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Seconda Guerra Mondiale

 

La Stampa


Corriere della Sera del 1/9/1939
Stampa Sera del 4 e 5/9/1939
L'Italiano del 21 e 22 Settembre 1939
Corriere della Sera del 1 Dicembre 1939
La Sera del 10 Aprile 1940
Giornale di Sicilia di Sabato 18 Maggio 1940
Gazzetta del Popolo del 20-21/5/1940
L'Italiano del 20-21 Maggio 1940
Corriere della Sera del 28 Maggio 1940
Il Giornale d'Italia del 29 Maggio 1940
L'Italiano del 30-31 Maggio 1940
La Sera dell'8/6/1940
Giornale di Sicilia del 12 Giugno 1940
Il Popolo d'Italia del 15 Giugno 1940
Stampa Sera di Sabato Domenica 22-23 Giugno 1940
Il Mattino del 3/12/1942 
La Stampa del 27 luglio 1943
Il Mattino del 10/8/1943
Corriere della Sera del 9/9/1943
Corriere di Napoli dell'11/9/1943
Roma del 13/9/1943
Roma del 15/9/1943
Roma del 16/9/1943
Corriere della Sera del 17/9/1943
Corriere della Sera del 18/9/1943
Corriere della Sera del 19/9/1943
Corriere della Sera del 20/9/1943
Corriere della Sera del 22/9/1943
Roma del 22/9/1943
Roma del 9/1943  
La Voce del 1/5/1945

 


Corriere della Sera del 1/9/1939

Roma, 31 Agosto

Riteniamo che in nessun paese del mondo, neppure in quelli dove la propaganda antitotalitaria ha fatto più presa, nessuna persona di buona fede possa restare in dubbio sulla volontà di conciliazione che emerge dalle proposte germaniche oggi pubblicate (…) Troppo si è insistito, in questi giorni, da parte della stampa democratica, sulle supposte condizioni inaccettabili che la Germania avrebbe proposto. Ora sappiamo che tali condizioni non soltanto non erano inaccettabili, ma portavano anzi l'impronta di una vera moderazione(…) Particolarmente ingegnosa la soluzione proposta per il Corridoio(…). Perfettamente ragionevoli le condizioni riguardanti il regime delle minoranze(…). E' assolutamente inconcepibile che la Polonia non abbia accolto queste proposte ed abbia lasciato cadere sgarbatamente la richiesta di un plenipotenziario; anzi abbia ad esso risposto con un provvedimento così grave come la mobilitazione generale(…). Ma evidentemente sopra Varsavia hanno influito altre suggestioni; hanno prevalso gli incitamenti di altri consiglieri.(…) Crediamo che questo inaudito egoismo prepari loro gravi delusioni;(…). L'Europa e il mondo si stupiranno nel leggere questi documenti e si domanderanno con angoscia a profitto di quali interessi misteriosi e malefici stia per scatenarsi il più grande conflitto della storia. Comunque, gli esponenti politici di tali forze oscure sono ormai chiaramente identificati. La Polonia dovrà pentirsi un giorno di essersi fatta loro passivo strumento, anziché cogliere questa magnifica occasione per assicurare la pace europea e il proprio tranquillo avvenire




Stampa Sera del 4 e 5/9/1939


L'ITALIA E LA NUOVA EUROPA

Un commento del "Popolo d'Italia"


Milano, lunedì sera


Sotto il titoli "L'Italia e la nuova Europa" il "Popolo d'Italia", questa mattina pubblicava il seguente corsivo:
L’Europa è in guerra. Il mondo è percosso dalla nuova catastrofe. Con le armi al piede e coi cuori già temprati alla fiamma di quattro guerre e di una Rivoluzione, il Popolo Italiano attende gli eventi; e con gli eventi, gli ordini del Duce.
Con la stessa mirabile calma dei giorni scorsi, gli italiani o le italiane hanno appreso ieri sera dalla radio che l’Inghilterra, d’accordo con la Francia, si è precipitata nelI’irreparabile. I motivi polemici sui quali l’Inghilterra ha creduto sino all’ultimo momento di insistere per giustificarsi davanti al mondo non ci hanno commosso.
Di fronte alle drammatiche manifestazioni oratorie dei duo governi democratici, il Popolo italiano ha sottolineato con sarcasmo la notizia dell’entrata dl Eden nel nuovo Ministero inglese. il rappresentante del sanzionismo sanzionato, ci voleva.
Di fronte, invece, alla visione percepita attraverso la radio della superba compattezza della grande Germania, tutta stretta intorno al suo Fuhrer e risoluta a difendere da una parte il suo diritto od a piegare dall’altra la tracotanza delle demoplutocrazie, il Popolo italiano è fieramente ammirato.
Il signor Chamberlain, nel suo messaggio di ieri, si è augurato di poter vivere tanto da poter vedere il giorno in cui “sarà ristabilita una Europa riedificata e liberata”. Gli auguriamo di vivere a lungo, ma una cosa è certissima: che alla riedificazione e liberazione dell’Europa l’Italia non sarà, comunque, estranea; e che la nuova Europa non uscirà da una seconda Versaglia.



L'Italiano del  21 e 22 Settembre 1939


LA GUERRA IN POLONIA CONSIDERATA FINITA DALL'ALTO COMANDO TEDESCO

Imminente pubblicazione di un bollettino riassuntivo della campagna
Il bottino tedesco in prigionieri e materiali aumenta d'ora in ora - Sporadiche resistenze opposte ancora dai polacchi a Varsavia, Modlin, Gora-Kalvarja e Hela

Tre settimane appena sono trascorse dal giorno in cui la Germania, in vista del netto rifiuto polacco di accedere alle ragionevoli proposte avanzate da Hitler per la soluzione del problema di Danzica e del Corridoio si vedeva costretta a ricorrere alle forze delle armi per imporre il suo diritto.(…) Ed ora, siamo all'epilogo. Sospinta verso l'abisso dalla irresponsabilità e dalla esaltazione di capi -politici e militari- che sconsigliatamente abbandonarono le vie tracciate dalla saggezza, dal patriottismo, dalla dirittura morale di Pilsudski, la Polonia di Versaglia scompare tra le ultime paurose esplosioni e le grida di dolore d'un popolo tradito in nome d'una stolta illusione.(…) Così come vollero crearla, a tavolino, diplomatici di corte vedute e in qualche caso -si allude qui al famigerato Presidente Wilson- totalmente ignoranti delle cose europee, la Polonia nata dai trattati, cosidetti di pace, non poteva sussistere. Prima o poi, doveva toccarle la sorte che le è toccata, e che già da tempo statisti della lucidità e della forza profetica di Mussolini prevedevano. Distrutto l'esercito, fuggito il governo, sommerso il nefasto regime che volle la sua perdizione, che sarà ora della Polonia? Essa potrà ancora ritrovare una sua consistenza nazionale.(…) Ma la nuova patria dei polacchi dovrà necessariamente essere contenuta in confini ben più ristretti degli antichi e rassegnarsi al ruolo di stella di secondaria importanza nel firmamento europeo.(…) In attesa che a tanto si giunga, gli sguardi di tutti i popoli si rivolgono altrove. E ognuno si chiede cosa faranno, dopo il crollo della repubblica "garantita", Francia e Inghilterra. L'inutilità della guerra dichiarata dalle Potenze democratiche alla Germania appare sempre più evidente. Un equilibrio scosso è stato ristabilito. Una ingiustizia durata venti anni è stata riparata, in tre settimane, dalla fatalità. Perché ostinarsi a ricomporla, perché sacrificare milioni di vite e riserve immense di materiali per una causa ormai condannata dai fatti? Le armi anglo-francesi, in questo momento, non sono al servizio né della verità, né del diritto, né della giustizia. E se vi sono ancora uomini di governo i quali, accecati dall'ira e dal dispetto, non vogliono riconoscerlo, finiranno col riconoscerlo i popoli. Quelli, cioè, che dovrebbero fare le spese d'una superflua e assurda carneficina




