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Stalin



ato a Tiflis nel (1879) da un ciabattino alcolizzato e da una lavandaia.

Lenin lo notò a causa delle sue azioni spregiudicate.

Dopo la rivoluzione dell'ottobre 1917 si adoperò per vincere la guerra civile, divenne segretario del comitato generale il 3 aprile 1922 e col progredire del processo di burocratizzazione del partito il suo potere aumentò notevolmente.  

Con la morte di Lenin (24 gennaio 1924) Stalin iniziò uno duro scontro con Trockji.

Quest'ultimo voleva imporre le sua idea di socialismo in un solo paese, il secondo avrebbe voluto continuare con le idee di Lenin.

Prevalse il segretario di partito che avviò delle riforme per perseguire le sue idee che vedevano un distacco dalla tradizione internazionale del Marxismo  con la realizzazione della collettivizzazione delle campagne e l'estensione dei primi piani quinquennali per industrializzare la Russia.


Nel 1936 Stalin per aver più libertà di agire, decise di eliminare ogni tipo di opposizione e iniziò le cosidette purghe staliniane, partendo dai leader come Kamenev, Zinov'ev, Trozkji, Radek che avrebbero potuto sostituirlo in caso di crisi e che vennero o esiliati o fatti uccidere come Trozkji in Messico da un sicario nel 1940.

Nel 1941 cominciò la guerra che mise a dura prova le capacità di Stalin che, comunque, seppe resistere anche nei momenti più difficili e seppe sfruttare  il conflitto contro la Germania per reintrodurre i valori tradizionali, come il patriottismo, la solidarietà slava, la valorizzazione della storia russa.

A fine guerra riuscì a imporre regimi comunisti in quei paesi occupati dall'armata rossa, alterando così la teoria di socialismo in solo paese mentre i contrasti con i paesi occidentali si accentuarono dando inizio alla guerra fredda.

Superata le crisi delle rivolte antisovietiche nei paesi socialisti e la crisi coreana morirà il 5/3/1953.


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Adolf Hitler

 

 

 

 

 

 

 

Nato a Braunau (Austria 1889), figlio di un doganiere frequentò un istituto tecnico a Linz fino alla morte del padre.

Nel 1914 si arruolò volontario in un reparto bavarese partecipando alla grande guerra dove rimase ferito.

Hitler come molti altri tedeschi diede la colpa della disfatta militare ai marxisti e agli ebrei.

Forse fu questo che lo fece entrare in politica, per cercare di uscire dalle imposizioni di Versailles e vendicarsi dei "nemici interni" alla Germania.

Nel '24 con Ludendorff organizzò il Putch di Monaco (colpo di stato) che però fallì. Hitler fu condannato a 5 anni ma dopo pochi mesi fu scarcerato.

Nei mesi di prigionia fece in tempo a scrivere buona parte del Mein Kampf (La mia battaglia) dove esprimeva le sue idee antisemite, razziste e sulla superiorità della razza ariana.

Nel 1932 vinse tutte le tornate elettorali ma senza ottenere la maggioranza assoluta.

Il 30 gennaio 1933 fu nominato cancelliere dal presidente Hindenburg vista l'impossibilità di costituire un governo di responsabilità tra le forze democratiche del Zentrum e della SPD in forte antitesi per le teorie marxiste professate da quest'ultima formazione politica.

Nel marzo 1933 ottenuti  i pieni poteri potè eliminare ogni libertà democratica, e quindi di creare una dittatura personale e di partito.

Nella notte del 30 giugno 1934 (la notte dei lunghi coltelli) Hitler fece eliminare alcune frange estremiste delle S.A. compreso il loro capo E. Rohm, colpevoli di essersi ricavati un'autonomia ritenuta eccessiva all'interno del partito, e di essere malvisti dai generali dell'esercito, che d'ora innanzi rimarranno fedeli al nazismo.

Il 2 agosto grazie a una legge deliberata dal consiglio dei ministri le cariche di presidente del Reich e cancelliere vennero unificate. Il Fuher divenne così il capo assoluto dello stato (confermato tra l'altro dal plebiscito del 19 agosto).

Si potè così dedicare alla creazione e affermazione della razza ariana in Europa e alla distruzione di tutti quegli stati e popoli ritenuti inferiori causando lo scoppio della seconda guerra mondiale il 1° settembre '39.

Nel 1941 si autoproclamò capo dell'esercito, ma la sua eccessiva ambizione gli fece commettere errori gravissimi come a Stalingrado dove non permise la ritirata alla sesta armata, forte di 300.000 uomini, che fu così costretta alla resa). Ciò fece cambiare il corso alla guerra a sfavore della Germania.

Il malcontento che generarono le sempre più numerose sconfitte fece crescere l'opposizione al leader nazista (ma solo da parte dei militari mentre  la popolazione era ancora ingannata dall'abile propaganda di Goebbels) tanto che il 13 marzo '43 fu vittima di un attentato ad opera di Fabian von Schlabrendorff.

Il 20/7/1944 fu  organizzata una  congiura da alcuni alti ufficiali della Wehrmacht ma anche questo attentato non diede gli effetti sperati perchè  Hitler sopravvisse e, anzi, fece uccidere gli stessi cospiratori.

Si ritirò infine a Berlino  a causa della veloce avanzata dell'Armata Rossa e  vi morì suicida nel suo bunker quando i russi ormai erano a poche centtinaia di metri dalla cancelleria del reich il il 30 aprile 1945.

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Benito Mussolini

Nasce nel 1883 vicino Forlì, figlio di Alessandro, fabbro, socialista più volte processato, e Rosa Maltoni maestra elementare. 

Con lo scoppio della Grande Guerra Mussolini cambiò radicalmente idea sui doveri dell'Italia che, pensava, dovesse entrare nel conflitto.

Venne richiamato alle armi nel 1915 e due anni più tardi venne ferito in un esercitazione e, una volta guarito, tornò alla direzione del Popolo d'Italia.

Nel dopoguerra fondò il movimento fascista (23 marzo 1919), nel 1922 dopo la marcia su Roma il Re lo incaricò di formare il nuovo governo, nel 1924 consolidò il suo potere grazie anche al neto risultato delle elezioni politiche.

Mussolini dopo l'assassinio di Matteotti che aveva denunciato irregolarità nelle elezioni, entrò in crisi ma i partiti antifascisti non ne approfittarono e Mussolini ne uscì con un atto di forza.

Col discorso alla Camera (3 gennaio 1925) e le misure adottate di seguito (le leggi fascistissime) sconvolse la struttura liberale dello stato italiano.

Nacque il culto del Duce. Concluse con la Chiesa un accordo, i Patti Lateranensi, per cui la Chiesa riconobbe lo stato italiano e la sua capitale mentre a sua volta il governo italiano riconosceva l'indipendenza dello Stato della Città del Vaticano; inoltre l'Italia si impegnava a pagare una forte indennità per ripagare il Papa della perdita dello Stato Pontificio.

Il concordato intaccava il carattere laico dello stato che in politica interna seguì una politica conservatrice.

La politica estera faceva perno sulle rivendicazioni nazionalistiche tentando di essere al centro delle vicende internazionali, a volte con successo, come durante il tentativo di evitare l'annessione tedesca dell'Austria, o quando promosse il convegno di Stresa con l'Inghilterra e la Francia dove sembrava essere nato un fronte antitedesco, ma le cose cominciarono a cambiare quando conquistò l'Etiopia, cosa che pose l'Italia contro gli interessi inglesi, fece sprecare grandi quantità di entrate dello stato come nel finanziamento dei reparti  dell'esercito a fianco del generale Franco nella rivoluzione spagnola o che  permise infine senza opporsi l'Anschluss e la persecuzione ebraica mentre il destino dell'Italia si legava sempre più a quello di Hitler.

Nel 1939 scoppiò la guerra e Mussolini nonostante i venti anni avuti a disposizione non aveva preparato militarmente l'Italia ad una guerra. Infatti cercò di non entrare subito nel conflitto dichiarando la "non belligeranza"  decidendosi alla guerra solo quando la vittoria tedesca sembrava a portata di mano. Ma i suoi calcoli si rivelarono subito esageratamente ottimistici di una veloce fine del conflitto e il fallimento prima della guerra parallela (intendeva combattere contro l'Inghilterra impegnadola in fronti diversi da quelle tedeschi), poi anche di quella a fianco della Germania, oltre allo sbarco alleato effetuato in Sicilia il 10 luglio 1943, diedero il pretesto al Gran Consiglio del Fascismo di approvare un ordine del giorno contro di lui il 24 luglio del 1943 .

