Partito Fascista 


    Partito Nazionale Fascista


 Partito Fascista Repubblicano


 

Le pagine di Portale Storia dedicate al Fascismo vogliono ricordare alle generazioni cresciute dopo la seconda guerra mondiale che gli errori di un passato non molto lontano devono essere conosciuti soprattutto divulgandoli sulla rete perchè l'oblio è la peggiore medicina

del futuro. (Editore)

 



Biografia di Benito Mussolini
Programma del Partito Nazionale Fascista
Segretari del Partito Nazionale Fascista
Segretari del Partito Fascista Repubblicano




Le Date:

23/3/1919
Benito Mussolini fonda i Fasci Italiani di Combattimento

7/11/1921
i Fasci rinominati Partito Nazionale Fascista


7/1943

dissoluzione del PNF dopo la caduta di Mussolini

9/1943
costituzione del Partito Fascista Repubblicano

4/1945
dissoluzione del PFR





Programma del Partito Nazionalista Fascista
(nota: programma del novembre 1921)



bandiera del partito

tessera del partito



stendardo del Duce del Partito Nazionale Fascista



Fondamenti
Il Fascismo è costituito in Partito politico per rinsaldare la sua disciplina e per individuare il suo «credo».
La Nazione non è la semplice somma degli individui viventi né lo strumento dei partiti pei loro fini, ma un organismo comprendente la serie indefinita delle generazioni di cui i singoli sono elementi transeunti; è la sintesi suprema di tutti i valori materiali e immateriali della stirpe.
Lo Stato è l’incarnazione giuridica della Nazione.
Gli Istituti politici sono forme efficaci in quanto i valori nazionali vi trovino espressione e tutela. I valori autonomi dell’individuo e quelli comuni a piú individui, espressi in persone collettive organizzate (famiglie, comuni, corporazioni, ecc.), vanno promossi, sviluppati e difesi, sempre nell’ambito della Nazione a cui sono subordinati.
Il Partito Nazionale Fascista afferma che nell’attuale momento storico la forma di organizzazione sociale dominante nel mondo è la Società Nazionale e che legge essenziale della vita nel mondo non è la unificazione delle varie Società in una sola immensa Società: «L’Umanità», come crede la dottrina internazionalistica, ma la feconda e, augurabile, pacifica concorrenza tra le varie Società Nazionali.

Lo Stato

Lo Stato va ridotto alle sue funzioni essenziali di ordine politico e giuridico.
Lo Stato deve investire di capacità e di responsabilità le Associazioni conferendo anche alle corporazioni professionali ed economiche diritto di elettorato al corpo dei Consigli Tecnici Nazionali.
Per conseguenza debbono essere limitati i poteri e le funzioni attualmente attribuiti al Parlamento.
Di competenza del Parlamento i problemi che riguardano l’individuo come cittadino dello Stato e lo Stato come organo di realizzazione e di tutela dei supremi interessi nazionali; di competenza dei Consigli Tecnici Nazionali i problemi che si riferiscono alle varie forme di attività degli individui nella loro qualità di produttori.
Lo Stato è sovrano: e tale sovranità non può né deve essere intaccata o sminuita dalla Chiesa alla quale si deve garantire la piú ampia libertà nell’esercizio del suo ministerio spirituale.
Il Partito Nazionale Fascista subordina il proprio atteggiamento, di fronte alle forme delle singole Istituzioni politiche, agli interessi morali e materiali della Nazione intesa nella sua realtà e nel suo divenire storico.

Le corporazioni

Il Fascismo non può contestare il fatto storico dello sviluppo delle corporazioni, ma vuol coordinare tale sviluppo ai fini nazionali.
Le corporazioni vanno promosse secondo due obbiettivi fondamentali e cioè come espressione della solidarietà nazionale e come mezzo di sviluppo della produzione.
Le corporazioni non debbono tendere ad annegare l’individuo nella collettività livellando arbitrariamente le capacità e le forze dei singoli, ma anzi a valorizzarle e a svilupparle. Il Partito Nazionale Fascista si propone di agitare i seguenti postulati a favore delle classi lavoratrici e impiegatizie:
1) La promulgazione di una legge dello Stato che sancisca per tutti i salariati la giornata «legale» media di otto ore, colle eventuali deroghe consigliate dalle necessità agricole o industriali.
2) Una legislazione sociale aggiornata alle necessità odierne, specie per ciò che riguarda gli infortuni, la invalidità e la vecchiaia dei lavoratori sia agricoli che industriali o impiegatizii, sempre che non inceppi la produzione.
3) Una rappresentanza dei lavoratori nel funzionamento di ogni industria, limitatamente per ciò che riguarda il personale.
4) L’affidamento della gestione di industrie o di servizi pubblici ad organizzazioni sindacali che ne siano moralmente degne e tecnicamente preparate.
5) La diffusione della piccola proprietà in quelle zone e per quelle coltivazioni che produttivamente lo consentano.