Corriere della Sera del 1 Dicembre 1939


LA FINLANDIA ATTACCATA DAI SOVIETI

Lo sconfinamento è avvenuto in vari punti - Coraggiosa resistenza finnica - Helsinki e altri centri bombardati da aerei e navi - Molte vittime
Il Ministero dimissionario: ultima speranza in trattative

Helsinki, 30 Novembre

Bruscamente; nello spazio di dodici ore, Mosca ha ritirato i suoi rappresentanti diplomatici e li ha sostituiti con le bombe dei suoi aerei. La guerra non dichiarata è scoppiata così, senza transizioni. Durante la notte, la inutile attesa di notizie ha tenuto tutti all'agguato. Di prima mattina, alle 9.30 (le 9.30 qui sono le prime del mattino), l'allarme aereo ha annunciato ciò che la diplomazia e la stampa ancora non sapevano: che cioè la guerra era in atto. Nove apparecchi sono apparsi nel cielo insolitamente e maledettamente azzurro. Cinque bombe sono cadute sull'aerodromo della città. Nessuna vittima.
 



La Sera del 10 Aprile 1940

SI COMBATTE SULLE COSTE NORVEGESI

Numerose navi affondate - Consolidato controllo germanico su tutte le terre e le acque scandinave

(estratto dalla prima pagina, colonna sinistra)
Berna, 10
Al principio del pomeriggio di oggi la situazione, dopo la fulminea controazione germanica nella zona scandinava, si può riassumere approssimativamente così: Il dominio germanico sulla Danimarca è completo e assoluto. Da fonte tedesca si precisa che quell'Esercito pur non essendo assoggettato al regime del defunto esercito cecoslovacco, è sotto controllo. In Norvegia sono in corso trattative, e la situazione pare che si vada rapidamente normalizzando. Il controllo germanico su quel Paese si consolida. Si può dire che tutte le maggiori basi e porti norvegesi sono sotto controllo del Reich. (…) il successo dell'operazione tedesca si delinea nettissimo. L'iniziativa è sempre nelle mani del Reich, e la seconda fase della guerra si apre.


Giornale di Sicilia di Sabato 18 Maggio 1940


La resistenza anglo-franco-belga infranta

BRUSSELLE OCCUPATA

Una breccia di cento chilometri nel prolungamento della linea Maginot - Dodicimila francesi catturati dai tedeschi
Superata Lovanio da nord, le Armate germaniche occupano d'impeto Malines e raggiungono le fortificazioni di Anversa

(estratto dalla prima pagina, colonna sinistra)
LO SFONDAMENTO DELLA MAGINOT

Berlino, 17

Dal Gran Quartier Generale del Fuhrer, il comando superiore di guerra annunzia: nella battaglia tra Anversa e Namur le posizioni di Dyle a Sud di Wavre sono state conquistate e sorpassate ed il fronte nord orientale della fortezza di Namur è stato preso. A Sud di Maubeuge fino a Carignan a Sud Ovest di Sedan la linea Maginot è stata sfondata per una lunghezza di cento chilometri. Reparti di carri armati francesi lanciatisi ad occidente di Dinant contro i carri armati tedeschi sono stati abbattuti. Reparti dell'esercito e dell'aviazione inseguono dappertutto il nemico che si ritira verso occidente. Sull'ala meridionale forti reparti tedeschi hanno potuto respingere contrattacchi nemici e hanno guadagnato ulteriormente terreno. Sul fronte della Sarre l'attività di ricognizione sulla linea Maginot va continuando. Come fu già notificato, ieri batterie di artiglierie francesi hanno bombardato senza alcuna ragione la città indifesa di Rastadt. L'artiglieria pesante tedesca per rappresaglia ha aperto il fuoco sulla città di Hagenau.(…).




Gazzetta del Popolo del  20-21/5/1940

BERLINO, 20 Maggio pom.

Il Comando Supremo comunica:
Nel Belgio continuano i combattimenti contro le retrovie del nemico in ritirata. Noi abbiamo attraversato la Dendre ed abbiamo raggiunto l'alta Schelda.
Le truppe inglesi si ritirano rapidamente verso i porti della Manica.
Presso Maubeuge ed a sud di Valenciennes abbiamo respinto l'attacco di un'armata franco-belga che cerca di trovare un'uscita verso il sud.
Le perdite del nemico sono molto importanti. Il nemico ha perso numerosi carri armati.
Dopo questo tentativo fallito di sfondamento, il nemico ha continuato a ritirarsi verso ovest.
Più a sud-ovest, distaccamenti motorizzati e carri armati tedeschi sono giunti sul campo della battaglia della Somme del 1916 sulla strada Cambrai-Peronne.
Aeroplani da combattimento e da bombardamento tedeschi hanno respinto una colonna dì carri armati nemici diretta verso il nord e proveniente da Laon. La colonna è stata obbligata a ritornare sul suo cammino.
Tutti i forti all'interno di Liegi e tutti quelli di Namur eccetto uno, sono stati occupati dalle truppe tedesche.
Durante i combattimenti fra carri armati svoltisi in questi ultimi giorni nel Belgio, il barone Nolde, luogotenente in un reggimento di carri armati, si è distinto per il suo sangue freddo.
Domenica l'aviazione tedesca ha aumentato le sue incursioni contro le comunicazioni delle retrovie nemiche e contro le strade di ritirata del nemico nel Belgio e nel nord della Francia.
Sono state ugualmente continuate con successo le incursioni contro gli aerodromi nemici.
Aeroplani da ricognizione hanno distrutto davanti alla costa franco belga due caccia nemici, danneggiando seriamente un altro caccia e la torpediniera francese "Incomprise", come pure tre navi mercantili stazzanti complessivamente circa 15.000 tonnellate.
Ieri il nemico ha perduto complessivamente 143 aeroplani. 95 sono stati abbattuti durante gli scontri aerei, 15 dall'artiglieria contraerea e gli altri distrutti al suolo. 31 aeroplani tedeschi sono mancanti.
Nella notte dalla domenica a lunedì aeroplani inglesi hanno nuovamente lanciato bombe sulla Germania occidentale. Parecchi civili sono rimasti uccisi e altri feriti. L'unico obbiettivo militare raggiunto è stato un campo di prigionieri di guerra. Parecchi prigionieri sono rimasti uccisi.




L'Italiano del  20-21 Maggio 1940

(estratto dalla prima pagina, colonna sinistra)

LA CADUTA DEI FORTI DI LIEGI E NAMUR

 

BERLINO, 20 Maggio pom.

