Nel settore orientale dell’isola, la Brigata Alianti inglese raggiunse raggiunse l’obiettivo alle 21, come stabilito. Le forze aeree erano costituite da centonove Dakota, sette bombardieri Halifax e dodici Albemarle, che rimorchiavano complessivamente centoventi Waco americani e otto Horsa inglesi, questi ultimi carichi soprattutto di jeep e di cannoni. Gli aeroplani, appartenenti al 51° Comando Aerotrasporti Truppe americano, avevano ordine di mollare gli alianti, guidati per la maggior parte da piloti inglesi, a duemilacinquecento metri dalla costa, i Waco a seicento metri d’altezza, gli Horsa a milleduecento. La formazione aveva avuto ordine di volare ad alta quota, per sfuggire ai radar nemici. Obiettivo della Brigata Alianti era l’occupazione del Ponte Grande, vicino a Siracusa, che doveva essere tenuto fino all’arrivo delle truppe dell’Ottava Armata. Il primo scaglione doveva atterrare a ovest della penisola della Maddalena, mentre il secondo scendeva nei campi, oltre un canale che si trovava a mezza via dal porto. Le zone stabilite per l’atterraggio erano paurose, tutte coltivate, e disseminate di massi, di muriccioli e di frutteti. I tratti coltivati e i frutteti non costituivano il problema principale, anzi avrebbero potuto essere utili per frenare gli alianti, ma i muri erano un rischio difficile da superare. Il vento infuriava ancora, toccando a volte la velocità di cinquanta chilometri l’ora e trascinando fuori rotta aeroplani e alianti. La maggior parte dei soldati del 1° Borderers e del 1° Battaglione del Reggimento "South Staffordshire ", stipati dentro quell’angusta scatola di legno, dove era vietato fumare, erano sconvolti dal mal d’aria. Il colonnello Chatterton, comandante del Reggimento Piloti di Alianti, che pilotava un Horsa, dichiara che, quando la formazione sorvolò Malta, si trovava a una quota più bassa delle montagne: Chatterton dovette buttarsi sulle leve per mantenere l’aliante nella posizione voluta, dietro e un po’ più in alto dell’aereo che lo rimorchiava. Molti piloti perdettero l’orientamento, altri erano stanchi o timorosi, così che per la maggior parte gli alianti andavano a casaccio, ben dirado nella posizione corretta. Centinaia di uomini, rinchiusi in quelle macchme senza motore, si inabissarono nel Mediterraneo, sparirono nella liquida tomba senza avere sparato un solo colpo. "Pip" Hicks, comandante di brigata, che viaggiava a bordo dell’Hrsa del colonnello Chatterton, capì subito che il pilota dell’aereo che li rimorchiava li aveva mollati troppo lontano dalla costa. Chatterton, aggrappato ai suoi comandi, fece virare l’aliante verso una macchia nera appena visibile in mezzo all’acqua, sperando che si trattasse di un isolotto sul quale fosse possibile atterrare. Come la macchia divenne più grande e più nera, il colonnello si avvide che non si trattava affatto di un isolotto, ma delle scogliere siciliane, dalle quali un torrente di proiettili traccianti saliva ora verso di loro. Parecchi uomini furono feriti; schegge di metallo rovente minacciavano di dar fuoco al legno dell’aliante. Chatterton torse violentemente la leva di controllo, costringendo l’aliante a fare una brusca virata a dritta; metre i soldati si aggrappavano ai sedili, l’ala destra colpi l’acqua e l’apparecchio s’infilò in mare. Gli uomini si issarono fuori della carlinga che affondava, arrampicandosi sulle ali o aggrappandosi a qualche rottame, ma un raggio di luce li inquadrò a un tratto e subito, dalla costa, diverse mitragliatrici rovesciarono sui superstiti un torrente di proiettili. Grondando acqua e sputacchiando, il comandante Hicks si girò verso il suo compagno e fece una scoperta geniale. "Non va niente bene, Bill", disse.