Capisaldi di politica interna

Il Partito Nazionale Fascista intende elevare a piena dignità i costumi politici cosí che la morale pubblica e quella privata cessino di trovarsi in antitesi nella vita della Nazione.
Esso aspira all’onore supremo del Governo del Paese; a ristaurare il concetto etico che i Governi debbono amministrare la cosa pubblica non già nell’interesse dei partiti e delle clientele ma nel supremo interesse della Nazione.
Va restaurato il prestigio dello Stato Nazionale e cioè dello Stato che non assista indifferente allo scatenarsi e al prepotere delle forze che attentino o comunque minaccino di indebolite materialmente e spiritualmente la compagine, ma sia geloso custode e difensore e propagatore della tradizione nazionale, del sentimento nazionale, della volontà nazionale.
La libertà del cittadino trova un duplice limite: nella libertà delle altre persone giuridiche e nel diritto sovrano della Nazione a vivere e svilupparsi.
Lo Stato deve favorire lo sviluppo della Nazione, non monopolizzando, ma promovendo ogni opera intesa al progresso etico, intellettuale, religioso, artistico, giuridico, sociale, economico, fisiologico della collettività nazionale.

 

tessera 1928

Capisaldi di politica estera

L’Italia riaffermi il diritto alla sua completa unità storica e geografica, anche là dove non è ancora raggiunta; adempia la sua funzione di baluardo della civiltà latina sul Mediterraneo; affermi sui popoli di nazionalità diversa annessi all’Italia saldo e stabile l’impero della sua legge; dia valida tutela agli italiani all’estero cui deve essere conferito diritto di rappresentanza politica.
Il Fascismo non crede alla vitalità e ai principi che ispirano la cosí detta Società delle Nazioni, in quanto che non tutte le Nazioni vi sono rappresentate e quelle che lo sono non vi si trovano su di un piede di eguaglianza.
Il Fascismo non crede alla vitalità e alla efficienza delle internazionali rosse, bianche o di altro colore, perché si tratta di costruzioni artificiali e formalistiche le quali raccolgono piccole minoranze di individui piú o meno convinti in confronto delle vaste masse delle popolazioni che vivendo, progredendo o regredendo, finiscono per determinare quegli spostamenti di interessi davanti ai quali tutte le costruzioni internazionalistiche sono destinate a cadere, come la recente esperienza storica documenta.
L’espansione commerciale e l’influenza politica dei trattati internazionali debbono tendere a una maggiore diffusione dell’italianità nel mondo.
I trattati internazionali vanno riveduti e modificati in quelle parti che si sono palesate inapplicabili e quindi regolati secondo le esigenze dell’economia nazionale e mondiale.
Lo Stato deve valorizzare le colonie italiane del Mediterraneo e d’oltre Oceano con istituzioni economiche, culturali e con rapide comunicazioni.
Il Partito Nazionale Fascista si dichiara favorevole a una politica di amichevoli rapporti con tutti i popoli dell’Oriente vicino e lontano.
La difesa e lo sviluppo dell’Italia all’estero vanno affidate a un Esercito e a una Marina adeguati alla necessità della sua politica e all’efficienza delle altre Nazioni, e ad organi diplomatici compresi della loro funzione e forniti di coltura, di animo e di mezzi sí da esprimere nel simbolo e nella sostanza la grandezza dell’Italia di fronte al Mondo.

Capisaldi di politica finanziaria e di ricostruzione economica del Paese


Il Partito Nazionale Fascista agirà:
1) Perché sia sancita un’effettiva responsabilità dei singoli e delle corporazioni nei casi di inadempienza dei patti di lavoro liberamente conclusi.
2) Perché venga stabilita e regolata la responsabilità civile degli addetti alle pubbliche amministrazioni e degli amministratori per qualsiasi loro negligenza in confronto dei danneggiati.
3) Perché venga imposta la pubblicità sui redditi imponibili e l’accertamento dei valori successori al fine di rendere possibile un controllo sugli obblighi finanziari di tutti i cittadini verso lo Stato.
4) Perché l’eventuale intervento statale, che si rendesse assolutamente necessario per proteggere taluni rami dell’industria agricola e manifatturiera da una troppo pericolosa concorrenza estera, sia tale da stimolare le energie produttive del Paese, non già da assicurare un parassitario sfruttamento dell’economia nazionale da parte di gruppi plutocratici.