Il Comando Supremo comunica:
Nel Belgio continuano i combattimenti contro le retrovie del nemico in ritirata. Noi abbiamo attraversato la Dendre ed abbiamo raggiunto l'alta Schelda.
Le truppe inglesi si ritirano rapidamente verso i porti della Manica.
Presso Maubeuge ed a sud di Valenciennes abbiamo respinto l'attacco di un'armata franco-belga che cerca di trovare un'uscita verso il sud.
Le perdite del nemico sono molto importanti. Il nemico ha perso numerosi carri armati.
Dopo questo tentativo fallito di sfondamento, il nemico ha continuato a ritirarsi verso ovest.
Più a sud-ovest, distaccamenti motorizzati e carri armati tedeschi sono giunti sul campo della battaglia della Somme del 1916 sulla strada Cambrai-Peronne.
Aeroplani da combattimento e da bombardamento tedeschi hanno respinto una colonna dì carri armati nemici diretta verso il nord e proveniente da Laon. La colonna è stata obbligata a ritornare sul suo cammino.
Tutti i forti all'interno di Liegi e tutti quelli di Namur eccetto uno, sono stati occupati dalle truppe tedesche.
Durante i combattimenti fra carri armati svoltisi in questi ultimi giorni nel Belgio, il barone Nolde, luogotenente in un reggimento di carri armati, si è distinto per il suo sangue freddo.
Domenica l'aviazione tedesca ha aumentato le sue incursioni contro le comunicazioni delle retrovie nemiche e contro le strade di ritirata del nemico nel Belgio e nel nord della Francia.
Sono state ugualmente continuate con successo le incursioni contro gli aerodromi nemici.
Aeroplani da ricognizione hanno distrutto davanti alla costa franco belga due caccia nemici, danneggiando seriamente un altro caccia e la torpediniera francese "Incomprise", come pure tre navi mercantili stazzanti complessivamente circa 15.000 tonnellate.
Ieri il nemico ha perduto complessivamente 143 aeroplani. 95 sono stati abbattuti durante gli scontri aerei, 15 dall'artiglieria contraerea e gli altri distrutti al suolo. 31 aeroplani tedeschi sono mancanti.
Nella notte dalla domenica a lunedì aeroplani inglesi hanno nuovamente lanciato bombe sulla Germania occidentale. Parecchi civili sono rimasti uccisi e altri feriti. L'unico obbiettivo militare raggiunto è stato un campo di prigionieri di guerra. Parecchi prigionieri sono rimasti uccisi.

(estratto dalla prima pagina, colonna destra)
LA PROFONDA RIPERCUSSIONE DEL DISCORSO CIANO
Pronti agli ordini del Duce
 

Roma, 20 Maggio pom.

Se, come riferiscono le notizie da Londra e da Parigi il discorso di Milano ha fatto all'estero una forte impressione, all'interno, si può dire, ha suscitato i più larghi e calorosi consensi. Tutti avvertono e profondamente sentono che l'Italia non può rimanere estranea alla nuova sistemazione europea e mondiale che si sta preparando. Il trattato di Versaglia è ormai in pezzi e qualcuna delle ingiustizie che aveva sanzionato è già stata riparata. Ma altre rimangono e dovranno essere cancellate. Il discorso del Ministro degli Esteri ha ricordato le "nostre aspirazioni, che sono naturali, perché sono eque ed indispensabili alla vita medesima del paese". Esse avrebbero potuto e dovuto già essere appagate; ma la cattiva volontà delle potenze demo-plutocratiche ha impedito ogni concreta realizzazione. E prima di tutto l'Italia imperiale intende far valere i suoi diritti sovrani in terra, in aria e sul mare, diritti che da quando è scoppiata la guerra sono stati misconosciuti e offesi. La documentazione Pietromarchi ha dimostrato e denunciato alla Nazione e al mondo la pretesa anglo-francese di tenerci prigionieri nel Mediterraneo, di sottoporci al loro controllo, di limitare arbitrariamente i nostri traffici e i nostri rifornimenti. Questo stato di cose deve cessare e cesserà. La violenza esercitata a nostro danno ha chiarito la pretesa anglo-francese di tenere l'Italia in uno stato di soggezione che è intollerabile e incompatibile coi nostri diritti, colla nostra dignità di Stato sovrano, colle nostre stesse possibilità di vita. Tutti gli italiani che sentono la fierezza di vivere in questa eccezionale epoca, in questo clima eroico creato dal Duce, avvertono come la nostra ora si avvicini. E l'immensa eco che le fiere parole del conte Ciano hanno avuto prima fra la moltitudine milanese e poi in ogni parte d'Italia dimostra che gli italiani sono pienamente consapevoli dell'era storica. La parola d'ordine è: pronti agli ordini del Duce.



Corriere della Sera  del  28 Maggio 1940

L'ESTREMA DIFESA DEGLI ALLEATI IN FIANDRA E' CROLLATA
IL BELGIO DEPONE LE ARMI

La capitolazione è stata decisa personalmente da Re Leopoldo - L'annuncio dato alla radio da Reynaud dopo la seduta notturna del consiglio dei ministri
 

(estratto dalla prima pagina, colonna sinistra)
 

Parigi, 28 Maggio

Paul Reynaud ha pronunziato stamane alle 8,30 il seguente radio-discorso:
Devo annunciare al popolo francese un grave avvenimento, che si è verificato questa notte: l'Esercito francese non può più contare sul concorso di quello belga.
L'Esercito francese e quello inglese combattono soli, nel nord, contro il nemico. Sapete qual'era la situazione in seguito alla rottura del nostro fronte, avvenuta il 14 maggio: l'Esercito tedesco si era infiltrato tra le nostre truppe, le quali vennero così a trovarsi scisse in due gruppi, l'uno a nord e l'altro a sud.
A sud sono le divisioni francesi a tenere il nuovo fronte che segue la somme e il corso dell'Aisne, raggiungendo poi , la linea Maginot che è intatta.
A nord un gruppo di tre Armate alleate: l'Esercito belga, il Corpo di spedizione inglese, e divisioni francesi nelle quali molti di noi hanno un essere caro. Questo gruppo di tre Annate, sotto il comando del gen. Blanchard, era vettovagliato via Dunkerque. Le Armate francesi e inglesi difendevano questo porto a sud e a ovest, e quella belga a nord. E' questa Armata belga che ha capitolato senza condizioni, in piena lotta, per ordine del suo Re, senza avvertire i suoi camerati di combattimento francesi e inglesi, aprendo la strada di Dunkerque alle divisioni tedesche. Diciotto giorni or sono questo stesso re ci aveva rivolto un invito a soccorrere il suo Paese. A questo appello noi abbiamo risposto secondo il piano predisposto nello scorso dicembre dagli Stati Maggiori alleati.
Il Presidente del Consiglio ha pronunciato a questo punto parole di biasimo per il Re dei Belgi ricordando come il Re Leopoldo avesse chiesto aiuto, che Francia e Inghilterra hanno immediatamente concesso.
Il signor Reynaud ha affermato che la decisione del Re del Belgio è stata presa contro il parere unanime dei ministri belgi i quali hanno assicurato il Governo francese che essi continueranno a mettere a disposizione degli alleati le superstiti forze dell'esercito belga. 

(estratto dalla prima pagina, colonna centrale)
LA BATTAGLIA HA INVESTITO LA GRAN BRETAGNA
Dover, Folkestone, Ramsgate bruciano e nei porti francesi i soldati britannici, sotto un uragano di fuoco, tentano di raggiungere le rive inglesi




Il Giornale d'Italia del 29 Maggio 1940

Un altro gravissimo rovescio per gli alleati
LA CAPITOLAZIONE DELL'ESERCITO BELGA
annunziata dal Gran Quartiere Generale germanico
Drammatico colloquio tra Re Leopoldo e il comandante delle forze francesi - Oltre 400 mila uomini depongono le armi - L'ordine esteso ai belgi all'estero - Stolte accuse di Reynaud

