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Lirici Greci
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Dante e Petrarca
Rinascimentali
L'Arcadia e il '700

Lirici Greci

 

ARCHILOCO

Nella brama d'amore ,

io giaccio, infelice ,

senza più vita, dagli aspri  dolori che mandan gli dèi ,

trafitto nelle ossa.

Così forte una brama d'amore il cuore  mi avvolse ,

e  fitta  nebbia  sugli  occhi  mi sparse ,

e mi  rapì  dal  petto  la  molle  anima.

Amore  che  fiacca  le membra , amico  mio  caro ,

mi vince .      

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Saffo

....

" Credimi vorrei morire",

lei mi piangeva lasciandoci .

Pure questo mi disse :

" Crudele  un  tale  patire ,

Saffo , malvolentieri  ti  abbandono".

Ed io così  risposi :

" Parti  lieta  e  ricordati  di  me ,

sai  quanto  ci  amavamo .

Se  non  altrimenti , sarò  disposta  io

a  ricordare  ......

..... il  nostro passato .

Le  lunghe  trecce  di  fiori   

attorno  al  delicato  collo

.....

e  quell' olio  odoroso ,

prezioso , che  ti  cospargevi

sulla  pelle ....

unguento  reale  e  quando 

sul  morbido  letto delicata

.... acquietavi  il  desiderio ..."

 

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Saffo      

                                                                       

Mi  si  rivela  pari  agli  dèi

costui , che  di  fronte  a  te 

siede  vicino e  la  dolce  tua  voce 

ascolta ,

e  lieto  il  sorriso , a  me  veramente

il  cuore  mi  squassa  il  petto ,

lo  sguardo  di  un  attimo 

m ' allenta  la  voce ,

e  la  lingua  si  spezza , sottile 

ma  immediato  un  fuoco  scorre  nelle  membra ,

non  più   vista  agli  occhi , sibilano 

le  orecchie ,

su  di  me  scorre  sudore , un  tremito 

mi  possiede , e  di  un  pallore  verdastro

sono , la  morte  poco  manca

che  mi  appaia ....

Ma  bisogna  che tutto  sopporti ......

Nel  mio dolore  che  stilla

goccia  a  goccia

chi mi  rimprovera

i  venti  e  gli  affanni  possano  trascinarselo .

 

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Poeti  Latini
 

Catullo

 

I 'sintomi' dell'innamoramento.
 

Mi  sembra uguale a un dio ,

degli  dèi  ancora più in alto

(se  è  lecito ch'io parli così )

chi ti è  accanto, ti guarda  e t' ascolta  

quando dolce  risuona  il  tuo  riso .

Me  infelice ! Ciò mi  toglie  ogni senso :

non  appena , Lesbia , ti  vedo ,

mi vien  meno anche  un  filo  di  voce , 

si  prosciuga  la  lingua  e  le  membra 

sono scosse  da  un  fuoco  sottile ,

mentre  ronzan  le  orecchie  e  la vista

mi  si  annebbia come  per  notte.

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Catullo
 

Ubriacarsi di baci.
 

Godiamoci la vita , mia  Lesbia ,e  l'amore ,

e dei vecchi che brontolan sempre

non  teniamo  più  conto di un  soldo .

Giorno  e notte  s'alternan nel tempo :

ma per l'uomo giunge presto il tramonto

e la notte che viene  è  per  sempre .

Dammi mille e poi cento baci ,

di continuo altri mille e poi cento .

Quando poi ne avrem  fatto un gran mucchio

mescoliamoli tutti in fretta

perchè noi non si possa contarli

o  non sorga a tal conto  l'invidia .


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Catullo

                                                   
Ma il cuore non ascolta ragione.
 

Questo nostro amore , vita mia , lo prospetti

felice, destinato a durare per sempre.

Dèi del cielo , fate voi che lei dica il vero ,

che lo prometta sincera e dal cuore ,

che si possa per tutta la vita

mantener questo patto inviolato.

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Catullo
 

Dite a Lesbia.

.......

alla mia donna  un amaro messaggio :

viva dunque e stia bene ,insieme a tutti gli amanti ,

che sono trecento e tanti se ne fa tutti insieme,

nessuno amando davvero, ma a tutti comunque

spezzando

dei fianchi la forza virile.

Non si aspetti, come prima, che a un suo solo cenno

io ritorni a darle il mio amore. E' finito,

sua sola la colpa, come un fiore al bordo del prato

quando passa l'aratro e lo tronca.