Saranno obbiettivi immediati del Partito Nazionale Fascista:

1) Il risanamento dei bilanci dello Stato e degli enti pubblici locali, anche mediante rigorose economie in tutti gli organismi parassitari o pletorici e nelle spese non strettamente richieste dal bene degli amministrati o da necessità di ordine generale.
2) Il decentramento amministrativo per semplificare i servizi e per facilitare lo sfollamento della burocrazia, pur mantenendo l’opposizione recisa ad ogni regionalismo politico.
3) La rigida tutela del denaro dei contribuenti, sopprimendo ogni sussidio o favore, da parte dello Stato o altri Enti pubblici, a Consorzi, Cooperative, Industrie, clientele e simili, incapaci di vita propria e non indispensabili alla Nazione.
4) La semplificazione dell’organismo tributario e la distribuzione dei tributi secondo un criterio di proporzionalità, senza partigianerie pro o contro questa o quella categoria di cittadini, e non secondo concetti di progressività spogliatrice.
5) L’opposizione alla demagogia finanziaria e tributaria che scoraggi le iniziative o isterilisca le fonti del risparmio e della produzione nazionale. 6) La cessazione della politica di lavori pubblici abboracciati, concessi per motivi elettorali ed anche per pretesi motivi di ordine pubblico, o comunque non redditizi per la loro stessa distribuzione saltuaria e a spizzico.
7) La formazione di un piano organico di lavori pubblici secondo le nuove necessità economiche, tecniche, militari della Nazione, piano che si proponga principalmente di: completare e riorganizzare la rete ferroviaria italiana, riunendo meglio le regioni redente alle linee della penisola nonché alle comunicazioni interne della penisola stessa, specie quelle longitudinali dal sud al nord attraverso l’Appennino; accelerare nel limite del possibile, l’elettrificazione delle ferrovie ed in genere lo sfruttamento delle forze idriche sistemando i bacini montani anche a favore dell’industria e dell’agricoltura; sistemare ed estendere le reti stradali, specie nel Mezzogiorno ove ciò rappresenta una necessità pregiudiziale alla risoluzione di innumerevoli problemi economici e sociali; istituire e intensificare le comunicazioni marittime con la Penisola da un lato e le Isole e la sponda orientale adriatica e le nostre Colonie mediterranee dall’altro, nonché fra il nord e il sud della Penisola stessa, sia quale ausilio alla rete ferroviaria, sia per incoraggiare gli italiani alla navigazione; concentrare le spese e gli sforzi in pochi porti dei tre mari, dotandoli di tutto l’attrezzamento moderno; lottare e resistere contro i particolarismi locali che, in materia specialmente di lavori pubblici, sono causa di dispersione di sforzi e ostacolo alle grandi opere di interesse nazionale.
8) Restituzione all’industria privata delle aziende industriali alla cui gestione lo Stato si è dimostrato inadatto: specialmente i telefoni e le ferrovie (incoraggiando la concorrenza fra le grandi linee e distinguendo queste ultime dalle linee locali esercibili con metodi diversi).
9) Rinunzia al monopolio delle Poste e dei Telegrafi in modo che l’iniziativa privata possa integrare ed eventualmente sostituire il servizio di Stato.

Capisaldi di politica sociale

Il Fascismo riconosce la funzione sociale della proprietà privata la quale è, insieme, un diritto e un dovere.
Essa è la forma di amministrazione che la Società ha storicamente delegato agli individui per l’incremento del patrimonio stesso.
Il Partito Nazionale Fascista di fronte ai progetti socialistici di ricostruzione a base di economia pregiudizialmente collettivistica, si pone sul terreno della realtà storica e nazionale che non consente un tipo unico di economia agricola o industriale e si dichiara favorevole a quelle forme - siano esse individualistiche o di qualsiasi altro tipo - che garantiscano il massimo di produzione ed il massimo di benessere.
Il Partito Nazionale Fascista propugna un regime che spronando le iniziative e le energie individuali (le quali formano il fattore piú possente ed operoso della produzione economica) favorisca l’accrescimento della ricchezza nazionale con rinuncia assoluta a tutto il farraginoso, costoso e antieconomico macchinario delle statizzazioni, socializzazioni, municipalizzazioni, ecc.
Il Partito Nazionale Fascista appoggerà quindi ogni iniziativa che tenderà ad un miglioramento dell’assetto produttivo, avente lo scopo di eliminare ogni forma di parassitismo individuale o di categoria.

