Argomenti di storia

 


La Seconda Guerra Mondiale

 

 


 Nazioni partecipanti alla seconda guerra mondiale: gli alleati sono indicati con il colore blu, mentre le potenze dell'Asse con il colore nero.


La Seconda Guerra Mondiale fu il più grande conflitto armato della storia, si estese virtualmente ovunque nell'intero pianeta e coinvolse più nazioni di qualsiasi altro, introducendo nuove e potenti armi, che ebbero il loro culmine nell'uso della bomba atomica. La guerra colpì la popolazione civile più gravemente di qualsiasi altro conflitto precedente (portando così alla ribalta il concetto di guerra totale) e servì come sfondo per l'olocausto condotto dal nazismo nei confronti degli ebrei, così come per diverse altre significative uccisioni di massa di civili inermi. Queste comprendono il massacro di milioni di cinesi e coreani da parte dei giapponesi, e il bombardamento di obiettivi civili in Germania e Giappone da parte degli alleati, così come i bombardamenti delle città europee da parte della Germania. In totale, la seconda guerra mondiale causò circa 50 milioni di vittime (circa il 2% della popolazione del pianeta), più di ogni altra guerra.

 

Fasi preliminari

Il risentimento tedesco nei confronti del trattamento subito dopo la fine della prima guerra mondiale, e le susseguenti difficoltà economiche, permisero ad Adolf Hitler e al suo movimento estremista nazionalista (NSDAP) di prendere il potere in Germania e assumere il controllo totale della nazione. Ignorando i vincoli imposti dal Trattato di Versailles, egli ricostruì l'esercito tedesco. Rimilitarizzò la zona di confine con la Francia, ottenne l'unificazione di Germania e Austria, e si annesse parti della Cecoslovacchia (i Sudeti, la Conferenza di Monaco). Nel 1922 Benito Mussolini e il suo Partito Fascista avevano preso il potere in Italia e nel maggio 1939 strinsero il famoso Patto d'acciaio con la Germania. L'Impero giapponese invase la Cina nel settembre del 1931, usando la messa in scena del sabotaggio ferroviario di Mukden come pretesto per l'invasione della Manciuria. Anche se il governo giapponese si oppose all'azione, l'esercito fu in grado di agire in maniera indipendente e instaurò un governo fantoccio, creando uno stato separato: il Manchukuo. La Germania stipulò un trattato (Patto Molotov-Ribbentrop) con l'Unione Sovietica e nel 1939 avanzò pretese territoriali su parte della Polonia (il famoso Corridoio di Danzica). La Polonia rigettò le pretese e la Germania, il 1 settembre 1939, la invase con un pretesto (Incidente di Gleiwitz). Il 3 settembre, Regno Unito e Francia inizialmente riluttanti a morire per Danzica dichiararono guerra alla Germania.

 

Il conflitto

 

1939

Il periodo che va dal settembre del 1939 al maggio 1940 divenne noto come la Finta Guerra. Le forze tedesche vennero spostate a ovest dopo l'attacco alla Polonia, mentre il 17 settembre 1939 l'armata rossa sovietica metteva in atto un'invasione da est in applicazione del patto Molotov-Ribbentrop. La Francia si mobilitò lungo il suo confine, pesantemente difeso lungo la famosa Linea Maginot, mentre i britannici inviarono un corpo di spedizione in Francia. Eccetto per un breve attacco francese attraverso il Reno, ci furono poche ostilità, mentre ambo le parti ammassavano le proprie forze. Nel frattempo, il 30 novembre 1939, l'Unione Sovietica aveva invaso la Finlandia dando il via alla Guerra d'inverno che si concluse nel marzo 1940 con la cessione di alcuni territori finlandesi all'Unione Sovietica. Come più tardi risultò chiaro, il significato di questo attacco per l'URSS fu soprattutto dovuto alla consapevolezza che presto la Germania avrebbe attaccato e il retroterra finlandese avrebbe permesso alla Russia di difendere l'avamposto di Leningrado.