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Il Basso Medioevo


Bernart de Ventadorn
 

Quando vedo l'allodola muovere

le sue ali con gioia incontro al sole ,

ecco, dimenticata di sé , si abbandona

per la dolcezza che le giunge al cuore :

ah , tanta invidia subito mi prende

di chiunque veda immerso dalla gioia

che  è  fonte di stupore se ben presto

dal desiderio non mi si strugge il cuore !

Ahimè , tanto credevo di sapere

dell'amore , e ne so tanto poco !

Perchè non posso fare a meno d'amare

colei che sempre mi negherà il favore.

M'ha tolto il cuore e m'ha tolto me stesso.

Se stessa m'ha tolto, e tutto il mondo :

e nulla , negandomisi , ha lasciato

se non disiderio e cuor che brama invano.

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Jacopo da Lentini

Amor è  un  desio  che  ven  da core

per  abondanza  di  gran  piacimento ;

e  li  occhi  in  prima  generan  l'amore

e  lo  core  li  dà  nutricamento .

Ben  è  alcuna  fiata  om  amatore

senza  vedere  so  'namoramento ,

ma  quell ' amore  che  stringe  con  furore

da  la  vista  de  li  occhi  ha  nascimento :

chè  li  occhi  rappresentan  a  lo  core

d' onne  cosa  che  veden  bono  e  rio ,

com' è  formata  naturalmente ;

e  lo  cor, che  di  zo è  concepitore ,

imagina , e li piace  quel desio :

e  questo  amore  regna  fra  la  gente .

Io m' agio  posto  in  core  a  Dio  servire

con 'io  potesse  gire  in  Paradiso ,

al  santo  loco  ch'agio audito  dire

u' si  mantien  sollazzo , gioco  e  riso .

Sanza  mia  donna  non  vi  vorìa  gire ,

quella  c' ha  blonda  testa  e  claro viso ,

chè  sanza lei non poterìa gaudire ,

estando da la mia donna diviso .

Ma non lo dico  a  tale  intendimento

perch' io peccato ci volesse fare ;

se  non  veder  lo  suo  bel  portamento ,

e lo bel viso  e 'l morbido sguardare :

chè  'l mi  terrìa  in  gran  consolamento

veggendo  la  mia  donna  in  gloria  stare.

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Guido Guinizzelli

Voglio  del  ver  la  mea  donna  laudare

et  assembrargli  la  rosa  e  lo  geglio :

como  la  stella  Diana  splende  e  pare ,

e  ciò  ch' è  lassù  bello  a  lei  someglio .

Verde  rivèra  a  lei  rassembro  e  l' a 're ,

tutti  colori  e  fior , giallo  e  vermiglio ,

oro  ed  argento e  ricche  gioi ' preclare ;

medesmo  Amor  per  lei raffina meglio .

Passa  per  via  adorna  e  sì  gentile

ch ' abassa  orgoglio  a  cui  dona  salute

e  fal  di  nostra  fe' se  non  la  crede .

E se  non  pò  appressar  omo  ch' è  vile ;

ancor  ve  dico  c 'ha  maggior  vertude :

null ' om  pò mal  pensar fin  che  la  vede .
 

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Dante e Petrarca

Dante Alighieri

Ne li occhi porta la mia donna Amore ,

per che  si  fa  gentil  ciò  ch 'ella  mira ;

ov 'ella  passa , ogn 'om ver  lei  si  gira ,

e  cui  saluta  fa  tremar  lo  core ,

sì  che , bassando  il  viso , tutto  smore ,

e  d' ogni  suo  difetto allor  sospira :

fugge  dinanzi  a  lei superbia  ed  ira .

Aiutatemi , donne , farle  onore .

Ogne  dolcezza , ogne  pensero  umile

nasce  nel  core  a  chi  parlar la  sente ,

ond' è  laudato chi  prima  la  vide .

Quel ch 'ella  par quando  un  poco  sorride ,

non  si  pò  dicer nè  tenere  a  mente ,

sì  è  novo  miracolo  e  gentile .
 

Tanto  gentile  e  tanto  onesta  pare

la  donna mia  quand ' ella  altrui  saluta ,

ch 'ogne  lingua  deven  trremando  muta ,

e  li  occhi  no  l' ardiscon di  guardare .

Ella si  va , sentendosi  laudare ,

benignamente  d ' umiltà  vestuta ;

e  par  che  sia  una  cosa  venuta

da  cielo  in  terra  a  miracol  mostrare .