Il Partito Nazionale Fascista agirà:

a) perché siano disciplinate le incomposte lotte degli interessi di categorie e di classi, e quindi: riconoscimento giuridico con conseguenti responsabilità delle organizzazioni operaie e padronali;
b) perché sia sancito e fatto osservare, sempre e comunque, il divieto di sciopero nei servizi pubblici con contemporanea istituzione di tribunali arbitrali composti di una rappresentanza del potere esecutivo, di una rappresentanza della categoria operaia o impiegatizia in conflitto e di una rappresentanza del pubblico che paga.

Politica scolastica

La scuola deve avere per scopo generale la formazione di persone capaci di garantire il progresso economico e storico della Nazione; di elevare il livello morale e culturale della massa e di sviluppare da tutte le classi gli elementi migliori per assicurare il rinnovamento continuo dei ceti dirigenti.
A tale scopo urgono i seguenti provvedimenti:
1) Intensificazione della lotta contro l’analfabetismo, costruendo scuole e strade d’accesso e prendendo di autorità, per opera dello Stato, tutti i provvedimenti che risultassero necessari.
2) Estensione dell’istruzione obbligatoria fino alla sesta classe elementare inclusa, nei Comuni in grado di provvedere alle scuole necessarie e per tutti coloro che dopo l’esame di maturità non seguono la via della scuola media; istruzione obbligatoria fino alla quarta elementare inclusa, in tutti gli altri Comuni.
3) Carattere rigorosamente nazionale della scuola elementare in modo che essa prepari anche nel fisico e nel morale i futuri soldati d’Italia; per ciò rigido controllo dello Stato sui programmi, sulla scelta dei maestri, sulla opera loro, specie nei Comuni dominati da partiti anti?nazionali.
4) Scuola media e universitaria libera, salvo il controllo dello Stato sui programmi e lo spirito dell’insegnamento e salvo il dovere dello Stato di provvedere esso all’istruzione premilitare, diretta a facilitare la formazione degli ufficiali.
5) Scuola normale informata ai medesimi criteri esposti per la scuola a cui i futuri insegnanti sono destinati: perciò carattere rigorosamente nazionale anche negli Istituti da cui escono gli insegnanti elementari. 6) Scuole professionali, industriali e agrarie istituite con piano organico utilizzando il contributo finanziario e d’esperienza degli industriali e degli agricoltori, allo scopo di elevare le capacità produttive della Nazione e di creare la classe media di tecnici fra gli esecutori e i direttori della produzione. A tale scopo lo Stato dovrà integrare e coordinare le iniziative private, sostituendosi ad esse ove mancano.
7) Carattere prevalentemente classico delle scuole medie inferiori e superiori; riforma ed unificazione di quelle inferiori in modo che tutti gli studenti studino il latino; il francese non sia piú l’unica lingua sussidiaria a quella italiana: scegliere e adattare invece la lingua sussidiaria secondo le necessità delle singole regioni, specie di quelle di frontiera.
8) Unificazione di tutte le beneficenze scolastiche, borse di studio e simili, in un Istituto controllato e integrato dallo Stato, il quale scelga fin dalle classi elementari gli alunni piú intelligenti e volonterosi e assicuri la loro istruzione superiore, imponendosi, se occorra, all’egoismo dei genitori e provvedendo con un congruo sussidio nei casi in cui fosse necessario.
9) Trattamento economico e morale dei maestri e dei professori, nonché degli ufficiali dell’Esercito, quali educatori militari della Nazione, tale da assicurare ad essi la tutela della propria dignità e i mezzi di accrescere la propria cultura, e da ispirare ad essi ed al pubblico la coscienza dell’importanza nazionale della loro missione.

La Giustizia

Vanno intensamente promossi i mezzi preventivi e terapeutici della delinquenza (riformatori, scuole per i traviati, manicomi criminali, ecc.).
La pena, mezzo di difesa della Società nazionale lesa nel diritto, deve adempiere normalmente la funzione intimidatrice ed emendatrice: i sistemi penitenziari vanno, in considerazione della seconda funzione, igienicamente migliorati e socialmente perfezionati (sviluppo del lavoro carcerario).
Vanno abolite le magistrature speciali. Il Partito Nazionale Fascista si dichiara favorevole alla revisione del codice penale militare.
La procedura deve essere spedita.