1940


Il
9 aprile 1940 la Germania invase e annientò in breve la resistenza di Norvegia e Danimarca. Nel maggio 1940 le truppe tedesche attaccarono i Paesi Bassi e il Belgio e da qui, passando per la Foresta delle Ardenne e aggirando completamente la Linea Maginot entrarono in Francia dando il via alla Battaglia di Francia. La loro tattica della blitzkrieg (guerra lampo) riuscì a sconfiggere i francesi e le armate britanniche in Francia. L'esercito britannico evacuò da Dunkerque lasciandosi dietro il proprio equipaggiamento, e il governo francese trattò la pace, che lasciò la Germania in possesso del nord e il Governo di Vichy in carica al sud. Nel giugno 1940 l'Unione Sovietica occupò la Lituania, l'Estonia e la Lettonia. Non trovando vie per una pace con la Gran Bretagna la Germania iniziò una campagna di bombardamenti strategici che venne chiamata dai britannici the Blitz. Quella che passò alla storia come la Battaglia d'Inghilterra (10 luglio - 31 ottobre 1940) però non ottenne i risultati sperati: se inizialmente la Luftwaffe bombardava i centri di controllo della Royal Air Force, in seguito la tattica si trasformò nel semplice bombardamento terroristico di Londra. Ciò permise alle fabbriche inglesi di produrre aerei in gran quantità e alla RAF di ottenere il dominio dei cieli indispensabile per contrastare l'Operazione Leone Marino, l'invasione della Gran Bretagna già pianificata dal comando tedesco ma mai realizzata. Allo scopo di portare la Gran Bretagna alla sottomissione la Germania attuò anche un blocco navale, la Battaglia dell'Atlantico, svolta soprattutto dai famigerati U-boat. Secondo una teoria accreditata, in realtà Hitler perseguì malvolentieri la campagna contro la Gran Bretagna, ritenendo che l'avversario inglese fosse ormai fuori combattimento e che prima o poi avrebbe chiesto un armistizio. Tutti i suoi piani erano rivolti all'Est, alla campagna contro l'Unione Sovietica, e pertanto non allocò alla Battaglia d'Inghilterra tutte le risorse che avrebbe dovuto e potuto impiegare. Il 28 ottobre 1940 su personale iniziativa di Benito Mussolini l'Italia invase la Grecia partendo dalle basi in Albania. Sebbene in inferiorità numerica le forze greche respinsero gli invasori dando agli alleati la loro prima vittoria e costringendo Mussolini a chiedere aiuto ai tedeschi. I caduti italiani nel dissennato attacco alla Grecia furono più di 13.000. -


Gli eventi dopo l'entrata in guerra dell'Italia nel 1940

 

Il 10 giugno del 1940 l'Italia dichiarò guerra alla Francia e all'Inghilterra schierandosi al fianco dell'alleato germanico in guerra già dal settembre 1939.


Abbandonando la politica della non-belligeranza e tenendo fede al patto d'acciaio firmato con la Germania di Hitler, l'Italia fascista scendeva in guerra dopo che le Armate tedesche avevano già conquistato mezza Europa.

Ancora oggi molti storici italiani e stranieri interpretano l'episodio come un espediente di Mussolini studiato per ottenere molto dando poco: con pochi morti l'Italia poteva sedersi da grande al tavolo della pace.


Ma spesso si dimentica di analizzare la storia calandosi nella sua realtà temporale; in un'Europa che si stava infiammando bisognava schierarsi, con o contro Hitler. Le analogie di pensiero ed ideologia che univano l'Italia di Mussolini e la Germania hitleriana erano indiscutibili. L'Italia scese in guerra al fianco della Germania per coerenza politica ed ideologica, perché la drammatica situazione storica imponeva delle scelte. 
 

La prima azione di guerra italiana durante la seconda guerra mondiale ebbe come obiettivo Malta: l'11 giugno 35 bombardieri della Seconda Squadra Aerea, scortati da 18 caccia CR.42, colpirono con le loro bombe La Valletta e l'aereoporto di Hal Far. 
Dal bollettino di guerra numero 1 del 12 giugno:
"Unità da bombardamento della Regia Aereonautica scortate da formazioni di caccia hanno effettuato alle prime luci dell'alba di ieri ed al tramonto violenti bombardamenti sugli impianti militari di Malta con evidenti risultati rientrando incolumi quindi alle rispettive basi"
Gli attacchi contro l'isola continuarono anche nelle settimane successive.

Per mare la prima azione avvenne il 12 giugno, a sud di Creta e vide l'affondamento dell'incrociatore britannico Calypso da parte del sommergibile Bagnolini al comando del C.C. Franco Tosoni Pittoni.

