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Siracusa 10 luglio 1943

Capture of Ponte Grande, Syracuse, 1943 by Cecil Lawson
Oil on canvas, 60 x 96 cm
Collection: The Staffordshire Regiment Museum
Whittington Barracks, Lichfield, Staffordshire, England, WS14 9PY



 

Le Targhe ai Caduti
Le Forze Contrapposte nel Siracusano

La Battaglia di Ponte Grande a Siracusa
War Cemetery
Mussolini in Sicilia
Postazioni difensive italiane




   



 

 


Un libro di Giovanni Fontana

Alba Dorata,
un romanzo ambientato nella Siracusa del 1943.
Un ragazzino, Mario Luigi Fontana “Giggi”, mio Padre, vive quei momenti.
Le storie di Gente comune, protagonista di una giornata particolare, il 10 luglio.
Rivivo i ricordi paterni, durante un viaggio con mio Padre.



Mondadoristore
pagine 504

 

 

 


Mussolini in Sicilia nel 1937


Mussolini dopo un discorso a Siracusa il 13 agosto 1937
(la foto fa parte della collezione privata di Giovanni Fontana)


Il 10 agosto raggiunge la Sicilia
Il 12 è a Catania
Il 13 è a Siracusa
Il 15 è ad Enna
Il 17 è a Trapani e a Caltanissetta
Il 18 è a Marsala
Il 19 è a Palermo dove alle 17,45 di venerdì 20 agosto tiene un discorso
radiotrasmesso dal Foro italico in tutta la nazione e anche all'estero


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Le Targhe ai Caduti



Siracusa ha degnamente reso onore, dopo 65 anni, ai caduti di una guerra senza fortuna.
Sul nuovo ponte sul fiume Anapo, costruito a Siracusa dopo la guerra, è stato posto in direzione sud un cartello stradale che commemora  i tragici avvenimenti della battaglia combattuta dalle forze armate britanniche per la conquista del Ponte Grande di Siracusa il 10 luglio 1943
(Foto 1,2,3)



(foto 1)



(foto 2)


(foto 3)

Sul muro esterno del Ponte Grande (abbattuto nella sua arcata centrale dopo la guerra), sulla riva sud del fiume Anapo, è stata posta una targa marmorea commemorativa dei caduti italiani del 10/7/1943
(Foto 4,5,6).


(foto 4)


(foto 5)


(foto 6)

Da questa posizione volgendo lo sguardo verso la riva nord del fiume Anapo si intravede la parte settentrionale del Ponte Grande (foto 7), il corso del fiume (foto 8) e la foce dell'Anapo (foto 9).


(foto 7)


(foto 8)


(foto 9)

Una volta riattraversato il nuovo ponte sull'Anapo all'altezza del cartello stradale sopra descritto, possiamo vedere sulla sinistra il manufatto del Ponte Grande nella parte rimasta intatta (foto 10) e la parete dove è stata affissa la targa commemorativa ai caduti italiani del 10/7/1943 (foto 11,12,13).


(foto 10)


(foto 11)


(foto 12)


(foto 13)

Le foto 14 e 15 sono state riprese dal Ponte Grande da nord (foto 14) e da est (foto 15)


(foto 14)


(foto 15)


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War Cemetery

Siracusa













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Le Forze contrapposte nel Siracusano



map


- XVI CdA   gen. Carlo Rossi

Sicilia Orientale (Gela - Siracusa - Catania e Messina)

54ª Div. fant. "Napoli"
75th and  76th Infantry Regiment
173rd "Blackshirts" Battalion
54th Artillery Regiment gen. Giulio Cesare Conte Gotti Porcinari (Firenze 17-8-1888 + Roma 7-7-1946 già Comandante del 1° Reggimento bersaglieri nel 1936)

truppe di C.d.A. di rinforzo Costiere:
XIX Brigata costiera 140/179° rgt (dislocata da S. Stefano di Camastra fino a Messina)
213ª Div. cost. 135° rgt (distesa fra Messina e Catania)
Difesa Porto "E" (Catania)
XVIII Brig. cost. 134/178° rgt e 206ª gen. D'Havet cost. 122/123/146 ° rgt (fra Licata e Siracusa)
supporti 1 btg R35, 1 fiat 3000, 1 smv 47/32