Poche ore dopo il Re ne approfittò per riprendere il potere, lo fece arrestare  e imprigionarlo prima a Ponza e poi alla Maddalena, infine al Gran Sasso (Campo Imperatore), dove venne liberato il 12 settembre e portato in Germania dai paracadutisti tedeschi, pochi giorni dopo l'armistizio del governo italiano (8 settembre 1943).

Mussolini ritornò nel nord Italia per fondare la Repubblica Sociale Italiana (o Repubblica di Salò) cercando di far rivivere il mito fascista ma ormai era troppo tardi e anche la Germania dava segni di cedimento.

Negli ultimi mesi di guerra lo si vide raramente in pubblico e, una volta crollata la linea gotica, pensò di rifugiarsi a Milano tentando di venire a patti col Comitato di Liberazione Nazionale ma, temendo la cattura, fuggì verso Como per poi andare in Svizzera.

Vestito con una divisa da  soldato tedesco per non farsi riconoscere partì con una colonna militare tedesca in ritirata ma venne riconosciuto ad posto di blocco partigiano e dopo un sommario processo venne fucilato (28 aprile 1945).

 

Il suo corpo venne esposto lucubremente a testa in giù appeso ad un gazometro in Piazzale Loreto a Milano il 29 aprile assieme ai corpi della compagna Claretta Petacci e ad alcuni gerarchi fascisti finchè solo dopo numerose traversie venne sepolto definitivamente a Predappio.

 

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Figlio di un generale, sarà per vari anni addetto militare in Germania e dal 1937 alla testa dell’esercito giapponese in Cina. Sostenitore della guerra totale, nel 1938 diventa capo di stato maggiore dell’esercito, quindi ministro della Guerra nel 1940, quando conclude l’alleanza con la Germania e l’Italia. Primo ministro dall’ottobre del 1941, concentra nelle sue mani anche le cariche di ministro della Guerra, dell’industria e dell’Educazione. Decide l’attacco agli Stati Uniti a Pearl Harbor e rimane il vero capo del Giappone fino al luglio del 1944, quando si dimette dopo la sconfitta di Saipan.Alla fine della guerra, dopo un tentativo di suicidio, viene condannato a morte per crimini contro l’umanità. Sarà giustiziato nel 1948.

 


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Il piccolo Winston, figlio di Randolph Henry Spencer Churchill, terzogenito del duca di Malborough, e dell'americana Jessie Jerome, figlia del proprietario del New York Times, venne alla luce il 30 novembre 1874 nel palazzo avito di Blenheim, presso Woodstock.
Il primo punto caldo utile per la ricerca di un brandello di gloria era il Sudan, dove l'esercito anglo-egiziano era impegnato a riconquistare il controllo delle zone sotto controllo dei Dervisci. Churchill partecipò alla campagna e all'epica carica di cavalleria del 21° Lancieri nella battaglia di Omdurman, nel settembre 1898, che portò, a costo di gravissime perdite, alla vittoria sulle forze del califfo. Il risultato personale per il nostro giovane eroe fu una serie di ben pagate corrispondenze pubblicate dal Morning Post e un volume con il resoconto della campagna, dove con una certa saccenza lanciò critiche al comandante in capo Kitchener, soprattutto in merito ad alcuni crudeli episodi di torture e uccisioni dei prigionieri. Kitchener molti anni dopo avrà modo di vendicare questo affronto.

Il suo exploit ai Comuni destò subito scalpore. Il primo discorso si risolse infatti in una perorazione della causa dei Boeri, ormai vinti ma ancora vittime di uno stretto giro di vite repressivo da parte delle truppe britanniche.
Come compenso per l'adesione al partito liberale Churchill ottenne nel 1905 la carica di sottosegretario alle Colonie nel governo liberale Campbell-Bannerman, con la quale si distinse patrocinando la causa dell'indipendenza dei Boeri.
Un'inevitabile tappa sulla strada che sembrava doverlo condurre a velocità fulminante fino ai vertici dello stato, fu la carica di Ministro degli interni, ottenuta nel 1910. Ma Churchill aveva appena fatto in tempo a prendere le misure di questo nuovo incarico che già gli si profilavano nuovi sbocchi. Si batté infatti per modernizzare tutta la flotta, che in gran parte faceva ancora affidamento sulla propulsione a vapore, fece stipulare al governo un contratto con la Anglo-Persian Oil Company per garantire un efficace approvvigionamento di petrolio dal Golfo Persico, predispose la baia di Scapa Flow per accogliere la Home Fleet e fu uno dei primi sostenitori della nascente arma aerea in appoggio alle operazioni di terra e di mare. Quando il 4 agosto 1914 la Gran Bretagna entrò in guerra la flotta era in piena efficenza. Ma dato che le navi tedesche si sottraevano allo scontro l'irrefrenabile smania di Churchill dovette trovare qualche altro sbocco. Fu lui, nell'ottobre dello stesso anno, a organizzare, gestire e a guidare in prima persona un contingente britannico a difesa di Anversa accerchiata dalle truppe tedesche. Alla fine Anversa cadde lo stesso, ma lo slancio del nemico verso la Manica era stato interrotto. Fu subito dopo il suo rientro in patria dal continente che prese corpo in lui uno dei più arditi progetti strategici di tutta la prima guerra mondiale, e il cui fallimento ultimo peserà come un macigno sulla sua successiva carriera. C'era la possibilità di aprire un nuovo fronte nei Dardanelli: Attaccando gli stretti, controllati dai turchi e dall'alleato tedesco, si poteva ristabilire un contatto con la Russia, alleggerire la pressione sul suo fronte, confidare in un coinvolgimento della Grecia, della Bulgaria e della Romania, e riaprire al commercio marittimo tutto il Mar Nero. Alla fine Churchill riuscì a far approvare il suo piano, che prese il via nel febbraio 1915 con il cannoneggiamento navale degli stretti ad opera di una flotta anglo-francese. Mancò tuttavia il coordinamento tra la Marina e l'Esercito e lo sbarco del corpo di spedizione australiano e neozelandese a Gallipoli, in aprile, si risolse in un fallimento.

Tra deficienze organizzative (di cui si rese responsabile lo stesso Churchill), invidie, rivalità e vecchi rancori (il ministro della guerra che negò un efficace supporto dell'esercito all'operazione era quel Kitchener che Churchill aveva criticato nelle sue corrispondenze dal Sudan nel 1898) la spedizione si concluse nel febbraio 1916 in una catastrofe: gli alleati lasciarono sul terreno migliaia di uomini e i turchi conservarono il controllo degli stretti. L'opinione pubblica voltò le spalle a Churchill, imputandogli le maggiori responsabilità del fallimento. Il Times scrisse che "i soldati britannici sono morti invano" e che qualcuno avrebbe dovuto farsene carico. Il Morning Post definì Churchill un soggetto da "melodramma" e un "megalomane". Asquith, il primo ministro, disse di lui che era "impulsivo e trascinato dal profluvio della sua lingua inarrestabile"; e ancora: "è un peccato che Winston non possieda un migliore senso delle proporzioni. Io sono davvero convinto sul suo conto, ma vedo il suo futuro molto incerto. Non credo che raggiungerà mai i massimi vertici della politica, nonostante i suoi meravigliosi doni". Umiliato, scaricato da tutti, Churchill fu costretto a dimettersi dall'Ammiragliato. La previsione di Asquith sembrò avverarsi lentamente negli anni successivi. Nel 1917 gli fu affidato ancora un incarico di un certo prestigio, il ministero delle munizioni, nel 1918 il ministero della guerra, e poi ancora il ministero delle colonie e nel 1924 la carica di cancelliere dello scacchiere in un governo conservatore. Nel 1929 i conservatori uscirono sconfitti dalle elezioni. Anche Churchill uscì di scena, inviso non solo ai liberali, ma anche a conservatori e laburisti, con ognuno dei quali, nella sua lunga carriera aveva avuto modo di scontrarsi.
Il 10 giugno 1940 prende sostituisce Chamberlain dimissionario e porta il paese alla vittoria.

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Nasce a Edgbaston (Birmingham), nel 1869: è deputato conservatore dal 1918. Più volte ministro, nel maggio 1937 succede a Stanley Baldwin alla testa del partito e del governo britannico. Cerca di neutralizzare l’aggressività di Hitler e Mussolini praticando la politica dell’"appeasament"( pacificazione a prezzo di concessioni ) contro l’opposizione del suo ministro degli Esteri Anthony Eden che infatti si è dimesso il 21 febbraio 1938: lo ha sostituito lord Halifax, che condivide l’orientamento del premier. Quando rientra a Londra, dopo la firma degli accordi di Monaco, annuncia solennemente al Paese di portare « pace per la nostra epoca »: e sulla sua buona fede non si discute, nonostante la smentita dei fatti.
Il 10 maggio 1940 si dimette lasciando il governo a Churchill.