Dopo le operazioni aeree e navali, iniziarono anche quelle terrestri: con le Panzer Divisionen Tedesche a pochi chilometri da Parigi, lo Stato Maggiore italiano decise di attaccare la Francia sul fronte delle Alpi occidentali per coadiuvare l'azione di annientamento dell'alleato germanico.
Tra l'11 ed il 14 giugno si verificarono solo alcuni scontri tra reparti francesi ed alpini italiani (Battaglione Intra), che fecero registrare i primi caduti.
Il 12 giugno un reparto francese della Val d'Isere attaccò di sopresa un reparto di alpini italiani nella zona del passo della Galisia, nell'alta valle dell'Orco. Gli alpini riuscirono a respingere prontamente i francesi, che si ritirarono nel rifugio Priarond. Fatto subito segno dai colpi dei nostri mortai da 81 i francesi dovettero ritirarsi anche dal rifugio abbandonando definitivamente qualsiasi velleità offensiva. 

Nelle prime ore del mattino dello stesso 12 giugno si registrò invece il primo bombardamento aereo alleato sul suolo nazionale: alcuni bombardieri inglesi Withley giunsero su Genova e su Torino per colpire gli impianti industriali della Fiat e dell'Ansaldo. Fortunatamente l'attacco fu un vero fallimento; la maggior parte delle bombe sganciate dai bombardieri inglesi caddero a Torino in aperta campagna ed a Genova in mare.
L'aviazione italiana rispose subito nella notte tra il 12 ed il 13 bombardando varie località della Francia meridionale e la base della marina francese a Tolone. La marina francese per ritorsione attaccò, nella notte del 14 giugno, la costa ligure tra La Spezia e Genova, colpendo i depositi di carburante di Vado e la zona portuale di Genova. Le nostre batterie costiere risposero al fuoco, riuscendo a colpire il cacciatorpediniere francese Albatros e a danneggiare le altre unità navali nemiche.

Questo attacco della marina francese convinse gli alti comandi Italiani ad attuare nel più breve tempo possibile operazioni offensive oltre il confine francese, alfine di piegare definitivamente la forza militare della Francia.
Il 16 giugno venne emanato un ordine per la preparazione dell'attacco sul fronte occidentale per il giorno 18.
Badoglio segnalò subito a Mussolini l'impossibilità di preparare un'azione offensiva in sole 48 ore. Mussolini gli rispose prontamente: "La decisione di attaccare la Francia è una questione politica e della quale io solo ho la decisione e la responsabilità." A fermare l'imminente offensiva sul fronte alpino, arrivò la richiesta francese di armistizio alla Germania, il 17 giugno. Hitler e Mussolini decisero così di incontrarsi il giorno dopo, a Monaco, per decidere una linea di condotta comune nei confronti della Francia.


A Monaco molte delle rivendicazioni italiane (la Corsica, la Tunisia, Gibuti) ai danni della Francia non vennero accettate da Hitler, il quale temeva che clausole troppo dure avrebbero potuto compromettere tutte le trattative. Hitler non desiderava infierire sui francesi, perché sperava in cuor suo di volgerli alla causa nazionalsocialista, e trasformare la Francia in un nuovo stato satellite della Germania.
Venne deciso inoltre di svolgere le trattative dell'armistizio separatamente: ci sarebbe stato dunque un armistizio franco-tedesco ed uno franco-italiano.
Deluso per l'incontro con Hitler, Mussolini decise dal ritorno da Monaco, che l'unico modo per poter avanzare richieste territoriali ai francesi, era quello di usare la forza. Il giorno 19 venne dato cosi al Gruppo di Armate Ovest l'ordine di attaccare lungo tutto il confine francese a partire dall'alba del 21 giugno.