(estratto dalla prima pagina, colonna sinistra)
Il porto di Dunkerque in fiamme - Combattimenti intorno alla città
Un nuovo colpo
Con atto di alta saggezza politica e umana il re del Belgio ha ordinato ieri notte al suo esercito di abbassre le armi. L'ordine è entrato in vigore alle quattro di questa mattina. E' ancora troppo presto per dare un giudizio definitivo su questo evento del quale si hanno ancora solo sommarie notizie. Ma certo tre evidenti motivi hanno, fra gli altri, ispirato questa decisione sovrana. Il re vuole risparmiare sangue e sacrifici al suo popolo in questa guerra per esso ormai inutile e troppo costosa. Le grandi perdite già affrontate e sofferte sono sufficienti per attestare l'individualità della Nazione belga. Il re ha riconosciuto che anche in questo ciclo della grande guerra europea che si combatteva in gran parte sul territorio belga gli alleati non si preoccupavano tanto di difendere l'indipendenza e le fortune del Belgio quanto di usare e logorare intensivamete tutti i suoi mezzi di uomini, di armi e di finanze per preservare le loro risorse e difendere i loro territori e con essi i loro grandi Imperi. Non vi è dubbio che il re abbia considerato nei suoi significati il contegno delle truppe britanniche. Esse rivelavano chiara la intenzione di ritirarsi sulla Manica per ripassare il mare impegnando i Belgi a battersi e cadere per coprire la loro ritirata. (…) Duro è certo il nuovo colpo inflitto alla resistenza britannica e francese che oggi faceva il suo perno soprattutto sulla resistenza del Belgio e particolarmente sulla sua zona settentrionale lungo il mare. (…) Si vorrebbe anche accusare il re per la decisione presa senza dar preavviso agli alleati. Il fatto è già smentito. Il re ha avvertito il generale francese Blanchard.(…) Il colpo inflitto alla loro organizzazione difensiva è certo grave, penetrante e ancora una volta oltremodo allarmante. Sono anzitutto 500mila uomini, con armi e munizioni, che escono dai ranghi degli alleati. Ancora una volta britannici e francesi, che hanno voluto questa guerra europea, sono costretti a battersi con i loro uomini e i loro mezzi e non per interposta persona di Nazioni straniere o di blocchi.(…) Questa è la nuova sorpresa delle due democrazie Imperiali. Esse sono chiamate a rispondere con sempre più gravi e diretti impegni alla difesa dei loro territori e dei loro Imperi ed a sacrificare in essa molti più mezzi e prestigio di quanti ne avrebbero perduti con una saggia e tempestiva revisione di un sistema euopeo che maturava fatalmente la guerra.
 



L'Italiano del 30-31 Maggio 1940

Mentre avviene la liquidazione degli anglo-francesi nelle Fiandre
FORMIDABILE ARMATA GERMANICA CONCENTRATA A NORD DI AMIENS
Gli inglesi in fuga sbaragliati dagli aerei nella Manica
Tre navi da guerra e sedici da trasporto affondate - Trentun altre unità gravemente danneggiate - sessantotto aeroplani abbattuti dai caccia germanici
 

(estratto dalla prima pagina, colonna sinistra)
IL COMUNICATO GERMANICO

Quartier generale del Fuhrer, 3 Maggio, pom.

Il Comando Supremo Tedesco comunica: "La grande battaglia nelle Fiandre e nell'Artois si sta concludendo con l'annientamento degli eserciti francese e inglese che combattono in questo settore. Da ieri anche il corpo di spedizione inglese è in completa decomposizione. Abbandonando il suo completo materiale da guerra, che non può essere valutato, il corpo di spedizione fugge verso il mare. A nuoto e con piccole imbarcazioni, il nemico cerca di raggiungere le navi inglesi che si trovano nella rada e contro lle quali la nostra aviazione, come abbiamo già annunciato, si scaglia con fulminea efficacia. 60 navi nemiche sono state colpite, 3 navi da guerra e 16 trasporti sono stati affondati e dieci navi da guerra e ventuno navi mercantili di ogni stazza sono state seriamente danneggiate o incendiate. Anche l'artiglieria contraerea ha affondato una nave avamposto, danneggiando altre cinque navi e cinque motosiluranti. (…) Le perdite nemiche di ieri ammontano a 89 aeroplani, di cui 68 sono stati abbattuti durante scontri aerei, 17 dalla D.C.A. ed il resto distrutto al suolo. 15 aeroplani tedeschi non hanno fatto ritorno. (…)

(estratto dalla prima pagina, colonna centrale inferiore)
BERLINO NON HA OFFERTO PACE SEPARATA ALLA FRANCIA

Berlino, 30 Maggio, pom.

L'eliminazione della sacca di Lilla è questione di ore. Le armate prigioniere sono ora suddivise in due gruppi (uno tra la costa ed Ypres, dove è il Corpo di spedizione inglese, e l'altro fra Ypres e Lilla, dove sono la maggior parte delle Divisioni francesi). E fra questi gruppi s'incuneano le colonne motorizzate germaniche. Lo spazio di cui dispongono le Armate prigioniere è poi troppo ristretto per permettere lo svolgimento di qualsiasi manovra tattica; inoltre le loro munizioni vanno diventando sempre più scarse, e già alcuni battaglioni si sono dovuti arrendere perché non avevano più un solo colpo da sparare. Tutti i tentativi dell'Aeronautica alleata per rifornire di munizioni a mezzo di paracadute le Armate prigioniere, sono stati infranti dai caccia germanici, che hanno il dominio incontrastato nel cielo delle Fiandre. L'effetto psicologico dei bombardamenti germanici ha poi indotto altri battaglioni ad arrendersi. (…) Inoltre la Manica sarà ben presto controllata dai potenti pezzi delle artiglierie costiere germaniche che coi loro proiettili sono in grado di raggiungere la costa britannica. La Manica, il canale inglese, diventa così un braccio di mare controllato dall'artiglieria tedesca; e non c'è bisogno di sottolineare l'importanza strategica e diremo così sentimentale, di questo successo tedesco. Per uno strano ricorso storico, il Corpo di spedizione britannico sta per essere annientato su quello stesso campo di battaglia sul quale gli inglesi ebbero, durante la guerra mondiale le più gravi perdite (circa quattrocentomila uomini) in seguito all'errata manovra di sir Douglas Haig. Che cosa seguirà alla fine della battaglia delle Fiandre? In questi circoli si crede che lo Stato Maggiore tedesco potrebbe avere bisogno di qualche giorno o qualche settimana di tempo per organizzare delle nuove basi raggiunte, il grande attacco contro l'Inghilterra, nel quale verrebbe fra l'altro impiegata la nuova arma segreta (finora la Germania si è servita di nuovi metodi strategici, ma non di nuove armi, che il Fuhrer si è probabilmente riservato per la fase decisiva). (…) a quanto ci è dato sapere, sembra che l'Alto Comando germanico stia concentrando e schierando a settentrione di Amiens una formidabile Armata germanica. A tale proposito si dichiara a Berlino essere priva di qualsiasi fondamento la notiza che la Germania abbia offerto la pace separata alla Francia. In questi ambienti si dice oramai che la Germania non fa più alcuna differenza tra l'Inghilterra e la Francia.

 
(estratto dalla prima pagina, colonna destra)
TRAGICA FINE DEI MAGGIORI RESPONSABILI DELLA ROTTA FRANCESE
Gamelin si sarebbe ucciso su invito dell’Alto Comando - Corap fucilato.

