanzioni contro il capo dell’impresa.

A seguito della sentenza che dichiara la responsabilità dell’imprenditore, il Ministero per l’Economia Corporativa prenderà quei provvedimenti amministrativi che riterrà del caso affidando, se occorre, la gestione dell’impresa a una cooperativa da costituirsi fra i dipendenti dell’impresa medesima.

 

Art. 27 - Misure cautelari.

Pendente l’azione di cui agli articoli precedenti, il Ministero per l’Economia Corporativa può sospendere con proprio decreto, l’imprenditore capo dell’impresa dalla sua attività e nominare un commissario per la temporanea amministrazione dell’impresa.

 

Art. 28 - Responsabilità del consiglio di gestione.

Qualora il consiglio d’amministrazione dell’impresa, sia di proprietà dello Stato, sia di proprietà privata, dimostri di non possedere sufficiente senso di responsabilità nell’assolvimento dei compiti affidatigli per l’adeguamento dell’attività dell’impresa alle esigenze dei piani di produzione e della politica sociale della Repubblica, il Ministero per l’Economia Corporativa, di concreto con il ministero per le finanze, può disporre, premessi gli opportuni accertamenti, lo scioglimento del consiglio e la nomina di un commissario per la temporanea gestione dell’impresa. L’intervento del Ministero per l’Economia Corporativa può avvenire di ufficio o su istanza dell’Istituto di Gestione e Finanziamento se interessato, o del capo dell’impresa, o dell’assemblea, o dei sindaci.

 

Art. 29 - Sanzioni penali.

Al capo dell’impresa e ai membri del consiglio di amministrazione di essa, sia di proprietà dello Stato, sia di proprietà privata, sono applicabili tutte le sanzioni penali previste dalle leggi per gli imprenditori, soci e amministratori delle società commerciali.

 

(Titolo VII) Responsabilità del capo dell’impresa e degli amministratori.

 

Art. 30 - Passaggio delle imprese in proprietà dello Stato.

La proprietà di imprese che impegnino settori base per l’indipendenza politica ed economica del Paese, nonché di imprese fornitrici di materie prime, di energia e di servizi indispensabili al regolare svolgimento della vita sociale, può essere assunta dallo Stato secondo le norme del presente decreto. Quando l’impresa comprende aziende aventi attività produttiva diversa, lo Stato può assumere la proprietà di parte soltanto dell’impresa stessa. Lo Stato può inoltre partecipare alla formazione del capitale delle imprese private.

 

Art.31 - Determinazione dell’impresa da passare in proprietà dello Stato.

Con decreto del Capo dello Stato, sentito il consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per l’Economia Corporativa, di concreto col Ministro per le Finanze, saranno di volta in volta determinate le imprese di cui lo Stato intenda assumere la proprietà.

 

Art.32 - Sottoposizione a sindacato, nomina dei sindacatori e di commissari di Governo.

Con lo stesso decreto di cui all’articolo precedente e con decreti successivi, le imprese per le quali sia stato deciso il passaggio in proprietà dello Stato, vengono sottoposte al sindacato con la procedura di cui alla legge 17 luglio 1942 n. 1100, e vengono nominati i sindacatori. Potrà anche essere affidata a uno degli amministratori dell’impresa la gestione straordinaria di questa, in qualità di commissario del Governo.

 

Art. 33 - Nullità dei negozi che modificano il rapporto di proprietà del capitale.

Saranno considerati nulli i negozi fra vivi che comunque modificano il rapporto di proprietà nei riguardi dei titoli azionari rappresentanti il capitale delle imprese, per le quali viene deciso il passaggio in proprietà dello Stato, effettuati dal giorno dell’entrata in vigore del provvedimento che decide il passaggio di proprietà.

 

Art. 34 - Amministrazione del capitale delle imprese di proprietà dello Stato.

Il capitale delle imprese assunte in proprietà dalla Stato è amministrato per mezzo di un Istituto di Gestione e Finanziamento, ente pubblico con propria personalità giuridica. La costituzione dell’Istituto e l’approvazione del relativo statuto saranno disposte con separati provvedimenti.

 

Art. 35 - Compito dell’Istituto di Gestione e Finanziamento. L’Istituto di Gestione e Finanziamento controlla l’attività delle imprese di cui all’art.30, secondo le direttive del Ministero per l’Economia Corporativa e amministra altresì le partecipazioni assunte dallo Stato in imprese private.

 

Art. 36 - Trasformazione delle quote di capitale.

Le quote di capitale già investito nelle imprese che passano in proprietà dello Stato vengono sostituite da quote di credito dei singoli portatori verso l’Istituto di Gestione e Finanziamento, rappresentate da titoli emessi dall’Istituto medesimo ai sensi dei successivi articoli.