La difesa nazionale

Ogni cittadino ha l’obbligo del servizio militare.
L’Esercito si deve avviare verso la forma della Nazione Armata in cui ogni forza individuale, collettiva, economica, industriale e agricola sia compiutamente inquadrata al fine supremo della difesa degli interessi nazionali.
All’uopo il Partito Nazionale Fascista propugna l’immediato ordinamento di un Esercito che in formazione completa e perfetta, da una parte, sorvegli, vigile scorta, le conquistate frontiere, e, dall’altro, tenga preparati in Paese, addestrati ed inquadrati, gli spiriti, gli uomini ed i mezzi che la Nazione sa esprimere, nelle sue infinite risorse, nell’ora del pericolo e della gloria.
Agli stessi fini l’Esercito, in concorso con la scuola e con le organizzazioni sportive, deve dare fin dai primi anni al corpo e allo spirito del cittadino l’attitudine e l’educazione al combattimento e al sacrificio per la Patria. (Istruzione premilitare).

Organizzazione

Il Fascismo in atto è un organismo:
a) politico b) economico
c) di combattimento. Nel campo politico accoglie senza settarietà quanti sinceramente sottoscrivono i suoi principi e ubbidiscono alla sua disciplina; stimola e valorizza gli ingegni particolari riunendoli secondo le attitudini in gruppi di competenza; partecipa intensamente e costantemente a ogni manifestazione della vita politica attuando in via contingente quanto può essere praticamente accolto dalla sua dottrina e riaffermandone il contenuto integrale.
Nel campo economico promuove la costituzione delle corporazioni professionali, siano schiettamente fasciste, siano autonome, a seconda delle esigenze di tempo e luogo, purché informate sostanzialmente alla pregiudiziale nazionale per la quale la Nazione è al di sopra delle classi.
Nel campo dell’organizzazione di combattimento il Partito Nazionale Fascista forma un tutto unico con le sue squadre: milizia volontaria al servizio dello Stato nazionale, forza viva in cui l’Idea Fascista si incarna e con cui si difende.




Segretari del Partito Nazionale Fascista 1921/1943


Michele Bianchi

novembre 1921

gennaio 1923

direzione collegiale
(triumvirato):


Michele Bianchi

Nicola Sansanelli


Giuseppe Bastianini

gennaio 1923

ottobre 1923

Francesco Giunta

(da sinistra, Cesare Rossi, Giacomo Acerbo, Aldo Finzi, Michele Bianchi e Francesco Giunta (in piedi, il commendatore Moroni)

15 ottobre 1923

22 aprile 1924

direzione collegiale
(quadriumvirato):

Roberto Forges Davanzati

Cesare Rossi

Giovanni Marinelli

Alessandro Melchiorri

23 aprile 1924

15 febbraio 1925

Roberto Farinacci

15 febbraio 1925

30 marzo 1926

Augusto Turati

30 marzo 1926

7 ottobre 1930

Giovanni Giuriati
Giovanni Giuriati

ottobre 1930

dicembre 1931

Achille Starace
Achille Starace

dicembre 1931

31 ottobre 1939

Ettore Muti

31 ottobre 1939

30 ottobre 1940

Adelchi Serena

30 ottobre 1940

26 dicembre 1941

Aldo Vidussoni
Obraz

26 dicembre 1941

19 aprile 1943

Carlo Scorza

19 aprile 1943

25 luglio 1943


  

Segretari del Partito Fascista Repubblicano


bandiera del PFR





stemma del PFR



Le Date:


14/11/1943
Benito Mussolini fonda il Partito Fascista Repubblicano col Manifesto di Verona

28/4/1945
scioglimento del Partito Fascista Repubblicano


Segretario 1943/1945

Alessandro Pavolini  

Alessandro Pavolini (1903-1945) 

15/9/1943

 28/4/1945


up



Biografia

 


Benito Mussolini




bandiera del Capo del Governo 1922/1943


 

Nasce nel 1883 vicino Forlì, figlio di Alessandro, fabbro, socialista più volte processato, e Rosa Maltoni maestra elementare. 

Con lo scoppio della Grande Guerra Mussolini cambiò radicalmente idea sui doveri dell'Italia che, pensava, dovesse entrare nel conflitto.