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Franklin Delano Roosevelt nacque ad Hyde Park, New York, il 30 gennaio 1882 da un'antica famiglia con lontane origini olandesi. Si laureò in legge alla Groton School e ad Harvard. A soli ventotto anni il giovane avvocato riuscì ad entrare nella vita politica, facendosi eleggere, per il partito democratico, Senatore dello Stato di New York. Nel 1920 fu sottosegretario di Stato alla marina con il Presidente Wilson, poi si candidò, sempre con i democratici, alla vicepresidenza. Purtroppo l'anno seguente fu colpito da un grave attacco di poliomielite, che lo privò per sempre dell'uso delle gambe e che gli stroncò l'ascesa politica. Dopo nove anni, con un enorme sforzo di coraggio e con l'aiuto ed il sostegno della moglie, l'ambiziosa Eleanor, riuscì a riprendersi e fu eletto governatore dello Stato di New York. Nel 1932 si candidò, per il partito democratico, alla presidenza e, l'8 novembre, vinse le elezioni. Roosevelt ottenne 22.821.857 voti ed i suffragi di 472 grandi elettori, il presidente uscente Hoover ebbe solo 15.016.43 voti e 59 grandi elettori. Il neo - Presidente ottenne la maggioranza in 42 Stati su 48. Il candidato socialista N. Thomas raccolse 824.781 voti ed il candidato comunista W. Zebulon Foster solo 102.000 voti. In quel momento L'America versava in una grave crisi economica e sociale che aveva provocato un collasso dell'apparato produttivo. Ma il presidente neo - eletto, che collaborava già da tempo con uno staff di esperti, che i giornalisti avevano definito "Brain - Trust", non scoprì le sue carte prima di essersi insediato stabilmente alla Casa Bianca. Prima rifiutò di concertarsi con Hoover, poi rischiò di non ricoprire mai il mandato. Infatti, il 15 febbraio 1933 a Miami, nello Stato della Florida, un comunista italiano, Giuseppe Zangara, già residente da tempo negli Stati Uniti, sparò sette colpi di pistola su Roosevelt. Il presidente, che stava rientrando da una crociera alle isole Bahamas sullo yacht del suo amico V. Astor, uscì incolume dall'attentato, ma il sindaco di Chicago, Anton Cermak, che era seduto al suo fianco, fu ferito molto gravemente e morì il 6 marzo seguente.

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Nato a Carpentras nel 1884, è deputato radicalsocialista dal 1919. Più volte ministro dal 1924, tra il 1933 e il ‘34 è presidente del consiglio in due successive occasioni: deciso fautore del governo di fronte popolare di Léon Blum (1936-37), dopo lo sfaldamento della coalizione di sinistra viene chiamato a formare il suo terzo gabinetto (10 aprile 1938). La precaria e instabile situazione politica interna Io costringe a piegare il capo di fronte all’arroganza hitleriana e, seppur a malincuore, sottoscrivere gli accordi di Monaco: il 4 ottobre « rompe » col fronte popolare che ne ha criticato aspramente « la resa » a Hitler. In realtà, la sua è una politica incerta, che sarà riscattata nel 1939, quando saprà onorare gli impegni verso la Polonia.

Paul Reynaud,nato a Barcelonnette, Basses-Alpes nel 1878 , fù uomo politico francese, primo ministro quando le truppe tedesche invasero il paese nel 1940. Durante gli anni Trenta fu più volte ministro delle Finanze, delle Colonie e guardasigilli. Acceso oppositore dell'armistizio sostenne la guerra a oltranza contro gli aggressori tedeschi. Formò il suo Gabinetto nel marzo del 1940, pochi mesi dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale. Nel maggio dello stesso anno la Francia subì l'invasione delle truppe tedesche e Reynaud si trovò a dover fronteggiare anche le crescenti pressioni esercitate dagli altri membri del governo, che insistevano affinchè il paese avanzasse una richiesta di armistizio. Piuttosto che cedere, Reynaud decise di rassegnare le dimissioni; poco dopo venne arrestato dal nuovo governo di Vichy. Al termine della guerra ritornò alla politica attiva, e nel 1958 presiedette la commissione che ratificò la costituzione della Quinta Repubblica. Morì a Neuilly-sur-Seine nel 1966.

Pierre Laval, (Càteldon, Puy-de-Dòme 1883 - Fresnes 1945), uomo politico francese, guidò il governo collaborazionista di Vichy nel periodo dell'occupazione tedesca, durante la seconda guerra mondiale. Tra il 1931 e il 1935 fu più volte ministro. Come ministro degli Esteri, nel 1935 concluse un patto di mutua assistenza militare con l'Unione Sovietica e, con l'Inghilterra, il cosiddetto accordo Hoare-Laval, con cui i due paesi riconoscevano, in pratica, legittimità alle mire espansioniste dell'Italia fascista in Etiopia.L'indignazione dell'opinione pubblica per questo accordo ne causò l'annullamento e provocò la caduta del governo Laval (gennaio 1936). Sconfitta la Francia dai tedeschi, nel giugno del 1940 Laval, che aveva voluto la pace a ogni costo, divenne vicepresidente del consiglio del governo provvisorio collaborazionista, con sede a Vichy, e braccio destro del primo ministro, il maresciallo Henri-Philippe Pètain, che concluse l'armistizio con la Germania. Due anni dopo Laval, divenuto capo del governo, collaborò pienamente con le potenze dell'Asse. Abolì gli ultimi resti del sistema parlamentare e impostò il governo di Vichy sulla base dei principi totalitari della Germania nazista. Dopo la liberazione della Francia venne processato e giudicato colpevole di alto tradimento e collaborazione con il nemico; il 15 ottobre 1945 fu giustiziato.

Nato a Tokyo nel 1901,Hirohito, fu imperatore del Giappone dal 1926al 1989,data della sua morte. Nel 1921 visitò l'Europa: fu infatti il primo principe giapponese ad allontanarsi dal territorio nazionale. Al rientro in patria, fu nominato reggente (1921-1926)a causa della malattia del padre. Salito al trono il 25 dicembre 1926, chiamò il suo regno Showatenno ("era della brillante armonia"). Si sposò nel 1924 e nel 1933 ebbe il primo figlio maschio, Akihito, che poi gli succedette. Nei primi diciannove anni di regno, Hirohito lasciò il governo nelle mani di una élite militare, la cui politica espansionistica portò allo scoppio della guerra con la Cina (1937-1945), e in seguito all'alleanza militare con le potenze dell'Asse (1940), che coinvolse il Giappone nella seconda guerra mondiale. La prima vera iniziativa politica presa dall'imperatore fu nell'agosto 1945, quando chiese personalmente al governo di accettare la dichiarazione di Potsdam per la resa incondizionata del Giappone. Il 14 agosto 1945 (secondo il calendario giapponese), parlando alla radio, si rivolse per la prima volta alla popolazione e comunicò la resa incondizionata agli Alleati del propio paese. Hirohito collaborò con le forze nemiche di occupazione, trasformando il paese in una nazione democratica. Il 1° gennaio 1946 negò pubblicamente il carattere divino della propria autorità e l'anno dopo promulgò la nuova Costituzione, che istituiva una monarchia costituzionale. Il suo ruolo veniva così limitato a funzioni quasi esclusivamente cerimoniali, ma si impegnò a fondo per restaurare il prestigio della casa imperiale,ormai compromesso dall'alleanza con i militari. Sebbene fosse indirettamente coinvolto nei piani di guerra giapponesi, gli Alleati si accordarono per non citarlo in giudizio durante i processi per crimini di guerra del 1946-1948, limitandosi a processare il generale Tojo Hideki, che all'epoca della guerra era primo ministro e che fu condannato a morte. In seguito Hirohito e la moglie intensificarono i contatti con la popolazione giapponese e nel decennio tra il 1970 e il 1980 la coppia imperiale viaggiò in Europa occidentale e negli Stati Uniti effettuando visite diplomatiche all'insegna dell'amicizia e della riconciliazione.