BERNA, 30 maggio, pom.
Si conferma da ottima fonte che il generale Gamelin si sarebbe ucciso in seguito a preciso invito dell’Alto Comando francese.
Si conferma inoltre che il generale Corap, comandante delle forze francesi nelle Ardenne, e ritenuto fra i maggiori responsabili della rotta alleata, sarebbe stato fucilato

Responsabilità e fucilazioni
Roma, 30 maggio, pom.
(R.N.) Secondo notizie d fonte svizzera il generale Gamelin sarebbe stato costretto a suicidarsi e il generale Corap sarebbe stato fucilato. Il generale Gamelin avrebbe pagato così la sua imprevidenza ed i suoi errori; il generale Corap sarebbe stato punito delle sue colpevoli negligenze quale comandante dell’armata che non seppe impedire all’Esercito germanico l’irruzione sul suolo francese,
Procedimento fulmineo, ma precedente estremamente pericoloso in Francia. Una volta iniziate le indagini per la ricerca delle responsabilità, chi potrà fermarle? Un solo evento avrebbe questo magico potere: la vittoria. Ma gli eventi non volgono certamente verso la vittoria degli alleati mentre gli eserciti chiusi nella sacca sono massacrati dalle truppe e dall’aviazione germaniche.
E allora è molto probabile che la ricerca delle responsabilità dovrà continuare e risalire gli avvenimenti, andando anche più in là dello scoppio della guerra!
Chi è responsabile di avere esposto la Francia ad una guerra mortale con la Germania esclusivamente per difendere l’egemonia dell’impero britannico? Ecco la domanda che prima o poi si porrà, ecco l’indirizzo che un giorno, forse più vicino di quanto non possa credersi, avrà la ricerca delle responsabilità, di tutte le responsabilità.
Vogliamo fugacemente ricordare a Reynaud ed a Mandel e agli altri esponenti politici della Francia che nel 1935, dopo gli accordi di Palazzo Venezia, Laval si proponeva d recarsi a Berlino per gettare le basi di un accordo anche con la Germania. Il fatto è storicamente, matematicamente sicuro.
Chi ha impedito a Laval di porre in atto la sua iniziativa? Chi si è prestato al gioco dell’Inghilterra di eliminare Il “pericoloso” Laval dalla scena politica francese?
Domande che hanno già avuto una risposta. L’Inghilterra, venuta a conoscenza del piano di Laval di procedere ad un accordo continentale a tutto scapito dell’influenza britannica, che avrebbe finito di arbitrare la situazione europea, mise mano alla borsa e non gli fu difficile organizzare il Fronte popolare sotto gli auspici di Blum, di Herriot, di Reynaud. La vita al Ministero Laval fu resa impossibile. Ogni giorno Herriot ricattava Laval. Quando scoppiò il conflitto in Abissinia si ebbe il terreno propizio per allontanare la Francia dall’ Italia e vennero le sanzioni. E’ da quel momento dominato nettamente dall’Inghilterra e dai suoi agenti Elum, Herriot, Reynaud, che si prepara il destino della Francia, il destino che sta maturando adesso sui campi del territorio francese invaso.
Chi potrà impedire che le future prossime ricerche assodino le vere e maggiori responsabilità delle sciagure che si abbattono sulla Francia? Chi può oggi assicurare i governanti francesi che hanno costretto Gamelin a suicidarsi ed hanno fatto fucilare Corap che non vi saranno altri suicidi ed altre fucilazioni di responsabilità?
Sono domande che la realtà storica autorizza e alle quali il corso degli avvenimenti sta per dare adeguate risposte.



La Sera dell'8/6/1940

Basilea, 8

Le ultime informazioni indicano che per tutta la notte e per tutta la mattina l'artiglieria tedesca ha aperto un coro violentissimo ed ininterrotto nel settore di Attigny. V'è da credere che tale preparazione sia l'inizio di un attacco contro questo settore, che è il punto di unione tra la linea Weygand e la linea Maginot. A mezzogiorni i circoli militari francesi ammettevano che l'avanzata dell'ala destra tedesca prosegue. Ha superato anche il fiume Bresle, ove si erano insediati i francesi cacciati dalla Somme inferiore, ed è arrivata a Forges-les-Eaux, alla stessa altezza di Dieppe, ed a 40 chilometri da Rouen. V'è da prevedere che tra qualche ora le armate tedesche avranno occupato entrambe queste nuove città, e tra qualche giorno sarà caduta Le Havre alla foce della Senna. Le Havre è il grande centro che rifornisce Parigi, è l'ultimo porto importante sulla Manica che mantiene il collegamento con l'Inghilterra. Ma non è da escludersi che la strategia tedesca, fertile di sorprese come il passato più recente ha dimostrato di colpo, faccia compiere alla sua ala destra avanzata un moto di aggiramento per avvolgere nelle sue spire mortali di ferro e di fuoco lo schiedamento del nemico da Abbeville a Soisson. Ancora una volta, è l'Alto Comando tedesco che sceglie le carte da giuocare.

estratto dalla prima pagina, colonna centrale)
LA GRANDE BATTAGLIA
DUE MILIONI DI UOMINI SI BATTONO SENZA POSA

Basilea, 8

(P. S.) - Due milioni di uomini si battono accanitamente in quella che Weygand ha voluto definire “la battaglia di Francia”, per segnarne l’importanza definitiva.
L’Alto Comando germanico, che é ben lontano dall’aver raggiunto la massima forza di pressione, ha oggi aumentato di nuovo gli effettivi impegnati, allo scopo d premere ancora più sui punti deboli avversari e allargare gli squarci che le colonne motorizzate hanno compiuto nel tessuto connettivo della difesa francese.
La manovra tedesca per dividere in due tronconi l’esercito avversario, manovra già abbozzata ieri, si va meglio delineando oggi con il proseguire dell’avanzata delle ali e del centro.
Secondo informazioni non confermate Compiègne sarebbe già caduta. A Parigi il frastuono terribile dell’enorme battaglia è ormai udito distintamente.
La tattica tedesca si svolge in linee classiche: all’inizio azione generale su tutto il fronte; quindi, determinazione dei punti deboli, e lancio su di essi delle truppe di riserva; poi spezzettamento dello schieramento nemico in seguito alla penetrazione delle unità corazzate; allargamento dei punti sfondati: e infine manovra d’accerchiamento sulle due ali, con acme di pressione al centro.
Sulle posizioni francesi che resistono si svolge un martellamento continuo e logorante, con una serie di attacchi violenti su punti limitati.
Il generalissimo Weygand ha una tattica sola: resistere. Resistere a qualsiasi prezzo, con qualsiasi mezzo, qualsiasi possano essere i sacrifici. Disposta la sua linea in profondità l’attività dell’Alto Comando francese è quella di: spostare le truppe di riserva laddove la necessità immediata lo chieda.
E’ insomma una tattica improvvisata di momento in momento e che subisce in pieno l’iniziativa nemica. I circoli militari francesi sperano dl potere stancare l’avversario, frenarne lo slancio, fiaccarlo con il suo stesso sforzo. Giunto a questo punto, Weygand riunirebbe tutte le sue possibilità per un contrattacco.
Per quanto le notizie dal fronte siano oggi scarse da entrambe le parti, non di meno si può dire che questa famosa controffensiva francese diventi di ora in ora un’eventualità sempre più problematica.
I circoli parigini si compiacciono di ricordare la grande offensiva del 1918, seguita dalla vittoriosa controffensiva alleata. Occorre però dire che nel giugno 1918 gli inglesi inviavano sui fronti di Francia 30.000 uomini al giorno, l’Italia stava battendo il colosso austriaco, gli Stati Uniti gettavano sulla bilancia 1 milione di giovani americani e sui fronti si presentava la grande novità: il carro armato. ”E’ il generale Tank che ha vinto la guerra” si diceva a Berlino. Oggi tutte le armi nuove sono da parte tedesca. L’Italia è dall’altro lato della barricata. Gli Inglesi stanno a casa loro o ritornano frettolosamente. Gli americani inviano a Parigi l’aiuto poco efficace dei loro strali cartacei e hanno tutta l’aria di tenersi buoni gli alleati, perché sono gli unici compratori in contanti.
Insomma i francesi sono soli sulla linea Weygand. Linea che sta per essere accerchiata, dicevamo, dopo essere stata ormai infranta. Le forze del Reich infatti, partendo da Poix, Rouen, Soissons, si troveranno dinanzi via libera, mentre l’imminente caduta di Dieppe aprirà ai tedeschi la strada di Le Havre.