Venne richiamato alle armi nel 1915 e due anni più tardi venne ferito in un esercitazione e, una volta guarito, tornò alla direzione del Popolo d'Italia.

Nel dopoguerra fondò il movimento fascista il 23 marzo 1919 che nel 1922 con la marcia su Roma completò il suo cammino verso il potere ottenendo dal Re l'incaricò di formare il nuovo governo il 30 ottobre. Nel 1924 consolidò il suo potere grazie anche al netto risultato delle elezioni politiche.

Il potere di Mussolini nel giugno 1924 dopo l'assassinio di Matteotti che aveva denunciato irregolarità nelle elezioni, entrò in crisi ma i partiti antifascisti non ne approfittarono e Mussolini ne uscì con un atto di forza.

Col discorso alla Camera (3 gennaio 1925) e le misure adottate di seguito (le leggi fascistissime) sconvolse la struttura liberale dello stato italiano.

Nacque il culto del Duce. Concluse con la Chiesa un accordo, i Patti Lateranensi, per cui la Chiesa riconobbe lo stato italiano e la sua capitale mentre a sua volta il governo italiano riconosceva l'indipendenza dello Stato della Città del Vaticano; inoltre l'Italia si impegnava a pagare una forte indennità per ripagare il Papa della perdita dello Stato Pontificio.

Il concordato intaccava il carattere laico dello stato che in politica interna seguì una politica conservatrice.

La politica estera faceva perno sulle rivendicazioni nazionalistiche tentando di essere al centro delle vicende internazionali, a volte con successo, come durante il tentativo di evitare l'annessione tedesca dell'Austria, o quando promosse il convegno di Stresa con l'Inghilterra e la Francia dove sembrava essere nato un fronte antitedesco, ma le cose cominciarono a cambiare quando conquistò l'Etiopia, cosa che pose l'Italia contro gli interessi inglesi, fece sprecare grandi quantità di entrate dello stato come nel finanziamento dei reparti  dell'esercito a fianco del generale Franco nella rivoluzione spagnola o che  permise infine senza opporsi l'Anschluss e la persecuzione ebraica mentre il destino dell'Italia si legava sempre più a quello di Hitler.

Nel 1939 scoppiò la guerra e Mussolini nonostante i venti anni avuti a disposizione non aveva preparato militarmente l'Italia ad una guerra. Infatti cercò di non entrare subito nel conflitto dichiarando la "non belligeranza"  decidendosi alla guerra solo quando la vittoria tedesca sembrava a portata di mano. Ma i suoi calcoli si rivelarono subito esageratamente ottimistici di una veloce fine del conflitto e il fallimento prima della guerra parallela (intendeva combattere contro l'Inghilterra impegnadola in fronti diversi da quelle tedeschi), poi anche di quella a fianco della Germania, oltre allo sbarco alleato effetuato in Sicilia il 10 luglio 1943, diedero il pretesto al Gran Consiglio del Fascismo di approvare un ordine del giorno contro di lui il 24 luglio del 1943 .

 

Poche ore dopo il Re ne approfittò per riprendere il potere, lo fece arrestare  e imprigionarlo prima a Ponza e poi alla Maddalena, infine al Gran Sasso (Campo Imperatore), dove venne liberato il 12 settembre e portato in Germania dai paracadutisti tedeschi, pochi giorni dopo l'armistizio del governo italiano (8 settembre 1943).

bandiera della RSI

Mussolini ritornò nel nord Italia per fondare la Repubblica Sociale Italiana (o Repubblica di Salò) cercando di far rivivere il mito fascista ma ormai era troppo tardi e anche la Germania dava segni di cedimento.

Negli ultimi mesi di guerra lo si vide raramente in pubblico e, una volta crollata la linea gotica, pensò di rifugiarsi a Milano tentando di venire a patti col Comitato di Liberazione Nazionale ma, temendo la cattura, fuggì verso Como per poi andare in Svizzera.

Vestito con una divisa da  soldato tedesco per non farsi riconoscere partì con una colonna militare tedesca in ritirata ma venne riconosciuto ad posto di blocco partigiano e dopo un sommario processo venne fucilato (28 aprile 1945).

 

Il suo corpo venne esposto lucubremente a testa in giù appeso ad un gazometro in Piazzale Loreto a Milano il 29 aprile assieme ai corpi della compagna Claretta Petacci e ad alcuni gerarchi fascisti finchè solo dopo numerose traversie venne sepolto definitivamente a Predappio.




 

 

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