Attaccare la Francia dalle alpi, poneva però dei seri problemi logistici e militari per i nostri comandi militari. Le nostre truppe del Gruppo Armate Ovest erano state dislocate lungo l'arco alpino in posizione difensiva in funzione intimidatoria verso i francesi alfine di ottenere concessioni territoriali senza colpo ferire.
Per contro i francesi disponevano lungo il confine con l'Italia di un'efficientissima linea di fortificazioni, (la cosiddetta Maginot delle Alpi) concentrate nelle zone del Piccolo S.Bernardo, del Moncenisio, del Monginevro, della Maddalena, del Colle di Tenda e della Cornice, servite da un'ottima rete stradale e ferroviaria. I principali valichi erano controllati da postazioni di artiglieria permanenti e campali disposte in modo da non poter essere individuate. Le forze francesi nel settore erano riunite nell'Armeè des Alpes, forte di circa 200.000 uomini agli ordini del generale Orly.
Da parte italiana c'era invece il Gruppo di Armate Ovest (al comando del Principe di Piemonte) che comprendeva la Quarta Armata e la Prima Armata per una forza totale di circa 300.000 uomini e 12.500 ufficiali: 22 divisioni, 3 Raggruppamenti alpini, un Reggimento alpini e 2 Raggruppamenti celeri.

La Quarta Armata posta agli ordini del generale Guzzoni, schierata tra il Monte Rosa e il Monte Granero, comprendeva:

il I° Corpo d'Armata del generale Mercalli
il Corpo d'Armata Alpino del generale Negri
il 3° Reggimento alpini del colonello Faldella

In riserva c'erano le divisioni di fanteria Legnano e Brennero e un raggruppamento celere.

La Prima Armata posta agli ordini del generale Pintor, schierata dal Monte Granero al mare, era costituita dal:

II° Corpo d'Armata del generale Bertini
III° Corpo d'Armata del generale Arisio
XV° Corpo d'Armata del generale Gambara

In riserva c'erano le divisioni di fanteria Pistoia, Cacciatori delle Alpi, Lupi di Toscana, la divisione alpina Pusteria e un raggruppamento celere.

Dopo una serie di alterchi tra il capo del governo Benito Mussolini e il solito Badoglio, che osteggiava in tutti i modi l'offensiva italiana, finalmente il giorno 21 giugno le nostre truppe attaccarono le forze francesi lungo tutto il confine.
La Prima Armata italiana aveva come obiettivi Nizza, la Provenza ed il bacino dell'alto Ubaye. La Quarta Armata aveva come obiettivo principale Modane, Lione (I° Corpo) e Briancon (IV° Corpo). 
Il Corpo d'armata Alpino venne impegnato nell'attacco tra il il Col de la Seigne e il Col du Mont. 
Essendo una guerra sulle montagne naturalmente in prima linea c'erano i reparti alpini, a cui toccò il compito di prendere contatto con le linee avanzate nemiche. L'offensiva italiana venne ostacolata dalle avverse condizioni atmosferiche eccezionali per la stagione in corso: si era ormai in estate e c'era pioggia, neve e persino tormenta nelle zone dei valichi. Quando le nostre avanguardie giunsero nelle vallate oltre frontiera si ritrovarono a marciare con un fitta nebbia. L'aviazione non potè fornire un adeguato appoggio alle operazione sempre a causa del maltempo.
Malgrado tutto gli avamposti nemici vennero superati grazie anche all'effetto sorpresa ed all'astuzia dei nostri soldati. I francesi si ritrovarono attaccati dove non se lo aspettavano.
Da ricordare l'azione del battaglione "Val Cordevole" che scendendo dal Col du Mont, protetto dalla nebbia, riuscì a raggiungere il fondo valle, superò tre successivi sbarramenti nemici e giunse nel pomeriggio a la Motte. I francesi erano stati colti di sorpresa perché aspettavano l'attacco italiano dall'alto e non certo dal fondo valle.
Anche il battaglione Susa nel settore del Moncenisio riuscì a sorprendere le difese francesi: sceso dal Monte Rocciamelone e dal ghiacciaio omonimo lungo la valle del Ribon nella valle dell'Arc, gli alpini riuscirono a sorprendere le postazioni difensive francesi del Moncenisio che vennero sopraffatte. 
Dopo la difficile discesa dal ghiacciaio e dopo dodici ore di marcia forzata nella tormenta nella valle del Ribon gli alpini con un reparto di Camicie nere in avanguardia sorpresero i francesi. Come riferì poi un ufficiale francese caduto prigioniero, la colonna italiana venne scambiata dagli osservatori nemici come truppa francese, ritenendo impossibile che degli uomini potessero scendere dal ghiacciaio del Rocciamelone; i francesi del forte della Petite Turra, con la colonna italiana sotto tiro e con la possibilità di annientarla, non spararono neppure un colpo. 
Sempre nel settore del Moncenisio, i reparti della divisione Cagliari raggiunsero Bramans, nella valle dell'Arc, mentre gli uomini della divisione Brennero attaccarono i forti francesi del Moncenisio.
Nel settore del Piccolo S.Bernardo gli alpini delle divisioni Tridentina e Taurinense insieme a reparti motorizzati della divisione Trieste raggiunsero la Valle Isere entrando in contatto con le postazioni nemiche di Bourg St.Maurice
Nel settore di Bardonecchia il battaglione alpini Val Dora insieme con la divisione Superga raggiunsero Modane.
Nel settore Germanasca-Pellice reparti alpini, malgrado la strenua difesa dei reparti sciatori francesi, giunsero fino ad Abriès.