Giornale di Sicilia del 12 Giugno 1940


LA GUERRA E' INCOMINCIATA

I messaggi del Re Imperatore e del Duce alle Forze Armate di terra, di mare e dell'aria
Il Sovrano nella zona delle operazioni - Il Duce assume il comando delle truppe operanti in tutte le fronti - La composizione degli Stati Maggiori dell'Esercito, della Marina e dell'Aereonautica
Il primo comunicato delle operazioni sarà diramato alle ore dieci
 

(estratto dalla prima pagina, colonna sinistra)
VINCERE!
I soldati d'Italia che da oggi, nel nome della Maestà del Re Imperatore e sotto il comando del Duce, iniziano una grande guerra, hanno raccolto la consegna per tutti i cimenti e per tutte le battaglie: "VINCERE!".
Vincere questa guerra, che è la nostra guerra, che è un supremo atto di libertà, perché tutte le catene che ci legano dovranno essere e saranno da essa spezzate; perché tutti gli interessi, tutte le esigenze, tutte le ansie, tutto l'avvenire della patria sono nel crogiuolo incandescente di questa lotta decisiva di liberazione e di giustizia.
La decisione storica che il Duce ha proclamato ci impegna tutti in questo grande momento: occorre che ogni italiano mobiliti entro se stesso quella scintilla divina che il genio della razza gli ha dato. Questa guerra, come tutte le crisi risolutive della storia è anzitutto un cimento di caratteri e di intelligenze. Vince chi ha pensato di più, chi ha visto più lontano, chi ha saputo mettere una più alta disciplina morale al servizio delle proprie idee
Tutto il popolo è mobilitato accanto a combattenti non soltanto in ispirito, ma in atto, nelle prove cotidiane, nell’impiego dell’intelligenza ideativa ed intuitiva, in tutte le piccole e grandi iniziative che assegnano alla sua individualità un posto di responsabilità e di dovere; lo è attraverso un rigoroso metodo esecutivo ed una religiosa disciplina di minoranze dirigenti e di masse. Mobilitato ininterrottamente, esasperatamente, intelligentemente.
Nessuna soluzione di continuità fra popolo e combattenti, tra fronte interno e fronte esterno. Questa coscienza è in ciascuno, categorica ed impegnativa come una parola d’ordine; essa ci dà la misura della responsabilità immensa che l’ora che volge fa gravare sopra ognuno di noi.
Non soltanto i principi della guerra totalitaria nella loro formulazione e nel loro complesso organismo, ma la fede, la consapevolezza, la sensibilità maturano di questi intimo ed indistruttibile legame che fa di quarantacinque milioni di italiani un solo formidabile blocco di volontà tenaci e fiere. Lo stile fascista, la sua concezione unitaria e totalitaria affidano all'ora guerriera la loro più maschia espressione ed in essa riconoscono il linguaggio più sensibile della Rivoluzione.
“Questa lotta gigantesca -ha detto il Duce- non è che una fase e lo sviluppo logico della nostra Rivoluzione; è la lotta dei popoli poveri e numerosi di braccia contro gli affamatori che ci tengono ferocemente il monopolio di tutte le ricchezze e di tutto l'oro della terra; è la lotta dei popoli fecondi e giovani contro i popoli isteriliti e volgenti al tramonto; è la lotta fra due secoli e due idee”.
L'Italia proletaria e fascista si riconosce interamente nella fatale necessità di questa guerra. Noi non avevamo ormai alternative fra cui scegliere: o affrontare la lotta o perdere la nostra ora. Le terre irredente che oggi detenute -e non ancora per molto- dal nemico puntano sull’Italia; il mare Mediterraneo, il nostro mare, che è oggi -e non ancora per molto- la nostra prigione, dicono come il problema del nostro intervento nell’ora che volge per l’Europa fosse maturo; affermazione di volontà cosciente, meta da proporsi come programma immediato.
Le più recenti drammatiche esperienze di questi ultimi anni ci hanno dimostrato fino a qual punto la conquista della libertà fosse per noi un problema concreto, immanente nella nostra storia contemporanea, urgente nella nostra politica. Si è spostato dal territorio al mare, ma ha acquistato per questo maggiore concretezza e necessità.
"Noi impugniamo le armi per risolvere, dopo il problema risolto delle nostre frontiere continentali, il problema delle nostre frontiere marittime". Le direttrici di marcia di tutto il nostro processo di unificazione e di indipendenza ci portavano ineluttabilmente ad affrontare questo problema, nel cui valore storico è implicito un significato universale: il Mediterraneo ai Mediterranei. Tutti i popoli mediterranei devono sentire l'offesa di un dominio intollerabile di intrusi e la necessità di cancellarla.
Nata per l'esigenza insoddisfatta di una giustizia sociale internazionale, questa guerra mira, nell'interesse di ciascuno e di tutti, a ristabilire le sane e durature basi di una pace secondo giustizia. La ineluttabilità della revisione di Versaglia, delle sue spoliazioni e delle sue violazioni, definiscono la nostra posizione in questa guerra, che scaturisce dalla necessità di un equilibrio che consenta la vita nostra; che incarna le forze del rinnovamento europeo; che sorge da un superiore senso di volontà morale e di concretezza storica, alla luce delle esigenze fondamentali della nostra Nazione.
Italia e Germani unite in quest'ora di rivendicazioni, di libertà e di avvenire, assolvono in fraternità d'armi e di spiriti questa altissima funzione europea, di contro alle ciniche sopraffazioni sancite da quei trattati di pace che hanno preparato questa guerra. La storia chiederà conto ai paesi plutocratici della loro sordità di fronte alle esigenze spirituali e materiali dell'Europa dopo Versaglia, del loro irriducibile egoismo, della loro cieca incomprensione.
La storia chiederà conto delle responsabilità di questa guerra. La nostra coscienza è assolutamente tranquilla.
Noi scendiamo in campo “decisi ad affrontare i rischi ed i sacrifici di una guerra, perché l'onore, gli interessi, l'avvenire della Patria ferreamente lo impongono”.
Il nemico che affrontiamo è forte, forte in terra, in mare, nell'aria, deciso a battersi ad oltranza, perché sa che per lui è questione di vita o di morte. Il nostro compito è e sarà duro; ciò va detto contro i facili ottimismi di coloro che pensano di affrontare un avversario debole e disfatto e pronto a piegare. Il nostro intervento avviene nel momento in cui le sorti della battaglia d'occidente sono ancora incerte e più che mai aspra è la lotta.
La guerra che intraprendiamo è degna di noi, della nostra forza, del nostro coraggio, della nostra volontà. Noi sapremo vincerla; noi sapremo spezzare tutte le catene del giogo che ci imprigiona nella nostra stessa terra e nel nostro stesso mare; noi sapremo piegare le forze della conservazione e del più arrogante prepotere.
Soldati del Carso, del Grappa e del Piave, Legionari di Fiume, Camicie Nere della Rivoluzione, volontari dell’Impero, Caduti di tutte le battaglie, la vostra Vittoria non sarà più mutilata: l’ora delle rivendicazioni è giunta.
Suoniamo le stesse campane che suonarono a storno nelle più epiche imprese della riscossa d'Italia; si risvegli in noi lo spirito eroico e guerriero dei nostri avi; ma, soprattutto, palpiti nei nostri animi di italiani e di fascisti la fede, la coscienza, il coraggio che il Duce ha saputo e più saprà darci nelle ore solenni della Patria, certi che, sotto la Sua guida suprema, agli ordini del Re Imperatore, il popolo guerriero d'Italia pianterà il Tricolore sulle nuove vie della gloria e della Vittoria integra e liberatrice.