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Molotov pseudonimo di Vjaceslav Michajlovic Scrjabin (Kukarka 1890 - Mosca 1986), rivoluzionario russo, uno tra i più importanti funzionari sovietici durante l'epoca di Josif Stalin. Si avvicinò al movimento bolscevico nel 1906, e da allora si fece chiamare Molotov (che in russo significa "martello"). Nel 1912 fondò con Stalin il giornale "Pravda", ma nello stesso anno venne deportato in Siberia dal governo zarista; pochi anni dopo riuscì a scappare e nel 1917 partecipò alla Rivoluzione russa. Dopo l'ascesa dei bolscevichi al potere, rivestì alte cariche all'interno del Partito comunista: stretto collaboratore di Stalin, fu dapprima segretario del Comitato centrale del partito e in seguito membro del Politburo; dal 1930 al 1941 fu presidente del Consiglio dei commissari del popolo e nel 1939 come ministro degli Esteri negoziò il trattato di non-aggressione con la Germania, noto come patto Molotov-Ribbentrop. Durante la seconda guerra mondiale fu vicepresidente del Comitato di stato per la Difesa. Mantenne la carica di ministro degli Esteri fino al 1949, e come tale fu a capo della delegazione sovietica alla Conferenza di San Francisco, durante la quale venne fondata l'Organizzazione delle Nazioni Unite (1945); rappresentò l'URSS nelle conferenze di Teheran, Jalta e Potsdam, dove si delineò la divisione mondiale nei due blocchi di influenza sovietico e occidentale. Dopo la morte di Stalin (1953), fu ministro degli Esteri fino al 1956. Membro del Presidium del Comitato centrale, si schierò contro Nikita Kruscev, ma nel 1957 dovette dimettersi dalle cariche governative. Fu nominato ambasciatore in Mongolia (1957-1960) e rappresentante dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica a Vienna (1960-1962). Espulso dal partito nel 1964, vi fu riammesso solo nel 1984.

 

Josip Broz(questo il vero nome di Tito)nasce nel 1892 in un villaggio croato, da madre slovena e padre croato. Nella prima guerra mondiale è fatto prigioniero dai russi. Nel 1917 partecipa alla rivoluzione d’ottobre a Pietroburgo e nel 1921 ,tornato in patria, entra in clandestinità dopo che il Partito comunista è messo fuori legge. Nel 1928 è condannato a cinque anni di carcere, durante i quali approfondisce la sua formazione marxista, e in seguito è a Mosca dove lavora all’internazionale comunista. Nominato segretario generale dei comunisti jugoslavi,Tito rinnova l’apparato dirigente del partito e al momento dell’invasione delle truppe dell’Asse può contare su un’organizzazione efficiente e ramificata in Serbia,Slovenia e Croazia. È il principale leader delle formazioni partigiane jugoslave e alla fine del conflitto presiede il Comitato popolare di liberazione. Dopo il 1945 entra in conflitto con Stalin e instaura un regime comunista che si allontana dal modello sovietico. Guida la Jugoslavia nel difficile cammino verso l’autonomia e promuove lo sviluppo economico puntando sull’autogestione. Più tardi Tito sarà la figura di spicco del movimento dei paesi non allineati. Muore nel 1980.

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Nasce a Lamar, nel Missouri, nel 1884, in una famigIia di agricoltori. Partecipa alla prima guerra mondiale come ufficiale di artiglieria ed esercita vari mestieri e attività commerciali prima di entrare in politica nelle file del Partito democratico. Senatore dello stato del Missouri (1934-44), collabora all’opera legislativa promossa dal presidente Roosevelt. Nel 1941 acquisisce un notevole prestigio alla guida di una commissione d’inchiesta del Senato sul programma di difesa nazionale, che mette in luce gli sprechi e le deficienze del settore. Eletto vicepresidente degli Stati Uniti nel 1944 a fianco di Roosevelt, ne prende il posto alla sua morte nell’aprile 1945. Partecipa alla conferenza di Potsdam, nel corso della quale informa gli Alleati che gli Stati Uniti hanno messo a punto la bomba atomica, portando a compimento un progetto del quale egli stesso ha da poco preso piena cognizione. Determinato ad accelerare la resa incondizionata del Giappone e a risparmiare il maggior numero possibile di vite di suoi connazionali, decide di utilizzare la nuova arma sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki, compiendo una scelta della quale confermerà sempre la validità, perché dettata da considerazioni di natura puramente militare. Nel dopoguerra orienta la politica estera americana verso un’azione di contenimento dell’espansione del comunismo e di sostegno alle democrazie europee. Nel marzo 1947, enunciando davanti al Congresso la “dottrina” che da lui prende il nome, per promuovere una politica di aiuti a favore dellaTurchia e della Grecia, inaugura la linea di intervento economico e militare a sostegno dei paesi minacciati dall’Unione Sovietica, e opera per l’attuazione dello "European Recovery Program" (Piano Marshall) per finanziare la ricostruzione nei paesi europei. Negli anni seguenti gestirà le fasi cruciali della guerra fredda. In politica interna sostiene una linea di moderato riformismo, trovandosi a dover contrastare l’opposizione della maggioranza repubblicana al Congresso e di parte del suo stesso partito. Nel 1948, contrariamente alle previsioni, viene rieletto presidente. Con la creazione della NATO avvia la costruzione di un sistema di difesa occidentale, e nel 1950 decide l’intervento statunitense in Corea del nord, contrastando però i piani di estensione del conflitto sostenuto dal generale MacArthur.Alla scadenza del mandato, nel 1952, si ritira dalla politica. Muore il 26 dicembre 1972.  

 


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Ambasciatore del Giappone alla Società delle Nazioni, difende l’invasione della Manciuria da parte delle truppe nipponiche. Ministro degli Esteri nel 1940-41 sottoscrive il patto tripartito con Germania e Italia. Nell’aprile 1941 firma il trattato di non aggressione con l’Unione Sovietica. Si dimette prima di Pearl Harbor e, alla fine del conflitto, è accusato di crimini di guerra ma muore prima di essere processato.
(1880/1946)

 

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George Catlett Marshall, generale statunitense, nasce a Uniontown, Pennsylvania nel 1880. Nel 1939 fu nominato capo di stato maggiore dell'esercito. Nel dicembre 1941 divenne il responsabile della formazione e dell'organizzazione delle truppe statunitensi su tutti i fronti di battaglia con lo scoppio della seconda guerra mondiale e l'intervento degli Stati Uniti nel conflitto. Consigliere del presidente Franklin D. Roosevelt, partecipò alle conferenze degli Alleati a Casablanca, a Quèbec, a Teheran, Jalta e Potsdam. Nel 1945 il presidente Harry S. Truman lo nominò ambasciatore in Cina. Nel 1947 Marshall sostituì James Francis Byrnes nella carica di segretario di stato e diede inizio al programma di aiuti economici, noto appunto come piano Marshall, con il quale gli Stati Uniti fornirono finanziamenti ai paesi dell'Europa occidentale per la ricostruzione postbellica. Negli anni 1950-51 Marshall fu segretario alla Difesa. Nel 1953 fu insignito del premio Nobel per la pace, in considerazione del contributo da lui dato alla rinascita economica europea. Muore a Washington nel 1959.

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Chester W. Nimitz

Chester Nimitz, nato a Fredericksburg (Texas) nel 1885, si specializzò come sommergibilista.

In qualità di comandante in capo della flotta del pacifico (CINCPAC), nella seconda guerra mondiale dette prova di un talento eccezionale come stratega.

Dopo l'attacco a sorpresa su Pearl Harbor del Dicembre 1941, dovette rimanere sulla difensiva, ma la vittoria decisiva delle Midway gli permise di prendere l’iniziativa.

Le difficoltà incontrate alle isole Salomone, nell’estate - autunno del 1942, lo indussero a sviluppare la strategia del "salto della rana", che consisteva nell'aggirare i capisaldi giapponesi impadronendosi delle isole meno difese.

Nel 1943 portò l'assalto alle Isole Gilbert e nell'estate successiva vi furono gli attacchi a Saipan e a Guam, nelle Marianne, oltre a diverse vittorie in battaglie aeronavali.

Nel febbraio-marzo dei 1945 l'isola di Iwo-Jima fu conquistata dall'assalto anfibio dei Marines, cui seguì la presa di Okinawa nell'aprile - luglio.

Nimitz e il suo stato maggiore stavano pianificando l'attacco finale alle isole metropolitane del Giappone quando il lancio delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki pose fine alla guerra.

Mori nel 1966.