 

Art. 37 - Valore di trasferimento delle quote di capitale.

La sostituzione delle quote di capitale già investito in ciascuna impresa che passa in proprietà dello Stato con i titoli dell’Istituto di Gestione e Finanziamento viene effettuata per un ammontare pari al valore reale di dette quote di capitale.

 

Art. 38 - Determinazione del valore delle quote di capitale.

Il valore reale delle quote di capitale delle imprese da trasferire in proprietà dello Stato sarà determinato con decreto del Ministero per l’Economia Corporativa, di concreto con il Ministero per le Finanze, su proposta dell’Istituto di Gestione e Finanziamento, in contraddittorio con gli amministratori dell’impresa. Contro il decreto del Ministero per l’Economia Corporativa è ammesso ricorso, entro sessanta giorni dalla sua pubblicazione, al Consiglio di Stato in sede di giurisdizione da parte degli amministratori dell’impresa o di tanti soci che rappresentino almeno il decimo del capitale sociale.

 

Art. 39 - Caratteristiche dei titoli dell’Istituto di Gestione e Finanziamento.

I titoli dell’Istituto di Gestione e Finanziamento sono nominativi, negoziabili e trasferibili e a reddito variabile. Essi vengono emessi in serie distinte corrispondenti a singoli settori di produzione. Per ciascuna serie il reddito sarà annualmente determinato dal Comitato dei Ministri per la Difesa del Risparmio e l’Esercizio del Credito, su proposta dell’Istituto di Gestione e Finanziamento, tenuto presente l’andamento dei relativi settori produttivi e quello generale della produzione.

Art. 40 - Limitazioni alla negoziabilità dei titoli.

E’ demandata al Comitato dei Ministri per la Difesa del Risparmio e l’Esercizio del Credito la limitazione della negoziabilità dei titoli dell’Istituto di Gestione e Finanziamento, emessi in sostituzione di quote di capitale, e anche l’iscrizione nei libri dell’Istituto di Credito dei titolari di tali quote, senza che venga effettuata la materiale consegna dei titoli.

 

Art. 41 - Modalità del passaggio di proprietà allo Stato

 Con decreto che dispone il trapasso dell’imprese allo Stato verranno stabilite le norme integrative e di esecuzione, le modalità e i termini del trapasso medesimo, nonché quelle altre norme, modalità e termini che si renderanno necessari e opportuni per il trasferimento del capitale allo Stato e per l’assegnazione e distribuzione dei titoli dell’Istituto di Gestione e Finanziamento agli aventi diritto.

 

(Titolo VIII) Quote e capitale.

 

Art. 42 - Determinazione degli utili.

Gli utili netti delle imprese risultano dai bilanci compilati secondo le norme del Codice Civile e sulla base di una contabilità aziendale che potrà successivamente essere unificata con opportuni provvedimenti di legge.

 

Art. 43 - Remunerazione del capitale.

Sugli utili netti, dopo le assegnazioni di legge alla riserva, e la costituzione di eventuali riserve speciali, che saranno stabilite dagli statuti e regolamenti, è ammessa una remunerazione al capitale investito nell’impresa in una misura massima fissata per i singoli settori produttivi dal Comitato ministeriale per la tutela del risparmio e l’esercizio del credito.

 

Art. 44 - Assegnazione degli utili ai lavoratori.

Gli utili che residueranno dalle assegnazioni di cui all’articolo precedente verranno ripartiti tra i lavoratori: operai, impiegati tecnici amministrativi e dirigenti, in rapporto all’entità delle remunerazioni percepite nel corso dell’anno. Tale ripartizione non potrà comunque eccedere il 30% del complesso delle retribuzioni nette corrisposte ai lavoratori nel corso dell’esercizio. Le eccedenze saranno destinate a una Cassa di compensazione, amministrata dall’Istituto di Gestione e Finanziamento e destinata a scopi di natura sociale e produttiva. Con separato provvedimento del Ministero per l’Economia Corporativa, di concreto col Ministero per le Finanze, sarà approvato il regolamento di tale Cassa.

 

Art. 45 - Le quote di utili.

La quota di utile delle imprese a capitale individuale da volgere a favore dei lavoratori dovrà essere commisurata a una percentuale del reddito accertato ai fini dell’imposta di ricchezza mobile.

 

Il presente decreto sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Sociale Italiana e iscritto, munito del sigillo dello Stato, nella raccolta ufficiale delle leggi e decreti, entrerà in vigore il giorno che sarà stabilito con successivo decreto del Duce della Repubblica Sociale Italiana.




 

 

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