(estratto dalla prima pagina, colonna centrale)
Il proclama del re...
ZONA DI OPERAZIONI, 11.
S. M. il Re e Imperatore ha diretto ai soldati di terra, di mare e dell'aria il seguente proclama: "Soldati di terra di mare e dell'aria: capo supremo di tutte le forze di terra, di mare e dell'aria, seguendo i miei sentimenti e le tradizioni della mia Casa, come 25 anni or sono, ritorno tra voi. Affido al Capo del Governo, Duce del Fascismo, Primo Maresciallo dell'Impero, il comando delle truppe operanti su tutte le fronti. Il mio primo pensiero vi raggiunge, mentre, con me, dividendo l'attaccamento profondo e la dedizione completa alla nostra Patria immortale, vi accingete ad affrontare, insieme colla Germania alleata nuove difficili prove con fede incrollabile di superarle. Soldati di terra, di mare e dell'aria, unito a voi come non mai, sono sicuro che il vostro valore ed il patriottismo del popolo italiano sapranno ancora una volta assicurare la Vittoria alle nostre armi gloriose. Zona di operazioni, 11-6-1940-XVIII.


...e del Duce
Roma, 11 giorno.
Il Duce ha diramato il seguente Ordine del Giorno alle Forze Armate: "Per decisione di S. M. il Re e Imperatore, assumo da oggi 11 Giugno, il comando delle Truppe operanti su tutte le fronti. Confermo nella carica di Capo di Stato Maggiore Generale, il maresciallo d'Italia Pietro Badoglio. Confermo nelle rispettive cariche e alle di lui dipendenze, il Maresciallo d'Italia Rodolfo Graziani, quale Capo di Stato Maggiore del Regio Esercito, l'Ammiraglio d'Armata Domenico Cavagnari, Capo di Stato Maggiore della Regia Aereonautica. Da oggi armi e cuori devono esser tesi verso la meta: conquistare la Vittoria.

(estratto dalla prima pagina, colonna destra)
I Messaggi del Fuhrer al Re e Imperatore e al Duce
BERLINO, 11

Il Fuhrer ha inviato il seguente telegramma da Gran Quartiere Generale alla Maestà del Re d'Italia e di Albania, Imperatore di Etiopia. "La provvidenza ha voluto che noi fossimo costretti contro i nostri stessi propositi a difendere la libertà e l'avvenire dei nostri Popoli in combattimento contro l'Inghilterra e la Francia. In quest'ora storica nella quale i nostri Eserciti si uniscono in fedele fratellanza d'armi, sento il bisogno d'inviare alla Vostra Maestà i miei più cordiali saluti. Io sono nella ferma convinzione che la potente forza dell'Italia e della Germania otterrà la vittoria sui nostri nemici. I diritti di vita dei nostri due popoli saranno quindi assicurati per tutti i tempi.
HITLER".

Il Fuhrer ha inviato al Duce il seguente telegramma: "Duce, la decisione storica che voi avete oggi proclamato, mi ha commosso profondamente. Tutto il Popolo tedesco pensa in questo momento a voi e al vostro paese. Le Forze Armate tedesche gioiscono di potere essere in lotta al lato dei camerati italiani. Nel Settembre dell'anno scorso i dirigenti britannici dichiararono al Reich la guerra senza un motivo. Essi respinsero ogni offerta di un regolamento pacifico. Anche la Vostra proposta di mediazione si ebbe una risposta negativa. Il crescente sprezzo dei diritti nazionali dell'Italia da parte dei dirigenti di Londra e di Parigi ha condotto noi, che siamo stati sempre legati nel modo più stretto attraverso le nostre Rivoluzioni e politicamente per mezzo dei Trattati, a questa grande lotta per la libertà e per l'avvenire dei nostri popoli
HITLER".




Il Popolo d'Italia del 15 Giugno 1940


LA RESA DI PARIGI

Basi nemiche bombardate dagli aerei italiani in Tunisia, sulle sponde del Mar Rosso e in Provenza
 

(estratto dalla prima pagina, colonna centrale, secondo articoletto)
L'ingresso dei tedeschi a Parigi

Basilea, 14 Giugno

Sulla cronaca dell’ingresso delle truppe di Hitler a Parigi si hanno finora pochi particolari. L’esodo della popolazione è durato fino alla mezzanotte di giovedì. I Tedeschi erano attesi a Parigi solo sabato mattina, ma le truppe francesi mandate da Weygand a nord di Parigi per sbarrare il passo agli elementi celeri germanici e guadagnare così le ultime 24 ore si sono trovate di fronte una forza corazzata che le ha letteralmente frantumate. A mezzanotte di giovedì i Germanici erano già alle porte di Saint Denis. All’alba, i primi elementi blindati sono entrati nella capitale, il fuoco è cessato. Alle 8 una colonna di carri armati e di fanteria motorizzata ha fatto il suo ingresso ufficiale a Parigi sulla quale volteggiavano vari stormì dell’Aviazione germanica. Le strade erano deserte. Tutti i negozi erano chiusi. Chiuse erano quasi tutte le finestre. Poliziotti francesi disarmati assicuravano l’ordine pubblico. Le prime forze germaniche si sono acquartierate ai Campi Elisi. Un altro contingente ha occupato l’altura di Montmartre. Frattanto numerose altre forze di fanteria e di artiglieria, con carri armati e con motoblinde, giungevano dalle strade di Meaux e di Coulommiers ed occupavano i sobborghi d Noisy, di Montreuil, di Vincennes, di Saint Maur e di Ville Juif chiudendo completamente la capitale in un cerchio di armi e di armati.
Un contingente celere ha occupato, Villeneuve dove sono stati sparati alcuni colpi da fuoco. Numerosi incendi sono stati appiccati da Francesi prima di partire a fabbriche e stabilimenti industriali.
Altre colonne sono entrate nella capitale nel pomeriggio a battaglioni serrati, in ordine perfetto, marciando come fossero sopra un campo di manovra. Non si sono verificati incidenti degni di rilievo. Non ostante l’ebbrezza della vittoria, il contegno delle truppe tedesche magnifico e documenta la ferrea disciplina della Nazione germanica.

(estratto dalla prima pagina, colonna sinistra)
URNE DI SANGUE
Dopo aver gridato alla guerra, dopo averla voluta, dopo averla finalmente ottenuta, dopo avere per mesi e mesi polemizzato intorno ai suoi scopi, se cioè si potesse distinguere fra Hitler e il popolo tedesco, o invece non fosse meglio fare a brandelli la Germania, per finirla poi anche con l’Italia, la cosiddetta classe dirigente francese, uomini e giornali, ha quello che si merita. Ha, cioè, i Germanici a Parigi. Ora questi uomini e giornali, che sono i principali responsabili del disastro, che sono dentro nel fango e nel sangue fino ai ginocchi, che rappresentano, o almeno si vantano di rappresentare la Francia, accusano con spietata violenza il regime politico francese di pagare i suoi errori e le sue colpe. Se, come essi dicevano, il regime democratico era regime di popolo, espressione di popolo, governo di popolo, l’accusa è dunque contro il popolo che muore; e allora una delle due: o il popolò francese è, per essersi dato dei governanti che l’hanno trascinato al macello, colpevole; o il popolo francese è, per essere stato tradito dai suoi rappresentanti, innocente. Ma poiché si grida al tradimento, se ne deduce che è il sistema democratico che, coi suoi istituti, con le sue false e bugiarde funzioni di sovranità popolare, ne esce frantumato.
In definitiva è il popolo francese che sconta l’illusione di essersi creduto sovrano quando le urne erano piene delle sue opinioni di carta, mentre oggi sono colme del suo sangue frodato.