Ad altre truppe di terra si aggiungono le Piazze Militari della Marina, legioni e coorti costiere autonome, artiglierie, Controcarro e mortai, reparti minori, genio i treni armati di Siracusa, Catania, Licata e Porto Empedocle nonché il Comando dell'Aeronautica della Sicilia (gen. di Div. aerea Adriano Monti) e la Difesa contraerea territoriale per un totale di 200.000 italiani e 30.000 tedeschi su due divisioni (15a granatieri e corazzata Goering)

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Gran Bretagna

Gen. Bernard Law Montgomery


115.000 anglo-canadesi

Armata n. 8   (Siracusa - Cassibile - Noto -Pachino )
30° Corpo d' Armata:
Gen. Olivier Leese


Brigata n. 231 (nord di Pachino)
Divisione di fanteria n. 51 Highlanders 
Gen. Douglas Wimberley  (Pachino)

Divisione di fanteria Canadese n. 1
(Capo Passero - Punta Braccetto)

Divisione di fanteria n.78 (dal 25/7 a Siracusa)
Commandos n. 40 a 41 (Gela)

13° corpo d' armata:

 gen. Miles Dempsey

Brigata aerotrasportata n. 1 (Siracusa)
Divisione di fanteria n. 5 (Cassibile)
Divisione di fanteria n. 50 (Avola)

Corazzate:
Ancon
Nelson
Rodney

Portaerei: Indomitable

Incrociatori: 10
Cacciatorpediniere: 71

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Postazioni Difensive Italiane


Capo Murro di Porco

 

Al Plemmirio a Capo Murro di Porco, uno dei primi punti dove presero terra le forze speciali britanniche, si trovava la batteria militare Lambda Doria

 










che con il suo sistema di cannoni e di
bunker costituiva uno dei punti nevralgici per la difesa della costa.



La spiaggia George



Altri bunker erano situati nella penisola della Maddalena, di Santa Panagia e della penisola di Magnisi.

















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Lo sbarco a Siracusa dei Britannici

Soldati britannici sbarcano sulla costa siracusana (Imperial War Museum)

(fonte: Storia della Seconda Guerra Mondiale. Rizzoli: L'Attacco alla Sicilia di David Woorward corrispondente di guerra e La conquista della Sicilia di Peter Kemp, scrittore)

Dalla metà di gennaio alla metà di giugno dell'anno 1943 gli stati maggiori alleati terrestri e navali cercarono di risolvere il difficile problema di sbarcare simultaneamente, su una costa tenuta dal nemico, otto divisioni: si trattava della più grande impresa anfibia che fosse mai stata progettata. E per di più l'operazione, senza precedenti per la sua mole, minacciò di naufragare proprio alla vigilia a causa di una violentissima tempesta fuori stagione.

Finalmente il piano definitivo venne adottato: la T armata americana agli ordini di Patton doveva sbarcare nel tratto di territorio meridionale com­preso tra Capo Passero e il porto di Licata per poi portarsi verso Palermo, attraversando l'interno della Sicilia.

L'8a armata, agli ordini dell'inglese Montgomery sarebbe sbarcata nei punti prescelti che andavano da Capo Passero fino alle spiagge immediatamen­te a sud di Siracusa, con il compito di dirigersi rapidamente verso Messina distante circa 144 chilometri dal punto dello sbarco. ....