Mentre l’aliante affondava rapidamente, gli uomini tentarono di raggiungere a nuoto la riva. Quelli che riuscirono a raggiungere la spiaggia silenziosa, benche fossero per la maggior parte senz’armi e in qualche caso senza stivali, proseguirono barcollando, per cercare di ritrovare i compagni. Alcuni alianti furono sganciati a più di sessanta chilometri dalla rotta fissata; pochi, pochissimi atterrarono nelle zone prestabilite. Riuscito a fatica ad arrivare sopra la terraferma, il pilota di un aliante, capitano Ian McArthur, vide il terreno davanti a se tutto intersecato da muriccioli. Nel tentativo di atterrare in un campo di stoppie, fece impennare l’aliante, ma l’apparecchio urtò con la parte inferiore un muricciolo e s’infilò col muso nel terreno. Nell’incidente, il pilota ebbe fratturato un piede. I suoi passeggeri, intontiti, ce la fecero ad uscire dai rottami, sistemarono McArthur in modo che non avesse a soffrire e si incamminarono in direzione degli spari che echeggiavano non molto lontano. Un Horsa carico di micidiali spolette esplosive fu colpito da numerosi proiettili contraerei ed esplose prima di toccare terra, facendo volare tutt’intorno uomini e materiale. II sergente Galpin, pilota dell’aliante 133, che aveva a bordo un contingente del "South Staffordshire ", agli ordini del tenente L. Whiters, fu l’unico che atterrò nel punto designato, vicino al Ponte Grande. Whiters, rendendosi conto che l’intera operazione era stata un disastro, decise di attaccare il ponte con le sue modeste forze. Mandò una meta dei suoi uomini, a nuoto, dall’altra parte del fiume e poi, al segnale stabilito, fece attaccare il ponte contemporaneamente da nord a sud. Nel giro di mezz’ora, quell’eroico gruppetto di uomini aveva sgominato i difensori italiani e occupato i punti chiave intorno al ponte. Alle prime luci dell’alba, arrivarono sette membri del quartier generate, di brigata, seguiti poco dopo dal tenente colonnello A. G. Walsh, che era riuscito a radunare un gruppo di sette ufficiali e ottanta tra sottufficiali e soldati, tutti decisi, nonostante le condizioni sfavorevoli, ad attaccare con violenza il nemico, che non aveva affatto rinunciato a combattere. Gli eroici superstiti dell’attacco con gli alianti al Ponte Grande erano rimasti tenacemente attaccati alla loro posizione, resistendo ai numerosi assalti sferrati in ogni direzione da unità del 385° Battaglione Costiero italiano e da element! della "Hermann Goering" e dalla Divisione Paracadutisti germanica. I fanti del "South Staffordshire " e i Borderers, senza armi pesanti e con poche munizioni, resistettero per sedici ore, esposti al fuoco ininterrotto dei mortai che li decimavano disperatamente. Le perdite aumentavano senza posa; alle 14.45 gli incolumi erano ridotti a quindici, anche se molti feriti, medicati alla meglio col materiale dei loro pacchetti di medicazione, continuavano a sparare dal fondo delle trincee contro le figure che apparivano e sparivano tra gli alberi e i vigneti circostanti, nel torrido calore dell’estate siciliana. Non c’era acqua, il cibo era scarso e le probabilità di soccorsi quasi nulle. Alle quattro del pomeriggio anche le munizioni erano finite e il nemico, rendendosi conto che era cessata ogni resistenza, raccoglieva le forze per l’assalto finale. Mezz’ora dopo gli italiani, tornati in possesso del ponte, lavoravano in gran fretta a risistemare sotto i piloni i detonatori e le cariche esplosive. Ma il loro trionfo ebbe breve durata: dopo tre quarti d’ora i prigionieri inglesi, esausti e feriti, distesi su brande o sulla nuda terra, udirono in distanza l’ululato di un corno da caccia; il rumore si avvicinò, si avvicinò, seguito finalmente da una micidiale scarica di fucileria, cui si frammischiavano le inconfondibili grida di guerra scozzesi; in men che non si dica i prigionieri davano il benvenuto ad alcuni chiassosi compagni del 2° Battaglione Reali Fucilieri Scozzesi. Così, dal caos uscì qualche elemento di vittoria, ad alleviare le ferite fisiche e morali sofferte dalla la Brigata Alianti. Cinquanta dei centoventotto alianti erano finiti in mare, di altri venticinque non si ebbe più notizia. L’antico porto fenicio di Siracusa, insieme con tutte le sue massicce opere difensive, cadde qualche ora dopo, quasi senza che si sparasse un colpo, e Montgomery mandò immediatamente un messaggio di rallegramenti a quella valorosa schiera: “Sono pieno di ammirazione. Altri, che di propria iniziativa hanno sostenuto azioni isolate in diversi punti del campo di battaglia, hanno avuto non piccola parte in questa più felice operazione di atterraggio. Non fosse stato per l’abilita e il valore della Brigata Alianti, il porto di Siracusa sarebbe caduto molto più tardi”.