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Isoruku Yamamoto

Nato nel 1884, partecipa alla guerra russo-giapponese del 1905.Addetto navale a Washington, è più tardi vice-ministro della Marina e si schiera contro l’alleanza del Giappone con le potenze dell’Asse. Nominato comandante della Flotta combinata giapponese nel 1939, lsoroku Yamamoto è(nonostante la sua opposizione a un conflitto con gli Stati Uniti)l’ideatore del piano di attacco a Pearl Harbor. Personalità di maggiore spicco dello stato maggiore nipponico, è convinto sostenitore del programma di riarmo navale e dell’importanza delle portaerei nel conflitto che il Giappone si accinge a scatenare. Vince la battaglia del Mar di Giava contro la flotta olandese, ma viene sconfitto in quella del Mar dei Coralli e a Midway. Il18 aprile 1943, il bombardiere su cui Yamamoto è in volo sulle isole Salomone è abbattuto dai caccia americani e si schianta nella giungla. Un milione di cittadini partecipano a Tokyo ai solenni funerali dell’ammiraglio.



Erwin Rommel nasce a Heidenheim, nel Württenberg, nel 1891. Frequenta la scuola militare di Danzica. Durante la prima guerra mondiale combatte nelle Argonne, in Romania e in Italia, rimanendo due volte ferito. Allo scoppio del secondo conftitto, presta servizio, durante la campagna polacca, al quartier generale del Führer. Successivamente gli viene affidato il comando della settima divisione corazzata del XV corpo, che costituisce la colonna di punta dell'esercito tedesco nelle operazioni sul fronte occidentale. La settima divisione combatte sulla Mosa, ad Arras, a Lilla, sulla Somme, ed è la prima a raggiungere la Manica. Il 6 febbraio  assumerà il comando generale dell'Afrika Korps in Libia. Il 12 febbraio è già a Tripoli. Il 24 i suoi uomini sono a contatto con le truppe britanniche in Cirenaica. Dopo due anni di Africa, combatte in Normandia contro l'avanzata degli alleati e rimane ferito il 17 luglio 1944. Accusato di aver partecipato alla congiura del 1944 contro HitIer è costretto a darsi la morte con il cianuro per evitare il processo.


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Göring, Hermann Wilhelm (Rosenheim 1893 - Norimberga 1946), ufficiale dell'aviazione e uomo politico tedesco, fu uno dei principali esponenti del Partito nazista e maresciallo del Reich nel 1940. Partecipò alla prima guerra mondiale come ufficiale nell'aeronautica tedesca; nel 1918, dopo la morte del comandante della sua squadriglia, Manfred von Richthofen, il celebre Barone Rosso, Göring fu chiamato a sostituirlo. Incontrò Adolf Hitler nel 1921; un anno dopo entrò a far parte della direzione del Partito nazista e curò l'organizzazione delle squadre d'assalto, le Sturmabteilungen o SA. Partecipò al fallito colpo di stato noto come putsch di Monaco (1923), durante il quale rimase ferito. Nel 1928 fu eletto membro del Reichstag, il parlamento tedesco, e nel 1932 ne divenne presidente. Con l'ascesa al potere del Partito nazista nel 1933, Göring fu nominato ministro dell'Aviazione assumendone il comando supremo. Divenuto anche ministro degli Interni e capo della Gestapo, la polizia segreta tedesca, mise a punto (1936) un piano quadriennale economico e una strategia militare basata sull'efficace coordinamento fra le truppe di terra e la Luftwaffe; il piano permise le rapide azioni belliche che portarono alla conquista tra il 1939 e il 1940 di Polonia, Norvegia, Danimarca, Olanda, Belgio e Francia . Fu anche un deciso sostenitore della strategia del terrore, che si fondava sul massiccio bombardamento di obiettivi essenzialmente civili. Göring si arrese alle forze statunitensi nel 1945, dopo la caduta del Terzo Reich, e fu condannato a morte dal tribunale di Norimberga, durante i processi per crimini di guerra. Morì suicida poche ore prima dell'esecuzione.

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Rodolfo Graziani

Maresciallo d'Italia, nasce a Filettino, Frosinone, nel 1882 . Prestò dapprima servizio nei reparti coloniali eritrei (1908) e nelle truppe libiche (1913). Partecipò quindi (prima col grado di capitano, poi di maggiore) alla prima guerra mondiale. Divenuto, dopo l'armistizio, colonnello dei reparti coloniali libici, operò alla loro testa nella riconquista della Tripolitania (1922-1923) e poi della Cirenaica (1925-1931). Nominato successivamente generale di brigata, vicegovernatore della Cirenaica, generale di divisione (1930) e generale di corpo d'armata per meriti eccezionali (1932), nel 1935 fu inviato come governatore generale in Somalia. Durante la guerra etiopica ebbe il comando del fronte meridionale e sconfisse gli Abissini a Neghelli e nella battaglia dell'Ogaden; creato maresciallo d'Italia (1936), marchese di Neghelli e viceré d'Etiopia (giugno 1936 - novembre 1937), tornò in Italia nel gennaio 1938, dopo un attentato in cui rimase ferito gravemente. Scoppiato il secondo conflitto mondiale, ebbe nel giugno 1940 il governo della Libia e il comando delle truppe dell'Africa settentrionale; dopo aver compiuto una puntata offensiva su Sidi el- Barrani (settembre 1940), contrattaccato dagli Inglesi dovette ripiegare fino a El-Agheila, e fu perciò sostituito dal generale Gariboldi (febbraio 1941). Ritiratosi a vita privata fino all'armistizio, dopo l'8 settembre 1943 aderì alla Repubblica Sociale, e fu ministro della difesa e capo di SM del governo di Salò. Consegnatosi agli Alleati (1º maggio 1945), condannato da un tribunale italiano a diciannove anni di reclusione come colpevole di collaborazionismo (1948), fu liberato nel 1950, e militò nel movimento sociale italiano (del quale fu presidente onorario), uscendone però nel 1954. Morì a Roma nel 1955.


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Heinz Guderian

Nato nel 1888 in una famiglia che discende da proprietari terrieri prussiani, è uno dei generali di Hitler che meglio interpreta i principi della guerra lampo. Partecipa alla Grande Guerra ed è promosso generale nel 1938. Nello stesso anno pubblica un libro dal titolo Achtung Panzer, in cui sostiene che i mezzi corazzati sono il principale strumento offensivo a cui le altre armi devono essere subordinate in caso di attacco concentrato. Al comando di una divisione corazzata al momento dell’attacco alla Polonia, guida la II armata Panzer nel corso dell’invasione dell’Unione Sovietica e ottiene fulminanti successi sul campo alla testa di quella che prende a chiamarsi la Ponzerarmee Guderian. Giunto in prossimità di Mosca, deve però muovere alla volta di Kiev. In contrasto con Hitler al momento in cui questi gli ordina di andare in appoggio a von R.undstedt, Guderian viene allontanato per aver voluto seguire il piano originale dell’attacco. Nel febbraio 1943 è richiamato da Hitler e designato ispettore generale delle truppe corazzate. Nominato capo di stato maggiore in sostituzione di Kurt Zeitzler il 20 luglio 1945, viene destituito da Hitler pochi giorni dopo e fatto prigioniero dagli americani il 10 maggio. Muore nel 1953.

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Nato nel 1887, decimo figlio di una famiglia dell’aristocrazia prussiana, è militare di carriera dal 1906. Nel 1940 si distingue per I’impatto delle sue forze corazzate nell’attacco del Gruppo d’armate A contro i franco-britannici. E' il maestro ineguagliato della guerra mobile tedesca. Durante l’operazione Barbarossa il suo gruppo corazzato avanza di 330 km. in soli quattro giorni. Nel 1941 assume il comando dell’XI armata (nel Gruppo d’armate Sud di von Rundstedt), con cui conquista la Crimea e si spinge fino al Caucaso. La conquista di Sebastopoli nel luglio 1942 gli vale il grado di maresciallo del Reich. In novembre assume il comando del Gruppo d’armate del Don operante intorno a Stalingrado. Dopo la resa di Paulus, nel marzo 1943 Manstein scatena, alla guida del nuovo Gruppo d’armate Sud, l’attacco tedesco intorno a Charkov, ottenendo un parziale successo.Teorico della guerra di movimento, cade in disgrazia presso Hitler quando le operazioni militari sul fronte russo esigono l’applicazione di quella che Manstein definisce una “difesa fluida” da opporre alla controffensiva dell’Armata Rossa. Dal marzo 1944 non prende più parte al conflitto. Condannato a 18 anni di prigione da un tribunale militare britannico nel 1949, ne sconterà soltanto quattro. Muore nel 1973.