 Truppe inglesi sbarcano sul litorale tra il fiume Cassibile e Fontane Bianche

(arch. La Rocca)


La 5^ divisione, occupata Cassibile l'avanzata verso Siracusa (Imperiai War Museum)

 

La sera del 10, la 51" divisione Highland si assi­curò il possesso della città di Pachino; nel corso della stessa mattina la 50 a divisione britannica aveva conquistato Avola e Noto mentre la 5 a divisione, occupata Cassibile, proseguiva l'avanzata verso Siracusa, e la sera entrava in città senza subire alcun danno. Il primo grande obiettivo della campagna era stato raggiunto. Riepilogando, la sera del 10 luglio, l'8a armata bri­tannica si era assicurata la testa di sbarco e aveva conquistato tutti gli obiettivi iniziali con perdite limitatissime, e senza dover respingere alcun con­trattacco dell'Asse o incontrare una opposizione veramente risoluta né a terra, né sul mare o nell'aria




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La Battaglia di Ponte Grande a Siracusa





Lo sbarco vero e proprio delle truppe, fissato per le 2,45 del 10 luglio 1943, doveva essere preceduto di alcune ore dall'atterraggio di centinaia di alianti che avevano il compito di sorprendere i soldati dell'Asse occupando posizioni strategiche ben precise.

Furono inviati 137 alianti del tipo Waco e 10 del tipo Horsa. Ogni aliante poteva ospitare 30 soldati, e veniva rimorchiato da un aereo, con un filo di cento metri di lunghezza. Giunto sull'obiettivo preassegnato, l'aereo trainante doveva sganciarlo così da permettergli di guadagnare terra lentamente. Principale obiettivo per Siracusa, era la conquista del Ponte Grande, cioè quel ponte sul fiume Anapo sulla via Elorina, alle porte di Siracusa, per la conquista del quale erano stati previsti ben 10 alianti. Però il maltempo e l'oscurità dispersero ben presto il convoglio degli alianti con gli aerei trai­nanti.

Dei 147 alianti partiti dagli aeroporti della Tunisia 69 precipitarono in mare molto prima di raggiun­gere la Sicilia e 250 aliantisti annegarono, in 18 furono costretti a fare ritorno alle basi di partenza; uno fu sganciato a Malta, credendo il pilota dell'aereo trainante, di avere già raggiunto la Sicilia. Cosicché soltanto 59 atterrarono, sparsi su un'area di una quarantina di chilometri tra Capo Passero e Capo Murro di Porco. La maggior parte atterrò in posti impervi e molti andarono a sbattere sui muri a secco dei quali è piena la zona. Dei dieci alianti che erano stati destinati al Ponte Grande ne giunse soltanto uno e a trecento metri di distanza. Questi aliantisti, malgrado tutto, dopo un breve ma duro scontro a fuoco riuscirono a conquistare il ponte.


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(fonte: “Sicilia!” di Hugh Pond - Longanesi Editore)

Nel settore orientale dell’isola, la Brigata Alianti inglese raggiunse raggiunse l’obiettivo alle 21, come stabilito. Le forze aeree erano costituite da centonove Dakota, sette bombardieri Halifax e dodici Albemarle, che rimorchiavano complessivamente centoventi Waco americani e otto Horsa inglesi, questi ultimi carichi soprattutto di jeep e di cannoni. Gli aeroplani, appartenenti al 51° Comando Aerotrasporti Truppe americano, avevano ordine di mollare gli alianti, guidati per la maggior parte da piloti inglesi, a duemilacinquecento metri dalla costa, i Waco a seicento metri d’altezza, gli Horsa a milleduecento. La formazione aveva avuto ordine di volare ad alta quota, per sfuggire ai radar nemici. Obiettivo della Brigata Alianti era l’occupazione del Ponte Grande, vicino a Siracusa, che doveva essere tenuto fino all’arrivo delle truppe dell’Ottava Armata. Il primo scaglione doveva atterrare a ovest della penisola della Maddalena, mentre il secondo scendeva nei campi, oltre un canale che si trovava a mezza via dal porto. Le zone stabilite per l’atterraggio erano paurose, tutte coltivate, e disseminate di massi, di muriccioli e di frutteti. I tratti coltivati e i frutteti non costituivano il problema principale, anzi avrebbero potuto essere utili per frenare gli alianti, ma i muri erano un rischio difficile da superare. Il vento infuriava ancora, toccando a volte la velocità di cinquanta chilometri l’ora e trascinando fuori rotta aeroplani e alianti. La maggior parte dei soldati del 1° Borderers e del 1° Battaglione del Reggimento "South Staffordshire ", stipati dentro quell’angusta scatola di legno, dove era vietato fumare, erano sconvolti dal mal d’aria. Il colonnello Chatterton, comandante del Reggimento Piloti di Alianti, che pilotava un Horsa, dichiara che, quando la formazione sorvolò Malta, si trovava a una quota più bassa delle montagne: Chatterton dovette buttarsi sulle leve per mantenere l’aliante nella posizione voluta, dietro e un po’ più in alto dell’aereo che lo rimorchiava. Molti piloti perdettero l’orientamento, altri erano stanchi o timorosi, così che per la maggior parte gli alianti andavano a casaccio, ben dirado nella posizione corretta.