Stampa Sera di Sabato Domenica  22-23 Giugno 1940
 

LA RISPOSTA DI BORDEAUX
alle condizioni di armistizio
La delegazione francese tornata a Compiègne accompagnata da personale di segreteria - Una Commissione mista regolerebbe i particolari
L'armistizio in vigore soltanto dopo la conclusione di quello con l'Italia
 

(Articolo superiore colonna sinistra)
IN ATTESA della decisione

Roma, sabato sera.
Il "Giornale d'Italia" riceve da Compiègne e pubblica:
<<La delegazione francese per l'armistizio, la quale ieri sera alle 23 aveva lasciato Compiègne, dopo aver conferito con il proprio Governo, ha fatto ritorno stamane, poco dopo le 10, a Compiègne stessa.
<<Questa volta la Delegazione era accompagnata da quattro segretari e una segretaria.
<<Dalle ore 10,30 alle 11,45, i delegati francesi sono rimasti a conversare fra loro nel vagone ferroviario messo a loro disposizione dal comando germanico.
<<Alle ore 11,45 sono saliti sul vagone i rappresentanti del Reich>>

I negoziati ripresi

Berlino, sabato sera.
La "Transocean Press" ha da Compiègne:
<<Da stamane alle 10,30 la Delegazione francese si trova nuovamente a Compiègne. La delegazione germanica ha dato nuova prova della sua magnanimità. Avendo i francesi chiesto d'aver a loro disposizione una carrozza ferroviaria, al fine di discutere da soli, ciò che è stato loro accordato.
<<I francesi hanno condotto con loro quattro segretari ed una dattilografa, il che fa pensare che abbiano l'intenzione di fare delle dichiarazioni scritte>>. L'annunciatore della radio tedesca ha detto in una sua radiocronaca sull'avvenimento:
<<Mentre vi parlo - sono le 12 e 10 - mezz'ora è trascorsa da quando i delegati germanici sono saliti nel vagone ove si trovano i Plenipotenziari francesi.
<<Come è visibile dall'esterno i negoziati sono stati ripresi>>.

(estratto dalle "ULTIME" di terza pagina)
Preliminari dell'armistizio
COMPIÈGNE: FINE DI UN'ERA DI INGIUSTIZIE
Commenti germanici al documento consegnato ai rappresentanti francesi - Il nuovo obiettivo tedesco: battere l'Inghilterra per riparare i torti inflitti alla Germania - La differenza sostanziale tra le clausole del 1918 e l'atto compiuto ieri da Hitler.
Berlino, sabato sera.
La stampa tedesca di questa mattina non rispecchia che un solo argomento: Compiègne!
Sotto grandi titoli e fotografie e con le relazioni dei corrispondenti speciali si descrive l’evento dell’atto storico del ventun giugno, sottolineando in primo luogo il fatto che il grande falso compiuto sul popolo tedesco e sul Reich nel 1918, è stato ora rimosso.
La nuova situazione
Il redattore politico del Voelkischer Beobachter, capitano Guglielmo Weiss, scrive:
Soltanto ieri abbiamo letto in un giornale francese ora ripubblicato a Parigi, che il bisogno principale della Francia al presente per la sua salvezza e la sua ricostruzione, è di avere dei soldati, Ciò fu scritto probabilmente nel senso che i soldati s’intendono sempre meglio tra loro.
Anche i francesi che hanno dettato l’armistizio del 1918 erano soldati e il generale Weygand allora era presente, ma quei soldati di Francia hanno praticato allora agli avversari il peggior trattamento che mai si sia avuto.
Oggi la situazione è radicalmente mutata, i tedeschi di oggi non rappresentano più la situazione del novembre 1918 ma sono essi stessi i primi militi del grande Reich Tedesco sotto la guida personale del Fuhrer, supremo comandante delle forze armate tedesche.
Le vittorie del 1918 sono disfatte oggi. Al posto di Erzberger abbiamo oggi alla testa della Nazione germanica quelle truppe che occupano Parigi e larga parte della Francia. Questa è battuta ed ha sperimentato il più tremendo destino che possa abbattersi su un popolo, la maggior disfatta della sua storia. Il Lokal Anzeiger, commentando le negoziazioni di armistizio di Compiègne scrive:
Per il domani
La Francia non è riuscita a frantumare il Reich e il popolo tedesco non gliene fa carico pel fatto che la Francia non ha raggiunto questo desiderio, ma ben più per il fatto che la Nazione tedesca non sussisterebbe per essa.
La vittoria di Hitler in Occidente non è soltanto una vittoria di natura militare ma anche politica, ciò che diviene sempre più evidente. Questa guerra è una rivoluzione totale.
In Francia vi fu nel 1918 la presunzione d’una vittoria militare e simultaneamente venne distrutta la sostanza del mondo politico dell’ultimo secolo che coi paragrafi del dettato di Versailles ancor più e per un gran tempo ampliava gl’ideali nella presunzione di dominare l’Europa.
Il nostro desiderio a Compiègne nel 1940 non è soltanto dl cessare la lotta tra Germania e Francia, ma anche di dare inizio a un nuovo ordine europeo, Dipende ora dalla Francia come le cose si svilupperanno tra di noi.
I delegati di Francia si pongono ora in contatto col loro Governo. Ogni cosa sta prendendo il suo corso. Al fronte i cannoni continuano a far sentire li loro potente linguaggio. I soldati non abbisognano di intromissioni. Essi son pronti a continuare il combattimento con tutte le forze e con
tutti i mezzi, sinchè sia raggiunto il nuovo avvenire dei popoli e assicurata la riparazione dl tutte le ingiustizie. Ciò avverrà in Francia ben presto e cosi pure in Inghilterra, ove il nemico mantieni
con forza il suo ultimo rifugio.
Il Berliner Boersen Zeitung scrive nel suo commento che il genio francese del 1918, come è sempre stato il caso da trecento anni in qua, è pur sempre di natura distruttiva. A Compiègne e a Versailles si è voluto seminare la discordia eterna tra i due popoli.
I tre punti
L’atto compiuto ieri a Compiègne -dice il giornale- ha caratterizzato l’atteggiamento tedesco in simili circostanze; il Fuhrer vince l’avversario, elimina l’oppositore senza mercè, ma la sua azione è costruttiva. Compiègne mostra ai francesi che essi debbono sopportare le conseguenze del delitto della guerra, ma la formulazione delle esigenze tedesche e dei loro obbiettivi rivela che il Fuhrer, fedele al suo modo di pensare e di agire, non insiste sul fattore negativo ma creerà le condizioni per qualche cosa di positivo, estirpando ciò che è contro natura. Il vecchio mondo pieno di ingiustizia e di asservimento si liquefa. Un mondo nuovo si leva.


 

Il Mattino del 3/12/1942 

 



La Stampa del 27 luglio 1943



 


la foto della firma dell'armistizio a Cassibile



Il Mattino del 10/8/1943



Corriere della Sera del 9/9/1943



Corriere di Napoli dell'11/9/1943

 
 

Roma del 13/9/1943


 

Roma del 15/9/1943

 


Roma del 16/9/1943




 

Corriere della Sera del 17/9/1943

 


Corriere della Sera del 18/9/1943




Corriere della Sera del 19/9/1943

 


Corriere della Sera del 20/9/1943  

 
 

Corriere della Sera del 22/9/1943 



Roma del 22/9/1943


Roma del 9/1943 


La Voce del 1/5/1945


 


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