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Nato a Grünau nel 1891,ufficiale della marina tedesca,fù creatore della flotta di sommergibili. Partecipò alla prima guerra mondiale come ufficiale sommergibilista, dove,nel 1918, fù prigioniero dagli inglesi. Dopo l'ascesa al potere di Hitler,a dispetto delle rigide disposizioni del trattato di Versailles, Dönitz sovrintese all'allestimento di una nuova flotta di sommergibili,. Dal 1936 comandante della flotta, organizzò l'offensiva sottomarina contro l'Inghilterra. Nel 1943 subentrò all'ammiraglio Raeder come comandante in capo della marina da guerra tedesca e nel 1945,venne nominato da Hitler, nell'ultimo testamento politico,suo successore alla presidenza del Reich, ministro della Guerra e comandante supremo. Il 2 maggio 1945 Dönitz assunse le nuove cariche sperando di stipulare un trattato con gli Alleati in funzione antirussa.Dovette invece sottoscrivere la resa incondizionata della Germania. Pochi giorni più tardi venne arrestato e il tribunale di Norimberga, durante i processi per crimini di guerra, lo condannò a dieci anni di reclusione. Morì a Amburgo nel 1980.

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Nato a Würzburg nel 1890,il generale tedesco fù il consigliere di Hitler durante la seconda guerra mondiale. Ufficiale d'artiglieria durante la prima guerra mondiale, dopo l'ascesa al potere dei nazisti fu nominato ministro della Difesa e rimase in carica dal 1935 al 1939. Nel 1939 divenne capo di stato maggiore e, insieme a Wilhelm Keitel, fu uno dei principali responsabili della strategia bellica durante la guerra; diresse tutte le campagne tedesche tranne l'inizio dell'invasione della Russia. Nel maggio del 1945 firmò gli ordini di fucilazione per ostaggi e prigionieri di guerra. Membro del governo di Karl Dönitz, firmò la resa delle forze armate tedesche a Reims, in Francia. Processato e giudicato colpevole di crimini di guerra, il 16 ottobre 1946 fu giustiziato a Norimberga.

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Feldmaresciallo tedesco, nasce a Helmscherode, Braunschweig nel 1882. Entrò nell'esercito nel 1901 e combatté come capitano nella prima guerra mondiale. Dopo la guerra rimase nelle forze armate del Reich( Reichswehr). Fù promosso al grado di colonnello nel 1931 e al grado di generale di divisione nel 1934. Sostenitore di Adolf Hitler, nel 1935 ricevette la nomina di capo del dipartimento amministrativo nel ministero della Guerra e nel 1938 ottenne il comando supremo di tutte le forze armate. Nominato feldmaresciallo nel 1940, comandò le forze tedesche sul fronte sovietico durante la seconda guerra mondiale. Quattro anni dopo (maggio 1945), fu uno dei firmatari della resa del Reich. Lo stesso anno venne arrestato con l'accusa di crimini di guerra e processato a Norimberga; riconosciuto colpevole nel 1946, fù condannato all'impiccagione.


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Nato Kennington il 17 novembre 1887, entra nell'accademia militare di Sandhurst, che lascia nel settembre del 1908 col grado di sottotenente. Partecipa alla Prima Guerra Mondiale con il grado di capitano e solo nel 1937 raggiungerà quello di Generale. Nel 1940 durante l'attacco tedesco in Francia, con la sua divisione è costretto a reimbarcarsi a Dunkerque e fino al 1942 avrà il comando del settore sud-est dell'Inghilterra. Alla metà dello stesso anno per ordine del primo ministro inglese Churchill viene inviato in Egitto alla testa dell'VIII Armata. Qui tra i mesi di novembre e ottobre raggiunge la gloria, sconfiggendo nella battaglia di El Alamein, Rommel e la sua Afrikakorps ricacciandolo definitivamente dall'Egitto. Nel luglio del 1943 partecipa allo sbarco in Sicilia e a dicembre viene richiamato in patria, per essere posto al comando dello SHAEFF, l'organo interalleato che organizza lo sbarco in Normandia, a cui poi partecipa dopo essere stato nominato Maresciallo, col 21° corpo d'armata. Dopo la guerra nel 1946 viene insignito del titolo di Visconte di El Alamein e nominato Capo di Stato Maggiore Imperiale. Chiuderà infine la sua carriera come Comandante Supremo della NATO in Europa nel 1958. Morirà a Inlington Mill, presso Alton nell'Hampshire il 24 marzo del 1976.

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Nato nel Texas nel 1890,allevato ad Abilene, Kansas, Eisenhower fu il terzo di sette figli. Eccelse negli sport alle scuole superiori e ricevette una nomina a West Point.Stazionò nel Texas come secondo tenente,dove conobbe Mamie Ginevra Doud,che sposò nel 1916.

Nella sua carriera iniziale dell' esercito,eccelse in incarichi dello staff,sotto il comando del General John J. Pershing, Douglas MacArthur e Walter Krueger. Dopo Pearl Harbor, il Generale George C. Marshall lo chiamò a Washington per un compito relativo ai piani di guerra.Egli comandò le forze alleate che sbarcarono in Africa del nord nel mese di novembre del 1942;nel D-Day, 1944, era comandante supremo delle truppe che invasero la Francia.

Dopo la guerra,diventò presidente della Columbia University,poi si congedò per assumere il comando supremo dellle nuove forze NATO riunite nel 1951.Inviati repubblicani ai suoi quartieri vicino a Parigi lo persuasero alla corsa per le presidenziali nel 1952. "I like Ike"(a me piace Ike)fu uno slogan irresistible; Eisenhowe vinse con ampio margine. Negoziando dalla forza militare,cercò di ridurre le tensioni della guerra fredda.Nel 1953, la firma di una tregua portò una pace armata lungo il confine della Corea del sud. La morte di Stalin lo stesso anno causò mutamenti nei rapporti con la Russia.


Nato nel 1880, entra all’accademia militare di West Point a 19 anni e ne esce con il grado di tenente del genio nel 1903. Ferito nella prima guerra mondiale, nel 1935 è nelle Filippine come consigliere militare del presidente Manuel Quezon. Al momento dell’attacco giapponese, MacArthur palesa gravi errori nella valutazione della strategia nemica e nell’allestimento del sistema di difesa americano dell’arcipelago. Su ordine di Roosevelt abbandona il presidio di Corregidor nel marzo 1942 e raggiunge fortunosamente I’ Australia.Al momento di imbarcarsi pronuncia la frase rimasta celebre: “Ce l’ho fatta, ma ritornerò”. lI 2 settembre 1945 Mac Arthur riceve la capitolazione del SoI Levante sul ponte della corazzata Missouri; negli anni successivi è — in qualità di capo del comando supremo delle potenze alleate — governatore del Giappone. Nel 1951 il suo proposito di attaccare la Cina per imprimere una svolta alla guerra di Corea e di fare uso della bomba atomica metterà fine a una delle carriere più lunghe nella storia delle forze armate statunitensi. Muore nel 1964.




Dopo aver guidato le truppe di terra che conquistano Casablanca e il Marocco, nel marzo 1943 viene nominato comandante del II corpo americano in Tunisia. Promosso luogotenente generale, porta a compimento in 38 giorni, con la VII armata, la campagna di Sicilia. Nel giugno del 1944 è alla testa della III armata durante lo sbarco in Normandia; in seguito le sue unità corazzate avanzano sul territorio francese, conquistando la Bretagna e spingendosi fino a Orléans, prima di tagliare il paese per raggiungere la Lorena. Dopo aver contenuto l’offensiva tedesca sulle Ardenne, Patton avanza oltre il Reno giungendo alle porte di Praga, dove viene fermato per decisione politica. Muore in Germania nel 1945, per le conseguenze di un incidente automobilistico.



Comandante del II corpo d’armata nel Nord Africa, conquista Biserta nel maggio del 1943 e viene nominato luogotenente generale. Nell’estate del 1943 guida le truppe nell’invasione della Sicilia. Prepara con Eisenhower lo sbarco in Normandia, durante il quale comanda le forze americane. Sulla terraferma, le sue truppe si uniscono a quelle di Patton per dar vita alla più grande formazione militare nella storia degli Stati Uniti, che egli conduce nell’offensiva finale contro la Germania nazista. Conquista la Bretagna, Parigi, poi Treviri e Colonia, prima di ricongiungersi alle truppe russe, il 25 aprile 1945. Dopo la guerra, dal 1949 aI 1953,è presidente del Comitato dei capi di stato maggiore. Muore neI 1981.