Anche sul fronte meridionale della Prima Armata le truppe alpine agirono sempre in avanguardia. Il 2° raggruppamento alpini e la divisione alpina Cuneense avanzarono nella valle Ubaye.
Le divisioni Forlì e Aqui occuparono Larche.
La divisione alpina Pusteria, che era rimasta in riserva, iniziò ad avanzare a partire dal 23 giugno percorrendo circa 4 km in due giorni nell'area compresa tra il bacino dell'Ubaye e quello della Tinea, a oltre 2.500 metri di altitudine.
Gli alpini del 1° Raggruppamento insieme con i fanti della divisione Ravenna oltrepassarono il confine nella zona compresa tra l'Alta Vesubie e la Valle della Roja, occupando le località di Roquebillié e Fontan.
Le divisioni Modena e Cosseria attaccarono le difese francesi lungo la costa, dopodichè la stessa Cosseria occupò e superò Mentone.
Bollettino di guerra numero 13 del 24 giugno 1940:
"Sulla fronte alpina dal Monte Bianco al mare le nostre truppe hanno iniziato l'attacco il giorno 21. Formidabili apprestamenti difensivi in rocce di alta montagna, la reazione fortissima da parte del nemico deciso ad opporsi alla nostra avanzata e le condizioni atmosferiche del tutto avverse non hanno diminuito lo slancio offensivo delle nostre truppe che hanno conseguito dovunque notevoli successi. Mentre con ardite particolari azioni i nostri reparti si sono impadroniti di talune munite opere, quali ad esempio il forte Chenaillet presso Briançon e Razet nella Bassa Roja, nostre intere unità hanno raggiunto il fondo delle Valli Isere, Arc, Guil, Ubaye, Tinea, Vesubia, penetrando tra i sistemi fortificati dell'avversario e minacciando dal rovescio l'intera fronte nemica. L'avanzata delle nostre truppe prosegue su tutta la fronte."

Già a partire dal 20 giugno e quindi prima ancora che iniziassero le operazioni militari, il governo francese tramite il governo spagnolo si era dichiarato disposto a discutere le clausole di un armistizio.
Con l'inizio dell'offensiva sulle Alpi e con la firma dell'armistizio franco-tedesco, Mussolini si vide costretto ad accettare le offerte di pace francesi.

Il giorno 22 informò Hitler circa le sue intenzioni finali: 
"Allo scopo di facilitare l'accettazione dell'armistizio da parte francese non ho messo tra le clausole l'occupazione territoriale della sinistra del Rodano, della Corsica, Tunisia e Gibuti come avevamo prospettato a Monaco. Mi sono limitato al minimo, a chiedere cioè una zona smilitarizzata della profondità di 50 km. Ritengo questo un minimo anche per evitare incidenti. Per tutto il resto ho adottato le clausole dell'armistizio germanico".
Hitler rispose prontamente: 
"Ho ricevuto la vostra comunicazione. Qualunque cosa decidiate, la Francia è informata che l'armistizio entrerà in vigore soltanto se voi giungerete allo stesso risultato".
Il 23 giugno la delegazione francese giunse a Roma per l'armistizio, che venne firmato il giorno dopo a Villa Incisa sulla via Cassia. Il documento venne firmato dal maresciallo d'Italia Badoglio e dal Generale Huntzinger per la Francia.
L'Italia ottenne la smilitarizzazione di una zona di 50 chilometri lungo il confine italo-francese, la smilitarizzazione delle zone di confine delle colonie francesi in Africa settentrionale ed orientale, la disponibilità delle principale piazzaforti militari francesi nel Mediterraneo.