Mostrasi  sì  piacente  a  chi  la  mira ,

che  dà per  li  occhi  una  dolcezza  al  core ,

che 'n  tender  no  la  può  chi  no  la  prova :

e  par  che  de  la  sua  labbia  si  mova

un  spirito  soave  pien  d'amore  ,

che  va  dicendo  a  l'anima : Sospira .

.......

Noi  leggevamo  un  giorno  per  diletto  

di  Lancillotto  come  amor  lo  strinse ;

soli  eravamo  e  sanza  alcun  sospetto. 

Per  più  fiate li  occhi  ci  sospinse  

quella  lettura , e  scolorocci  il  viso ;

ma  solo  un  punto  fu  quel  che  ci  vinse .

Quando  leggemmo  il  disiato  riso  

esser  baciato  da  cotanto  amante ,

questi , che  mai  da  me  non  fia  diviso ,

la  bocca mi  baciò  tutto  tremante .

Galeotto  fu  il  libro  e  chi  lo  scrisse :

quel  giorno  più vi  leggemmo  avante >>.

Mentre  che  l'uno  spirto  questo  disse , 

l' altro  piangèa ; sì  che  di  pietade 

io  venni  men  così com ' io  morisse . 

( Da INFERNO, Canto V )

 

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Francesco Petrarca

Benedetto  sia ' l giorno  e  ' l  mese  e  l ' anno 

e  la  stagione  e ' l  tempo  e  l ' ora  e  ' l punto

e  ' l bel paese  e  ' l loco  ov' io fui  giunto 

da' duo  begli  occhi  che  legato  m ' ànno ;

e  benedetto  il  primo  dolce  affanno  

 ch ' i' ebbe  ad  essere  con  amor  congiunto ,

e  l ' arco  e  le  saette  ond ' io  fui  punto ,

e  le  piaghe  che  'infin  al  cor  mi  vanno .

Benedette  le  voci  tante  ch ' io 

chiamando  il  nome  di  mia  Donna  ò  sparte ,

e  i  sospiri  e  le  lagrime  e  ' l desio ;

e  benedette  sian  tutte  le  carte  

ov ' io  fama  l'acquisto , e ' l  pensier  mio ,

ch ' è sol di  lei , sì  ch 'altra  non v'à  parte . 

Io  amai  sempre  et  amo  forte  ancora 

e  son  per  amar  più  di  giorno i n  giorno 

quel  dolce  loco  ove  piangendo  torno 

spesse  fiate  quando  Amor m ' accora ,

e  son  fermo  d'amare il  tempo  e  l 'ora 

ch 'ogni  vil  cura  mi  levar dintorno ,

e  più  colei  lo cui  bel  viso  adorno 

di  ben  far  co ' suoi  esempli  m' innamora .

Ma  chi  pensò  veder mai  tutti  insieme ,

per  assalirmi  il  core  or  quindi  or  quinci ,

questi  dolci  nemici  ch ' i ' tant ' amo  ?

Amor , con  quanto  sforzo  oggi  mi  vinci  !

E  se  non  ch 'al  desio  cresce  la  speme ,

i ' cadrei  morto , ove  più  viver  bramo .

 

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Rinascimentali


Matteo Maria Boiardo


Il canto de  li  augei de  fronda  in  fronda

e lo  odorato vento per li fiori

e lo ischiarir de ' lucidi liquori,

che rendon nostra vista più ioconda,

son  perchè  la Natura e il  Ciel seconda

costei, che  vuol  che  'l  mondo  se  inamori ;

così  di dolci  voci e  dolci odori

l ' aria, la terra è già  ripiena  e  l 'onda .

Dovunque  e ' passi  move  on  gira  il viso ,

fiamegia  uno spirto  si  vivo  d ' amore

che  avanti  a la  stagione il caldo  mena .

Al  suo  dolce  guardare , al  dolce  riso

l ' erba  vien verde  e  colorito  il  fiore ,

e il mar se  aqueta  e  il  ciel  se  raserena .