Figlio di un colonnello dell’esercito,nel 1918 combatte in Francia.

Alla vigilia della seconda guerra mondiale ha il grado di maggiore, ma a partire dal 1942 compie una spettacolare ascesa, che lo porta a diventare comandante delle forze di terra statunitensi in Europa. Progetta l’invasione del Nord Africa e giunge in Algeria con un sottomarino per preparare l’azione con i francesi. Alla testa della V armata, nel settembre del 1943 sbarca a Salerno, riuscendo poi a resistere agli attacchi tedeschi. Guida il fallito tentativo di sbarco alleato ad Anzio e ordina il bombardamento di Montecassino, per il quale verrà duramente criticato. Il 5 giugno 1944 fa il suo ingresso a Roma. Diventa poi comandante in capo di tutte le forze alleate nel Mediterraneo. Dopo la guerra è comandante delle forze di occupazione in Austria e capo delle forze ONU in Corea, prima di andare in pensione nel 1953. Muore nel 1984.


Nato nel 1885, frequenta l’Accademia militare di Hiroshima e il Collegio di guerra giapponese e ricopre vari incarichi militari, svolgendo servizio anche come inviato in Svizzera, in Germania e in Austria. Negli anni Venti aderisce a un’organizzazione di destra, che mira all’instaurazione di un governo militare in Giappone e che nel 1936 tenta un colpo di stato. Non direttamente coinvolto nel complotto, viene punito solo con provvedimenti che ne rallentano la carriera. Ben presto tuttavia egli riesce nuovamente a emergere, acquisendo un ampio prestigio soprattutto fra i giovani ufficiali, e nel 1937 viene promosso luogotenente generale.Temendone la popolarità, il ministro della guerra Tojo lo invia nel 1940 in Italia e in Germania. Forte della fama di accorto stratega, viene nominato comandante generale della XXV armata nel 1941 .All’inizio del 1942 conquista la Malesia, con una campagna durata soltanto 54 giorni. Le sue truppe (70.000 uomini) compiono un’avanzata inattesa aprendosi la strada attraverso la giungla, superando difficoltà ambientali enormi e riuscendo così a realizzare un’impresa ritenuta impossibile. Le truppe britanniche, australiane, indiane e malesi devono soccombere alle agguerrite formazioni giapponesi, che con una tattica aggressiva le attaccano da ogni direzione, prendendole di sorpresa. Successivamente Yamashita conquista anche Singapore: in un drammatico incontro, pone i britannici di fronte a un duro ultimatum, e ne ottiene la resa il 15 febbraio 1942. I giapponesi catturano oltre 80.000 prigionieri e si impossessano di una grande quantità di armi e munizioni; le loro perdite appaiono in confronto alquanto limitate. Cade in tal modo la maggiore delle basi britanniche in Estremo Oriente, che rappresenta il principale ostacolo all’espansione del Giappone verso sud-ovest; la via per la definitiva affermazione della “più grande Asia orientale” sembra ormai aperta. Nel suo diario Yamashita si mostra alquanto critico sull’organizzazione e l’efficienza dell’esercito giapponese e sulla validità di alcuni dei suoi generali, e ossessionato dal sospetto che a Tokyo e nelle alte sfere politiche e militari siano in atto manovre contro di lui.

Mentre in Inghilterra Churchill si presenta davanti alla Camera dei comuni per annunciare una sconfitta storica,Yamashita(d’ora in avanti chiamato Ia”tigre della Malesia”)viene elevato al rango di eroe nazionale dalla stampa giapponese; la sua notorietà suscita preoccupazioni fra quanti ne temono l’ascesa politica, e ancora una volta se ne decide l’allontanamento dal paese: nel luglio del 1942 viene inviato a comandare gli eserciti stanziati nel Manchukuò, con l’incarico di difendere la regione da un’eventuale offensiva dell’Unione Sovietica. Il generale torna in primo piano nel 1944, quando viene nominato comandante supremo delle Filippine, con l’incarico di portare a termine un’altra impresa impossibile, quella di difendere la zona dall’assalto americano. Nel corso della lunga battaglia di Leyte, le sue truppe opporranno un’accanita resistenza alle forze statunitensi. Dopo aver appreso dalla radio che il Giappone ha capitolato, continua a combattere fino al 2 settembre 1945, prima di presentarsi agli americani, per consegnare la resa nelle mani del generale Jonathan Wainwright.
Dopo la guerra Yamashita viene accusato di aver violato le leggi belliche, per non aver controllato “le operazioni dei membri del suo comando, permettendo loro di commettere brutali atrocità e altri gravi crimini contro il popolo degli Stati Uniti e dei suoi alleati,e in particolare delle Filippine”. La sua appassionata difesa, basata anche su obiezioni di anticostituzionalità riguardo al procedimento giudiziario, risulterà inefficace. Condannato a morte per impiccagione, si appella inutilmente alla Corte suprema americana. Viene giustiziato il 23 febbraio del 1946.

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Nato nel 1897, entra nell’Armata Rossa nel 1918. È luogotenente generale dal giugno del 1940, guida per alcuni mesi la difesa di Mosca, poi il secondo fronte ucraino. Generale dal 1943, ottiene la sua vittoria più importante all’inizio del 1944, sconfiggendo i tedeschi a Korsun sul fiume Dniepr, nella “seconda Stalingrado” della guerra nazi-sovietica. Nel corso dell’offensiva finale contro il Terzo Reich comanda il primo fronte ucraino, che assieme al primo fronte bielorusso di Zukov completa l’accerchiamento di Berlino. Diviso da una fiera rivalità con Zukov, che gli viene spesso preferito da Stalin, riuscirà a prenderne il posto nel 1946 e verrà nominato comandante in capo delle truppe di terra. Nel 1955 diventa comandante generale delle truppe del Patto di Varsavia. Muore nel 1973.

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Nato nel 1896, è ufficiale dell’Armata Rossa fin da giovanissimo. Vittima delle epurazioni compiute da Stalin alla fine degli anni Trenta, nel luglio 1941 riprende servizio e nel settembre 1942 comanda il fronte del Don. Riceve la resa tedesca a Stalingrado. In seguito è nominato da Stalin maresciallo dell’Unione Sovietica. Dopo i suoi successi sul fronte bielorusso e la campagna che porta alla liberazione della Polonia, viene assegnato da Stalin alle operazioni in Pomerania e in Prussia e affianca Zukov nella conquista di Berlino. Muore nel 1968.


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Nato nel 1895 e di origine contadina, si arruola nella cavalleria zarista per poi divenire ufficiale dell’Armata Rossa nel corso della guerra civile. Dopo le imprese nella guerra russo-finnica, viene nominato maresciallo e commissario alla Difesa e attua una profonda riorganizzazione dell’esercito. Nel 1941 comanda il fronte occidentale ritardando l’avanzata tedesca, ma nel maggio del 1942, quando i tedeschi conquistano la Crimea e avanzano su Stalingrado, viene rimosso da Stalin. Muore nel 1970.

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Nato nel 1896 e figlio di un ciabattino, si arruola in cavalleria nel 1914 e diventa rapidamente sottufficiale. Schieratosi con i rivoluzionari nell’ottobre 1917, compie una fulminante carriera nell’Armata Rossa. È il leggendario “generale che non ha mai perso una battaglia”. Nel 1939 comanda la controffensiva russa contro il Giappone, nel 1940 l’assalto alla Finlandia. Coordina la difesa di Leningrado assediata e blocca l’avanzata tedesca su Mosca, per poi ottenere la storica vittoria nella battaglia di Stalingrado. Come comandante in capo delle forze armate sovietiche guida tutte le maggiori operazioni militari e nel 1945 attraversa la Polonia per sferrare l’assalto finale a Berlino. Dopo la guerra, temendone la popolarità, Stalin lo relega nell’ombra. Ministro della Difesa nel 1955 e membro del Presidium del comitato centrale del PCUS, verrà collocato a riposo da Krusciov. Muore nel 1974.