...Soltanto uno atterrò a 300 metri dal Ponte Grande sul fiume Anapo (ardi. La Rocca)


Centinaia di uomini, rinchiusi in quelle macchme senza motore, si inabissarono nel Mediterraneo, sparirono nella liquida tomba senza avere sparato un solo colpo. "Pip" Hicks, comandante di brigata, che viaggiava a bordo dell’Hrsa del colonnello Chatterton, capì subito che il pilota dell’aereo che li rimorchiava li aveva mollati troppo lontano dalla costa. Chatterton, aggrappato ai suoi comandi, fece virare l’aliante verso una macchia nera appena visibile in mezzo all’acqua, sperando che si trattasse di un isolotto sul quale fosse possibile atterrare. Come la macchia divenne più grande e più nera, il colonnello si avvide che non si trattava affatto di un isolotto, ma delle scogliere siciliane, dalle quali un torrente di proiettili traccianti saliva ora verso di loro. Parecchi uomini furono feriti; schegge di metallo rovente minacciavano di dar fuoco al legno dell’aliante. Chatterton torse violentemente la leva di controllo, costringendo l’aliante a fare una brusca virata a dritta; metre i soldati si aggrappavano ai sedili, l’ala destra colpi l’acqua e l’apparecchio s’infilò in mare. Gli uomini si issarono fuori della carlinga che affondava, arrampicandosi sulle ali o aggrappandosi a qualche rottame, ma un raggio di luce li inquadrò a un tratto e subito, dalla costa, diverse mitragliatrici rovesciarono sui superstiti un torrente di proiettili. Grondando acqua e sputacchiando, il comandante Hicks si girò verso il suo compagno e fece una scoperta geniale. "Non va niente bene, Bill", disse.
Mentre l’aliante affondava rapidamente, gli uomini tentarono di raggiungere a nuoto la riva. Quelli che riuscirono a raggiungere la spiaggia silenziosa, benche fossero per la maggior parte senz’armi e in qualche caso senza stivali, proseguirono barcollando, per cercare di ritrovare i compagni. Alcuni alianti furono sganciati a più di sessanta chilometri dalla rotta fissata; pochi, pochissimi atterrarono nelle zone prestabilite. Riuscito a fatica ad arrivare sopra la terraferma, il pilota di un aliante, capitano Ian McArthur, vide il terreno davanti a se tutto intersecato da muriccioli. Nel tentativo di atterrare in un campo di stoppie, fece impennare l’aliante, ma l’apparecchio urtò con la parte inferiore un muricciolo e s’infilò col muso nel terreno. Nell’incidente, il pilota ebbe fratturato un piede. I suoi passeggeri, intontiti, ce la fecero ad uscire dai rottami, sistemarono McArthur in modo che non avesse a soffrire e si incamminarono in direzione degli spari che echeggiavano non molto lontano. Un Horsa carico di micidiali spolette esplosive fu colpito da numerosi proiettili contraerei ed esplose prima di toccare terra, facendo volare tutt’intorno uomini e materiale. II sergente Galpin, pilota dell’aliante 133, che aveva a bordo un contingente del "South Staffordshire ", agli ordini del tenente L. Whiters, fu l’unico che atterrò nel punto designato, vicino al Ponte Grande. Whiters, rendendosi conto che l’intera operazione era stata un disastro, decise di attaccare il ponte con le sue modeste forze. Mandò una meta dei suoi uomini, a nuoto, dall’altra parte del fiume e poi, al segnale stabilito, fece