Bollettino di guerra numero 14 del 25 giugno 1940:
Alle ore 1,35, in seguito alla firma della Convenzione d'armistizio, sono cessate le ostilità tra l'Italia e la Francia in tutti gli scacchieri metropolitani e d'Oltremare.

Pur essendo stata breve la battaglia sul fronte delle alpi, costò alle nostre forze

 

 

TOTALE

UFFICIALI

SOLDATI

CADUTI

631

39

592

FERITI

2.631

138

2.493

DISPERSI

616

23

593



 

 

 

1941

 

Lo stallo venutosi a creare in Grecia fu affrontato e risolto con l'invasione tedesca della Jugoslavia. Questa tuttavia non era nei piani di Hitler, che dovette risolversi a un tale passo vista l'inefficacia dell'attacco italiano. Dovendosi concentrare sui balcani, la Germania dovette posporre l'invasione dell'Unione sovietica, già nei piani di battaglia fin dall'inizio del conflitto, e per Hitler strategicamente ben più importante. Il 20 maggio unità aviotrasportate tedesche iniziarono l'invasione dell'isola di Creta. La Battaglia di Creta si concluse il 1 giugno con la vittoria tedesca che però pagarono con 17.000 vittime la loro prima e unica invasione aviotrasportata. Proprio per le perdite riportate Hitler non ordinò mai l'invasione di Malta (Operazione Herkules), Cipro e del Canale di Suez. Per la Royal navy la situazione nel Mediterraneo si fece difficile. Nonostante la brillante vittoria contro gli italiani presso capo Matapan (27 marzo), la Mediterranean Fleet subì pesanti perdite durante le operazioni per l'evacuazione della Grecia. Le difficoltà create dalle pesanti perdite non impedirono alla flotta britannica di infliggere a sua volta gravi danni al traffico di rifornimenti tra Italia e Libia. Per quanto duramente provata dai bombardamenti aerei, la piazzaforte di Malta rimase una pericolosa spina nel fianco dei rifornimenti italo-tedeschi. Il 22 giugno la Germania attaccò l'Unione Sovietica, con la quale aveva un patto di non aggressione, con l'Operazione Barbarossa. I russi furono colti ampiamente di sorpresa e i tedeschi conquistarono vaste aree di territorio, catturando centinaia di migliaia di soldati nemici. I sovietici si ritirarono, e riuscirono a portarsi dietro gran parte della loro industria pesante, togliendola dalla linea del fronte e riposizionandola in zone più remote. Una tenace e disperata difesa impedì alla Germania di conquistare Mosca prima dell'arrivo dell'inverno. La Germania, che si aspettava di finire la campagna in pochi mesi, non aveva le proprie armate equipaggiate per il combattimento nel rigido inverno russo. Il 7 dicembre 1941 con un'operazione a sorpresa e senza preventiva dichiarazione di Guerra, il Giappone bombardò il porto di Pearl Harbor distruggendo ed affondando la maggior parte delle navi alla fonda. La risposta Statunitense fu immediata, il giorno dopo gli Stati Uniti d'America entrarono in guerra contro il Giappone ed i suoi alleati.L'escalation giapponese fu rapida e violenta. Malesia, Singapore, Birmania e Nuova Guinea vennero rapidamente invase.La resistenza statunitense nelle Filippine venne anch'essa rapidamente liquidata. La "forza Z", una squadra navale britannica composta dalla corazzata Prince of Wales e dall'incrociatore da battaglia Repulse venne annientata dall'aviazione della marina imperiale nipponica, che in quel momento aveva gli equipaggi meglio addestrati alla guerra aeronavale.