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Henri Philippe Pétain,maresciallo e uomo politico francese,fu il capo del governo filotedesco di Vichy, costituito nel 1940, dopo la disfatta della Francia di fronte all'avanzata tedesca, nella seconda guerra mondiale. Generale durante la prima guerra mondiale, si mise in luce per l'efficace difesa di Verdun contro le truppe tedesche nel 1916. L'anno successivo ottenne il comando dell'esercito e riuscì ad arginare la grave ondata di ammutinamenti verificatisi nei mesi precedenti; nel 1918 fu nominato maresciallo di Francia e al termine del conflitto prestò servizio nel Marocco francese. Nel 1934 divenne ministro della Guerra; in seguito fu ambasciatore in Spagna (1939-1940), ma dopo l'invasione tedesca della Francia (1940) venne richiamato e nominato vicepresidente del Consiglio. Nel giugno dello stesso anno sostituì Paul Reynaud come capo del governo e il 22 del mese firmò l'armistizio con la Germania. Ottenuti i pieni poteri dall'Assemblea nazionale riunita a Vichy, divenne capo del nuovo governo collaborazionista della Francia non ancora occupata. Insieme al primo ministro Pierre Laval, impose un regime di stampo fascista, strettamente dipendente dalla Germania di Hitler. Quando gli Alleati sbarcarono in Francia, nel 1944, Pétain si rifugiò in Germania e poi, dopo la caduta del Terzo Reich, in Svizzera. Al termine della guerra tornò volontariamente in Francia, dove si costituì e venne processato per alto tradimento. Nell'agosto del 1945 fu condannato a morte; in seguito la pena venne commutata nell'ergastolo.


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Nato a Lille il 22 novembre del 1890, a 18 anni sceglie la carriera militare e nell'agosto del 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, è sottotenente. Fatto prigioniero dai tedeschi nel 1916, verrà liberato con l'armistizio nel settembre dell'anno successivo. Diventa capitano e nel '22 ottiene l'ammissione alla scuola superiore di guerra. Nel '31 viene distaccato presso il segretariato generale della difesa, ed è lì che inizia ad interessarsi agli affari di Stato. Il 3 settembre del '39, quando la Francia dichiara guerra alla Germania, ha raggiunto il grado di colonnello. La Francia, arriva all'appuntamento fatale in condizioni sociali e politiche disastrate. Nel '36 il Fronte popolare delle sinistra vince le elezioni, ma il governo del socialista Leon Blum non riesce a risollevare le sorti del paese, che giunge impreparato alla guerra. Il 1° giugno del '40 de Gaulle viene nominato generale di brigata e sottosegretario alla difesa. Ma la situazione precipita. A metà giugno, di ritorno da un incontro con premier inglese Winston Churchill, apprende a Bordeaux delle dimissioni del primo ministro Paul Reynard, sostituito dal maresciallo Philippe Petain, che si affretta subito a chiedere un armistizio alla Germania. Per la Francia inizia un periodo, che ancora oggi pesa sulla coscienza di molti: il "collaborazionismo" con gli occupanti, che porterà una parte della società francese, primo fra tutti il governo, trasferito a Vichy, a condividere l'odio e la follia dei nazisti. De Gaulle ripara a Londra da dove, il 18 giugno, lancia dai microfoni della Bbc un famoso appello ai francesi perché resistano ai tedeschi. Qualche giorno dopo denuncia l'armistizio e questo gli vale una condanna a morte in contumacia. Dall'Africa organizza le forze della Francia libera e il 3 giugno del '44 viene nominato presidente provvisorio della repubblica dal Consiglio della difesa, nato in Congo nel '40. Un governo che alla fine di ottobre, viene riconosciuto dalle grandi potenze, Usa, Urss e Gran Bretagna. Vinta la guerra, scacciati i nazisti dalla Francia, all'inizio del '46 de Gaulle rimette il suo mandato di presidente provvisorio, con la speranza che il paese faccia ancora appello a lui. Ma le elezioni che si svolgono in autunno lo vedono sconfitto. Nasce così la IVª repubblica, quasi una fotocopia di quella precedente. Tuttavia, de Gaulle è ormai lanciato in politica e, nell'aprile del '47, dà vita al suo movimento, il "Rassemblement du peuple français", che riporta subito un grande risultato alle elezioni amministrative. Ma nelle politiche del '51 l'effetto positivo si sgonfia. Per il Generale inizia un periodo di volontario esilio politico nel suo ritiro di Colombey-les-Deux-Eglise, mentre il paese misura le difficoltà di governo create dal sistema politico introdotto con la IVª repubblica e l'inizio della fine di quello che era stato l'impero coloniale. Ma dopo la sconfitta a Dien Bien Phu,nel maggio del 1954, De Gaulle viene richiamato dal suo esilio, e il 1° giugno '58, è eletto dall'Assemblea nazionale presidente del Consiglio. Il 21 dicembre viene eletto presidente della repubblica. A mezzanotte e dieci del 28 aprile, si dimette da presidente,dopo che nell'aprile del '69 de Gaulle promuove un referendum per dare maggior potere alle Regioni e al Senato, ma viene battuto. Muore il 9 novembre del 1970,in autoesiliazione.


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Jiang Jieshi nasce a Fenghua nel 1887 . Uomo politico cinese,sale al potere come fondatore e presidente della Repubblica della Cina Nazionale nel 1949 fino alla sua morte. Portò a termine gli studi militari a Tokyo dove,nel 1907, conobbe Sun Yat-Sen, fondatore del Guomindang (il Partito nazionalista cinese), al fianco del quale partecipò sia alla rivoluzione che portò alla costituzione della Repubblica Cinese (1911) sia alla successiva lotta contro Yuan Shikai, uno dei "signori della guerra". Inviato nel 1923 in Unione Sovietica per studiare il sistema sociale e militare dei "soviet", l'anno dopo assunse la direzione dell'accademia militare del Guomindang. Il crescere dei conflitti interni al partito dopo la morte del suo fondatore nel 1925 non impedirono a Jiang Jieshi di portare a termine con decisione l'azione contro i centri di potere dei signori della guerra nelle regioni settentrionali. Nel frattempo maturò la rottura definitiva con la componente comunista del Guomindang, sfociata nel 1930 in una vera e propria guerra civile, che fu combattuta contemporaneamente al conflitto inteso a contrastare l'invasione giapponese della Manciuria. Non essendo riuscito a impedire che le forze guidate da Mao Zedong sfuggissero all'assedio dei governativi con la Lunga Marcia del 1934, Jiang fu costretto a stringere con Mao una tregua per costituire un fronte comune contro i giapponesi. Il lungo conflitto sino-giapponese, sfociato nel più ampio scenario della seconda guerra mondiale, consentì a Jiang di rivestire il ruolo di rappresentante ufficiale della Cina nelle conferenze di guerra alleate, succedutesi a partire dal 1942. Al termine del conflitto mondiale, nel 1945, si riaprì la guerra con i comunisti. Il regime, fondato sul potere personale di Jiang e della sua famiglia, si rivelò inefficiente e corrotto e si trovò ben presto in difficoltà. Fallita la mediazione tentata dagli Stati Uniti nel 1946-47, lo scontro volse presto a favore dell'esercito maoista, che nel 1949 obbligò Jiang a fuggire a Taiwan, assieme a oltre due milioni di seguaci. Con l'aiuto economico e militare degli Stati Uniti, il leader nazionalista fece dell'isola uno stato indipendente da lui stesso governato, perseguendo una politica di sviluppo economico che portò il paese a essere fortemente competitivo nel commercio estero. Alla sua morte, avvenuta il 5 aprile 1975 a Taipei, gli succedette il figlio Jiang Qinghuo.

 

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Sanjl Iwabachi - terzo da sinistra, catturato dagli alleati


Nominato ammiraglio nel 1943 dopo le battaglie di Midway e di Guadalcanal, comanda le forze navali giapponesi nelle Filippine. Muore a Manila, nel febbraio del 1945, mentre i 15.000 uomini ai suoi ordini oppongono una resistenza accanita, casa per casa, all’attacco degli americani, massacrando in un mese decine di migliaia di filippini.
(1893/1945)

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Dopo aver svolto un ruolo importante nella conquista di Hong Kong e delle Filippine, diventa comandante in capo della flotta alla morte dell’ammiraglio Yamamoto, nel maggio del 1943. Abbandona la strategia offensiva per concentrare gli sforzi sulla creazione di un sistema di fortificazioni a difesa delle isole. Muore precipitando con l’aereo che lo trasporta a Singapore per organizzarne la difesa.
(1885/1944)


Generale, comanda l’esercito giapponese in Manciuria dal 1932 al 1934 ed è ministro dello Sviluppo coloniale dal 1939 al 1940 e in seguito governatore generale della Corea. Nell’ottobre del 1944 viene nominato primo ministro al posto di Tojo, e rimane in carica fino all’aprile del 1945, tentando di creare le condizioni per una pace negoziata.Verrà condannato all’ergastolo per crimini di guerra.
(1880/1950)


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Update 20-09-12

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