attaccare il ponte contemporaneamente da nord a sud. Nel giro di mezz’ora, quell’eroico gruppetto di uomini aveva sgominato i difensori italiani e occupato i punti chiave intorno al ponte. Alle prime luci dell’alba, arrivarono sette membri del quartier generate, di brigata, seguiti poco dopo dal tenente colonnello A. G. Walsh, che era riuscito a radunare un gruppo di sette ufficiali e ottanta tra sottufficiali e soldati, tutti decisi, nonostante le condizioni sfavorevoli, ad attaccare con violenza il nemico, che non aveva affatto rinunciato a combattere. Gli eroici superstiti dell’attacco con gli alianti al Ponte Grande erano rimasti tenacemente attaccati alla loro posizione, resistendo ai numerosi assalti sferrati in ogni direzione da unità del 385° Battaglione Costiero italiano e da element! della "Hermann Goering" e dalla Divisione Paracadutisti germanica. I fanti del "South Staffordshire " e i Borderers, senza armi pesanti e con poche munizioni, resistettero per sedici ore, esposti al fuoco ininterrotto dei mortai che li decimavano disperatamente. Le perdite aumentavano senza posa; alle 14.45 gli incolumi erano ridotti a quindici, anche se molti feriti, medicati alla meglio col materiale dei loro pacchetti di medicazione, continuavano a sparare dal fondo delle trincee contro le figure che apparivano e sparivano tra gli alberi e i vigneti circostanti, nel torrido calore dell’estate siciliana. Non c’era acqua, il cibo era scarso e le probabilità di soccorsi quasi nulle. Alle quattro del pomeriggio anche le munizioni erano finite e il nemico, rendendosi conto che era cessata ogni resistenza, raccoglieva le forze per l’assalto finale. Mezz’ora dopo gli italiani, tornati in possesso del ponte, lavoravano in gran fretta a risistemare sotto i piloni i detonatori e le cariche esplosive. Ma il loro trionfo ebbe breve durata: dopo tre quarti d’ora i prigionieri inglesi, esausti e feriti, distesi su brande o sulla nuda terra, udirono in distanza l’ululato di un corno da caccia; il rumore si avvicinò, si avvicinò, seguito finalmente da una micidiale scarica di fucileria, cui si frammischiavano le inconfondibili grida di guerra scozzesi; in men che non si dica i prigionieri davano il benvenuto ad alcuni chiassosi compagni del 2° Battaglione Reali Fucilieri Scozzesi. Così, dal caos uscì qualche elemento di vittoria, ad alleviare le ferite fisiche e morali sofferte dalla la Brigata Alianti. Cinquanta dei centoventotto alianti erano finiti in mare, di altri venticinque non si ebbe più notizia. L’antico porto fenicio di Siracusa, insieme con tutte le sue massicce opere difensive, cadde qualche ora dopo, quasi senza che si sparasse un colpo, e Montgomery mandò immediatamente un messaggio di rallegramenti a quella valorosa schiera: “Sono pieno di ammirazione. Altri, che di propria iniziativa hanno sostenuto azioni isolate in diversi punti del campo di battaglia, hanno avuto non piccola parte in questa più felice operazione di atterraggio. Non fosse stato per l’abilita e il valore della Brigata Alianti, il porto di Siracusa sarebbe caduto molto più tardi”.



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Update 26-03-16

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