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Pietro Bembo
 

Crin  d 'oro  crespo e  d 'ambra  tersa  e  pura ,

ch ' a  l'aura  su  la neve  ondeggia  e  vole ,

occhi  soavi  e  più  chiari  che  'l  sole ,

da  far  giorno  seren  la  notte  oscura ,

riso , ch ' acqueta  ogni  aspra  pena  e  dura ,

rubini  e  perle , ond ' escono  parole 

sì  dolci , ch 'altro  ben  l'alma  non  vòle ,

man  d'avorio , che  i  cor  distringe  e  fura ,

cantar , che  sembra  d ' armonia  divina ,

senno  maturo  a  la più  verde  etade ,

leggiadra  non  veduta  unqua  fra  noi ,

giunta  a  somma  beltà  somma  onestade ,

fur  l 'esca  del  mio  foco , e  sono  in  voi

grazie , ch 'a  poche  il  ciel  destina .

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Miguel de Cervantes

Chi  sminuisce  i  miei  beni ?

Gli  sdegni !

E  chi  ingigantisce  i  miei  duoli ?

I  sospetti !

E  chi  mette alla  prova  la calma ?

L ' assenza !

Di  questo  passo  il  mio  strazio

d 'ogni  conforto  è  mai  sazio ,

e  mi  spengon  sin  la  speranza

sdegni , sospetti  ed  assenza .

Chi  è  causa  di  questo  dolore ?

L 'amore !

E  chi  alla  mia  gloria  dà  morte ?

La  sorte !

E  chi  dà  il  suo  assenzo  al  mio  duolo ?

Il  cielo !

Di  questo  passo  ho  timore

di  patire  all 'estremo  un  male  strano

perchè  congiurati  a  mio  danno

son  cielo  e  sorte  ed  amore .

Chi  migliorerà  la  mia  sorte ?

La  morte !

E  il  ben  d ' amore  chi  l'avrà ?

Il  caso !

E  chi  prende  a  cuore  i  suoi  mali ?

La  follia !

Di  questo  passo  è  da  stolti

voler  guarir  la  passione ,

quando  i  rimedi  non  sono

che  morte , capriccio e  pazzia .

(Trad. V. Guarracino)


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Lope de Vega

Fiume  di  Siviglia ,

magari  potessi

passarti  all 'asciutto

con  la  mia scarpetta !

Partii  da Siviglia 

cercando  il  mio  amato ,

alla  fine  caviglia 

una  scarpetta  dorata .

Come  fui  alla  sponda

mirando  il  mio  damo ,

sospirando  mi  dissi :

la  mia  scarpa  potesse

all ' asciutto  passarti

intatta  dall 'onda !

(Trad. V. Guarracino)


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L'Arcadia e il '700
 

Francesco de Lemene
 

Son  troppo  sazia ,

non  ne  vo ' più :

cantar  sempre  d 'amore ,

nè  mai  cangiar  tenore ,

è una  cosa  che  sazia ,

è  una  gran  servitù .

Son  troppo  sazia ,

non  ne  vo ' più .

Non  si  parli  d'amore : sen  vada  in  bando :

cantiam  d 'altro , mio  cor : cantiam  d ' Orlando .

Era  Orlando  innamorato ,

forsennato ,

per  Angelica  la  bella .

O pazzerella :

ecco che  amor  torna  in  isteccato .

Tosto  volgiamo  i  carmi

dove  si  tratta  sol  di  guerre  e  d 'armi .

Troiani , a  battaglia :

già  de  le  spade  ostili  appare  il  lampo :

tutta  l 'Europa  è  in  campo ;

omai  non  può  tardar  che  non  v ' assaglia :

Troiani , a  battaglia .

Già  sentite  la  tromba ,

come  rimbomba ;

quanto  cada  la  spada ,

sentirete  come  taglia :

Troiani , a  battaglia

correte  a  difendere 

la  famosa  rapina 

di  beltà  peregrina ,

di  quella  gran  beltà  ch '  amor  rapì .

Sia  maledetto  amor : eccolo qui .

Che  gran  disgrazia 

sempre  amor  per  tutto  fu .

Son  troppo  sazia ,

non  ne  vo ' più .

Ma , lassa , che  farò  perchè  da  me

amor  rivolga  il  piè ?

Mai  dal  cor  non  si  divide ,

nel  pensier  sempre  soggiorna :

s 'io  ' l  minaccio , ed  ei  si  ride ;

s 'io  ' l  discaccio , ed  ei  ritorna .

Mio  cor , che  puoi  far  tu ,

che  far  poss ' io , per  non  parlarne  più ?

Ah , che  un 'alma  innamorata ,

o  felice  sventurata ,

abbia  pure  o  guerra  o  pace ,

sol  non  parla  d' amore allor  che  tace.


up





Update 09-12-14

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