1942


Nella primavera del 1942 l'esercito tedesco portò nuovi attacchi, ma sembrò incapace di scegliere tra un attacco diretto a
Mosca e la cattura dei pozzi petroliferi del Caucaso. Sul fronte russo combattevano anche i soldati del corpo di spedizione italiano, il CSIR che arrivò nell'estate del 1941, e che venne rinforzato dall'ARMIR giunto nell'estate del 1942, e resterà coinvolto in una disastrosa ritirata. Mosca venne ancora una volta risparmiata, e alla fine del 1942 i sovietici riuscirono a schiantare le linee del fronte dell'Asse a sud e a circondare la Sesta Armata Tedesca nella Battaglia di Stalingrado


1943


Nel
febbraio 1943, i miseri resti dell'esercito tedesco forte di 300.000 uomini si arresero a Stalingrado. Nella primavera del 1943 i tedeschi furono in grado di reagire con successo nella Terza Battaglia di Kharkov, ma la loro offensiva nella gigantesca Battaglia di Kursk (luglio 1943) fu così fallimentare che i russi furono in grado di contrattaccare e di recuperare il terreno perduto. Da quel momento in poi, l'Armata Rossa avrebbe avuto l'iniziativa ad est. Al disastro tedesco di Stalingrado ne seguì un altro in Tunisia, con la perdita dell'ultimo caposaldo dell'Asse in Nordafrica e la cattura di un quarto di milione di soldati tedeschi e italiani (maggio 1943). Subito dopo gli Alleati usarono il Nordafrica come trampolino di lancio per l'invasione della Sicilia,l'Operazione Husky(luglio 1943) e dell'Italia continentale (settembre 1943), che Churchill descrisse come "il ventre molle dell'Europa". Il 25 luglio Mussolini fu destituito e sostituito con il Maresciallo Pietro Badoglio. L'Italia si arrese, firmando l'armistizio il 3 settembre, reso poi pubblico l'8 settembre, ma le truppe tedesche si mossero a disarmare gli italiani e a difendersi in Italia da soli. Essi stabilirono una serie di resistenti linee difensive sulle montagne, ed i progressi degli alleati rallentarono.


1944


Il
20 febbraio gli statunitensi iniziano una settimana di bombardamenti delle fabbriche di velivoli tedesche. Mentre l'offensiva sovietica sul fronte orientale logorava le armate tedesche facendole arretrare oltre i confini originali dell'URSS, gli Alleati invasero la Francia settentrionale con l'Operazione Overlord nel giugno 1944 e liberarono gran parte della Francia e di Belgio e Olanda per la fine dell'anno. Contemporaneamente all'invasione della Francia, gli Alleati conquistarono Roma (4 giugno) e, in poche settimane, il resto dell'Italia Centrale. Dopo una disperata reazione dell'esercito tedesco nell'Offensiva delle Ardenne del dicembre 1944, gli Alleati entrarono in Germania nel 1944.


1945

 

L’invasione del suolo tedesco a partire dal gennaio 1945 su entrambi i fronti occidentale e orientale portarono in pochi mesi le forze alleate alle porte della capitale Berlino che si arrese il 2 maggio mentre la capitolazione della Germania ebbe effetto dal 9 dello stesso mese. In Italia la guerra cessò il 25 aprile dopo la resa delle forze armate tedesche e il crollo del regime fascista di Salò. Mussolini stesso arrestato dai partigiani fu messo a morte. Hitler invece per evitare di essere catturato dai russi si tolse la vita il 30 aprile.  Nel Pacifico invece il Giappone oramai sconfitto si arrese il 2 settembre dopo che a Hiroshima e Nagasaki le bombe atomiche avevano dimostrato al Paese che era oramai impossibile continuare la guerra.


Trattati di Pace

I trattati di Parigi furono firmati nella capitale francese il 10 febbraio 1947 fra


Trasferimanti territoriali


L'
Italia abbandonava:


La Romania


La Germania

·  la Germania perse i territori al di là dei fiumi Oder e Neisse ceduti alla Polonia mentre la Prussia Orientale fu ceduta sia alla Polonia che all’URSS. Il paese fu diviso in quattro zone di occupazione assegnate agli USA, alla Gran Bretagna, alla Francia e all’ Urss. Berlino fu a sua volta suddivisa tra le quattro potenze vincitrici della guerra. Stessa sorte toccherà anche all’Austria fino al 1955.


La Polonia

·                  
La Polonia pur annettendo la Pomerania, La Slesia e parte della Prussia Orientale tedesche dovette cedere all’URSS i territori già occupati da Stalin nel 1939.


Il Giappone

·                  
Il Giappone sconfitto dovette lasciare i territori occupati nel continente asiatico e accettare l’occupazione militare americana.


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Update 17-10-11


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